La guerra in Europa

Così va il mondo.

Abbiamo un’altra guerra umanitaria in corso.

Ci s’è accorti che Gheddafi, colui che piantava la tenda all’Eliseo solo due anni fa, e che fu ricevuto l’altro ieri a Roma con tutti gli onori, baciamano compreso, è un dittatore sanguinario.

Dunque va liquidato.

Per difendere i diritti umani, per dare una mano ai ribelli di Bengasi.

L’effetto collaterale come in Irak assumerà la forma consueta del furto con destrezza.

Si ruba il petrolio ad un vasto territorio, le cui potenzialità il dittatore non ha mai del tutto sondato.

Il petrolio mesopotamico, al netto di una guerra civile ancora in corso, è oggi saldamente nelle mani delle corporations angloamericane.

Quello della Libia è destinato agli anglofrancesi con (forse) qualche briciola agli ex coloniali italiani.

La democrazia che viene dal cielo sotto le mentite spoglie della onusiana no fly zone
serve principalmente a questo.

Il resto è propaganda volta a coprire un fallimento di portata storica.

Qualcuno forse ricorderà la lunghissima fase politica nella quale l’Unione Europea cianciava con grande solennità ( come a Barcellona) di politiche di cooperazione con l’altra sponda del mediterraneo.

Politiche che avrebbero dovuto ,tra l’altro, incentivare un progresso democratico e civile in tutta l’area dei paesi rivieraschi e riscattare così il retaggio coloniale.

Le bombe che cadono su Bengasi e su Tripoli hanno soprattutto questo significato.

Quella politica è morta e sepolta.

Bando alle ciance.

E mano alle bombe.

Si sfrutta l’occasione della ribellione contro il regime di Gheddafi.

Si colpisce l’anello più debole della catena retto da un dittatore inviso all’opinione pubblica.
Per riprendere un pieno dominio coloniale.
Pardon neocoloniale.

In tal contesto La No fly zone è solo un travestimento che l’ONU ha concesso agli anglofrancesi anche in virtù dell’estrema debolezza dell’Italia e della sua non credibilità sulla scena internazionale.
Come dire che c’è un pagliaccio a Tripoli e uno a Roma.

Da qui la risoluzione 1973 che istituendo una zona di non volo chiarisce che ad essa s’accompagnano “tutte le misure necessarie a proteggere la popolazione civile”.

Che vuol dire guerra aerea indiscriminata.

Come in Serbia.

I caccia francesi infatti già bombardano truppe di terra dirette a Bengasi.

Presto, stanotte o domani si effettueranno raids generalizzati, su Cirenaica e Tripolitania con il metodo ampiamente collaudato del “bombardamento terroristico” a suo tempo così chiaramente definito dal Bomber Command britannico.

L’Europa è guidata dai governi di destra che , con l’esclusione di quello tedesco, puntano a spazzar via per sempre ogni velleità di politiche cooperative da parte dell’Unione. Un Unione di cui questa guerra sancisce la fine ingloriosa con la reazione anglofrancese al ruolo predominante via via assunto dalla Germania unificata in tutte le politiche comunitarie.

Gli shabab sparano in aria , esultanti per la liberazione, che viene dal cielo.

Non sanno e non son tenuti a sapere che gli anglo francesi sparano sulla Libia per radere al suolo in Europa ogni pur tenue traccia federalista a favore di quell’Europa delle nazioni da sempre sostenuta dal revanscismo antieuropeista delle destre.

Per far ciò è utile e necessario bombardare la Libia anche per ridimensionare la Germania.

Insomma mi par una guerra europea.

Gli americani lo sanno.

Ma non mi par che in Italia qualcuno se n’accorga.

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60 Risposte to “La guerra in Europa”

  1. giovanni Says:

    Caro Mauro, a grandi linee siamo d’accordo.
    La Germania ha già vinto perché, questa volta, ha combattuto su un solo fronte. Agli Anglo non resta che darsi alla guerra da corsa, con il “piccolo guascone” che fa da apripista: facile fare il tiro a segno su soldati inermi (senza armi adeguate).
    Non siamo d’accordo, invece, per quel che non dici. Mi riferisco al ruolo assunto in questa vicenda da Giorgio Napolitano, secondo cui la partecipazione dell’Italia alla guerra costituisce “uno scatto d’orgoglio della Nazione”.
    Ci vuole un bel coraggio per vedere in questa porcheria definita da tutti, ma proprio da tutti, senza alcun infingimento, una guerra neo-coloniale per il petrolio, qualcosa di cui andare orgogliosi.
    L’Italia con il sacrificio di milioni di contadini, ha sempre combattuto le guerre in modo ridicolo, senza alcuna prospettiva strategica, perché, secondo la Real casa Savoia, doveva partecipare.
    La “patacca” che ci siamo conquistati nel mondo è quella dei traditori. Oggi, ancora una volta, abbiamo comunque tradito. Peggio, abbiamo “attaccato” i nostri legittimi interessi in Libia, interessi economici.
    Napolitano non è la persona più idonea a certificare se l’azione che oggi l’Italia svolge in Libia e contro la Libia è un’azione di guerra costituzionale o meno, visto che ha promulgato, senza rinvio alle camere, ben tre o quattro leggi ad personam per il Cavalier Pompetta, in patente violazione della norma sull’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Leggi personali e in violazione dell’art. 3 della Costituzione. Nessun Presidente della Repubblica ha mai osato tanto. Sicuramente il peggior presidente di tutti i tempi.
    Dunque, Napolitano alfiere della guerra alla Libia ha sacrificato quel poco di decoro che ci restava.
    Per il vero ho sempre pensato che Togliatti, nel 1944 avesse imbarcato nel partito l’uomo per tenersi in contatto con gli Anglo.
    Allora ci poteva stare, perché le redini del PC erano ben salde nelle mani del partito del nord. Negli anni ‘70 Napolitano e Chiaromonte potevano occuparsi della “questione meridionale” senza danno, trasformando, successivamente, il problema in un feudo elettorale per figli e figliocci (ad esempio: Chiaromonte Chiara, Ranieri Umberto, ecc….). Successivamente questi personaggi hanno cominciato ad arrecare danni grossi: le guerre umanitarie, le leggi ad personam, i pastrocchi legislativi concertati con il governo di centro-destra, il mancato scioglimento delle camere pur in presenza di compravendita di parlamentari da far impallidire le democrazie sudamericane degli ani ’80.
    Ora io ti chiedo, il Cavalier Pompetta certamente ha i suoi problemi e, quindi, è giustificato, ma qual è il movente dell’Uomo che sta sull’alto colle?

  2. Andrea Says:

    Quell’imbarazzante rapporto dell Onu che elogiava la Libia

    Un professore egiziano esperto di crimini di guerra, Cherif Bassiouni, guiderà la commissione di inchiesta internazionale sulle violazioni dei diritti umani in Libia, decisa alla fine del mese scorso da una risoluzione del Consiglio Onu sui diritti umani, riunito in sessione speciale a Ginevra.

    La commissione, composta da tre esperti, è stata annunciata ieri nella città elvetica dal presidente del Consiglio, l’ambasciatore Sihasak Phuangketkeow. Oltre a Bassiouni, ci saranno Asma Khader (Giordania/Palestina) e Philippe Kirsch (Canada). Il mandato della commissione è di «indagare su tutte le presunte violazioni del diritto internazionale sui diritti umani in Libia, di stabilire i fatti e le circostanze di tali violazioni e dei crimini perpetrati, e, se, possibile, individuare i responsabili e formulare raccomandazioni», per garantire che i responsabili ne rispondano. La commissione dovrà riferire al Consiglio alla prossima sessione, prevista in giugno. L’ambasciatore Phuangketkeow ha invitato le autorità libiche e tutte le parti interessate a cooperare con la commissione. Fin qui tutto bene. Finalmente la «comunità internazionale», che finora ha preso le sue decisioni e imposto le sue sanzioni alla Libia sulla base (come lamentano i libici con ragione) quasi solo dei «media reports», potrà forse farsi un’idea più precisa di cosa sia effettivamente successo dallo scoppio della rivolta a metà febbraio. E si vedrà se le autorità governative libiche erano sincere quando invitavano l’Onu e la Ue a mandare commissioni di inchiesta in Libia. Quello che lascia un po’ di stucco è il fatto che non più tardi di gennaio i 47 paesi membri del Consiglio Onu sui diritti umani avesse preparato una bozza di rapporto sulla situazione dei diritti umani in Libia che suonava un vero peana ai risultati raggiunti e ai miglioramenti conseguiti. Le lodi di paesi come Algeria e Siria, Cuba e Venezuela, Corea del nord e Birmania, per varie ragioni, si possono capire. Elogi e riconoscimenti anche da Iraq e Iran, Egitto e Tunisia. Ma che dire di quelli di paesi quali il Qatar, che «apprezza l’ambito legale per la protezione dei diritti umani e delle libertà» in Libia; il Bahrain, che «nota le diverse misure adottate dalla Jamahiriya dirette al miglioramento dei diritti umani»; dell’Arabia saudita, che «loda i progressi della Jamahiriya nel suo ambito costituzionale, legislativo e istituzionale». Qatar, Bahrain e Arabia saudita sono tre dei sei paesi dei Consiglio della cooperazione del Golfo (persico) che due giorni fa in una riunione d’emergenza dedicata alla Libia, hanno affermato che Gheddafi non ha più la legittimità per governare e hanno chiesto alla comunità internazionale di imporre una no-fly zone sulla Libia. Dalle lodi ed elogi alla dannazione. Il tutto in nome, ovvio, dei diritti umani e di nient’altro. Ma «l’appoggio» più sorprendente fra tutti i 47, anche se accompagnato da un «appello al paese perché onori gli obblighi presi in materia di diritti umani», era quello degli Usa, che «riconoscevano l’accresciuto impegno della Jamahiriya con la comunità internazionale». Quel rapporto imbarazzante ora è finito in archivio.

