Festa finita

Rompo, emotivamente, la tregua post-natalizia per commentare , in breve, l’anno che verrà.
Il quale, per il Pd, è preannunciato dalla dichiarazione di D’Alema favorevole all’accordo capestro di Marchionne.

“Spero che i lavoratori voteranno a favore dell’accordo”.

D’Alema ha molti difetti (chi non ne ha? ) ma non quello dell’ipocrisia e detta, ancora una volta, la linea a Bersani. A colui che ha, in buona parte, insediato alla guida del PD. Come del resto , in precedenza aveva insediato Fassino alla guida dei Ds e prima ancora (con una non dimenticata e brutale blitzkrieg ) Violante alla guida del  gruppo parlamentare alla camera dei deputati.

Per me , e credo non solo per me, non costituisce sorpresa la posizione di D’Alema.

Marchionne , l’apolide svizzero –canadese (italiano pro-forma) che , per dirla col consueto francesismo , copula con l’ attributo virile di un altro (nella fattispecie i soldi di Obama finalizzati a salvare la Chrysler incorporando la Fiat), è destinato a vincere la partita.

Anzi l’ha già vinta.

I lavoratori non sono eroi. Sono persone che si trovano a dover sbarcare il lunario in condizioni sempre più difficili, spesso proibitive.

Dunque il ricatto ha pagato. 

La Fiom si troverà, nell’immediato, isolata.

Quanto a D’Alema odia perdere anche se ,forse proprio per questo, molto spesso e mal volentieri ha perduto.

Tuttavia la posta in gioco, nell’immaginazione fervida del Presidente del Copasir, va molto oltre la fabbrica, applicandosi ad un complesso combinato disposto che continua a puntare al bersaglio grosso del Quirinale.

Si sa, Parigi val bene una messa.

Ma , al di là di dietrologiche perfidie, bisogna ,alfine , arrendersi all’evidenza.

Nella posizione del leader maximo e in quella di tutti i principali dirigenti del PD, compresi Veltroni, Fassino e certo, sotto traccia anche Bersani, c’è un’autentica etica della convinzione che prevale e che oggi viene allo scoperto, anche se i militanti, ancora di sinistra del Pd non lo ammetteranno mai. Anzitutto per ragioni esistenziali profonde.

Tale etica riguarda appunto la convinzione che , nel momento in cui sembra trionfare il “capitalismo puro” (vedi Marx se ne hai voglia), difendere le ormai aggirate (dalla globalizzazione dei mercati) casematte del lavoro in cui son trincerati gli insider assuma il significato di una battaglia politica perdente.

Si sa, le fortezze son fatte per esser espugnate. 

Solo che a questa realistica convinzione non corrisponde affatto l’idea di “una guerra di movimento” volta a mobilitare le legioni degli outsider con l’obiettivo strategico di riunificare il mondo del lavoro facendolo rientrare compatto entro un sistema di relazioni industriali democratiche nell’ambito di una riforma generale del Welfare occidentale che si proponga di superare , con nuovi avanzamenti sul terreno sociale, le conquiste del novecento.

Ergo ci s’acconcia. Perché così va il mondo. E la “guerra” è perduta per sempre.

La politica dichiara così, ancora una volta, il suo carattere ancillare nei confronti dell’economia e del mercato che hanno vinto.

Diviene mero strumento del “capitalismo puro”.

Al più cerca (la politica) di mimetizzare questa sua totale subalternità e mancanza di progetto sociale trincerandosi dietro il fragile schermo di una presunta autonomia.
La quale, nella fattispecie  e se davvero vi fosse, avrebbe già dato luogo ad una legge sulla rappresentanza sindacale in grado di portare la democrazia nel sindacato sulla semplice base di un’obiettiva proporzionalità.

D’altra parte, se davvero vi fosse, non sarebbe difficile spiegare all’uomo col maglioncino che il suo ricatto sull’occupazione è , in parte, una pistola scarica. Almeno nell’attuale contingenza.

Perché?

Ma perché, à la guerre comme à la guerre.

Se da un lato non si possono negare i vincoli di competitività sul mercato globale che fanno leva essenzialmente sulla riduzione drastica delle regole e del costo del lavoro umano, dall’altro l’operazione di Marchionne troverebbe almeno un serio ostacolo qualora il paese che tanto ha dato (in soldoni e in rendite di posizione) rendesse la vita difficile alla Fiat , a quella “Fabbrica Italiana di Automobili” il cui marchio è, oggi, indispensabile allo svizzero –canadese (italiano en passant) proprio al fine di metterlo al servizio dell’americana Crysler.

Se invece di esaltare le doti di un manager(sospetto, di mezza tacca) , uno Stato, una Nazione, le sue istituzioni politiche, lo avessero incalzato dappresso per inchiodarlo alla eccezione dell’accordo di Pomigliano (ricordate l’eccezione non più ripetibile?) e in più e legittimamente gli avessero chiesto un piano industriale per la crescita (cosa diavolo ha in mente il supposto grande manager per la produzione in Italia?) le cose potevano andare ben diversamente.

Si sarebbe quantomeno ristabilito un potere di contrattazione non meramente sindacale, che chiamava in campo come protagonisti, la politica italiana e i datori di lavoro americani di Marchionne.

Invece no.

La politica, la Nazione, il Paese, il governo e la principale forza d’opposizione sono rimasti a guardare.

Con le mani in mano.

Uniti come un sol uomo in una sconcertante, colpevole e meschina pochezza.

L’accordo di San Valentino sulla scala mobile sta ancora ottenebrando il PD mentre, per dirla con il riformista(non tacciabile di conservatorismo di sinistra) di Repubblica, Massimo Giannini, Cisl e Uil “spacciano carte false” e Bonanni e Angeletti (tra i massimi sponsor della nascita del PD) “porteranno a lungo sulla coscienza una gestione gregaria dei rapporti con la politica e con la Fiat” , magnificando un accordo in cui si riconosce “per la prima volta il principio che chi non accetta i suoi contenuti non ha più diritto di rappresentanza sui luoghi di lavoro”.

Ebbene, tutto ciò grida vendetta.

Anche in nome di quanto dettato dalla costituzione italiana e dallo statuto dei diritti dei lavoratori. (A tal proposito mi permetto, pur da profano e pur intuendo che non gradirà , di segnalare le puntuali considerazioni proposte dal democratico Luigi Mariucci oggi su “Il Fatto quotidiano”).

Bene.

Well, come dicono gli americani.

A questo punto bisogna capire, con prontezza, che il capestro di Marchionne non riguarda la sola Fiom.

No.

Tutt’altro.

Lo schema “non prevede compromessi” come scrive sempre Giannini.

Infatti lo schema non importa in Italia solo un modello unilaterale di relazioni industriali “ma anche”, veltronianamente, un’idea d’azzeramento del welfare europeo.

Non  la sua riforma.

Solo la sua semplice liquidazione.

Per questo , nel bene e nel male , io sto con la Fiom.

Per il momento persino a prescindere da ogni sua posizione.

E non sto con il PD.

Voi direte che non ci son mai stato.

Beh è vero solo in parte.

Dato che la speranza è sempre l’ultima a morire.

D’ora in poi conviene gettare alle ortiche ogni velleità e illusione.

Festa finita.

