Archive for giugno 2011

Visioni

giugno 22, 2011

“Chiunque abbia delle visioni deve vedere un dottore”.
E’ la prescrizione del cancelliere austriaco Vranitzky, riportata nel libro di Lucio Caracciolo (America vs America edito da Laterza) nel quale si rade al suolo con chirurgica precisione il castello di luoghi comuni spacciati all’opinione pubblica globale dai pusher neocon nell’ambito della guerra infinita al terrorismo che l’autore identifica con la costruzione dei “teatri della paura” dopo l’11 settembre.

Ma non su questo voglio soffermarmi. Quanto piuttosto sull’assenza di visione che caratterizza la politica nel nostro tempo. E del danno che tale assenza produce. La citazione del cancelliere austriaco serve a non dimenticare le dure necessità che stanno di fronte alla politica nel presente.

Ho reso noto con anticipo(vedi ultimo post) ciò che si dovrebbe/potrebbe fare dopo la vittoria alle amministrative e nei referendum.
Inutile tornarci sopra.
Temo comunque che si perderà un’estate preziosa ai fini di annunciare agli italiani che è pronto un programma di governo, una coalizione e un leader.

A questo punto fate un po’ come vi pare.

Certo, mentre con tutta evidenza è terminato il ciclo del berlusconismo potreste strizzarvi un attimo le meningi , magari allargando lo sguardo (la visione) all’intera Europa e all’occidente per cogliere i segni del cambiamento di un intero paradigma culturale.
O vogliamo, passar l’estate “ad asciugar gli scogli”?

In Italia il voto referendario ha chiarito che è in atto un movimento di riscatto civile e sociale che non può esser semplicemente parassitato.

Va interpretato buttando a mare tutta la merda neoliberista di questi lunghissimi anni.

C’è stata una rottura culturale anzitutto, nell’affermazione a furor di popolo che vi sono beni primari da sottrarre interamente alla logica del mercato.

Il PD , maggior partito dell’opposizione e , a quanto sembra ormai primo partito in Italia, dovrebbe metter le ali ai piedi elaborando rapidamente il lutto relativo alla dipartita di suggestioni riformistiche di basso profilo ormai del tutto al di sotto delle aspettative, delle domande e delle proposte che una nuova generazione fa avanzare sul proscenio della politica.

Ci sono moltissime persone che non si limitano più ad incalzare la politica.
C’è un sacco di gente che si mette insieme per farla, la Politica.
E nel caso dei referendum, o di Milano e Napoli, è la politica che segue, facendo buon viso dopo aver rinunciato a immaginare prima (la visione) e guidare poi (il governo) il cambiamento.

Enrica, in un commento al mio ultimo post si chiede (retoricamente immagino) quale sia “l’ossatura teorica” entro cui accogliere e fissare (dico io) il cambio di paradigma in atto.

Già. L’ossatura.
La visione del mondo e della società.

Il vecchio Sartori, pur con la sua idiosincratica avversione per “certa sinistra” ha scritto una volta che il PD è un “partito disossato”. Nato -aggiungo io- più per un riflesso difensivo che sulla base di una visione radicalmente alternativa alla destra, o più semplicemente alla vecchia liberaldemocrazia.
Anzi nella versione veltroniana doc, il PD doveva essere un partito liberale e democratico buttando alle ortiche ogni suggestione socialistica.

Adesso, mentre un’eventuale coalizione tra PD, Idv e Sel e resto della sinistra è maggioritaria nella volontà degli elettori e proprio mentre si torna a far finta di discutere di riforma del fisco vi sarebbe l’occasione per mettere in campo una visione alternativa.

Sulle cose d’Italia. Ma anche sulle cose del mondo. Necessariamente.

Da questo punto di vista non basta denunciare la propaganda altrui chiarendo che non v’è spazio alcuno per un abbassamento delle tasse.

Lo sappiamo. Lo intuiscono gli italiani.

Ma ciò non toglie che si possa avanzare una visione alternativa: tassare le rendite e i patrimoni. Senza se e senza ma. E rimodulare anche la tassazione sul reddito in modo significativo.

Una riforma non “riformistica” ma strutturale. Che allude e avvicina un futuro possibile e desiderabile per la stragrande maggioranza dei cittadini.
Ciò non significa proporre un sogno ma avere una visione. Da svegli.

“Todo cambia”, ha detto il guru della Rai progressista dopo il successo del raduno bolognese- nazionale indetto per festeggiare i 110 anni della Fiom.

Già. Proprio così.

La Fiom, il sindacato descritto a strafottere come conservatore, settario, rossastro quando non addirittura violento, ha prodotto un evento di straordinaria valenza innovativa con la saldatura ideale (e culturale) tra classe operaia (toh chi si rivede!) e una nuova generazione alla ricerca di futuro.