    FONTE: IL MANIFESTO del 12 MARZO 2011

  3. Andrea Says:

    Sino ad oggi, l’intervento in Libia è stato presentato dai media come operazione “Southern Mistral” (detta anche “Harmattan”), a responsabilità preminente francese. Ciò non è esatto, in quanto molti altri Paesi vi hanno contribuito (Stati Uniti, UK, Australia, Canada, Norvegia, Spagna, Italia, Danimarca, Grecia, ecc.).
    Negli Stati Uniti c’è Obama (premio Nobel per la Pace e fino a poco tempo fa capace di entusiasmare le sinistre liberali e riformiste di tutto il mondo), in Spagna i socialisti, in Grecia i socialisti (con un Primo Ministro che è anche l’attuale presidente dell’Internazionale Socialista, che, peraltro, non mi risulta che si sia espressa contro l’intervento), in Norvegia i laburisti, in Australia i laburisti…

  4. giovanni Says:

    Un inchiesta a usum delphini .Anche “un esperto” egiziano può essere un servo dei neocolonialisti .L’iraq docet
    Avete mai sentito parlare di violazione di diritti civili in Libia in tempi non sospetti?
    Dell’Italia sapevamo dell’istituzione a Bolzaneto e nella scuola Diaz di centri di tortura.Sapevamo anche di come il giovane Aldrovanti era stato massacrato contro un palo della luce,di come il giovane Gucchi era stato massacrato a calci nel tribunale di Roma, e,ancora,del recente stupro di una madre di trent’anni ad opera di tre carabinieri e un vigile urbano
    Avete sentito dire qualcosa in proposito da Benedetto XVI che soffre un pò per tutto o dal P=residente della Repubblica italiana,il quale esterna tutti i giorni sul più e sul meno?
    Nel frattempo il popolo libico é stato privato di acqua,luce e cibo.I porti gli aereoporti le strade ,le scuole e gli ospedali distrutti
    La pace cristiana regna sovrana e i binbi,le donne e gli uomini che abitano la Libia non sono mai stati cosi felici.Più felici di tutti sono però i tre milioni e mezzo di lavoratori stranieri che da mane a sera pregano perché la Santa Alleanza sganci più bombe e missili
    I tartufi,cribbio,sono i veri nemici dell’umanità.Altro che l’Aia ,dove vengono tratti a giudizio gli sconfitti cosi come a Roma i prigionieri seguivano la biga del trionfo

  5. Andrea Says:

    Vorrei tanto che ciò che accade in Libia non ci facesse dimenticare di mostrare ancora e per sempre tantissima gratitudine all’unica democrazia del Medio Oriente, faro per l’umanità intera, luce delle genti…

    22 marzo: Gaza – InfoPal. Questo pomeriggio, le forze d’occupazione israeliane hanno lanciato un nuovo, feroce, attacco contro la Striscia di Gaza: cinque palestinesi, tra cui due bambini, sono stati uccisi, e almeno dieci sono stati feriti.

    sempre 22 marzo: Gaza – InfoPal. Quattro cittadini palestinesi uccisi e un quinto ferito: questo è il tragico bilancio del nuovo bombardamento aereo che questa sera ha preso di mira un’auto, a est del quartiere di az-Zaytuna, nel sud della città di Gaza.

    23 marzo: Continuano bombardamenti israeliani su Gaza.

    Grazie di esistere, Israele!

  6. Giovanni Says:

    Chissà se domenica Benedetto XVI chiederà al Primo Guerriero D’Italia di cessare l’aggressione al popolo libico

  7. Giovanni Says:

    Dimenticavo:Il Presidente della Repubblica italiana,Giorgio Napolitano,ha sottoscritto la nomina di Romani a Ministro dell’Agricoltura,seppur il noto democristiano é indagato per concorso esterno in associazione mafiosa.

    Postilla:Napolitano ha espresso riserve sul suo operato

  8. giovanni Says:

    Il Primo Notaio d’Italia ha certificato che l’azione che l’Italia sta svolgendo(in Libia,insieme allo Zio Sam,,alla perfida Albione e al Grand Homme Sarko) é pienamente dentro la carta(perfettamente igienica) delle Nazioni unite

    Postilla:il contenuto delle parentesi tonde sono opera dello scrivente ed hanno funzione esplicativa di affermazioni notarili non contestualizzate

  9. maurozani Says:

    Valeva la pena scrivere il post qui sopra.
    I commenti di Giovanni e Andrea me lo confermano.
    Altri commenti non ci sono perchè ci son persone che non vogliono dire apertamente , per un riguardo alla mia modesta persona, che stavolta non son d’accordo.
    Lo capisco.
    Rinvio tuttavia al tempo breve che s’incaricherà di metter a nudo le ragioni di un intervento militare tra i più “tempestivi” che si siano mai attuati dopo una risoluzione dell’ONU.
    Oggi si comincia a parlare di exit strategy. Di per sè fa molto pensare.
    Fa pensare anche la totale assenza di una riflessione sulla posta in gioco in Europa, dove la Germania ha già del tutto abbandonato la coalizione dei volenterosi.
    C’è un aspetto di questa strana guerra che non si vuol fare emergere e riguarda la lotta asperrima per la leadership europea, nel momento in cui l’Unione è ormai agonizzante.

  10. maurozani Says:

    Andrea. Mi spiace ma i governi laburisti han ben poco a che fare con questa guerra..salvo la subalternità derivante anche da diffcoltà interne.

  11. Andrea Says:

    Caro Mauro, sono d’accordo, ma non desideravo polemizzare apertamente con te a proposito dell’ultima parte del tuo articolo, l’ultimo terzo circa, che comincia con il capoverso: “L’Europa è guidata dai governi di destra…”.
    Puoi immaginare come in questi giorni abbia visitato centinaia di pagine web e ciò che ne traggo, oltre alla mia modestissima conoscenza del mondo arabo fin dai tempi – allora io quattordicenne – della lettura di Maxime Rodinson (“Israele e il rifiuto arabo”, nella “Serie politica” di Einaudi… scusa l’acribìa…) è che l’arco di crisi, che coinvolge tutto il Nord Africa, segna l’avvio potenziale della terza guerra mondiale. Non è solo l’approvvigionamento di petrolio (della migliore qualità, quello libico…) o gas naturale, ma si tratta della prevalenza odierna della dottrina Brzezinski del containment, a lunga scadenza (ma cominciando fin da ora), di Russia e Cina, di cui Obama è interprete, essendo la sua creatura, uscita dal suo cilindro, dal nulla… con tutta la retorica progressista necessaria per accalappiare su più fronti la maggiore quantità di opinione pubblica mondiale. Si tratta di una mia personale interpretazione, che si affianca a quella degli amici belgi di dedefensa.org che ritengono ormai in fase terminale l’impazzimento di quello che chiamano il virtualismo del “sistema americanista-occidentalista”, vittima, a questo punto, della sua stessa retorica distruttiva fondata sugli indefinibili “diritti umani”… di cui io già leggevo le prime critiche affilatissime a metà degli Ottanta sulle pagine delle riviste della cosiddetta “Nuova Destra”, ovvero: “Diorama Letterario” (in Italia) e “Eléments”(in Francia).
    (Non voglio sfoggiare nulla, ma la mia vita è stata riempita di un’enorme attenzione al mondo: prima con “Le Monde” e ora con la Rete).
    Dalla tragedia dell’11 settembre – e sai come la penso in proposito – gli Stati Uniti hanno costruito il nemico metafisico assoluto che permette loro, in “coppia” con i “diritti umani”, di sfondare ogni porta… apparentemente… fino ad oggi! Ma si avvicina il momento del “picco”, come quello petrolifero, e il ballo, quello vero, inizierà sul serio.
    Israele, in questo contesto, con i razzi farlocchi dell’inesistente “Jihad Islamica” e del terrorismo autoprodotto e autoalimentato ha preceduto, e ora affianca, almeno parrebbe, l’opera iniziata con le Torri Gemelle… ma qualcuno sostiene, che qualcosa non torna… E’ possibile che da parte degli Stati Uniti ci sia il desiderio, con “l’Alba dell’Odissea” (e non “Odissea all’Alba”… se ben tradotta rivela la lunghezza temporale che si sono dati con l’operazione iniziata!), di mettere al suo posto anche Israele, che infatti scalpita per incasinare tutto, come è nel loro stile apocalittico (e lo dico nel significato autentico di “fine dei tempi”).
    Vedremo…

    Ciao

  12. Andrea Says:

    Molto belli gli ultimi due post dedicati alla Libia dall’intellettuale egiziano (che vive a Torino) Sherif El Sebaie ( http://salamelik.blogspot.com/ ) e le riflessione dell’orientalista Miguel Martinez ( http://kelebeklerblog.com/ ).

    Di nuovo, ciao!

