Archive for agosto 2011

Dialettica

agosto 13, 2011

Per mestiere e scuola passati,non mi piace semplificare oltre misura.
Tuttavia di fronte all’elucubrazione odierna di Tremonti che inneggia alla rivoluzione liberale da cui muoverebbe la manovra ideata da un governo di cialtroni e per di più bugiardi, conviene andare all’osso.
Rapidamente.
Il ministro del “non mettiamo le mani nelle tasche degli italiani” per giustificare sé stesso fa sfoggio di dialettica in questo modo: tesi-antitesi-sintesi.

Nientemeno.

La tesi sarebbe la sua rivoluzione liberale. L’Antitesi raggruppa tutti coloro che contestano le sue confuse ricette. La sintesi consisterebbe nella macelleria sociale che viene proposta.

Senza scomodare Hegel e altri prima e dopo di lui e scusandomi per la rozzezza, il processo dialettico e creativo tra tesi e antitesi dovrebbe funzionare grosso modo così: c’è una verità interna sia all’uno che all’altro punto di vista (tesi e antitesi). Riconosciuto questo si procede ,nel contraddittorio, a trasformarle ambedue in una verità d’ordine superiore riconosciuta da entrambe le parti in causa proprio in virtù del processo che le ha coinvolte alla pari. Il metodo assume così un carattere in certo modo sovraordinato rispetto al contenuto iniziale. Roba complicata ,naturalmente.

Al limite materia manipolabile da incantabiscie.
Infatti Tremonti vuol dar a intendere che da questo processo dialettico abbia avuto luogo l’immangiabile e maleodorante pasticcio che ci propone. Il ché significa solo che non sa più , e da tempo, a che santo votarsi pur di far salvo sé stesso assieme ai suggestivi pamphlet che ha scritto in passato.

La mia idea è che nei bar di tutta Italia tutti han già capito che si tratta di una volgarissima presa per il culo. Dialettica, of course.

Intanto Di Pietro si dimostra disponibile al confronto , dato che secondo lui la manovra propone anche molte cose buone.
Mi sembra matto.
E’ ,per me, la prova definitiva che il capo dell’IDV farebbe meglio a ritirarsi nella masseria di Montenero di Bisaccia a coltivar ortaggi.

Bersani, invece ,definisce la manovra tanto iniqua ,quanto inefficace e anzi dannosa. Ha ragione.

E , devo dire che coglie ancor più nel segno, questa volta, il “narratore” Vendola che la definisce come “un atto di guerra contro l’Italia”.

Ora , però sia l’uno che l’altro dovrebbero trarne tutte le doverose conseguenze.
Occorre una nitida controproposta a far perno su una logica esattamente opposta a quella, demenziale e socialmente criminogena, che ha ispirato l’accolita di furbastri e incapaci che forma ancora l’attuale governo.

L’ora è effettivamente grave e richiede all’opposizione di mostrarsi all’altezza della sfida.
Mettersi di traverso. Duramente.
Subito.
In parlamento e nel paese.
Costruire un vasto fronte d’alleanze sociali per impedire che l’Italia venga messa in ginocchio per almeno due decenni.
Non aver paura d’aver coraggio.
A partire dalla proposta di una patrimoniale permanente.
O lo si lascia dire solo al sindaco leghista di Verona e a De Benedetti?

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Defoe

agosto 11, 2011

Si tratta di trovare , almeno 20 miliardi di euro prima di ferragosto. E non si trova di meglio che convocare la Commissione affari costituzionali in forma allargata per ascoltare il Tremonti che propone la modifica dell’art 81 e dell’art 41 della Costituzione.
Bisogna costituzionalizzare in tutta fretta il pareggio di bilancio fottendosi così ogni capacità di manovra per il futuro. In più bisogna gettare alle ortiche quell’utilità sociale dell’impresa che vollero sancire i padri costituenti.

Ascolto, per puro caso, in diretta l’intervento dell’onorevole Silvano Moffa. Se non sbaglio si tratta di quel tale reso noto alle cronache per la pugnalata alla schiena inferta, sul filo di lana, a Fini nel momento in cui s’apprestava a dar vita ad un nuovo partito.

Ascolto. Ed è un vero spasso.

Esordisce alla grande citando Smith e subito cattura la mia attenzione trattandosi dell’illustre economista e filosofo scozzese su cui si era appuntata la critica di  Karl Marx.
Conversione liberale di un post fascista , annoto mentalmente.

Ma subito debbo ricredermi dato che il Moffa prosegue facendo riferimento allo “stato d’eccezione”.
Ergo era solo un difetto di pronuncia : non Smith ma Schmitt .

