Relazioni pericolose

Torno con la memoria ai primi anni novanta.

A Botteghe Oscure si stava come in un fortino assediato.
Inchieste a ripetizione che coinvolgevano esponenti locali del PDS a macchia di leopardo su quasi tutto il territorio nazionale. Altre che puntavano al bersaglio grosso. Direttamente alla responsabilità dei vertici del maggior partito della sinistra.

Al contrario di quanto s’è detto e ripetuto fino alla noia da destra, la magistratura non fece sconti.

Anzi.

Ogni giorno recava la sua pena giudiziaria in un parossistico crescendo.

Solo l’abilità dei gruppi dirigenti unita alla credibilità sedimentata in un diversità fino ad allora riconosciuta e apprezzata dall’opinione pubblica riuscì a contenere il danno politico e d’immagine dell’offensiva giudiziaria.

Per la verità a contenere il danno vi fu anche il contributo di alcune inchieste sgangherate allestite in fretta e furia da toghe che certo non erano rosse palesemente volte a dimostrare che tutti i gatti erano bigi nella notte di tangentopoli.

Non era così.

E la gente lo comprese anche a fronte dei clamorosi buchi nell’acqua con cui inevitabilmente si conclusero talune di queste iniziative.

No, non eravamo uguali agli altri.
E la genetica non c’entrava per nulla .
Ovviamente.

Tuttavia , la mia percezione da topolino di campagna, provvisoriamente alloggiato nel palazzo, mi ha sempre portato a credere che senza Mani Pulite avremmo potuto diventarlo. E anche presto.
Uguali agli altri, dico.

Nella furia iconoclasta che precedette e ancor più seguì la caduta di quel muro a Berlino e nella parallela rincorsa ad una piena legittimazione riformistica caddero molti tabù in ampi settori dei gruppi dirigenti a tutti i livelli.

La questione morale sollevata a suo tempo da Berlinguer che torna oggi d’attualità anche nel monito , non tanto velato, che Scalfari (autorevole azionista di riferimento quantomeno morale del PD) ha rivolto a Bersani aveva esaurito la sua spinta propulsiva.

Vi furono lunghi anni nei quali Berlinguer fu silenziosamente gettato alle ortiche.
C’era una storia da dimenticare e da far dimenticare come condizione per entrare,  alla chetichella, nella nuova epoca inaugurata dalla fine del secolo breve.

Berlinguer , a tal fine era ormai una figura imbarazzante.

Al punto che in occasione di un anniversario della sua morte non si trovò di meglio che mandare il sottoscritto, a Padova a commemorarne l’opera e la figura.
Meno di un centinaio di persone raccolte in un angolino di piazza. Niente palco, come microfono un megafono gracchiante collegato alla batteria di un’auto.

Ma eravamo alfine riformisti.

Per non pochi quest’approdo assunse un significato del tutto “originale”. Quello del “tana libera tutti”.

Liberi da ideologie decrepite ma anche da comportamenti improntati al massimo di correttezza nella conduzione degli affari pubblici e da stili di vita caratterizzati da sobrietà e disinteresse personale.

Al netto della genuina ricerca di una ricollocazione politico-culturale nell’epoca post-comunista, che pure animò per un certo tempo la stessa svolta dell’89, l’approdo riformista, per quei non pochi, divenne nulla più che un alibi per confrontarsi con gli avversari politici, finalmente “ad armi pari”.
Senza complessi moralistici.

Non a caso se non s’era abbastanza disinvolti si veniva tacciati di moralismo.

“Tu non sei un uomo di relazioni” mi si disse una volta col tono bonario e rassegnato di chi pensa che resti ben poco da fare ai fini di una mia eventuale correzione.

In fondo c’era anche qualcosa di vero in quella critica, poiché più osservavo taluni comportamenti altrui ,più mi chiudevo a riccio nella mia originaria corazza di scorbutico campagnolo che peraltro ho sempre indossato con una certa naturalezza e zero disagio.

Tra l’altro non ebbi mai a dolermi di quest’handicap almeno in parte reale.
Dato che c’erano anche relazioni potenzialmente pericolose.

