Archive for febbraio 2011

Intermezzo.

febbraio 28, 2011

Sulla scorta dell’ormai postuma condanna del dittatore Gheddafi, anche da parte del suo amico devoto di Arcore, c’è un articolo di Zucconi su Repubblica dal significativo titolo che recita tra l’altro: “così l’Africa salva i suoi dittatori”.

Non discuto il contenuto.
Tuttavia la presentazione è almeno impropria.

La lunga lista dei dittatori africani , la maggior parte passati a miglior vita, staglia nettamente , infatti, la responsabilità ,non dell’Africa bensì del colonialismo euroamericano. Responsabilità condivisa anche dall’Urss, nell’ambito della guerra fredda.

Così, per far solo un esempio, sta bene ricordare la figura di quel gran bastardo di Mobutu Sese Seko di cui Zucconi ci ricorda il titolo ufficiale completo: “il guerriero onnipotente che grazie alla propria inflessibile forza e implacabile volontà cammina di conquista in conquista lasciando dietro di sé una scia di fuoco”.

Ma chi l’ha installato al potere se non la filosofia euroamericana del tempo, ancor oggi attuale? La quale com’è arcinoto recita così: “è un figlio di puttana, ma è il nostro figlio di puttana”.

Ebbene tutti, nessuno escluso, i dittatori africani che si son succeduti nel continente nero fino ad oggi, sono i nostri figli di puttana.
Partoriti da una madre che abita l’occidente, libero , democratico , sviluppato dove si diffonde alacremente la dottrina , tanto rassicurante quanto regolarmente infingarda della difesa dei diritti umani.

Quell’occidente che non mosse un dito per sbarrare il passo ad uno dei più orribili genocidi del XX secolo, in Ruanda.
Quello stesso ovest (questa volta nordamericano) che finanziò a lungo la guerriglia degli Kmer Rossi, seguaci di Pol Pot, dopo l’intervento vietnamita in Cambogia.

L’elenco è lunghissimo e sanguinoso assai.

E ancora oggi gli interessi delle multinazionali, dal delta del Niger alla Repubblica democratica del Congo, sono protetti da molte centinaia di migliaia di contractors privati dotati di licenza di uccidere.
Non diversi, se non nel colore della pelle, dai mercenari africani pagati da Gheddafi.

L’Africa è piena di assassini di professione.

Molti di questi hanno la pelle bianca.
Lavorano a contratto.
Qualche volta a cottimo.
Legalmente.

L’africa è piena di armi leggere arrivate grazie alla triangolazione del traffico internazionale ufficialmente proibito e mai ammesso da tanti paesi europei.
Tra cui l’Italia.

Inutile scomodare Conrad. “Il lato buio del mondo” è rimasto sempre tale affinchè rifulgesse ancor più la luce dell’occidente.

Dunque si rifaccia pure l’elenco dell’orrore estremo incarnato dalle peggiori figure dei dittatori africani.

Mi piacerebbe, perché sarebbe utile, dignitoso, onesto e doverosissimo che qualche volta, si rendesse omaggio alla figura dei tanti africani che hanno cercato di uscire dal buio dell’Africa, dal suo cuore di tenebra.

Tutti son finiti , rapidamente, sotto terra con la collaborazione attiva dell’Occidente.

Uno tra tutti.

Patrice Emery Lumumba.
Primo ministro eletto della prima Repubblica democratica del Congo.
Mobutu, allora comandante dell’esercito, lo fece arrestare , torturare in pubblico , in una cerimonia tribale nel corso della quale ne fu smembrato persino il corpo.
“Quel lavoro l’abbiam fatto noi confesserà dopo più di trent’anni un ex agente CIA”.

Già, furono gli USA infatti ad armare Mobutu e i secessionisti katanghesi nel corso della guerra civile.
Lo stesso massacro dei tredici aviatori italiani in missione ONU e atterrati a Kindu, fu reso possibile proprio in quel contesto di guerra civile, con le truppe congolesi terrorizzate dai bombardamenti dei miliziani katanghesi, cui partecipavano regolarmente mercenari dalla faccia bianca.

E così Lumumba governò per circa quattro mesi dopo aver vinto le elezioni con il suo “movimento congolese di liberazione”.
Il suo assassino e “nostro figlio di puttana” restò al potere per 40 anni di seguito.
Ricevuto e riverito in tutte le corti dell’occidente democratico, con tutti gli onori.

Di Patrice Lumumba non si ricorda più nessuno.

Potrei proseguire parlando del “negus rosso” dell’Etiopia,altro carnefice, questa volta sostenuto dall’Urss.

Ma andrebbe ricordata, parallelamente, la memoria recente di diverse decine di studenti ammazzati dalle truppe speciali dei rivoluzionari del Tigrai, filoamericani oggi al potere .

Nel 2005, il giorno dopo elezioni considerate dalla Fondazione Carter perfettamente corrette , nelle quali però l’opposizione aveva vinto in tutte le principali città etiopi compresa la capitale, il governo decretò un mese di stato d’assedio fino a proclamazione ufficiale dei risultati.

Quel giorno stesso fece aprire il fuoco sulle manifestazioni di protesta.

Il mondo non lo ha mai saputo.

O se l’ha saputo se n’è fregato.

Son africani.

Abitano il lato buio del mondo.

Noi italiani(in buona compagnia) ce ne siam fottuti fino a ieri dei diritti umani in Libia. Gheddafi (petrolio e gas a parte) teneva a bada e respingeva, a morire nel deserto, gli abitanti del lato buio che cercavano la luce del mediterraneo.
Faceva il lavoro sporco.
Per conto nostro.
Profumatamente pagato.
Dal governo attuale.

D’altra parte sarebbe storicamente anacronistico ,ai tempi nostri, incaricarci di fermare l’orda (vedi titolo della Padania) sul terreno con l’iprite e il fosgene.

Resta che a Gheddafi, in continuità col nostro passato coloniale, abbiam dato analogo mandato.

E , adesso, non venitemi a parlare di diritti umani.

L’autore del blog è in fiduciosa(?) attesa di aver qualcosa da dire.

febbraio 16, 2011

Appendice doverosa.

febbraio 12, 2011

Tranquilli.
Non è che mi rifaccio vivo dopo essermi fatto pregare.
Come si dice a Bologna e forse anche altrove non voglio far la bella figa.
E’ solo che invecchiando rischio di commuovermi per le cose che avete postato qui e altrove.
Perciò credo di dovervi almeno una spiegazione un pochino più distesa.
E, deludendo qualcuno, anche sincera.

Nonostante i miei desiderata questo spazio è sempre stato, irrimediabilmente, locale.

Bene.

Adesso , la situazione non mi è chiara.

A Bologna.

Se m’accorgo che qualcuno mi ascolta , per riflesso condizionato da una vita intera, io devo, assolutamente devo, dare indicazioni chiare, univoche.

E se non sono in grado di farlo , allora me ne sto zitto.

Non voglio scomodarvi con l’etica della responsabilità.
Tuttavia, avendo poche idee e per di più confuse, su quanto potrà succedere a Bologna, e non essendo sicuro della bontà della scelta che sto maturando e che farò al momento delle elezioni, non voglio e non debbo influenzare alcuno.

L’unica cosa che lascio agli atti riguarda l’eventuale candidatura del commissario:

non la voto neanche se m’appare la madonna.

Chiarito almeno questo punto, chi mi conosce sa che molto dipende da come m’alzo la mattina: Napoletano ad esempio , Arlo anche.

C’è poco da fare sono un tipo inaffidabile: volubile, iracondo e per di più narcisista.
Nel partito di un tempo, giustamente, si diffidava.
Tornavo buono solo quando c’era da risolvere, d’imperio, un problema. Come il signor Wolf (chiamatemi Winston) di Pulp Fiction. Ma non si trattava di sangue….

E così , l’altra mattina, mi son alzato con l’idea di scrivere un pezzo su Mubarak e sull’Oriente Medio, come dicono gli spagnoli.
Della serie: dal “socialismo arabo nazionale” ai Fratelli Musulmani.
Avrei fatto ricorso ai miei ricordi antichi. Dal viaggio(terrificante) in Irak del 1974, fino a quello in Somalia (Siad Barre imperante) nel 1980.

E poi mi son detto che tutto ciò serviva solo ad evitarmi di mettere i piedi nel maleodorante piatto bolognese. E per di più c’è in giro un sacco di gente ben più titolata di me a concionare su questi temi.

E ho scritto tutt’altro.

Come avete notato.

Può esser considerata una fuga. Capisco. Magari in zona di guerra. E come tale passibile di fucilazione alla schiena.

Se mi credete forse, e più probabilmente, è solo uno straniante senso di vuoto.
Un desiderio irresistibile e irrazionale (quando mai son stato del tutto razionale?) di tirarmi fuori.

Di andare altrove.

Non nei caraibi , Giovanni, solo in un altrove mentale.

Infatti ho appena aperto il ponderoso tomo di Raimondo Luraghi, “Storia della guerra civile americana”. L’ha scritto nel 1966 ..e non l’avevo mai letto.
Linguaggio desueto, da storico narratore.
Come si scriveva un tempo, dove “Innumerevoli” diventa “innumeri” , “parte” diventa “banda” , Middle West è solo il medio ovest e così via.

Bello.

Beh, insomma , per farla corta adesso m’aggiro nei dintorni della ridente cittadina di Charleston nella Carolina meridionale (non nel South Carolina) dove stanno giusto affluendo alla spicciolata i delegati alla Convenzione democratica “tra il verde delle foglie di magnolia e di palma” ed è ancora lungo il cammino(1300 pagine fitte della Bur) prima d’arrivare alla caduta di Atlanta e infine all’assassinio di Lincoln.

Naturalmente sapete tutti , chi più chi meno, (Maurizio e Rudi tra i più), che poi si ritorna .

A casa.

Non tanto presto però.

Bisogna prima guadare il fiume di sangue di Gettysburg , giungere ad Appomattox, dopo aver conosciuto Sherman e Grant.

Peripezie, mentali.

Di questo c’è bisogno. E, come sappiamo, son cose che non si possono chiedere proprio a tutti.

Di questo comunque io sento il bisogno, adesso.

Tempo per pensare, prima che arrivi il tempo per baccagliare un’altra volta.

PS. Maurizio Landini.
Io sono un lombrosiano di sinistra. Non mi risulta d’essermi mai sbagliato. Basta guardare la tua faccia pulita per capire da che parte stai. Dalla nostra, dalla mia. Conta pure su di me. Non è granchè, lo capisco , tuttavia al momento sei l’unico che può farlo.

PS. Lorenzo.
Sempre col criterio lombrosiano di sinistra, se lei si fosse candidato a sindaco le avrei chiesto un incontro per guardarla da vicino. Nelle palle degli occhi. Non è improbabile che le avrei dato fiducia. Per quanto lei sia un “padrone”. Scherzo, naturalmente… ma non poi tanto.

PS. Ciano.
Valerio, ti ringrazio per le tue parole. Ti ho sempre considerato una persona molto perbene. E poi , anche se magari non te ne sei accorto, (era buio e correva l’anno 1977) ti son sempre stato grato per non avermi fatto male, quella volta che ti son saltato addosso assieme ad un altro. Da solo non c’avrei mai provato. Mica son scemo.

PS. Quelli delle tagliatelle.
Occhei, a quando il lieto evento?

Grazie.

febbraio 10, 2011

Well.
Mi sa che mi prendo una lunga vacanza.
Da questo blog. Dico.
Al momento non ho più molto da dire.

I messaggi in bottiglia non sono arrivati sulla battigia.
Comunque non son stati raccolti.

Andare avanti ad oltranza diventa puro onanismo.
Rischio la cecità.

Ho iniziato a scribacchiare nel luglio del 2009, nel momento in cui giungeva a conclusione la mia lunga carriera politica.

142 articoli.
In alcuni, fedele alle premesse che avevo illustrato presentandomi al vasto pubblico dei blogger, sono contenuti spunti retroattivi .
Quei flash back che avrebbero dovuto attirar l’attenzione e suscitare interesse.
Certo, sono stato prudente. Mano lieve. Forse per questo non sono stati, per la maggior parte, colti.
Bastava comunque scavare. Porre domande. Che peraltro attendevo.

La verità è che non frega più niente a nessuno. Di quel passato recente, dico, che illumina di luce crepuscolare la vita stenta e grama della politica cittadina e non .

L’attuale deprimente stato di cose ha radici appunto in quel passato. E non sembra superabile. Se non nei tempi lunghi. E com’è noto “nei tempi lunghi saremo tutti morti”, giovani compresi.

Ci si balocca con la bufala delle primarie. S’ è mai visto un partito che si fonda su un metodo e non su di un progetto?
Beh , L’avete. Tenetevelo.

In tal contesto non serve a nulla la mia lunga invettiva.

Come ho ricordato a me stesso almeno un’altra volta: a lavar la testa all’asino si perde l’acqua ed il sapone.

E gli asini affollano ormai la scena.

Arroganti , immemori, cattivi.
Troppo spesso ignorantelli.
Per niente curiosi.
Provvisti di ambizione personale smisurata e altrettato sprovvisti di studio, fatica, sincerità.

Ma questo passa il convento, signora mia.

Dunque, vado in sonno. E non so se mi desterò.

Vado a leggere quella montagna di libri, che attendono d’essere aperti da lungo tempo.

A tal proposito ringrazio tutti coloro che mi hanno fornito stimoli a leggere e rileggere.

Ad esempio l’anonimo Giovanni con il suo Rabelais. Grazie a lui ho finalmente appreso che le terme della Porretta son scaturite dalla formidabile pisciata di Pantagruele.

O anche al mio contradditore di destra: Andrea Ventura, con il suoi “I grandi cimiteri sotto la luna” di Bernanos.

Letture , queste e altre che mi son state suggerite, e che mi hanno arricchito (mi scuso per il termine enfatico).

Poi ci son stati i dibattiti e gli scontri.

Quelli col Signor Gino alias Anderlini.

Di quest’ultimo non ho mai apprezzato la sua singolare e sospetta capacità di razionalizzare a posteriori, con un breve tratto di penna, scelte sbagliate e anzi sciagurate. Come la celebrazione dei fasti dell’eroe dei due mondi, al secolo, Aquila della notte.

E altro ancora.

Tuttavia anche a lui sono davvero grato per avermi regalato le sue Note americane. Un racconto di viaggio che è un vero pezzo di bravura. Grazie al quale son stato anch’io in giro per gli States ad aggirarmi per polverose gosht town, a godermi struggenti tramonti sull’orlo delle sconfinate pianure del middle west. O a centellinare Jack Daniel’s (etichetta nera , beninteso) con molto ghiaccio su una veranda nell’umida calura notturna del profondo sud nordamericano.

E, infine , last but not least, ringrazio Maurizio Cecconi. Intanto perché con la sua presenza sempre tempestiva mi ha indotto a tirar avanti non senza farmi mancare utili suggerimenti tecnici e poi per il dibattito tutt’altro che banale (come forse pensa la sinistra fighetta) su “Canale Mussolini”.

E adesso basta così.

Il bel gioco dura poco.

Adieu.

PS. Poteva mancare?
Certo che no.
Voglio ringraziare tutti i lettori, a tratti davvero numerosi, che son passati di qui.
Certi giorni non credevo ai miei occhi leggendo le statistiche. E bastato questo a tenermi desto e vigile in tutto questo periodo, di distacco e di abbandono.

Grazie di cuore.

Viagra

febbraio 9, 2011

Son mica d’accordo con CV (http://www.thefrontpage.it/2011/02/01/al-voto-ma-nella-chiarezza/) quando mette giù la faccenda in modo così lineare. Pulito.
Abbiamo la merda a mezza gamba.
Ammorbati da un fetore insopportabile. A confronto la spazzatura di Napoli e dintorni è solo lieve e ormai stabile sentore di fondo.
Inutile far finta di stare in un lindo altrove.
C’è un presidente del consiglio esposto ad ogni sorta di ricatto. Per questo si difende con un abuso sistematico di potere. Il rais di Arcore deve dunque togliersi dalle palle.

L’emergenza democratica c’è . Eccome se c’è.

Solo che a me è chiaro che ci penseranno, con successo , i magistrati, con l’effetto collaterale di far cascare rovinosamente l’asino della politica.

E quello del PD.

E qui son d’accordo con CV.

Non son cose belle da vedere.
La politica come l’intendenza segue.
Va continuamente al traino.
Prima dell’economia , adesso della magistratura.
Vaso di coccio. Nulla più.

E non ci fa gran figura, la politica, anche quando cerca di reagire con l’ipotesi di rappattumare un improbabile frente amplio da presentare ad eventuali elezioni.

A tal proposito , immagino che tornerò ad essere in disaccordo con CV quando si tratterà di trattare della chiarezza che lui (e anch’io) invoca.

Resta che il nostro D’Alema si ripete all’infinito. E continua a sbagliare dopo il piccolo capolavoro del 1996.
Come si ripete, sbagliando corrispettivamente, l’altro eterno duellante quando invoca un novello Prodi per tagliare il nodo gordiano di una politica che deve ricorrere al viagra della magistratura per occultare la sua impotenza.

Tra l’altro l’establishment italiano, dal quale si dovrebbe trarre il campione per la l’ordalia con Berlusconi, non merita un tal riguardo.
Per lo più si tratta di gentucola con poco coraggio e ancor meno lungimiranza. Gente rimasta acquattata per quasi un ventennio cercando, a velleitari sprazzi, d’addomesticare la bestia arcoriana.

