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Carta canta.

novembre 3, 2010

Ieri ,il dottor Edmondo Bruti Liberati capo della Procura milanese, ha chiarito che le procedure d’affido della minore segnalata da Berlusconi alla questura di Milano in una notte del maggio scorso sono state in tutto e per tutto corrette.

Le illazioni, indiscrezioni, e le informazioni circostanziate dei giorni scorsi sono spazzate via.
Evidentemente la stampa ci ha depistato.

Può accadere.

Adesso ,se il capo della procura dice che tutto si è svolto nell’ambito del più rigoroso rispetto della legge bisogna crederci.
Tanto più, (immagino pensi qualcuno), se a “sentenziare” in tale complessa materia è un uomo come Bruti Liberati, al di sopra di ogni sospetto. Come anche Ilda Bocassini.

Il ministro Maroni esulta. Con giusta ragione. Ci aveva messo la faccia.

Personalmente conservo qualche perplessità.

Mi domando se, anche in considerazione di una fattispecie, resa così delicata da un intervento diretto della Presidenza del Consiglio sulla questura milanese, i magistrati non debbano sentirsi in dovere- seppur non in in obbligo- di descrivere nel dettaglio tutti i passaggi che hanno portato a considerare perfettamente regolari le procedure adottate quella notte da parte degli organi di polizia e di quelli giudiziari.

Nessuno di noi, facenti parte del grande pubblico e privi di specifiche competenze, è in grado, evidentemente, di obiettare alcunché d’efficace sulla fulminea conclusione della procura.

A maggior ragione però può non bastare che magistrati di comprovata competenza e specchiata onestà si limitino a riferire, in tre parole, la mera conclusione della verifica svolta.

Le carte sono a posto.

Sia pure.

Ma non sarebbe tempo perso dar conto all’opinione pubblica del perché le carte sono a posto. Magari nel confronto puntuale con le norme di legge sull’affido di minori.

Ripeto non è certo un obbligo, dato che l’ignoranza della legge non è ammessa.

Ma sarebbe stata una cosa carina, gentile e apprezzabile di cui forse si sarebbe dovuto sentire persino il bisogno.

Perché?

Ma perché quelle carte in regola non hanno impedito che una minorenne, già segnalata in precedenza in relazione ad altra indagine, sia finita, non nella casa dell’affidataria, che la doveva tutelare, ma in quella di una cittadina brasiliana con la quale, a quanto pare, ha avuto luogo un manesco diverbio che ha condotto , nel breve giro di due giorni, la minore in questione al pronto soccorso dopo l’intervento della polizia.

Dunque è certo che l’affidataria non era affidabile avendo collocato la minore da tutelare presso terzi , non proprio adusi a svolgere un tal delicato compito.

Non lo si poteva presumere all’epoca?

Può darsi.

Può però anche darsi il caso che sotto la pressione della presidenza del consiglio e profilandosi un caso diplomatico di notevole spessore che coinvolgeva un capo di Stato estero, quanti dovevano verificare l’idoneità dell’affidatario lo abbiano fatto frettolosamente e male.

L’affidatario, com’è noto, deve provvedere al mantenimento, all’istruzione e assicurare le relazioni affettive al minore che gli viene affidato.
E mi pare che questa norma di condotta stabilita dalla legge valga anche nel caso di affido per ragioni di necessità ed urgenza.

Dunque nelle carte in regola dovrebbe includersi , in modo circostanziato anche il tasso d’affidabilità dell’affidatario.

Come ci si è mossi a tal proposito?

Resta il dubbio che l’idoneità del richiedente l’affido sia scaturita, semplicemente dalla sua qualifica di consigliere regionale per di più  incaricato dalla presidenza del consiglio.

Un’idoneità stabilita sui due piedi.

Se questo dubbio fosse fondato, la legge potrebbe non essere uguale per tutti.

A riprova , chi mi legge, provi a presentarsi una notte in questura a richiedere l’affidamento di un minore in difficoltà,  fermato dopo una denuncia per furto e magari segnalato  in un’altra indagine di polizia.

Penso che, giustamente, si troverebbe di fronte a verifiche di idoneità piuttosto lunghe e complesse.

E, son disposto a scommettere, che la sua richiesta d’affido non sarebbe risolta nel giro di poche ore.

Carta canta e villan dorme. Tale è la conclusione della Procura di Milano.

Nel caso di specie rimane il dubbio che, per il villan-cittadino comune, la carta non intonerebbe così facilmente il suo armonioso canto.

PS. Mi sarebbe piaciuto che “Il Fatto Quotidiano” che ieri, nell’editoriale di Travaglio, ha segnalato l’enorme quantità di falsi intorno alla notte milanese, avesse oggi sentito il bisogno di dir qualcosa di più sulla conclusione che ci ha offerto la procura di Milano. C’è per tutti , sempre , un problema di credibilità. Quest’ultima non s’acquisisce una volta per tutte.

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