Vieni via con me.

Ero anch’io davanti alla Tv, lunedì scorso, a godermi lo spettacolo messo su da Fazio e Saviano. Il giorno dopo, a ridosso della valanga di commenti entusiastici, non ho provato alcuna particolare e piena sintonia.

Non del tutto.

La performance di Benigni aveva risolto in parte un certo mio scetticismo sul quadro d’insieme della trasmissione televisiva tanto attesa, dopo le polemiche e il rischio di censure che incombevano su di essa.

Sol per la canzoncina di Benigni era comunque valsa la pena di star inchiodati davanti al teleschermo. Una narrazione esatta, chirurgica, sullo stato dell’arte di questo povero paese che s’avvia celebrare i suoi centocinquantanni nel punto del suo massimo declino etico. Sia detto al netto di ogni moralistico approccio.

Tuttavia nell’insieme, fatta salva la qualità della trasmissione, mi pareva d’aver assistito ad uno schema abbastanza scontato, invecchiato, retorico oltre misura.
Vi diciamo ciò che volete sentirvi dire.
Rassicurante.
Stiamo insieme al calduccio tra noi.
Siamo in tanti, riuniti a celebrare le glorie dei nostri eroi moderni.
Passati e presenti.

Pensavo che non lo avrei reso esplicito, ma l’idea di aver assistito ad un polpettone nazional-popolar-progressista con tutti i necessari ingredienti mescolati al punto al punto giusto mi rimaneva in testa.
Forse anche per via del pregiudizio che a volte ho provato nei confronti di un certo cerchiobottismo (ma la parola da usare sarebbe un’altra, più esatta e romanesca) di Fabio Fazio.

Non gli avevo mai perdonato, ad esempio, di aver fatto accomodare nella sua seguita trasmissione, a sparar idiozie a profusione, un tale che rappresenta il distillato del peggior modello berlusconiano: il gestore del Billionaire.
Sarà che sono un pochino lombrosiano ma la faccia, in questo caso, basta e avanza ad illustrare le doti manageriali (of course) dell’ibrido soggetto umano in questione.

Comunque va dato atto a Fazio che il suo coinvolgimento, non solo professionale ma umano nell’ambito della narrazione buonista cui abbiamo assistito è stato autentico. Fino al punto da non riuscire a celare una commozione sincera al termine della magistrale esibizione di Benigni. Il quale appariva letteralmente stremato dopo una prova assai faticosa.

Non ci si pensa mai, ma il dispendio di energia fisica e mentale che si rende necessario per una prova di quel tipo richiede uno sforzo portato al limite.
Senza riserve.
Questa, tra l’altro, è una caratteristica professionale ed umana di Benigni che, in altra occasione ho potuto osservare dal vivo.

Vabbè, allora cos’è esattamente ciò che non mi è piaciuto?

Beh, non mi è piaciuta la sostanziale innocuità del programma di Fazio e Saviano.

E, stavolta , mi trovo a concordare con Travaglio :
“La critica dunque investe non tanto Saviano, quanto i suoi autori, che hanno allestito il perfetto presepe della sinistra politicamente corretta,con tutti i santini, gli angioletti, i pastori, le pecorelle e le altre statuine leccate e laccate, pettinate e patinate. La versione televisiva delle figurine Panini veltroniane.
Da quel presepe, in cui è appena entrata la statuina di un Vendola sempre più imparruccato, devono sparire le figure controverse, scapigliate, borderline.”

Già.

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26 Risposte to “Vieni via con me.”

  1. roberto Says:

    Mia moglie la sera stessa condivideva con me le medesime considerazioni.
    Benigni a parte, che si spende in modo visibilmente totale (anche lui non è più un ragazzino) la trasmissione era modesta e affetta da melensa paraculaggine, peraltro cifra distintiva di Fazio.
    Non ho mai capito la sua adozione da parte della “sinistra” (e non solo di quella fighetta): ho ben presente le sue vicende nel passaggio a La 7, e prima ancora le risposte oltraggiose a chi sottolineava l’inutilità e il costo della spedizione di Brosio e troupe in Canada, ad attendere l’arrivo di anatre (o oche, peraltro non arrivate). “Ho un budget di spesa, e finchè ci sto dentro faccio quello che mi pare”.
    Allora lavoravo in fabbrica, e chiunque avesse espresso tale concetto, fosse pure l’AD, sarebbe stato cacciato a calci.