Ah , beh nessuna conversione.
Il Moffa vuole solo finemente accennare alla necessità di una svolta autoritaria. Oppure no?
Chissà?

A ruota il nostro intellettuale se ne esce con Defoe.
E qui la faccenda si complica, ricatturando la mia attenzione.
Vuoi vedere che son stato troppo sbrigativo?
Magari ha letto Moll Flanders ed è pure a conoscenza che Defoe ha scritto quella sua prima opera letteraria nel carcere di Newgate dov’era temporaneamente ristretto dopo aver fatto bancarotta.
E magari , adesso cerca d’instaurare un qualche parallelismo tra quel lontano 1692 e la crisi attuale.

Macché.

Debbo di nuovo ricredermi .

Dall’ aulico  contesto si evince, seppur a fatica , che l’onorevole voleva solo dire default.
Default, non Defoe.
Che delusione.

Ma se non sei capace di pronunciare correttamente parole esotiche perché non ti limiti a dire fallimento?
Già ma default è più elegante e per l’uomo della strada meno chiaro e diretto.

Certo che siamo in buone mani.

A parte l’intellettuale in questione, tutta una mattinata spesa a discutere della Costituzione mentre incombe il fallimento . Pardon, volevo dire: default.

Intanto fuori dal parlamento Bossi , goglotta, mimando Berlusconi che la patrimoniale è una roba di sinistra.

Senonché già se ne parla.

Magari arriverà domani o dopodomani con il decreto che Tremonti ha già annunciato.

Solo che rischia d’ esser una patrimoniale che fa salvi i patrimoni e le rendite.

Un semplice prelievo una tantum basato esclusivamente sui redditi..dei soliti noti.

Anche nella veste non si tratterà di una tassa per l’Europa come quella che servì per prendere l’ultimo treno per l’Euro, ma tassa per l’Italia.
Bello, no?

E intanto s’anticipa una manovra su welfare e mercato del lavoro cui s’aggiunge la previdenza, volta a tosare sempre lo stesso gregge. Non c’è lavoro a sufficienza ,in Italia , per le donne e si decide di mandarle in pensione più tardi.

L’effetto del combinato disposto non potrà che esser ulteriormente recessivo. Deprimerà ulteriormente e radicalmente la domanda, non aggredirà il debito e avvicinerà il fallimento.
Pardon, default.

Però, se passa la modifica dell’art 81, falliremo con il bilancio in pareggio.
Son soddisfazioni.

Patrimoniale.

agosto 5, 2011

Se ho capito bene l’incontro tra le cosiddette parti sociali con il governo ha partorito un’unica indicazione di rilievo, pour cause, annunciata dalla capa della Confindustria a nome e per conto dell’illustre e articolato consesso.

Si tratta di modificare la Costituzione ai fini d’introdurre il principio della libertà economica.

Stanco di diplomatisti dirò allora che , ancora una volta, la merda si rivolta al badile.

Ma come? Per quasi trent’anni non avete fatto altro che appecoronarvi agli spiriti vitali (e rapaci) del capitalismo finanziario. Nel corso del 2008 con l’evidenza della crisi finanziaria avete annunciato grandi e regolative riforme del mercato dei capitali e non ne avete fatto un bel nulla.

Adesso non trovate di meglio che mettere nel mirino gli avanzi dello stato sociale e gli scampoli della deregolazione selvaggia del mercato del lavoro e in più, con la faccia come il culo, volete anche inserire questo vostro unilaterale “diritto” nella Costituzione, la quale già ampiamente tutela la libertà d’impresa entro una logica di cooperazione e solidarietà sociale.

Recidivi: in malafede o dementi.

Delle due l’una.

E nel frattempo in attesa della catastrofe imminente non avete avanzato alcuna seria e circostanziata proposta per reagire efficacemente all’offensiva dei mercati. Adesso, in questo mese d’agosto che prelude ad un settembre nero.

Offensiva dei mercati , già.
Ma meglio sarebbe dire, per riportare il mondo sui piedi, dei mercanti.
Sì, coloro che protetti dalla mano invisibile dei mercati producono denaro per loro a mezzo di denaro … degli altri.

Dopo tanti anni state ancora con la testa appresso a quel grandissimo cialtrone di Milton Friedman cui conferiste pure un premio nobel e alle legioni di “economisti” che ancor oggi ,con argomenti più sofisticati e spesso farneticanti , privi di ogni concreto raziocinio , ne onorano l’augusta memoria gi grande intellettuale proprio mentre in queste ore, in quel Cile ch’ebbe a subire, per primo,le sue dannate ricette la gente è in piazza a contestarne il risultato a lunga scadenza.