Todo cambia y el cambio.

Spero che al PD, a Idv e Sel fischino le orecchie.
Altrimenti devono vedere un dottore.
Al più presto.

Fantasie,

giugno 9, 2011

Fantasie.
Mentre Di Pietro offriva l’altro giorno , non so più in che occasione, la sua disponibilità ad appoggiare Bersani come leader del centrosinistra e Vendola s’incazzava per il dubbio sollevato dal segretario del PD sull’affidabilità di Sel, mi son trovato a fantasticare intorno ai possibili scenari post referendari.

Che Berlusconi sia un morto che cammina l’ho già detto, benché all’incontro dei “liberi servi” convocato da Ferrara, Feltri abbia chiarito che non si può far un funerale senza la salma.
Dimenticando che il Berlusca c’era. Una sagoma di cartone sullo sfondo.
Un leader di cartapesta.
Prossimo al disfacimento sotto la pioggia battente di questi giorni.

Lasciando da parte la scaramanzia, il clima non migliorerà .
E’ prevedibile una pioggia di SI per domenica e lunedì prossimi.

Bersani dice che presto il Pd sarà il primo partito italiano.
Bene.
Resta da vincere le elezioni per costruire un’alternativa di governo. Nelle urne, beninteso.

Dunque forse l’obiettivo principale, al di là del legittimo orgoglio di partito, dovrebbe esser quello di metter in piedi una coalizione capace di vincere .
Sempre Feltri, all’adunata dei servi in cui s’è distinto tra gli applausi (cosa non si farebbe al giorno d’oggi per un applauso) l’anticonformista Sansonetti, s’è impegnato a spararsi nel caso in cui nel 2013 vinca Bersani: “torno qui e mi sparo”.

Vasto programma.
Merita una qualche attenzione, mentre Ferrara invoca lo spirito del ’94 accompagnato da elezioni primarie entro ottobre.

Ecco su quest’ultimo punto converrebbe riflettere in casa PD.

Si sa quel che penso delle primarie.
Ci son quelle alla milanese, quelle alla bolognese e quelle alla napoletana.

Bon.

Ora , mentre l’eroico elefantino cerca di insufflare un po’ di spirito nel golem di cartone, sarebbe utile (sempre fantasticando) che, invece di lasciar cadere nel vuoto la disponibilità di Di Pietro e di fare l’analisi del sangue a Sel, ci si preparasse a varare sollecitamente una coalizione in vista della buona stagione già preannunciata dal meteo per il restante mese di giugno.

Se per far questo ci vogliono le primarie,ebbene si facciano.

SUBITO.

In questo caso bisogna metter da parte lo spirito di Macerata, altrimenti si resterà in un limbo dominato dall’incertezza. Aspettando Casini ci si condanna all’inazione.
Bisognerebbe decidersi.

Gli elettori della sinistra, di gran parte del PD e non solo, non hanno dubbi a tal proposito.
Scelgono lo “spirito” di Milano ,non quello di Macerata.

Mi ripeto: a Casini ci si penserà dopo.

Ma forse è solo un sogno ad occhi aperti. Fantasticherie appunto.

L’idea che dopo i referendum invece di prender tempo col refrain delle dimissioni di Berlusconi si metta in campo fin d’ora una coalizione nazionale , pronta e schierata a vincere non è emersa dalla recente, e non a caso unanimistica, Direzione del PD.

Nonostante l’evidenza il nodo non è sciolto.

Solo Bersani oggi è in condizioni di forza tali da poterlo tagliare emancipandosi da ogni eventuale tutela.
A partire da martedì prossimo.
Per non sprecare questo momento magico.

Ma c’è anche il caso che , legittimamente, Bersani e il Pd non abbiano alcuna intenzione di forzare i tempi, magari in attesa che si deponga quel “polverone” di grande e nuova unità creata dall’esperienza milanese, napoletana,cagliaritana.

Passata la fase dell’entusiasmo partecipativo delle amministrative e l’emozione dei referendum si potrà tornare coi piedi per terra.

A far Politica.

Nei dintorni di Macerata, dove pure si è vinto. Resi però forti, paradossalmente, dei consensi ottenuti a Milano e quasi ovunque altrove.

Ne dubito assai ma non escludo, per onestà,che nel 2013 si possa vincere anche così, date le condizioni del campo avverso, magari dopo aver cambiato la legge elettorale, ma quell’eventuale vittoria avrà dentro i germi di una sconfitta strategica perché manderà al macero le speranze di tutti coloro, giovani e meno giovani, che son andati alle urne per invocare un cambio.

Un cambio di programmi rispetto alla lunga stagione neoliberista ma anche nel modo di concepire e praticare l’azione politica.

Insomma l’esito di questa “primavera democratica” lo si giocherà o lo si sprecherà a partire dalla prossima settimana.