Intermezzo 2. Lettera ad una professoressa.

Premetto che non conosco Paola Mastrocola.(Togliamo il disturbo. Guanda editore) Per me potrebbe benissimo essere un’affiliata di Comunione e Liberazione, come una vetero-catto-comunista o una colta baciapile. Non ho letto i suoi libri. Non ho fatto alcuna ricerca su di lei. Aggiungo, onestamente rilevandola, l’aggravante che ho smesso d’occuparmi da vicino di scuola fin dai tempi dei decreti delegati del 1974.
“Siamo tutti delegati” , non è vero?

In più per un profano addentrarsi nei meandri (corporativi) del dibattito sulla riforma , della scuola, sempre in itinere in Italia, è oggettivamente (ricordate questo termine?) periglioso assai.

Non c’è verso. Le pigli comunque . Da sinistra e da destra.

Ma dato che io scrivo su di uno di quei blog, tanto deprecati(forse giustamente) dalla Mastrocola, posso rischiare tutto.
Tanto non conta niente.
Parole nell’etere del web.
Nulla più.

Il fatto in ispecie, che mi muove a digitare sulla tastiera, consiste semplicemente in un impulso irrestibile a comprare il suo ultimo libro.

Non vi sto ad annoiare, descrivendo per il lungo e per il largo, le cause prime e/o seconde di un tal impulso.

Uno (specie se si pregia d’esser un autodidatta) prende in mano un libro.
Lo sfoglia leggendo a caso alcune pagine.
Poi lo ripone , oppure lo acquista.

L’ho acquistato. Dopo aver sbirciato a pag 131-132 : “ Domina un pensiero scolastico genericamente progressista”..con quel che segue. Poi a pagina 133 dove si descrive l’alleanza scellerata tra una scuola che non insegna e le famiglie che intrise di edonismo e narcisismo collaborano colpevolmente ad allevare dei nulla studianti che , si presuppone, diverranno anche al di là del ceto di appartenenza, dei poveri deficienti capaci solo di smanettare con gadget elettronici di vario tipo.

In particolare a pag 133,- ed è questo che più mi ha motivato a comprare il libro della Prof e persino a leggerlo-, si trova un giudizio sui giovani, sulla loro vita reale, sui loro comportamenti , su ciò che davvero conta oggi entro la “massa” dei giovani.

“Faccio un solo esempio, tanto per esser un po’ concreti: se la famiglia permette al figlio quindicenne di tornare dalla discoteca alle quattro del mattino, e se il papà (o la mamma) si mette persino la sveglia alle tre per andare a prenderlo, cosa pensate possa mai fare la scuola? Quale impegno può pretendere, quale disciplina, quale senso di responsabilità e autonomia?”

Già, simpatizzo. Alquanto.

La sola idea che(illo tempore) un mio genitore mi venisse a prendere da un qualsiasi posto mi fa orrore e mi riempie di vergogna. A parte che non ho mai corso questo rischio.

E’ un dato di fatto. Famiglia e allievo sono generalmente coalizzati contro gli insegnanti.
Ma direi soprattutto contro lo studio vero e proprio.
A prescindere.

Secondo la Mastrocola , tuttavia ciò riguarda assai poco gli insegnanti.
Ponendo ella l’accento sulla deriva del donmilanismo e, sia pure in minor misura del rodarismo che ha portato a concepire la scuola come “centro di socializzazione dove stare insieme e trovare amici e mostrare gadget e vestiario”.
Insomma una scuola creativa e ricreativa, dove venir incontro alla spinta edonistica generalizzata che caratterizza i tempi (post-moderni) che corrono.

Colpa di Don Milani, di Rodari, del ’68, di Berliguer(Luigi), di Mussi, con la Gelmini che non se ne discosta.

Una scuola finalizzata al piacere e quando va bene piegata strumentalmente al lavoro.

Una scuola dove è abolito lo studio come fine in sé, grazie ad una “pedagogia democratica” secondo cui è tempo perso leggere, studiare e faticosamente capire tanto Dante, quanto (il suo amato, dalla Mastrocola) Tasso.

Già.

Professoressa io son d’accordo con Lei fino questo punto.
E mi fa gran piacere quando cita Antonio Gramsci: “ Si ha a che fare con ragazzetti, ai quali occorre far contrarre certe abitudini di diligenza, di esattezza, di compostezza anche fisica,di concentrazione psichica su determinati soggetti che non si possono acquistare senza una ripetizione meccanica di atti disciplinati e metodici”.