 

L’idea è ancora e sempre quella.

 

Spostare con ritmi sempre più veloci la ricchezza dal basso verso l’alto profittando della crisi attuale , prodotta dai profittatori.

E voi corifei, della finanziarizzazione dell’economia , chiamate crescita una tal insensatezza.

Contro ogni evidenza.

E infatti il risultato è la pressoché totale scomparsa della stessa classe media e l’aumento, appena mascherato, della povertà sociale unito alla più totale assenza di futuro per le giovani generazioni.

Tutti i nodi di una globalizzazione diretta dal capitalismo finanziario e di rapina stanno venendo al pettine.

La congerie di confuse puttanate che avete ammannito all’opinione pubblica però non regge più.

Forse anche per questo , dopo aver messo in un angolo remoto la politica , ne additate i suoi costi come l’alfa e l’omega di ogni possibile risanamento.

Altra gigantesca puttanata ad uso e consumo del popolo, su cui , per ora, non mi soffermo.

Ne parlerò magari in seguito tanto per chiarire, in dettaglio, la sporca operazione che state facendo, surfando sulla riemersione di una questione morale mai debellata.

Del resto nell’ancora imperante ideologia liberista che avete tanto osannato (liberalizzazioni e privatizzazioni a go go ,non è vero?) non poteva che plasmarsi una classe politica così debole e a volte corrotta (già sono i mercanti i più grandi corruttori ,non è vero?) gli effetti del depistaggio possono rivelarsi a breve semplicemente devastanti.

Avete bisogno, voi mercanti di denaro, voi affaristi senza scrupoli,e spesso collusi con poteri criminali, ma anche voi, capitalisti italiani inetti e avidi che non avete mai investito un euro (e prima ancora una lira) in ricerca e sviluppo, voi che avete contato sulla complicità della politica per mettere gli operai (già gli operai , coloro che dovevano scomparire grazie alla magia della smaterializzazione dell’economia) col culo per terra, esposti ad ogni sorta di ricatto.

Su tutti voi, signori ricade la responsabilità di gran lunga maggiore nello stato di cose attuali. Tra cui quella di aver sostenuto Berlusconi, facendo finta di credergli quando spiegava che la barca navigava in acque pacifiche.

E adesso cosa diavolo avete intenzione di fare oltre a richiedere l’anticipo di una manovra economica tanto iniqua quanto inefficace?

Mica s’è capito dall’incontro di ieri.

Mica s’è capito dal vacuo blaterare della Marcegaglia spalleggiata dal compiaciuto ammiccamento di un Bonanni che aveva conquistato un posto, in favor di telecamera, alla sua destra.

Come dite? Che dopo una critica così veemente bisogna avanzar proposte?

Beh, se volete bene a questo paese sull’orlo del collasso dovete subito chiedere a gran voce l’introduzione di un prelievo forzoso.
Sui patrimoni.
Sì , signori miei, una patrimoniale. Robusta. Per incidere sul debito non semplicemente sul deficit.

Qualsiasi imbecille anche senza esser un economista fa presto a capire che solo così s’invia adesso, nella gravità dell’ora, un messaggio chiaro che può corrispondere assai meglio di vaghi annunci ad uno stop alla speculazione.

Insomma , mettiamo mano tutti al portafoglio e chi più ne ha più ne metta.

Questa è l’unica politica di unità nazionale che può esser compresa e praticata. Oppure anche la situazione sociale sarà presto fuori d’ogni controllo.

PS. Va’ da sé, che per me questo sarebbe solo l’inizio di un nuovo percorso di sviluppo. Ma non vi tedio oltre.

istruzioni per l’uso

agosto 3, 2011

Mi corre l’obbligo, come s’usa dire, di aggiungere una postilla al mio ultimo post. Scusandomi per la pretenziosità del titolo che leggete qui sopra debbo infatti attirare l’attenzione su di un aspetto della campagna in atto contro il PD.

Non contesto le iniziative della magistratura.
Non l’ho mai fatto.
A ciascuno il suo.

Contesto invece un certo uso politico e propagandistico che ne viene fatta da destra e da “sinistra” che mette insieme cose e avvenimenti tra loro molto diversi.

Non va bene.

Specie per quanto riguarda il PD.
Se non altro poiché in questo modo s’ottiene il risultato di mettere in secondo piano l’oggetto cruciale che riguarda una severa riflessione critica a cavallo tra politica ed etica politica. Esattamente ciò che ho chiamato le “relazioni pericolose”.
In breve un certo modo di concepire le relazioni tra politica e affari.

