Il diavolo al Pontelungo.

Il prossimo 8 aprile un gruppo di persone senza fissa dimora partitica convocano un incontro presso il teatro San Martino per richiamare l’attenzione,in questa esangue campagna elettorale, ai temi che più stanno a cuore ai normali cittadini.

Di questo sparuto gruppo d’anime belle, votate alla testimonianza civica faccio parte anch’io.

Si tratta, ironicamente dei “Pontefici”: facitori di ponti.

Già perché nel momento in cui il Comune stanzia in via d’urgenza la mirabolante cifra di ben 70000 euri per rendere agibili i marciapiedi del Ponte lungo, rinunciando così, di fatto, al suo completo restauro che è anche restauro di un’antica memoria, forse proprio da qui bisogna ripartire , anche in termini simbolici, per denunciare un’ignavia da tempo intollerabile.

La quale consiste da almeno vent’anni, nell’annunciare progetti più o meno faraonici, e nell’abbandonare all’incuria del tempo manufatti come quello storico ponte sul Reno che da sempre collega la città al suo antico Borgo.

E’ trendy, moderno, innovativo e riformista assai, infatti, sproloquiare intorno alla progettualità che deve caratterizzare il futuro di Bologna.
Lo si fa, perlopiù, a pezzi e bocconi, ad orecchio, in salotti frequentati da costruttori , alias “le forze economiche”.
Lo si è fatto persino ,con scarso senso del pudore, chiarendo che il People Mover è un ottimo veicolo per lo sviluppo culturale della città.
Giuro , si è detto anche questo a supporto del treno per aria. Ad ogni buon conto ho tenuto da parte la dichiarazione autentica di un candidato.

Insomma le ambizioni metropolitane si risolvono in ben poca cosa. Compresa quella porta Europa su via Stalingrado che ,con ogni evidenza non serve ad aprire bensì a chiudere. Uno sbarramento, estetico e un ostacolo viabilistico innalzato subito prima della città murata entro i cui stretti confini, fino ad ora, si è risolto il vacuo chiacchiericcio intorno alle sorti metropolitane di Bologna.

E così, mentre la progettualità è catturata e presa in ostaggio da opzioni urbanistiche e trasportistiche del tutto contrapposte all’idea di far evolvere il paesone bolognese verso la metropoli, si trascura quella manutenzione costante ,(insieme e necessariamente, materiale e civile) che dovrebbe esser al centro delle preoccupazioni di un’amministrazione a misura di cittadino.
Dei suoi bisogni reali.
Insomma il buon governo d’antan il cui spirito andrebbe urgentemente recuperato e rinverdito.

Uno può “ammirar” la Porta Europa, smadonnando tutte le volte che si trova a dover transitare in quell’assurda strettoia che ricorda i canyon del Khyber Pass , ma non può camminare sul Ponte lungo.

C’è qualcosa di intrinsecamente maligno in un tale stato di fatto.

Perciò, a qualcuno è tornato in mente il libro di Riccardo Bacchelli, con la sua prosa fluente, distesa, ironica.
Roba d’altri tempi, che tuttavia torna attuale al nostro tempo.

Narra Bacchelli nel suo preludio alla calata di Bakunin a Bologna di quando l’arciprete di Borgo Panigale “che aveva terre al sole” incontra il diavolo alla vigilia di San Giovanni. Tempo di mietitura.
Lo incontra proprio mentre imbocca “il ponte di rossi mattoni, si dice Pontelungo”

“Un signore in gibus veniva lungo la spalletta a valle e in quel punto attraversò il ponte per farglisi incontro. Era nero come un grillo,abbottonato, schifiltoso nel mettere i piedi nella polvere della strada, e aveva sguardo duro e fuggitivo”.

Il diavolo in gibus gli si fa incontro e dopo aver constatato che “avete una bella campagna quest’anno” minaccia subdolamente l’arciprete possidente: “avrei dei buoni cavalli da mandare a pascere dentro il vostro frumento signor arciprete di Borgo Panigale”.

A quel punto l’arciprete, individuato il maligno, s’affretta a tornare in sacrestia e manda il campanaro a scrutare la campagna assolata e d’improvviso si preannuncia la tanto temuta e distruggitrice tempesta estiva, allorché nel cielo terso spunta una nuvoletta piccola come “un guscio di noce” ma velocissima.

“La nuvola era sorta dalle parti infedeli del Levante, dal mare elemento dei meno devoti”

La tempesta annuncia la rivoluzione a Bologna organizzata da Bakunin con la collaborazione di Andrea Costa nel successivo mese di luglio.

E, infatti : “quando furono a metà del ponte Bakunin si fermò a guardare la città affocata e i colli. E’ venuto davvero –disse appoggiandosi alla spalletta bollente- il diavolo al Pontelungo! E questa volta di qui Satana spiccherà il volo di liberazione di tutto il mondo. Costa , preso da improvviso entusiasmo, batté la mano sul margine della spalletta e recitò quei versi che non fanno maggior onore al maestro:

Salute a Satana
O ribellione
O forza vindice
Della ragione

Poi la progettata rivoluzione nella fantasia di Bacchelli va rapidamente in vacca in un esilarante crescendo di inconvenienti- compreso il disincantato scetticismo del biondino in panama (Costa)- pur essendo preparata nei dettagli, tipo la presa dei cannoni di San Luca,del deposito d’armi della cartiera del Maglio , il tutto coronato dal raduno della forza d’urto costituita dai rivoltosi provenienti da Imola e Persiceto previsto ai prati di Caprara.

Tornando a noi , dileguatesi da gran tempo le sgangherate suggestioni rivoluzionarie degli anarchici, resta l’anarchia manutentiva di amministratori distratti (anzitutto dalla cura della propria immagine), che rischia di abbandonare a sé stesso quel ponte di mattoni rossi che tanta parte ha avuto nella storia di Bologna.

Quel Pontelungo, che risale al XII secolo e che fu poi progettato e ricostruito dall’Ingegner Adriano Panighi tra il 1878 e il 1880 , e impreziosito da Carlo Monari con le statue che raffigurano le sirene, lo scultore  cui si deve anche il busto a Cavour collocato nell’omonima piazza.

 Adesso ,dopo oltre un secolo è giunta l’ora di rioccuparsene.

Io, assieme ai Pontefici, temo che quei miseri 70000 euri costituiranno una toppa peggior del buco.
Perché?
Semplice.
Giocoforza non potranno inserirsi in un serio progetto ricostruttivo , vista la sua inesistenza.
Dunque si procederà male e in fretta.
Un po’ di improvvisato cemento e pannelli prefabbricati sul ponte di mattoni rossi.
E nulla più.
Poi in futuro, magari lo si abbatterà affinché i suoi vetusti piloni, carichi di memoria , non costituiscano ostacolo alle frequenti incursioni torrentizie. Per dar luogo ad un moderno, grigio, manufatto in cemento armato.
Smemorato e anonimo.

Vabbè noi “pontefici” ci opponiamo con la prosa di Bacchelli, avendo nostalgia di un futuro diverso da quello che sembra prepararsi nell’incuria generale che caratterizza il presente bolognese.
Chi vuol partecipare è il benvenuto.

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84 Risposte to “Il diavolo al Pontelungo.”

  1. Andrea Says:

    sono del borgo e sono andato spesso sotto quei piloni, da cinno, a pescare nel reno con mio padre o solo a fare dei giri perlustrativi così per ingannare il tempo, con gli amici, per ammazzare i pomeriggi estivi…
    E’ un bel ricordo perchè è una bella opera d’arte, mica mi ricordo e ricorderò del ponte in cemento dello “stradone”….
    La tua analisi è lucida, severa, e mi ha messo una gran malinconia per come si mettano pezze orribili sul nobile passato, ma che è presente (!), e si dia spazio a progetti strampalati, che saranno (ed è questo che si vuole) non certo così longevi come queste opere bellissime…

  2. maurozani Says:

    Già non ho voluto indulgere sui ricordi della mia adolescenza ma anch’io ho conosciuto quel ponte , da sotto, mattone per mattone. Ho pescato anch’io assieme a mio padre carpe e “bastardoni”, e a volte anche qualche cavedano. Poi venne il tempo in cui la Panigal scaricava i suoi avanzi di sapone e divenne raro poter pescare o nuotare.
    Adesso l’acqua è molto migliorata e il ponte è molto peggiorato.