  13. claudio Says:

    Cari compagni seguo con crescente inquietudine questo blog a cui sono molto affezionato.
    A leggere taluno che sostiene ” fin dal 1944 si pensa che Togliatti tenesse Napolitano nel Pci come collegamento con gli anglo-americani” mi sento un pò stralunato a pensare in che razza di partito ho militato dal 1970 senza però esserne consapevole ( a prescindere dal fatto che Napolitano sia sempre stato un socialdemocratico che è cosa diversa da essere strumento dell’intelligence straniera )!!
    Certo le guerre sono sempre terribili ma qualcuno sa rispondere alla domanda che si poneva ieri Le Monde:
    ” cosa sarebbe successo agli 800000 (ottocentomila) abitanti di Bengasi se sabato scorso le truppe di Gheddafi fossero entrate in città ( cosa imminente secondo tutti gli ossevatori imparziali)?
    Io non mi faccio molte illusioni sulle ” magnifiche sorti e progressive ” dell’umanità” ma non credo che l’apocalisse sia imminente e l’azione politica se riesce davvero a limitare i danni ha già fatto il 90% del possibile; per quanto riguarda il restante 10% tipo socialismo o altro di questo genere che io continuo a ritenere auspicabile i tempi non mi sembrano granchè favorevoli.
    Grazie per l’ospitalità.

  14. giovanni Says:

    Caro Mauro,stai pur certo che i tuoi amici la pensano esattamente come.Semplicemente per un motivo o per un’altro,non esternano la loro opinione.Nessuno se ne avrà a male.Spero.
    Non c’é dubbio che la perdita di leadership da parte degli Anglo genera stupida violenza senza ritorni.A meno che l’obbiettivo non sia quello di “somalizzare” i paesi non asservibili,procedendo alla distruzione di qualsiasi forma di organizzazione della società.
    Il confronto geopolitico invece volge sicuramente a favore dell’Eurasia.Si tratta di un ritorno alla “normalità storica” Il fattore demografico in Eurasia,infatti, si accinge ad esprimere ad esprimere tutto il suo potenziale in termini di sapere e tecnica,che soltanto un’apocalisse può fermare.
    I fautori delle guerre umanitarie di casa nostra ovviamente ignorano tutto,presi come sono dal mestiere di “pulisciculi”

  15. Andrea Says:

    @Claudio

    Che gli statunitensi siano segretamente divorati dal rimorso per ciò che combinarono a Falluja o per ciò che hanno permesso facessero a Gaza?

  16. Andrea Says:

    Nel caso, possiamo essere fieri, come emiliano-romagnoli, di ospitare il cuore del dispositivo per proteggere la popolazione di Bengasi…

    (ASCA-AFP) – Bruxelles, 24 mar – La Nato ha elaborato un piano di comando per eseguire le operazioni militari in Libia da base italiana. Lo riferiscono all’Afp fonti diplomatiche, precisando che il comando operativo e quello specifico per le operazioni navali saranno situati a Napoli, mentre il comando delle missioni aeree sara’ realizzato alla base di Poggio Renatico, nel nord Italia.

  17. maurozani Says:

    Caro Claudio,

    Per il momento c’è una guerra civile in corso. I giovani ribelli, al giornalista che glielo chiedeva non hanno risposto alla semplice domanda: dove son finiti i vostri prigionieri?

    Questa è la guerra civile. Da una parte e dall’altra.

    Se qualcuno ancora crede nella balla nella spontaneità armata (anche di armi moderne e pesanti) che si fa rivoluzione, beh allora non ci son parole….

    In ogni caso mai più io, personalmente, mi farò obnubilare dal ricatto umanitario basato sulla menzogna, come quella che fu spacciata in parlamento parlando con sicurezza di ben 48 fosse comuni in kosovo. per giustificare l’intervento italiano.

    Non c’erano.

    Non ci son mai state.
    Ci fu Sebrenica , certo, ma per me un massacro non giustifica un massacro successivo.

    Il risultato di quella prima guerra umanitaria comunque è : uno stato basato sul narcotraffico e sul traffico internazionale di armi.

    Una zona franca nel cuore dei Balcani guidata da un capomafia di nome Thaci: si chiama Kosovo.

    In Libia non so cosa succederà.

    So che era del tutto possibile mettere in piena sicurezza la popolazione di Bengasi senza dar corso ad una guerra.

    Ma non era questo ciò che si voleva e ciò che si era, ACCURATAMENTE PIANIFICATO profittando della ribellione in corso nei paesi arabi.

    Se poi vogliamo ancora credere alla favola bella e al sogno della guerra umanitaria, il futuro non potrà che riserbarci un brusco risveglio.

  18. giovanni Says:

    “ho sempre pensato che Togliatti, nel 1944 avesse imbarcato nel partito l’uomo per tenersi in contatto con gli Anglo.”(Giovanni)” fin dal 1944 si pensa che Togliatti tenesse Napolitano nel Pci come collegamento con gli anglo-americani”(Claudio)
    Un onorevole che ha militato fin dal 1970 nel PCI dovrebbe usare le virgolette in modo più acconcio onde evitare che le nuove generazioni si facciano una cattiva idea sull’onestà intellettuale degli ex comunisti.
    La mistificazione oggettiva delle espressioni e idee altrui é una brutta bestia,un segno di inciviltà per il grande Celso..
    Ho potuto mettere piede negli States nel 1994, perché comunista.Napolitano ,noto dirigente,ha ottenuto il visto di ingresso in U S nel 1978,undici anni prima del crollo del muro di Berlino.A questo punto dovresti aver capito. La mia é soltanto invidia

  19. Antonio Napoletano Says:

    Trovo inqualificabile che, approfittando anche della foglia di fico del proprio nickname, si abbia il fegato e ci si abbandoni a insinuazioni e giudizi inqualificabili per rozzezza e volgarità nei confronti del Presidente Napolitano.
    Una roba da vere e proprie “iene dattilografe” d’infausta memoria.
    E’ però il risultato avvilente – come alla fine avverte in modo contorto anche lo stesso iniziatore di questo sgangherato dibattito – incoraggiato e ‘coperto’ della posizione iniziatrice, contraddittoria e rabbiosamente confusa, che ha affastellato dati di fatto con giudizi francamente insospettabili nella penna di un dirigente con l’ esperienza.di Mauro Zani.
    Al contrario, mi sarei aspettato e a prescindere dal giudizio finale sulla ‘cosa’,ben altro sforzo, comunque e mai il ripudio così esacerbato di quel metodo proprio di chi è stato educato nel e dal PCI incentrato sull’analisi differenziata e non limitato- come hai fatto caro Mauro – a una sorta di esercitazione rabbiosa di stantio diamat, tutto rattrappito sulla considerazione degli” Interessi”.

  20. maurozani Says:

    Caro Antonio,
    Io non sono mai davvero stato “educato”.
    Credimi sulla parola.
    Oppure chiedi in giro.
    Quanto alla rabbia mi par ch’essa sia contenuta nella tua invettiva. Rabbiosa , appunto.
    Si tratta di contestare, se si hanno argomenti validi , l’abbozzo d’analisi che io propongo.
    Mi limito peraltro a rilevare essenzialmente un aspetto di quest’ennesima guerra umanitaria che riguarda lo stato di crisi (irreversibile?) in cui versa il progetto europeo.
    Ma tu forse abbagliato da cotanta gioventù democratica in armi, vogliosa di libertà, non lo prendi neppur nella più pallida considerazione .
    E sbagli.
    Quanto agli interessi, beh, l’attenzione su questo aspetto , lo ammetto me l’hanno insegnato nel PCI.
    Questa guerra, ha molto a che fare con la leadership europea e contemporaneamente puzza di petrolio.

    Non ti vien il dubbio che forse , alla fine, i giovani di Bengasi che inneggiano ai francesi, si ritroveranno soli come i giovani di piazza Tharir, sconfitti assieme al loro fronte laico, dal partito di Mubarak e dai Fratelli Musulmani?
    E ciò comunque vadano le cose?
    Già, proprio così.
    Non saranno loro (quelli tra loro sinceri dico)
    a sostituire il dittatore.
    Ben altro scenario è preparato.

    PS. Napolitano. L’ho in altre occasioni difeso , anche ( se ben ricordo) contro Giovanni.
    In generale non condivido affatto un giudizio liquidatorio sul suo operato.
    Ciò chiarito mi permetto di toccar le mutande alla madonna: nel caso della nomina di Romano ha sbagliato.

  21. Giovanni Says:

    Caro Mauro,
    nel mio consumato mestiere di “iena dattilografa” faccio ricorso a vari espedienti per attirare l’attenzione del lettore: metto un apostrofo in più o in meno, scrivo Gucchi in luogo di Cucchi, sostituisco l’indicativo con il condizionale, il plurale con il singolare o viceversa e via seguitando.
    Per il vero la funzione reale di tali espedienti è quella di proteggere la mia vera identità da uomini arguti e raffinati come Antonio Napoletano, uno scienziato notoriamente in grado di ricostruire l’identità di un soggetto sulla base del costrutto sintattico prescindendo dal lessico.
    Per mia fortuna ho saputo che questa mattina, all’alba, Antonio Napoletano è entrato in Libia per combattere a fianco degli Shabab della Cirenaica per la pace, la libertà e la democrazia, e soprattutto affinché nessuno di noi possa più avanzare l’illazione che questa è la terza guerra petrolifera.

