Intermezzo.

Sulla scorta dell’ormai postuma condanna del dittatore Gheddafi, anche da parte del suo amico devoto di Arcore, c’è un articolo di Zucconi su Repubblica dal significativo titolo che recita tra l’altro: “così l’Africa salva i suoi dittatori”.

Non discuto il contenuto.
Tuttavia la presentazione è almeno impropria.

La lunga lista dei dittatori africani , la maggior parte passati a miglior vita, staglia nettamente , infatti, la responsabilità ,non dell’Africa bensì del colonialismo euroamericano. Responsabilità condivisa anche dall’Urss, nell’ambito della guerra fredda.

Così, per far solo un esempio, sta bene ricordare la figura di quel gran bastardo di Mobutu Sese Seko di cui Zucconi ci ricorda il titolo ufficiale completo: “il guerriero onnipotente che grazie alla propria inflessibile forza e implacabile volontà cammina di conquista in conquista lasciando dietro di sé una scia di fuoco”.

Ma chi l’ha installato al potere se non la filosofia euroamericana del tempo, ancor oggi attuale? La quale com’è arcinoto recita così: “è un figlio di puttana, ma è il nostro figlio di puttana”.

Ebbene tutti, nessuno escluso, i dittatori africani che si son succeduti nel continente nero fino ad oggi, sono i nostri figli di puttana.
Partoriti da una madre che abita l’occidente, libero , democratico , sviluppato dove si diffonde alacremente la dottrina , tanto rassicurante quanto regolarmente infingarda della difesa dei diritti umani.

Quell’occidente che non mosse un dito per sbarrare il passo ad uno dei più orribili genocidi del XX secolo, in Ruanda.
Quello stesso ovest (questa volta nordamericano) che finanziò a lungo la guerriglia degli Kmer Rossi, seguaci di Pol Pot, dopo l’intervento vietnamita in Cambogia.

L’elenco è lunghissimo e sanguinoso assai.

E ancora oggi gli interessi delle multinazionali, dal delta del Niger alla Repubblica democratica del Congo, sono protetti da molte centinaia di migliaia di contractors privati dotati di licenza di uccidere.
Non diversi, se non nel colore della pelle, dai mercenari africani pagati da Gheddafi.

L’Africa è piena di assassini di professione.

Molti di questi hanno la pelle bianca.
Lavorano a contratto.
Qualche volta a cottimo.
Legalmente.

L’africa è piena di armi leggere arrivate grazie alla triangolazione del traffico internazionale ufficialmente proibito e mai ammesso da tanti paesi europei.
Tra cui l’Italia.

Inutile scomodare Conrad. “Il lato buio del mondo” è rimasto sempre tale affinchè rifulgesse ancor più la luce dell’occidente.

Dunque si rifaccia pure l’elenco dell’orrore estremo incarnato dalle peggiori figure dei dittatori africani.

Mi piacerebbe, perché sarebbe utile, dignitoso, onesto e doverosissimo che qualche volta, si rendesse omaggio alla figura dei tanti africani che hanno cercato di uscire dal buio dell’Africa, dal suo cuore di tenebra.

Tutti son finiti , rapidamente, sotto terra con la collaborazione attiva dell’Occidente.

Uno tra tutti.

Patrice Emery Lumumba.
Primo ministro eletto della prima Repubblica democratica del Congo.
Mobutu, allora comandante dell’esercito, lo fece arrestare , torturare in pubblico , in una cerimonia tribale nel corso della quale ne fu smembrato persino il corpo.
“Quel lavoro l’abbiam fatto noi confesserà dopo più di trent’anni un ex agente CIA”.

Già, furono gli USA infatti ad armare Mobutu e i secessionisti katanghesi nel corso della guerra civile.
Lo stesso massacro dei tredici aviatori italiani in missione ONU e atterrati a Kindu, fu reso possibile proprio in quel contesto di guerra civile, con le truppe congolesi terrorizzate dai bombardamenti dei miliziani katanghesi, cui partecipavano regolarmente mercenari dalla faccia bianca.

E così Lumumba governò per circa quattro mesi dopo aver vinto le elezioni con il suo “movimento congolese di liberazione”.
Il suo assassino e “nostro figlio di puttana” restò al potere per 40 anni di seguito.
Ricevuto e riverito in tutte le corti dell’occidente democratico, con tutti gli onori.

Di Patrice Lumumba non si ricorda più nessuno.

Potrei proseguire parlando del “negus rosso” dell’Etiopia,altro carnefice, questa volta sostenuto dall’Urss.

Ma andrebbe ricordata, parallelamente, la memoria recente di diverse decine di studenti ammazzati dalle truppe speciali dei rivoluzionari del Tigrai, filoamericani oggi al potere .

Nel 2005, il giorno dopo elezioni considerate dalla Fondazione Carter perfettamente corrette , nelle quali però l’opposizione aveva vinto in tutte le principali città etiopi compresa la capitale, il governo decretò un mese di stato d’assedio fino a proclamazione ufficiale dei risultati.

Quel giorno stesso fece aprire il fuoco sulle manifestazioni di protesta.

Il mondo non lo ha mai saputo.

O se l’ha saputo se n’è fregato.

Son africani.

Abitano il lato buio del mondo.