  2. roberto Says:

    Ho detto cacciato a calci.
    E’ più giusto dire “preso” a calci: cacciare è sempre e ovunque un’operazione complicata.

  3. giovanni Says:

    Quando intravedo Fabio Fazio mi passa la voglia di qualsiasi cosa,proprio di tutto.Persino la sua grandissima valletta perde appeal.

  4. maurozani Says:

    @Roberto.
    Appunto. La parola romanesca era paraculo!

  5. maurozani Says:

    @Giovanni.
    Boh, a me anche quella valletta lì non mi sconquifera mica tanto.

  6. roberto Says:

    in quanto alla valletta, sarà più che altro l’età: mica tutti siamo come il papi!

  7. marco capponi Says:

    Il primo dato empirico é che mi sono addormentato durante il lunghissimo, noiosissimo comizione sulla macchina del fango e su Falcone. Mi sono rianimato solo con Benigni.
    Mi foss divertito sarei passato sopra alla domando che é sempre molto scorretto farsi: “cui prodest?”
    Abbiamo voglia a dire che in TV nobn c’é libertà e che i lamenti del Cavaliere sono infondati. Provate a metterevi nei panni di un nostro avversario, l’obiettività era al livello di Bruno Vespa. Certo la tramissione non credo abbia convinto nessun incerto o aperto gli occhi anessun ignaro, anzi per costorro é stata una formidabile prova che Berlusoni é una vittima. Invece di fare tanri strepiti negando che le trasmissioni di intrattenimento-approfondimerntosiano siano prevalentemente di sinistra perché non diciamo chiaramente che agli elettori di centro destra non le guardano, non gliene frega un cazzo del genere di cose, e noi le facciamo per eccitarci e/ consolarci?se poi qualche dubbioso avesse visto quella di luned’ non credo che si sarebbe indignato contro il Cavaliere. La prossima v olta fateci almeno divertire.
    Tutto ciò senza nulla togliere alla solidarietà a Saviano.
    PS Vendola stavolta non mi é dispiaciuto , forse perché ha parlato poco e, sopratutto, sotto dettatura

  8. Giovanni Says:

    @ Mauro

    Sarà. Ma una così grande non la incontri tutti i giorni.

  9. roberto Says:

    Caro Marco Capponi, il cui prodest è presto detto: al conduttore paraculo e allegramente miliardario.
    Pensare che l’unico che ha sostenuto la trasmissione (unanimemente Benigni) ha dovuto farlo gratis. Sarebbe utile sapere quanto costerà l’intrigante Belen a S.Remo: ricordo che per la Huntzingher scucirono un milione di euro, e che il prof. Nicolais persona intelligente e perbene e allora ministro, dovette fare un decreto apposta per permettere questo pagamento (ahi, la sinistra!).

  10. roberto Says:

    Restando in TV, ho visto il finale de “l’infedele” dove erano presenti i candidati alle primarie di Milano: Boeri, Pisapia, Onida, Sacerdoti.
    Che distanza siderale con quanto passa il convento a Bologna!
    Leggo che il pretendente De Maria sostiene il progetto del polo tecnologico alla Manifattura Tabacchi, dichiarando che è una priorità e non dev’essere messo in discussione.
    Si tratta a mio avviso di un baraccone nato fuori tempo massimo, quando il denaro pubblico non può più essere elargito a piene mani e le imprese non sono più in grado di attivare consulenze obbligatorie per ottenere un qualsivoglia incentivo all’innovazione.
    Le agenzie di sviluppo territoriale, trasferimento tecnologico, incubazione di nuova imprenditorialità e i parchi scientifici e tecnologici dovrebbero piuttosto essere oggetto di sfoltimento, perche a ben guardare molti tra di essi sopravvivono solo per mantenere l’organico.
    Così molto spesso, a parità di spesa pubblica destinata all’innovazione le imprese nostrane riescono (se riescono) ad avere un sostegno in un lasso di tempo che consente ai concorrenti esteri di aver già raggiunto il mercato.