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58 Risposte to “Festa finita”

  1. luigi battistini Says:

    concordo pienamente l’analisi fatta ,la FIAT in quanto marchio automobilistico è già praticamente sparito assorbito di fatto da Crysler,pensare che gli accordi di Pomigliano e Mirafiori possano modificare questo percorso o è da conniventi o da sciocchi. Io sto con la FIOM dovrebbe diventare la parola d’ordine su cui trincerasi per poter eventualmente costruire una opposizione allo smantellamento del Welfare ed alla dignità del lavoro

  2. michele Says:

    ..mi sembra che l’unico errore forse attribuibile a zani, in quest’analisi, sia trarne delle conclusioni sul pd come “intero” – errore probabilmente inevitabile, in chi si è formato nel vecchio pci e non riesce pa pensare un partito se non conme Partito. per quanto storto, per quanto mal fatto e pericclitante. ma Partito, santoddio.. cosa se no?
    a me pare invece abbastanza accertato – anche da dentro – che il pd è una federazione di anime diverse (anzitutto la Pi e la Di fra loro opposte) nella quale il blocco dalemiano detiene il microfono di portavoce in quanto tiene i cordon della borsa, e poco di più. dunque ne usciranno molte voci, dal corpo plurale e diffuso del p&d… e penso le posizioni prese su questo accordo capestro saranno quelle sostanziali.
    perché, anche “veltronianamente”, non mi pare sostenibile che un partito democratico possa approvare accordi che prevedono delegati sindacali nominati dall’altro, e non più eletti dai lavoratori.
    ricordo sommessamente che sulla parola d’ordine “i delegati dei lavoratori li eleggono i lavoratori” qualche anno fa, nei cantieri navali di un porto polacco, mi pare danzica, naque un nuovo sindacato destinato a una qualche fortuna politica.. chi scegliedi chi i rappresentanti non è un particolare trascurabile, in politica.. anche se capisco che alla seconda tornata di parlamenti “nominati” dalle segreterie questa consapevolezza storica si stia offuscando – e in questo, dalemianamente, i dirigenti che zani descrive magistralmente mi pare scambino per realtà i loro sogni, che hanno preso breve e malfatto corpo in questa legge elettorale e nel residuo, disperato senso di disciplina dei militanti di mezz’età che ancora seguono la linea. seguirà amaro risveglio, si spera non con berlusconi al quirinale..

  3. claudio pagani Says:

    Anche io rompo malvolentieri il silenzio festivo.
    Sinceramente anche io con il cuore sono contro il diktat di Marchionne ma mi chiedo : vogliamo tutti ,un pò dannunzianamente , buttare i ns poveri cuori oltre l’ostacolo o chiederci perchè la sinistra tutta, e sottolineo tutta,
    è arrivata così impotente a questo tornante della storia italiana?
    Vogliamo davvero consolarci con il fatto che ,ancora una volta, il perfido D’Alema ci ha consegnato al nemico ? ( è davvero un pò surreale che dopo avere detto più volte questo in passato ancora una volta oggi , in fondo, ci si apettasse che lui ” ci salvasse”; questo ha più a che fare con il “padre” di Freud che con la poltica)
    No cari compagni siamo di fronte ad una grave sconfitta collettiva soprattutto di dirigenti piccoli ,medi ,grandi e anche del popolo di sinistra.
    Usciamo almeno dall’infantilismo del capro espiatorio e assumiamoci fino in fondo anche le ns responsabiltà..
    Qualsiasi parte in commedia vogliamo sostenere da oggi in avanti (e cioè quella del P.D. o quella di SEL e affini) nessuno si salverà da solo e meno che meno buttando la croce sugli altri.
    Abbiamo una sola strada ; guardare in faccia la dura sconfitta ( del resto già avvenuta con la caduta dell’ultimo Prodi per responsabilità anche sue).
    La verità è che non c’è nessun ” piccolo padre” da cui ripartire e ,quindi , non ci resta che uscire da questa lunga adolescenza politica di noi sinistra italiana ed entrare definitivamente e risolutamente nell’età adulta. A quel punto potremo finalmente scontrarci uniti e da adulti con il ns. nemico italiano che è il capitalismo globalizzato versione indigena di cui Marchionne è solo un componente almeno autentico e “sincero” fino all’odierna brutalità.
    Voglio chiudere , caro Mauro, con D’Alema e ti chiedo e mi chiedo : ma perchè quando c’è un problema grande per la sinistra italiana ti (mi ) viene spontaneo riferirsi ,sia pure quasi sempre per criticare, a lui?
    Perchè ,mi viene da dire, lui , ci piaccia o no, è uno che si assume fino in fondo le sue responsabilità come si conviene ad un adulto ( parlo dei dirigenti o sedicenti tali naturalmente di cui non si sa mai fino in fondo cosa pensino e se pensino qualcosa) . Quando avremo tutti capito che in fondo di lui (D’Alema) si può fare a meno , anche come come comodo e facile bersaglio polemico, avremo fatto un passo positivo sulla strada ineluttabile dell’età politicamente adulta.

  4. Assecobo Says:

    E’ convincente, ma anche senza speranza. E’ triste; molto triste, come lo sono queste feste di fine 2010, in Italia e nel Vecchio Continente, in declino economico, sociale, politico, culturale. Sarà molto difficile che questi vecchi modelli, che tu denunci, riescano a conceire la propria fine.
    Qui possiamo fare ben poco. Ma … perchè non cambiamo aria.
    Dai Zani, vieni via con me! Via, via, vieni via con me. Prenidi un sacco, mettici dentro i tuoi valori più importanti e vieni via. Lascia questi politicanti, questi economicisti, e vieni via con me:
    http://www.associazione-eco.it/?q=node/421

  5. Fulvia Bandoli Says:

    io invece lo prendo integralmente questo pezzo, non aggiungo neppure una virgola e lo metto sulla mia pagina. Quando una analisi convince convince.

  6. maddalena piccolo Says:

    E’ con tristezza che devo dirmi d’accordo con quanto scritto.
    Ma, a meno che non si voglia giungere alla soluzione proposta da Assecobo, è necessario, come benissimo dice Pagani, prendere coscienza totalmente e assumersi le proprie responsabilità di azioni e di omissioni. D’altronde non mi sembra che Zani nello scritto proposto sia alla ricerca di un comodo capro espiatorio, ma abbia ben presente la complessità di un passaggio epocale oscuro e pericoloso.

  7. Stefano Dall'Agata Says:

    Finita la profezia i marxisti alla Cacciari e alla D’Alema hanno sposato il liberismo.
    Alla sinistra serve una rifondazione etica, Nichi l’ha cominciata, dicono che sia solo poesia e sogni.
    Da ribattere con John Lennon:
    Puoi dire che sono un sognatore
    ma non sono il solo
    Spero che ti unirai anche tu un giorno
    e che il mondo diventi uno…

  8. minimax Says:

    Copio-incollo quello che ho lasciato nella pagina FB di Fulvia Bandoli che condivide questo post: «Si può concordare ma chiosare con un infame(?) “ma anche”? Nel senso che la “ricostruzione” (o è proprio una costruzione e basta?) di una sinistra-sinistra maggioritaria e vincente passa per forza per una lunghissima traversata del deserto Culturale (che non è da addebitarsi ai Bersani o ai D’Alema, ma, pasolinianamente agli imperativi consumistici dei quali B. è l’incontrastato campione) del nostro beneamato Paese. Diversamente, nisba. Solo irrilevante testimonianza. La solita. Che fare? Dire le cose di sinistra che vanno dette e ridette per cominciarla la traversata di cui sopra e… ecco! nel contempo almeno non demonizzare i pragmatici praticoni definendoli “furbi convertiti” e interessati solo ai poteri loro e alle loro pur legittime ambizioni. Facciamola un po’ più complicata, insomma…»

  9. Gino Says:

    Egregio signor Mauro, del Suo, condivido essenzialmente la mestizia. Del resto anche quella del Pagani, al netto dell’auspicata catarsi dall’adultescenza, è lucida mestizia. La sconfitta che tutti ci riguarda (una delle tante, non so neanche se definirla storica, comunque con dosi differenti che non è qui luogo per ponderare) è stata nella sciagurata congiuntura 2006/08. Nella sconfitta – è tipico – le weberiane etiche della convinzione e della responsabilità sono dstinate a scindersi (e aguardarsi in cagnesco). L’una assume una forma cistallina, cioè testimoniale a oltranza, l’altra del mero adattamento. La sublimazione del male peggiore e la concretizzazione di quello minore. Cremaschi e D’alema. Perfettamente inutile gettare la croce sull’uno o l’altro. Inutile schiumare di rabbia impotente. Capisco entrambi. Anche perchè tertium non datur (troppo tardi, lo si doveva tirar fuori nel 2006). Per quanto mi riguarda ho sottoscritto il documento Cofferati-Gallino ecc. Sto sulla testimonianza. Che poi, a me, come presumo a Lei, non costa socialmente nulla. Ma con mestizia e seso profondo di inadeguatezza. E siccome un blog non è un comunicato per l’azione di massa, elaborare a fondo (per il nuovo anno) la malinconia mi sembra l’unico augurio ragionevole. Saluti

  10. paolo allegrezza Says:

    Caro Zani, qualche obiezione alla tua analisi. 1) Le condizioni della produzione sono mutate sotto la spinta della competizione globale, ergo senza un aumento della produttività non ci sarà più la Fiat, semplicemente. 2) La Fiom dovrebbe dire come intende porre un rimedio all’assenteismo che innegabilmente è un problema degli stabilimenti italiani, non un diritto 3) A me non pare credibile l’idea di un M. che una volta incassato l’accordo si ritrae dagli investimenti, gabbando tutti. 4) I metalmeccanici in Italia sono 1.624.66 di cui il 40,8% costituito da impiegati (dati Federmeccanica). La Fiom ha 363.559 iscritti al 2009 (dati, Fiom). Nel referendum di Pomigliano la Fiom non ha vinto. E allora la festa per chi è finita ? 5) Concordo, invece, sul fatto che escludere chi non sottoscrive è sbagliato. E allora concentriamoci sulla riforma complessiva delle regole della rappresentanza. Provando a governarlo il cambiamento.
    paolo allegrezza
    materialiriformisti@blogspot.com

  11. massimo meliconi Says:

    Condivido l’analisi sulla vera posta in gioco: l’azzeramento del Welfare di stampo europeo o, se preferite, del Welfare europeo in salsa Italiana. D’Alema, in questo è fondamentalmente d’accordo con l’eterno duellante Veltroni e con tanti altri ex comunisti, ritiene ovviamente che il capitalismo ha vinto e non ci sono alternative, forme di mediazione o di resistenza ( qualche idea socialista e democratica?) sono inutili se non dannose. Il concetto di sinistra va liquidato in quanto otto-novecentesco e conservatore, anche se questo non deve essere troppo chiaro nei confronti di un elettorato un po’ nostalgico, che si abituerà pian piano, il popolo non capisce subito ma ci arriva con lentezza, si sa. Mi permetto soltanto di dire che questa è una visione provinciale e sorpassata della questione. Quello che succede adesso nel mondo è già un po’ più avanti di questa analisi becera. Il tentativo di Obama di portare qualche elemento di vago sapore socialista ( lo diceva Newsweek, non io) nella società america è probabilmente destinato al fallimento ( chi ha vissuto negli Stati Uniti come me aveva parecchi dubbi fin dall’inizio) non è l’unico segnale: quello che succede in tanti stati Sudamericani con la sinistra al potere, il fatto che il nuovo segretario del Labour britannico Milliband abbia vinto con lo slogan ” basta con il Blairismo” e ritorni a un rapporto più stretto con il sindacato sono solo alcuni esempi. Anche in Italia, chi avrebbe detto che la non-generazione degli attuali studenti sarebbe scesa in piazza contro la cosiddetta riforma Gelmini, decine di migliaia di giovani?
    Insomma, la dialettica della storia continua. La situazione in Italia è pessima anche perchè la maggior parte del gruppo dirigente del maggior partito di opposizione vive solo di traumi pregressi e ritiene di dover dimostrare sempre che adesso ha davvero capito come stanno le cose. In una situazione già difficilissima di suo, è un surplus che non ci possiamo permettere.

  12. lucagrasselli Says:

    Prescindo dalla questione PD, dico solo che sono nel PD ma le mie posizioni sono quelle casomai di Mariucci – ma anche di FassinA, che dovrebbe essere quello titolato a darne – non di DalemaFassinoVeltroniIchino e compagnia cantante. Del resto voglio dire, nel PD c’è pure Cofferati che ha firmato pro-Fiom, quindi lasciamo un attimo da canto il PD.

    Per me allo slogan “è la globalizzazione, baby” si risponde “e allora facciamola, ‘sta globalizzazione”. Non permettiamo che gli operai (e non solo) italiani siano lì a scannarsi a distanza, come pulcini pigolanti alla mano del padrone, con gli operai serbi polacchi cinesi o sobeniocosa.
    Prendiamoci le nostre responsabilità, che sono pesanti. Perché significa che effettivamente ad alcuni diritti, ad alcuni privilegi occorrerà rinunciare. Ma non perché lo chiede il padrone o le esigenze dell’azienda, stritolata anch’essa in un gioco molto più grande di lei. (Tanto, a “stringi e strozza”, a una produttività paragonabile a quella dell’estremo oriente non ci arriveremo mai neanche di striscio, l’est europeo forse lo recuperiamo, ma il gioco non è lì, no?). Rinunciamo ad alcuni diritti perché altri che non ne hanno possano vedere aumentati i loro. Lottiamo per parificare, un po’ almeno, le condizioni del mercato del lavoro, che hanno squilibri che non solo gridano vendetta al cospetto di Dio ma rendono non solo instabile, ma catastrofico l’intero sistema – sociale, politico, ambientale, e culturale pure, ma anzitutto il sistema economico stesso.
    Questo dovremmo dire, se siamo riformisti di sinistra.
    Dire anche a Marchionne che attribuendo ai sindacati firmatari una rappresentatività che non hanno, faticherà a raggiungere gli obiettivi che vuole. Dire anche alla Fiom che se non si prende la responsabilità di affrontare seriamente problemi come quelli dell’assenteismo, senza svicolare, potrebbe diventare un partner più credibile e offrire meno giustificazioni a clausole che eliminano i diritti (perché se io mi ammalo di lunedì, cazzo, ho diritto di stare a casa pagato, anche perché magari evito di contagiare mezzo reparto).
    E dirci che magari “noi cattolici” dalla Rerum novarum non avremo fatto troppi passi avanti (ma “globalizzazione della solidarietà” lo diceva Giovanni Paolo II, di-venerata-memoria, come si suol dire), ma “voi” da Marx forse ne avete fatti un po’ troppi indietro. Ma che fra Treviri e Gallipoli c’è ancora l’Emilia-Romagna.

  13. Stefano Dall'Agata Says:

    @ Paolo Allegrezza
    Il governare il cambiamento è fare la politica di Berlusconi senza Berlusconi.
    Si tratta della classica deriva del PD che va sempre più a destra, consegnando il Paese alla destra vera, che viene preferita alla fotocopia sbiadita rappresentata dai “riformisti”£ di casa nostra.

  14. elio Says:

    Da ex operaio Fiat le vicende di Mirafiori mi inquietano umanamente e politicamente.

    Lavoratori e le loro famiglie che durante le feste natalizie, guardano attoniti le file a negozi per l’acquisto di importanti borse griffate o il cellulare di ultimo grido dell’Apple, debbono fare i conti con il ricatto grave posto da Marchionne tra la difesa di 1000 euro al mese e la perdita del posto di lavoro! Che arroganza autoritaria………..
    Dover scegliere tra il voltare le spalle al proprio sindacato che difende diritti e condizioni di lavoro e la perdita del lavoro!
    Mettere in discussione la coerenza ed il rigore della propria vita, le proprie appartenenze sindacali e politiche, lo stesso concetto di democrazia tutto ciò dopo lotte e sacrifici dai contenuti tutt’altro che corporativi.
    Tutto diventa odioso ed insopportabile: le finte solidarietà, le certezze ideologiche, i richiami morali alla responsabilità, le tante ipocrisie sindacali e politiche, il richiamo agli interessi generali o l’elenco terribile ed impotente dei tanti perché:

    – il perché di un Governo che in nome della libertà non fa rispettare regole e leggi e sancisce come regola la legge della giungla nei rapporti tra lavoratori e datori di lavoro finendo chiaramente per stare da una parte sola;

    – il perché della mancata unità del sindacato di fronte e tale ricatto;

    – del perché di un opposizione divisa che non contrasta tale malefatte;

    – del perché si è arrivati a questo punto;

    Tanti perché pieni di se e di ma che non tolgono di mezzo la drammaticità di una “scelta” sulla quale i lavoratori sono chiamati, con un referendum, a rispondere ad un ricatto con un SI od un NO!
    Comunque la si pensi è d’obbligo non lasciare soli quei lavoratori dopo l’esito scontato di quel voto, facciamogli trovare vicino il loro sindacato a difenderli senza rancori ed una sinistra unita che non sappia solo dire dei no ma indichi un futuro di speranza a quei lavoratori ed i loro figli!

    N.B. Ma Zani se D’Alema era “venduto al nemico” cosa c’è stato a fare 20 anni al fianco convintamente?