Son d’accordo con lei, essendo io persona di sinistra e non genericamente, progressista. Lascio da parte una digressione malevola sui “progressisti” che pur ho sulla punta della lingua.

Però veda Professoressa, Lei è alquanto unilaterale.
Vede le cose dalla sua parte.

Cerco di spiegarmi meglio.
Anche se non è facile, non avendo io il privilegio di scrivere su carta stampata, debbo tener conto che in questo esatto momento la metà dei miei pochi lettori con un semplice clic mi ha già abbandonato.

Comunque ,”non ti curar di loro” e andiam avanti.

Lei , a pag 154 cita un’intervista al Corriere della Sera di tal Claude Thèlot che ha presieduto la commissione sul futuro della scuola francese.
Intervista che Lei considera un “documento agghiacciante”.

Basterebbe una tal definizione a rendermela simpatica , gentile Prof.

Odio le mezze misure, gli eufemismi e le parole ambigue come “creativita” e “trasparenza”.

Tuttavia io considero quel documento agghiacciante anche (ho scritto anche) per ragioni se non opposte almeno diverse rispetto a quelle pur fondate che lei adduce e descrive.

Comunque Lei evidenzia in particolare tre frasi del pessimo soggetto in questione:
1) “I docenti sono troppo concentrati sulle discipline che insegnano”.
Sua chiosa , ridotta ai minimi termini di un blog: “Docent, insegnano! A cosa altro dovrebbero pensare?”

2) “dovrebbero aiutare i propri studenti ad andare al di là della loro materia”.

Sua chiosa : “Al di là di cosa?”

3) “I docenti amano troppo la loro materia al punto di considerarla un fine e non un mezzo”.

Sua chiosa: “ è la chicca, il massimo cui sia giunta la mente scolastica del millennio”…..”amare la materia che s’insegna equivale a non amare l’allievo, forse anche ad odiare l’allievo”.

Bene.

La critica io la trovo giusta. Solo che io la fondo, su di un’esperienza e quindi anche, come ho già detto, di un punto di vista molto diverso dal suo.

L’esperienza di un allievo di quarantanni fa.

Quando , si suppone, poco prima del vituperato ’68, la scuola non era ancora degenerata secondo i dettami di quel che Lei chiama il p.c.e, il politicamente corretto europeo. (Sul quale sia detto per inciso avrei molto di peggio da aggiungere).

Per farla corta io frequentavo un istituto tecnico molto considerato nella mia città, quando ancora non si era chiuso “il cerchio quarantennale della distruzione dello studio”.

E , in effetti anche a mio avviso il Thélot è un tipo che spara cazzate.

Vediamo. Su uno solo dei punti da Lei richiamati.

Docenti troppo concentrati?

Balla colossale.
Chi li ha visti.
Non ne ho mai trovato uno.

Ricordo come fosse ieri il Prof di tecnologia. Sa la scienza e la tecnica che s’occupa delle caratteristiche fisiche e chimiche dei metalli e dei loro trattamenti.
Affascinante, anche per chi come me era più naturalmente portato per altri studi e per il “pensiero astratto”. Insomma avrei voluto , (se non ci fosse stata la scuola di classe) frequentare il liceo classico e studiare il suo amato latino , professoressa. Tuttavia anche solo scoprire che ciò che chiamiamo comunemente ferro è, in realtà acciaio, (minerale di ferro con aggiunta artificiale di carbonio) costituiva una prima scoperta.

Solo che…… c’era, tra i piedi, l’insegnante di tecnologia.

Appena entrato in aula si guardava attorno schifato. Si sedeva dietro la cattedra- sì quella con lo scalino di legno che Lei descrive come indispensabile base materiale e simbolica d’autorevolezza- e se ne stava in silenzio per cinque minuti buoni. Tanto per adattarsi all’ambiente. Per la serie cosa cazzo ci faccio qui esattamente?

Poi, si scuoteva dal suo stupore e chiedeva , invariabilmente a qualcuno dei primi di banchi, di portargli il libro di testo. Lui non l’aveva con sé. Non lo possedeva proprio. L’avevano scritto altri dato che l’Istituto non aveva adottato per quel biennio il suo.

