Bin Laden

Esco momentaneamente dal torpore che mi provoca questa straniante primavera per un breve commento alla news del giorno.

Osama bin Laden.
Ucciso e sveltamente gettato in pasto ai pesci.
Funerale islamico. Boh, non saprei.

Comunque il mondo esulta e festeggia unanime , in occidente, la morte del discepolo di Satana.
Osama è defunto.
Obama s’avvia alla rielezione.
E’ politica.
Naturalmente.
Un colpo ben piazzato vale molto più di molti e disertati programmi,compreso quello di por fine alla guerra in Afghanistan.

Non m’associo ai complottisti ad oltranza.

Solo ai realisti.

Il miliardario saudita, la cui famiglia è sempre stata in rapporti di amorosi e dollarosi sensi con la dinastia petrolifera texana dei Bush era, secondo le prime notizie, tenuto al caldo in un ben protetto compound dei militari pakistani.
In attesa di tornar di nuovo utile alla politica degli United States.

Lo era già stato in passato. Coi soldi della dinastia dei Saud e con le armi made in USA che tanta e decisiva parte ebbero nella sconfitta dell’armata rossa.

Adesso vedrete, sarà tutto e di nuovo uno straparlare di lotta al terrorismo islamico.
Lotta che paradossalmente si rilancia in attesa di vendette annunciate. Vere o presunte.

Mentre, in occidente, non si vede ancora la luce in fondo al tunnel della crisi torna ad aggirarsi, con l’opportuna e tempestiva morte di Bin Laden, lo spettro del terrorismo di matrice islamica fondamentalista.

Ciò non impedisce a tutti , governanti e corifei dell’informazione globale, di esultare perché con la morte del capo (?) di Al Qaeda “il mondo è migliore” come già migliorò, com’è noto, dopo l’impiccagione in diretta mondiale del dittatore irakeno. Nel contempo si mette in guardia l’opinione pubblica dall’abbassare…… la guardia.

Insomma, allo scadere del decennale del massacro alle torri gemelle, il momento di uccidere Bin Laden era ormai giunto , epperò vi era e vi è pure l’urgente bisogno di riattualizzare la lotta al terrorismo mentre s’accendono fuochi di rivolta nel mondo arabo e musulmano.

Mubarak era un sicuro baluardo come pure Ben Alì. Lo era diventato anche Gheddafi prima che gli anglo- francesi forzassero gli eventi sulla base di un’ambigua risoluzione dell’ONU.

Adesso ricomincia la rumba della lotta al terrorismo internazionale.

Per conto mio non ho mai creduto che il barbuto e sgangherato messia della Jihad fosse la testa del serpente.

Né ho mai creduto, anche sulla scorta delle analisi di Gilles Kepel, che il terrorismo di stampo fondamentalista potesse avere una qualche stabile presa nel più vasto mondo islamico.

Ho invece sempre pensato e ancora penso che l’esistenza di un nemico che incarni il male assoluto è assolutamente necessaria ad un occidente in crisi d’identità e di valori positivi da proporre universalmente, oltre gli angusti confini del “libero” mercato.

Anche il tentativo di affermare la dottrina dell’ingerenza umanitaria come nuova frontiera ideale, appare – a chi ha in zucca almeno due o tre neuroni circolanti e tra loro dialoganti- come una via di fuga , una sorta di exit strategy rispetto alla difficoltà, ormai cronica, della democrazia in occidente di rispondere agli interrogativi fondamentali del nostro tempo.

Dato che da noi la democrazia fatica a cavare un ragno dal buco, la si esporta.

Per restare tuttavia alla sostanza di questo commento: Bin Laden è morto poiché aveva ormai esaurito le proprie potenzialità. Quelle che inizialmente gli avevano attribuito e quelle che, in seguito, s’era inopinatamente attribuito lui stesso nel suo delirio.

Gli strateghi della guerra infinita al terrore rimangono orfani , di un assassino e di un cialtrone.

Ma tutto sommato Osama li ha ben serviti.
A lungo.

Al bisogno non sarà difficile trovare un altro inviato del demonio per proseguire il confronto infinito tra tutto il bene e tutto il male del mondo.
Tanto per distogliere l’opinione pubblica dai prosaici problemi cui una politica del tutto prostituita all’economia e alla finanza degli affari, spesso anche criminali, non sa e non può dar soluzione alcuna.

Annunci

9 Risposte to “Bin Laden”

  1. su bardaneri Says:

    avevano bisogno di una notizia ad effetto. L’hanno avuta. Intendo dire ai gonzi che credono a tutto. Panem et circenses?

