Visioni

“Chiunque abbia delle visioni deve vedere un dottore”.
E’ la prescrizione del cancelliere austriaco Vranitzky, riportata nel libro di Lucio Caracciolo (America vs America edito da Laterza) nel quale si rade al suolo con chirurgica precisione il castello di luoghi comuni spacciati all’opinione pubblica globale dai pusher neocon nell’ambito della guerra infinita al terrorismo che l’autore identifica con la costruzione dei “teatri della paura” dopo l’11 settembre.

Ma non su questo voglio soffermarmi. Quanto piuttosto sull’assenza di visione che caratterizza la politica nel nostro tempo. E del danno che tale assenza produce. La citazione del cancelliere austriaco serve a non dimenticare le dure necessità che stanno di fronte alla politica nel presente.

Ho reso noto con anticipo(vedi ultimo post) ciò che si dovrebbe/potrebbe fare dopo la vittoria alle amministrative e nei referendum.
Inutile tornarci sopra.
Temo comunque che si perderà un’estate preziosa ai fini di annunciare agli italiani che è pronto un programma di governo, una coalizione e un leader.

A questo punto fate un po’ come vi pare.

Certo, mentre con tutta evidenza è terminato il ciclo del berlusconismo potreste strizzarvi un attimo le meningi , magari allargando lo sguardo (la visione) all’intera Europa e all’occidente per cogliere i segni del cambiamento di un intero paradigma culturale.
O vogliamo, passar l’estate “ad asciugar gli scogli”?

In Italia il voto referendario ha chiarito che è in atto un movimento di riscatto civile e sociale che non può esser semplicemente parassitato.

Va interpretato buttando a mare tutta la merda neoliberista di questi lunghissimi anni.

C’è stata una rottura culturale anzitutto, nell’affermazione a furor di popolo che vi sono beni primari da sottrarre interamente alla logica del mercato.

Il PD , maggior partito dell’opposizione e , a quanto sembra ormai primo partito in Italia, dovrebbe metter le ali ai piedi elaborando rapidamente il lutto relativo alla dipartita di suggestioni riformistiche di basso profilo ormai del tutto al di sotto delle aspettative, delle domande e delle proposte che una nuova generazione fa avanzare sul proscenio della politica.

Ci sono moltissime persone che non si limitano più ad incalzare la politica.
C’è un sacco di gente che si mette insieme per farla, la Politica.
E nel caso dei referendum, o di Milano e Napoli, è la politica che segue, facendo buon viso dopo aver rinunciato a immaginare prima (la visione) e guidare poi (il governo) il cambiamento.

Enrica, in un commento al mio ultimo post si chiede (retoricamente immagino) quale sia “l’ossatura teorica” entro cui accogliere e fissare (dico io) il cambio di paradigma in atto.

Già. L’ossatura.
La visione del mondo e della società.

Il vecchio Sartori, pur con la sua idiosincratica avversione per “certa sinistra” ha scritto una volta che il PD è un “partito disossato”. Nato -aggiungo io- più per un riflesso difensivo che sulla base di una visione radicalmente alternativa alla destra, o più semplicemente alla vecchia liberaldemocrazia.
Anzi nella versione veltroniana doc, il PD doveva essere un partito liberale e democratico buttando alle ortiche ogni suggestione socialistica.

Adesso, mentre un’eventuale coalizione tra PD, Idv e Sel e resto della sinistra è maggioritaria nella volontà degli elettori e proprio mentre si torna a far finta di discutere di riforma del fisco vi sarebbe l’occasione per mettere in campo una visione alternativa.

Sulle cose d’Italia. Ma anche sulle cose del mondo. Necessariamente.

Da questo punto di vista non basta denunciare la propaganda altrui chiarendo che non v’è spazio alcuno per un abbassamento delle tasse.

Lo sappiamo. Lo intuiscono gli italiani.

Ma ciò non toglie che si possa avanzare una visione alternativa: tassare le rendite e i patrimoni. Senza se e senza ma. E rimodulare anche la tassazione sul reddito in modo significativo.

