Appendice doverosa.

Tranquilli.
Non è che mi rifaccio vivo dopo essermi fatto pregare.
Come si dice a Bologna e forse anche altrove non voglio far la bella figa.
E’ solo che invecchiando rischio di commuovermi per le cose che avete postato qui e altrove.
Perciò credo di dovervi almeno una spiegazione un pochino più distesa.
E, deludendo qualcuno, anche sincera.

Nonostante i miei desiderata questo spazio è sempre stato, irrimediabilmente, locale.

Bene.

Adesso , la situazione non mi è chiara.

A Bologna.

Se m’accorgo che qualcuno mi ascolta , per riflesso condizionato da una vita intera, io devo, assolutamente devo, dare indicazioni chiare, univoche.

E se non sono in grado di farlo , allora me ne sto zitto.

Non voglio scomodarvi con l’etica della responsabilità.
Tuttavia, avendo poche idee e per di più confuse, su quanto potrà succedere a Bologna, e non essendo sicuro della bontà della scelta che sto maturando e che farò al momento delle elezioni, non voglio e non debbo influenzare alcuno.

L’unica cosa che lascio agli atti riguarda l’eventuale candidatura del commissario:

non la voto neanche se m’appare la madonna.

Chiarito almeno questo punto, chi mi conosce sa che molto dipende da come m’alzo la mattina: Napoletano ad esempio , Arlo anche.

C’è poco da fare sono un tipo inaffidabile: volubile, iracondo e per di più narcisista.
Nel partito di un tempo, giustamente, si diffidava.
Tornavo buono solo quando c’era da risolvere, d’imperio, un problema. Come il signor Wolf (chiamatemi Winston) di Pulp Fiction. Ma non si trattava di sangue….

E così , l’altra mattina, mi son alzato con l’idea di scrivere un pezzo su Mubarak e sull’Oriente Medio, come dicono gli spagnoli.
Della serie: dal “socialismo arabo nazionale” ai Fratelli Musulmani.
Avrei fatto ricorso ai miei ricordi antichi. Dal viaggio(terrificante) in Irak del 1974, fino a quello in Somalia (Siad Barre imperante) nel 1980.

E poi mi son detto che tutto ciò serviva solo ad evitarmi di mettere i piedi nel maleodorante piatto bolognese. E per di più c’è in giro un sacco di gente ben più titolata di me a concionare su questi temi.

E ho scritto tutt’altro.

Come avete notato.

Può esser considerata una fuga. Capisco. Magari in zona di guerra. E come tale passibile di fucilazione alla schiena.

Se mi credete forse, e più probabilmente, è solo uno straniante senso di vuoto.
Un desiderio irresistibile e irrazionale (quando mai son stato del tutto razionale?) di tirarmi fuori.

Di andare altrove.

Non nei caraibi , Giovanni, solo in un altrove mentale.

Infatti ho appena aperto il ponderoso tomo di Raimondo Luraghi, “Storia della guerra civile americana”. L’ha scritto nel 1966 ..e non l’avevo mai letto.
Linguaggio desueto, da storico narratore.
Come si scriveva un tempo, dove “Innumerevoli” diventa “innumeri” , “parte” diventa “banda” , Middle West è solo il medio ovest e così via.

Bello.

Beh, insomma , per farla corta adesso m’aggiro nei dintorni della ridente cittadina di Charleston nella Carolina meridionale (non nel South Carolina) dove stanno giusto affluendo alla spicciolata i delegati alla Convenzione democratica “tra il verde delle foglie di magnolia e di palma” ed è ancora lungo il cammino(1300 pagine fitte della Bur) prima d’arrivare alla caduta di Atlanta e infine all’assassinio di Lincoln.

Naturalmente sapete tutti , chi più chi meno, (Maurizio e Rudi tra i più), che poi si ritorna .

A casa.

Non tanto presto però.

Bisogna prima guadare il fiume di sangue di Gettysburg , giungere ad Appomattox, dopo aver conosciuto Sherman e Grant.

Peripezie, mentali.

Di questo c’è bisogno. E, come sappiamo, son cose che non si possono chiedere proprio a tutti.

