Zorba il greco.

Chi parla di alleanze con il terzo polo “semplicemente non ha capito un tubo”.
Così Bersani risponde su L’Unità a quanti lo hanno aspramente criticato con i loro commenti sul sito del PD.

Con un mezzo passo indietro, Bersani cerca dislocare il PD in una posizione centrale.

Il succo del ragionamento è riassumibile più o meno così: noi diamo le carte e vediamo chi vuol giocare con noi.

In realtà il sondaggio effettuato con l’ormai famosa intervista a Repubblica non è andato bene.
Anzi è risultato disastroso.
E tuttavia è stato molto utile.
Ha fatto venire al pettine il nodo esistenziale stretto intorno al collo del PD.

Tra i difetti del nuovo partito spicca infatti, agli occhi di semplici iscritti e militanti, la sua irrisolta identità.

Lo si vede molto bene, dalle tre diverse posizioni che si fronteggiano nel profluvio di commenti.

Le riporto per ordine di grandezza di seguito, pescando tra i commenti più moderati.

La prima.
-” Segretario stiamo scherzando? ce la fate a capire che il popolo democratico vuole un partito di sinistra???”

La seconda.

-“Vendola parla dei moderati come se si trattasse della legione straniera e qui, secondo me, c’è un fraintendimento: il Partito Democratico non era nato come forza plurale in grado di rappresentare progressisti e moderati che non si riconoscevano in un programma di destra? Me lo sono sognato io?”

La terza.

-Invece di (ri)proporre piattaforme o di ipotizzare deliranti alleanze, caro segretario, dica: “Nei prossimi 2 mesi il PD propone al resto del Parlamento di approvare il disegno di legge Ichino sul contratto unico, per porre un argine alla precarieta’ dilagante; gli esponenti del PD in questi 2 mesi non parleranno d’altro”. Dopo 2 mesi, riconsulti i sondaggi e veda se c’e’ bisogno o no dell’alleanza con CaFini.

Ora , la prima posizione per quanto di gran lunga maggioritaria, è del tutto destituita di fondamento in riferimento a ciò che fu il progetto politico del PD. Quel partito nacque sulla base di un presupposto analitico preciso : la sinistra è morta con il novecento, anche nella versione europea del socialismo democratico.

Le sue categorie concettuali, a partire dalla giustizia sociale da ottenere con un combattimento incessante per la ridistribuzione della ricchezza prodotta dal lavoro umano in tutte le sue forme , sono da abbandonare.
Nient’altro che ferrivecchi destinati ad arrugginire sotto il sole smagliante del terzo millennio.

Solo che questo pensiero non fu mai davvero apertamente espresso.
Vi fu una sostanziale disonestà intellettuale unita ad un’evidente doppiezza politica in un gruppo dirigente che non ebbe il coraggio di sostenere apertamente le proprie convinzioni trincerandosi dietro l’etica della responsabilità.
Dobbiamo varcare il Rubicone, il resto verrà di conseguenza.

E così, solo oggi, tantissime persone vengono a scoprire che il PD non è quel partito di “sinistra” sia pur innovativa , riformista e moderna che era stato loro offerto, lasciato intendere e immaginare.

E qui è la prateria elettorale a disposizione di Vendola.

La seconda (minoritaria, tanto nei commenti che nel corpo del partito) risulta invece maggioritaria nella classe dirigente tutta protesa a salvaguardare il proprio ruolo fino a definitivo incanutimento con relativo trasferimento a Villa Serena o consimili confortevoli luoghi.

E’ la posizione che corrisponde esattamente (progressisti +moderati) alla linea proposta da D’Alema e Bersani. La quale, ha il non piccolo difetto di aver assoluta necessità di una copertura sui due fianchi: quello sinistro e persino quello destro.

Sulla sinistra Vendola ha rotto il breve silenzio che gli avevo imputato e sembra difficile la sua cooptazione nel PD.