  3. Andrea Says:

    Mi fa piacere che vi sia un altro Andrea ma, giusto per chiarire, chi firma il primo commento ha fatto il bagno al Pontelungo, io invece mi tuffavo nelle acque che scorrono sotto il ponte dell’Autostrada del Sole a Vado di Setta: pure io pescavo con mio padre, all’alba, o fino a sera tardi.
    Cedo volentieri all’Andrea subentrato la tastiera, per scrivere di argomenti più dolci della politica americana in Medio Oriente. Buon San Martino.

  4. maurozani Says:

    Beh è normale che esista anche un altro Andrea ,oltre a Ventura.
    Vado di Setta. Tutt’altra storia. Acqua chiara e salmonidi. A noialtri di Borgo e Santa Viola toccavano perlopiù ciprinidi.

  5. gabriella Says:

    sono ismita o non si sa dove e quando?

  6. gabriella Says:

    sono mezza ismita a che ora?

  7. mauro Says:

    Solo mezza, Gabriella. 8 aprile ore 21 al teatro San Martino, presso l’omonina piazza.
    Spargi voce.
    grazie.

  8. Andrea Says:

    Gia che ci siete non tralasciate un pensiero per il ponte della Quaderna sulla via Emilia a Maggio;quello dove , ricorda Bacchelli nello stesso libro, si squagliarono i rivoluzionari che da Imola e Castello dovevano prendere Bologna.
    Basta una lapide:
    “Qui rifinisce una lunga storia… che sia la volta buona. Amen”

  9. Gino Says:

    Caro signor Mauro il suo restauro conservativo mi sembra in linea (forse consapevole) con una nota visione heideggeriana dell’abitare, dove, non per caso, si parla anche di un ponte. E di un ri-radicamento che ha come presupposto, mi sembra, una perdita dolorosa, per quanto necessaria. Persa la casa (ovvero il Pci e tutto quanto ne e’ seguito) lei ha finalmente trovato un ponte. Sotto le cui arcate, peraltro, andava anche a pescare in gioventu’. Se posso avanzare un mio parere, proprio in considerazione del sacro rispetto che nutro per i pescatori d’acqua dolce, consiglierei di tenere la manutenzione in una certa misura. Andrei con mano leggera, insomma. Il meglio sarebbe lasciar stare il ponte com’e’ e, semmai, pura utopia, inibirne l’uso. Chi vuol passare il Reno potrebbe usare il people moover, cosi’ gli amanti del ponte l’avrebbero tutto per loro. Vado in giro con la mia Prinz e mi accorgo che le citta’ piu’ affascinanti sono sempre un insieme di cose vive e morte, funzionanti e degradate, moderne e obsolete, dense e rade, razionali e casuali. La sua idea sanamente minimalista della manutenzione dovrebbe dare il giusto spazio, a mio parare, anche al ‘lasciar andare’. Laissez faire, laissez passer. Credo che J.B.Say sia stato frainteso. Non parlava di economia, bensi’ dello scorrere delle acque sotto il ponte sul quale s’era momentaneamente ritrovato.

  10. Gino Says:

    Caro signor Mauro, mi fa piacere il suo impegno manutentivo. La vicenda da lei narrata, piu’ che da Bacchelli, mi sembra ispirata/interpretata da quel noto saggio di Heidegger sull’abitare, dove, non per caso, si parlava di un ponte. Un esserci, un ritrovarsi dopo dolorose perdite. Persa la casa (il Pci e tutto quanto ne e’ conseguito) e fors’anche la bussola, Lei, signor Mauro, ha finalmente trovato il suo ponte. Decrepito ma proprio per questo bello, dove il giovane Secondo andava a pesce con suo padre. Sapesse come son contento ! Tuttavia, in nome del sacro rispetto che nutro per tutti i pescatori d’acqua dolce, mi permetterei un consiglio. Sul Pontelungo ci andrei con mano leggera. Gia’ adesso, quel ponte, con i suoi dintorni, e’ un pregevole micro-ambiente di confine, dove si alternano i piu’ vari tipi di oggetti. Un esempio classico della periferia operaio-industriale dei ’30. Roba ormai in disuso, e che non essendo una chiesa barocca non ha mai interessato i nostri campioni del restauro conservativo e della ‘bella citta’. Per fortuna ! Il primo (e anche ultimo) obiettivo manutentivo secondo me e’ d’impedirne la demoilizione, anche a prescindere dalla funzione d’uso. Come e’ invece accaduto per la Calzoni, la Panigal, la Buton (anche questa, mi pare, roba dei ’30) per il cui abbattimento non si e’ sentito un grido di protesta. Con la mia Prinz mi son rimesso a viaggiare e noto che le citta’ piu’ interessanti sono quelle dove si alternano cose vive e cose morte. Morte da poco, intendo, o agonizzanti, come il suo Pontelungo. Di norma il lascito del lungo ciclo industriale del ‘900. Insomma mi guarderei da una filosofia che troppo inclina al ripristino coatto, cioe’ alla rifunzionalizzazione ad ogni costo. Sarei per una manutenzione che lascia anche ‘andare’ e, al caso, anche ‘passare’. In generale per una logica incrementale piuttosto che sostitutiva. Se sopra il Pontelungo, cosi’ come ora, passasse il People moover, proprio questa compresenza paradossale sarebbe a mio parere motivo d’interesse. In sintesi: si’ alle novita’, no alla rimozione. Per un futuro di ‘degrado’ ben temperato.

  11. franca alari Says:

    Caro Sig. Mauro,
    non ho presente il Ponte Lungo, ma ho presente qusta estate quando il PD nel dibattito di chiusura della Festa di Parco Nord Dichiarava il suo completo accordo con la Cancellieri elogiandone appieno l’operato, e dichiarando di voler lavorare in continuità con esso, nonstante la faccenda nidi e la faccenda biblioteche.
    Lei è ancora di quel partito?

  12. roberto Says:

    L’impressione che ho avuto è che il sig. Gino parli del Pontelungo pensando a sè stesso.
    (la citazione è meno dotta di quelle che affollano il suo sapere: non Heidegger ma Harrinson Ford in Frantic: “sta parlando di mia moglie, ma sembra che stia pensando alla sua”).

  13. giovanni Says:

    @Mauro
    Estravaganti riflessioni sono ancora possibile su questo tuo Clok?
    Ne devo fare una “grossa”e non vorrei esporti a ritorsioni da parte dei servi del Club dell’Alito all’Aglio.Resto perciò in attesa di una tua esplicita autorizzazione ad abusare entro i noti confini da te tracciati più e più volte

  14. Gino Says:

    Esimio Roberto, lasci stare la Silvana. Non vorrei essere indotto ad arruotarla con la mia Prinz.

  15. Roberto Says:

    Come cambiano i concetti.
    Una persona che, rimasta a terra, per “amicizia” viene chiamata a svolgere attività per le quali non ha competenza, prima nel CdA di una società di leasing auto, presto lasciata per una ben più remunerata presso un’autorità di garanzia viene appellato come “un galantuomo”.
    Certo lo dice Casini Pierferdinando, che si sperticava per Cuffaro (in galera) e per Dell’Utri (condannato), ma insomma, ormai passa tutto.
    Questi sarebbero gli ottimati che passa il convento. Basta leggere cosa risponde Merola su Repubblica circa fonti e impieghi per realizzare il suo programma di sindacatura. Lui che vanta esperienza e conoscenza della macchina amministrativa.
    Certamente la signora Silvana sarebbe stata più chiara e convincente.

  16. maurozani Says:

    @Franca Alari.

    Mai stato di quel partito. Proprio mai.

  17. maurozani Says:

    @Sig Gino.
    ma lasci stare Heidegger signor Gino, si rilegga piuttosto, adesso che è giunta la primavera, Il diavolo al Pontelungo.
    Quanto al cosiddetto people mover, beh lei certo sa, voglio sperare, che si tratta di una cazzata ignobile!

  18. maurozani Says:

    Giovanni, non temo ritorsioni da parte di chicchessia.
    I limiti e confini riguardano solo, come sai, il rispetto per le persone che scrivono su questo clok.
    Le quali posson esser sottoposte , come me, alle critiche più asperrime.
    Senza dimenticare che le parole sono pietre.
    Dunque vieni pure avanti con le tue estravaganze.