  22. Antonio Napoletano Says:

    Caro Mauro,

    sono francamente sconcertato. Come puoi non porti alcun problema se le tue parole d’avvio di questo ‘dibattito’ mettono in moto posizioni che si risolvono in una sequela d’ingiurie e di insinuazioni e non di critiche puntuali? Ricorrendo perfino alla falsificazione di citazioni di cui peraltro non si comprende né il contesto,né la portata ? Si può rendere lecito, accettabile un simile modo di ‘argomentare’? Che c’entra questo grufolare con il tuo giudizio sulla crisi della UE? E perché ritenere assolta la tua responsabilità di ‘conduttore’ ( e, dunque, ‘moderatore’ ) di questo Blog, dicendomi che sì, a suo tempo e altrove, hai ripreso chi si nasconde- forse per residua consapevolezza di sé ?- dietro il proprio nom de plume?
    Qui, come in ogni dibattito civile, la forma è sostanza e certe prese di posizione, che confondono libertà di critica con la licenza d’ingiuria, non possono essere lasciate a se stesse, sorvolando.

    Nel merito. I segnali che tu riporti tra le altre e sparse cose sulla crisi della UE ci sono tutti. Ma non sono tutti i segnali significativi che pure potrebbero essere posti all’attenzione per cercare di comprendere e differenziare – e non in via pregiudiziale – sia lo stato dell’Unione, sia quello dei singoli Stati Attori di questa vicenda. Per non dire delle ‘esitazioni’ della Presidenza americana, del ruolo ambiguo e coatto della lega Araba, dell’organizzazione Panafricana e giù fino al grottesco delle posizioni e del ruolo politico della rappresentanza italiana. Anzi, di questa e della violenta crisi della nostra ( si fa per dire) azione strategica nel mediterraneo- per il riposizionamento della quale ci vorranno anni e prove ripetute di affidabilità e credibilità – tu , mi pare, non ti preoccupi eccessivamente. Tanto più che a margine di questa disastrosa dissolvenza politica e diplomatica s’avanza la pretesa, oscena quanto inconsistente, di un low profile buono per il ‘dopo’, quando, a tiranno sopravvissuto, sarà necessario (alla peggio) confezionare ad personam ( è sempre la stessa storia) un salvacondotto, ovvero un ruolo oltre la guerra civile (vecchia storia che noi italiani riuscimmo a evitare il 25 aprile di tanto tempo fa).
    Come ho scritto affastelli situazioni, protagonisti, istituzioni e progetti come se per ciascuno di essi si fosse giunti con la 1973 a una sorta di redde rationem generalizzata, una specie di Tramonto dell’occidente via Consiglio di sicurezza. Non è così. E questo modo di ragionare non aiuta a fare chiarezza. Esso è unicamente condensato, nonostante i molti spunti, in un’unica invettiva contro la guerra. Punto e basta. Ma tu non sei padre Zanotelli. Da te non ci si aspetta la salvezza dell’anima. Così, fare la lamentazione per Lisbona e la mancata politica mediterranea se nel frattempo l’intera Unione o quasi è passata sotto l’egemonia della destra liberista e al consolato Sarko/Merkel, spiega poco se non si dice qualcosa sulla crisi generalizzata del ‘socialismo’ europeo? E perché fare della Merkel, che non è diventata una Verde dopo il Giappone, né può essere portata ad esempio di chissà quale ‘altra possibilità politica’, se non dell’illusione del capitalismo renano che basti limitarsi al controllo della moneta (poco più di un’unione doganale) e dei deficit altrui per tenere sotto scopa i 27 paesi, se non addirittura fare dell’Unione una riedizione, senza ferro e sangue, di una Confederazione piccolo tedesca . Siamo, insomma, dinnanzi a un episodio – mai così evidente – di quel che resta di un fantomatico mondo multipolare, la cui lotta per l’egemonia ai vertici del comando mondiale sta sgranando il gruppo di testa, suscitando spinte, per così dire, entropiche e che hanno avuto una sorta di plastica illustrazione sia nel voto per la 1973 sia nell’attivismo politico-militare degli anglofrancesi alla ricerca dell’impero perduto (e non per questo ritrovato) .
    La situazione, questo è il punto, ha per protagonisti- interpreti TUTTI abbondantemente al di sotto della bisogna. A partire dalla UE che se non è finita ha certamente finito di far finta che uno Stato federale possa costruirsi a forza di documenti, conferenze e similia, senza disporsi a un vero parlamento, un vero governo, un vero esercito. Altro che implosione bellica. Si tratta al contrario di darsi finalmente con la consistenza statuale una forza militare che sia dissuasiva verso tutti gli avventurieri e a sostegno di una diplomazia e di un’iniziativa politica a scala intercontinentale. Che in sostanza sappia dare sostegno all’intervento politico Prima che nelle controversie di nostro interesse si passi dalle parole ai fatti.Penso a questo Che fare e non alla questione se sia in astratto meglio negoziare che spararsi addosso.Sia per l’oggi, quando si è scelto, ob torto collo, l’intervento e massimamente per IERI, quando, forse, si sarebbe potuto evitare, ma non se ne è neppure ventilata la possibilità, la trasformazione dell’aperto dissenso, dopo quarantadue anni di “Cane Pazzo”,in aperta guerra civile fra le cabile della Libia e fra molte di queste contro il sistema tirannico e sanguinario con al centro Gheddafi e la sua famiglia.
    Oggi, dopo la cecità delle varie Intelligence, delle diplomazie e dei Centri di ricerca che non hanno nemmeno avvertito la possibilità per un’intera area del mondo (e quale area!) di diventare un vulcano sociale e politico, si tenta di limitarne la portata dicendo che solo nei Paesi a forte presenza dell’esercito come istituzione sarà possibile un esito in qualche modo ‘strutturato’, quale sbocco politico-istituzionale delle rivolte accese dalle nuove generazioni istruite e senza prospettive. Ma, basta tutto questo ‘realismo’ del giorno dopo? Basta per limitarsi a denunciare l’ipocrita connivenza delle cancellerie occidentali ( e non solo)?e per arrenderci alla prospettiva, che tu mi pare prospetti, come ennesima riprova delle complicità di ieri con i tiranni e della sanguinaria strumentalità dell’interventismo di oggi, un’inevitabile scomparsa civile e politica di quegli stessi ‘insorgenti’ in caso di loro vittoria. Quando dovrebbe essere evidente che si è trattato unicamente della ‘recita’ cruenta dell’aiuto internazionale alle popolazioni e non di un sostegno reale alle ragioni della loro rivolta?
    Che razza d’argomentazione è mai questa? Pensi veramente che a Bengasi o a Misurata agli shabbah interessi davvero ora sapere se il gatto occidentale sia bianco o nero? o piuttosto che faccia fare la fine dei topi (Cane pazzo dixit) non a loro ma ai mercenari che li assediano? Oppure sostieni che per fare sul serio occorrerebbe fare come Bush e i suoi consiglieri trozkisti e rinverdire l’enduring freedom?
    Questo groviglio di situazioni e contraddizioni si può, come molti fanno, ridurre, semplificando oltre misura, alla pura e semplice vocazione guerrafondaia delle nostre società energivore. Anche se questo semplificare conduce solo all’inazione o alla preghiera.
    Certo, i fratelli senussi o mussulmani sono in campo da qualche decennio se non secolo in più di questi militanti dell’ultima ora. Ed è anche assai probabile che le sette ‘laiche’, i gruppi di resistenza democratica, quel poco di società civile che esiste siano liquidati e/o siano del tutto ininfluenti nelle soluzioni ‘politiche’ che prevarranno. Ma qui, oltre le buone intenzioni, ci sarà spazio per l’influenza e/o l’iniziativa diretta degli occidentali e di quanti dimostreranno coi fatti come oltre gli ‘interessi’ e/o le preoccupazioni per le politiche d’intervento militare sapranno metter in atto politiche effettive di cooperazione e sviluppo reciproco. E, comunque, il processo di secolarizzazione di quelle società non può che procedere per prove ed errori, esattamente come è accaduto per noi, quando, per stare a fatti non troppo lontani nel tempo, nel 1948 si scoprì che la maggioranza degli italiani si organizzava in un partito a forte vocazione integralista. Per quanto pervasa da spinte integraliste la teologia politica dell’islam non può alla lunga far fronte, facendo unicamente ricorso alla tirannia o al fondamentalismo barbarico, non solo agli ‘animali spiriti’ della globalizzazione, ma al contagio culturale, alla forza delle relazioni, più semplicemente all’immaginario televisivo. Chi avrebbe scommesso sull’uso di internet come partito che non c’è, come arma di coesione, mobilitazione e resistenza? O sulla forza dirompente dell’istruzione delle nuove generazioni prive di futuro e costrette a regime intolleranti e feroci?
    I conflitti interimperialistici- come si sarebbe detto una volta- si manifestano in forma esemplare anche se ‘costretti’ in qualche modo – ecco la differenza dai tempi del Né Né- – dentro la gabbia imprescindibile di quel tanto di odine e di legalità possibili, qui e ora, che l’ONU riesce a darci. Non accontentarsene è bene, ma guai a buttar via il bambino….

  23. giovanni Says:

    Antonio Napolitano(chi é costui?)non sarà mica in lista per essere nominato Cavaliere dal Presidente della Repubblica ?