A riprova.
Un giorno, non ricordo più chi dei tanti inquilini del palazzo, introdusse a viva forza nel mio ufficio “una persona che devi assolutamente conoscere”.
Entrò un omino già anziano (come son io adesso)  in giacca e cravatta e con ai piedi,curiosamente, un paio di vecchie pantofole.
Gentile , subito mi disse che voleva solo presentarsi.
Bofonchiai qualche motto di circostanza mentre gli allungavo la mano pensando che m’avevano portato un tipo ben strano e lui subito , timido e garbatissimo, si accomiatò.
Era un imprenditore di più che media stazza come lessi qualche settimana dopo.

Quando fu arrestato.

E veniamo all’oggi.

Molta acqua è passata sotto i ponti ed io non penso oggi come non pensavo allora che si sia diventati uguali agli altri.

Per farla breve la questione principale per il PD è politica più che morale.

Ciò non toglie che sarebbe ora di tornare ad apprezzare l’intreccio , per così dire dialettico, comunque obiettivo, tra la sfera politica e quella morale od etica, come sarebbe meglio dire.

A tal proposito nessuno può togliermi dalla testa il dubbio che la subalternità culturale che ha impaniato la sinistra nel corso di tanti anni possa aver prodotto effetti negativi precisamente entro questo intreccio.

Quando per tanto tempo ci si è lasciati travolgere dal mainstream liberista protetti solo dal fragile velo di un generico riformismo, risulta difficile allontanare da sé il sospetto di liasions dangereuses che già avevano cominciato a stabilirsi in passato e che sono assolutamente tipiche ed anzi insite in via normale, in una certa idea dei rapporti tra politica ed economia e per conseguenza in una certa idea di società.

Talchè, quando Scalfari propone come rimedio ancora una volta il riformismo, vien da sorridere.

Uno come Lui avrebbe forse potuto alludere, in termini più forti ad una rivoluzione liberale. Mentre uno (piccolo) come me, potrebbe alludere ad una rivoluzione socialista e liberale. Recuperando in questa provocatoria (?) formula ciò che ha scritto il democratico Bettini a proposito del tenere in tensione continua il rapporto tra libertà e giustizia.

Vabbè.
Bando alle ciance.
Alla fin della fiera posso arrivare a comprendere, ma non certo a condividere la reazione di Bersani quando tuona indignato sulla macchina del fango.

Non si reagì in questo modo in passato.

Pur sotto assedio non si chiamarono gli iscritti ad assolvere preventivamente gli indagati , poiché tale mi sembra il significato dell’annunciata class action.

Sì può dire , quando si hanno le ragioni per dirlo, che non si crede alla colpevolezza di tizio o di caio.
Certo.
Poi ci si ferma.

Altrimenti la differenza rispetto agli “altri” rischia di sfumare sino a venir del tutto meno.

In questo malaugurato caso ,la primavera italiana delle amministrative e dei referendum sarà, come già avvenne in passato, interpretata nella coscienza del paese, o nella “mente politica” collettiva (come forse direbbe Bettini) dalla magistratura e non dalla politica.

E questo è un guaio. Maledettamente serio.
Destinato tuttavia, inevitabilmente, a prodursi se la politica non assume l’offensiva della proposta e del progetto , costi quel che costi nell’immediato, per rinchiudersi invece nel fortilizio, già in gran parte espugnato, di una pura difesa di sé stessa.

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13 Risposte to “Relazioni pericolose”

  1. Iames Forni Says:

    Caro Mauro, perchè collegare la ricerca di una piena ” legittimazione riformista”, a mio avviso operazione politica mai definitivamente compiuta, al fatto che questo percorso abbia poi portato taluni a comportamenti riprovevoli? Mi pare che collegare le due cose sia una forzatura polemica . Con affetto Iames Forni

  2. maurozani Says:

    Caro Iames, non era e non è mia intenzione assumere in questa circostanza un tono polemico. Maramaldeggiare non è mai stato nelle mie corde. Io dico solo quel che ho visto e che , naturalmente ho cercato di capire anche in passato. In sostanza dietro un generico riformismo iniziò un andazzo non commendevole.In più, a me sembra, che ancora oggi il non essere nè carne nè pesce possa ,nei fatti, agevolare una continuità con un passato non del tutto limpido. Ciò non toglie nulla al merito e all’onorabilità di quei “riformisti” che furono e sono impegnati in una seria ricerca.Non condivido spesso le loro analisi ma tuttavia li rispetto.
    Del resto io non chiamo in campo una particolare corrente (non a caso non parlo di miglioristi) ma di un modo d’esser alquanto trasversale dovuto a mio avviso a quella subalternità culturale e politica che ha caratterizzato a lungo e ancor oggi il campo della sinistra..o come si chiama adesso.