  19. roberto Says:

    Manutenzioni e grandi opere.
    Non finisco di stupirmi: leggo sui quotidiani che tale Claudio Comani era il Project Manager del Civis.
    Claudio Comani risulta professore a contratto all’università e insegna, vedi vedi, “la gestione economica della commessa edilizia”.
    Sarebbe stato sufficiente trasferire nella pratica quotidiana i contenuti delle sue dispense e avremmo già i filobus circolanti e i costi dimezzati: oppure prendere atto della sua gestione del Civis e cacciarlo dall’università.

  20. gino Says:

    Invece insisto signor Zani. La citazione non e’ poi cosi’ ostentamente ricercata come pensa il signor Roberto. Heidegger: ‘Costruire, abitare, pensare’ 1954. Brano molto comune fra sociologi e urbanisti. Dove il ponte e’ posto come fondativo del luogo. Era l’invito ad approfondire il tema partendo da minimi riferimenti gnoseologici. Dove si apriva lo spazio per una riflessione non banale sulla ‘manutenzione’ della citta’. Visto che Lei, signor Zani, pare in procinto di muoversi, buon ultimo, sulla falsariga ‘one issue’, lanciandosi con grande veemenza letteraria nei movimenti post-moderni (e post-Pd), pensavo di poterle offrire qualche utile malleveria. Evidentemente son stato troppo immodesto, e me ne scuso.

  21. roberto Says:

    Le malleverie del signor Gino sono sempre stimolanti anche se mai prive di veleno.
    Converrà però il signor Gino che pur partendo da una solida elaborazione filosofica/urbanistica (che potrebbe partire anche dalla concezione antropo-urbanistica di Adriano) quello che serve qui ed ora, dopo un quindicennio di errori e chiacchere, è il sano pragmatismo del fare, che a Bologna ha vissuto una eccellente stagione.

    Domanda per la signora Silvana: senza la presenza dell’Amalia Frascaroli quanti sarebbero stati i partecipanti alle primarie?
    Non che l’Amelia sia un gran pavone, ma potrebbe essere che Donini come il corvo di Fedro: “tumens inani graculus superbia pinnas, pavoni quae deciderant, sustulit, seque exornavit”?

  22. giovanni Says:

    La notizia é che anche a Palazzo Malvezzi si faceva “Bunga Bunga”.Non si possono fare nomi e aggiungere particolari dopoo il severo interdetto ,emanato da Mauro nei miei confronti :non è mai statata mia intenzione lapidare neppure una formica.
    Lascio perciò immaginare ai ” quattro gatti “tutto il resto,eccetto l’idea che la Beatrice Draghetti fosse distesa ,senza veli, come Paolina Bonaparte,sulla scrivania che fu del proprietario di questo clok .Absit iniuria verbis

  23. giovanni Says:

    Una precisazione,tuttavia, si rende necessaria:il Bunga Bunga che si pratica a Palazzo Malvezzi consiste nel metterlo nel c……ai bolognesi

  24. marco da bologna Says:

    Credo che per opere pubbliche e quindi manutenzioni ad opere pubbliche sia necessario sviluppo economico!!??Domanda.Sono le opere pubbliche che creano poi indotto e sviluppo economico o è lo sviluppo economico che permette la creazione di opere e manutenzioni pubbliche?!!!?Siamo Keynesiani o neoliberisti??!!

  25. roberto Says:

    Giovanni, parli al passato.
    Merola abolirà la provincia e farà la città metropolitana.
    Abbiamo già abbastanza guai.
    Parce sepulto.

  26. roberto Says:

    Marco, in soldoni io la vedrei così.
    I cittadini pagano le tasse.
    Le tasse vengono usate per fornire servizi ai cittadini e per realizzare opere pubbliche utili ai cittadini.
    Servizi e opere pubbliche incrementano la circolazione di ricchezza.
    Se ci si sforza di fare le cose sufficientemente per bene, tutto si tiene.
    Se si sperperano risorse con una burocrazia ipertrofica e in opere pubbliche inutili e/o irragionevolmente costose si diventa tutti (o quasi) più poveri e non restano denari neppure per sturare le caditoie e rattoppare le strade.

  27. maurozani Says:

    Caro signor Gino,
    mi consenta.
    Vero è che la mia risposta a lei m’apparse un po’ brusca nel momento stesso in cui la vergavo.
    Tuttavia. Quala one issue?
    Il Pontelungo è tutta storia, acqua che scorre, e scorrerà.
    Non mi sarei mosso per meno.
    Grande metafora di cialtrona, abborracciata modernità, nella dialettica farlocca riassunta in una pubblicità elettorale (Virgin) tra conservazione e avanguardistica innovazione.
    Vero (storicamente e cronisticamente verificabile ) che mi battei a suo tempo per difendere gli orti abusivi sorti su quella sponda contro i benpensanti del PCI.
    Al punto che organizzai una piece teatrale dal titolo “meglio coltivare che vegetare”. Tra lo strepito riformista dell’allora alleato PSI che m’attaccò pesantemente nella figura di Boselli allora vice-sindaco.
    Pr lo stesso motivo , anticonformistico , oggi mi batto per quel periferico Pontelungo la cui esistenza sfugge del tutto agli attivisti della conservazione museale.
    fosse per me, ancor oggi manderei ognun che lo volesse a ricoltivar le amate sponde, altro che sgomberarle, Coferratianamente, con la forza pubblica.

  28. Giovanni Says:

    Nel 2004, prossimo alla fine del mandato sindacale, un venditore di carne (non dico un macellaio, che è professione altamente qualificata) stipula un contratto con la Iribus per l’acquisto di un certo numero di filobus contrabbandati per tram. Insorge tosto il rappresentante local del club dell’alito all’aglio … Prodi, impugnando l’appalto avanti al TAR, previo, s’intende, parere legale “pro veritate”: non è un tram, dice il sapiente professore, così come tutti i bolognesi hanno potuto constatate “de visu”.
    Dopo due mesi è campagna elettorale per il rinnovo del sindaco di Bologna.
    Viene paracadutato il “Cazzuto” Cofferati che gira in lungo e in largo la città raccontando di quando Bologna produceva la seta e promettendo che Civis non avrebbe mai ingombrato la città.
    Indossata la maschera di principe di Bali, il “Cazzuto” cominciò a tuonare verso Luca di Montezemolo, allora anche presidente della Fiera, e non estraneo all’affaire Civis. Tutto sembrava procedere secondo la volontà espressa dai bolognesi, allorquando, all’improvviso, previo parere “pro veritate”, Beatrice Draghetti, succeduta a Vittorio Prodi per volontà dello Spirito Santo, rinunzia all’impugnazione del ricorso avanti al Tar contro il “finto tram”, in parte finanziato dallo Stato e, cioè, da noi tutti come vero tram.
    Cosa è successo nessuno lo sa. Come mai il Civis guazzalochiano è diventato il Civis dei democratici non è dato saperlo, perché la cupola politico-affaristica nulla dice alle masse democratiche che, notoriamente, secondo Mussolini è femmina e, quindi, va trattata di conseguenza.
    Si scoprirà poi che al contratto di acquisto dei mezzi del venditore di carne si è aggiunto un contratto per rifare le strade che dovrà percorrere Civis, ancorché se ne ignora il percorso.
    Beatrice e Sergio, dunque, han ristabilito gli opportuni equilibri, l’affare sembra funzionare, che poi non funzioni il tram questo è un problema che riguarda soltanto i 360.000 bolognesi che lo devono prendere nel culo.
    Oggi la procura parla di “mazzette improprie”, corrisposte al venditore di carne, il quale si difende chiamando a testimone Piero Gnudi, facondo giurista e amico di Prodi Romano perché asseveri che per meglio studiare certe complesse pratiche giuridiche gli serviva un uomo di esperienza munito di conosciuta licenza elementare conseguita durante la guerra.
    Ma l’ex sindaco non si fida e fa ricorso all’arma atomica, nominando per la difesa tecnica l’avvocato che è riuscito ad ottenere l’assoluzione di una tale Lazzaroni.
    Gioca sul sicuro, non vuol essere strombettato come il povero Del Bono.
    In difesa di Beatrice mai nominata da alcuno, scende in campo un tal Ventura, destinato, si dice, alla successione di Palazzo Malvezzi, non fosse altro per la “cartola” da prete che esibisce. Dice l’incauto che non si può non andare avanti con il progetto Civis, altrimenti ci sono 19 milioni di penale da pagare. Meglio sborsarne 200 e tenersi il sospetto “arnese infrastrutturato”.
    Ma come, se un contratto non fornisce quel che promette (“aliud pro alio”) ed è frutto di “inconfessabili interessi”, come sostiene la Procura, e arreca danno a 360.000 cittadini che reclamano dignitosi trasporti pubblici da oltre sette anni, perché non si chiede la risoluzione del contratto ed ingenti danni a politici, affaristi e imprese?
    Caro Mauro, qui va tutto alla rovescia, nella città di D’Accursio dominano i disonesti che praticano un violento bunga bunga senza controprestazioni per coloro che devono prenderlo a quel posto.
    I delitti di cui è accusato Berlusconi, sono al cospetto “bagatelle”, perché lui ha sempre tirato fuori di tasca sua e pagato i compiacenti ricevitori della famosa “Pompetta”.