  11. maurozani Says:

    @Giovanni ne vogliam fare una questione di quantità?
    Risponderò: bisteccona.
    @Roberto. Dimenticavo.
    Cos’è sta storia dell’età?
    Vabbè che compio questo mese sessantunanni. E son molto incazzato. Tuttavia….

  12. maurozani Says:

    @Roberto.
    Sul polo tecnologico. Son d’accordo al mille per mille. Specchietti per allodole rimbecillite. Nulla più.

  13. maurozani Says:

    @Marco.
    per aprir gli occhi a qualcuno bisogna aver il coraggio d’addentrarsi in una giungla oscura assai . Per esempio parlar dell’attualità (processi in corso compresi) che inerisce il rapporto tra mafia e politica. Qualcosa ho cercato di dire in un post precedente che, ammetto, era anch’esso paludato e non del tutto chiaro al grande pubblico.
    Ma a parte che io non parlo al grande pubblico, bisogna almeno provarci e non baloccarsi in quelli che appaiono al pubblico di centro-destra come luoghi comuni del buonismo di sinistra.
    Insomma non è tanto il gridar contro Berlusconi (non si è mai gridato abbstanza), ma la banalizzazione dei temi.
    Vabbè storia lunga.

  14. roberto Says:

    Polo tecnologico: specchietto per allodole, ma un po’ caro: mi pare che il budget sia attorno ai 100 milioni di euro suddiviso tra Comune, Regione e non so chi altro (chiedere all’ex assessore Campagnoli, che ne è stato l’artefice).

    Caro Zani, tu hai forse modo meglio di me di informarti, ma la mia impressione è che la “macchina amministrativa” della regione Toscana funzioni molto meglio – e con minori costi – di quella dell’ER.
    E dire che i toscani sono ben difficili!

  15. maurozani Says:

    @Roberto.
    Spiacente ma quanto ad informazioni, a me son precluse del tutto. Mi resta però l’esperienza. Tanto basta per qualche tempo ancora.

  16. marco capponi Says:

    @Roberto,
    non ti conosco e quindi non so che eserienza tu abbiadi ricerca e trasferimentom tecnoogico. Io ci potrei scrivere quesi un volume e qualche battaglia l’ho pure fatta, e regolarmmente persa. Prima contro POSTER e poi in complicate vicende con lio stesso Bersani ministro.
    Non ho la possibilità qui, e forse neanche la voglia, di scriverlo, ma sintetizzo tutto in uno slogan cge dà una idea molto approssimata di quello che sono arrivato a pensare:
    In una situazione come quella italiana é inutie inseguire una domanada di ricerca che non c’,é ma piuttosto produrre una offerta di ricerca, che non può essre che pubblica.I salti tecnologici (indispensabili oggi per competere) partono sempre da ricerche di base (enza la meccanica quantistica non avremmo il transistor e senza il CERN non avremmo il web). Poi io pericolo del carrozzone c’é sempre ma un piccolo esemmpio positivo, a quanto ne so, é la macchina a luce di sincrotrone di Trieste.
    Qui si sarebbe potuto fare qualcosa di simile ma é stata scelta la strada del pensiero leggero e e dell’area Modenese .
    Del progetto della Manifattura non so niente, e forse non mi interessa neanche più, ho già abbastanza motivi di incazzatura
    PS Non é per caso che sei toscano e il tuo cognome inizia con la B?

  17. marco capponi Says:

    @Mauro
    dimenticavo, e la Costamagna, vuoi mettere?