  3. maddalena piccolo Says:

    Analisi perfetta, ancor più perchè rimanda a esperienze vissute dal di dentro

  4. roberto Says:

    Caro Mauro, non si tratta a mio avviso di assoluzione preventiva.
    Mentre le vicende ENAV / Pronzato, i contributi a Fondazioni coperte da privacy e i voli scroccati rivendicati con protervia sono state precipitosamente sopite, nella vicenda di Milano-Sesto sento una grande puzza di bruciato.
    E l’odore mi pare provenga dagli accusatori.

    Ma la copertura dei piani alti potrebbe richiedere qualche sacrificio, e mentre si discute “di politica” si va in malora.

    Non c’è solo la corruzione, ma anche l’insipienza. Per dire, la chiusura precipitosa del comune per salmonella ha creato un danno erariale, consistente nel dover retribuire le 800 (o 1200) persone lasciate a casa.
    Qualcuno lo dovrà risarcire, o il gestore o sindaco e assessore se il provvedimento è stato solo un coupe de theatre.
    Ma ho la certezza che non pagherà nessuno, e che gli amministratori eletti ne fossero assolutamente consapevoli.

  5. sergio caserta Says:

    caro Mauro buona domenica, ovviamente condivido la tua riflessione ed aggiungo una sola considerazione: l’economia liberista, ovvero il lasciar mano libera agli “spiriti animali” del capitale finanziario, ha prodotto la metamorfosi per cui siccome “pecunia non olet” il flusso montante di denaro (soprattutto elettronico) ha abbattuto ogni barriera statuale ed ogni resistenza, questo in tutto il mondo ed in misura pressocchè uguale.
    la politica ha semplicemente smesso di svolgere qualsiasi funzione di selezione tra idee, programmi, progetti, per assecondare il “totus economicus”, quest’analisi è nota, ma non è chiaro perchè in Italia, ha avuto conseguenze così devastanti anche sulla parte sinistra dello schieramento (ovviamente sugli stati maggiori) che è stata semplicemente annessa ed omologata, fino ad escludere come giustamente rilevi, ogni diversità; non c’è da risalire oltre che alle ragioni “storiche” e lontane che tutti conosciamo che sono alla base dei poteri costituti in Italia, anche alle scelte di merito ed alle vicende specifiche dei gruppi dirigenti di quel che fu il maggior partito della sinistra, fino all’89 e ad iniziare da allora?

  6. mauro zani Says:

    Caro Roberto, gli accusatori puzzano di bruciato? Altrochè. Odore di fogna. Non ho mai pensato che la questione morale, fin dai tempi di tangentopoli, riguardasse solamente la politica. Ieri ed oggi riguarda l’intreccio perverso che si stabilisce tra politica ed economia e più precisamente tra politica e imprenditoria. Gli accusatori non sono dei poveri cristi taglieggiati dalla politica. Non lo sono mai. Sono nella stragrande maggioranza dei casi marci fino al midollo. Proprio perciò, con questo tipo d’imprenditoria non si possono intrattenere relazioni. Gente da non toccare neanche con la canna da pesca.Relazioni pericolose , Appunto.
    Oggi Fassino dice che molte accuse si dimostreranno infondate.Probabile visti i tipacci in questione. Tuttavia non mi basta.La politica deve saper distinguere il grano dal loglio, pur dovendo ovviamente intrattenere rapporti con la variegata fauna che s’ammanta della definizione di imprenditoria. Ma , ad un certo punto il politico o l’amministratore deve sentire la puzza, di bruciato o di merda che sia. Se non la si sente ci son solo due possibilità: ci si è turati il naso oppure si è inadatti a svolgere un ruolo pubblico.