  29. maurozani Says:

    @Roberto.
    L’ultima che hai detto. Non fa una grinza.

  30. maurozani Says:

    @Giovanni.
    Tutto sembra propendere per la tua tesi.Corregerei solo Ventura con Venturi.
    Andrea potrebbe incazzarsi.

  31. Giovanni Says:

    Il mio amico Andrea mai avrebbe congegnato il turpe affare di cui si tratta

  32. marco da bologna Says:

    I cittadini pagano le tasse in maniera equa,tutti!!!!Le amministrazioni pubbliche sono di qualità perchè i dirigenti sono di qualità!!!Gli appalti sono trasparenti!!!Sarebbe un bel punto di arrivo!!!

  33. roberto Says:

    Io non sono nemmen vicino al sapere di Accursio, ma allo stato propenderei per finire i lavori del CIVIS (anche se non onesto, è pur sempre un filobus) facendo azione di responsabilità nei confronti di tutti coloro che per qualche verso l’hanno avvallato.
    Compreso Cofferati, a cui si potrebbe pignorare la busta paga di Brussel.

    Ci potrebbe essere un benefico effetto collaterale, come il far tesoro degli errori e delle loro conseguenze. Voglio vedere chi darà il via al People Mover, sopraelevato su un percorso in larga misura impegnato da rotaie a terra.

    Mio figlio con la saggezza dei ragazzi che non sanno cosè la terza narice dice che se una storia simile fosse accaduta a Palermo o a Napoli nessuno avrebbe dubbi sui mandanti.

    E qui le cose vengono da lontano: il sacco di Palermo di Ciancimino e il costruito in zona fiera (Porta Europa) e all’ex Buton (Borgo Masini) possono essere assimilati, tranne che forse qua c’è solo insipienza da parte di chi l’ha consentito.

  34. Giovanni Says:

    @Roberto
    Non puoi andare al ristorante,consumare una cena(antipasto,primo,secondo dessert e vino) e non pagare il conto dicendo che faceva tutto schifo.Ti pare?E poi per una volta affrontiamo un problema in modo non obliquo

  35. Giovanni Says:

    @Mauro,
    Avrei un’altra estravagante riflessione.Un pelino più forte. Posso?Mi pare di aver rispettato tutte le tue testrizioni.O no’?

  36. roberto Says:

    Caro Giovanni, non mi sono chiari nè il paragone nè l’obliquità.
    Resto del parere che gli amministratori dovrebbero essere responsabili in solido su come spendono i soldi dei cittadini.
    Esempi a caso: Vitali installò un controllo accessi privo di omologazione che non entrò mai in esercizio e alla fine venne rottamato, non prima di averne pagato per 5/6 anni la manutenzione.
    Sempre Vitali in occasione di Bologna 2000 fece realizzare una guida per ciechi (dalla stazione all’istituto Cavazza) mai utilizzata da un cieco, se non per l’inaugurazione.
    Guazzaloca realizzò le Gocce e l’Urban Center, finiti malamente come la Casa del Nettuno di Ceroli (a proposito, c’era una causa con l’autore, si sa come è andata a finire?).
    Sono milioni di euro.
    Altro che responsabilità civile dei giudici!

  37. Giovanni Says:

    Caro Roberto se un pubblico funzionario o pubblico amministratore danneggia l’ente pubblico dovrebbe essere quanto meno tratto a giudizio davanti alla Corte dei Conti,presso cui c’é una procura fornita di pubbloica stampa.
    Nel caso vi sia poi un ipotesi di reato ,c’è l’azione penale.
    Entrambi però sono strumenti maledettamente lenti e farraginosi e che di solito arrivano quando i buoi sono scappati dal recinto
    Meglio cacciare allora un’azione civile che riguarda un pò tutti,con richieste di sequestri ecc.
    Ogni sindaco che subentra ad un’altro dovrebbe fare un bel chek alla precedente amministrazione e agire per danni se ci sono stati.
    Ma te lo vedi tu Guazzaloca fare il pelo nell’uovo a Vitali o il Cazzuto Cofferati farlo a Guazzaloca o Il prossimo alla Cancellieri.?
    Cane non mangia cane verrebbe da dire e non saremmo lontani dal vero.
    Prendiamo Civis, tu credi che si arriverà quanto meno ad una sentenza di primo grado contro gli imputati prima della prescrizione?Credi che nel frattempo saranno effettuati sequestri cautelativi pari ai danni che si intravedono.
    Se si procedesse con forte determinazione nei confrontoi delle persone che hanno rivestito cariche nell’amministrazione o hanno avuto a che fare con la pubblica amministrazione avremmo immediatamente un miglioramento della qualità dell’amministrazione e del personale politico.
    Gli imbroglioni si terrebbero più alla larga
    Non tutto va male dunque perchè Silvio c’é E perché ci siamo noi che vorremo fare buona politica senza fare i conti con una realtà dove ognuno fa indisturbatamente i cazzi suoi.Per 300 mila euro da intascare si arreca un danno da 200 milioni alla comunità.

  38. giovanni Says:

    Dice la Cancellieri, commissario-sindaco di Bologna “Dobbiamo sollecitare la commissione perché ci dicano se il Civis può circolare come mezzo a guida ottica, invece che come un normale filobus”
    Stai a vedere che “Francesco Monaco, direttore dell’Ufficio speciale trasporti a impianti fissi (Ustif)”dopo sette anni dalla domanda di omologazione ed a sette giorni dall’incriminazione di Guazzaloca per “mazzetta impropria” dice che Civis é Ok.
    Furba la Cancellieri,furba ,come tutti gli intellettuali della Magnamagnagrecia.Il si di Monaco metterebbe tutto a posto per i beneficiari dei contratti firmati da Guazzaloca e Cofferati.Ai bolognesi,invece, ci penserà lo spirito santo cui, ormai, tutti (o quasi)fanno riferimento

  39. roberto Says:

    A Ragusa c’è in piedi una questione che mutatis mutandis assomiglia al CIVIS.
    E’ relativa a due ascensori pubblici (Via Roma e Via Fiumicello) appaltati nel 2002 e non ancora in funzione perchè manca l’autorizzazione dell’USTIF competente.
    Il PD locale strepita bollando la cosa come “esempio lampante di incapacità tecnica”.
    Chissà le risate del Prefetto della magna Grecia: sono stati spesi solo 618.715,37 euro.
    (http://www.radiortm.it/2011/01/21/ragusa-opere-abbattimento-barriere-architettoniche-ascensori-via-roma-e-via-fiumicello/ )

  40. Giovanni Says:

    La meridionalizzazione dell ‘Italia é un dato di fatto incontrovertibile.
    Sottovalutato
    A parlarne si rischia molto.Ognuno può pensare quello che vuole,ma solo nel suo foro interno

  41. roberto Says:

    Circa 20 anni fa avevo rapporti di lavoro con un imprenditore coetaneo che si era candidato al consiglio comunale del paese nell’hinterland milanese in cui risiedeva e lavorava (lista repubblicani, senza possibilità di fare il sindaco).
    Mi disse che lo faceva per dovere civico, perchè i “nativi” tutti presi dai loro impegni e dalle loro professioni, avevano di fatto lasciato spazio ad una rappresentanza meridionale che, nella migliore delle ipotesi, stava riproponendo archetipi familistici e di potere estranei alla tradizione lombarda.
    Non c’era ancora la lega.