Quanto alla destra del presunto schieramento ciellenistico, e al netto dell’ANPI, è ragionevole ritenere che Fini non desideri un ulteriore , disastroso smottamento dei suoi verso Berlusconi.
Cosa senz’altro scontata nel caso di un’alleanza con il PD.

La mia modesta opinione è che se il 23 dicembre questa linea dovesse prevalere, seppur con qualche cosmesi volta a smussare gli spigoli alle critiche più aspre, si realizzerebbe per il PD quella “meravigliosa catastrofe” di cui parlò Anthony Quinn in “Zorba il Greco”. (Michael Cacoyannis 1964).

Al PD resterebbe comunque la soddisfazione di ballare (su di un 18-20%) quel Sirtaki contenuto nell’indimenticabile sigla ideata dal genio musicale di Mikis Theodorakis.

La terza infine , ancor più minoritaria, (nel partito e nella classe dirigente) corrisponde grosso modo alla posizione politica dei rottamatori, tesa a ripristinare lo spirito veltroniano del progetto del PD.
Senza Veltroni.
Of course.

Secondo quest’approccio i contenuti devono prevalere fino al punto da archiviare una classica politica delle alleanze.

Insomma, se si è bravi ci si allea con gli elettori , non con i partiti che, nel bene e nel male, li rappresentano. Apparentemente l’intendenza non è più costituita, in questa visione, dall’elettorato ma appunto dai partiti.

E’ il sogno di una semplificazione drasticamente bipartitica in chiave narrativa e favolistica della politica italiana se non della politica tout court.
L’idea di una formazione liberal accompagnata da sussulti d’ innocue radicalità, tipiche degli yankees boys, e condita da primarie a volontà.

Domanda conclusiva : e dar vita ad un partito democratico, di sinistra e socialista no?

Vabbè, dopo non lamentatevi se votiamo Vendola.

Magari storcendo un pochino i nostri sensibili organi d’olfatto.

Perché votare bisogna nevvero?
A costituzione vigente il voto , se non sbaglio, è definito un diritto-dovere.

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27 Risposte to “Zorba il greco.”

  1. Bronco Says:

    Complimenti, molto interessanti i suoi commenti, la leggo sempre con attenzione. Premetto che son d’accordo pienamente con la sua analisi, premetto anche di essere dalla parte di Renzi e Civati fosse anche solo per l’energia che riescono a convogliare. Le mie osservazioni sono due, la prima: vero che una parte della dirigenza non ha avuto il coraggio di dire a chiare lettere di considerare morta la sinistra, vero anche che un’altra buona parte di dirigenti ha fatto cuocere a fuoco lento lo spirito originale del Pd, andando a rimorchio, in attesa che arrivasse questo momento per poi strillare: l’avevo detto io!
    La seconda osservazione: ma questo ipotetico partito democratico della sinistra, il cui acronimo curiosamente è Pds… come fa ad andare oltre il 30%? e non andando oltre il 30%(ma magari mi sbaglio) non ci relega di nuovo ad una posizione marginale nella vita politica del paese? Insomma, bisogna proprio morire di opposizione, per non avere il coraggio di uscire dai nostri comodi recinti?
    Grazie per l’attenzione
    B.

  2. maurozani Says:

    @Bronco.
    Naturalmente dipende anche dalla legge elettorale.
    In un sistema bipartitico il 30% non basta.
    Può ben bastare invece in un sistema bipolare.
    In questo caso chi detiene stabilmente quasi un terzo dell’elettorato possiede una “massa gravitazionale” più che sufficiente per attirare a sè la parte del pianeta-centro che guarda (con alti e bassi) a sinistra.
    In questo modo si governa.
    Certo con un’alleanza tra diversi.
    Ma se si è dotati di una chiara e ferma identità, molti problemi son superati. Viene meno il “timore” dell’alleanza.
    Quanto ai comodi recinti certo che bisogna uscirne.
    Si tratta solo di mettersi d’accordo ( e non è poco) su quali sono sti recinti.
    Per esempio io considero un comodo recinto (una sorta di rifugio per ex peccatori) l’attribuzione di un generico riformismo al PD.
    Riformismo ormai vuol dir tutto e nulla.
    Non è sufficiente questa qualifica a fondare un’identità politica e programmatica.
    Sarebbe utile uscir dal limbo.