Dunque afferrava delicatamente, il libro incriminato con due sole dita, trattandolo come fosse uno stronzo fumante e lo apriva a caso , borbottando. Cercando di capire dove si era giunti solo tre giorni prima. Di seguito passava a richiarire che su quel libro non si poteva apprendere un bel nulla. E cominciava a divagare saltando di palo in frasca. Gli allievi prendevano inutili appunti perché la volta dopo l’illustre insegnante non conservava il più pallido ricordo di cosa diavolo avesse “spiegato” la volta prima.

Potrei proseguire con l’insegnante di meccanica. Un liberale di destra che parlava per allusioni di politica, raccontava barzellette invariabilmente idiote e si faceva cogliere, spesso e volentieri , in castagna dal primo della classe allorchè, non di rado, sbagliava il calcolo di una trave.

Il primo della classe, peraltro si faceva pubblico vanto di masturbarsi otto volte nel giro di ventiquattro ore. Un record. Ebbene nonostante la comprensibile sfinitezza era temutissimo dall’insegnante..che non capiva un tubo di meccanica.

E via di questo passo.
Con l’insegnante di Italiano, un’anziana signora che attendeva solo la pensione, fumando venticinque Turmac bianche ad ogni “lezione” mentre tra volute di fumo azzurrino c’intratteneva su episodi illuminanti relativi alla sua trascorsa gioventù. Tipo lunghe cavalcate, alpinismo, navigazioni spericolate in mari procellosi, e , da ultimo ma non ultimo, vaghi accenni a grandi amori. Totalmente rincoglionita.

Il Tasso dice Lei Prof?
Ma quando mai?

Così io ho vissuto la scuola agli albori del sessantotto.

Menefreghismo, scarsa cultura generale, competenze specialistiche tenute nascoste, custodite come un segreto iniziatico, nessun incentivo allo studio.
Solo inopinata e del tutto immotivata, arrogante richiesta di riconoscere le autorità scolastiche.
Autorità per nulla autorevoli.

E fu gran soddisfazione quel giorno in cui ad alcuni di questi mangiapane a tradimento dicemmo che la scuola era occupata e non si poteva entrare.

Si voleva, tra le altre opinabili rivendicazioni, affermare il diritto allo studio.
Altra e ben diversa cosa dall’ascoltare insegnanti annoiati, autocentrati, per nulla interessati ai “contenuti” dello studio.

Per tutto ciò, dubito assai che la crisi della scuola come luogo di studio sia databile a partire dal 1968.

PS. Naturalmente c’erano anche bravi insegnanti. Cioè gente cui piaceva insegnare a studiare.
Pochi però.
Davvero pochi.

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21 Risposte to “Intermezzo 2. Lettera ad una professoressa.”

  1. roberto Says:

    che liberazione trovare qualcuno che onestamente dice pane al pane e ciccia al culo…
    Sono all’incirca coetaneo di Zani e confermo l’anedottica riportata, anche se ho fatto altre scuole e in Romagna.
    Mi sento però di dire che bastava anche un solo professore innamorato della sua materia e capace di trasmettere tale amore a segnare la nostra vita.
    E, almeno nei licei, molto spesso c’era.
    Troppo poco però per riscattare l’intera categoria.
    Vorrei aggiungere che era più difficile trovarne al tempo della scuola dei miei figli…

  2. maurozani Says:

    Hai ragione Roberto sarebbe bastato anche uno solo. Io non l’ho mai trovato. Un maestro, una figura guida…mai. E’ rimasto un cruccio.
    Eppure allora ero di bocca buona.

  3. Andrea Says:

    Il maestro è una figura sofferta che rende leggibile agli altri la costruzione di sé stesso come linguaggio. Il porre la propria autocostruzione come epistemologia genera uno scambio evolutivo che lo designa come maestro.
    La scuola molto raramente ha avuto persone che possono essere chiamate maestri. Io non ne ho avuti. Fuori dalla scuola invece si. Puro caso.

  4. giovanni Says:

    Sono più giovane di Mauro.Ho un buon ricordo dei miei maestri dell’elementari .Antropologicamente lontani mille anni da sta Prof che Mauro ha avuto lo stomaco di leggere.Ho avuto una grande oppurtita all’università:3o 4 Professori che ti cambiano la vita.IUl resto pura merda secca.
    Ma quelli dei miei figli fanno più schifo,a parte un prof di italiano e latino che ho conosciuto 10 anni fa.
    Per me si potrebbbe chiudere senza danno:ho scoperto che molti prof di matematica,latino e greco fabbricano rimandati per far incassare 30 Euro all’ora ai loro colleghi.E’ lo spirito dei tempi.La corruzione è dappertutto

  5. massimo meliconi Says:

    Premesso che non conosco la collega Mastrocola, nel senso che non ho mai letto i suoi libri ( l’ho vista solo da Fazio), qualche notazione dopo vent’anni di insegnamento mi viene da farla. La scuola di una volta era più o meno come la descrive Zani, io ho avuto sia insegnanti inetti o francamente stronzi sia docenti molto bravi (questione di fortuna), tutti però protetti da un’aura di autorità che permetteva loro una certà impunità che oggi non esiste più, vista la sciagurata santa alleanza fra genitori e figli. Il docente incompetente che si fa beccare dal primo della classe viene subito colto in fallo, state pur tranquilli. Se è furbo dà otto a tutti e diventa improvvisamente un eroe della comunità dei discenti e dei docenti e soprattutto dei genitori. Certe cose non succedono solo in politica, of course, non siamo noi il paese dove il merito viene premiato ad ogni livello? Quindi l’insegnante incapace se la cava bene anche adesso, basta un po’ di sana arte di arrangiarsi.. Per il resto è inutile dilungarsi sul donmilanismo, rodarismo etc. La Gelmini l’ha detto chiaramente, abbiamo affossato il 68 e i suoi portati nella scuola. Propaganda? No, il lavoro è stato fatto. Me ne sono accorto all’inizio di questo anno scolastico. Meno ore, voti in cifre, voto di condotta, classi sovraffolate etc. La scuola post 68 è già storia, provare per credere. Il problema sarà magari provare a ricostruirla, prima o poi questa benedetta scuola. Forse un lavoro per le forze di opposizione? Speriamo, tanto sperare non costa niente. Il problema ( magari non è quello della collega scrittrice, non posso dirlo) è che forse qualcuno vuole tornare all’antico, ad un sano principio di autorità, quando c’è quello sono garantiti tutti, per esempio gli insegnanti, quelli bravi o quelli incapaci, quelli appassionati e quelli menefreghisti. Con gli errori che tutti possiamo aver fatto, nel mondo della scuola e non , sarebbe veramente troppo.

  6. Angela Dal Gobbo Says:

    C’è una cosa che non sopporto della Mastrocola: detesta gli alunni. Non credo che possa essere perdonata, per questo.
    Dalle sue parole traspare un senso di superiorità rispetto alla scuola com’è, oggi, e un disprezzo per gli alunni. Si sente che vorrebbe essere altrove, ma non lì. Mi sembra che, fondamentalmente, gli alunni lei non li conosca. Le sue parole sono luoghi comuni. Ma lei ce l’ha, un figlio? Che ne sa cosa significa dare delle regole, chiedere che rientri a una certa ora, quando nella società non ci sono modelli alternativi, quando “gli altri” fanno tutti così? I genitori sono soli. Ma ci sono anche molte (sottolineo MOLTE) famiglie che le regole le danno, che insegnano ai loro figli comportamenti corretti e onesti.
    Io insegno. Amo la mia materia, e mi piace trasmetterla. Insegno da 25 anni, e solo negli ultimi anni mi rendo conto di riuscirci bene. I ragazzi mi ascoltano, imparano. Durante le mie lezioni c’è attenzione e silenzio. Per me è una conquista appassionare i ragazzi riottosi a imparare. Ma non voglio annoiare col racconto di come io insegno – è un fatto tra me e i miei alunni (insegno a 9 classi, circa 300 alunni. La riforma impone classi di 30 alunni, diventa quasi impossibile seguire chi non riesce. Io cerco. Insegno in un liceo scientifico).

    Vorrei invece dire una parola su don Milani.
    Quando la Mastrocola dice che la scuola di oggi, quello che lei ritiene la débacle, sia il frutto dell’insegnamento di don Milani, dimostra di non sapere nulla di don Milani, nè della sua scuola (come di tante altre cose…).
    Io dico ai miei alunni che hanno il diritto a pretendere una scuola che insegni loro, che li prepari. Lo studio è un diritto. Un insegnante che non insegni, lede questo diritto, e loro vengono derubati.
    Dico anche che don Milani insegnava ogni giorno, anche la domenica, e non c’era ricreazione. La scuola è una cosa seria, e impegnativa. La vita sarà faticosa e dura, occorre prepararsi. E occorre ragionare, con la propria testa. Cosa difficile da trasmettere. Don Milani ci riusciva, eccome. La Mastrocola direi proprio di no.
    Consiglio di leggere l’articolo di Pecorini apparso sul Manifesto – è molto chiaro, e dice il vero.