    Una fabbrica comasca aprì una unità produttiva a Manfredonia (Cassa del Mezzogiorno, circa 80 dipendenti).
    Si pensò di trasferire (col loro assenso) alcuni operai pugliesi esperti ed affidabili con il ruolo (e la paga) di capireparto.
    Nel giro di un anno a Manfredonia si creò un clima di scontro, originato dall’arroganza e dai personalismi dei capetti che rischiava di bloccare l’attività (i nuovi assunti erano tutti giovani periti e qualche laureato).
    La cosa si risolse ritrasferendo al nord i 2 più giovani, e dando un po’ di soldi agli altri tre perchè andassero “fora di ball”.
    E dire che era tutta gente che nel contesto comasco andava benissimo.

    Mi pare che anche al comune di Bologna sia emersa una presenza significativa legittima ma inelegante, di parenti e conterranei di Berardino Cocchianella sopravvissuto ex Capo gabinetto del Sindaco cazzuto.

    Potrei continuare con un’anedottica omogenea e con schemi ripetitivi.
    Se ne potrebbe dedurre che tali fatti avvengono perchè ormai siamo in presenza di un consenso sociale diffuso anche se inconfessabile e/o inespresso che ha portato le cose al punto in cui sono: piuttosto basso, per dirla col professor Pazzaglia.

  42. roberto Says:

    Riporto dalla cronaca locale:

    Trentatré dipendenti della sede di Bologna del Ministero dello Sviluppo economico-dipartimento comunicazioni ispettorato regionale dell’Emilia-Romagna sono indagati per truffa aggravata ai danni dello Stato con violazione dei doveri inerenti la pubblica funzione: secondo l’accusa, si allontanavano dall’ufficio durante l’orario di lavoro senza autorizzazioni o giustificazioni.
    Trentatré, in un ufficio composto da un quarantina di persone, hanno ricevuto l’avviso di fine indagine dopo un’inchiesta condotta dal Pm di Bologna Antonella Scandellari e dal nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza. Tutto è partito dalla denuncia di uno dei dipendenti, disgustato dai comportamenti dei colleghi, in particolare di sei, che approfittavano più di altri della situazione.

    Queste cose sono possibili solo se i livelli di connivenza sono così elevati.
    Lo dico dei “ministeriali” di via Nazario Sauro ma lo penso anche dei “regionali” che per anni hanno avuto sotto gli occhi il comportamento di Delbono.

    Io non ero (e non sono) in Regione, e in buona fede e l’ho votato.
    Secondo furto di voto: quello di Cofferati era stato fatto con destrezza

  43. giovanni Says:

    Piero Gnudi in qualche modo è uno degli ultimi Boiardi di stato.E’ per intenderci un raccomandato di Prodi Romano che ha sempre ricoperto le cariche che Prodi gli ha assegnato per servire …..la causa .Se non fosse stato per gli incarichi IRI e per le vaste greppie pubbliche molto probabilmente sarebbe stato un commercialista ,come gli altri.A sentirlo parlare ,infatti, non rifulge, certamente, né per arguzia né per sapienza
    Questo però é assolutamente in linea con la qualità media degli italiani che si occupano di amministrazione e gestione delle aziende pubbliche o ex pubbliche,ai quali sostanzialmente, è richiesto il maneggio e il rimaneggio di incarichi,cariche consulenze e prebende varie.
    Si comprederà allora agevolmente perché non ci ha pensato due volte nel fornire il suo expertise alla Procura circa il possesso di requisiti del Guazza per una consulenza da 100 mila all’anno ,anche se l’oggetto di tale consulenza resta misteriosa:certamente non riguardava
    la vendita delle frattaglie di pollo, in cui eccellono ,peraltro,i dipendenti di Amadori
    Sembra tuttavia che nella vicenda una cosa é ormai assodata:a selezionare il Guazza per l’Uomo Fiat fu appunto Piero Gnudi
    Ma chissà se qualcuno ne ha tratto una una prima conclusione

  44. Gino Says:

    Questa volta, signor Roberto, non si faccia fregare. Voti il Bernardini. Oppure emigri direttente a Manfredonia, con un pulmann di leghisti bergamaschi.

  45. roberto Says:

    Signor Gino, da lei non mi farò certamente fregare.
    Il suo consiglio è supponente e tendendenzioso, e le alternative che fornisce sono troppo limitate per la sua intelligenza.

    Incapace di fare analisi sociologiche, lavoravo a Gallarate ai tempi della nascita della Lega, che era un autentico movimento popolare, nato nelle botteghe ma cresciuto nelle fabbriche lungo l’asse del Sempione occupando una spazio lasciato da una sinistra politica e sindacale che si rivelava sempre più inadeguata.
    Erano i tempi del Berluscaz e del mafioso di Arcore, quando gli intelligentoni chiamavano Berlusconi “il ragazzo coccodè”. Dalema se ne accorse con il solito shift di una decina d’anni.

  46. giovanni Says:

    @Roberto
    La meridionalizzazione dell’Italia é un tabù.Neppure Bossi ha mai pensato
    di infrangerlo
    E ,infatti,il signor Gino ti rovescia la frittata.Fa finta il signor Gino che a Bologna non ci sia Gnudi ,Prodi,Roversi, Draghetti, i quali hanno importato il clientelismo corrosivo meridionale e romano.L’obiezione del signor Gino sarà che lui s’interessa di categorie e non di singoli.E noi subito gli rispondiamo che costoro costituiscono una vasta categoria ,anzi la categoria dominante:
    Ma si lasciamo stare il signor Gino,dovrà pur prendere la parola in qualche seduta spiritica dove esibire heidegger.Non vorrai mica che il signor Gino resti disoccupato e non porti più la spesa alla Silvana?

  47. roberto Says:

    Ebbene sì, meridionalizzazione.
    Incrociando i nominativi puntati apparsi sul Carlino con quelli in chiaro (nome, cognome) presenti sul sito del ministero, solo una su 4 dei capistruttura furbacchioni dell’Ispettorato di via Nazario Sauro ha un cognome di origine marcatamente pugliese.
    Gli altri parrebbero di padre autoctono.

    Se 33 su 39 sono più o meno sistematicamente assenti ingiustificati, è evidente la condiscendenza dei capi (che faranno possibilmente peggio), e l’atteggiamento bonariamente tollerante dell’ingegnere grande capo, a suo dire nato a Sasso Marconi.
    Ma sia chiaro, tutti innocenti fino a sentenza definitiva: il datore di lavoro pro tempore è il ministro Romani, e potrebbe essere una unghiata dei comunisti per gettare discredito su di lui.

  48. Gino Says:

    Esimi Giovanni e Roberto i temi che voi agitate sono troppo complessi per essere maneggiati con certe viscerali improvvisazioni. Adesso sono troppo impegnato a lanciare la Prinz su lande desolate e ventose. In più la Silvana è molto stressata. Quando farò base sarò ben lieto di cimentarmi con voi dal basso delle mie prinzdattiche esperienze di guida.

  49. Gino Says:

    ps. Sarei frattanto interessato a sentire dal signor Mauro come è poi andata a finire quella diabolica storia del ponte…..

  50. giovanni Says:

    spettabile signor Gino mi permetta di manifestare le mie più sincere perplessità sulla sua volontà di affrontare nel prossimo futuro il tema della meridionalizzazione secondo la prospettiva da me indicata.Non l’ha fatto negli ultimi 26 anni perché dovrebbe farlo negli anni che le restano Signor Gino io di lei penso tutto il bene possibile e ho un riguardo davvero particolare per il suo simpatico portamento,ma,in fin dei conti,i penso che sia un sociologo d’appartamento e non certo da combattimento.
    Resti pure nel suo comodo rifugio mentre io percorro i Portici di questa città., mille e mille volte stuprata, anche davanti ai suoi occhi.
    Greve ma vero

  51. Gino Says:

    Lei Giovanni mi fa sentire come un cagnolino da salotto. Non avevo considerato l’obiettiva differenza di statura rispetto a cagnoni della sua stazza, che se li si incontra sotto i portici, con la bava alla bocca a caccia di stupratori e prodiani, vien da sgattaiolare via, quasi preferendoli a cotali giustizieri.