  3. marco capponi Says:

    @Mauro, d’accordo, dare vita ad un partito democaticoe socialista mi senbra l’unica via. Ma vogliamo cominciare a pensare come fare? Cin chi? Su quali diettrici di findo? Voglaimo cominciare a discutere su cosa vogliamo per democrazia ed anche (perché no?) per socialismo.
    Mi pare un impegno di non piccola lena e nel fgrattempo che facciamo?
    Portare fieno alla cascina di quella che considero (per quel niente che conto) una deriva demagocca- qualunquista mi pare che sia in assoluta contraddizione con questo obiettivo. Tutto qui

  4. Bronco Says:

    @Mauro.
    Sul riformismo fine a se stesso non son d’accordo, di più! Quando riformi, riformi in base a delle linee guida e su quelle dire che abbiamo un gran confusione è un eufemismo.
    Dopodichè io sono per una sinistra liberale e laica, vorrei militare in un partito che sappia parlare di temi etici a ragion veduta e non in astratto, quasi per sentito dire come accade adesso. Che sappia difendere i diritti dei lavoratori ma che abbassi le tasse per le imprese, che elimini gli ordini professionali senza se e senza ma, e che non sia contro il federalismo a prescindere. Se qualche regione spende di più dell’Emilia Romagna con servizi che valgono la metà (quando va bene), si manda a casa la giunta e si rivota fino a quando non trovano la quadra. Mi rendo conto che il mio discorso è pieno di “ma anche” di Veltroniana memoria, ma in effetti non ci abbiamo neanche provato…
    B.

  5. Maurizio Cecconi Says:

    Condivido l’analisi di Mauro, salvo in punto dirimente. Mauro constata l’assenza di un progetto politico del Pd (l’ambigua identità) e auspica che possa, il Pd, evolvere, con un’inversione a U degna di nota, verso un partito tanto democratico quanto socialista. A parte che questa inversione a U presuppone una visione e un coraggio nel gruppo dirigente al governo del partito che è del tutto assente (sia la visione sia il coraggio), c’è un altro aspetto che va preso in considerazione. Se il partito democratico e socialista non lo farà il Pd, lo farà qualcun altro. E dunque non vale, a mio modesto avviso, sbatterci troppo la testa. In questo senso leggo l’operazione di Vendola e il suo rifiuto a farsi cooptare. Che ne pensate?

    • beppe ramina Says:

      Stavo pensando la stessa cosa, Maurizio. Un movimento, non proprio un partito, democratico e socialista c’è ed è Sel. Oddio, impegnarvisi per un vecchio cane sciolto come me sarebbe un passo un po’ grande, ma dò per scontato il voto alle elezioni politiche e finanche, casomai si tenessero, per Vendola alle primarie.

      • Maurizio Cecconi Says:

        Mi fa piacere Beppone. Quando vuoi facciamo due chiacchiere e vediamo se ci viene in mente una qualche buona idea per una “Fabbrica Arcobaleno”, impegnata sui diritti individuali e civili, per sostenere Vendola. Mi piacerebbe riuscire a costruire una bella iniziativa su questi temi, che anche il Nichi nazionalpopolare tende a declinare con forti accenni di paura nei confronti dei cattolici (moderati e non).