  7. maurozani Says:

    Intendiamoci. Io non se so mezza…sulla scuola. Infatti , come ho premesso, sapevo d’addentrarmi su un terreno irto d’ostacoli. Ma , ormai posso espormi. Non sono giudicabile. Per me vale la prescrizione. A vita.
    D’altro canto in questo periodo non intendo occuparmi di ciò che dovrei conoscere meglio: la politica.
    Però son contento d’aver buttato lì qualche impressione su quel libro.
    E, in particolare, di aver letto gli ultimi due commenti. E anche gli altri. Servono a farmi riflettere e se del caso ri-pensare.

    Io son uno che, esasperato da un ormai insopportabile conformismo “culturale” posso cadere facile preda di abbagli di vario tipo.

    PS. Non per caso gli ultimi due libri di cui ho parlato sono quello di Pennacchi e questo. Cioè libri “fuori via”. Magari furbescamente controcorrente…..
    Comunque adesso torno alla rivoluzione americana di Luraghi. Complicato senza cartine adeguate…..

  8. Andrea Says:

    Tullio Gregory sull’eclisse dei professori-maestri (sul “Corriere” di oggi):

    http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=Y5G4R

    Complimenti a Angela Dal Gobbo e a Massimo Meliconi, che resistono lucidamente allo sfascio

  9. Andrea Says:

    Tullio Gregory sull’eclisse dei professori-maestri (sul “Corriere” di oggi):

    http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=Y5G4R

    Complimenti a Angela Dal Gobbo e a Massimo Meliconi, che resistono lucidamente allo sfascio.

  10. giovanni Says:

    Questo articolo di Tullio Gregory è pieno zeppo di banalità.
    Quali”saperi”possono trasmettere “i professori” formatosi nell’università italiana.?L’italiano di Carducci,la critica letteraria di De Santis,la filosofia di Croce,la storia secondo la prospettiva vichiana,?
    Lasciamo perdere la retorica e la mitologia:la nostra è e resta fondamentalmente la scuola del crocifisso,sostanzialmente clerico fascista.Pochi uomini di ingegno,praticamente autodidatti hanno segnato la cultura italiana del dopoguerra.Nulla a che fare con “le agenzie del sapere”.
    La scuola va rifondata con tagli verticali severi per liberarla da insegnanti ignoranti ,stronzi e scansafatiche.
    Cominciamo con rendere liberi ai lavori manuali i professori di religione,ginnastica,lingue straniere,filosofia,storia dell’arte,chimica e fisica.Assumiamo professori di inglesi,tedesco,francese,cinese,spagnolo retribuiti ad ore.Mandiamo il restante” corpo docente” a svolgere corsi di rinforzo il pomerigio.:38 di lavoro per tutti,tra insegnamento e aggiornamento sui banchi.Contratto a termine di cinque anni per tutti.Conferma della cattedra sulla base dei risultati conseguiti dai ragazzi.Altro che belle chiacchiere.Fonetica,sintassi.morfologia e logica formale per tutti.Chi non è all’altezza a casa.Basta con i prefetti della magna grecia e con I Vecchioni

  11. roberto Says:

    Il gusto per l’invettiva rischia di vanificare il molto acume di Giovanni.

    Il lavoro mi ha insegnato un metodo: disaggregare un grande problema in una serie di problemi più piccoli e potenzialmente risolvibili, e affrontarli con priorità che tengano conto della situazione e degli obiettivi generali che, ovviamente vanno comunicati con chiarezza.
    I sistematicizzatori lo chiamano “analisi di Pareto” (Vilfredo Pareto 1848–1923)
    Riconosco che questa pratica è più faticosa che analizzare scenari e contesti strategici, ma in genere dà buoni risultati.

    Chissà se Merola e i suoi spin-doctors (e anche la Cancellieri, che prega toglieteci oggi il nostro dossier quotidiano) ne sanno qualcosa.
    Ma costoro, per tornare a Pareto, fanno parte del ridotto numero di elementi rilevanti per il comportamento di un sistema: il cosiddetto principio “80/20” (J.Juran 1950), che dice, ad es, che l’80% dei problemi è imputabile dal 20% dei processi o delle persone.