Di questo comunque io sento il bisogno, adesso.

Tempo per pensare, prima che arrivi il tempo per baccagliare un’altra volta.

PS. Maurizio Landini.
Io sono un lombrosiano di sinistra. Non mi risulta d’essermi mai sbagliato. Basta guardare la tua faccia pulita per capire da che parte stai. Dalla nostra, dalla mia. Conta pure su di me. Non è granchè, lo capisco , tuttavia al momento sei l’unico che può farlo.

PS. Lorenzo.
Sempre col criterio lombrosiano di sinistra, se lei si fosse candidato a sindaco le avrei chiesto un incontro per guardarla da vicino. Nelle palle degli occhi. Non è improbabile che le avrei dato fiducia. Per quanto lei sia un “padrone”. Scherzo, naturalmente… ma non poi tanto.

PS. Ciano.
Valerio, ti ringrazio per le tue parole. Ti ho sempre considerato una persona molto perbene. E poi , anche se magari non te ne sei accorto, (era buio e correva l’anno 1977) ti son sempre stato grato per non avermi fatto male, quella volta che ti son saltato addosso assieme ad un altro. Da solo non c’avrei mai provato. Mica son scemo.

PS. Quelli delle tagliatelle.
Occhei, a quando il lieto evento?

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24 Risposte to “Appendice doverosa.”

  1. sergio caserta Says:

    se ho contribuito anch’io con qualche schematismo di troppo a stancare la tua bella vena letteraria mi spiace sinceramente, penso che chiudendosi un luogo di discussione, è come se si spegnesse un lume nella notte buia che stiamo attraversando; rispetto la tua stanchezza e mi auguro che dalle grandi letture ricavi nuove energie e voglia di comunicare

  2. Lorenzo Sassoli Says:

    Peccato, caro Mauro,, perchè il giorno del nostro incontro, guardandola negli occhi, le avrei detto che il signor Wolf e il signor padrone avrebbero potuto fare un buon lavoro insieme. E’ andata diversamente….. pazienza. Anch’io scherzo, naturalmente… ma non poi tanto. Auguri per una buona lettura, di cuore.

  3. umberto.mazzone Says:

    Caro Mauro,
    tempo fa trascorsi qualche giorno a Gettysburg e dintorni. Se hai bisogno di una narrazione “impressionistica” sul luogo fammelo sapere. Se gli europei avessero studiato di più la guerra di secessione e si fossero fatti affascinare meno da quella franco-prussiana del 1870 e dalla scuola napoleonica forse avrebbero capito in che inferno si stavano cacciando quando apparecchiarono la Grande Guerra nel 1914. Mi accorgo così, incidentalemente, che anche allora gli Stati Uniti anticiparono, per tanti aspetti, l’ Europa (guerra civile compresa).
    Buona lettura e, soprattutto, buon lavoro.

  4. giovanni Says:

    Mi piaceva saperti a caraibi ,a fumare un sigaro decente.Un altro luogo per il corpo e la mente.Un buen ritiro,soltanto un buen ritiro.

  5. roberto Says:

    Caro mauro, oggi ero in piazza con mia moglie, e c’erano veramente tante persone. Senza mezzi, senza organizzazione.
    E’ questa la prateria elettorale: se non ora, quando?
    Coraggio Mauro, ripensaci!

  6. Andrea Says:

    L’ombroso: “La guerra civile ammerricaaricaaaa…”

    Buona lettura e buona salute.

  7. VANNI PANCALDI Says:

    il fatto che io scriva appena scoccato san valentino non ha alcun significato…:-).

    Ora che la situazione si ingarbuglia sempre più in questa landa petroniana, servirebbe qualche sirena nella nebbia almeno per capire da che parte stanno mare e terra, …ehm meglio collina e montagna. Mi piace cimentarmi nella navigazione “a vista” , ma quella alla cieca senza una guida autorevole mi disturba un tantino ….anche per una certa giovanilista propensione a schiantarmi e un lieve fastidio alla voce di mia madre che mi rimbrotta ancora a 56 anni (dopo aver saputo che ero andato anche ad Arcore col Popolo viola da mio figlio 33 enne è sbottata in un “tuo padre crede sempre di essere nel 68′ !!!”)