  6. massimo meliconi Says:

    L’analisi è, come sempre, interessante e stimolante. E’ vero che sulla” vexata quaestio” della sinistra e di tutto ciò che ne consegue il PD vive e ha vissuto di ambiguità mai chiarite, e questo alla lunga non ha affatto giovato. L’arrivo sulla scena nazionale di Vendola ha toccato un nervo scoperto, non c’è dubbio. Resta il fatto che, con la nascita del PD, ci si è bruciati molti ponti alle spalle, e la creazione di un nuovo partito della sinistra europea, democratico e socialista, che abbia un consistente peso elettorale mi pare, lo dico a malincuore, a tutt’oggi piuttosto diffficile. Il PD ha ancora qualche cartuccia da sparare, a mio modesto parere, il problema è che non deve sparare a salve. Se ciò accadesse allora si che si aprirebbe una fase nuova, e il tema della creazione di un partito con una precisa identità di sinistra di governo e senza ambiguità di fondo potrebbe diventare una pospettiva realisticamente praticabile.

  7. Bronco Says:

    @Maurizio
    Il Pd non può fare una inversione ad U senza perdere la parte ex margherita più l’area di Veltroni, la scissione sarebbe inevitabile. Secondo me è più probabile che Vendola una volta ottenuto il consenso elettorale aspetti che l’isteria collettiva della dirigenza esploda e raccoglierà i cocci, fondando il partito socialista a cui fai riferimento tu.
    Secondo me.

  8. lucagrasselli Says:

    L’Unità ora dice che le due prospettive che si confronteranno alla direzione del 23 saranno quella di Bersani (proposta programmatica rivolta a tutti, da Vendola a Fini, e chi ci sta ci sta) e quella di Veltroni/Fioroni (alleanza con il terzo polo sganciandosi da Vendola e Di Pietro). Sfumature, con qualche scomposizione/ricomposizione rispetto allo schema congressuale (Franceschini con la proposta Bersani, Letta oggettivamente vicino all’altra). Con Civati/Renzi/Marino (ma, per dire, non Bettini) su posizioni diametralmente opposte (ma con qualche ambiguità, visto che il grande rassemblement a sinistra e la valorizzazione dell’identità e delle proposte del PD si sovrappongono solo un po’).

    Mah.

    A Bersani concedo di mostrare le carte. Ma quali possono essere le proposte programmatiche che possano riscuotere non solo l’assenso della gran parte delle forze politiche a cui ci si rivolge, ma anche il consenso degli elettori a cui si chiede il voto? Mentre il terzo polo sembra sempre più pencolare verso Berlusconi, o in alternativa presentarsi da solo?
    L’opzione centrista è pura follia e (forse qui Zani non sarà d’accordo) rappresenta la negazione stessa del PD. Almeno dal mio punto di vista di ulivista: non la creazione di una politica, e di una cultura, di centrosinistra… ma una semplice ricollocazione al centro. La vastità delle praterie che lasceremmo a Vendola e agli altri è di proporzioni talmente epiche che in confronto la conquista del West sembra uno sconfinamento nel giardinetto del vicino. Probabilmente vedremo nascere come funghi altre formazioni politiche visto che Vendola non riuscirà ad occupare tutto quello spazio da solo…

    E il sospetto è che Bersani possa volere in realtà la stessa cosa, ma lasciando a Vendola e Di Pietro l’onere della rottura. Mentre non solo Franceschini, ma la stessa Bindi – cosa che mi dà grande dispiacere – si accodino nascondendosi dietro questa storia del CLN.

    Io penso che dobbiamo fare la “gamba” riformista in un’alleanza con le forze più a sinistra. Riformista (e quindi in grado anche di convincere, con sano realismo, persone collocate al centro), ma non centrista, porca miseria. Il centro è conservazione, non possiamo rinunciare a incarnare un’alternativa – non solo a Berlusconi, ma anche a un centrodestra “ammodo” come quello futuribile – con beneficio d’inventario – di Fini&C.
    Il problema è che non mi sento uno stratega della politica. Mi sembra solo di giaculare dosi estenuanti di buonsenso. Il che fa venire i peggiori sospetti e ingigantisce il potenziale politico dei “rottamatori” (che peraltro in parte indulgono a posizioni radicaleggianti, che possono incastrarsi bene con Vendola sulle questioni tipo cd. diritti civili ecc., ma sicuramente non con molte altre; ma che possono vantare una coerenza assoluta sulla faccenda delle primarie).