  15. Raffaele Laganara Says:

    Caro Mauro, un abbraccio di solidarietà.
    Il mio stato d’animo ed i miei pensieri sono descritti da ciò che hai scritto.
    La nostra rabbia è legittima e non è cieca.
    Raffaele

  16. stefano Says:

    qui oggi sono bei momenti,baby e le altre

  17. stefano Says:

    qui oggi sono bei momenti

  18. stefano Says:

    stefano,nene,paola,giovanna,franco,barbara fedeli agli ideali del socialismo democratico, assidui frequentatori di questo blog ti augurano…. buon anno

  19. maurozani Says:

    Lascio da parte Elio Bianchi considerandolo irredimibile.
    Uno che ti legge. Ma che non si cimenta . Mai.

    Prova ne sia che non ha capito l’attribuzione di buona fede che intesto a quei dirigenti del PD mossi, appunto da “un’etica della convinzione”. Il cui scopo è però ,a mio avviso, errato, inconcludente e foriero di nuove sconfitte.

    Quanto a D’Alema , è ben vero che spesso lo prendo a riferimento.
    Chi segue questo blog ha intuito da tempo perchè: questione di carattere.
    Tutto sommato a me D’Alema non è mai stato antipatico.

    Dopodichè è falso che io sia stato al suo fianco per 20 anni. Ho lavorato con lui anni numero quattro e me ne sono andato quando si è verificato un grave dissenso politico.

    Pe il resto , certo che la questione, di cui tratto qua sopra è più complessa.
    Si capisce.
    Certo che nel PD non tutti la pensano allo stesso modo.

    E, in particolare certo che la globalizzazione va agita, percorsa e non rifiutata rifugiandosi in un medio evo comunitario tanto reazionario nella sua essenza quanto imbelle.

    Globalizzazione della solidarietà?

    Ma si capisce , non da Giovanni Paolo II, ma ben prima da tal Marx: “‘unilateralità e la ristrettezza nazionale diventano sempre più impossibili”….l’interdipendenza universale delle produzioni materiali e quella intellettuale ..tendono a far esplodere il recinto delle frontiere nazionali”.

    Ergo, ancora oggi , più che mai nella globalizzazione, si scorge ad occhio nudo il fondamento materiale di ciò che bisogna tornare a chiamare l’internazionalismo.
    Dato che ci son lotte che cominciano dal piano nazionale ma , di necessità devono ampliarsi a livello mondiale.

    Qui sta il grande e “moderno” problema già scoperto da almeno 150 anni. Nell’ambito del quale non si può banalizzare più che tanto considerando l’ambito globale come un semplice sistema di vasi comunicanti per cui si dà luogo alla guerra tra i poveri nel confronto aspro tra diversi livelli salariali e diverse condizioni di lavoro.

    Per conto mio metto di mezzo , nel conflitto anche una cosa che si chiama profitto.

    Questo è stato e resta il conflitto sociale, il quale non è mutato, nella sua essenza. C’è chi vende la sua forza di lavoro e chi l’acquista e poi la usa, sempre più unilateralmente.

    Poi discutiamo pure delle forme che son cambiate.Molto cambiate.

    La Fiat ha bisogno di maggior produttività?
    Ma certo.
    Resta che quel tipo in maglioncino non aiuta. Non ha detto cosa vuol fare, quali prodotti innovativi per reggere la sfida.
    Lui si è tolta la giacca dell’impreditore-manager per indossare la veste del padrone: va per le vie brevi.
    Spreme plusvalore dal lavoro umano che ha messo sotto il più ignobile dei ricatti e non s’avvede, lui e quelli come lui, che non ci sarà mai, dico mai, la possibilità di battere la concorrenza cinese(e quant’altra) su questo piano.

    E, intanto in Italia, solo un trenta per cento all’incirca compra i suoi prodotti nonostante che i salari dei suoi operai siano inferiori a quelli dei suoi concorrenti europei.

    Dopodichè io non schiumo di rabbia, non odio, non offro ricette che non possiedo e non ho mai posseduto.

    Si certo, come il signor Gino sto sulla testimonianza (ancora, per il momento) fino a che non intravedo qualche spazio per l’azione. E sì, certo, ne io nè il signor Gino abbiam costi sociali da pagare.

    Ed è anche per questo che non butto la croce su coloro che s’apprestano a votare in quel referendum dall’esito scontato.

    Quella è gente che lavora per poter vivere e spesso , troppo spesso, semplicemente sopravvivere.

    Persone cui deve andare almeno la nostra testimonianza solidale.

    Almeno questo.

  20. maurozani Says:

    @Stefano Nene e le altre/i .

    Mah, vedete un po’ d’andare ……

    Buon anno!

  21. elio Says:

    Mauro, un pò di rispetto per chi in fabbrica c’è stato davvero, sul resto vero sono irredimibile non mi rassegno ad assistere passivamente ad anime candide di una sinistra sterile che prova a redimersi nel SEL in cerca di recuperare un identità che sa tanto di già visto, vecchio e nostalgico, altro che vie nuove per una sinistra che si candida a governare, si proponi un bagno all’opposizione decennale in attesa che tornino i tempi di una fase ciclica dove si riformi una “polpa” una polpa da contratrtare e ridistribuire con le lotte!

  22. maurozani Says:

    @Bianchi .
    Il giochino della fabbrica con me non funziona. Ci son stato anch’io e in un posto ben peggiore della Fiat.
    Sei irredimibile. Esempio: ti hanno offerto, a Bologna, una serie di candidati e li hai magnificati tutti, uno dopo l’altro, senza batter ciglio.
    Tu non vedi perchè è più facile , comodo non vedere. Si soffre meno. Tra i due il nostalgico sei proprio tu.
    Non riesci a vivere bene senza un partito-guida.
    E fai finta che esista ancora.

    Sei sul Titanic, caro, e l’ochestrina ha già cominciato a suonare.

    Comunque auguri per il tuo governo prossimo venturo.

    PS. Quel che non capisco è qual’è lo scopo della tua presenza qui.

  23. silvia ferraro Says:

    caro mauro, un “passaggio epocale da brivido” come dici tu, presuppone consapevolezza e assunzione di responsabilità , che purtroppo non intravedo nei cosidetti dirigenti del Pd, un partito che altro non è se non che un ircocervo , un copia/incolla senza fondamenta..
    la tua analisi marxiana individua che: ” nella globalizzazione si scorge ad occhio nudo il fondamento materiale di ciò che bisogna tornare a chiamare l’internazionalismo”. ed è solo da qui che bisogna ripartire tutti noi che ci diciamo di sinistra, con più umiltà e più consapevolezza, ma è dura rimettere in gioco le proprie certezze, i propri strapuntini …mica tutti hanno la tua forza..

  24. Mario Bovina Says:

    Non ho più energie per disperarmi per ciò che è finito; mi servono tutte per cercare il bandolo del nuovo inizio.

  25. giovanni Says:

    Caro Mauro, per quanto tempo ancora potremo riconoscere la buona fede a D’Alema? Razionalmente sono sempre stato convinto che D’Alema ha sempre agito per un tornaconto personale:la consegna di Ocalan e la guerra in Serbia per accreditarsi verso gli americani come fedele vassallo;la vendita di Telecom a Colaninno per cooptarsi nella cerchia della razza padrona;l’elevazione dei carabinieri a quarta forza armata per un imperituro riconoscimento e via dicendo.Per caso tu ricordi qualche atto legislativo o amministrativo compiuto dal governo D’Alema per la libertà ,l’uguaglianza e la giustizia? Io non ne ho memoria.
    Eppure, nonostante tutto questo ci sia ben chiaro,continuiamo a riconoscergli la buona fede perchè si “soffre meno”Tu,io e milioni di elettori non possiamo semplicemente riconoscere che abbiamo lottato,sofferto e lavorato perchè questa genia di miscredenti alla fine distruggessero tutto ,Gli aderenti alla Fiom,che non vogliono piegarsi a baciare il culo puzzolente di Marchionne,vengono dunque trattati alla stregua di un gruppo eversivo .Terroristi.” Il partito di governo momentaneamente all’opposizione”si copre di vergogna al cospetto di milioni di italiani per l’appetito di pochi e per inverare il sogno di tanti piccoli miserabili di sedersi comunque su una poltrona

  26. marco da bologna Says:

    Zani si legge sempre con piacere perchè è uno dei pochi che ha il coraggio di dire le cose come stanno!Penso che giunti a questo punto,parlo della lFiat naturalmente,l’unica strada da fare,sia quella dello sciopero generale ad oltranza,nel caso cioè più giorni consecutivi;obiettivo bloccare il paese.Non mi sembra una roba da marziani,in Francia e in altri paesi europei si pratica,si usa.Poi con ciò si vede,si tasta il polso a questa politica di carrieristi,a questi sindacati sempre di carrieristi!L’obiettivo sarebbe quello di difendere la cara vecchia europa dal capitalismo globale,nella fattispecie conservare gli ideali,lo spirito,il dna,del vecchio mondo occidentale!Poi però si torna sempre lì ,questo partito democratico non è in grado di sostenere alcuna sfida.Per le feste ho rispolverato un vecchio libro.Modelli di partito di Panebianco ,casa editrice il Mulino;è un approccio scientifico per catalogare i partiti,vorrei riuscire a catalogare quella roba strana che è il P.D.;sarà dura.Marco da Bologna.