Una riforma non “riformistica” ma strutturale. Che allude e avvicina un futuro possibile e desiderabile per la stragrande maggioranza dei cittadini.
Ciò non significa proporre un sogno ma avere una visione. Da svegli.

“Todo cambia”, ha detto il guru della Rai progressista dopo il successo del raduno bolognese- nazionale indetto per festeggiare i 110 anni della Fiom.

Già. Proprio così.

La Fiom, il sindacato descritto a strafottere come conservatore, settario, rossastro quando non addirittura violento, ha prodotto un evento di straordinaria valenza innovativa con la saldatura ideale (e culturale) tra classe operaia (toh chi si rivede!) e una nuova generazione alla ricerca di futuro.

Todo cambia y el cambio.

Spero che al PD, a Idv e Sel fischino le orecchie.
Altrimenti devono vedere un dottore.
Al più presto.

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26 Risposte to “Visioni”

  1. Gualtiero Via Says:

    fò in tempo a leggere questo lucido, chiaro, preciso intervento di cui condivido, direi, tutto, giusto prima di cominciare a prepararmi a partire per Milano. Alcatraz, concerto di Bob Dylan. Things have changed, anotjer time! Grazie, Mauro!

  2. Maurizio Cecconi Says:

    Cara Mauro, aspetto il tuo post sui finanziamenti comunali alle scuole private!

  3. Loris Marchesini Says:

    Mauro, a parte le metafore di Bersani (..speriamo che non continui per molto, il gioco è bello quando è breve ..), cosa rimproveri esattamente al PD del giugno 2011? Oppure, meglio, cosa dovrebbe fare secondo te? Pensi che questa “esplosione” di nuova politica, nuovi movimenti sia scaturita dal nulla? Che non ci sia lo zampino anche un pò del PD e del suo radicamento (che non è mai venuto meno) sul territorio? Tu parli di assenza di una visione politica, non è così, potrai criticare la visione, ma non la sua assenza. Negli anni ’80 e ’90 il PCI/PDS che visione così intelligente e furba ha avuto? Vogliamo parlare della gioiosa macchina da guerra? Vogliamo parlare del capolavoro del 1999 a Bologna? Vogliamo parlare del 1998 in cui si è deciso di interrompere l’esperienza di Prodi e dell’Ulivo (pur con lo zampino determinante di Bertinotti e la sciagurata desistenza) senza tornare alle urne, pur di poter mettere un comunista a Palazzo Chigi?

    Allora io la vedo così: se vogliamo governare/cambiare/risollevare questo Paese, dopo i referendum (evento positivissimo dal punto di vista politico) abbiamo più problemi di prima. Sull’acqua (io ho votato 4 SI) abbiamo cavalcato anche la demagogia, sul nucleare bene, ma bisognerà pure dire chiaramente dove prendere l’energia che ci serve e dire che dobbiamo cambiare in modo rilevante i nostri stili di vita. C’è bisogno di PIU’ RIFORMISMO, non di una ingenua ed adolescente adesione al mondo arancione/verde/virtuale, etc.. Se invece vogliamo continuare a fare una potente opposizione (e a non cambiare nulla in questo Paese), allora limitiamoci a rincorrere i movimenti.

  4. maurozani Says:

    Caro Loris, ciò che vorrei dal PD l’ho scritto chiaro e tondo nel post precedente. Un programma di governo, una coalizione e un leader. Adesso. Subito. Temo che la mancanza di una visione aggiornata al 2011 del mondo e dell’Italia e del cambiamento in atto non lo consenta.
    Quanto al passato. Non è un’operazione utile quella di scagliarsi contro porte spalancate. Non sono un nostalgico ma come ben sai un critico del presente.

