Dilemmi.

Situazione complicata per il PD .
Dopo che Fini ha fatto quanto richiestogli insistentemente da Bersani.
La spina è staccata.
Vada come vada il tentativo di Berlusconi di ricostruire attorno a sé, tra un mese, una maggioranza, resta in campo un dilemma.
Di quelli che non si lasciano facilmente aggirare.
E, destinati ad influenzare il corso delle cose per molto tempo a venire.

Si tratta di decidere, infine, cosa si vuole dalla vita.

Leggo Carlo Galli : “ Ci sarebbe il rischio che il progetto del PD sia messo in crisi, proprio dalla concretezza della storia,dal ritorno alla normalità..dal riemergere della divisione categoriale e pratica tra destra e sinistra.”

Di mio aggiungo , per inciso, che ho trovato solo deboli tracce di questa divisione nel confronto Bersani- Fini svolto in TV lunedì scorso.

Leggo invece Travaglio che con la consueta, ironica sicurezza (e sicumera) afferma che : “Gli elettori considerano destra, sinistra e centro categorie un po’ meno attuali di assiri , babilonesi e fenici”: una balla destinata ad alimentare il populismo.

Leggo inoltre Ilvo Diamanti che illustra la possibilità di una prevalenza elettorale del tradizionale schieramento ulivista.

In effetti alla chiara propensione del gruppo dirigente del PD di contribuire ad una larga intesa per un governo di transizione con Fini, Casini, e Rutelli per chiudere la stagione di Berlusconi, s’oppone una alquanto netta propensione degli elettori di centrosinistra ad unirsi invece a Di Pietro e Vendola e a prepararsi ad un confronto elettorale assai duro.

Sembra che Stefano Ceccanti registri questa propensione come un evento che contrasta con la natura stessa del PD, il quale se diventa di sinistra “rende inutili anche le elezioni primarie” le quali daranno sempre la prevalenza ad un candidato minoritario.

A parte l’aperta e onesta ammissione che il PD non ha, attualmente, nulla a che vedere con la sinistra il riferimento è al caso Milano.

E, proprio a Milano, non sembra del tutto destituita di fondamento l’idea di aggirare il risultato delle primarie nel caso di una scesa in campo di Albertini.
Si tratterebbe di compiere un  primo passo (magari alla chetichella) per aprire la strada ad un’alleanza con l’UDC scaricando tutta la zavorra possibile a sinistra.

Solo che quest’ultima opzione non scioglierebbe il dilemma originario che ha lasciato fino ad ora il PD in un indistinto limbo identitario.
Né carne , né pesce.
La chimera costruita in laboratorio dagli ex comunisti e dagli ex democristiani trova, su questa via, proprio l’ostacolo di un terzo polo che ,a quanto pare, non è disponibile a rinunciare alla propria autonomia.
E perché mai dovrebbe, dopo essersi assunto il compito e il merito di staccar la spina?
D’altra parte mica possono i centristi di varia foggia partecipare alle primarie democratiche.

Stando così le cose all’inizio del prossimo anno, Il PD dovrà ,in ogni caso decidere quale strada prendere.

A me sembra difficile che un governo di transizione possa prescindere, non formalmente, ma nei fatti, dal consenso di Berlusconi.

Il quale consenso non c’è.
Specie perché a Berlusconi , a torto o ragione (si vedrà) conviene ancora tenersi la legge elettorale in vigore. E giocarsi la pelle in un’ulteriore ordalìa elettorale.

L’unica possibilità potrebbe risiedere in una spaccatura o anche solo in un parziale smottamento del PdL tale da dar luogo , ad esempio con Pisanu, ad un governo di unità nazionale.

Al momento mi sembra una possibilità remota.

Quindi conviene, comunque, prepararsi alle elezioni.

Con un congresso straordinario nel quale decidere se la sinistra c’è e se i suoi valori e ideali di riferimento hanno ancora un senso nella storia contemporanea nel momento in cui si riuniscano in un soggetto democratico ampio capace di innovare la tradizione socialista europea senza distaccarsene.