  7. sandro vanelli Says:

    debbo ammettere che sono invecchiato quando leggo commenti e riflessioni come quella di MAURO che fino a pochin anni fa erano nel palazzo ma perche’ non anno richiamato all’attenzione gli iscritti a prendere coscienza e portare il partito a una vera moralita’

  8. Gino Says:

    Caro signor Mauro, a me sembra che lei sia in errore. Forse mi sbaglio, ma io ho capito che Il segretario Bersani ha invocato la class action a tutela del buon nome del partito, cioè contro chi lo diffama in quanto organo collettivo, non come un’ordalia a difesa di Penati. Io, che vado in giro con la Prinz a fare iscritti, condivido la posizione. Avrei piuttosto da ridire sulla pratica di fare iscritti on line e con altre diavolerie moderne. In nome di chi si farebbe la class action ? Sotto un profilo più generale, signor Mauro, la sua tesi interpretativa mi sembra molto originale, direi arditamente contro-corrente (vista la fama goduta in materia dai ‘socialisti’). Però deboluccia. Come se bastasse anteporre la parola socialista a quella democratico per vedere risolti d’incanto i complessi problemi dell’etica e del finanziamento illecito, nell’altrettanto complesso rapporto fra appetiti individuali e necessità collettive. La deriva liberista c’entra come i cavoli a merenda. Del resto l’attacco ideologico al Pd, in questo caso, avviene da posizioni iper-legalitarie e da un intransigentismo a matrice liberale pronto a vedere il male come intrinseco alla natura del ‘partito’. Non certo socialiste. Mi scusi per la licenza. Le auguro un buon Agosto nel suo rifugio di montagna, io svolto con la Prinz verso Pinarella.

  9. mauro zani Says:

    Come al solito la trovo in disaccordo. Ciò come al solito mi conferma nella mia ,modesta, opinione.
    1) la class action servirà anche a tutelare il buon nome del suo partito, ma ancor prima serve a trincerare i dirigenti dietro i militanti.
    2)Come Le è noto, per me la deriva liberista c’entra sempre. Insieme a tutte le puttanate ammanite a sinistra in questi anni sul rapporto tra pubblico (schifoso) e privato (eccellente).
    Buon bagno

  10. mauro zani Says:

    Caro Vanelli, una persona perbene come te loderebbe senza ombra di dubbio le cose che ho scritto qui sopra. A patto che..A patto che io avessi aderito al PD.
    Purtroppo c’è una vena settaria e integralista che passa di partito in partito specie se si pensa che tutte le volte che nasce un nuovo partito si tratta sempre dello stesso partito.

    Comunque caro Vanelli, presto sentirai, dentro il PD, dire cose ben diverse e che ti faranno un male molto maggiore rispetto alla mia pacata e rispettosa critica.

    Quanto al passato potrei citarti una valanga di documenti, discorsi , dichiarazioni per dimostrarti che non sono io che son cambiato.
    E , adesso, non mi si può chiudere la bocca sol per il fatto che ho ricoperto incarichi e responsabilità.
    Anzi, ben al contrario, proprio perciò, sento come un dovere continuare a parlare.
    Liberamente.

  11. Gianni Says:

    Caro mauro come al solito sono d’accordo; anzi aggiungo che nei corridoi a fine anni ’80 alcuni cominciavano a dire che “dovevamo fare come i socialisti” e poi la meritocrazia, il mercato, ecc. mi ricordo ancora la diffidenza che mi scuscitavano e le incavolate che mi davo…………. e la risposta era sempre: ma cosa hai capito, con te non si può ragionare liberamente, ecc. …………. poi arrivò tangentopoli…………
    Volevo sottolineare un tuo passaggio nella replica a Vandelli “………., presto sentirai, dentro il PD, dire cose ben diverse e che ti faranno un male molto maggiore rispetto alla mia pacata e rispettosa critica” : è una minaccia o una profezia???……….del tipo???

  12. mauro zani Says:

    Solo ragionevole profezia, Gianni.

  13. giovanni Says:

    Mauro,per una volta potrei essere d’accordo.Ma la realtà,quella concreta ,é più complessa ,più melmosa,più miserabile. Comunque son tutti figli del compromesso storico . Prima o poi dovrai affrontare la questione.

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