    Oltre alla direzione del 23 bisogna vedere come si sposta la probabilità di un voto ravvicinato. Oggi ce ne siamo allontanati un altro po’. E poi dice che uno si butta sulla vita privata, che è pure Natale.

  9. Assecobo Says:

    Provocante analisi di Zani; in particolare quando, da diretto interessato mette il dito nella piaga e ci ribadisce che il PD “nacque sulla base di un presupposto analitico preciso: la sinistra è morta con il novecento, anche nella versione europea del socialismo democratico”.
    In sintesi ora ci sarebbero poche speranze per un PD incapace di diventare socialista. Mi convince e non so se rallegrarmi od intristirmi.
    Sono bolognese e spesso faccio spesa alla Coop; osservo anche le strategie del PD emilianoromagnolo (di Errani per intenderci). Mi sono convinto che questo sia l’incubatore politico del PD; in sostanza qui il comunismo s’è trasformato, prima che altrove, stringendo alleanza con il capitalismo per controllare, non tanto più i mezzi di produzione, ma il mercato dei prodotti e dei consumatori. Cioè ora la testa del PD ha un visione mercatista, per dirla come Tremonti). Per dirla con le mie parole il PD si è fatto irretire dal demone del consumismo (sociale).
    Provoco anch’io: è come se al comunismo avessero sostituito … il consumismo.

    • Assecobo Says:

      PS … e tutto il resto è noia. Cioè oltre alla strategia mercatista del PD i xonseguenti tatticimi politici sono senza appeal, destinati al fallimento, come sostiene anche Zani.

  10. maurozani Says:

    @Luca ,
    considero il tuo commento un’utile integrazione alla mie considerazioni e nutro anch’io il sospetto che sia in atto un’ulteriore versione del vecchio gioco del cerino.
    Un modo per uscire da una stretta tenendo comunque unito ,seppur in una precarietà permanente tutto il gruppo dirigente del PD.
    Ammetto e comprendo che c’è una certa e necessitata abilità politica in questo.
    Il problemaccio però è sempre quello.
    Si voti o non si voti, manca un riferimento e un’indicazione non contingente agli elettori.
    Tu per esempio la individui nella gamba riformista nell’ambito di una scelta strategica: l’allenza a sinistra. La quale anche a mio avviso non impedirebbe affatto di attrarre voti al centro. Anzi.
    Ti devi però chiedere perchè ciò non si vuol (può) fare.

    Tra l’altro gli ultimi sondaggi chiariscono che un progetto politico elettorale di questo tipo appare già oggi seriamente competitivo.

    Se lo si recupera, per risulta, alla 24 esima ora, facile che gli elettori lo considerino semplicemente un rimedio difensivo, privo di convinzione e dunque di qualsiasi appeal.

  11. PUTA. A QUEER INVADER Says:

    Zani al Pd: non fate i greci…

    Zorba il grecoVi invito a leggere quest’ottimo post di Mauro Zani, sulla “meravigliosa catastrofe” di cui parlò Anthony Quinn in Zorba il Greco e che aspetta il Partito Democratico se abbandonerà le primarie e procederà ad una coalizi…

  12. maurozani Says:

    @Maurizio, Beppe , Massimo.

    Per il momento, nonostante tutto, compresa la sciagurata, improvvida e maldestra proposta di alleanza con il terzo polo, io continuo a non “gettare il manico dietro la zappa”.

    In altri termini, e seppur con una dose di volontarismo elevata, non dò per scontato l’esito del viaggio iniziato con la nascita del PD.