  27. maurozani Says:

    @Giovanni.
    D’Alema , lo so, lo so. Potrei proseguire ad illustrare con altri grossi dettagli questo mio sapere.
    Ma, nel complesso , cerco di continuare a ragionare politicamente.
    La classe dirigente del Pd non va giudicata sul piano morale col rischio d’introdurre la categoria del tradimento.
    In verità so , o credo di sapere, che il loro riformismo consiste nel considerare , realisticamente, irriformabile quanto sta succedendo nel mondo attuale.
    Dunque si tratta per loro di attenuare le pene, di smussare gli spigoli sociali più taglienti, anche arretrando continuamente, per creare così le condizioni per alleanze politiche tali da realizzare un’alternanza al governo dell’Italia.

    Io, diversamente, osservando le cose del mondo dal mio ristretto osservatorio , torno a pensare che sia possibile , non tanto un rovesciamento(rivoluzionario) dello sviluppo capitalistico attuale, quanto una sua generale riforma che , sia pure in forme nuove, riproponga una logica d’approccio pratico (prassi poltica e sociale) che potrebbe definirsi neokeynesiana.

    E mi par di scorgere l’accumulo delle condizioni sociali per operare, nella pratica, in tal direzione.

    Detta col mio linguaggio, il PD opera lungo una ritirata strategica che corrisponde in realtà ad una rinuncia , mentre , a mio avviso, si tratta d’impegnarsi in una generale battaglia d’arresto, stabilire un forte caposaldo dal quale tornare all’offensiva.

    La resistenza della Fiom , in tal senso, assume un significato tutt’altro che disperato a condizione che sia in grado di radunare le sparse truppe e di dare un segnale forte a quanti (vedi i cosiddetti outsider) sono stati lasciati al loro destino,in balìa della corrente.

  28. maurozani Says:

    @Marco da Bologna.

    Se il libro di Panebianco (adesso non ricordo) è il suo manuale,(circa 400 pagine) fai bene a leggerlo e studiarlo.
    Molti anni addietro diede a me parecchie suggestioni, anche pratiche, e mi portò a riconsiderare, con la lettura di molti altri vecchi libri, le logiche strutturali interne alle organizzazioni politiche.

  29. priscilla Says:

    Le ho già detto che son mesta, signor Mauro. In queste condizioni, mi creda, le sue parole assennate e pacate, il suo sforzo di ragionare cercando una posizione più solida che estrema ed autocompiaciuta, senza farsi prender lo stomaco dai facili anatemi, sono per me di vero conforto. Leggendo le sue argomentazioni si è riacceso in me un barlume di speranza.

  30. claudio Says:

    Caro Mauro ti cito testualmente:
    “D’Alema , lo so, lo so. Potrei proseguire ad illustrare con altri grossi dettagli questo mio sapere.”
    C’e’ una componente molto forte e senz’altro maggioritaria, nella Sinistra che senza “il tuo sapere” dice lo stesso e cioè che senza D’Alema tutto sarebbe andato molto meglio e meglio andrebbe tuttora; io per natura sono avverso ai luoghi comuni e conoscendo bene da svariati anni il grande Satana penso che il suo + grande difetto sia l’INGENUITA’ più che il CINISMO di cui ,tuttavia, molti dirigenti ex PCI sono ben provvisti e basti per tutti il “buonista” Veltroni…;
    E però ,siccome ti stimo molto e sicuramente, a differenza di molte anime belle, molto sai io ti invito ad illustrare ” con grossi esempi questo tuo sapere” perchè anche io possa aprire definitivamente gli occhi…
    Facciamo finta per esempio che D’alema non ci fosse e mi chiedo:
    1) dopo la sconfitta secca del 1994 (progressisti) avremmo IN 2 ANNI rovesciato le cose e ,dialogando ,politicamente, con Bossi e separandolo da B. , costruendo l’Ulivo (noi per primi ) andando con grande umilta’ da Andreatta e lasciandoci suggerire il nome di Prodi (pochissimo stimato dagli stessi D.C.)?
    E ancora
    2) Perchè il “rivoluzionario ” Prodi ” non concesse a Bertinotti , anche solo formalmente, le 35 ore evitando così la sua lunga agonia iniziata nel 1997 e durata 1 anno (colpa del perfido? )?
    3) Perchè ,nei 18 mesi del governo del grande Satana il tasso di sviluppo (dati Bankitalia ) fu del 3,1% tasso mai raggiunto ne prima nè dopo in regime II Repubblica ?( mentre regalava Ocalan ,portato in Italia dall’eroico compagno Ramon Mantovani , agli Americani dichiarava LUI ,dopo Srbenica , la guerra alla Serbia, accreditava Colaninno portato graziosamente in dono ,come capitano coraggioso, dai compagni emilani Bersani e Unipol in testa?
    4) Perchè il Perfido era stimato e trattato come il miglior giovane da Enrico Berlinguer , Che lo portò in direzione prestissimo mentre il resposabile organizzazione Napolitano lo spedì ” a farsi le ossa” in Puglia( qualcuno ,tra cui Quercioli, dice per invidia)?
    Molti altri potrebbero essere i miei interrogativi ma poichè, se, a partire dal 1996, ha agito UNICAMENTE per ambizione personale è comunque oggettivamente un TRADITORE allora io ,laicamente e serenamente, attendo i tuoi “grossi dettagli” come sicuramente “persona informata dei fatti”. La mia personale opinione è che l’agire di D’Alema sia da considerare POLITICAMENTE e che ,come tutti i dirigenti, abbia fatto cose buone e cose cattive, ma sempre assumenendosene la piena responsabiltà cosa ignota agli altri dirigenti tranne ,e lo dico senza ironia,. i compagni Zani a cui aggiungo Mussi

  31. mauro zani Says:

    Bentornata madonna Priscilla.
    Confesso che il suo travestimento m’aveva colto di sorpresa.

  32. maurozani Says:

    @Claudio.
    Eh no caro Claudio.
    Non sono io che personalizzo.
    Anzi rispondo a Giovanni chiarendo che bisogna mantenersi su di un piano politico e non morale.

    Io non faccio la morale proprio a nessuno.

    Qui si parla di D’Alema perchè lui per primo ha rotto il silenzio imbarazzato del PD sull’accordo capestro di Marchionne.

    Nè ho mai ritenuto che D’Alema abbia agito sempre per pura ambizione personale , che pure c’è ed è naturalmente legittima, entro certi limiti e confini.

    Ciò non toglie che l’ambizione personale e anche l’intelligenza tattica abbiano non di rado portato il suddetto a compiere scelte politiche che io non ho condiviso.
    A partire da quelle sue conclusioni al congresso di Roma quando un’analisi, certo acuta, della nuova situazione del mercato del lavoro lo portò a sottovalutare fortemente la dinamica che s’innescava tra garantiti e non garantiti nell’ambito della formidabile offensiva neoliberista i cui esiti sociali sono oggi sotto gli occhi di tutti.
    Da qui l’attacco politico a quel Cofferati di cui aveva magnificato le doti fino a qualche tempo prima.

    Oppure , più tardi, quando da presidente del consiglio chiarì alla Camera dei deputati che al di là dell’adriatico si stava consumando un dramma di proporzioni colossali con (forse) 200 mila morti seppelliti in grandi fosse comuni.

    Poteva non sapere che così non era?
    Più tardi andai a rivedere il mio diario sulla guerra in Kosovo e avevo annotato così: ” i satelliti della Nato hanno individuato terra smossa in almeno 48 diverse zone, si parla di fosse comuni. Io la penso diversamente. Probabilmente i serbi, data la superiorità aerea degli alleati, salvaguardano i propri carri seppellendoli. Come in parte tentò di fare Rommel in Africa. ”

    Ebbene avevo ragione. Quelle fosse comuni non c’erano. D’altro canto la pulizia etnica dall’una e dall’altra parte c’era già stata e quella guerra umanitaria fu inutile e tardiva.