  24. Andrea Says:

    Apprezzo molto – sinceramente – lo sforzo di Antonio Napoletano, e gli sono grato per avermi riportato agli anni di “Rinascita” e di Romano Ledda.
    Manca, semplicemente, il campo socialista e anti-imperialista: c’è solo l’Occidente che trama e le masse arabe in ebollizione. Il tentativo di spingere fuori dal futuro politico della regione la Federazione Russa e la Cina è più che evidente. La resa dei conti fra Putin e Medvedev è già stata posta all’odg… la catastrofica crisi interna agli Stati Uniti, sul piano sociale, economico e finanziario è più che nota… la Cina è indecifrabile.
    L’inutile e squallida Francia attuale non tarderà ad essere rimessa al suo posto dagli angloamericani, padroni sempre più indeboliti del tavolo verde… e sempre più bari! Fra non molto, sono certo che qualcuno o qualcosa farà saltare il tavolo… siamo solo ai preliminari… allora si che ci divertiremo!

  25. Andrea Says:

    La Cina ha già messo in guardia implicitamente gli Stati Uniti dal fomentare disordini, tramite un chiarissimo articolo sul “Quotidiano del Popolo” del 10 marzo… e la chiusa non da adito a dubbi:
    “In a nutshell, China is definitely not the Middle East, and any vain scheme to diver Middle East turmoil to China is doomed to fail”.

    “China is definitely not Middle East”, in http://english.peopledaily.com.cn/90001/90780/91342/7314966.html

  26. Andrea Says:

    Intervista molto bella al giornalista rai Amedeo Ricucci su come si manipola l’informazione di guerra.

    http://video.libero.it/app/play/?id=b3b2d4a3fa0c9a350eec61499d4347ba

  27. giovanni Says:

    .” Uno spunto di Andrea mi ha dato l’occasione di reperire sul web il resoconto apparso su La Repubblica del 10 dicembre 1985 il resoconto del Comitato Centrale del Pci sulle tesi precongressuali,dove venne discussa ovviamente anche la tesi” Pace e Disarmo ”
    Racconta il cronista:
    Il primo a scendere in campo è lo scienziato Roberto Fieschi: nella tesi su “Pace e disarmo” non si mette bene in evidenza che è Reagan, con il suo progetto di militarizzazione dello spazio, l’ “ostacolo principale” all’ avvio del superamento dei blocchi. D’ accordo con lui Luciana Castellina, Cesare Luporini, Renzo Gianotti e Ingrao che vuole siano indicate le “responsabilità preminenti degli americani”. Romano Ledda propone una mediazione: limitiamoci a specificare che la militarizzazione dello spazio “ha oggi la sua concreta espressione nel programma statunitense Sdi”; Natta lo appoggia e la sinistra batte in ritirata. Poco tempo dopo Gianotti torna alla carica chiedendo un attestato di stima per l’ Unesco: questa volta la spunta. Ma la vera battaglia è sulla tesi 15 (“I rapporti con gli Usa”). E’ quella in cui il Pci afferma di non nutrire “sentimenti antiamericani” pur combattendo l’ amministrazione Reagan. La Castellina contropropone: “Non fa parte della cultura dei comunisti italiani una visione dogmatica e settaria della realtà americana… Il reaganismo non è una tendenza congiunturale, ma esprime qualcosa di più profondo… la ricerca di un dominio mondiale” che avviene anche “esasperando la denuncia della pretesa minaccia espansionista sovietica”. Marisa Rodano la difende con un altro emendamento. Scatta Napolitano: “il tuo Luciana è un giudizio stroncatorio!”
    Ora chi può onestamente contestare che il cuore di Napolitano ha sempre battuto forte per l’America persino quando era amministrata dal super reazionario Ronald Reagan?
    Nessuno,onestamente,nessuno che abbia un pò di dignità da difendere.Lo può negare soltanto sto Antonio Napolitano.
    Io,però,sto Antonio davvero non lo conosco,né so da quale porcilaio é stato uscito con il suo “grufolare”
    Perciò ti prometto o Mauro che non lo insulterò perchè magari in fin dei conti si tratta di un poveretto che vive i estrema solitudine costretto ad ubriacarsi con la feccia
    Se vuoi posso fargli recapitare due litri al giorno di decoroso Tavernello,vita natural durante,,s’intende.”l’Unico ” del Duero ,converrai,sarebbe sprecato

  28. Antonio Napoletano Says:

    Si, effettivamente, paragonare la tua scrittura e i tuoi pensierini al verso del maiale è un insulto per il maiale, prezioso animale di cui non si butta via niente. Mentre di quello che scarabocchi, coperto dall’anonimato, per come puzza starebbe bene solo in una cloaca.
    A ognuno il suo ambiente.
    Scusate il disturbo.

  29. giovanni Says:

    Caro Antonio,per contribuire ancor meglio alle sorti del mondo,dovresti,a mio avviso, cominciare a rivendicare dai tuoi padroni migliori condizioni di vita.Che so potresti cominciare con richiedere cibo migliore,migliorando cosi anche lo stato del tuo pancreas.Un viaggio di mille miglia comincia sempre con un passo

  30. Andrea Says:

    “Quando guardo all’Europa centrale e orientale, sono estremamente ottimista riguardo il futuro che possiamo raggiungere in Nord Africa.[…] Circa 20 anni fa voi siete riusciti a cambiare il regime, a cambiare i confini, a muovervi verso la democrazia. … . Alla fine degli anni ’80 e all’inizio degli anni ’90, quando la Polonia e altri Paesi guadagnarono la loro libertà, ci fu sorpresa, a volte una sorpresa difficoltosa per molti che non sapevano come reagire.[…] Siamo pronti ad assistere se ce n’è bisogno e se ci sarà una prospettiva legale. Nel lungo periodo, dobbiamo anche pensare a come la NATO potrà assistere i Paesi del Nord Africa nella loro transizione alla democrazia”.

    Parole del Segretario Generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, ad una conferenza di Paesi ex-comunisti tenuta in Polonia, poche ore prima dell’inizio dell’attacco alla Libia.

    L’apocalittico scenario che prevede un intervento a tappeto della NATO in tutto il Nord Africa, conferma le ipotesi peggiori, ovvero che questa è la prima tappa di una lunga avventura in quel continente.

    “Alba dell’Odissea”…

  31. Roberto Says:

    Giovanni, Antonio Napoletano meriterebbe almeno la mezza bottiglia di Barbaresco Gaja 2006.
    Modesto riconoscimento per uno studioso del caos che per l’Istituzione Biblioteche del Comune di Bologna nel 2010 ha coordinato, impaginato e curato il III fascicolo di “Pagine Per” dedicato a “CAOS CATASTROFI & COMPLESSITA’”
    Sono 127 pagine scaricabili da http://informa.comune.bologna.it/iperbole/media/files/caos_19_1.pdf

    Ecco un pezzetto della presentazione, dalla quale senza essere scienziati si possono riconoscere “lessico e costrutti sintattici”:

    Della catastrofe
    Nel mondo, in questo mondo sempre più piccolo e terribile della globalizzazione, sembra non ci sia scampo all’incertezza, al caos e
    all’insicurezza, ai disastri, naturali e no.
    Nel nostro Primo Mondo e nel nostro Paese in particolare noi ne siamo, oltre che vittime predestinate, come per identico destino tocca anche al resto degli abitanti del pianeta, spettatori attoniti, audience (s)misurata per gli incassi pubblicitari.
    Cittadini/Spettatori, siamo passiva materia prima per quella particolare postpolitica dei disastri e della paura che, ultima forma di Autonomia del Politico, procede mediaticamente da un’emergenza all’altra, dispensa, costruisce e mobilita risorse, consenso e clientele con la shock economy, si realizza e articola col disaster management, vorrebbe, insomma, definitivamente imporsi, oltre l’ordinarietà della legge e dei suoi controlli, come ineffabile biopolitica.

  32. giovanni Says:

    DEDICATO ALL’ONOREVOLE CLAUDIO PERCHE’ SAPPIA CHE ANCHE LA LUNA HA DUE FACCE
    Adnkronos

    “L’amico Giorgio”. E’ cosi’ che la diplomazia Usa vede e considera il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. E cosi’ la pensano anche a Washington. Una stima che si e consolidata nel tempo, gradualmente, gia’ all’indomani del primo viaggio in Usa di un giovane Napolitano dirigente del Pci, il primo ad ottenere il visto di ingresso, invitato da alcune tra le piu’ prestigiose Universita’ americane per un ciclo di incontri e conferenze.

    NAPOLITANO E OBAMA

    RONALD SPOGLI GEORG GEINSWEIN E GIANNI LETTA – COPYRIGHT PIZZI
    Una stima ed un rispetto che sono emersi in tutta la loro evidenza nei ‘cable’ diffusi da Wikileaks e inviati nell’agosto de 2008 dall’allora ambasciatore Usa in Italia Ronald Spogli al vice presidente degli Stati Uniti Dick Cheney in occasione di una sua visita a Roma. Napolitano, scrive il diplomatico americano, “continua ad esercitare la sua autorita’ con coscienza e ad essere una forza stabilizzatrice per il governo e il sistema, anche quando cio’ lo rende ‘impopolare’ nel centrosinistra”.