  5. maurozani Says:

    Caro Maurizio , nell’attesa basti dire che sono contrario al finanziamento pubblico delle scuole private. Lo sono in via di principio e in via di fatto a maggior ragione di fronte alle difficoltà del pubblico a reperire risorse da dedicare al welfare ordinario.
    A tal proposito ho letto stamani un bell’articolo di Smargiassi su Repubblica nel quale si critica Merola per la priorità “morale” data alle famiglie legalmente costituite. Come ben scrive Smargiassi : “trasferendo la ratio delle provvidenze comunali dalla verifica del bisogno all’etica dell’intenzione, Merola fa regredire il welfare da Beveridge a sant’Agostino.”
    Chioso tuttavia che la mia idea di welfare resta ben distante da quella (caritatevole) di Lord Beveridge allargandosi al campo dei diritti sociali fondamentali.Come di fatto è avvenuto in Europa nel corso della seconda metà del novecento.

  6. vanni pancaldi Says:

    @Loris dice : “Pensi che questa “esplosione” di nuova politica, nuovi movimenti sia scaturita dal nulla? Che non ci sia lo zampino anche un pò del PD e del suo radicamento (che non è mai venuto meno) sul territorio?”
    No, non nasce dal nulla ma nasce NONOSTANTE il PD. Gli esempi sono talmente tanti e diffusi che farei offesa alla sua e nostra intelligenza se li cominciassi a citare. Ora PD & C hanno un compito specifico a loro atttribuito dalla nuova politica e dai movimenti : quello che dice Mauro, togliere subito di mezzo questo governo al tramonto senza rimpianti neoliberisti, mentre nuova politica e movimenti hanno il compito immane ma entusiasmante di costruire la Sinistra (senza aggettivi).

  7. Loris Marchesini Says:

    @Mauro, non sono così giovane da permettermi l’ingenuità, ma nonostante tutti i problemi (e le cose non ancora risolte), il PD ha un PROGRAMMA (all’80%), come si può vedere da tutte le proposte economiche, fiscali, sociali, ambientali, scuola, etc.. pubblicate ed anche presentate in Parlamento.
    Sta sperimentando una COALIZIONE (PD, SeL, IDV), alle amministrative è andata bene, perfino a Napoli dove il PD giustamente è stato penalizzato perchè lì aveva fallito. Può anche avere un LEADER, ora Bersani. Che non è stato il mio candidato alla segreteria del PD, ma come Presidente del Consiglio potrebbe andar bene. Ma qui sono d’accordo con Bersani: non se ne può più di leaderismo, di una coalizione che si risolve pro o contro un nome scritto in modo furtivo su un simbolo. Piuttosto cerchiamo di scegliere il candidato a Palazzo Chigi nel modo più democratico possibile, con le primarie.

    @Vanni, quasi satirica la tua tesi: il PD non ne avrebbe fatta una bene, ma dovrebbe essere quello che manda via Berlusconi, mentre la “Sinistra” (questo feticcio caro soprattutto a chi non sa cosa dovrebbe essere nel XXI secolo) la costruiscono altri. Certo, di un 42% dei votanti, possiamo fare a meno di un 27-28%, peraltro l’unico organizzato davvero e con un minimo di procedure democratiche.

  8. giovanni Says:

    Oggi le classi sociali subalterne sono prive di una comune rappresentazione del mondo perché manca semplicemente un modello alternativo a quello capitalistico. L’esperienze sociali nate sulla base della critica marxiana,dopo alterne vicende,si sono esaurite. Tutti i popoli del mondo vivono secondo le regole del mercato capitalistico
    Questa semplice e banale verità dovrebbe spingere tutti noi ad un’ approccio più pragmatico e meno visionario sull”ordine delle cose”.
    Certo,i giovani hanno bisogno di una “Vision”,dove collocare ,le loro energie,le loro aspirazioni,il loro futuro. Ma questo mondo diverso che la mia generazione ha quasi afferrato,oggi è difficile persino sognarlo
    Non rinunciamo,ma siamo obbligati ad essere pragmatici. Oggi come oggi non possiamo spingerci oltre il generale principio dell’equità sociale. Un programma,un semplice programma per ridurre,non eliminare,le iniquità sociali è quello che ci vuole.
    In Italia la via all’equità,a mio avviso,passa attraverso una riduzione delle istituzioni. Chiarisco
    Il 2 giugno festa della repubblica a piazza Maggiore c’era un prefetto che leggeva un discorso ad un certo numero di uomini e donne schierati sotto le insegne dell’esercito,dei carabinieri,della polizia ,della finanza,della polizia carceraria,dei vigili urbani,della polizia provinciale,dei vigili del fuoco,della protezione civile e delle unita cinofili. Pure le nostre “crocerossine” erano schierate sull’attenti per rendere il saluto militare ,come tanto piace a Carlo Azeglio Ciampi,,che ha istituito il “Corpo della Croce Rossa.”
    C’erano poi anche i parenti degli uomini e donne delle istituzioni che applaudivano,mentre la cittadinanza,,a parte Merola-Sindaco ,era del tutto assente,
    Ebbene,come è chiaro anche ai sassi ,da noi le istituzioni sono più che ridondandi, anzi direi eccessive e costosissime. Peraltro non passa giorno che non ci sia la festa di qualche “Corpo”dello stato,con parate e ricevimenti. Per ragioni di equità fiscale occorre dunque ridurre,tagliare e semplificare L’esercito,la polizia,i vigili urbani e i pompieri bastano e avanzano.In Cina,l’esercito popolare protegge i cittadini da ogni calamità.Da noi sono sempre in trasferta