    Speriamo che una overdose di tagliatelle (dove sono i “compagni prenotatori” …?) contribuisca almeno a qualche “lectio magistralis” per adepti.

    Ciao

  8. paolo galletti Says:

    Se viene meno il tuo pensiero pubblico di socialista democratico europeo ( italiano in quanto europeo) come faccio a continuare a sperare di essere ancora in europa,da verde ecologista europeo?
    Sbrigati a leggere quello che desideri e torna a scrivere …
    con amicizia Paolo Galletti

  9. Andrea Says:

    Speriamo che Batman superi i colpi dell’Enigmista e faccia ritorno in città… cioè a Ghotam.

  10. carlo amabile Says:

    caro Mauro, spero solo che il passeggiare nei dintorni di Charleston – e presto incontrerai pure Sherman e Lee – risponda e chiarisca i tuoi desiderata. Egoisticamente dico che una tua assenza troppo lunga mi dispiacerebbe assai. Ebbene si, il tuo blog è una piacevole abitudine e, soprattutto, un bel luogo di riflessione.

    PS: e poi vogliamo togliere al signor Gino la possibilità di continuare a taragagnare?

  11. Antonio Napoletano Says:

    Non voglio – come altri hanno pur fatto legittimamente – imbarcarmi in analogie marinaresche e/o da turisti ‘estremi’ senza punti di riferimento, ma debbo francamente ammettere che leggerti mi fa respirare – sia pure negli spazi coatti e volatili di questi mezzi- un po’ di quell’aria di famiglia che mi manca dalla dipartita ‘ingloriosa’ (per via delle forme scelte, non dico nulla per i contenuti, che ancora, ahimé, aspetto) del ‘glorioso’ partito, dove il ragionamento sapeva prendersi i tempi, i luoghi e anche le attenzioni necessarie, non costretto com’è oggi a pensarsi per stare dentro i 30 secondi dell’intervista (sic!) televisiva e/o della telefonata per la cronaca locale.
    Dunque, caro Zani, vedi di darti un smossa, controlla il tuo demone e facci respirare.

  12. maurozani Says:

    @Antonio.
    Il problema è che non sono mai riuscito del tutto a controllare i miei demoni.
    Questa è la ragione per cui non sono mai stato davvero un buon politico.
    Poi stavo diventando un grafomane. Ripetendomi spesso e volentieri.

    A modo mio son anche un perfezionista.

    Penso sempre che le parole rimangono scolpite. naturalmente è una puttanata. vecchia scuola.

    Comunque , come vedi faccio fatica a star lontano da qui.

  13. Andrea Says:

    Potresti parlarci un po’ dei tuoi demoni: sarebbe molto più interessante della politica italiana o bolognese (sempre che tu riesca a superare l’enigma irrisolvibile e un po’ ricattatorio costruito da Paolo Galletti, che fa presagire male… sento un brivido, che attraversa la mia schiena di sfigato democratico europeo!).
    Peraltro, se tu sei veramente un socialista democratico europeo che fa sperare di essere ancora in Europa un verde ecologista (pleonasmo…) europeo, non riesco a capire che ci stanno a fare i demoni a casa tua, in un terreno così fresato “all’europea”…

  14. maurozani Says:

    @Andrea.
    Non ci penso neppure.

  15. Andrea Says:

    Mi dispiace Mauro, e non lo dico per voyeurismo… mi sono fermato con gli occhi su una frase di Bernanos molto bella e pensavo a te e ai nostri diversi percorsi: “Ogni generazione si perde o si salva tutta intera, è assolta o condannata dalla storia”. Non ti chiedo ovviamente un’adesione… è solo un mio stato d’animo.

  16. maurozani Says:

    Anche senza un’adesione frettolosa c’è di che riflettere…..