  52. Giovanni Says:

    Spettabile signor Gino, la sua metafora é formalmente appena sufficiente e non la esime dall’affrontare l’argomento Rischierebbe indugiando ancora che un qualsiasi gatto trovasse gustoso ingoiarla in un sol boccone

  53. Andrea Says:

    Mi scusi, Gino, ma lei non sta vagolando in lungo e in largo per deserti nordamericani?

  54. Andrea Says:

    Dedicato a Giovanni e al Signor Gino.

    “[T]here are known knowns; there are things we know we know.
    We also know there are known unknowns; that is to say we know there are some things we do not know.
    But there are also unknown unknowns – the ones we don’t know we don’t know”.

    (Former United States Secretary of Defense Donald Rumsfeld)

    [Ci sono incognite conosciute; ci sono cose che sappiamo di conoscere; sappiamo anche che ci sono incognite sconosciute, che è come dire che che ci sono cose che non conosciamo; ma ci sono anche incognite sconosciute di cui non sospettiamo l’esistenza – quelle che non conosciamo in quanto ne ignoriamo l’esistenza]

    (Un grande Rumsfeld alla conferenza stampa del 12 febbraio 2002)

    Le fait des “unknown unknowns” est devenu la substance active même de la situation du monde…

    [“il y a les choses dont savons que nous les connaissons ; il y a les choses dont nous savons que nous ne les connaissons pas (puisque nous savons qu’elles existent mais que nous ne les connaissons pas) ; et puis il y a les choses que nous ne connaissons pas, et dont nous ne savons pas par conséquent que nous ne nous les connaissons pas (puisque nous ne savons pas qu’elles existent, et que, évidemment, nous ne les connaissons pas)

  55. Giovanni Says:

    @Andrea
    Bella divagazione
    Ma pero noi vorremmo soltanto che il signor Gino certificasse che a Bologna non c’è libertà di parola.

  56. Andrea Says:

    @Giovanni

    Io, al Comune di Bologna, sono stato mobbizzato da sempre perché ero classificato come “persona non grata” e non omogenea al potere politico locale… e mi fu sottratto l’oggetto stesso del lavoro, ovvero l’impegno su un problema, un dossier… Questo cominciò fin dal mio arrivo nel 1986.
    Quando giunsi – nel 1989 – dove sono ora, fu messa a frutto la mia professionalità (con molte cautele), fino al 1999, poi fui di nuovo mobbizzato, fino ad oggi… Non c’è nessun meridionale in questa storia… tutti purissimi emiliano-romagnoli iscritti al Pci, al Psi, alla Cgil.
    Certo che, a questo punto, si comincia con il caffè alla macchinetta poi si giunge a Zanarini, alla passeggiata per gallerie d’arte, per librerie, per bar di periferia…

  57. giovanni Says:

    @Andrea
    Ma tu pensi dunque che Gino non si esprime liberamente perché poi nessuno a Bologna accetterebbe i suoi servigi?
    E’ proprio quello che ho sempre pensato dei pochi pensanti che ci sono in giro.Temono di essere espulsi dal discorso pubblico.Epperò devi convenire che questi intellettuali se la passano maluccio perché sono perfettamente coscienti dei vincoli,dei limiti e dell’ordine nel discorso.
    E’ dura, davvero dura io .Al riguardo non mi stanco mai di ripetere che la condizione dei servi è sempre stata migliore di quella degli schiavi costoro sono coscienti della loro condizione

  58. Gino Says:

    Carissimo Andrea le mando i saluti di un caro amico che abbiamo in comune e che mi e’ capitato di incrociare mentre caracollava per squallide periferie su una lugubre Corolla. Quanto a Lei, Giovanni, crede davvero che per vantarsi signori basti sciorinare qualche geremiade sull’insopportabile putridume del mondo ? Lei mi sembra confondere il prendersi la liberta’ (necessariamente a buon mercato) con l’umile fatica di conquistarsela a duro prezzo….

  59. Giovanni Says:

    @Mauro

    Siamo ormai giunti alla frutta.
    Anche il signor Gino riconosce che la libertà di parola a Prodilandia la si può conquistare (soltanto) a duro prezzo
    E se lo dice il signor Gino la cosa è sociologicamente molto molto rilevante.O no?^

  60. Andrea Says:

    @Giovanni

    Sottoscrivo tutto, salvo l’ultimo periodo: preferisco gli schiavi… rimane libera la mente! Io infatti sono uno schiavo trattato molto bene…
    Nel caso del caro amico Gino c’è soprattutto l’affezione ai padri e alla terra socialista; all’idea di progresso del papà partigiano e amendoliano…
    Il mio papà fu un cupo stalinista che mi vaccinò ab aeternum – suo malgrado – contro questa malvagia idea di progresso, appunto… così fui libero di vagare per terre e per mari, per foreste e per deserti, come l’olandese volante, sempre rimanendo in cuor mio socialista, anche se ora, direi, socialista nazionale.

  61. Andrea Says:

    @Gino

    Sono così a corto di amici veri che, pur non immaginando nemmeno chi possa essere colui che mi manda a salutare da un luogo così mitico (lo squallore delle periferie urbane del nord America mi rimanda direttamente all’estasi dei mistici spagnoli del Cinquecento e, nel Novecento, a Gomez Davila) la ringrazio, caro Gino, e l’abbraccio con molto calore, in nome dell’amicizia virile sublimata.

    @Giovanni

    Prodilandia è l’evoluzione di Picilandia, con un liberal-radicale che amministra l’Istituto Gramsci, Nicola Matteucci che fu estromesso dal “Mulino” ma onorato formalmente, il socialismo riformista incardinato nelle cooperative che diventa irrilevante nel pensiero politico fino al punto che l’aggettivo ha assassinato e fatto scomparire il sostantivo, occultandone il cadavere, mai ritrovato… (viva l’habeas corpus!).
    I cattolici democratici, essendo cattolici in cuor loro molto meno di quanto io sia socialista in cuor mio, sono solo dei democratici, ovvero degli amministratori oculati di eredità altrui pervenute per usucapione, oltre ad essere da sempre nelle grazie della cultura liberal-massonica internazionale, che da Jean Monnet e Altiero Spinelli in poi segna – purtroppo – il tempo della nostra vita.

  62. Gino Says:

    “amministratori oculati di eredita’ altrui pervenute per usucapione…”. La riscrivero’ su cartoncino in bella calligrafia e l’appendero’ allo specchietto retrovisore della Prinz al posto dell’Arbre Magique che ormai non profuma piu’ da tempo. Al caso la usero’ come cartina di tornasole, anche a scopo esorcistico. Se vedro’ un sospetto gliela puntero’ contro e se diventera’ viola vorra’ dire che trattasi di prodiano o affine. D’onde una rapida vitrata della mia Prinz su strade non infestate.

  63. giovanni Says:

    @Andrea
    Io piu che di usucapione parlerei di usurpazione fraudolenta di beni altrui .Quanto all’amministrazione oculata di tali beni mi é difficile intravederla ,anche perché l’usurpatore fa propri non solo i frutti ma anche il capitale.Se penso poi alle grandi frodi degli anni novanta mi si accappona la pelle. E si caro signor Gino meglio girarsi dall’altra parte e….sgaiattolare.