  12. giovanni Says:

    @Roberto
    non conosco Pareto.spesso viene citato.Ma io diversamente da Mauro.il quale è dotato di una grande curiosità e da un grande stomaco(pensa ha perfino sopportato )divento pigro e svogliato su certi sentieri.L’evidenza dei ternini di un problema,secondo la mia esperienza,contengono la soluzione di un problema
    L’invettiva allora diventa non tanto un modo per liquidare un problema,ma per semplificare un problema reso inestricabile da miliardi di chiacchiere,riflessioni ,testimonianze:Insomma ,il problema sorge,cresce si alimenta per diventare una superfetazione.So bene che nessuno avrà mai il coraggio di parlare della soluzione possibile del nostra scuola.I nostri sfrigati di sinistra continueranno a parlare dell’offerta formativa,dei saperi e di quanto è gratificante trasmettere la gaia sciienza.Eppure alla fine i termini restano sempre quelli:nessuno vorrebbe frequentare l’ora di religione,nessuno impara l’inglese da una calabrese che a stento parla l’italiano,nessuno è in grado di estrarre una radice quadra a due anni dal diploma,nessuno sa cos’è un indimostrato.tutti hanno l’idea che la storia sia una filastrocca di date e battaglie e che l’arte,la politica,la letteratura e la tecnica sia altro.Cazzo roberto con l’ipocrisia dubito che faremo un passo avanti.Cominciamo a diire agli insegnati che li conosciamo.Eccome se li conosciamo

  13. giovanni Says:

    @Roberto
    Mica penserai anche tu che il diritto al lavoro degli insegnanti va contemperato con la estrema necessita di rifondare la scuola?Abbiamo 6.000.000 di immigrati,potremmo accontentarci di 5.700.000.Trecentomila insegnanti in meno non sarebbe un disastro

  14. roberto Says:

    @ Giovanni
    Sono anch’io insofferente, come tanti, della mole di “miliardi di chiacchiere, riflessioni, testimonianze”. Ma soprattutto perchè operativamente non se ne fa nessun uso.
    E anch’io spesso penso che la soluzione sia quella di Colombo quando doveva tenere in verticale l’uovo. E credo che si possa fare senza fare troppi danni, salvo far cessare qualche rendita a chi, se non si è comportato da cicala, potrebbe sopravvivere dignitosamente.

    Per rimanere nel cortile, nonostante anni di presenza locale Merola ha presentato per ora uno scheletro di programma in 5 punti (“Piano strategico per Bologna metropolitana”, “Bologna citta’ della conoscenza”, “Una svolta ecologica per Bologna”, “Un nuovo welfare per Bologna”, “Bologna dell’innovazione e dei diritti”) che dovrà poi essere integrato con “proposte concrete”. Ci vogliono effettivamente stomaci forti.

  15. roberto Says:

    OFF TOPIC
    Sul cerotto smaccatamente posticcio di Berlusconi, ho letto una cosa divertente, che voglio condividere:
    “Secondo me, il vecchio incerottato deve essere stato operato da una delle sue “dottorine”, la quale, esperta in altri giochi, quando si è vista promossa ad odontotecnica (come un’altra di loro di cui ben sappiamo!), grazie alla sua rapida “carriera meritocratica” avrà pensato bene di bucare il “guanciale” del suo padrone per cercare il dente posto sotto, senza sapere che vi poteva accedere dalla parte già aperta (la bocca) che avrà ritenuto non collegata al resto”

  16. giovanni Says:

    Il “piano strategico” di Merola é aria fritta. Merola deve impegnarsi,innanzitutto,a non ruspare neppure un’aiuola,poi a ripulire la città,in tutti i sensi, e,infine, deve mettere per iscritto che non porterà avanti il programma di Cofferati

  17. roberto Says:

    Ho citato il piano strategico di Merola proprio per evidenziare la sua inconsistenza.
    Pare si sia incontrato con Renzi. Anche se il sindaco di Firenze mi pare soprattutto un furbacchione, ha però licenziato un PSC che esclude ogni aumento di volumetria in città.
    E’ il vanto di Merola di aver fatto costruire poco quando era assessore: niente è meglio che poco, e si riprenderebbe il recupero edilizio che ha caratterizzato Bologna negli anni 60.
    Segnalo poi che la città di Firenze ha censito ormai da anni i sistemi di riscaldamento cittadino, cioè tutte le caldaie, e dico tutte.
    Il riscaldamento di Palazzo d’Accursio va tutt’ora a gasolio.
    Forse Giovanni sa chi ha l’appalto per le forniture.