  18. roberto Says:

    @ marco capponi
    Sono romagnolo e il mio cognome comincia con la B.
    Credo di essere perfettamente d’accordo con te, d’altra parte parlavo di sfoltimento, e non di azzeramento.
    Pochi poli, specializzati, attrezzati ed eccellenti, con alle spalle una ricerca di base seria, differente dalla riproduzione delle solite robe in mille articoli (e convegni) e in condizione di interfacciarsi positivamente con le imprese facendosi pagare magari condividendo il rischio (royalties o altro).
    E’ poi parzialmente vero che non ci sia richiesta di ricerca: piuttosto non si incrocia con l’offerta. Ricordo qualche anno fa di aver visitato uno strombazzato campo fotovoltaico da i MWatt (uno dei primi, costato qualche milione di € di fondi pubblici + il conto energia). I pannelli erano giapponesi, i sostegni e i trakers tedeschi come pure gli inverter , …. e gli operai che eseguivano l’installazione albanesi e rumeni.
    Questo per esemplificare la considerazione che mentre le nostre industrie perdono anni a inseguire finanziamenti, i concorrenti (che dispongono di finanziamenti all R&D più efficaci e snelli) arrivano sul mercato.
    Colpa di molti: qualche mese fa ai piani alti di una importante impresa mi si diceva che avevano due unità di ricerca insediate nei campus di università inglesi che fornivano importanti ricadute in ambito industriale, e che la stessa cosa non era possibile realizzare in Italia, anche se i rapporti con l’università erano stretti ma fatti di tesi e piccole commesse: in definitiva servivano più che altro per il reclutamento di giovani laureati. L’impresa era la stessa, le condizioni al contorno diverse.

    Ho avuto contatti con gli assessorati alle attività produttive di Toscana ed ER, e non è per campanilismo che mi sono fatto questa idea, che potrebbe dipendere anche dalle persone che ho incontrato. Devo però dire che anche in Toscana mi sono imbattuto con un assessore all’ambiente che in un gruppo ristretto disse testualmente “sono qui per metterlo nel culo all’ENEL” a proposito della geotermia, ma è stato fatto fuori a metà mandato dall’allora presidente Martini. Anche questo mi pare un buon segno.

  19. marco capponi Says:

    @Roberto,
    Sono d’accordo d sono contento di esserlo. Se la politica fosse una cosa seria questo dovrebe essere un tema di cui discutere qui a Bologna, città nella quale sono presenti tante, disperde, forse ridondanti, forze della ricerca pubblca. Esse hanno spesso relazioni globali, spesso soino anche cellenti, ma no fanno sistema tradi loro. Se Bologna può recuparare un ruolo startegico dovrebbe partire anche (ma non solo) da qui.
    Ma certo questo é u tnma puttsto complcato che mnon scalda subito i cuori e non fa sognare. Uuna lista “civica” vera cha vada dalla sinistra al centro più serio, atta di gente esperta competente e disinteressata (un po’ di antipopolare meritrocazia) avrebbe second me uno spazio politico oggetivo e gorse, se ben condtta, l’operazione potrebe avere perfino un certo consnso. Bisognerebbe è però alzare il tiro e non accontetarsidi testimoiare la propria presenza, magari mettendo enche in discussione qualche ganitico tabù.
    La situazione candidati permane incasinata e lntanissima da questa ottica. Non andrò a votare alla primarie ma, costrettro a farlo, voterei solo chi conosco personalmente da tempo (dop’o Del Bono mi sembra il minimo)
    Ancora plus de soupplesse..

  20. Vanni Pancaldi Says:

    Il dibattito sui poli tecnologici derivato dalle note altamente condivisibili di Mauro sulla sinistra tvcompatibile mi stimola.

    Anni fa , correva il 1977 avevo 23 anni, mentre da una parte cercavo di capire ed arginare la deriva autonomista/brigatista del movimento studentesco e dall’altra mettevo in cantiere un figlio e prendevo moglie ho trovato pure il tempo di laurearmi in fisica con lode.

    Volevo fare lo scienziato da quando sono nato e tale mi sentivo per immodesta capacità e predisposizione.