L’occasione per contestare alcuni aspetti dell’azione mediatica , non giudiziaria, mi è offerta da una notizia data oggi dal Fatto quotidiano, il giornale di Travaglio. Nel quale s’informa che Bonaccini segretario del PD emiliano è indagato.

Ieri , tra l’altro, lo stesso giornale ha pubblicato uno specchietto per le allodole, riprendendolo da Panorama, nel quale si danno i numeri degli indagati del PD in tutta Italia, senza , RIPETO SENZA, dare notizia della fattispecie dei reati contestati.

Trattasi , per dirla brutalmente, d’una furbata.

A Bonaccini comunque si contesta (tempestivamente?) un reato d’abuso d’ufficio risalente al tempo in cui era assessore .
Si vedrà in seguito.

Per l’intanto è utile sapere (non tutti lo sanno) che questo reato può facilmente esser contestato a chiunque (o quasi) abbia avuto la ventura di svolgere il ruolo di pubblico amministratore.
A meno che l’amministratore in questione si sia limitato a non amministrare infondendo solo un po’ di calore umano alla sedia su cui era seduto.

E’ certo vero che in taluni casi il reato d’abuso d’ufficio può esser particolarmente grave collegandosi ad altre tipologie criminose di notevole spessore  (mi scuso con Travaglio per l’improprietà di linguaggio) ma è altrettanto vero che in questo campo si apre , obiettivamente, un larghissimo varco non tanto e non solo alla discrezionalità nell’azione penale ,quanto e ancor più al giudizio politico e/o morale.

Parlo (anzi scrivo) a ragion veduta.

Fui indagato e processato in ben tre gradi di giudizio proprio per abuso d’ufficio. Assolto sempre con formula piena.
Per onestà aggiungo che nel mio caso l’azione della magistratura era, almeno in parte, giustificata poiché muoveva da un progetto (un impianto di compostaggio) assai mal concepito.
Non da me comunque.

In un caso come questo, subentrando a responsabilità altrui, ti trovi a dover decidere se dichiarare il fallimento del progetto in questione provocando un danno erariale certo, oppure se ti dai da fare per cercar di salvare il salvabile impedendo che , alla fine, quel danno davvero si provochi.

Dato che non ero lì a scaldar la sedia decisi che era meglio evitare un fallimento riportando, nel tempo, lo sbilenco progetto tuttavia nato da un’idea giusta sugli altrettanto giusti binari.

Così feci.
E mal me ne incolse.
Sei anni di contesa giudiziaria.
(Ah, subito rinunciai alla prescrizione con apposita dichiarazione scritta. Tanto per chiarire ).

In conclusione però la mia decisione fu approvata da una moltitudine di giudici diversi.

Tanti altri esempi possono esser portati a chiarire che nel reato d’abuso d’ufficio confluiscono fatti ed atti non tranquillamente e automaticamente riportabili a ciò che di nuovo viene definita come “questione morale”.

Nel caso di Bonaccini, a naso e salvo prova contraria, a me sembra d’individuare fin d’ora la tendenza a metter nel mazzo erbe molto diverse pur di bastonare il proverbiale can che annega. Compresa la piccola perfidia d’avvertire che “Bonaccini è leader di stretta osservanza dalemiana”. Cosa mi volete dire con questa preziosa informazione?

Bah. Non sono d’accordo con questo modo di procedere.
Per nulla.

Immagino che così ragionando e avvertendo, dopo aver subito le rampogne di quanti nel PD non hanno condiviso, per usare un eufemismo, le mie critiche alla reazione di Bersani sulla “macchina del fango” , adesso subirò quelle di chi, in perfetta buona fede e sulla base di una questione morale che senza dubbio si ripropone a distanza di tanti anni, sono giustamente indignati per la totale inadeguatezza della risposta fino ad ora venuta dalla classe politica.

Coloro che , tanto per intenderci tra noi in questo luogo rarefatto, hanno condiviso con me i rilievi critici posposti da Travaglio alle lettere di D’Alema, Bersani e Vendola su “il Fatto quotidiano”.

Ma va bene così.

Non mi piace la reazione del PD nella faccenda Penati e Tedesco e non mi piace la sua politica confermata con quel voto positivo al rifinanziamento della guerra in Afghanistan o il suo sostegno alla guerra contro la Libia, tanto per dirne due e lasciando da parte (per il momento) un voto sulla manovra economica che consente, di liquidare la grande maggioranza delle gare d’appalto.

Ma non mi piace ugualmente (allo stesso modo) la facile tendenza a gettare tutti indistintamente , nel pentolone delle streghe.

In conclusione indignarsi va bene.
E’ utile e necessario.
Eviterei solo di beccare mangime.
Indignati sì. Allodole no.