    Anche se, “significativamente”, non mi son messo in viaggio con i democratici.

    La faccenda è maledettamente complicata.

    Non è detto che un disastro politico e una rotta elettorale del PD dia luogo ad un’alternativa democratica e socialista nel senso da me auspicato.

    Potrebbe anche dar luogo ad un’ulteriore frantumazione a sinistra
    insieme ad un generale riflusso verso i lidi dell’astensionismo e del privato.

    In ogni caso anch’io ritengo che Sel , grazie alla leadership vendoliana, costituisca un punto d’aggregazione.

    L’unico che è in campo.

  13. LucaGras Says:

    @Mauro,
    grazie davvero per le considerazioni. D’accordo con parecchie (sia pur ipotetiche) delle tue.
    Da te mi divide l’aggettivo “socialista” (specifico sempre quel che ci divide non per il bisogno di differenziarmi, ma perché non vorrei darti l’impressione di sottovalutare il fatto che tu sei consapevolmente e motivatamente rimasto fuori del PD). Io vorrei un PD che fosse “anche” socialista – cioè, per essere chiari: ritengo che il “luogo” della tradizione socialista DEBBA essere il PD – ma non “solo” socialista. Il socialismo è superato? Non lo so, ma sicuramente ha bisogno di essere integrato. E’ quel che tu intendi quando dici “democratico e socialista”? O intendi solo la buona, vecchia socialdemocrazia – che per me, invece, non basta? In ogni caso sono integrazioni che – credo – rispetto alla situazione italiana debbano venire non solo “dal centro”, ma anche “da sinistra”. In particolare ritengo che la sinistra debba andare a lezione di un rapporto più sano con gli organi intermedi della società: il PCI, senza offesa per nessuno e ovviamente tagliando con l’accetta, non ha saputo trovare un’alternativa tra l’ignorarli-combatterli e il controllarli-usarli. In questo senso penso che si possa imparare molto (ed evitando la tentazione mercatista) non solo dalla tradizione cattolica ma anche da quella della sinistra alternativa. Quindi non si tratta proprio di andare al centro, anzi; ma nemmeno di un indirizzo individualistico-radicale (che dalle nostre parti molti auspicano: con singolare contraddizione, come ho sempre creduto, tra socialismo economico e individualismo sociale).
    Mi interrompo qui, perché a fare questi Bignami-della-mia-posizione-politica mi fuma il cervello. Grazie per questo spazio (anche psicanalitico, diciamo).

  14. claudio pagani Says:

    Caro Mauro, sarò sincero sino in fondo.
    Anche io penso che il P.D. abbia avuto una falsa partenza molto grave e che questa abbia introdotto ulteriori divisioni a sinistra ;d’altra parte avere affidato il compito di fondare un partito a Veltroni che è stato “sempre” antipartitico e leaderistico è stato un errore imperdonabile e tuttavia….
    Mi spieghi come Vendola possa essere punto di aggregazione a sinistra quando rappresenta ( nell’ipotesi migliore) l’8 % dell’elettorato mentre il P.D. ne rappresenta (nell’ipotesi peggiore ) il 23???
    Come fa Vendola a fondare un partito DEMOSOCIALISTA ( che auspico anche io) quando l’unica vera proposta che fa è quella di diventare candidato premier attraverso le primarie cioè di uno strumento che è ,a mio avviso , il peggiore lascito a sinistra di questi 20 anni antipolitici e plebiscitari???
    Che proposte fa Vendola su
    Tasse ( cioè come diminuirle ai ceti popolari) senza scassare tutto?
    Scuola e ricerca ; cioè come trovare i 30 40 MLD (sic! ) necessari per un progetto minimamente serio?
    Lavoro ; dove si trovano le decine di miliardi per fare giustamente in modo che il lavoro stabile non costi meno del lavoro precario e , in prospettiva, il lavoro precario si riduca fino a sparire?
    E mi fermo qui perchè già dare una una risposta seria (compresi i conti)
    a questo delinea il nocciolo di un vasto programma di C.-S.
    In realtà ,io temo, la sua idea è quella di disarticolare il P.d. ,via primarie, e quindi di conquistare cosi una posizione di forza ; dopodiche
    andare alle elezioni con risultati ,sempre a mio avviso, eccellenti per SEL e pessimi per la coalizione; a quel punto Berlusconi ha davanti un’ AUTOSTRADA per la presidenza della REPUBBLICA (nel 2013) per la durata di 7 LUNGHI ANNI. alla fine nel 2020 non ci sarà + l’Italia democratica , sia pure molto imperfetta, ma una repubblica sudamericana dove costruire un partito DEMOSOCIALISTA , sarà impossibile e ,soprattutto i cittadini cercheranno sempre + uomini della provvidenza…
    Purtroppo non vedo vie d’uscita a queste lotte fratricide che dilaniano la sinistra italiana da sempre e che ,per dirla con Gramsci, porteranno ,probabilmente ,alla comune rovina