  64. Andrea Says:

    @Giovanni

    Intendevi le grandi prodezze degli anni Novanta nel campo delle cosiddette privatizzazioni, ovvero la svendita del settore pubblico italiano, imposto dal capitale angloamericano sul “Britannia”? (*)
    Intendevo questo anch’io.
    Guardando invece quanto accadde dal punto di vista del consenso politico, la sinistra post-comunista non era un capitale elettorale di poco conto, se nel decennio precedente fu considerato degno di sdoganamento anche quello del Msi, che si aggirava al sette per cento.
    Nella fissità, con minime variazioni, del consenso elettorale, i voti comunisti, già ammorbiditi con perlana dai pastori stessi del gregge, avrebbero rappresentato la vera colonna del sistema, come è stato, grazie all’opa lanciata sui resti del Pci tramite i noti prestanome democristiani, ma non solo loro. Marchionne, con Chrysler, ha fatto la stessa cosa: ma i veri manovratori furono (e continuano ad essere) i vostri cattivi pastori (a proposito di linguaggio heideggeriano…) e non tanto l’uomo Prodi, normale cameriere di Goldman Sachs.
    A parte Bad Godesberg – di cui ho già scritto in questo blog in un off topic di circa due settimane fa – non si era mai visto un canagliume tale in un partito di sinistra dell’Europa occidentale.
    Su Gino e la sua presunta lingua biforcuta: è qualcosa che nessun post-comunista può fare… quella di riabilitare il concetto di tradimento, in quanto si sentirebbe antimoderno, grezzo, volgare, medievale… meglio leggere Negri e Wu Ming che pensare al “due più due fa quattro”… fa troppo conti della serva… non si percepirebbero più evoluti dei loro padri (come è stato finora, e fino all’odierna ora del tramonto definitivo di ogni possibile Progressive Era): dei loro padri amendolian-progressisti a cui devono rimanere fedeli a tutti i costi, pagando un enorme tributo al cicisbeismo dilagante, che solo quei rozzi disgustosi della Lega, almeno verbalmente, contrastano: vogliamo forse passare per stalino-leghisti? Ovviamente no! Altrimenti al Mulino, all’Istituto per le Scienze Religiose, al Gramsci, non potremmo più entrare, signora mia!
    Così si usano diversi linguaggi: privati, pubblici, semi-privati, semi-pubblici… con amici, nemici, semi-amici, semi-nemici… con riti, miti, detriti del linguaggio della fu sinistra immortale, di ieri, di ora, di sempre… della sinistra eterna per l’eternità del sistema, ma sempre per il progresso!
    Si parva licet componere magnis, già Carlo V° disse che parlava tedesco con il suo cavallo, francese con gli uomini, italiano con le donne, spagnolo con Dio. Ecco, noi lo spagnolo lo parliamo con le jineteras, perché, notoriamente, Dio è morto… beato lui!

    (*) Il 2 giugno del 1992, sul panfilo Britannia, in navigazione nel Tirreno, c’erano alcuni appartenenti all’élite di potere anglo-americana, come i reali britannici e i grandi banchieri degli istituti a cui si rivolgerà il governo italiano durante la fase delle privatizzazioni: Merrill Lynch, Goldman Sachs e Salomon Brothers.

  65. Gino Says:

    Per tutto il tempo ho viaggiato per terre battute dal vento, con la Prinz che sbandava da ogni parte. Adesso che son salvo e mi appresto a riporla in garage, penso che le turbolenze che ho subito sono ben poca cosa a confronto delle tempeste edipiche. Il manuale prinzdattico, in proposito, invita alla calma e alla meditazione.

  66. Andrea Says:

    @Gino

    Mi dia retta, cambi auto.
    Ieri mi sono procurato l’Alfa Romeo… è tutt’altra cosa!

  67. giovanni Says:

    In attesa che il signor Gino tiri fuori il terzo lituus e giochi il suo colpo ,vorrei ricordarti che il nostro Prode ha iniziato a tagliare fette di torta pubblica ben prima che il Britannia facesse rotta verso le nostre coste con il suo carico di re di denari.
    Nel 1985 il Prode ebbe la fantastica idea di regalare( per 430 miliardi di lirette da pagarsi a rate)all’amico De Benedetti l’intera industria agroalimentare di pubblica proprietà(Alemagna ,Motta, Cirio ecc)
    Bene, per parare il colpo Bettino Craxi fu costretto a invocare l’aiuto di Silvio Berlusconi ,cui va dato atto che nell’occasione si mosse per amor di patria, senza guadagnarci una liretta .
    Esiliato finalmente Bettino Craxi, nel 1993 il Prode riprese l’antico progetto di vendere la Sme a spezzatino per non dare troppo all’occhio realizzando un prezzo di 2000 miliardi un pelino più alto se si considera l’inflazione di quegli anni
    Nel 1994 arrivò Silvio Berlusconi e il Prode dovette mollare l’osso ma non il progetto perché da li a pochi mesi una delegazione di pellegrini del PDS incoronò il Prode salvatore della Patria ed erede universale di tutti i beni materiali e immateriali dei partiti della sinistra
    E in omaggio alla nuovo assetto di potere il proprietario di questo clok dovette inserire nelle liste elettorali del 1996 78 deputati e onorevoli direttamente nominati dal grande Romano .Ecco la ragione perché son 16 anni ormai che il signor Gino anziché suonare sgaiattola

  68. Andrea Says:

    Giovanni, sottoscrivo; ero a conoscenza… ma non ho voluto fare l’elenco di tutte le portate del pasto, che era, come ricordi giustamente, già iniziato: a tavola non si invecchia! Ma, essendo io un ospite… anzi no, un infiltrato in questo blog, non volevo maramaldeggiare. Invoco, peraltro, comprensione per Gino: deve leggere l’astruso manuale di una vecchia Prinz prima di esprimersi… almeno avesse avuto una Trabant… ci saremmo capiti più facilmente: antifascismo, resistenza, democrazia progressiva e arco costituzionale a parte!

  69. roberto Says:

    Giovanni, perchè partire da una vicenda tanto complicata e dibattuta, tralasciando anche una quantità di passaggi intermedi che permetterebbero conclusioni differenti?
    I Prodi non sono proprio nelle mie corde e non c’è riprova, ma ho la convinzione che se avessimo avuto una legislatura piena (la prima) del governo presieduto da Romano molte cose sarebbero oggi migliori.
    Ti è poi scappato che Silvio Berlusconi in quella vicenda oscura, si mosse per amor di patria, senza guadagnarci una liretta. E’ lui stesso che in anni passati si vantava di non aver mai fatto regali a nessuno nella sua vita di imprenditore. Barilla e Ferrero erano i suoi principali clienti, Craxi amico fraterno e presidente del Consiglio e sono convinto che non esercitassero sul nostro solo moral suasion e che Berlusconi sarebbe stato poi in condizione di esigere il credito da venditore e soci. A fornirgli i soldi, che non aveva, ci avrebbe poi pensato qualche banca su dictat di Bettino, fregandosene delle valutazioni patrimoniali di Fininvest!
    Sempre che non fosse tutto un bluff!
    Infatti poi tutto andò per aria e l’industria alimentare italiana, come la chimica, l’elettronica, la meccanica pesante, la farmaceutica, la siderurgia ecc. furono interessate più da questioni penali che da problemi industriali.
    Senza che nessuno finisse veramente in galera, o almeno emarginato.

    I problemi pressanti sono quelli dell’oggi, a cominciare da cosa fare alle prossime amministrative.

  70. Andrea Says:

    Esempi di sindaci virtuosi che rifiutano anche di intascare quanto loro dovuto per legge: fra essi la povera mamma di Vittorio Arrigoni, Sig.ra Egidia Beretta, sindaco di Bulciago (Lecco):

  71. roberto Says:

    Andrea, bei messaggi.
    Da ricordare quando domenica prossima la Gabanelli parlerà di Bologna.

    Sarà una cattiveria, ma la signora Cracchi, che già ha ottenuto un posto all’IBC di via Galliera (a due passi da casa sua, si impegnerà per rendersi utile), potrebbe aver trovato il modo di reintegrare in consiglio comunale i famosi 800 euro mensili del sovrassoldo.

  72. Giovanni Says:

    @Roberto
    Le tue sono tutte congetture.Io ho esposto fatti incontrovertibili
    Tra l’altro vorrei ricordarti che Il Prode nel 1985 tratto con l’amico De Benedetti ma si guardo bene dal contattare la Lega delle cooperative che era disposta a pagare 600 miliardi in contanti,in luogo di 430 miliardi a rate.
    Prodi e Berlusconi sono due facce della stessa medaglia.Uno peggio dell’altro.
    A proposito ti ricordi chi regalò l’Alfa Romeo a Fiat?Forse il solito Prode

  73. roberto Says:

    Il valore lo determinò Guatri, stimato rettore della Bocconi (dubito seriamente che il prof. Prodi fosse in grado di fare la valutazione), la lega è venuta dopo l’offerta Fininvest/Barilla/Ferrero, , prima ci fu l’offerta (coperta) dell’avv. Scalera, poi quella delle cooperative bianche e una mi pare ancora maggiore di una cordata di imprenditori meridionali.
    Craxi poi fermò il balletto.
    Sinceramente sono più interessato a quanto si è edificato in via stalingrado (borgo Masini e porta Europa) vicino alla tangenziale in via Due Madonne, all’edificio di Zacchiroli di fronte a Palazzo Bentivoglio, di quello che succederà all’ex Mercato Ortofrutticolo, al People Mover ecc.