    Quanto al 1996, resto convinto che si trattò di un piccolo capolavoro della politica di D’Alema cui io diedi il mio contributo e non me ne sono mai pentito.

    Dopodichè che D’Alema si sia sempre assunto le proprie responsabilità, dalla bicamerale in poi, ciò corrisponde del tutto al vero. E quando mai io ho sostenuto il contrario?

  33. Giovanni Says:

    @Mauro,Claudio

    Cosa significa in concreto “assumersi le proprie responsabilità ” quando si è consapevoli in partenza che si resterà impuniti?Non significa asolutamente un fico secco.L’etic della responsabilità esige che chi sbaglia o perde si faccia da parte,si occupi di altro.Ciò accade tutti i giorni,nel nord-europa e in molti altri luoghi del mondo L’Italia,effettivante,anche da questo punto di vista, non è un paese normale:D’ Alema ha sempre sbagliato ed è sempre li.
    Potrei peritarmi a smentire Claudio sui pseudo successi di D’Alema.Sarebbe un gioco d ragazzi perchè la crescita del pil durante il governo D’Alema fu,come capita spesso,un mero accidente e la vittoria elettorale del 1996 fu voluto,innanzitutto,dagli ex boiardi di stato e dai padroni,ansiosi di copletare la privatizzazione delle risorse pubbliche.Tale processo di spoliazione della ricchezza di una nazione trova un paragone storico nella Russia di Eltisin.Sappiamo chi fu delegato alla bisogna:colui che l’aveva iniziato nel 1983Il resto sono “ciance”Bertinotti era troppo pieno di sè per comprendere che si trattava di un governo “antipopolare”,nel senso che faceva gli interessi dei grandi ricchi.Alla fine del 2001 tutte le banche erano in mane sicure,come le compagnie di assicurazioni cosi pure le autostrade,aeroporti e le poche industrie strategiche.Tutte le tariffe erano liberalizzate.E chi più ne ha più ne metta.
    L’ulivo è stato un rassemblement per portare a terine un progetto di potere economico della “razza padrona”,dove alcuni dirigenti di mezza età dei DS si sono illusi di governare,prendendo ordini giornalieri da Prodi

  34. claudio Says:

    Caro Giovanni la tua visione complottistica della storia fa invidia a quella delle non rimpiante Brigate Rosse ( eterodirette ,tanto per usare il tuo lingaggio, dai poteri forti),
    Siamo ,a mio avviso, a quella fase estremistica ed infantile di cui parlava Lenin in Stato e Rivoluzione. Certo se il Pci avesse ragionato come te……

    P.S. Forse sei semplicemente un reazionario travestito da progressista (infatti mi fai venire articoli scritti su Il Giornale dall’ex-comunista Ludovico Festa) ; magari ti ho sopravvalutato.

  35. giovanni Says:

    Caro Claudio,non sono un’anima bella ,né un ragazzo di buone speranze.Da decenni,quasi quotidianamente, “scendo negli inferi”:osservo,valuto,sposto,nascondo,nego,esalto.In una parola trasformo la realtà.Conosco gli affari della politica e soprattutto gli affari Ecco nel Pd ognuno pensa ai propri affari:agli emolumenti ,alla pensione, alla carica,al gettone
    alla nomina,alla candidatura a leccare il culo a questo o a quello.Tutti cercano di darsi un’aria,un contegno Ma a parte i vecchi compagni,e fatat eccezione dei miei amici,per la maggior parte si tratta di disperati opportunisti,,di disoccupati sociail Niente a che fare con i professionisti della politica Mauro sicuramente ricorderà che una volta i professionisti della politica(i comunisti,s’intende)iniziavano i comizi mostrando ai cittadini “le mani pulite”,cioè il requisito essenziale per poter criticare la corruzione del sistema e per invocare lavoro uguaglianza e libertà.Innanzitutto integerrimi,poi capaci e con la benedizione di tutti, giustamente ambiziosi
    Io comprendo che a gente come te fatti danno fastidio e che vorresti esorcizzare i discorsi seri con la favola del lupo cattivo(brigate rosse) o il Lenin che non conosci
    .Io invece ti conosco, eccome.Ma stasera voglio essere buono come non sono stato mai Non ti mando gobbo.Lo faccio in verità per non dispiacere ad un ‘amico,un vero compagno Tu da parte tua fai un piccolo sforzo:prova con dignità a replicare a ciò che ho detto circa la privatizzazione dei beni pubblici e la liberalizzazione delle tariffe del monopolio privato ex pubblico.Ti sfido,Mauro permettendo,si capisce.Vediamo quanto vali

  36. claudio Says:

    Giovanni ,ho perfettamente capito sei un FONDAMENTALISTA come tanti in questi tempi .Ti consiglio uno psicaanilista per le tue paranoie che con la politica non c’entrano proprio nulla. Con te non vale la pena parlare di politica e quindi non lo farò +. Curati che ne hai bisogno.

  37. ADRIANO TURRINI Says:

    “D’ora in poi conviene gettare alle ortiche ogni velleità e illusione.

    Festa finita.”.
    Non mi convince e non mi piace.
    Ho dei dubbi sul PD, su un partito(intendendone il gruppo dirigente) che arriva “nudo guardandosi l’ombelico” a un confronto epocale sulle relazioni sindacali e sulle politiche industriali del paese.
    Ciò nonostante, non vedendo di meglio nel Niki che qualcuno indica come salvatore di una sinistra in crisi d’identità, non getto la spugna.
    Il PD è nato male ma è nato e io rimango dell’opinione di andare avanti evitando di creare l’ennesima divisione a sinistra.
    Il tema del lavoro e delle relazioni sindacali sono importanti e centrali. Fassino, D’Alema, Ichiono e altri “hanno detto la loro”. Il confronto va riportato dentro il partito, non per perdere tempo ma per trovare una posizione più efficace.
    Io no sto con la FIOM, mi è difficile stare con un sindacato incapace di una pur minima sintesi politica e votato, forse anche strategicamente, ad essere testimonianza. Ma non posso certo stare con Marchionne (soprattutto dopo aver ascoltato l’arroganza durante la conferenza stampa di oggi). Col ricatto non si fanno nuove regole anche se, leggendo molti commenti, lo si paragona al manager capace di “rivoluzionare le relazioni sindacali italiane” per molti, troppi, retaggio obsoleto del passato.
    Ma è possibile che la sinistra (compreso il centro sinistra) si limiti ad un “referendum” tutto suo fra chi è pro FIOM o pro Marchionne ?
    Non si sente la necessità di ripartire dalla FIAT, da un progetto industriale, su questo Mauro ha ragione, non solo poco chiaro ma, ancora una volta, basato su contributi pubblici (americani e italiani). Marchionne nega ma la montagna di CIG fatta per ristrutturare (a suo di “incentivi all’esodo”) mica l’hanno pagata gli azionisti…
    Basterebbe ricordarci che, proprio oggi, non esiste più “il gruppo Fiat” ma due società, Fiat e Fiat Industrial, con logiche diverse e potenzialmente confliggenti. Poi lui dice che il piano di investimenti da 20 md è cosa segreta ed è offensivo chiederlo. Ma al mercato cosa racconta ??
    Basterebbe ricordarci che punta, con Fiat Industrial su mercati, quello delle macchine movimento terra e operatrici, che oggi ha definito “in forte rilancio”. Ma dove ??
    Basterebbe ricordarci che la Fiat (quella quotata al 31/12) ha perso molto della capitalizzazione di borsa e che, il mitico ramo auto, nel solo 2010 ha perso il 2% di quote di mercato e, in fase di contrazione delle vendite, ha calato la sua produzione in cifra più che doppia rispetto l’intero mercato auto. Di questo almeneo, nemmeno io, riesco a dare la colpa alla FIOM. Bhe, mi fermo perchè mi sono perso. Alla prossima.

  38. giovanni Says:

    @Claudio
    Sei uno zero assoluto ,un fallito.Il solito imparaticcio condannato a leccare culi a vita.Usa almeno un pò di acqua ossigenata per migliorare il tuo pestilenziale alito

  39. marco da bologna Says:

    Vi prego vivamente di firmare l’appello della società civile che sta con la Fiom!Andate su micromega on/line!Ci sono già 9000 firme,fra cui anche illustri personaggi!Marco da Bologna.