Noi italiani(in buona compagnia) ce ne siam fottuti fino a ieri dei diritti umani in Libia. Gheddafi (petrolio e gas a parte) teneva a bada e respingeva, a morire nel deserto, gli abitanti del lato buio che cercavano la luce del mediterraneo.
Faceva il lavoro sporco.
Per conto nostro.
Profumatamente pagato.
Dal governo attuale.

D’altra parte sarebbe storicamente anacronistico ,ai tempi nostri, incaricarci di fermare l’orda (vedi titolo della Padania) sul terreno con l’iprite e il fosgene.

Resta che a Gheddafi, in continuità col nostro passato coloniale, abbiam dato analogo mandato.

E , adesso, non venitemi a parlare di diritti umani.

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10 Risposte to “Intermezzo.”

  1. Giovanni Says:

    Dopo Gheddafi sarà anche peggio.In Tripolitania i molti non potranno che “rimpiagere” il Vecchio Pazzo,La Libia sarà fatta a brandelli dalle vecchie potenze petrolifere.Le condizioni materiali scivoleranno da un relativo benessere diffuso verso la miseria generalizzata del Maghreb.I diritti umani?Ma certo che ne dobbiam parlare Morire di fame è un diritto inalienabile per i neocoloniali di tutto il mondo

  2. mauro Says:

    Non la penso troppo diversamente. D’altra ci son diritti umani più umani degli altri. E il diritto al cibo in occidente non rientra tra i diritti umani.

  3. mauro Says:

    leggi :d’altra parte

  4. marco da bologna Says:

    In Italia abbiamo una classe politica che queste vicende dovrebbe averle vissute almeno per eta’ anagrafica!Parlo dei vari D’Alema,Napolitano!Perche’ non dice nulla?!?

  5. massimo meliconi Says:

    In Africa, e in Libia in particolare, nel recentissimo passato si è mostrato il lato oscuro del Belpaese, il nostro. In Libia ( e anche in Etiopia) l’Italia colonialista e soprattutto fascista ha compiuto crimini e stragi efferate e ben documentate rigorosamente ignorate dai libri di storia scolastici ( faccio l’insegnante di storia e la cosa mi è molto nota) e da gran parte della cosiddetta cultura illuminata e progressista. Mettere in discussione il mito di “Italiani brava gente”( per citare il titolo di uno dei tanti libri dello storico Italiano Angelo del Boca, che di queste cose si è occupato molto) non è popolare e non aiuta la fama dei novelli maestri del pensiero Italioti. Anche adesso che si parla moltissimo di Libia, tutti i mass-media ( compresa Repubblica) evitano accuratamente di parlare delle gesta del Maresciallo Graziani e dei circa centomila libici uccisi dal colonialismo Italiano ( soprattutto nel ventennio fascista). L’atteggiamento menefreghista nei confronti dei diritti umani dei Libici e degli altri Africani ha radici profonde, meglio spendere qualche parolina in generale e far capire che il cuore di tenebra vive nel continente nero e noi ne siamo immuni. Kurtz non abita qui, si sa.

  6. Giovanni Says:

    Caro Mauro,prima o poi dovrai occuparti delle migrazioni,dell’immigrazioni e dell’emigrazione interne,e del’impatto socio-economico che ha prodotto in Italia.E’ il problema del problema,che normalmente si affronta con pregiudizi di destra di sinstra o cattoutilitaristico.Dubito tuttavia che vi sia la possibilità di parlarne liberamente nell’Italia dei valori

  7. maurozani Says:

    Giovanni.
    Non provo alcun imbarazzo in proposito.
    Puoi cominciare a parlarne tu, intanto.

  8. Giovanni Says:

    Caro Mauro,non credo che la “rivolta” in Libia sia genuina.Penso piuttosto che Gli Anglo abbiano approfittato dei movimenti popolari in Egitto e Tunisia per infiltrarsi in Cirenaica e fregarsi il petrolio come ai bei tempi del Re Idris.
    Ne é sorto un problema umanitario enorme,che viene pagato innanzitutto da oltre due milioni di egiziani che lavoravano in Libia.
    Finchè ci sarà il neocolonialismo predatorio degli Anglo la migrazione dall’Africa non avrà:per qualche miliardo di dollari in più sono disposti ad infliggere morte e miseria su scala planetaria.

  9. maurozani Says:

    Caro Giovanni interrogarsi sulla “genuinità” rischia d’esser semplicemente ozioso.
    O peggio sospetto.
    Conta il consenso.
    Se il regime cade come una pera marcia vuol dire che ha fatto il suo tempo.
    Tutto quà.
    Che poi il neocolonialismo degli anglo ci lavori sopra, ca va sans dire.
    Pensi che uno come me abbia anche solo il più pallido dubbio su questo?
    Credo di no.
    Non per caso pongo l’accento sulle responsabilità dirette, operative, dell’occidente nell’aver favorito le dittature africane.

  10. loris Says:

    e il compagno Fassino che, in memoria dei “propri ” respingimenti verso l’Est Europeo, si espresse con comprensione realistica sui respingimenti verso la Libia ? La Sinistra e tutti noi dobbiamo solo vergognarci per l’idiozia di questo imbecille ? O fargli vivere l’esperienza vivificante di un campo libico ? La seconda è sicuramente più accettabile dal punto di vista didattico.

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