  9. Roberto Says:

    Caro Loris, il PD sarà anche l’unico organizzato con un minimo di procedure democratiche, ed è così che ci troviamo la senatrice Finocchiaro vinta in Sicilia (la sua terra, dove non la conosceva nessuno ed era candidata alla presidenza della Regione) ma eletta a Bologna, la romana Melandri eletta in Liguria, Cofferati eletto nel Nord Ovest dove era noto solo per l’eco dell’art. 18, e la Madia in Parlamento con gli uffici dello zio Walter , ma assente quando c’era da votare per l’election day, non passato per un voto.

    E sempre in ragione dell’organizzazione democratica io e te ci ritroviamo a postare qui, non solo per gli stimoli di Zani, ma anche perchè il Blog del PD Bologna è stato strozzato da chi dirige il partito.
    E dire che ci era stata promessa la sezione web, e l’ex segrtario De Maria ha una delega alle “nuove forme di comunicazione”. Secondo me Andrea è rimasto al pissi pissi nei circoli (che ha fatto eleggere Merola), perchè era troppo piccolo quando nelle sezioni si faceva formazione politica vera. E secondo le capacità dei compagni, si rifacevano gli impianti elettrici, si imbiancavano le stanze e alzava qualche parete.
    Con affetto.

  10. antonella miriello Says:

    “Il PD , maggior partito dell’opposizione e , a quanto sembra ormai primo partito in Italia, dovrebbe metter le ali ai piedi elaborando rapidamente il lutto relativo alla dipartita di suggestioni riformistiche di basso profilo ormai del tutto al di sotto delle aspettative, delle domande e delle proposte che una nuova generazione fa avanzare sul proscenio della politica”
    Io credo che il PD debba certo raccogliere il momento di vasta manifestazione di dissenso al governo e di ripresa di voglia di fare politica, ma vedo due funzioni altrettanto importanti e contrapposte quanto alla tempistica di elaborazione: il desiderio di fare aprire fare in fretta a buttar giù il governo – domanda che viene dal movimento da cui è corretto cogliere l’urgenza di apertura di un processo (e di spallata al governo, sicuro) – e la necessità, data l’esigenza di elaborare finalmente una strategia, non una breve tattica, di rifondare la discussione politica sui valori e quindi sugli scopi ed in ultima analisi su di un programma di governo che esprima anche un punto di vista il più possibile “epocale”.
    Credo sia questo il punto.
    Non so sinceramente come fare andare avanti le due cose, se non lavorando molto sui territori dove si governa, sperimentando per davvero, ed aprendo nelle piazze la mobilitazione e dura opposizione in parlamento.
    Tuttavia nei territori, se giudico dalle schermaglie bolognesi u.s., vedo difficoltà interna ad aprire i contesti sociali sulla discussione.
    La mia identità è radicata a sinistra e credo che l’identità del PD si debba radicare a sinistra, ma so anche nei momenti di crisi vince la sinistra solo x reggere i colpi e lavorare per tutti e dopo arrivano altri a prendere i frutti e vorrei uscire dalla logica di un’alternanza che con questa destra mi propone solo lo scontro e la rivoluzione. Ma siamo in grado di fare la rivoluzione? Con chi e per andare dove? Il punto è tutto qui e ci arrovelliamo da anni. Da quando è caduto il muro, da quando si è reciso il Movimento di opposizione in Italia, da quando il capitalismo ha in europa vinto sul comunismo. Che non perde ragion d’essere (il comunismo) soprattutto se si innova (carina l’evoluzione Cubana). E ritorniamo al punto. Ora che anche i destri sono stufi e votano De Magistris, e la Chiesa anche Pisapia, apriamo una vasta discussione valoriale e rifondiamo la sinistra del nuovo millennio o no? ma non lo fai nel tempo di una caduta di governo.
    E chi aspetta questo attende.
    L’onda colta al momento a me piace, avrebbe scelto e fatto scegliere comunque, io l’avrei affrontata, ma x il governo immagino richieda grandi aperte discussioni nei territori liberati, senza timore di dare alle cose il loro nome.
    A Bologna per questo motivo, per paura, non è neppure partita.
    Per paura che se perdi il nome (non il diritto, il nome) puoi perdere anche il diritto.
    Così tutti votiamo i referendum ma poi ci dividiamo (ma se le sensibilità sono quelle?).
    Odiamo le famiglie spezzate, i Servizi preparati a soccorrere solo i minori ed i singoli (negli sfratti, marito in auto e moglie e bimbo in ostello) e non riusciamo a dare modalità di tutele che garantiscano tutti.
    Curioso per la sinistra, no? Effetto coperta di Linus. Ma quel passaggio è ineludibile per il passo successivo, la scelta di un nuovo programma di governo. Per vincere prima che sia tardi. Cos’altro se no? Altrimenti si imbraccia il fucile. Legittimo, ma inutile, se non diventa dittatura.
    E’ vero che il sito PD non dialoga, è un vero peccato, Roberto.
    Servirebbe ora. Meno male che si discute con Mauro.
    Mauro, dimmi.
    Io so di non sapere, provo solo a ragionare e non sono brava come te.

  11. giovanni Says:

    “Riunioni ne faremo finchè vorremo, ma l’alternativa sta lì, in una riscossa civica del Paese per rimettersi in moto e risolvere i problemi
    Mauro,,é sicuro, Bersani ti ha rubato il clok

  12. William Cesari Says:

    William dice:
    Rispetto al significato politico dei referendum, a mio parere si evince quanto segue:
    Il 95% sul 57% del corpo elettorale ha voluto buttare a mare quella che Lei definisce “la merda liberista” e il 43% che non si è presentato alle urne?
    Teniamo poi conto del clima politico ed emozionale in cui si sono fatti questi referendum.
    Lei sostiene anche che nel nostro tempo c’è una mancanza completa di visione politica, a mio modo di vedere ci sono tanti modi diversi di vedere la politica, che difficilmente possono conciliarsi tra di loro, per formare maggioranze solide che possano durare nel tempo, ma questa d’altra parte è la democrazia. Io francamente nell’intimo confido che qualcuno abbia l’ingegno di proporre la formula che possa dare alla democrazia “che è il male minore”, la capacità di risolvere almeno qualche problema in più.

  13. maurozani Says:

    Giovanni. Ovvio tutti noi viviamo secondo le regole del mercato capitalistico. Altrettanto ovvio che le “classi subalterne” sono oggi qualcosa di ben diverso , ricco, articolato socialmente di quelle d’un tempo. Tuttavia non è del tutto vero , a mio avviso, che non si dia possibilità alcuna d’alternativa.
    Qualche anno addietro un premio Pulitzer , tal Friedman scrisse un libro tanto di successo quanto noioso. Serviva a descrivere che : “Il mondo è piatto”. La tesi lungamente argomentata era semplice. Fine della storia. La globalizzazione economica scorreva nelle vene del mondo piatto secondo il principio dei vasi comunicanti e permeava di sè anche la cultura e gli stili di vita. Oggi , basta osservare ciò che accade nel mondo per capire quanto stupida , superficiale e totalmente destituita di fondamento fosse questa visione del mondo. La suggestione unilateralista e unipolare è finita del tutto. morta e sepolta con un nuovo medio oriente che si rimette in movimento secondo vie non previste, con l’emersione a tutto tondo di altri poli, altre visioni geopolitiche altre culture, “altri capitalismi” . Non sappiamo dove si andrà a parare. Certo il mondo non è piatto, anzi è bello perchè vario. Ad interpretare il cambiamento in atto non bastano nè pragmatismo ,nè equità. l’uno e l’altra devono esser sorretti da un’opzione. Per la serie: che mondo vogliamo?” Lo si può fare aprendo finalmente in Italia e nella sinistra una finestra su questo mondo nuovo. Abbandonando stereotipi di ogni segno e ritornando a riflettere e studiare. Farsi guidare da un’idea almeno in itinere è semplicemente indispensabile per non commettere gli errori del passato ed per rendere efficace sul piano democratico e sociale l’azione politica.potrei scendere sul terreno e fare tutta una serie di esempi di una politica dotata di visione e perciò progressivamente sorretta da un robusto consenso. ma bisogna rimettere in discussione il paradigma liberista. Adesso.

  14. maurozani Says:

    Antonella.Già nei momenti di crisi subentra la sinistra , o meglio il centrosinistra per rimettere i conti in ordine e perdere il consenso ottenuto dall’opposizione. E’ già successo un paio di volte nell’ultimo ventennio.
    Secondo il mio modesto parere invece si può cambiare questo (eventuale) andazzo.
    Naturalmente non lo si può fare se si rimane , idealmente e culturalmente dentro l’orizzonte e il recinto di compatibilità che solo in parte sono da considerare come dati oggettivi, insuperabili. Prova ne sia che una riforma fiscale si può fare in modi molto diversi come ho cercato di dire. Anche in tema (annoso) di riforma del welfare, si può procedere in molti e diversi modi. Per esempio io ritengo del tutto attuale e in media prospettiva del tutto fattibile un reddito di cittadinanza, e più in generale una dotazione sociale (servizi pubblici a garantire diritti umani fondamentali) alla nascita. Ancora ritengo del tutto fattibile , da subito costruire ponti, strade, e quant’altro occorra per infrastrutturare un paese civile con tempi mediamente europei. Ma occorrono scelte nette CONTRO pratiche e gruppi di potere quasi sempre occulti che crescono all’ombra della politica ufficiale e delle istituzioni rappresentative.
    Ancora ritengo del tutto fattibile non muovere guerra alla Libia, non restare in Afghanistan, smontare (per la parte che ci compete) il complesso dei luoghi comuni affermati da interessi globali nel campo della lotta al terrorismo e delle conseguenti guerre umanitarie.
    Ancora , e poi mi fermo- E’ urgente ridare al lavoro (e in particolare al lavoro manuale) il posto che merita nella società degli umani, quello che è affermato nella Costituzione.
    E’ davvero così diffcile allestire un programma in tal senso? Avrebbe un enorme consenso trasversale, civico, tale da imprimere un altro passo a tutta la politica. Se invece il problema resta quello di scegliere tra Di Pietro e Casini, beh allora anche il movimento d’opinione così ricco e trasversale di questi giorni è destinato a rifluire. Lo stesso attuale consenso al PD sarà ben presto vanificato.

  15. maurozani Says:

    Caro Cesari,
    francamente non son o tra quelli che considerano la democrazia un male minore. Una volta tal Berlinguer affermò essere, la democrazia, “un valore storico universale”. Senza perciò cadere nell’equivoco secondo cui la nostra democrazia occidentale (già molto differenziata da contrada a contrada) deve andar bene per tutti nel mondo. E che dunque può e anzi deve( per ragioni morali) esser esportata sulla punta delle baionette, o con le cannoniere o , ai tempi nostri, con il lancio di micidiali oggetti volanti. Ognuno, come forse (speriamo) sta accadendo nel vicino oriente dovrà darsi la forma democratica che gli aggrada.
    Resta un problema , grande e generale che è venuto maturando nel corso di un tempo ormai storico: l’incapacità della democrazia di affrontare con successo molti problemi. Ciò risale al fatto molto semplice e inconfutabile che la politica si è fatta ancella dell’economia.Come diceva Clinton , il furbastro, “è l’economia stupido”. Già poi s’è visto con la grande crisi finanziaria che è presto divenuta in gran parte dell’occidente sviluppato crisi economica vera e prorpia.
    Insomma, a me piacerebbe una democrazia incontentabile. Sempre rivolta agli interessi della maggioranza e non travolta e resa imbelle da minoranze tanto potenti quanto totalmente disinteressate ai destini della società tutta.

  16. maurozani Says:

    PS.Giovanni.
    Tu scherzi sul furtodel clok ma io ho notatao da tempo qualche nuances…..si sa mai….

  17. giovanni Says:

    Mauro,hai ragione.I miei son ragionamenti di un vecchio bolscevico disilluso.
    Un altro mondo è certamente possibile. Ci mancherebbe,perdinci!!
    Del resto se non hai una idea,un ideale,una visione sei fottuto nel recinto dei tuoi pensieri
    Epperò, permettimi di dubitare sul fatto che il mondo sia cambiato e divenuto più ricco.
    Forse,come accade dalla notte dei tempi,a volte soffia più forte Lucifero di quanto faccia Jibril

  18. giovanni Says:

    Mentre l’assessore al traffico Colombo,giovane promessa mondiale dell’urbanistica del prossimo millennio,dorme con il “fittone in testa “i bolognesi di sera scorazzano in automobile nei giardini Margherita,esibendosi in arditi “testa-coda.Voilà,una connessione onirica.
    Più modestamente,il rottamatore Renzi chiude tutto il centro di Firenze al traffico,finalmente interdetto anche agli “invalidi”

  19. roberto Says:

    E così, anche D’Alema andava a zonzo gratis con gli aerei di una dubbia compagnia che elargiva contributi (regolari e registrati, poffarbacco!) alla sua fondazione.
    La sua portavoce (?) Daniela Reggiani spiega che si è trattato di viaggi legati a motivi legati a impegni di lavoro: “quando non c’erano collegamenti diretti e immediati, abbiamo chiesto di poter salire su quei voli”.
    Ma pagare come facciamo tutti no?

  20. fabio Says:

    Caro Mauro,

    condivido le sue proposte e il suo punto di vista, praticamente in toto.
    Mi permetto due considerazioni. La prima riguarda la lotta dentro i segmenti che, con ogni probabilità, comporranno il centro-sinistra alle prossime elezioni politiche.
    Occorre un po’ di tempo per capire se prevarra la linea Vendola, che, sia pure con molte contraddizioni e qualche evidente errore, incarna maggiormente la voglia di nuova politica, maggiormente ancorata alle necessità del presente e alla voglia di partecipazione, oppure se in occasione della prossima tornata elettorale si affermerà nuovamente il D’ Alema pensiero fatto di tatticismi e alleanze al centro con tutti gli annessi e connessi. Qualora prevalesse questa ipotesi è facile prevalere una grande ondata di delusione tale da riconsegnare nel giro di pochi anni il paese ad un centro destra post-Berlusconiano dal profilo oggi ancora non chiaro.
    A mio avviso, la svolta moderata di Di Pietro può avere due letture che dipendono dalla legge elettorale:
    1) L’ ex pm si presenta da solo in caso di sistema proporzionale e punta sui moderati delusi e legalitari;
    2) Il buon Antonio si prepara a fare il contraltare a Vendola in un’ ipotetica maggioranza a trazione PD. Mi spiego meglio:
    Prodi aveva Rutelli, Follini e Mastella l’ ipotetico Bersani potrebbe avere come “freni” garanti dello status quo in politica economica Casini e, appunto, Di Pietro.
    Venendo invece al programma seriamente riformista, sono proprio d’ accordo, ma da scettico, mi chiedo è possibile il “riformismo in un solo paese”? Tassare le rendite è doveroso ma come fare a evitare che i capitali escano dal nostro paese? Trattare l’ acqua come un servizio pubblico è altrettanto corretto, ma dove si trovano i soldi? Sicuramente è possibile emulare quanto succede nei più avanzati paesi europei, ma è possibile andare oltre?