    Mi ci volle poco però a capire che quel mestiere in Italia non esiste e men che meno nel settore privato. Mai visto un annuncio per un fisico e mai ricevuto risposte al mio curiculum in tal senso. La parola fisica era quasi sempre collegata ad “educazione” in molti interlocutori ! Ho ripiegato quindi sulle competenze informatiche che per me erano solo un corollario strumentale all’impegno nella ricerca. Ma almeno sopravvissi ai carichi famigliari e debbo dire ampiamente per vent’anni in IBM.

    Ora niente di nuovo. Nessun fisico trova lavoro come fisico nel privato. Nessuna azienda fa ricerca degna di questo nome. I carrozzoni qualunque nome abbiano come i poli tecnologici bolognesi assorbono risorse ed organizzano convegni e rapporti burocratici e poco altro, quanto basta ad occupare poltrone.

    Eppure noi abbiamo una sede CNR, abbiamo una gloriosa scuola professionale come le Aldini-Valeriani, abbiamo un centro di eccellenza nella fisica nucleare INFN all’avanguardia nel trattamento ed analisi scientifica dei dati del nuovo fantastico acceleratore LHC del CERN, abbiamo una antichissima Università…………e questo coniugato con una economia basata sulla meccanica in particolare nel packaging di cui siamo un polo mondiale

    Ma alla politica di tutto questo non gliene frega più nulla. E la classe imprenditoriale non ha colto le opportunità. D’altronde l’una è oramai lo specchio dell’altra, lo specchio della decadenza morale e culturale di una città. Le Valeriani sono state abbandonate anche se erano il luogo dove si è formata la maggior parte dell’imprenditoria e dei saperi tecnologici bolognesi.

    Ora bisognerebbe avere la forza ed il coraggio di tagliare tutte le inutili branche e progetti stagnanti e ripartire dai fondamentali. Anche qui la pratica del riuso ha efficacia. Usiamo quello che c’è gia, mettiamolo in rete, smantelliamo i tanti centri di inutilità pseudo competente, le Promo Bologna di prodiana gestione, e ripartiamo dalla ricerca di base e da quella finalizzata alla trasformazione ecologica dell’industria del packaging. Nei materiali, nel volume, nel peso. Accorpiamo in un polo universitario/professionale le competenze e costruiamo attorno il campus del futuro rinnovamento scientifico e tecnologico sottraendo gli studenti alla speculazione abitativa. Un grande forse semplicistico o forse troppo semplice modo di fare un passo in avanti?

  21. roberto Says:

    Caro Vanni, le affermazioni apodittiche possono sempre essere smentite.
    Un ottico di Pescara, trovandosi alla periferia dell’impero (e nella Cassa del Mezzogiorno) pensò di produrre in proprio le lenti, per sè e per i colleghi che dovevano aspettare i comodi della Galileo o farsi grandi magazzini. Resosi conto che la produzione delle lenti graduate era troppo complessa, si mise a produrre lenti da sole. Poi vennero di moda le lenti colorate: avrebbe potuto comperare le semplici attrezzature che tutti usavano, ma (sempre con la cassa) comperò in inghilterra un impianto di quelli che facevano i depositi sulle ottiche fotografiche e assunse un fisico (mi pare proveniente dalla Sapienza) che capiva qualcosa (o molto) sui depositi sottili.
    La qualità del prodotto unica nel settore (pagata dalla cassa ma utilizzata dai clienti) ha fatto crescere l’azienda: altri impianti, altri fisici, ingegneri di processo (mi pare che uno venisse dalla Weber).
    Si tratta della Barberini (www.barberini.eu).
    E per i fisici ci sono oggi prospettive di impiego nell’industria migliori che negli anni 70/80 (ovviamente non parlo delle alte energie).

  22. roberto Says:

    Caro Vanni, ho premuto invio prima di aggiungere che sono assolutamente d’accordo sulla seconda parte del tuo intervento e sulle esortazioni che contiene.
    E mi pare che Campagnoli, cui riconosco ottime intenzioni, abbia soltanto contribuito ad ingrossare un baraccone che dovrebbe essere invece sfoltito, come giustamente sottolinei.