  17. Andrea Says:

    Comunque, senti, sei così al di sopra della capacità odierna – non solo fra i politici di professione – di ascoltare e di rispondere e di soffrire veramente, che, tout compte fait, pur nella grande differenza di carattere, di esperienza, di vita già vissuta, sarei disposto, al pari di Lorenzo Sassoli, a collaborare con te per qualcosa che non abbia i sospesi di ieri e anche di oggi come arrière-pensée: qui sta la particolarità della vita politica… che fissa un’istantanea, non costruisce un album sul passato (questo è importante… arruolarsi in politica è come essere nella Légion étrangère: si combatte per la Francia, non è una dimensione ideologica… sarà ancora possibile in questo povero paese?).
    Questo, peraltro, permette di comprendere parecchie vicissitudini: ci si incontra in punto dello spazio-tempo, si fa un percorso, poi, probabilmente, ci si saluta. Il problema sta però in questo: essere al di sopra della capacità media di ascoltare, di rispondere e di soffrire, si addice alla vita politica? O il politico è – come direbbe Fausto Anderlini – un vuoto che ubbidisce ad una chiamata più o meno infondata e che organizza quel senso di vuoto che ha dentro organizzandolo al di là della percezione comune del fare, dell’opus, con il motto: “andiamo avanti!”
    Tutti ricorderanno che “Avanti!” fu il quotidiano dei socialisti italiani (e dei comunisti portoghesi) e quel motto si fondava sull’idea di progresso tipica del moderno, che si può vedere rappresentata anche oggi nel cartiglio dell’International Herald Tribune: dalle piramidi al futuro!
    Ma i socialisti – come l’americanismo – avevano un’idea dell’avvenire come futuro, di cui erano interpreti. Oggi, scomparso il futuro c’è un avvenire come riproposizione del presente per sottrazione dell’umano e addizione del tecnologico, cioè del non umano e del disumano.
    Anderlini ne vedrebbe confermata la possibilità della politica, organizzata nel post baratro, nel puro vuoto. Anche gli intellettuali non esistono più se non come funzionari del capitale diffuso, che trovando di fronte a sè il vuoto, è vuoto esso stesso, rarefazione del dominio, direbbe Negri, microfisica del potere fondato sul vuoto.
    Tu non te la senti di affrontare il mondo sospeso nel vuoto, infondato e senza radici, in cui eccelle Matteo Renzi (appoggiato da D’Alema…), e non hai apprezzato l’estraneità di Cofferati… come non riusciamo a capire l’insistenza del centro-destra sulla Cancellieri: tutte operazioni infondate, che campano su un’istantanea amplificata dai mass-media.
    La fine della destra e della sinistra (due essenze evaporate a fuoco lento su una base portata a bollore e chiamata giustizia sociale… da cui poi un piatto semifreddo per gastritici!) non è nulla di particolare: è il lungo vuoto percepito da decenni e portato a compimento oggi al grido di “devi dimetterti!”. Passeremo ad un altro vuoto amministrato meglio e con più compiacenza dai soliti noti di “Corriere” e “Repubblica”… e dalla manina d’oltreoceano. Tu avresti potuto fare un discorso alla città come Mauro Zani, non – come hai fatto – un discorso al Pd come post-comunista in servizio permanente, alla ricerca di approdi debolmente identitari, su note dolenti a carattere socialistoide… un discorso – il tuo – che avrebbero potuto fare le cooperative se ritenessero utile scendere direttamente in politica… ma non l’hanno mai fatto e se ne guarderanno dal fare: bastava osservare il loro percorso e si sarebbe capito tutto dell’inutilità del lessico solidaristico (che è roba cattolica) e socialista riformista (inservibile anche come retorica): se devi vendere un prodotto a marchio coop il solidarismo lo chiedi a chi te lo fornisce (rispetto delle regole, rispetto dei minori, rispetto dell’ambiente, rispetto dei contratti…). Tu lo vendi, non lo produci più tu!
    E tu vorresti produrre demosocialismo? Dove, di grazia? In cantina?
    No! Tu avresti dovuto dire: sono Mauro Zani, mi conoscete, non ho nulla, voglio fare il sindaco, voglio fare x, y, z… perché sono in grado di dirvi dove andremo se lavoreremo sodo e la pianteremo di piangerci addosso! Ti avrebbero capito subito tutti. Tu dici: il Pd è capace di fare solo le primarie! E io ti rispondo: non c’è altro da fare, per paradossale che possa essere… si fa dopo, infondatamente.
    Ti faccio un esempio: Guazzaloca ha risposto che, alle condizioni di allora, rifarebbe ben dieci volte il Civis… non so come interpretarlo se non mi metto nella situazione di un pensionato della politica che deve riempire la buca vuota di una decisione infondata all’origine e deve presentarsi al confessore per poter dire: “ho peccato molto in pensieri, opere e omissioni…”. Non c’è destra, non c’è sinistra… solo il denaro di Bruxelles!
    Anderlini aveva teoricamente ragione ad appoggiare Cofferati, salvo che quest’ultimo era una persona sgodevolissima, antipaticissima: tutto qua!
    La frustata alla città la potrà dare chiunque, con il denaro necessario (se ci sarà denaro) e con l’appoggio di chi genericamente ha interessa a fare, guadagnare o salvaguardare qualcosa che abbia una rilevanza pubblica e politica. Tutto qua.
    Tu, forse, per come sei fatto, non potevi essere l’uomo giusto nemmeno ieri. Questo non significa nulla dal punto di vista morale, anzi, ti fa onore… ma come uomo politico, come la mettiamo? Cerchi la fondatezza nel luogo della sua sottrazione…

    Un abbraccio.

  18. Gino Says:

    Cazzo ! L’Andrea è uno straordinario captatore/assimilatore/ritraduttore di frasi perse per strada. La sua intelligenza è vulcanica, sincretica (e simbionica). Ti restituisce la stessa libidine di un juke box nel quale hai infilato una moneta e si mette a suonare quattro dischi in una volta….
    Tutto è cominciato da un pour parler sul “non importa continuiamo” di Politik als Beruf. Nel senso che la politica come professione ha come pre-requisito una particolare struttura bio-psichica della quale, a mio parere, “il non importa” di Max Weber è l’icastica rappresentazione. Ovvero una psiche dominata dall’imperturbabilità, cioè una capacità fuori del comune di tollerare la frustrazione (in questo senso ‘un vuoto’). Il politico di professione più che un super-uomo è un uomo di tono basso. Che cioè tiene l’accordo (come il monotono clavicembalo nella versione barocca) in attesa della melodia. La prima virtù è quest’arte di sopravvivere (anche il primum vivere è una versione solo più prosaica del non importa). E ritentare. Come un giocatore d’azzardo, però prudente. Un simile politico può anche non essere a libro paga di un partito, ma è comunque un professionista della politica. Mentre ci sono stipendiati della politica che non hanno un grammo di professionismo. Una persona priva di questo ‘basso’, una persona la cui psiche sia dominata da tumultuose e incontrollate sovrapposizioni, non è adatta alla politica, cioè alla funzione di guidare altri uomini. Tantomeno per terre incognite. Una democrazia funzionante si avvale di questo genere di leader. In uno spazio che è estraneo all’ossificazione burocratica (dove il ‘continuiamo’ è sine ira et studio), ma anche alle derive pseudo-carismatiche del populismo.

  19. maurozani Says:

    Letterina dal passato.

    Leggo, naturalmente.
    Con attenzione.
    Prima o poi cercherò anche di rispondere.
    Distesamente.
    Sempre che consideri che valga la pena di riprendere e rinfrescare questo blog.
    Sia come sia , o come sarà, considero doveroso discutere (qui o altrove) non foss’altro che per l’attenzione che mi viene generosamente (non è ironico) dedicata.

    Per il momento vorrei assicurare che… dalla legione straniera a Weber, non è la prima volta che mi trovo a far i conti con la professione della politica e con la politica come professione.

    So , o credo di sapere cos’è un buon uomo politico: mondano, imperturbabile, non permeabile a domande, proteste, un saggio schivatore di problemi, un venditore, un confezionatore di merce altrove prodotta, un ostentatore di sicurezze e certezze, un amministratore del vuoto di questo eterno presente.
    Un uomo di “tono basso” che tradotto in emiliano volgare è uno che “sa tenere il brodo”. Succeda quel che succeda lui è lì, ben piantato sulla sedia di pietra come il suo culo e guida tramite la sua sola instancabile presenza. Un uomo del fare provvisto della sapienza di non fare mai davvero alcunchè di preciso.
    Dubito che un tal uomo sia immune dall’ossificazione burocratica. Anzi. Ma non importa. Importa la presenza.
    Volete che non sappia cos’è un professionista della politica ai giorni nostri?
    Un uomo di quel tipo è senza dubbio un uomo che possiede la qualità del politico. Instancabile, freddo, calcolatore. Doti assolutamente necessarie. Chi mai voterebbe per un instabile, emotivo, incapace di gestire i conti del presente?

    E’ però, in un tal contesto, che è via via cresciuta l’incapacità della politica di porsi come guida, di stare in testa, di essere l’elite di una società senza per questo prendere derive populiste che son semmai il suo contrario. (Un’elite vien estratta e selezionata dal corpo vivo di una società dopo averne condiviso bassezze, altezze, asprezze.)

    Per me, su questa via di riflessione, sarebbe ancora da sviluppare il tema qui sopra proposto.
    Non che sia facile. Bisogna farlo senza arroganze intellettuali,o retropensieri ossificati. In un modo libero.
    Per esempio un uomo politico che non indica, (con l’aiuto dei suoi pari e tra i suoi pari), un disegno, che insomma non alluda ad “un sol dell’avvenire” può davvero guidare, con la sua sola immarcescibile costanza e tenace presenza nel presente, altri uomini/donne?
    Non me ne faccio una ragione.
    Non ancora.
    Alla fin fine non ci credo.

    PS. bello l’esempio della Legione straniera.

  20. Gino Says:

    Il sopravvivere di Weber non è esattamente il tirare a campare del burocrate, e neppure l’ostinato presenzialismo del vanesio che non può fare a meno di una qualche pubblicità. E’ denso di pathos, il segnale d’ingaggio dell’etica della convinzione. Un sopravvivere titanico. Morto il Pci, a me è una sensazione che mi assale quando mi metto alla guida della prinz.

  21. mauro Says:

    Certo.

  22. Andrea Says:

    Ho così finalmente scoperto perché, l’estate scorsa, lasciasti cadere, caro Mauro, l’idea di manutenzione come idea politica: secondo te la politica deve abbeverarsi ad un mito o, almeno, ad un finalismo. Hai elencato quanto di più negativo ed orribile sia addebitabile a un politico, e l’hai fatto probabilmente in buona fede, ma come riflesso condizionato dalla doppia formazione che forniva il Pci: finalismo e cinismo, mitigato dal necessario contatto con le esigenze della base elettorale. Hai elencato quanto hai rifiutato dopo tanti anni di carriera in quell’ambiente non propriamente sano, al pari di tanti altri, ma con una menzogna in più: la promessa del radicale riscatto sociale fissato in oro sulla bandiera… la cosa mi fece imbestialire già diciannovenne, quando strappai la tessera!
    Proprio perché hai vissuto quell’esperienza avresti potuto fare un salto, fino a raggiungere il contatto reale con i problemi, senza velo ideologico, e in parte hai tentato di farlo con questo sito, ma con troppe paure e infliggendoti troppi argini, come quei fiumi che vengono costretti all’interno di letti di calcestruzzo. Il populismo è il più spaventoso paradigma politico, agitato come foriero delle peggiori intenzioni: ultimo il Presidente della Repubblica, che l’ha censurato, assieme al nazionalismo. Quanto europeo-centrismo in tutto questo! Se nazionalista e populista è l’esercito egiziano va tutto bene; se Israele è addirittura sciovinista è un suo buon diritto; se Fidel Castro è stato osannato per decenni nelle sue tirate di sei ore in Piazza della Rivoluzione, è un segno di volontà pedagogica e di attenzione ai problemi del paese… noi invece non possiamo fare nemmeno la centesima cosa, perché siamo felicemente europei: socialisti democratici europei, verdi democratici europei, cristiano-democratici europei…
    Non possiamo attaccare la finanza internazionale di rapina perché siamo felicemente democratici europei; non possiamo dire quello che pensiamo del bellicismo razzista assassino di Israele perché saremmo antisemiti, e invece dobbiamo essere felicemente filo-sionisti democratici europei; non possiamo dire che la democrazia odierna è la forma politica del capitalismo terminale spremitore dei popoli, perché saremmo dei fascisti non democratici europei… e così via! E’ per questo che fare politica è perdere tempo, nel migliore dei casi: ammainare la bandiera e fare della buona amministrazione usando qualsiasi partito esistente mi andrebbe molto bene, piuttosto che sottostare ancora alle dichiarazioni di fede come condizione per poter servire una comunità stanziata su un territorio.
    La menzogna usata a rovescio? Ebbene si! Perché ogni qual volta si chiede al sistema della menzogna che è organizzato in partiti detti democratici, di introdurre elementi di verità sul piano delle idee, quelli vanno a nozze: “ecco l’ultimo gonzo che si affaccia alla porta!”
    Il sistema è finito! E’ nudo! E’ alla meta! Si salvi chi può! Questi sono messaggi politici assolutamente veri, che ti piacciano o no. Nessuno però può gridarli pubblicamente, pena essere bandito dal dibattito pubblico. Allora si tace e si entra in un partito qualsiasi e si parla ad una fetta del proprio popolo, tenendo presente che il popolo non lo si divide ma lo si conduce tutto, tramite il pensiero dell’unità della nazione, dell’interesse superiore della nazione. Non è possibile in questa situazione dire le verità basilari che mostrerebbero immediatamente chi è il nemico, chi è l’impostore, chi sono i servi, chi sono i padroni… altrimenti non saremmo felicemente “italiani perché europei”, socialisti-democratici, verdi-democratici, cristiani-democratici, liberal-democratici europei, europei, europei, europei, europei… come è stato possibile farci mettere un’enorme carota democratica europea in quel posto?
    A poco a poco, naturalmente, come in qualsiasi vero rapporto anal-democratico europeo!

  23. maurozani Says:

    Andrea, non ho mai abbandonato l’idea della manutenzione. Anzi. L’ho più volte riproposta negli ultimi vent’anni.
    Nella fattispecie bolognese poi dovrebbe essere l’alfa e l’omega di qualsiasi amministratore. Altro che progetti insulsi e costosi.
    E , se sei un amministratore , altro che vessilli da innalzare! Manutenzione materiale e civile. E’ tutto qui un buon programma per il governo del paesone nel quale risiediamo. Con l’avvertenza: “cari concittadini, promettiamo solennemente che per tutto il prossimo decennio non vi frantumeremo più le palle con annunci progettuali tanto infondati quanto costosi”. Vi toglieremo dalle spalle il fardello del mito. Quest’ultima frase è quasi testualmente contenuta in un documento congressuale, da me redatto subito dopo la sconfitta del 1999.

    Dopodichè io discuto d’altro , non facendo l’amministratore.

    Metto a tema proprio la democrazia e la sua deriva, oggi in europa.
    Affermo che è giunta l’ora di prendere atto che il re è nudo: quello della democrazia ridotta ormai a pallido simulacro formale e quello di un socialismo imbelle almeno tanto quanto la liberaldemocrazia.
    Il demosocialismo, ripeto per l’ennesima volta, non è per me un gioco di parole , ma l’idea (velleitaria quanto vuoi) di riscattare la politica dal suo ruolo ancillare nei confronti di ogni altro potere. Ciò non comporta necessariamente una deriva populistica, anzi mi par la strada per la ricostruzione di una classe dirigente di tipo nuovo capace di mettersi di traverso , prima di tutto rispetto al potere, di vita e di morte, della finanza.

    Ma su tutto ciò ho già concionato troppo a lungo. Le tue parole mi confermano ancora una volta che non è possibile rompere il muro della sordità nel quale siam rinchiusi.
    Dunque è meglio starsene zitti.

  24. Andrea Says:

    Sono contento.
    Sono occorsi due blog ma ci siamo intesi.
    Buona fortuna e buona salute.

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