L’autore del blog è in fiduciosa(?) attesa di aver qualcosa da dire.

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8 Risposte to “L’autore del blog è in fiduciosa(?) attesa di aver qualcosa da dire.”

  1. Giovanni Says:

    Caro Mauro,in attesa che la musa si solletichi l’ombelico,io approfitto del tuo clok per pavoneggiarmi,rammentando ai lettori che in “Carta canta” del mese di novembre in replica alle tue domande avedvo vaticinato quanto segue:

    Caro Mauro,
    non spetta al Procuratore accertare che le procedure di affido della minore, segnalata dal Banana alla Questura di Milano, siano state o meno del tutto e per tutto corrette.
    Questo, purtroppo, è la vera questione. Perciò, la domanda dovrebbe essere: perché il Procuratore ha esternato pubblicamente la sua opinione intorno alla notte in Questura?
    E sì, perché le sentenze le scrivono i Giudici, mentre i Procuratori promuovono obbligatoriamente soltanto l’azione penale.
    Si è forse voluto dare prova di imparzialità perché sta arrivando una grossa valanga sul Banana?

  2. Gianni Says:

    Insomma proprio adesso il berlusca è un pò ammaccato, che il PD vuole le elezioni (si è vero bersani per il nuovo Ulivo però tratta con la lega e Veltroni per il bipolarismo ma insomma sono “uniti”) e Vendola propone la Bindi come presidente del consiglio di un Governo di Grande alleanza………. non hai niente da dire??? Mah, non mi rassegno……………
    P.S.: D’alema ha dichiarato che ripensandoci era meglio se restava al partito per rafforzarlo che diventare presidente del consiglio nel 1998……ma allora era così potente da poter fare quello che voleva??? Eccesso di autostima???
    Boh come siamo strani noi di centro sinistra, secondo me non è che ci siamo trovati berlusca un qualche “aiutino” con i nostri errori l’abbiamo dato………. inconsapevolmente si intende……….
    Scusa se abuso del tuo Blog ma sai spero sempre che tu finisca di leggere e ritoni a dire la tua!!!
    Con stima

  3. maurozani Says:

    Giovanni.
    Non vi è più alcun dubbio. Il procuratore avrebbe dovuto tacere.

  4. maurozani Says:

    Gianni.
    Diamo tempo al tempo. Inutile commentare i tatticismi attuali.
    Ciao.

  5. priscilla Says:

    Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico scomparso in Africa ?

  6. Gianni Says:

    @priscilla
    No quello era Veltroni, e purtroppo l’abbiamo trovato anche troppo in fretta, è tornato e come dice Vauro “non è neanche abbronzato”………….
    Quel “diamo tempo al tempo” mi fà sperare,…….. anche se sarei curioso di sapere a che punto, della guerra di seccessione americana, è arrivato mah

  7. maurozani Says:

    @Gianni,
    il fronte si è appena spostato all’ovest dopo il tentativo della corazzata Virginia di rompere il blocco navale unionista.
    Solo che l’autore non correda il suo bel libro con cartine sufficienti e sufficientemente leggibili. Per cui è un casino. Ogni tanto faccio ricorso a google per cercar d’intendere le opposte strategie sul terreno dei diversi teatri di guerra.

  8. Gianni Says:

    Ti invio un consiglio per un libro che meriterebbe di essere comprato, tu che dici? mah………. la guerra i seccessione come và? Scusa se sono “inopportuno”:
    Se Saviano, Grillo e Mr. SlowFood si “vestono” di berlusconismo…
    di Andrea Carugati
    Una sorta di “inno” al pensiero laico, riformista, illuminista. Una spietata analisi di ciò che resta degli intellettuali italiani, travolti da una spirale narcisistico-mediatica che fa loro perdere il ruolo di seminatori di dubbi, di lucidi osservatori e critici del presente, per trasformarli in guru, predicatori, allergici ai toni sfumati, alle critiche.

    È un ritratto impietoso quello che emerge da Popstar della cultura (Fazi editore, pp. 219, 18 euro), il libro del giornalista del Corriere della Sera Alessandro Trocino che descrive la «resistibile ascesa» di sei personaggi di successo della scena politico-culturale italiana, Roberto Saviano, Beppe Grillo, Andrea Camilleri, Mauro Corona, Carlo Petrini e Giovanni Allevi. Solo un piccolo spaccato, dice l’autore, di un fenomeno in realtà assai più vasto, che ha trovato la sua massima celebrazione nella trasmissione cult Vieniviaconme di Fazio & Saviano.

    Un rito emotivo e quasi liturgico, quello degli elenchi recitati davanti a milioni di telespettatori, che secondo l’autore rappresenta alla perfezione il fenomeno da lui descritto. «La successione di frasi e slogan non svolge una funzione informativa, critica, ma soprattutto emotiva. Nella coazione a ripetere non c’è spazio per la riflessione, non sono previsti il dialogo, il dubbio, l’ambivalenza…».

    È un mondo, quello delle popstar della cultura, in qualche modo prepolitico, nostalgico, autoreferenziale. Comunque incapace di comprendere il Paese reale, di sporcarsi le mani con le sue contraddizioni e soprattutto di proporre un cambiamento possibile. Il libro parte con una introduzione intrisa di pessimismo, quasi un’invettiva verso l’Italia e i suoi intellettuali. Un Paese incapace di affrontare con studio e sobrietà le sue contraddizioni, in cui le menti «migliori» sembrano in qualche modo contagiate dal virus del populismo berlusconiano, da alcuni suoi tic, a partire dal narcisismo e dal manichesimo.

    Non è un libro contro Roberto Saviano. Anzi, il capitolo dedicato all’autore di Gomorra, il primo, è quello più soft, eppure nel descrivere con piglio da cronista il percorso straordinario del trentenne scrittore l’autore si interroga sul meccanismo che, in qualche modo, rischia di imprigionarlo nella maschera dell’Indignato, del Predicatore tuttologo, privandolo e privandoci dell’intellettuale in senso stretto. In fondo la critica del libro a Saviano gioca proprio sulla preoccupazione di chi lo vede indebolito da un presenzialismo che rischia di offuscare il valore letterario della sua opera.

    Diverso il caso di Allevi, e soprattutto di Grillo, il cui giustizialismo senza politica viene vivisezionato per illuminarne tutte le contraddizioni, dal luddismo per il computer fino all’idolatria della Rete, e per denunciare la «pericolosità democratica» del Vaffa che tutto travolge, comprese le istituzioni, senza sfumature. In fondo il cuore di Popstar della cultura è proprio questo: la decostruzione di alcune Icone, anche della sinistra, non per il gusto dello sberleffo, ma immaginando un «paese normale» che, una volta archiviato Berlusconi, ricostruisca il proprio Dna senza bisogno di guru o pulpiti. E anche una sfida al conformismo della politica e dei media, che usano cinicamente le «popstar», complici dei loro vizi e artefici della spirale che rischia di travolgerli. E che, alla fine, restituisce al pubblico una sensazione apocalittica e allo stesso tempo impotente, in cui il futuro somiglia a una terra straniera.
    23 febbraio 2011

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