    Insomma, di chi ha governato e governerà Bologna non mi fido, e ho l’impressione che sfruttino l’impresentabile che c’è dall’altra parte come leva per il loro ulteriore successo elettorale.

  74. giovanni Says:

    @Roberto”
    le stime sono come i pareri:mai” pro veritate” sempre” pro pecunia”.Non vedo peché lo stimato pinco pallino della Bocconi doveva deludere le aspettative del committente.
    Sono un mercato o un’asta trasparente in un sistema non inquinato da “maneggioni”può esprimere un giusto prezzo.
    Poi tu dici che sei interessato soltanto al locale e allora ti servo subito Chi ha inventato il People Mover ?.Prodi!E perché?Forse per pareggiare gli affari di Mister Datalogic in Via D’Azeglio ? E probabile I rapporti tra Volta e Prodi sono più che ottimi.Senza i movimenti della Draghetti nessuno dei due affari(Palazzo Pizzardi ed ex Maternità)sarebbe stato concepibile.
    Vedi Roberto,tu mi sei simpatico,ma senza offesa. ti vedo un pò “credulone”
    Il pesce puzza dalla testa e Bologna ha cominciato a far cattivo odore in modo particolare dall’approdo del Prode

  75. roberto Says:

    Il people Mover l’avrà inventato Prodi dopo aver portato i nipoti a Italia in miniatura a Viserba e fatto il giro d’Italia in 10 minuti sulla Monorotaia Arcobaleno, ma l’ha fatta Cofferati e il fido assessore Merola ha promesso che la realizzerà.
    Vai all’Urban Center in Sala Borsa e tra le mirabolanti opere e plastici cerca una traccia di Porta Europa: completamente rimossa anche se pressochè tutto costruito.
    Troverai in cambio molte tracce di Cooperative, Maccaferri, Marchesini.
    Saranno amici di Prodi, ma anche di tanti altri, come d’altronde tipico dei contesti chiusi e inevitabilmente collusi (il prof. Formica parlava di Marmellata Bolognese, prima di mandare il gruppo di piazza Sgaravilli a quel paese e girare per il mondo).
    E’ quello che ci resta, sempre meno dolce, anzi un po’ rancida e ammuffita.

  76. roberto Says:

    Post Scriptum: non vorrei passare per quello che non sono mai stato, un difensore o un fan di Romano Prodi.
    La sua carriera e il modo con cui ha svicolato sempre tutti gli ostacoli mi fanno però ritenere che il personaggio abbia qualche “pregio”.

    Chiarito questo non ne parlerò più.

  77. Andrea Says:

    Il “pregio” consiste soprattutto nel fatto che si è sempre posto come garante di qualcuno presso qualcun altro e di qualcun altro presso qualcun altro ancora: a Bologna, in Italia, in Europa, negli Stati Uniti.
    Devo dire che è storicamente in buona compagnia: in compagnia del fu Raffaele Mattioli, del fu Altiero Spinelli, del Presdelarep Napolitano, di Eta Beta Amato, di La Malfa padre e figlio, di Gianni Letta, del gruppo del “Mulino” nella sua interezza, dell’Istituto per le Scienze Religiose (soprattutto nella fase post-Alberigo), nel suo piccolo anche del fu Edmondo Berselli (che apprese in fretta alla corte di Prodi)… e tanti altri ancora.
    Insomma, un tipico “consigliere del principe”, vicino al potere vero… potere che, peraltro, non risiede nel nostro Paese… indovina indovinello…

  78. roberto Says:

    Giovanni fornisce sempre spunti illuminanti.
    “Solo un mercato o un’asta trasparente in un sistema non inquinato da “maneggioni”può esprimere un giusto prezzo”
    Mi è tornata alla mente l’asta delle farmacie comunali.
    Sindaco Vitali, assessore Delbono.
    Passarono alla GEHE per 117 miliardi di lire a fronte di una stima di periti del Tribunale (non il prof. Guatri!) di circa la metà.
    I tedeschi che di farmacie se ne intendevano fecero così affluire 50 miliardi in più di quanto previsto da Delbono.
    Se ricordo bene, i vincitori designati erano Coop Adriatica e/o Gazzoni e Marchesini, che ritenevano di potersi portare a casa il bendidio (36 farmacie più due magazzini) con 80/90 miliardi.
    Rispetto alla stima peritale, Vitali avrebbe potuto comunque dire quello che effettivamente disse: “E’ un indubbio successo”.

    Le farmacie comunali assicuravano un discreto (e migliorabile) dividendo annuale, che ora non c’è più come i ricavi della privatizzazione.

    Cosa farà il nuovo sindaco degli asset patrimoniali del Comune?

  79. giovanni Says:

    @ Roberto
    Cosa farà il nuovo sindaco degli asset patrimoniali del Comune?Semplicemente….CARNE DI PORCO!!

    @Andrea
    ETA BETA AMATO dobbiamo riconoscerlo é un vero scienziato e non un maneggione di sacrestia
    Pensa Ha avviato la privatizzazione delle Banche italiane facendo sparire per legge un buco pari ad un terzo del patrimonio.Le casse dei fondi previdenziali bancari erano vuote.Bene ,allora ETA BETA ha abolito i fondi.In chiaro senza intrallazzi

  80. Gino Says:

    Riabilitazione del duo Craxi-Berlusconi, in odio alla coppia Prodi-De Benedetti, para-leghismo di ritorno, tradimento e intrallazzo come uniche chiavi di lettura, fuoco incrociato su Napolitano…. la mia indole semplice mi induce a pensare che si sia oltrepassato il segno. Un conto è tenere la Prinz sbattuta fra l’ostro e il maestrale, un conto ripararsi da palate di merda.. Lasciamoci così, senza rancore. Nel silenzio imbarazzato del signor Mauro. A miglior tempo…..

  81. Andrea Says:

    Certo, senza rancore e al piacere di averla conosciuta. Un caro saluto anche a lei, Signor Gino.

  82. giovanni Says:

    Al tempo che verrà. Con il tatto e la leggerezza che ci contraddistingue nel lanciare palate di merda sui tartufoni E con la speranza che lei torni a suonare, signor Gino,nello spazio un pò magico di questo Clok ,,dove volano uccelli in fuga da Prodilandia

  83. roberto Says:

    Gentile signor Gino, ricercando una mia collocazione nelle categorie da lei individuate, per esclusione mi resterebbe il para leghismo di ritorno.
    Provenendo la definizione da un esperto di viaggi, se pur con la Prinz, mi sono chiesto per capirne meglio il senso, quale fosse l’andata.
    Possiedo, mi creda, strumenti e capacità di analisi infinitamente inferiori ai suoi, e rischio di perdermi stante il mio attuale stato di confusione.
    Le chiedo quindi gentilmente di fare uno strappo ai suoi propositi di abbandono e di aiutarmi a risolvere il quesito.

    Mi permetta una piccola adulazione, gentile signor Gino, che spero la induca a rispondermi. Il suo ultimo intervento mi ha fornito una corretta chiave interpretativa della trassione Report di ieri sera, incentrata su Bologna: tradimento e intrallazzo.

    Certo che l’assenza del signor Mauro si sente.

  84. roberto Says:

    ULTIME NOTIZIE

    “Merola si augura che il progetto del Civis venga cancellato.
    L’alternativa al Civis? Ci sono dei filobus molto belli”.

    Dopo aver visto Report Merola boccia il CIVIS che aveva sempre sostenuto.

    “Dopo aver visto i sondaggi che prevedevano il raggiungimento del quorum, il governo abroga i provvedimenti sul nucleare, sperando di neutralizzare i risultati del referendum anche sul lodo Alfano”.

    Quello di Berlusconi & C. è un comportamento da truffatori, Merola si avvicina pericolosamente alla definizione che ne diede Aldrovandi.
    Mi pare.

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