  2. giovanni Says:

    Mauro,ben tornato.
    Bin Laden,lo hai ricordato, era un petroliere ,usato e sfruttato dagli Anglo,come lo è stato Saddam Ussein
    Adesso tocca a Gheddafi che pensava di essersi conquistato la libertà pagando miliardi di dollari agli inglesi e riempito le esangui cassa dell’Unicredito
    Ma come ce lo cuciniamo Gheddafi?La corda la escluderei,cosi come il colpo in testa.
    Alla periferia dell’Europa un missile è politicamente più corretto,più educato,più umanitario ,più in linea con quel Consiglio presieduto da Napolitano di cui non ricordo il nome.

  3. marco da bologna Says:

    Ora abbiamo aperto il fronte con Gheddafi,forse quello con Bin Laden era gia’ diventato superfluo!

  4. maurozani Says:

    Beh sì per Gheddafi un missile francese sarebbe il top. In ogni caso si rende necessario un omicidio extragiudiziale “pulito”, secondo le regole del nuovo diritto internazionale inaugurato alla fine degli anni novanta.

  5. giovanni Says:

    Mauro,non dimenticare che Bin Laden ed i suoi sono stati utilizzati dagli Anglo per tagliare le teste dei comunisti nella ex Iugoslavia.Gli omicidi perciò sono per natura conformi soltanto alla legge della forza.
    Giustamente nessuno si preoccupa più di incartare i cadaveri nelle regole del”diritto internazionale”,che resta una romantica costruzione di fine ottocento,utile soltanto per impiccare i vinti.
    Sarebbe’ tempo di buttare l’ipocrisia all’ortiche

  6. mauro Says:

    Beh,Giovanni che dubbio c’è? l’omicidio extragiudiziale e i relativi danni collaterali dei bombardamenti umanitari sono ormai universalmente accettati.
    Io ,te e pochi altri possiamo buttiamo alle ortiche l’ipocrisia. il resto crede alle favole.

  7. michele Says:

    parzialmente in disaccordo, per una volta.
    mi pare abbastanza realistico che l’eliminazione di bin laden serva non a riprendere la guerra al terrorismo, ma proprio a chiuderla. è il passaggio indispensabile per andarsene dall’afghanistan e lasciare karzai a fare la fine di najibullah (per chi ricorda..) potendo dire “missione compiuta”.
    ne parlavo ieri sera con un carissimo amico che di professione fa l’analista di relazioni internazionali e concordavamo su questo, lui aggiungeva che per uscire dall’afghanistam (e dall’iraq e dalla guerra al terrorismo) occorreva “passare” l’afgahnistan a qualcuno, e questo qualcuno saranno i pakistani. in cambio dell’ambito boccone, i militari pakistani che ospitavano e proteggevano 8e un po’ tenevano in salamoia) osama a 200 metri dall’accademia militare hanno accettato di scaricare l’antico alleato. sparargli in testa, aggiungo io, è una “tassa” inevitabile pagata alla destra usa: in un’aula di tribunale a guantanamo avrebbe avuto troppo da raccontare sui bush, sugli al saud, sull’afghanistan e sull’11 settembre per potersi permettere di ascoltarlo mantenendo il paese unito.
    ora obama, in cambio dell’impunità perpetua dei bush per il capitolo osama garantita dall’esecuzione in stile berja può correre per la rielezione con una “guerra” vinta alle spalle e i boys riportati a casa in tempo per le elezioni.
    tutto sommato, amaro in bocca ma non grossissime obiezioni, e credo sia da ritenere una partita “separata” dalla libia. che mi pare, tuttora, un’operazione franco-inglese tipo canale di suez, con buone probabilità di riuscire e in cui la partita è tutta aperta.

  8. maurozani Says:

    Riconosco che scrivendo ad horas sotto l’impulso dei primi commenti ho sottovalutato l’aspetto che Michele rileva. Indubbiamente sia Obama che Omar possono adesso cavarsi dal pantano. Anzi , o adesso o mai più.

  9. giovanni Says:

    L’Afganistan al Pakistan? E’ realisticamente possibile? E’auspicabile per gli Anglo?
    La storia millenaria ci dice che l’Afganistan e il Pakistan sono due entità assolutamente diverse, anche se “confinanti”. Gli afgani possono portare la guerra in Pakistan e viceversa, ma nessuno dei due paesi è in grado di controllare militarmente e politicamente l’altro.
    E poi, possono gli Anglo conservare la base avanzata di Bengram abbandonando l’Afganistan? E’ pensabile una “vietnamizzazione” del conflitto afgano? Abbiamo già visto tutto!
    E’ ragionevole prevedere che la presenza americana durerà ancora anni nel “teatro” posto alla periferia dell’impero ex sovietico, finché nuovi equilibri geopolitici e militari non costringano gli americani ad abbandonare quei luoghi.
    Funziona così.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: