Dialettica

Per mestiere e scuola passati,non mi piace semplificare oltre misura.
Tuttavia di fronte all’elucubrazione odierna di Tremonti che inneggia alla rivoluzione liberale da cui muoverebbe la manovra ideata da un governo di cialtroni e per di più bugiardi, conviene andare all’osso.
Rapidamente.
Il ministro del “non mettiamo le mani nelle tasche degli italiani” per giustificare sé stesso fa sfoggio di dialettica in questo modo: tesi-antitesi-sintesi.

Nientemeno.

La tesi sarebbe la sua rivoluzione liberale. L’Antitesi raggruppa tutti coloro che contestano le sue confuse ricette. La sintesi consisterebbe nella macelleria sociale che viene proposta.

Senza scomodare Hegel e altri prima e dopo di lui e scusandomi per la rozzezza, il processo dialettico e creativo tra tesi e antitesi dovrebbe funzionare grosso modo così: c’è una verità interna sia all’uno che all’altro punto di vista (tesi e antitesi). Riconosciuto questo si procede ,nel contraddittorio, a trasformarle ambedue in una verità d’ordine superiore riconosciuta da entrambe le parti in causa proprio in virtù del processo che le ha coinvolte alla pari. Il metodo assume così un carattere in certo modo sovraordinato rispetto al contenuto iniziale. Roba complicata ,naturalmente.

Al limite materia manipolabile da incantabiscie.
Infatti Tremonti vuol dar a intendere che da questo processo dialettico abbia avuto luogo l’immangiabile e maleodorante pasticcio che ci propone. Il ché significa solo che non sa più , e da tempo, a che santo votarsi pur di far salvo sé stesso assieme ai suggestivi pamphlet che ha scritto in passato.

La mia idea è che nei bar di tutta Italia tutti han già capito che si tratta di una volgarissima presa per il culo. Dialettica, of course.

Intanto Di Pietro si dimostra disponibile al confronto , dato che secondo lui la manovra propone anche molte cose buone.
Mi sembra matto.
E’ ,per me, la prova definitiva che il capo dell’IDV farebbe meglio a ritirarsi nella masseria di Montenero di Bisaccia a coltivar ortaggi.

Bersani, invece ,definisce la manovra tanto iniqua ,quanto inefficace e anzi dannosa. Ha ragione.

E , devo dire che coglie ancor più nel segno, questa volta, il “narratore” Vendola che la definisce come “un atto di guerra contro l’Italia”.

Ora , però sia l’uno che l’altro dovrebbero trarne tutte le doverose conseguenze.
Occorre una nitida controproposta a far perno su una logica esattamente opposta a quella, demenziale e socialmente criminogena, che ha ispirato l’accolita di furbastri e incapaci che forma ancora l’attuale governo.

L’ora è effettivamente grave e richiede all’opposizione di mostrarsi all’altezza della sfida.
Mettersi di traverso. Duramente.
Subito.
In parlamento e nel paese.
Costruire un vasto fronte d’alleanze sociali per impedire che l’Italia venga messa in ginocchio per almeno due decenni.
Non aver paura d’aver coraggio.
A partire dalla proposta di una patrimoniale permanente.
O lo si lascia dire solo al sindaco leghista di Verona e a De Benedetti?

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19 Risposte to “Dialettica”

  1. alberto girotti Says:

    mauro, volevo leggere la tua opinione, ma l’incipit (governo di cialtroni) mi ha bloccato : io non sono per il politicamente corretto, e discuto volentieri su tutto, ma questo approccio è davvero deleterio per ogni possibile confronto.