  40. Enrico Masetti Says:

    Vi invito a firmare l’appello lanciato da Fausto Bertinotti, Sergio Cofferati, Gianni Ferrara, Luciano Gallino, Francesco Garibaldo, Paolo Nerozzi, Stefano Rodotà, Rossana Rossanda, Aldo Tortorella e Mario Tronti

    http://www.articolo21.org/67/appello/rodota-gallino-e-altri-appello-a-sostegno-della.html

  41. Bronco Says:

    Ma di cosa stiamo parlando…
    ma perchè nessuno si indigna e non costituisce associazioni per i migliaia di precari che non prenderanno mai la pensione, che quando si ammalano non prendono un euro, che quando vanno in vacanza non prendono un euro? Siamo pronti a fare le barricate per gli operai, che sono quelli che a scuola, nel banco di fianco al mio, se ne fegavano altamente, tanto poi un posto di lavoro lo trovo… Sono quelli che votano Belusconi perchè li doveva far diventare tutti ricchi e votano lega perchè così caccia via gli stranieri, o peggio non votano proprio, tanto son tutti uguali…
    Gli operai della Fiat lavorano in un settore complicato e altamente concorrenziale, è il tempo della responsabilità individuale e collettiva, sennò cambi lavoro, non è che lo possono fare solo i precari, non hanno mica il copyright del cambio lavoro. E il Pd cosa deve fare? Esattamente quello che fa, solo magari meglio; occuparsi del paese nel suo complesso, compreso il lavoro e i suoi enormi problemi. Ma non dei problemi della Fiat, a quello ci pensassero i sindacati. L’unico schifo di questa vicenda è sbattere fuori le sigle che non firmano, li sono perfettemente d’accordo.
    Scusate la franchezza.

  42. maurozani Says:

    @Giovanni e Claudio.
    Mica mi piace la vostra “discussione.
    A che serve , esattamente?

  43. maurozani Says:

    @Adriano.
    Naturalemente so che non ti convince e non ti piace.
    Tuttavia la discussione non può essere riportata dentro un solo partito.
    Questo come tanti altri è uno spazio pubblico, dedicato appunto alla discussione.
    Ergo confrontiamoci.
    D’altro canto il referendum “pro Fiom o pro Marchionne” investe già ciò che resta della politica nell’intera società nazionale.

  44. maurozani Says:

    @Bronco.
    E’ ormai arcinota la mia posizione: difendere gli operai, contro il ricatto di Marchionne è la condizione necessaria (anche se non sufficiente) per occuparsi seriamente del ricatto permanente cui sono sottoposti la gran massa dei precari.
    Non è togliendo dignità e diritti a chi li ha ottenuti in passato che questi saran concessi a quanti (una gran massa) non ne possono godere.

    Il gioco della coperta stretta , anche in questo caso, corrisponde al gioco delle tre carte.

    Non si vince mai.

    Nessuno vince.

    Si tratta infatti di allargare la coperta.

    Mi par che , al di là della protesta sulla riforma Gelmini, molti giovani comprendono bene che sono nella stessa barca degli operai della Fiat e della moltitudine di lavoratori , resi a vario titolo precari a vita.

    Insomma ripeto (e lo farò finchè avrò fiato in gola) che chi gioca a contrapporre gli insider agli outsider in nome di una presunta modernità, che in realtà corrisponde ad un ottocentesco salto indietro nel tempo, è solo un baro.
    Come appunto l’AD della Chryler-Fiat.

  45. maurozani Says:

    @Enrico.
    già fatto.

  46. maurozani Says:

    @Adriano.
    Dimenticavo.
    Dubito che un sindacato abbia, come principale, il compito della sintesi politica.
    La faccia il Pd, se ne è capace.
    Difficile però far sintesi quando ci si schiera con un tale come Marchionne.

  47. claudio Says:

    “Sei uno zero assoluto ,un fallito.Il solito imparaticcio condannato a leccare culi a vita.Usa almeno un pò di acqua ossigenata per migliorare il tuo pestilenziale alito”.
    Caro Mauro ho riportato integralmente L’ultimo “pensiero ” di Giovanni e ti chiedo : ma è politica questa? Questo ,almeno io penso , è un blog libero dove ci si confronta ,anche con franchezza e durezza, sui destini di questa povera sinistra italiana e però non si dovrebbe offendere personalmente in questo modo…..Gli ultimi ,che ricordi io , che erano così insultanti erano i “compagni” sovietici verso le svolte di Berlinguer….Sinceramente non credo però che queste volgarità appartengano solo al campo della politica ma ,temo, anche ad una psicologia da caccia alle streghe che mi preoccupa…
    Caro Mauro attendo ,come sempre, con fiducia la tua risposta e ,mi permetto , spero che almeno tu non ti inoltri sulla strada del “terzismo” o degli opposti estremismi perchè questo blog è troppo importante per essere luogo di insulti un pò deliranti
    Q

  48. Bronco Says:

    @Mauro,
    faccio un esempio locale, la Ducati da qualche tempo in qua(non ho conoscenza diretta, quindi spero di non sbagliarmi, anche se la fonte è attendibile) non riceve più gli studenti dei professionali per le visite in azienda, causa, pare la crisi…. La Politica,
    con la P maiuscola, non dovrebbe intervenire? mica contro, ma a supporto della azienda per cercare di valorizzare il patrimonio collettivo, a maggior ragione verso dei potenziali lavoratori/acquirenti. Ma la Politica, lo sa? Io vedo nel Pd, (perchè ne ho conoscenza diretta) uno scollamento drammatico tra la base e la società, non rusciamo ad essere credibili verso i giovani, si parla dei precari, qaundo se ne parla, come se si parlasse degli Ufo e a me sembra che spesso ci si compatti attorno a battaglie di cui si ha conoscenza e di cui si conoscono più o meno le dinamiche, piuttosto che affrontare la complessita del sistema nella sua interezza.
    Son d’accordo, in linea di massima con la tua analisi, ma quando a tua moglie non vengono rinnovati i contratti dopo un balletto durato 3 mesi e il tuo nucleo famigliare perde di botto 10.000 euro, ti giuro che fai fatica a condividere la posizione della Fiom. Dopodichè son d’accordo che è un gioco al massacro in cui perdono tutti, ma non si risolve con le barricate, si risolve ragionando tutti assieme su come fare ad uscirne al meglio possibile.

  49. Giovanni Says:

    @Mauro

    Io,questa volta, avevo esposto semplicemente la mia interpretazione dei fatti pacifici.Ti risulta poi che Claudio scrive e parla il russo?Mah!!

  50. marco da bologna Says:

    Compagni vorrei ricordarvi che Angela Merkel,quando a visto ciò che proponeva Marchionne ,non gli ha dato alcun spazio!Va bene che l’Italia non è la Germania e la Merkel non è Berlusconi,ma almeno a livello sindacale e di opposizione si potrà dire no!22000 firme per il no su micromega in due giorni,sveglia ragazzi!Marco da Bologna.

  51. maurozani Says:

    @per tutti.
    Avete notato mie risposte laconiche. Internet non mi funziona per più di due minuti. Riparo l’incomodo e poi rispondo.

  52. Roberto Says:

    Parrebbe che una sintesi politica sia stata fatta da Merola: “Noi dobbiamo stare con la maggioranza dei lavoratori, che sono contenti dell’accordo perchè prendono un sacco di soldi di straordinario”
    Virgolettato a pag. VII della cronaca di Bologna su Repubblica del 6 gennaio.

  53. maurozani Says:

    @Claudio.
    Ho già risposto nel merito.
    La mia posizione mi par molto chiara, netta persino.
    Nessun terzismo.
    Sto da un parte.
    Quella parte che verrà sconfitta dallo pseudo referendum indetto dall’uomo col maglioncino con l’accordo di Bonanni e Angeletti e con la non belligeranza del PD e della CGIL.

    Se ho preso D’Alema a riferimento è solo perchè ha parlato per primo tracciando la linea del PD. Adesso s’è aggiunto Veltroni con linguaggio inequivoco: “I lavoratori di Mirafiori hanno il diritto-dovere di rispondere un chiaro sì alle richieste di Marchionne.”