    ELIZABETH DIBBLE DA CORRIERE.IT
    Nel 2009 Spogli cede il suo posto nella Citta’ eterna a David Thorne. Barack Obama e’ alla Casa Bianca da appena nove mesi, ma i giudizio sul presidente della Repubblica italiano non cambia: “s capisce chiaramente perche’ il presidente Napolitano e’ cosi’ tanto considerato nella politica italiana. E’ serio, un intellettuale, un’eminenza grigia. Un punto di riferimento morale nell’arena politica spesso frastagliata”. Insomma, “l’amico Giorgio” e’ un importante punto di riferimento per la diplomazia americana e per i vertic dell’Amministrazione Usa.

    Ancora conferme di giudizi positivi sull’inquilino del Colle in altri dispacci delle feluche da Roma a Washington. Questa volta, siamo nel giugno 2009, proprio alla vigilia del summit tra Grandi della terra, e’ la numero due dell’ambasciata Usa a Roma Elizabeth Dibble, che scrive direttamente a Obama, in vista di un ncontro con il capo dello Stato italiano: “Napolitano -scrive la diplomatica americana- e’ sostanzialmente rispettato dai partiti d tutto lo spettro politico e la sua reputazione si e’ rafforzata per come ha gestito la crisi dell’ultimo governo Prodi” Anche il passato sotto il simbolo di falce e martello non e piu’ (da tempo) un problema.

    DICK CHENEY

    LAMBASCIATORE SPOGLI E DALEMA
    Anche perche’, dopo la caduta de fascismo, “ha lavorato per le Forze Alleate”, imparando, tra l’altro,”un eccellente inglese”. Dibble definisce Napolitano “un moderato”,”europeista” e con “un forte legame Transatlantico” Napolitano, ricorda Dibble a Washington, “e’ stato il primo parlamentare del Pci ad essere ricevuto dall’Ambasciata degli Stat Uniti’. Inoltre, “vive il suo ruolo al di sopra delle parti ed e’ un garante della Costituzione”. Solo “occasionalmente” entra nella “mischia politica” e solo per ‘elevare il livello della discussione’.

    GLI OCCHI DI CHENEY

    GHEDDAFI E NAPOLITANO
    Dai ‘cables’ diffusi da Wikileaks sull’asse Roma-Washington, emergono altri giudizi lusinghieri per il capo dello Stato. Come quelli sulla sua politica economica ed estera: ‘si e rifiutato di incontrare il primo ministro bielorusso Lukaschenko e i presidente iraniano Ahmadinejad’ e, al tempo stesso, ha collocato’Italia nel ruolo di ‘miglior amico di Israele in Europa’. I diplomatici Usa non mancano nemmeno di sottolineare la grande considerazione del presidente della Repubblica per Barack Obama che”ha ricostruito l’immagine americana danneggiata in seguito alle scelte prese dopo l’11 settembre”

    CRAXI NAPOLITANO
    Dai ‘cables’ diffusi da Wikileaks sull’asse Roma-Washington, emergono altri giudizi lusinghieri per il capo dello Stato. Come quelli sulla sua politica economica ed estera: ‘si e rifiutato di incontrare il primo ministro bielorusso Lukaschenko e i presidente iraniano Ahmadinejad’ e, al tempo stesso, ha collocato’Italia nel ruolo di ‘miglior amico di Israele in Europa’.

    LETTERA DI NAPOLITANO A CRAXI
    I diplomatici Usa non mancano nemmeno di sottolineare la grande considerazione del presidente della Repubblica per Barack Obama che “ha ricostruito l’immagine americana danneggiata in seguito alle scelte prese dopo l’11 settembre”.

  33. giovanni Says:

    @Roberto,credimi.Antonio & C non meritano più del Tavernello.Ci sono costati un mucchio di soldi, ma non hanno mai prodotto un’idea originale.Una parte del debito pubblico che schiaccia il nostro paese è dovuto all’eccesso di dipendenti pubblici inutili e dannosi.Quando ero giovane entravo all’archiginnasio chiedevo dei libri e studiavo.A volte si aveva anche il privilegio di ascoltare una conferenza di Roland Barth
    Oggi in quel luogo tiene spesso banco Romano Prodi che, a sentire lui, gira il mondo a spiegare la globalizzazione E l’auditorium:i professori dell’università di Bologna e un ex esponente della Confesercenti bplognese, a suo tempo tempo pesantemente bancarottata .Poi c ‘é il noto “italianista” di cui ho più volte parlato
    Roberto, Bologna è quasi morta perché girano troppi inutili nettaculi dei politici.Si può migliorare e riformare soltanto per sottrazione
    Mininipensione o vanga per questi pseudi studiosi. Non vedo alternative.Io sono stufo di pagare i nullafacenti,preferisco che i miei soldi siano trasferiti agli operai ed a tutti quelli che producono qualcosa anche di immateriale.Questi,invece fanno campagna elettorale anche quando vanno al c…..

  34. claudio Says:

    Vabbè Napolitano è un’istituzione italiana ben vista in USA.
    Non vi pare che ,dato il livello squallido delle altre istituzioni italiane, in fondo gli americani non facciano un grande sforzo e ,magari, questo dovrebbe dare un pò di sollievo anche a noi poveri cittadini normali?
    Certo che a sinistra si è sempre molto schizzinosi ma mi dite,per favore, qualche statista che venga dalla ns parte?
    E poi NON SONO MAI STATOdeputato ma so molte cose per via di qualche non disdicevole amicizia.
    Questo andare sempre a cercare perchè uno dice le sue “cazzate” e chi lo manda non mi piace e mi pare una roba da vecchi acidi; del tutto inutile per favorire un dialogo utile a costruire una nuova cultura politica della Sinistra; io pensavo che che a questo volesse servire questo blog…..

  35. Andrea Says:

    Un simpatico parere diverso dal mio:

    “Ainsi les bouffons rejoignent-ils les barbares ou se font-ils barbares, ou bien est-ce qu’en notre époque postmoderne, on ne parvient plus à être barbares qu’en étant bouffons, ou vice-versa…”

    (Così i buffoni si ricongiungono ai barbari o si trasformano in barbari, oppure potremmo pensare che nella nostra epoca post-moderna, non si giunge ad essere barbari se non si è buffoni, o viceversa…)

    (Philippe Grasset su dedefensa.org parla di Sarkozy e del suo consigliere speciale Bernard-Henry Lévy)

  36. roberto Says:

    Giovanni, sono un tipo un po’ melenso, e quando mi sforzo di essere spiritoso evidentemente non mi riesce.
    La citazione ne è un esempio, ahimè.
    Ma un goccetto buono, che per una volta induca a pensare che non siam fatti solo per soffrire, potrebbe distendere le relazioni…

    Nel gergo di Rabelais, chi sarà (saranno) i nettaculo di Merola?
    Ieri sul Corriere di Bologna rispondeva così ad un’intervista:
    Lei ha lavorato a stretto contatto con una personalità del calibro di Cofferati. Che cosa le ha insegnato e che cosa ricorda di questa esperienza?
    «Cofferati mi ha insegnato che aveva ragione Totò quando diceva che ci sono uomini e ci sono caporali».
    E lui cos’era?
    «Un uomo».

  37. Andrea Says:

    Fuori tema.

    Vorrei segnalare a Mauro l’interessante libro di Francesca Traldi – “Verso Bad Godesberg. La socialdemocrazia e le scienze sociali di fronte alla nuova società tedesca (1945-1963)” – pubblicato dal Mulino l’anno scorso.
    Dunque, la rinascita post-bellica della SPD fu opera in gran parte dei fuoriusciti riparati nel Regno Unito, dove furono benevolmente accolti e, in qualche modo, rieducati, dal partito laburista e dalla società fabiana.
    Dopo il rientro in Germania l’SPD fu sotto tutela dei laburisti britannici e dei sindacalisti americani dell’AFL-CIO con la volonterosa partecipazione dei sopraccitati fuoriusciti. La preoccupazione britannica, condivisa da ogni buon suddito di Sua Maestà, fu di neutralizzare per sempre la Germania e la sua cultura politica specifica: preoccupazione condivisa anche dagli Stati Uniti, naturalmente.
    Da metà dei Cinquanta, ben prima di Bad Godesberg (13-15 novembre 1959), si aprirono le porte alle scienze sociali americane e fu reso ultraminoritario e residuale ogni marxismo interno all’SPD: vecchio, nuovo o lavato con perlana.
    A Bad Godesberg la parola Marx o marxismo non comparirà neanche una volta in tutto il programma: l’etica cristiana, l’umanesimo (qualunque cosa voglia dire), e la filosofia classica furono definiti le nuove radici della socialdemocrazia in Europa.
    “Secondo Faulenbach, Bad Godesberg è uno strumento inappropriato per studiare i cambiamenti della SPD del secondo dopoguerra perché deve essere letto come il prodotto di ciò che la SPD era in realtà già diventata: un partito che si preparava a salire al potere”. (p.198)
    Per la prima volta, il programma (di Bad Godesberg) fu presentato con una copertina blu.
    La sociologia fu definita dalla socialdemocrazia la “scienza della società contemporanea con il compito di definire i nuovi ruoli dei lavoratori”. (p.209)

  38. marco da bologna Says:

    D’Alema ha detto che abbiamo dovuto bombardare i carri armati di Gheddafi perche’stavano occupando non so quale città!?!Io ero rimasto che Gheddafi aveva dovuto fare ricorso a mercenari perchè il suo esercito non era molto propenso allo scontro!Poi le bombe intelligenti qualche effetto collaterale lo hanno!Gli effetti collaterali non sono molto utili al raggiungimento della democrazia caro compagno D’Alema!

  39. Andrea Says:

    Ecco, a grandi linee, il discorso di Napolitano all’Onu… ognuno giudichi come preferisce…

    http://www.repubblica.it/esteri/2011/03/28/news/napolitano_all_onu-14192547/?ref=HRER1-1

  40. giovanni Says:

    “Il mondo ha una chiara responsabilità nell’aiutare questa nuova alba a divenire realtà, ma anche nell’intervenire ovunque dittature, violenze e oscurantismo tentino di contrastare il nuovo”
    Come volevasi dimostrare l “Amico Giorgio” é impegnato a far sorgere una “Nuova Alba”,cioè a cambiare l’ordine delle relazioni tra stati sovrani mediante l’intervento armato dell’Italia ovunque,manipolando la lettera ed il chiaro significatola dell’art.11 della nostra costituzione,di fatto piegata agli interessi dei” Volenterosi ”
    Di fatto ,Napolitano approfittando della debolezza del governo in carica ha attuato una sorta di “golpe bianco”arrogandosi prerogative nel campo della politica estera che non gli appartengono .Tuttavia se ci fosse stato il governo delle larghe intese non sarebbe cambiato nulla ,se non in peggio
    C ‘é da chiedersi perché il Cavaliere ha consentito un invasione di campo cosi profonda?Il tempo sicuramente ci fornirà una concreta risposta

  41. maurozani Says:

    Riapro il computer dopo qualche giorno e trovo sviluppi inattesi.
    Leggo in fretta. Troppo per inserirmi nel “dibattito”.
    Lo farò non appena mi sarò aggiornato, anche rileggendo con calma ogni commento. Come sempre.

    Per l’intanto chiarisco solo, alla rinfusa, ad Antonio, che: 1) non della strategia di Lisbona si parla nei miei commenti ma della politica di Barcellona.
    2) Che per quanto attiene al ruolo svolto attualmente dall’Italia nella crisi Libica, non vedo cosa avrei dovuto aggiungere rispetto a ciò che è sotto gli occhi di tutti. L’insostenibilità di una posizione (partecipiamo ma senza bombardare) che, personalmente, ritengo illusorio considerare fruttifera dopo un eventuale cessate il fuoco.
    3)quanto alle intemperanze di chi si cela dietro nickname, beh fanno parte delle regole del gioco, seppur entro limiti che ho più volte rimarcato. Non avrei aperto un blog ,(che peraltro in questo periodo è di fatto in stand by) se non avessi gettato alle ortiche per sempre la pratica delle riunioni (relazione, interventi, conclusione).
    Guardo e rispondo solo agli argomenti e nulla m’importa davvero di chi siano i miei interlocutori. Importa quel che dicono e importa anche il fatto che si rendono interlocutori, magari sottraendo tempo ad altre più “remunerative” attività.
    Salvo che , a volte nel gioco di crecar di svelare identità si prendono cantonate. Ad esempio io non so chi sia davvero Claudio,(lo sospetto solamente) di sicuro non è deputato.
    L’unico, tra coloro che son intervenuti qui sopra , a parte Antonio, che conosco personalmente è Andrea. Personalità troppo complessa (scusa Andrea) per poterla rinchiudere entro uno schema di comodo. Certo è un “uomo di destra” ma non della destra.
    E allora?
    A volte, con lui m’incazzo di brutto,(chiedo scusa per il francesismo) altre volte rifletto .Per esempio quando chiarisce che attualmente stiamo vivendo a partire dalla Libia “l’alba dell’odissea”. Vedi mai che convenga discutere con tutti a mente aperta?
    Vabbè ci tornerò sopra. C’è tutto il tempo per farlo. Magari (se proprio Giovanni insiste) anche sul ruolo politico che il Presidente della repubblica ricopre nel vuoto politico impressionante lasciato dalla politica italiana e segnatamente dal PD.

  42. maurozani Says:

    Dimenticavo.
    @Claudio.
    Vero questo blog dovrebbe , nelle mie intenzioni, sollecitare un confronto sulla nuova sinistra di cui ha bisogno l’Italia dopo l’esperimento fallito del PD. Anche per questo , non trovando grande interesse , ora come ora lo trascino semplicemente con molto setticismo, in attesa di tempi migliori.
    Ma naturalmente è anche un blog personale come tutti gli altri.
    Di conseguenza dipende anche da come m’alzo la mattina. Perciò vi si trovano digressioni , apparentemente oziose o forse del tutto tali.

  43. Andrea Says:

    Per Claudio.

    E’ da quando mi iscrissi alla Fgci – quattordicenne – che sono stato posto di fronte innumerevoli volte al dilemma se scegliere la sinistra comunista (sarebbe più corretto dire piciista) o la verità… mi risolsi a scegliere la verità: non tanto perché è moralmente superiore, bensì perché non posso vivere senza verità, mentre riesco abbastanza facilmente a vivere senza sinistra. La tua idea che la sinistra possa vivere in un’altra dimensione che non sia la verità, mi conforta molto sulla scelta che feci. Ognuno fa le sue scelte importanti in base alle proprie necessità vitali, per cui non ti scaglio nessun fulmine e non mi sento superiore: ci sono pesci che hanno bisogno di acqua purissima per vivere e altri che possono vivere in ambienti paludosi e stagnanti.
    La sinistra è soprattutto linguaggio, semantica, discorso pubblico, narrazione del passato e del presente… insomma, una lingua, con la sua grammatica, la sua sintassi, la sua fonetica, le sue ovvie rigidità.
    Chi esce da questa lingua, per lungo tempo parla un grammelot incomprensibile e privo di senso, poi aderisce ad un altro sistema linguistico o ritorna alla vecchia lingua. Non credo che si possa rifondare nulla con la tua idea di costruire addirittura una nuova cultura politica della sinistra che eviti i passaggi dolorosi… c’è già il Pd, Sel, la FdS…
    Riconosco però che non è un mio problema e qui mi fermo.

  44. Andrea Says:

    I timori dei neocons in un “séminaire tenu ce même jour (28 marzo) par l’American Enterprise Institute, temple du mouvement néo-conservateur (seminario svoltosi questo stesso giorno (ieri) a cura dell’AEI, tempio del movimento neoconservatore)”:

    “Caroline Glick, citoyenne américaine devenue israélienne et qui est aujourd’hui une des dirigeantes du Jerusalem Post (cittadina americana divenuta israeliana e che oggi è una dirigente del Jerusalem Post):

    Glick calls President Obama’s response to the Arab revolutions—particularly in Egypt and Libya— a “descent into strategic dementia,” and “insanity.” She blasts Obama for hewing to an “anti-imperialist” agenda that would end “US global hegemony.” Of course such “irrationality,” as she puts it, puts at risk those important “core interests” in the Middle East, which she defines as cheap oil, deterring enemies and fighting “pan-Arabists and the jihadists that advance a political program inherently hostile to US power”.

    (Glick definisce la risposta del presidente Obama alle rivoluzioni arabe, in particolare in Egitto e Libia, una” discesa nella demenza strategica “e” pazzia”. Lei rimprovera severamente Obama di cincischiarsi con un ordine del giorno” anti-imperialista “che potrebbe segnare la fine ” dell’egemonia globale degli Stati Uniti” . Naturalmente tali”irrazionalità”, come dice lei, mettono a rischio i reali interessi in Medio Oriente, che lei ritiene essere: petrolio a buon mercato, scoraggiare i nemici e combattere “i pan-arabisti e gli jihadisti che stanno predisponendo un programma politico intrinsecamente ostile al potere degli Stati Uniti”.

    (Da dedefensa.org e Antiwar.com)

  45. Giovanni Says:

    @Andrea
    Mi fido delle tue traduzioni.
    @Mauro
    So bene che Claudio non è un onorevole eletto in parlamento,ma un persona molto perbene che merita l’appellativo di onorevole.
    Su Napolitano insisto perché tu prenda posizione.Le benemerenze e le fanfare per i nostri statisti sono ormai un costo insopportabile per la nostra povera Italia

  46. Andrea Says:

    Pour terminer, n’oublions pas, un gros plan sur Juppé interviewé à RTL mardi dernier, Juppé qui touille toute cette salade dont la recette vient en droite ligne de BHL et qui, interrogé sur “son sentiment” vis-à-vis de l’action de BHL, répond qu’il en éprouve “de l’amusement” ; “Non, mais votre sentiment ?”, insiste le journaliste ; “Mais l’amusement est un sentiment”, répond Juppé, avec une tonne de mépris à destination de BHL, assaisonnée d’une bonne dose d’agacement…

    (Per terminare, non dimentichiamo, un primo piano su Juppé, intervistato da RTL martedì scorso: Juppé che rimescola tutta questa insalata la cui ricetta proviene in linea diretta da Bernard-Henri Lévy, e che, interrogato su ciò che sente, risponde che si sta “divertendo”; “No, ma qual’è il vostro stato d’animo?” insiste il giornalista; “Ma il divertimento è uno stato d’animo”, risponde Juppé, con una tonnellata di disprezzo verso Bernard-Henri Lévy e condita di una buona dose di fastidio…)

  47. giovanni Says:

    Caro Antonio,le autorevoli fonti diplomatiche in coda a Giorgio Napolitano lasciano trapelare che Maccioni ha cucinato per il Presidente in solitaria visita a NY.
    Qui sono arrivato prima io,perché nel 1994 ho scroccato una cena per due a Maccioni, quando stava al Mayfair Come vedi io godo molto spendendo poco o niente,mentre Napolitano spende e spande l’equivalente di quanto percepiscono i cassintegrati Fiat in un anno
    Dopo Obama é il presidente più caro del mondo.Secondo te non sarebbe il caso che Napolitano rinunciasse alla pompa della Ex Casa Reale,per il vero molto ma molto più parsimoniosa, per andare ad abitare un lussuoso appartamento nel centro di Roma?
    .Non sarebbe meglio che volasse Alitalia in prima classe lasciando a casa le feluche di ventennale memoria ?E poi hai idea di quanto é costata la sua esibizione in perfetto inglese a palazzo di vetro dove c’erano si e no 30 ambasciatori in carica,tutti in attesa di andare a colazione?iN Italia ci sono più di 10 milioni di poveri che hanno fatto molto per Napolitano.Non é forse giunto il momento che Napolitano faccia qualcosa per i poveri rinunciando a tutto lo spreco che produce?

  48. Andrea Says:

    Mi accorgo ora di avere saltato una riga nella traduzione: al ministro degli esteri francese viene chiesto cosa prova “vis-à-vis” con l’azione (destrutturante della tradizionale politica francese, sia rispetto al mondo angloamericano, sia rispetto all’affossamento dell’asse tradizionale con la Germania in politica estera) di Bernard-Henry Lévy, ed egli risponde come avete letto.

    (Invece, per la serie: “Quando la sinistra pensava”… (e berta filava, aggiungo… in quanto è uno sbiadito ricordo!), vorrei segnalare il bel libro di Giorgio Assan – “La Libia e il mondo arabo” – che gli Editori Riuniti pubblicarono nel 1959. Anche i ricordi hanno un senso: sono, dopo una certa età, l’unità di misura della nostra vita).

  49. giovanni Says:

    @Andrea
    Bernard-Henri Lévy é un gran fico più che un pensatore Ha sempre avuto le donne più belle,il miglior vino da bere,le camice più bianche di Francia.Si dice di lui che trascorra gran parte della giorno comodamente adagiato su un day bed Barcelona nero originale, dove si coccola e si fa coccolare.Un vero dandy e un gran furbacchione.Molto ,molto più
    fortunato del nostrano Bonaga,prostatectomizzato e ridotto a fare il tifo per il modesto Aldrovandi
    Bernard produce anche idee alla moda per chi le vuole indossarle,roba sopraffina e non certamente caotica come quella accroccata da Antonio Napoletano e altri 174 professori ordinari ,straordinari ,associati ricercatori strutturati e non dell’ex Universtà di Bologna ,dove predomina il Clan dell’Alito all’Aglio

  50. Andrea Says:

    Caro Giovanni, arguisco che ti sfugge completamente il fatto che, secondo i più accreditati commentatori francofoni, e ora, ormai, a parere di tutti coloro che si occupano di politica estera, è stato BHL a convincere l’avventurista senza spessore Sarkozy ad intraprendere l’azione militare: questo è il motivo del malcelato disappunto di Juppé… fatta salva la probabile follia di Sarkò e il notissimo oltranzismo filosionista di BHL, che ha venduto qualcosa di non pacificamente accettato neppure in ambito neocons, ovvero: l’attacco alla Libia è proprio in linea con gli interessi di Israele, oppure no?

  51. giovanni Says:

    Caro Andrea,in realtà condividiamo la stessa sostanza,anche se muoviamo da diversi punti di vista Un dandy ,ancorché sionista,resta pur sempre un dandy. BHL é certamente un uomo brillante e di buona compagnia e ci sta che abbia fatto colpo anche sulla Carla Bruni Ma soltanto soltanto uno sciocco può farsi dar consigli strategici e militari da un egocentrico viziato dalla bella vita E che Sarko sia un guascone l’ho detto,mi pare in apertura dei commenti a questo Clok di Mauro

  52. giovanni Says:

    Dimenticavo,un anno fa, sempre su questo Clok,parlando di proliferazione nucleare,ho espresso l’opinione che l’antagonista diretto di Israele nel prossimo decennio sarà la Turchia Perciò la prima resa dei conti avverrà in Georgia.La Turchia preferisce confinare con la Russia.In Europa la partita é chiusa.La Germania ha stravinto checché ne dica e speri Napolitano. Una previsioni a più lungo termine vedono il ritorno dell’Euroasia come il grande oceano dove si muovono idee e uomini che cambieranno la storia.In questo quadro,il disarmo atomico di israele sarebbe una cautela pper il mondo intero.Per caso in israele é nato il detto ” muoia Sansone con tutti i Filiste2i.Ma questo é un compito che spetta agli americani.Furono i francesi a fornire tecnologia nucleare ai sionisti con il tacito assenso degli americani addetti al controllo della partita.Allora gli” sciocchi Galli” agirono per ripicca alla sberla di Krusciov

  53. Andrea Says:

    http://www.spiegel.de/international/world/0,1518,753797,00.html

    30 marzo 2011

    Bernard-Henri Lévy was born into an industrial family in Algeria before the family relocated to Paris. In the 1970s, Lévy co-founded the “New Philosophers” in France, which broke with Marxist utopian ideas. For years, Lévy, 62(*), has traveled to crisis regions around the world and urged military intervention against human rights abuses. He is considered to be one of France’s most influential intellectuals. At the beginning of March, he traveled to Libya and called French President Nicolas Sarkozy from Benghazi to convince him of the need for military intervention — and was successful. Since then, the French press has seen him as a kind of second foreign minister. The philosopher receives his guests in his apartment in the Parisian hotel Raphael, surrounded by gold-framed mirrors and green wall hangings. On the floor are Dior shopping bags and piles of books. A butler dressed in livery serves tea.

    (Bernard-Henri Lévy è nato in Algeria da una famiglia di industriali, prima che essa si trasferisse a Parigi. Negli anni ’70, Lévy fu co-fondatore del gruppo dei cosiddetti “Nuovi Filosofi”, che ruppe con l’utopia marxista. Per anni, Lévy, sessantaduenne(*), ha viaggiato attraverso le crisi regionali nel mondo, sollecitando interventi militari contro la violazioni dei diritti umani. E’ considerato uno dei più influenti intellettuali francesi. All’inizio di marzo ha viaggiato in Libia , e da Bengasi ha chiamato il presidente francese Nicolas Sarkozy per convincerlo della necessità di un intervento militare… e ha avuto successo. Da allora la stampa francese lo ha visto come una sorta di secondo ministro degli Esteri. Il filosofo riceve i suoi ospiti nel suo appartamento presso il parigino hotel Raphael, circondato da specchi incorniciati d’oro e arazzi verdi. Sul pavimento sono collocate borse da shopping Dior e pile di libri. Un maggiordomo in livrea serve il tè).

    *Forza Mauro, hai una speranza!

  54. giovanni Says:

    Se fosse soltanto un sionista non vivrebbe cosi alla grande

  55. giovanni Says:

    Goldstone,giudice sudafricano,ebreo,ci ha ripensato dopo due anni.Non è vero che durante l’operazione piombo fuso sono stati uccisi 1400 civili palestinesi.Mai e poi mai avrebbe scritto quel rapporto se avesse conosciuto il punto di vista israeliano.
    Alla lunga gli agromenti dei sionisti sono sempre i più convincenti

  56. Andrea Says:

    Certo, ma non è possibile spingerci oltre.
    E’ un discorso che ci porterebbe lontano e che ognuno, se vuole, può svolgere da solo e necessariamente da solo.

  57. maurozani Says:

    @Andrea. Ti diffido formalmente, d’accostarmi, anche solo per scherzo, alla trista figura di BHL.

  58. Andrea Says:

    L’ultrà filoisraeliano e filoamericano Fassino (Tapiro d’Oro della politica) al quotidiano “Europa”, oggi 6 aprile:

    “… nessuno può assumere, in questo momento, una posizione che possa apparire anche minimamente una difesa di Gheddafi”.

    http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=YSTAN

    Preferisco BHL, di sinistra grandezza, più che l’altezza sinistra di Fassino.

  59. Andrea Says:

    Il concetto di “ingerenza umanitaria” è stato migliorato, è diventato preventivo… non è neanche più necessario prendersi la briga di dire “il criminale ha commesso reati” (anche inventati), è sufficiente dire che li commetterà. Gheddafi non aveva ancora ucciso nessuno, ma “avrebbe annegato Bengasi in un bagno di sangue”.

    (Louis Dalmas in http://www.mondialisation.ca)

  60. roberto Says:

    Sono andato a ricercare un vecchio scritto di W. Sofsky (1999):
    “l’unica giustificazione morale della violenza è la necessità. L’unica giustificazione della violenza della guerra è la vittoria. Non occorre spendere grandi parole per nessuna delle due. Tanto più alti sono i valori, tanto più alto è il tributo di sangue. Chi partecipa ad una guerra per necessità, senza voler lottare per la vittoria, agisce da ingenuo in modo negligente e irresponsabile. La guerra non solo suppone la disponibilità ad uccidere, ma anche il coraggio fisico di rischiare la propria vita per gli altri, di soffrire, se necessario di morire.Le società che non hanno queste virtù dovrebbero immediatamente battere in ritirata. Ma non lo dovrebbero fare come se ciò fosse un atto di giustizia.
    (Wolfgang Sofky: Il paradiso della crudeltà, Einaudi 2001)

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