  2. umberto.mazzone Says:

    Manovra classista come poche, non ha neppure degli obbiettivi particolarmente elaborati, se non quelli di far cassa con “i soliti sospetti”, come farebbe un poliziotto a corto di idee e nella confusione più totale, ma che pur deve far vedere ai superiori (la BCE in questo caso) che fa pur qualcosa. Circa i gruppi sociali colpiti spero che CISL e UIL prima o poi spieghino al paese il senso del loro agire degli ultimi anni. Chi rappresentavano? Che risultati volevano ottenere? In ogni modo i primi ad essere colpiti sono proprio quelli che , un tempo, vedevano soprattutto nella CISL il loro tutore (pubblico impiego).
    Una parola sulla riduzione delle provincie. Non è per nulla detto che questo si traduca in una maggiore efficienza sistemica, o in migliori servizi per i cittadini. Intorno alla provincia nella nostra tradizione amministrativa napoleonica è costruito un complesso insieme di momenti periferici dello stato. Prefetture, questure, uffici finanziari, scolastici, dei trasporti e così via. Ora venendo meno la provincia tutta la struttura burocratica statale ad essa legata che fine fa? Non sono particolarmente preoccupato per il futuro di prefetti e questori (anche se in un ottica del risparmio mi chiedo come saranno reimpiegati questa settantina di alti funzionari, più tutto il contorno di funzionari degli uffici di gabinetto etc.)) ma per un cittadino della Liguria che rischia di avere una sola provincia (Genova) che prospettive di relazione con gli uffici pubblici statali si immaginano? Altrochè la cretinata di aprire i ministeri fantasma a Monza, qui si chiude, realmente, lo stato in mezza Italia.
    Hai ragione Mauro. La sinistra, o come diavolo si chiama oggi, deve stendere le proprie carte, sapendo che si tratta di ricostruire un paese. Per fortuna non abbiamo avuto una guerra e una dittatura feroce, ma lo spirito pubblico non è molto dissimile da quello del ’45-’46. Ricominciamo dai fondamentali: democrazia e lavoro.
    Ciao Mauro e buon ferragosto.
    UM

  3. Sergio Palmieri Says:

    Condivido praticamente tutto e mi chiedo con qualche preoccupazione se non mi stia spostando un po’ troppo verso sinistra o, per meglio dire, verso la zona delle “barricate”….
    Comunque sia…condivido! E in particolare, relativamente al ruolo delle opposizioni, mi ritrovo pienamente nella seguente esortazione di Zani:
    “…Occorre una nitida controproposta a far perno su una logica esattamente opposta a quella, demenziale e socialmente criminogena, che ha ispirato l’accolita di furbastri e incapaci che forma ancora l’attuale governo.
    L’ora è effettivamente grave e richiede all’opposizione di mostrarsi all’altezza della sfida.
    Mettersi di traverso. Duramente.
    Subito.
    In parlamento e nel paese.
    Costruire un vasto fronte d’alleanze sociali per impedire che l’Italia venga messa in ginocchio per almeno due decenni.
    Non aver paura d’aver coraggio.
    A partire dalla proposta di una patrimoniale permanente…”.
    C’è però un aspetto che mi frulla per la testa.

  4. Sergio Palmieri Says:

    Condivido praticamente tutto e mi chiedo con qualche preoccupazione se non mi stia spostando un po’ troppo verso sinistra o, per meglio dire, verso la zona delle “barricate”….
    Comunque sia…condivido! E in particolare, relativamente al ruolo delle opposizioni, mi ritrovo pienamente nella seguente esortazione di Zani:
    “…Occorre una nitida controproposta a far perno su una logica esattamente opposta a quella, demenziale e socialmente criminogena, che ha ispirato l’accolita di furbastri e incapaci che forma ancora l’attuale governo.
    L’ora è effettivamente grave e richiede all’opposizione di mostrarsi all’altezza della sfida.
    Mettersi di traverso. Duramente.
    Subito.
    In parlamento e nel paese.
    Costruire un vasto fronte d’alleanze sociali per impedire che l’Italia venga messa in ginocchio per almeno due decenni.
    Non aver paura d’aver coraggio.
    A partire dalla proposta di una patrimoniale permanente…”.

  5. arlo Says:

    no Mauro, lo lasciano dire anche a Montezemolo….