    In realtà i lavoratori non hanno scelta ,grazie anche alla posizione del PD: o mangiare la minestra o saltare dalla finestra.

  54. maurozani Says:

    @Giovanni.
    E’ già successo che qualcuno (almeno uno, con certezza) se ne andasse da questo orto che continuo a coltivare ostinatamente. I tuoi improvvisi e ferini attacchi alla baionetta non fanno altro che offrire il destro per sottrarsi ad un confronto nel merito.
    Dopo l’insulto non si discute più. S’abbandona il campo ed io come coltivatore non posso che dolermene assai.
    Nella fattispecie e per equità devo dire che claudio per primo è andato fuori misura con quel riferimento alle BR, tuttavia tu lo hai considerato un invito a nozze, rincarando la dose oltre ogni limite.
    E qui son io che decido qual’è il limite invalicabile.
    D’altro canto so che potresti ben rispondere con l’arguzia e l’ironia che altre volte hai esibito.
    E peraltro io non voglio ricorrere all’arma totale della censura per delimitare i confini del mio orticello.
    Sono interessato a confrontarmi con una pluralità di voci, dato che mi ritengo abbastanza solido sulle mie convinzioni.

    Chiedo a te di fare lo stesso.

  55. claudio Says:

    riporto una interessante intevista del presidente della Regione Toscana su Il Riformista di oggi :che ne pensi?

    «La vicenda Fiat? Un’altra occasione persa dal Paese». E prima ancora dal Pd. Almeno per il governatore toscano Enrico Rossi.

    Perché dice che il caso Fiat è un’occasione persa?
    Perché la Fiat ha avviato a Pomigliano una strategia che punta a dividere i sindacati. Mi rendo conto che esiste un problema reale sui livelli di produttività imposti dalla globalizzazione, come ho chiaro che la durezza della Fiom ha incentivato Sergio Marchionne su questa strada. Ma alla fine, se una migliore produttività non si coniuga con la democrazia, l’unico risultato è che i diritti regrediscono. Anche alla Volkswagen hanno chiuso un accordo che rilancia la produttività, ma lì i sacrifici sono stati distribuiti sui vari livelli, garantendo l’occupazione e investendo in innovazione. Alla Fiat, invece, tutto è passato attraverso il ricatto e la divisione tra le parti, esaltata dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, mentre restano da chiarire i termini degli investimenti, dell’innovazione e delle garanzie occupazionali. E resta aperto un tema serio come quello della rappresentanza, su cui serve l’impegno di Governo e Parlamento.

    Anche su questo si discute se legiferare o meno. Alla fine le parti dovranno vedersela da sole?
    La politica scarica tutto sul lavoro. E in trasparenza si legge quest’idea vecchia che contrappone fabbrica a democrazia. Quando Stefano Fassina paragona le stock option di Marchionne agli stipendi degli operai, evidenzia proprio che in Italia è stato assicurato un primato alla rendita rispetto al lavoro. Per questo il caso Mirafiori emerge a tinte così fosche. Il centrosinistra non deve accettare un modello autoritario di relazioni industriali, sulla via di certo liberismo dannoso che si sposa molto meglio con Berlusconi. Invece ha accantonato l’argomento da quando Tony Blair ha espunto dalle nostre prerogative il mondo del lavoro. Al pari, il centrosinistra non può ritirarsi sull’Aventino in cui si è asserragliata la Fiom, finendo col danneggiare i lavoratori. Insomma, io non sono d’accordo con chi da sinistra plaude a un accordo che esclude il sindacato con il maggior numero di iscritti. Come trovo scandaloso che Marchionne si inalberi quando gli si chiede del piano industriale, e pericoloso che si annulli la dialettica tra le parti e con la politica. E in un Paese dove i temi dell’industria rimangono inespressi e dove il blocco sociale che sta dietro Berlusconi copre il ritorno di certo autoritarismo, il centrosinistra appare impreparato, incapace di concretizzare la riflessione congressuale, che pure c’è stata, sul rapporto tra capitale e democrazia, che dovrebbe essere la sua ragione sociale.

    In effetti, sul punto andate in ordine sparso.
    Guardi, sono certo che la parole di Piero Fassino, che non condivido, partissero da una posizione produttivista, consapevoli di un inevitabile conflitto. Insomma, si è posto il problema, facendo forse un passo di troppo per un politico quando ha invitato gli operai ad andare a votare. Capisco molto meno quelli che vogliono sfuggire il conflitto da cui, invece, bisogna necessariamente ripartire. Le posizioni terze sono sbagliate, smarriscono il senso primo dell’esistenza di un partito di centrosinistra.

    Parla di Veltroni?
    Veltroni riporta tutto a un problema di rappresentanza, ma il conflitto non si risolve attraverso qualche escamotage. Noi abbiamo un futuro solo se rappresentiamo quei lavoratori chiamati al referendum di Mirafiori. Non si tratta di fare gli operaisti, che problemi altrettanto seri li possiamo trovare tra le partite Iva e tra i piccoli imprenditori. Qui si tratta di non perdere la prospettiva: alle dinamiche di mercato si devono abbinare democrazia e diritti. In Toscana le imprese medio-grandi stanno delocalizzando tutto fuori, e il capitalismo finanziario che gioca in borsa produce fallimenti, buchi di bilancio e incertezza nell’occupazione. Su questo la sinistra deve avere una voce più forte, senza appiattirsi su posizioni come quella di Marchionne.

    Il sindaco di Firenze Matteo Renzi la pensa diversamente.
    Infatti non sono d’accordo con lui. Trovo più interessante quello che dice Pippo Civati.

    Ma allora perché continuate a discutere di primarie, invocando congressi?
    Non abbiamo certo bisogno di un nuovo congresso che preluda a un nuovo inizio. Semmai dovremmo riorganizzare questo partito così liquido da frammentarsi a ogni piè sospinto, che esprime posizioni così differenti da non poter essere il riferimento di chi pure vorrebbe il cambiamento. E a discutere sono sempre gli stessi, oramai da 15 anni, garantendo l’eterno ritorno dell’uguale. Insopportabile per i cittadini.

    Che propone?
    Bisogna promuovere un nuovo gruppo dirigente intorno al segretario, una direzione più snella che si riunisca ogni lunedì per trovare una sintesi tra le varie posizioni. Casomai tenendo conto delle parole di Romano Prodi a proposito del partito federale. Ed eviterei di continuare a parlare di primarie. Quelle vanno fatte quando si deve, ma non possono diventare il mito fondativo del Pd. Ne abbiamo altri certamente migliori. Che so? La storia dei grandi partiti popolari.”

  56. maurozani Says:

    @Claudio.
    Non mi par che Rossi dica qualcosa di molto diverso da quel che ho scritto.
    Rossi, a parte la puntualizzazione sulla presunta durezza della Fiom, sta da una parte (quella in cui sto anch’io) nel conflitto aperto , appunto perchè si tratta di non perdere la prospettiva.
    Quanto alle primarie invece dissento.
    Non si tratta di far diventare le primarie un mito fondativo: con la complicità di tutti lo sono già state.
    Per molti democratici in buona fede, grazie alla colpevole demagogia del gruppo dirigente, le primarie SONO il PD. Per loro, senza di esse il PD non c’è più.
    Adesso chi è causa del suo mal…

  57. claudio Says:

    Infatti Rossi che è importante dirigente del P.D. ( ahimè molto meno valorizzato del doroteo Errani) si colloca dalla tua stessa parte e ,molto molto modestamente, della mia che ,essendo nel P.D., spero che gente come Rossi si faccia strada e dialogando con i “senza partito ” come te riesca in tempi non biblici a costruire un partito demosocialista.

  58. Giovanni Says:

    Caro Mauro,
    il dialogo, come ben sai, serve a discutere idee contrapposte.
    Per i cultori del pensiero unico, cioè del monologo, il dialogo è una vera e propria bestemmia. Roba da estirpare. Il discorso è uno e uno solo. Chi non è d’accordo è un criminale, un brigatista. “Io so, anche se non ho le prove”, per mutuare un celebre incipit di Pierpaolo Pasolini, chi sono i brigatisti e gli stragisti e, perciò, non accetto assolutamente, neppure dal diavolo in persona, di essere accostato alla mafia clerico-fascista.
    Se ci pensi un po’ meglio comprenderai, allora, che al signor Claudio ho riservato un trattamento di tutto favore per la semplice ragione che mi trovavo nel tuo orto.

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