  15. maurozani Says:

    @Luca , beh ho spiegato, o almeno cercato di farlo in molti post, in una mozione congressuale dei Ds e poi ad ogni piè sospinto e in tutte le possibili salse che vado ricercando(inseguendo) una nuova sintesi tra democrazia e socialismo.

    Mi son inventato a suo tempo persino un’Associazione che si definiva “democraticiesocialisti”.

    Per me tutta la socialdemocrazia europea ha scontato una subalternità non mettendo a tema proprio le “promesse mancate della democrazia”al tempo della globalizzazione.

    Per questo sono stato e son spesso irriso.

    Rovesciare la socialdemocrazia in demosocialismo sarebbe solo un mero giochino..di parole.

    Invece no.

    Super-egoicamente( a dimostrazione che non ho nulla contro la psicoanalisi) cerco persin di dare a questa definizione la dignità di una ricerca teorica.

    Son convinto , scendendo al terreno della politica, che su di un progetto demosocialista si può costruire uno scenario diverso rispetto alle tradizioni storiche senza abiure e senza conservatorismi.
    Uno scenario unificante anche per la parte migliore e laica della tradizione politica dei cattolici.

    E’ principale e dominante nella mia definizione la Democrazia, che tuttavia riassume in potenza i valori del socialismo europeo e la radicalità di istanze sociali di ciò che un tempo (per comodità) veniva definita genericamente la sinistra, appunto, radicale.

    Vabbè, continuo a trovare ingannevole e perfino insensato tener separati i democratici dai socialisti e dalla sinistra in genere.

    Non è sufficiente, per me, definirsi democratici o definirsi socialisti.

    Non più. Oggi.

    Va elaborato un sistema d’idee coerente con la necessità di ri-funzionalizzare il mercato alla società degli umani.

    Per tornar a dire che il mercato è un mezzo (spesso rozzo e improprio) e non un fine.

    E che la storia, per quanto non progressiva, non è tuttavia conclusa con il “secolo breve”.

  16. LucaGras Says:

    Non ero Ds… chissà se è una giustificazione adeguata. Forse no. Vabbe’. Mio padre, parlando del congresso precedente, mi ha sempre detto “era meglio se avesse vinto Berlinguer e non Fassino”. Non so. A volte s’incrociano perversamente diversi generi di conservatorismi e di nuovismi. Ci sarà pure il bandolo, senza dover sempre puntare solo sull’escatologico. Anche se è Natale.

  17. maurozani Says:

    @Luca.
    Il bandolo è tutto politico.

    In non m’interrogo sul destino ultimo dell’uomo, nè su cosa ci riserva l’aldilà.

    M’occupo del destino terreno degli uomini e delle donne, riuniti in una cosa che si chiama, comunemente “società”.

    Dunque m’occupo di politica.