  6. maurozani Says:

    Caro Alberto,
    non ci conosciamo personalmente tuttavia ti confermo il mio rispetto e tutta la considerazione dovuta a chi come te interviene in campo avverso.
    A me è sempre piaciuto confrontarmi e discutere con gli avversari politici. A volte ho anche imparato qualcosa.Non a caso del resto mi son esercitato sulla “dialettica” di Tremonti. Nella mia formazione c’è sempre l’idea che possa esservi una verità interna alle posizioni diverse dalle mie.
    Ma questo rispetto il governo, tutto compreso non lo merita,
    Cialtroni, sì gramscianamente : “la biscia morde sempre il ciarlatano”.
    Nel caso in ispecie Colui che : la crisi non c’è è inventata dai media e dalla sinistra.
    Colui che : alla larga dall’Europa.
    Colui che : quando le tasse son alte è logico e giusto che il cittadino se ne sottragga.
    insomma ci siam capiti. Adesso il ciarlatano è morso dalla biscia Europa che ne detta i comportamenti attraverso la banca centrale e molti corifei alzano alti lai per invocare un’Europa politica. Son gli stessi che han votato contro la prima versione del trattato costituzionale che dava all’Europa una sia pur pallida connotazione politica.
    E adesso ci s’accorge d’esser in braghe di tela.
    Ma ormai i buoi son scappati, grazie anche a quei voti contrari.
    Beh, son ciarlatani.
    in amicizia
    mauro

  7. maurozani Says:

    Caro Palmieri,
    la zona delle barricate va occupata dalla politica. Al più presto o rischian d’esser barricate vere, con la conseguenza di una deriva sociale facile preda del primo demagogo che passa.
    La storia del nostro paese qualcosa c’insegna.
    Comunque, sinistra o non sinistra alla fine di fronte alla estrema gravità della situazione ci s’intende. Ed è un gran bene.
    Adesso son arrivate le proposte del PD. Vanno bene ma non bastano a mio avviso.
    Bisognerebbe comprendere il valore morale e sociale che avrebbe l’istituzione di una patrimoniale, in modo da poter dirigere il cambiamento nella giusta direzione.
    Non è più il tempo delle mezze misure e questo vale in particolare per la battaglia simbolica che bisogna dare sulle modifiche costituzionali. In particolare sull’art 42.
    Sento voci flebili su questo punto. Non basta dire che si tratta di una modifica inutile, poichè da quella modifica passa una sorta di situazione cilena, cioè il dominio incontrollato dell’impresa sul lavoro e su tutta la società. Quando invece bisognerebbe postulare un patto sociale contro il capitale finanziario nell’epoca della globalizzazione. A tal proposito si lascian dire cose(giuste) di questo tipo al solo Guido Rossi , oggi su il Sole 24 ore. E in più mentre s’avanzano proposte pur utili, s’avverte il governo che non si farà alcun ostruzionismo. Come a dire che si recita una parte in commedia, una parte dovuta.
    Io penso che invece bisogna far molto sul serio per la semplice ragione che questa manovra non è solo iniqua, ma anche del tutto inefficace. Verso ottobre/ novembre dopo averci lodato i mercati (e i mercanti di denaro) ci affosseranno col sorriso sulle labbra. Semplicemente.
    E allora sarà tardi. E più avanti ,forse, non resterà che uscire a capo chino dall’euro…………

  8. maurozani Says:

    Ciao Umberto, buon ferragosto anche a te.

  9. maurozani Says:

    Arlo, oh yes , anche Montezemolo.
    ciao

  10. Gianni Says:

    Caro Mauro il PD ha presentato i sette punti alternativi alla manovra, non sufficienti, ma oggi mi dicevo, utili a mettere in campo tutta l’opposizione, nelle piazza, nei municipi, nelle regioni, i sindacati ecc,… poi ho sentito, al volo, un accenno al TgLa7 delle 20, cerco su internet e leggo stupito:

    Roma, 14 ago. (Adnkronos) – A Berlusconi «interessa solo sopravvivere» per questa ragione al Pd «interessa discutere con Alfano e Maroni. Con loro e non con Berlusconi che uccide il Paese». Il vice segretario del Pd, Enrico Letta, ripropone in un’intervista all’«Avvenire» la necessità di un drastico cambio di rotta nel governo, esigenza rafforzata dal contenuto della manovra aggiuntiva. Il vice segretario del Pd è convinto che un «patto Bersani, Casini, Alfano e Maroni può dare prospettiva all’Italia». «Noi -aggiunge- siamo pronti a sederci a un tavolo, senza idee preconcette (…) ma una cosa deve essere chiara: stiano attenti a non sprecare l’occasione, perchè sarebbero corresponsabili anche loro del disastro». Il «patto» di cui parla il vice segretario del Pd, dovrebbe durare 20 mesi, fino al 2013 per «strappare il Paese dal pantano. Poi ognuno andrà per la sua strada, ma l’Italia avrà un sistema politico ricostruito». Letta è convinto che nel Pdl «stanno riflettendo sui limiti del premier, sui suoi egoismi, sulle sue ossessioni. Anche nel centro destra c’è chi si sta interrogando. Questa non è una manovra, è una toppa. Così, a ottobre, siamo di nuovo al tappeto».

    Sarà anche una mossa di alta tattica, alta politica, Bersani fà la faccia cattiva e il buon Letta avanza la mediazione, ma mi sembrano Stanlio e Olio, Bibi e Bibo, ecc. e questa è “la classe dirigente” del PD???
    Basta per favore con queste cretinate, la sinistra stà morendo sepolta da una “Classe Dirigente” che studia troppo e da troppo tempo tutte le “tattiche” mai una vincente, ma soprattutto mai una strategia decente per mobilitare il paese e farlo restare in campo, anche nel governare……….
    Come si fà a fidarsi di stì dirigenti e “poi dicono che uno si butta….nell’antipolitica” e soprattutto “ma mi faccia il piacere” on Trombetta diceva Totò…………
    Scusa l’intrusione e le digressioni e soprattutto Buon Ferragosto

  11. Giovanni Says:

    Caro Mauro,hai definito la mia proposta minimale”vaste programme”Ma non hai detto nulla sul merito.
    Il macro dato economico da cui partire é l’enorma trasferimento di ricchezza che c’è stato in iItalia dal 1996 ad ad oggi dai produttori alla rendita.Esattamente il 27%.
    Come è stato possibile?Semplicemente attraverso le privatizzazioni/liberalizzazioni/cartoiairizzazioni.
    Tale sistema ha introdotto le Tariffe Private” che sono una tassazione dei privati sulla popolazione.Una bolletta del gas,per esempio,contiene una enorme tassa privata sul “consumatore”,parimenti le concessioni autostradali contengono una enorme tassa sulla circolazione e cosi via.La vendita del patrimonio immobiliare degli enti pubblici,ha costretto gli enti a pagare “canoni”finanziari per ottenere l’uso degli stessi immobili di cui erano proprietari venduti per far cassa gli stessi beni.Potremmo continuare con infiniti esempi:ma dovrebbe essere chiaro di cosa parliamo dopo il referendum sull’acqua.Bene tutte queste rendite o superprofitti garantiti sono stati voluti dal centro sinistra.E infatti le controproste di Bersani non si allontanano da questa “filosofia(dialettica)
    Le grandi ricchezze in tal modo sottratte agli italiani sono finite in poche mani,con l’aiuto non secondario delle grandi banche e istituzioni internazionali.
    Risultato:depauperamento della ricchezza pubblica e impoverimento di chi vive producendo reddito da lavoro.E non é finita perché tutti gli italiani hanno capito come si fa.,Cosi é venuto meno la credibilità della politica l’attaccamento al lavoro e la crescità dell’avidità ad ogni livello sociale
    Perciò una grande patrimoniale una tantum sulle grandi accumulazioni servirebbe a ridurre il debito pubblico ed a evitare altre “lacrime e sangue”:la specialità del centro sinistra..Il consenso politico del 99% degli elettori su una tale misura é scontato e la minaccia degli affaristi di emigrare ,sarebbe un’arma spuntata perché quei soldi possono farli solo in italia..
    In una seconda fase si dovrebbe porre la questione della “rinazionalizzazione “dei servizi pubblici essenziali,mediante l’acquisto del “flottante e la risoluzione dei contratti iniqui,come quello delle concessioni autostradali.Anche tutti i contratti immobiliari di tutti gli enti pubblici dovrebbero essere risolti per legge entro tre anni.Stato ,provincie e comuni hanno immobili a iosa dove “sistemare i propri dipendenti.Si cesserebbe cosi di trasferire le tasse degli italiani a coloro che hanno stipulato con tali enti contratti esosi con i i sistemi che ben conosciamo:là dove mancano uffici,ammesso che manchino si costruiranno.
    Cè poi il problema delle famose e care “istituzioni democratiche”Ormai é appurato,sono inefficienti e generano una enorme corruzione Meno istituzioni(cioè organizzazioni pubbliche) e meno addetti sono una soluzione necessaria ,anzi,imprescindibile,per restituire credibilità al patto sociale.Quanto al localismo é tempo di sfatare la “mitologia”Ci vuole più centralizzazione,un minor numero di centri di poteri,minor centri di spesa.Insomma ,meno decisori.Per dirne una:i comuni dovrebbero avere un piano dei conti a voci predeterminate
    Ovviamente ci vogliono buoni strumenti,cioè buone leggi e…..funzionari capaci ed onesti.Quest’ultima cosa,mi rendo conto é la cosa più difficile da ottenere nelmedio periodo ,ecco perchè é bene ridurli ai minimi termini.Insomma,ci sarà da restituire al mondo del lavoro produttivo almeno un milione di pubblici dipendenti,che potrebbero fare,a salario più alto quello che fanno gli extracomunitari

