Archive for settembre 2011

Compleanno.

settembre 30, 2011

Berlusconi ha compiuto 75 anni.

Guardo su il Fatto un’identikit elaborato dall’IDV nel 2010 dove si vede Berlusconi come sarebbe oggi senza tutte le diavolerie tecno-cosmetiche volte ad occultare gli inevitabili effetti della vecchiaia.
Appare per quello che è, o meglio per quel che dovrebbe(virilmente) rassegnarsi ad essere.
Un uomo anziano,decisamente pelato con pochi capelli bianchi, il viso segnato dal tempo.
Non so qual’era l’intenzione di chi ha commissionato quella rielaborazione fotografica- penso malevola o almeno maliziosa- tuttavia l’immagine che ne risulta restituisce un effetto del tutto contrario.
Ne viene fuori la fotografia di una persona anziana, normale.
Dignitosa.
Niente a che vedere con quel buffo personaggio fuori del tempo che vediamo ogni giorno nei telegiornali.

Ricordo l’unica volta ch’ebbi l’occasione di incontrare Berlusconi face to face.
S’era nello spazio ristretto di un ascensore.
Avevamo appena vinto le elezioni del 1996.
Mi porse la mano tenendosi aggrappato con la sinistra alla solita cartella di pelle marrone che ancor oggi sembra essere la sua coperta di Linus. (Mi domando se se la porta anche nel lettone di Putin, ma forse l’appoggia sul comodino).
Provai a superare l’imbarazzo che sempre si genera in questi casi mentre attendevo d’arrivare al piano.
Era il capo dell’opposizione ed io mi sentivo magnanimo.
-Come sta presidente?
-Caro Zani ,come vuole che stia con tutti i PM d’Italia alle calcagna?
Fortunatamente l’ascensore s’aprì ponendo termine alla conversazione.
La cosa che mi colpì e che ho sempre ricordato in seguito e della quale non riuscivo a darmi conto fu la sua faccia.
Letteralmente sepolta sotto uno strato di cerone. Un effetto micidiale, clownesco. Una roba che neanche sotto tortura….
Mi domandai come faceva un uomo di mezz’età ad andare in giro così mal conciato. Come faceva a non vergognarsi ostentando quella maschera collosa, impiastricciato al punto da assumere le sembianze di un personaggio di Walt Disney.

Qualche tempo dopo ,non ricordo bene l’epoca, una fonte ben informata, tra coloro che vivono le loro giornate nel corridoio dei passi perduti alla Camera dei deputati mi confidò che Berlusconi aveva un cancro.
-Sai , al pancreas. Altro che prostata!
-E’ spacciato.
Il ghigno furbesco con cui accompagnò quest’annuncio lo rivedo ancora adesso. E mi fa scorrere un brivido di puro ribrezzo lungo la schiena.

Sarà che non son mai stato un politico “puro”.
Certo è che son ipocondriaco.
Avete presente Verdone?
Beh io come lui conosco il nome commerciale e il principio attivo di una moltitudine di farmaci. Alcuni dei quali ingoio da anni.
Se io parto per un viaggio, anche breve, avrò immancabilmente con me farmaci per ogni eventualità.
Mi nutrono la psiche con un puntuale effetto placebo.
Rassicurante.

A parte ciò quell’annuncio mi fece molto pensare .
Dovevamo sperare in una prematura scomparsa di Berlusconi, in una malattia incurabile per vincere? E vincere così sarebbe stato desiderabile?

No! Certo che no.
Ci dovrebbe esser un limite etico alla ragion politica. Qualcosa che assomiglia all’umana compassione.
Non è vero?
OK. D’accordo ,lo so che non c’è.
Ma nel mio mondo ideale c’è.
E ci resta.

Poi Berlusconi annunciò in pubblico che aveva definitivamente sconfitto il suo cancro.
Ed io fui sollevato.
Sissignore, anche umanamente sollevato.
Pensai che da quel momento si combatteva ad armi pari contro l’uomo mascherato.
Potevo tranquillamente tornare a farlo oggetto del mio residuo, istintivo, esistenziale, “odio di classe”. Seppur razionalmente mediato dalla cultura ,dalla storia, insomma dalla riformistica ragionevolezza democratica,civile e politica ..etc.

Solo che, nel corso del decennio successivo m’accorsi che non pochi, dalla mia parte, l’ammiravano anche nel momento in cui lo combattevano nelle aule parlamentari.

Fu , ed è il berlusconismo.
Un modo di pensare e di agire che ha contagiato molti.
Una vera e propria fascinazione per quell’uomo bionico che ,dopo aver sconfitto il cancro prendendolo di petto, anni più tardi – forse grazie ad una joint venture ad hoc tra Houston e la Nasa- si ritrova ad aver in attesa fuori dalla stanza ben 11 ragazze. E, può “sbrigarne” solo otto.