  21. roberto Says:

    Un piccolo inciso a proposito di acqua (e altro).
    La remunerazione degli investimenti avrebbe seguito questo schema: le società (private) prendono a debito i soldi necessari agli investimenti dalle banche. I mutui vengono restituiti alle banche nel tempo, gravati degli interessi che incidono sul conto economico.
    La remunerazione degli investimenti al 7% ha senso solo se gli stessi fossero sostenuti da capitale di rischio apportato dai soci, e non da capitale di prestito, che viene comunque remunerato a chi lo ha messo a disposizione.

    Quel 7% costituisce una rendita parassitaria, garantita da una legislazione compiacente fuori dalle regole del mercato.

  22. roberto Says:

    Si parla molto della presidenza dell’aeroporto e della Giuseppina Gualtieri (che Giovanni metterebbe nel cerchi magico di Prodi).
    Questa grande manager che ha ottenuto indiscutibili risultati per Bologna (cannibalizzando però Rimini, Forlì e Parma), e un po’ meno nelle altre agenzie che ha diretto (i carrozzoni ERVET e PromoBologna), è lo sponsor del People Mover.
    Visto che l’infrastruttura è di servizio all’aeroporto, che prevede 10 milioni di viaggiatori/anno (?) perchè non si prende in carico il People Mover, affidandone eventualmente la gestione ad ATC?
    C’è un esempio illustre: la MeLA (MEtropolitana Leggera Automatica) che a Milano collega la stazione di Cascina Gobba con l’ospedale San Raffaele, l’ha costruita don Verzè.
    La fermata al Lazzaretto aumenterebbe gli utenti del People Mover, e sarebbe una ulteriore occasione di cassa!
    Mi pare una grande idea per i cittadini Bolognesi, che regalo ad una grande menager!

  23. Giovanni Says:

    Nell’aereoporto di Bologna sono in 600 a grattassi l’ ombelico e in 15 per turno a scaricare le valige.l’imbarco e lo sbarco avvengono in condizioni da ridere. I menarono autobus non sono idonei allo scopo. La Gualtiero non ha alcun merito per i crescenti numeri del Marconi cresciuti per volonta’ . Chissà se la gualtieri sa fare il ragù .

  24. Giovanni Says:

    Nell’aereoporto di Bologna sono in 600 a grattassi l’ ombelico e in 15 per turno a scaricare le valige.l’imbarco e lo sbarco avvengono in condizioni da ridere. I Menarini autobus non sono idonei allo scopo. La Gualtiero non ha alcun merito per i crescenti numeri del Marconi cresciuti per volonta’ di Ryan Air .Chissà se la gualtieri sa fare il ragù .

  25. Roberto Says:

    Caro Giovanni, la nostra Giuseppina sa certo fare i mischioni, per il ragù temo si debba cercare altrove.
    Ryan Air operava a Forlì, individuata (con ampie spese, vedi raccordi stradali) come polo aeronautico regionale per le compagnie low cost (serviva anche le Marche). A Forlì, oltre alle piste lunghe e alla possibilità di espansione, si è insediata la seconda facoltà di ingegneria (aeronautica), l’ENAV Academy, e c’è il primo istituto tecnico aeronautico d’italia.
    Poi per salvare Bologna si sono fatti ponti d’oro alle compagnie low cost cannibalizzando gli altri scali regionali.
    C’era stato un interesse a rilevare la gestione di Forlì da parte dei leghisti veneti, ma mi pare che siano stati scoraggiati, perchè la concorrenza è una brutta bestia…

  26. Roberto Says:

    Tutti si stracciano le vesti per l’agnizione che la politica entra nella designazione di posti nelle aziende che controlla.
    Qualcuno conosce la ratio della nomina di Andreatta (figlio dell’ex ministro e professore di Prodi) nel consiglio di amministrazione di Finmeccanica?

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