  12. maurozani Says:

    Caro Giovanni,
    sono d’accordo con quasi tutto. In particolare: patrimoniale , senza se e senza ma, e rinazionalizzazione di settori strategici. Meno d’accordo sul trattamento da riservare ai dipendenti pubblici. Questi ultimi in una nazione, paese, stato che si rispetti, possono divenire una risorsa anch’essa strategica al servizio della società.
    Ne sono convinto avendone fatto (molto in piccolo ) un’esperienza diretta.I dipendenti pubblici possono , anzi debbono esser rimotivati da una classe dirigente, naturalmente molto diversa dall’attuale.Divenendo i custodi dell’ortodossia del pubblico, cioè del carattere sovraordinato dell’interesse generale.

  13. giovanni Says:

    Caro Mauro,vorrei tanto credere alla possibilità di rimotivare i dipendenti pubblici.Ma dalla tua esperienza presso la Provincia di Bologna ne é passata di acqua sotto i ponti.
    La realtà è sotto gli occhi di tutti.Se entri in un Quartiere di Bologna sono in molti a rigirarsi i pollici:non hanno neppure una funzione.
    Altri negli uffici statali remano contro.Inventano procedure inesistenti.,non tispondono neppure al telefono perennemente staccato
    L’esercito italiano,a parte le onerosissime ed inutili missioni all’estero,è un’apparato sovradimensionato e tecnicamente non all’altezza del compito previsto dalla costituzione(5% del Pil) .La Germania nella manovra dell’anno scorso ha ridotto gli effettivi di 50000 unità
    Per non parlare di corpi che da tempo hanno abbandonato la loro funzione per assumerne di inquietanti ,come le cronache raccontano quotidianamente.
    Milita per una riduzione dei dipendenti pubblici un’aspetto che mi pare troppo spesso sottovalutato.I dipendenti pubblici in Italia sono sottopagati.
    A parità di spesa si potrebbe procedere ad un’aumento stipendiale significativo,a fronte di una riduzione dei rami secchi e/o spinosi.
    Capisco che si sta parlando di un problema nocivo sul piano del consenso elettorale.Dovrebbero esser cose che si fanno dopo senza dirlo prima per ragioni di consenso elettorale.Ma son cose che noi dobbiamo avere la lucidità di vedere,capire e risolvere..:
    C’è poi da considerare che mentre i lavoratori dei privati devono lavorare sempre a rischio di cessazione o delocalizzazione ,i dipendendi pubblici sono sicuri di ricevere uno stipendio in perpetuo,anche quanto commettono un’omicidio.O promossi o trasferiti quando vengono “pizzicati”a trafficare,Un pò di eguaglianza non guasterebbe.La mobilità deve valere per tutti.Anche le conseguenze delle cattive azioni.Qui non si parla di “mele marce”,ma della regola