  18. giovanni Says:

    Beh,non lo sai?Perché la prefetta della magna grecia voleva abbuiare la città ?Ovviamente anche per continuare a pagare la salata bolletta.Il privato ,innanzitutto.Siamo o non siamo un’economia liberale?I nidi sonbo un’istituzione bolscevica,un lusso insopportabile per le tasche dei cittadini. Merola non ha mica detto che elimiinerà la manovra prefettizia.cosi come non ha detto che licenzierà il compariello insediato al comunale, dalla medesima prefetta ,dichiatamente incopetente in materia teatrale

  19. giovanni Says:

    Il compariello della Cancellieri si chiama Ermani francesco, anni 74, dunque, giovane, pimpante e fresco come una rosa.
    Dopo la sua nomina a sovrintendente al Comunale di Bologna, è saltato fuori che la Cancellieri è imputata a Catania per abuso di ufficio, per aver nominato il compariello consulente a peso d’oro.
    Le giustificazioni della Cancellieri? Sono stata nominata Commissario del teatro Bellini, ma non conoscendo la materia ho nominato Ermani consulente. La giustificazione appare più che verosimile, ma se ciò fosse vero la Cancellieri dovrebbe rispondere ugualmente (truffa?), per non aver palesato la sua incompetenza dal momento in cui ha accettato la nomina a Commissario del Bellini.
    Lo sanno anche le pietre, infatti, che l’accettazione di un incarico importa e presuppone la competenza ad eseguirlo:
    se il falegname accetta l’incarico di costruire una porta, deve saperlo fare;
    se il medico mette le mani su un paziente, deve saperlo curare.
    La Cancellieri, invece, si è beccata il compenso da Commissario facendo fare il suo lavoro ad un consulente retribuito non da lei ma con i soldi del contribuente. Insomma, paga il doppio e, forse, prendi uno. E noi, oggi, secondo la Cancellieri dovremmo finanziare il Comunale per assicurare ad Ermani lo stipendio? Mi pare che la Prefettessa della magna grecia abbia ormai superato ogni limite. Chissà se la Finocchiaro quando si è recata a Palazzo D’Accursio a trovare la sua amica per cantarne le lodi era a conoscenza dei precorsi (curriculum) della Cancellieri.
    Sia quel che sia, ormai il candidato Merola, che aveva chiesto alla Cancellieri di soprassedere dalla nomina ha il vantaggio di chiedere l’allontanamento ante tempus del Prefetto e, successivamente, mandare a casa, per giusta causa, l’intempestivo e attardato sovrintendente.

  20. roberto Says:

    Gira e rigira, sempre gli arzilli a cavare le castagne dal fuoco, anche se Ernani il curriculum ce l’ha, e più pesante di quello di Merola. Spero abbia anche la saggezza di trovarsi un vice giovane e bravo.

    Forse parlo a vanvera, ma se a Catania la ragione del commissariamento erano le infiltrazioni mafiose, allora andava bene un prefetto o un generale dei Carabinieri in pensione, che poi per far funzionare la macchina avrebbero dovuto giocoforza affidarsi ad un esperto.

  21. giovanni Says:

    @roberto
    La tua replica contiene un duplice errore:
    1)l’idea che il compito del Commissario del Bellini fosse quello si prendere a scappaccioni i mafiosi infiltrati nel disciolto C d A.
    2)l’idea che il curriculum più lungo e più prestigioso designi “il migliore e il più idoneo.”
    No,Il Commissario doveva per un tempo determinato gestire in luogo del C d A il Teatro:come si ouò pensare che un prefetto ne abbia la competenza?Forse perchè per legge gli è riservato una poltrona in prima fila in sala
    Il politico con il miglior curriculun é senza dubbio Andreotti.Nessun tuttavia, oggi come oggi, affermerebbe essere il longevo democristiano,il più idoneo a ricoptrire la carica di presidente del consiglio.Infine perchè dovremo regalare a Ermani un pacco di soldi,oltre la lauta pensione che percepisce e affiacargli anche un giovane?

    Ps chiudo qui perché il silenzio di Mauro mi sembra più che eloquente

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