Falsi pudori.

Andrebbe raccolto l’appello di Nicola Gratteri a non minimizzare il pericolo insito nella presenza della criminalità organizzata a Bologna e in altre città dell’Emilia-Romagna.

Già i lavori di ricerca e le analisi di Enzo Ciconte , svolti negli anni scorsi per conto della Regione, avevano messo in luce talune, insidiose, caratteristiche dell’infiltrazione di mafia, camorra e ndrangheta .

L’arresto del boss di Rossano Calabro e il ritrovamento di tutto quel plastico a Castel Maggiore fanno pensare che Bologna, come già altre zone dell’Emilia-Romagna, costituisca sempre più un ideale e tranquilla retrovia per le attività della criminalità organizzata.

Lo si sapeva già.

L’enorme massa di denaro derivante da ogni sorta di attività criminale, a partire dal traffico di droga e carne umana, ha bisogno di esser riciclata.

Una città come Bologna non può certo considerarsi al riparo da questo ruolo di lavanderia del denaro sporco particolarmente a fronte di difficoltà economiche delle imprese che crescono parallelamente alla crescita delle disponibilità finanziarie delle cosche.

E’ passato molto tempo da quando ,negli anni settanta e ottanta, in virtù dell’istituto del soggiorno obbligato, l’Emilia-Romagna e Bologna ospitavano criminali del calibro di Badalamenti, Giacomo Riina o Luciano Liggio.

O da quando i cavalieri del lavoro di Catania, sui cui attirò l’attenzione Carlo Alberto Dalla Chiesa, puntavano ad ottenere appalti pubblici in diversi punti della Regione tra cui quello dell’aeroporto di Bologna.

In tutto questo tempo la presenza delle varie mafie si è progressivamente incistata nel tessuto economico.

Si tratta di una presenza discreta, a macchia di leopardo che sfrutta abilmente difficoltà, e convenienze nei settori più disparati.

Le cosche diversificano i lori investimenti.

Prendono un controllo morbido, parziale o totale, di attività private del tutto lecite e, nello stesso tempo, scavano trincee logistiche sicure da cui muovere per colpire altrove.

Conviene farsi carico, pubblicamente, senza falsi pudori, di questa situazione ormai troppo consolidata.

Molti anni addietro mi capitò di lanciare un allarme, a tal proposito.

Non lo si disse mai del tutto apertamente, ma furono in molti a pensare, anche nel mio campo, che si trattasse di una semplice alzata d’ingegno.

Esagerazioni che potevano provocare danni allo sviluppo locale e all’immagine di governo in una città al di sopra di ogni sospetto.

Mi par giunto il tempo di recuperare il tempo perduto.

A partire dalla prossima campagna elettorale.

Altro che far volar i poveri stracci di zingari e lavavetri .

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4 Risposte to “Falsi pudori.”

  1. maddalena piccolo Says:

    Per fortuna comincia a farsi strada l’esigenza di parlare senza timidezze di questi problemi.
    Ricordo come le domande che Ivan Cicconi pose a suo tempo (sindaco ancora Delbono, reiterate poi alla Cancellieri) sulle strane partecipazioni azionarie della società Hera non abbiano ancora avuto risposte chiare e soddisfacenti. Si tratta di società coperte da segreto fiduciario o residenti in paradisi fiscali, operanti nel casertano, una delle quali amministrata dal fratello del sottosegretario Cosentino.

  2. giovanni Says:

    Maddalena ha ragione.Ricordo che Delbono ebbe in proposito,almeno cosi riferi pubblicamente,un incontro con il presidente di Hera,ad esito del quale assicurò che era stato chiarito tutto.Ripeto,parole di Delbono.Come mai al presidente di Hera, Tommaso Tommasi di Vignano ,non è stata richiesto una dettagliata relazione scritta da rendere pubblica?Non stiamo infatti mica parlando di relazioni private del presidente di HeraProvvederà in tal senso il prefetto Cancellieri.Vogliamo trasparenza

  3. marco da bologna Says:

    Inviare i mafiosi da queste parti,è stato come mettere Dracula all’Avis!Poi sarebbero arrivati,con i grandi lavori gli appalti e quant’altro.Le mafie in certe zone sono nell’uso e nel costume della gente,credo che vengano riconosciute anche nelle piccole cose come superiori allo stato e quindi alla politica!Se passa questo pregiudizio la vedo dura anche da noi!Marco da Bologna

  4. roberto Says:

    Un piccolo ricordo: studente fuori sede, abitavo con un ragazzo marchigiano che aveva un coetaneo compaesano che lavorava in un albergo in zona fiera. Questi raccontava che tra gli ospiti più munifici dell’hotel vi era un signore in soggiorno obbligato; veniva controllato due volte al giorno da una volante che ne verificava la presenza, per il resto, libero di ricevere visite, di telefonare ecc.
    Era un albergo allora di lusso, che ha cambiato molti nomi, ancora presente di fonte alla Fiera.
    Nel 1977-1980 lavoravo a Cologno Monzese, e il pizzo veniva pagato da molti artigiani, piccole imprese e commercianti, spesso in forma spuria (contratti di vigilanza, assunzione di fattorini visti solo a ritirare la busta paga, polizze assicurative con compagnie marginali – spesso napoletane – che nessuno avrebbe preso in considerazione ecc.). In cambio della tranquillità e con molti comprensibili magoni.
    E le aziende grandi non davano certo il buon esempio, ma lì c’era di mezzo la politica coi vari conti Protezione, i Larini eccetera.

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