  23. Vanni Pancaldi Says:

    @roberto
    concordo ma le metafore e le iperboli spesso hanno bisogno degli assoluti per essere più chiare.
    Poi è vero che esistono anche i cigni neri e sono splendidi e in numero maggiore rispetto a 30 anni fa.
    Ma se qualcuno dovesse basarsi su questo per decidere del proprio futuro siamo ancora alle probabilità marginali ed al colpo di fortuna.

  24. aleardo benuzzi Says:

    Caro Mauro e altri che hanno commentato, mi sembra che stiamo sbagliando bersaglio, cioè che la stiamo buttando troppo in politica. Io vedo la questione in questo modo: non è un problema di Saviano e di Fazio (del quale dico anch’io che è un gran paraculo) se i loro racconti non aiutano la sinistra a sconfiggere Berlusconi. Io a Saviano chiedo solo di raccontare la verità, nel modo in cui ne è capace, anche con intransigenza e radicalità: poi starà alla politica costruire una posizione per battere Berlusconi; inoltre dico anche che Saviano non può essere il leader da contrapporre a Berlusconi, che deve essere invece un leader politico.
    Parafrasando una vecchia citazione si potrebbe dire che agli intellettuali spetta di interpretare il mondo (e, oggi, potremmo anche dire di raccontare il mondo);alla politica di trasformarlo.
    P.S. A proposito di bisteccone:
    Cosa c’entra Il corpo di Belen Rodriguez con la poesia di cui è denso un lancio millimetrico, un passaggio smarcante, un gol in acrobazia? Testimonial del calcio in TV dovrebbero essere Gianni Rivera o Gigi Riva o Roberto Baggio o uno dei tanti altri che hanno fatto del calcio un’arte e non una sex symbol che, tra l’altro, corre con la stessa grazia di un pezzo di legno e calcia il pallone con la punta del piede!

  25. maurozani Says:

    @Aleardo.
    D’accordo. Ma a Saviano io ho sol fatto carico d’aver narrato cose abbastanza scontate. Un pochino diversamente è andata la seconda trasmissione, a parte i due melensi e insignificanti compitini di Bersani e Fini. In particolare Bersani aveva l’occasione di chiarire cosa diavolo è il PD e cosa vuole dalla vita. Tre minuti con all’ascolto qualcosa come 10 milioni di persone!
    Un’occasione irripetibile.
    Gettata via.

  26. Aleardo Benuzzi Says:

    Mauro, non sono d’accordo. Bersani, secondo me, aveva un compito un pochino più difficile: dire che cosa è la sinistra oggi. Cos’è il PD è, appunto e purtroppo, un altro tema. Certo le due questioni sono strettamente intrecciate, ma comunque distinte.
    Io credo di avere visto la differenza fra destra e sinistra: dall’elenco di Fini esce in sostanza la destra Dio, Patria (con annesso l’esercito) e Famiglia; dall’elenco di Bersani emerge, secondo me, lo stare dalla parte delle classi subalterne, la solidarietà internazionale, lo Stato e le sue prerogative, la questione morale e, per fortuna, sono state tenute fuori le pari opportunità (un non senso in una società così diseguale), la memoria condivisa, le condizioni per competere, ecc.ecc.
    Banale e scontato? può darsi: ma ricordo che per anni abbiamo ciarlato di presidenzialismo, flessibilità, abbiamo candidato Palearo e l’operaio della Thyssen, abbiamo distrutto lo strumento per l’affermazione dell’autonomia e della soggettività delle classi sociali subalterne (il partito).
    3 minuti in TV costringono alla semplificazione, ma i messaggi fondamentali, per me ci sono stati.
    Mauro, tu non sei lo spettatore medio della TV; hai altri strumenti per riflettere e sollecitare una riflessione più approfondita sulla sinistra, sul PD e su cosa vuole dalla vita. Ripartiamo da quello che c’è……

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