  14. claudiopagani Says:

    Caro Mauro cosa ne pensi del referendum per ripristinare il mattarellum spinto da quell’autentico reazionaro di Parisi e sostenuto entusiasticamente dal sinistro (?) Vendola?
    A me pare la conferma ,purtroppo, dell’opportunismo del Nicki nazionale il quale ,contro la migliore tradizione della sinistra e anche di Rifondazione, lo sostiene perchè crede nella sua leadership salvifica e ,in ogni caso , si accredita presso i soliti ben noti poteri forti.
    A mio avviso se c’è una cosa da sradicare come lascito peggiore della 2 repubblica è proprio il leaderismo plebiscitario a cui il matterellum fornisce l’infrastruttura elettorale.
    Altra cosa naturalmente è il maggioritario a doppio turno al quale tuttavia è invitabilmente connessa l’elezione diretta del Presidente ,come in Francia.
    Resto assolutamente convinto che per l’Italia , nelle sue condizioni attuali, la migliore soluzione sia il proporzionale con elevato sbarramento ( anche al 7 /10%) che sarebbe la premessa per tornare ad avere partiti veri in cui la gente si mette insieme attorno ad un progetto/progranmma e non attorno a dei contenitori (tipo PD ahime) dove c’è tutto e il contrario di tutto e alla fine ovviamente la linea la decide il CAPO ( forte o debole che sia)
    Torno a bomba e ripeto : che c’entra il mattarellum con la sinistra e con Vendola che guida un partito che si chama Sinistra e Liberta ma che dopo questa orrenda mossa chiamerò il partito di Vendola ( a proposito mi piacerebbe sapere cosa pensa di ciò il suo inventore Bertinotti il quale fu sempre rigidamente proporzionalista tanto da far fallire il referendum del 1999 che aboliva la quota proporzionale del mattarellum). Attendo il tuo parere

  15. claudiopaganic Says:

    E adesso Vendola sostiene pure il ripristino del mattarellum attraverso il referendum di quell’autentico reazionario del prof . Parisi?!
    Qulcuno mi spiega cosa c’entra la Sinistra con il maggioritario a turno unico che favorisce solo l’avvento di soluzioni leaderistiche -plebliscitarie che è il male autentico della cosiddetta 2° Repubblica??
    Già ma ,io temo, al di là del nome del suo partito , Vendola è proprio quello che vuole perchè convinto ,da autentico narciso, della natura salvifica della sua leadership; male che vada si sarà accreditato verso quei poteri forti di cui ,da sempre, il prof Parisi è l’ideologo ” a sinistra” così come il prof. Panebianco a destra.
    Resto convinto che condizione necessaria , ma ovviamente non sufficiente, per riprendere a fare politica sia una legge elettorale proporzionale con una robusta soglia di sbarramento ( anche il 7 / 10%); cosi si possono ripristinare i partiti quelli veri che si caratterizzano per il progetto e le proposte programmatiche e non sono contenitori dove c’è di tutto ,come al suk, e poi il Capo (+ o meno forte) da la linea come ,ahime, nell’attuale PD.
    Dopo aver capito che ,purtroppo, il PD non è la soluzione dell’attuale caos italiano ora capisco che Vendola è un furbastro che cerca di trarre un suo benificio da ciò come sta facendo sostenendo il referendum cosi come l’altro reazionario in incognito che è Di Pietro( sarei curioso di sapere cosa ne pensa il proporzionalista Bertinotti).. Mauro cosa ne pensi?

  16. claudio Says:

    E adesso Vendola sostiene pure il ripristino del mattarellum attraverso il referendum di quell’autentico reazionario del prof . Parisi?!
    Qulcuno mi spiega cosa c’entra la Sinistra con il maggioritario a turno unico che favorisce solo l’avvento di soluzioni leaderistiche -plebliscitarie che è il male autentico della cosiddetta 2° Repubblica??
    Già ma ,io temo, al di là del nome del suo partito , Vendola è proprio quello che vuole perchè convinto ,da autentico narciso, della natura salvifica della sua leadership; male che vada si sarà accreditato verso quei poteri forti di cui ,da sempre, il prof Parisi è l’ideologo ” a sinistra” così come il prof. Panebianco a destra.
    Resto convinto che condizione necessaria , ma ovviamente non sufficiente, per riprendere a fare politica sia una legge elettorale proporzionale con una robusta soglia di sbarramento ( anche il 7 / 10%); cosi si possono ripristinare i partiti quelli veri che si caratterizzano per il progetto e le proposte programmatiche e non sono contenitori dove c’è di tutto ,come al suk, e poi il Capo (+ o meno forte) da la linea come ,ahime, nell’attuale PD.
    Dopo aver capito che ,purtroppo, il PD non è la soluzione dell’attuale caos italiano ora capisco che Vendola è un furbastro che cerca di trarre un suo benificio da ciò come sta facendo sostenendo il referendum cosi come l’altro reazionario in incognito che è Di Pietro( sarei curioso di sapere cosa ne pensa il proporzionalista Bertinotti).. Mauro cosa ne pensi?

  17. Stefano ...Stefani :) Says:

    L’unico modo per contrastare un atto di un sistema fascista (e ora mi pare che si possa finalmente dire a ragion veduta) è essere piu forte di lui. La politica in italia non e’ mai esistita, chi ha il potere se lo tiene e fa quello che vuole senza ascoltare nessuno, o mercanteggiando qualcosa a caro prezzo. L’unica condizione che deve rispettare è avere il consenso del 50% piu 1 degli italiani (al lordo di quel che si possono comprare).

    Per essere forti bisogna essere uniti e avere dei delegati che siano appoggiati dalla base, perche c’e’ voluto guazzaloca per fare diventare di botto Mauro segretario regionale e per Merola c’e’ voluto Delmedio? se lo sapevano che la gente li voleva…perche’ non li hanno messi subito in prima linea?

    Credo che la prima cosa da/che si possa fare, sia fare ordine e pulizia in casa nostra, perche’ questo sistema di potere non ci riconosce, quindi tanto vale mettere buone basi per il futuro.

    Dovremmo gia’ essere tutti in piazza in tenda da molti mesi. e non per fare come in egitto, non mi aspetto tanto, ma per iniziare almeno a costruire un sistema alternativo, anche comprandolo rompendo i salvadanai e battendoli sul loro terreno, sono sicuro che nelle piazze italiane ne troviamo 10000 meglio di montezemolo.

    Questo sistema non e’ nostro e non ci faranno mai entrare, se non a prezzo di sangue, e non ne rischierei altro, visto che e’ stato versato per nulla!

    Chi non ha una idea di sistema alternativo e’ parte integrante del sistema.

  18. Gianni Says:

    Aggiungerei le interviste “del rinnovatore” Merola e dei “rottamatori” Matteo Renzi….. e Richetti!
    Ma Bersani ormai è un ostaggio che non può fare una scelta perché se no spacca il PD che a forza di non scegliere si squaglia…. Speriamo che almeno su Art. 8 stò cavolo di sinistra si muova unitariamente, alla faccia di chi è “scettico” sullo sciopero della CGIL…………

  19. Gianni Says:

    Mi spiego meglio con un articolo un pò grillino un pò rattamatore ma non troppo lontano dalla realtà:
    Bersani? il modello emiliano che ha fallito – il fatto – Mauro Sandrini 02 09 2011
    Le difficoltà del segretario del Pd di questi giorni non sono dovute solo a fatti contingenti come il caso Penati, l’aggravarsi della posizione economica dell’Italia, o le tristi vicende interne al partito. No, c’è un altro motivo che rende la posizione di Bersani in bilico su un crinale dove da un lato c’è lo stato della sinistra che conosciamo, dall’altro il nulla.
    Il motivo per cui Bersani – che è una brava persona e capace – non ce la fa è che il modello emiliano non è adatto al contesto socio economico attuale. E’ Darwin che lo dice: quando mutano le condizioni di un ambiente sopravvivono solo quelle specie che sono in grado di adattarsi al nuovo contesto. E la specie di cui Bersani è l’ultimo erede è quella che ho costruito il modello di società dell’Emilia Romagna. E Bersani non ce la fa perchè lui “è” il modello Emiliano.
    Cosa c’entra il modello emiliano con la crisi attuale della sinistra?
    C’entra perchè il modo di vivere emiliano è dagli anni Settanta che non solo viene portato a esempio come successo della sinistra al governo in Italia, ma viene riconosciuto come tale dalla società. Io sono nato qui e sono contento quando amici di varie parti d’Italia che sono venuti a vivere in questa regione sono sorpresi dalla qualità della vita che c’è qua, dall’efficienza dei servizi ecc. Non si tratta solo di migranti dal Sud, ma anche dalle regioni del Nord. In Emilia Romagna si vive bene: questa è la sintesi.

    Ma se è cosi, e tralasciando tutte le eccezioni e le diseguaglianze che pure ci sono, perchè il modello emiliano avrebbe fallito? Sembrerebbe proprio il contrario.

    Questo modello ha fallito due motivi principali:

    1. Il modello di efficienza emiliano non è sostenibile dato il contesto economico attuale
    Si tratta di un modello di efficienza “alla tedesca” che consiste in una distribuzione intelligente delle risorse (sanità, asili, sostegno alle imprese, ecc.). Tutto ciò funziona se ci sono risorse da distribuire. Fino alla crisi economica del 2008 queste risorse c’erano. Ora, grazie ai borsaioli della finanza e ai vincoli internazioni sul nostro debito statale, si sono volatilizzate. E se non c’è più niente da distribuire chi ha fatto questo lavoro tutta la vita non ha più nulla da fare. In altre parole il pensiero di efficienza sociale che ha guidato la redistribuzione del reddito non serve più quando non c’è più niente da redistribuire.

    Di questa ragione Bersani non è responsabile. Lui – e tutti quelli come lui – si trovano nell’occhio del ciclone di una crisi che parla una lingua completamente diversa da quella che conoscono. Il prossimo 29 settembre Bersani compierà sessantanni. Ma a sessant’anni è difficile, molto difficile, imparare una nuova lingua. Ci si può riuscire, con fatica, ma si tratta di un percorso individuale. Di sicuro non lo si può fare trascinandosi dietro tutta la zavorra che c’è non solo nel PD, ma anche in tutte le consorterie politico economiche che in questi anni si sono agganciate al modello emiliano. I nomi è inutile farli. In ogni città chi li vuol conoscere li conosce.

    2. Le consorterie sono il masso legato al piede di Bersani
    In Emilia Romagna si vive meglio. E’ vero. I risultati di oggi, però, sono il risultato di un modo di governare capace di gestire il ricambio nella classe dirigente: era la rigida struttura del Partito Comunista Italiano che se ne occupava. Dalla fine degli anni Settanta, però, si è interrotto quel processo. Gli attuali amministratori in Emilia Romagna sono quasi sempre il frutto di quella storia e spesso pressochè coetanei di Bersani. Sono l’ultima generazione dotata di un pensiero di governo della società. Dopo di loro il nulla. Senza una qualche selezione della classe politica la politica è diventata solo un luogo per distribuire il potere. A chi? Agli amici, a chi conveniva, all’imprenditore che finanziava una campagna elettorale in cambio di una variante al piano regolatore ecc.
    Mauro spero di vedere presto un tuo commento, grazie……..

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