    Per quanto riguarda sto’ destino ( gergo bersaniano) penso le cose che ho testè scritto.

    Ci si confronta, con quelle.

    Se si vuole.

    Anche se è Natale.

    E, non importa da dove si viene.

  18. maurozani Says:

    @Claudio.

    Non so che proposte faccia Vendola.
    Nè qual’è, esattamente, il suo progetto politico.

    So che grazie ad una particolarissima invenzione del PD (le primarie) s’appresta a lanciare la sua OPA.

    So che il PD è scalabile perchè è del tutto privo di una propria identità definita. Aperto ai quattro venti.

    So che Bersani , da tempo, ha intuito il pericolo e comincia a ritirarsi dal gioco delle primarie. Se perdo , beh allora vado a giocare da solo nel mio cortile.

    So che se il PD s’allea col terzo polo s’apre una prateria sulla sua sinistra.

    So che contemporaneamnete perde anche a destra. I finiani cederebbero a quel punto alle sirene di Berlusconi.

    So che è insensato rimediare dicendo che “chi ci sta ci sta” dovendo poi rincorrere Vendola all’ultimo momento.

    So che Vendola si dedica un pochino troppo alla “narrazione” e agli spunti poetici.

    So che invece il PD non ci si dedica affatto. Altrimenti si spacca.

    So anche però che il pane riformista non è sufficiente a sfamare un elettorato ,incerto e disorientato.

    So che un’alleanza a sinistra, per quanto problematica ha più possibilità, di una qualsiasi altra ipotesi.

    So che che chi volta le spalle al realismo politico che gli stessi sondaggi, ormai concordi, suggeriscono apre un’autostrada a Berlusconi.

    Molto altro non so.
    Ma dovrebbe bastare.

  19. claudio Says:

    Caro Mauro grazie per l’articolata risposta.
    Tuttavia nonostante le molte cose che sai non mi hai convinto affatto.
    Soprattutto io obietto che in Italia siamo all’8 settembre e che più che Vendola sarebbe utile un Badoglio (come tu sai principale generale di Mussolini) .
    Poi ci vorrebbe ,e questo è ancora più difficile , ci vorrebbe una svolta di Salerno…..
    Con stima e ,se posso permettermi, amicizia.

  20. maurozani Says:

    Caro Claudio,

    Privo di partito, come sono, non son qui per convincere. Solo per discutere.
    Prendo atto che non siam affatto d’accordo.
    L’ipotesi ciellinista poteva (forse ) esser buona per un governo di transizione il quale poteva nascere dalla sconfitta di berlusconi il 15 dicembre.
    In quel caso io avevo definito addirittura stupida l’idea di precipitarsi a votare con l’attuale legge elettorale.
    Berlusconi però ha vinto.
    E al di là della propaganda ha vinto anche politicamente.
    Dunque è meglio prepararsi alle elezioni.

    Buon Natale a te e alla tua famiglia

  21. Bronco Says:

    Se il Pd si allea con Vendola, L’OPA non è scongiurata, anzi. Risultato finale, Sel a doppia cifra, molto vicino al PD e fine del PD.
    Se il PD si allea al centro, si chiede all’elettore di fare una scelta precisa tra sinistra moderata e sinistra radicale, eliminando la percezione che Vendola e PD siano la stessa cosa. Dopo il voto, con un centro a forte maggioranza democratica, ci si allea inevitabilmente con il polo di sinistra e si da al paese un governo realmente di centro-sinistra. Credo che lo scenario ipotizzato da Bersani and company sia qualcosa di molto simile.

  22. Bronco Says:

    Dimenticavo, grazie per il confronto e Buon Natale a tutti.
    B.

  23. claudio Says:

    Caro Mauro grazie e ricambio di cuore

  24. maurozani Says:

    Caro Bronco,
    Non mi convince il triplo salto mortale da te ipotizzato.
    Credo non convinca anche gli elettori.
    Buon natale.

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