Un partito, che assuma una forma federale e federativa capace di aprire il cammino che porta al superamento delle vecchie identità per assumerne una nuova.

Una identità, ad un tempo, democratica e socialista.

In Italia come altrove nel mondo è del tutto, clamorosamente, aperto il tema del destino(e del declino) dei sistemi democratici a fronte di nuovi e aggressivi poteri globali.
Non vi è, evidentemente, efficacia alcuna in ciò che chiamiamo democrazia senza una visione socialista nell’approccio ai problemi del governo dell’economia.

Da qui la necessità e l’urgenza di un “partito nuovo” che produca nel tempo una sintesi ,ideale, culturale e programmatica : demosocialista.

Oppure, vista la conclamata impotenza della liberaldemocrazia , non resta che rassegnarci , a nuove forme di populismo consegnando la politica al carisma di leaders installati al potere…. dal potere dei soldi.

Come dite?
Dopo tre anni mi ripeto.
Quel congresso c’è già stato?
Già.
Ma non ha impedito la scissione silenziosa ancora in pieno corso che diventerebbe scissione aperta seguendo l’indicazione di Fioroni: “mai con Di Pietro e Vendola”.

PS. Anche se si potesse varare il governo transitorio fino al 2013, (poiché di questo si tratta) evitando il rischio, indubbiamente rilevante, insito nell’attuale legge elettorale, il discorso di riproporrebbe. Pari, pari. Semmai aggravato, nel frattempo, da un ulteriore abbandono del campo da parte degli elettori del PD.

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7 Risposte to “Dilemmi.”

  1. beppe ramina Says:

    Caro Mauro, la mia impressione, da osservatore poco addentro alle cose del Pd, è che i gruppi dirigenti di codesto partito, qualora dovessero scegliere tra ala destra e ala sinistra propenderebbero per la prima.
    E’ una impressione, non saprei spiegartela se non andando a spulciare dichiarazioni, atteggiamenti, tentennamenti di quel gruppo dirigente.
    Se così fosse, accadrebbe quello che tu prevedi: un’altra parte di elettorato lascerebbe il Pd, trovando in SEL – come già sta avvenendo – una sponda dall’apparenza (fors’anche, consistenza) demosocialista alla quale rivolgersi.
    Ma il rebus italiano, al netto del premio di maggioranza garantito dall’attuale legge elettorale, resterebbe tutto. Oppure, si confermerebbe, con una destra e un centro-destra-sinistra (ohibò, cosa ho scritto?) che viaggiano tra il 30% e il 40%, una sinistra (incluso idv, ma non lo darei per scontato) che si aggirerà tra il 10 e il 20%.
    E sì, che si sperava di non morire democristiani….

  2. marco da bologna Says:

    Sul fatto che moriremo democristiani ormai non ci sono dubbi!Un’alleanza centro sinistra destra e dura da digerire,a me ciccio bello Rutelli che ha già cambiato 3 ,4 partiti mi disturba un pelo,la destra alla fine sono i vecchi poteri,anche se depurati dai forzisti fanno più bella figura!Di Pietro dice cose giuste ,ma con uno cosi’uno pensa sempre ci sia un ladro da qualche parte!Ed è inquietante il dibattito!Io la sinistra la vedrei bene alleata con la parte migliore della lega,i due elettorati non sono poi cosi’distanti,il problema sono i dirigenti dei due partiti che oggi sono su fronti opposti.Marco da Bologna.

  3. roberto Says:

    Sindaco a Bologna.
    Leggo che Rutelli saggiamente preannuncia che con candidati d’apparato si va a sbattere.
    Condivisibile.
    Ha dimenticato di dire che parlava per personale esperienza: il giochino Rutelli-Veltroni-Rutelli ha regalato Roma ad Alemanno.
    Lesson learned o anche qui lucido tentativo di “scaricare tutta la zavorra possibile a sinistra”?