Non a caso il rais li ha fino ad ora e per lungo tempo regolarmente bypassati abbassandosi al livello del “popolo” che , naturalmente disprezza e abilmente manipola. Conoscendolo, però, il”popolo” e facendo finta di contaminarsi con esso anche nel bunga bunga sognato da tanti italiani costretti a tirar serate nel tinello di case popolari o, al più, nei bar di periferia.

Così va il mondo e intanto il puttanaio rivelato, sputtana l’Italia nell’intero orbe terraqueo.

Difficile pensare , in queste condizioni , di fronteggiare l’offensiva americana sulla Fiat pur condotta, in nome e per conto, da un manager(al netto dello stipendio beninteso) da quattro soldi.

Il furbastro in maglioncino tanto vezzeggiato dai democratici, ha partita facile con il mandato e i soldi di Obama.
Altro viagra, per la Chrysler, non per la Fiat la cui proprietà peraltro, con ogni evidenza, non ne vuole più mezza, già da quando l’Avvocato è passato miglior vita.

All’emergenza democratica e civile si risponde a questo punto solo con la restaurazione della normalità.

Schierare truppe.
Rimotivarle.

Niente sogni, a quelli ci ha pensato il rais.

Non sempre mi trovo d’accordo con Barbara Spinelli, ma ha ragione quando indica, piuttosto, la necessità di un risveglio come rottura della bolla onirica nella quale Berlusconi ha rinchiuso l’Italia.

Ciò non toglie che per riportare truppe in campo, e tenercele tutto il tempo necessario , va indicato un’orizzonte ideale, una nuova frontiera, che tuttavia non si emancipi, veltronianamente, dalla necessità di sporcarsi le mani con il conflitto sociale in atto ovunque nel mondo.

La politica è combattimento, ingaggio, contesa permanente  per l’egemonia. Che non è, quest’ultima, una brutta parola, ma combinato disposto tra forza e consenso.
Tutto il resto si raduna in pallidi orpelli, balle più o meno pietose, propaganda a buon mercato.

Mi ripeto: guardate i sondaggi.

E’ il rais che dev’essere preoccupato.

A patto che l’opposizione non si limiti a cavalcare l’offensiva giudiziaria. Tanto dovuta e necessaria, quanto non sufficiente alla lunga a restaurare la credibilità della politica.
Anzi.

Dossier

febbraio 3, 2011

C’è un ministro degli esteri che abusa del suo alto ufficio, al solo fine di sputtanare un avversario politico.
Ci si è soffermati poco a riflettere su di una tale enormità. E adesso ci si scandalizza se una procura indaga.

In questo clima crepuscolare tutto diventa lecito. La pratica antica e odiosa del dossieraggio passa in cavalleria.

Come nulla fosse.

Leggo che anche a Bologna circola un dossier di cui ignoro il contenuto.

Non sono curioso.

Han fatto bene fino ad ora i media e quotidiani locali, che pure l’hanno ricevuto da tempo, a non renderlo pubblico.

Spero che si prosegua così.

Con un’assunzione di responsabilità, poiché la logica stessa dei dossiers anonimi ha bisogno per produrre i suoi effetti di un’adeguata pubblicità.
La cacca deve esser messa nel ventilatore per poter spargere i suoi miasmi ai quattro venti e avvelenare i pozzi della politica e non solo quelli.

I dossier veritieri viceversa , come insegna la lunga esperienza della notte della prima repubblica, ripongono la loro efficacia proprio nella riservatezza.
Valgono come minaccia e ricatto.
Strumenti occulti di lotta politica.

Vi fu anche chi s’iscrisse alla P2, dopo esser stato colto sul fatto o sul misfatto.

Dunque a dossier anonimo corrisponde di solito pura falsificazione.

Solo che resta pericoloso. Perchè nella particolare situazione “storica” di Bologna più del testo vale il contesto.

Dopo il fin troppo celebrato Cinziagate spargere materiale tossico è divenuto relativamente più facile.

Solo per questa ragione ha fatto bene Merola a consegnare il maleodorante pacco alla Procura, specie se conteneva “notizie” di reato.

Ai miei tempi ci si poteva limitare a usare le anonime carte in altro e più utile modo.
A prescindere dai contenuti.

Nel caso naturalmente, si trattasse di carta di buona e soffice qualità.

PS. Come si sarà inteso questa mia breve dissertazione serve solo come nota di merito nei confronti della stampa cittadina.
Per una volta….