  4. LucaGras Says:

    Lesson never learned. Non c’è pezza. Lesson never learned. E non mi riferisco tanto a Rutelli.

  5. roberto Says:

    Luca ha proprio ragione.
    Ti ricordi quando Franco Marini si accordava con D’Alema allora presidente del Consiglio per mandare la popolare Rosa Russo Jervolino al Quirinale, dove poi si è insediato Carlo Azeglio Ciampi?
    E come strillava Marini perchè i patti (presidenza del consiglio a D’Alema, presidenza della Repubblica ad un popolare) non erano stati rispettati?
    Anche Gerardo Bianco si lamentava che la vicenda che aveva portato Ciampi al Quirinale avesse rotto l’equilibrio della coalizione tra diessini e i popolari, che diessini erano troppo arroganti e che c’era la necessità di una verifica seria.
    Mi è tornata in mente questa storia a sentire che la Commissione Europea chiede il recupero di 720 mila euro utilizzati per il cachet di Elton John per un concerto a Napoli.

  6. giovanni Says:

    Nel vasto scenario disegnato da Mauro, non si prende in considerazione l’intervento della Fortuna, ossia della concreta possibilità che il centro destra riesca a formare un governo semitecnico fino ad ottobre 2011.
    Per la ripartenza della sinistra sarebbe l’ipotesi di gran lunga preferibile, perché agevolerebbe il deflusso dei parlamentari democristiani e da accatto eletti nel PD.
    Un vero elettroshock, rigenerante, per un partito in preda a ricorrenti “crisi bipolari”.
    Frankestein cesserebbe di esistere, tutto diventerebbe più semplice quando a ottobre scatterebbe la controffensiva del Caimano, per il confronto decisivo.
    La morte di Frankestein è la precondizione per evitare lo sfaldamento definitivo della base elettorale del PD, perché, checché ne dica la “Rosy”, la base elettorale del PD non capirebbe un alleanza con Fini, così come, per nostra fortuna, non la capirebbe neppure la base elettorale di Fini, il quale opportunamente frena, nonostante le pressanti nostalgie ministeriali di Bersani.
    Nel frattempo si può temporeggiare con la signora Finocchiaro, la quale il giorno 20 indosserà un abito di “Zara” per dire “ora basta!” all’ipercoop di via Lame.
    Perché lo dice solo ora? Misteri di una politica sofisticata assai,che soltanto Sciacca, il celebre scrittore siciliano, potrebbe decrittare.

  7. Marco Capponi Says:

    Sono abbastanza d’accordo con le riflessioni di Zani e non sto qui a distinguarmi su aspetti non centrali come il giudizio su Bersani (che condivido solo parzialmente).
    Ma il punto é: quale anelo bisogna ccominciare a tirare per la costruzione del partito demosocialista? (scontando il fatto che nel tentativo di qualcuno forse l’intenzione é stata quella).
    Secono me dal punto debole e pericoloso più acutamente attusle (anche se, ammetto, apparentemente sovrastrutturale)
    Quello dela democrazia.
    Per questo sono in radicale disaccordo con l’amico Ramina giacché mi pare evidente a tutti che Vendola pratica una concezione di democrazia, non dico berlusconiana (sciocchezza) ma certamente Veltroniana, seppur raffinata.
    Per non parlare di Di Pietro.
    Non é da quella parte che si trova il demosocialismo
    Magari da una cerrta cultura cattolica?
    Allora ricollochiamo la discussione sui giusti binari senza stare a cercare il pelo nell’uovo.
    Della serie: se Fini ha detto cose non marcatamente di destra non é colpa di Bersani
    Che doveva dire “dateci gli asili nido e faremo gli uomini tutti uguali”?
    “vogliamo una cittàa a misra d’uomo”?
    “gli elettrootti sotetrranei fanno venire la leucemia ai bambini”?

    Non pretendiamo sempre il tortello a misura di bocca, perché non dobbiamo star qui a pettinare le bambole Uhé

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