Apro un inciso (su di un blog ci si può prendere il lusso di derogare dai normali canoni di una buona scrittura) per domandarmi come diavolo fa un uomo anziano a esibire il proprio corpo nudo davanti a ragazzine di vent’anni o ancor meno , senza provare vergogna.
A rischio di scandalizzare qualche anima bella della sinistra conformista dirò che io non ho mai nutrito una particolare avversione per le puttane e neppure per i loro clienti specie quando si tratti d’impiegati, operai o camionisti.

Mi resta però inspiegabile l’assenza totale di vergogna e di pudore del nostro.
Non nel senso di provar vergogna per il proprio corpo invecchiato,ma in quello d’esporlo impietosamente ,nudo e crudo, di fronte a svelte ragazzine che non possono che provare un certo schifo, appena mitigato da un più o meno lauto compenso.
Ma dico io, non ci son signore più mature con cui accompagnarsi per il lungo e per il largo nella propria sfera privata?

La quale sfera privata non è in discussione fino a quando non comporta per un uomo pubblico d’esporsi al ricatto e anche di trascurare assai i propri doveri e gli impegni assunti di fronte ai propri elettori.
Già, perché è ben difficile credere che una persona di 75 anni compiuti possa furiosamente “festeggiare” di notte e lavorare di giorno con la lucidità che è severamente richiesta dal suo ruolo.

Infatti se ascoltate la telefonata live tra Berlusconi e Lavitola avrete plasticamente chiaro ciò che intendo.
Si sente la voce impastata e stanca di un uomo anziano. Solo, triste ,inutilmente rabbioso. Sembra estenuato e sopraffatto dagli eventi che lui stesso ha innescato.

Vabbè riprendo il filo tornando in politica.

Nel suo settantacinquesimo compleanno è chiaro al mondo intero che ,come il cavaliere della leggenda, il nostro satiro, continua a combattere anche dopo aver avuto tagliata la testa.
Non può farne a meno e nello stesso tempo forse avrebbe bisogno di una spintarella ulteriore per liberarsi alfine di un fardello , quello del governo di un grande paese , che non è mai stato alla sua portata.

L’opposizione però sembra limitarsi ad attendere che, ormai esangue, cada da cavallo.
Per opera della magistratura? Per stanchezza o malattia?

Ah certo il cavaliere cadrà.

Si spera però,almeno io spero, dopo aver perso le elezioni.

So che non è semplice, dato che al momento ,nonostante la fronda di Maroni, il patto con la Lega tiene.
Berlusconi, a suo tempo, se l’è comprata… la Lega.
E’ roba sua e ne può disporre come più gli pare con buona pace di quei poveri inconsapevoli e teneri dementi che indossano copricapi cornuti e brandiscono spadoni di compensato sul pratone di Pontida e che adesso ululano sofferenti a Radio Padania, l’emittente di una regione fantasma.

E, intanto l’Italia rischia il collo.

Bersani ,la settimana scorsa ha detto che la questione di Berlusconi si poneva ad horas.

Già.
Son già passate molte horas.
La Confindustria nel frattempo ha lanciato l’appello a “salvare l’Italia”.
(Dei paraculi ho detto già nel post precedente).

Sembra che l’establishment si organizzi, con la collaborazione della BCE, per fondere la pallottola d’argento che colpirà al cuore l’uomo bionico.

Il ragionier Tremonti l’ha ben compreso e si può star certi che non si troverà sulla traiettoria fatale.

Non vorrei che , in un modo o nell’altro, il Pd invece si faccia trovare nei pressi del bersaglio proprio al momento “giusto”.

Subendo così gli effetti collaterali della caduta del Rais.

Per questo nel settantacinquesimo compleanno di Berlusconi (auguri) converrebbe prepararsi alle elezioni senza attendere che la natura faccia il suo lento corso.
Si farebbe un favore anche a Lui, liberandolo di un’incombenza da sempre troppo gravosa.

Un passo lo si è già fatto verso SEL e IDV.
Ma non bisogna temporeggiare.
Subito, ieri, sono necessari nell’ordine : un progetto, un’alleanza ,un leader.
E una conseguente mobilitazione popolare a sostegno.

Ciò imprimerebbe un’accelerazione politica , con il probabile effetto di rompere lo stallo attuale.

Inutile inseguire l’idea di un governone, e inutile anche vagheggiare il progetto di una più larga alleanza elettorale con Casini.

Non conviene al centro sinistra e non conviene a Casini che s’attende dalle urne il sostegno dei berlusconiani pentiti magari assieme a quello del Cardinal Bagnasco.

Al netto di D’Alema ci vuol poco a capirlo.

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Politica ed economia.

settembre 27, 2011

In attesa dei provvedimenti per la crescita siamo ormai del tutto certi che L’Italia insieme a buona parte dell’Europa sprofonderà sempre più nella recessione economica.
Bene che ci vada in Italia ci aspetta una lunghissima stagnazione.
Prevale infatti una difesa statica della moneta unica.
Pezze, toppe in attesa che si rimpingui , (forse ma non è detto), sostanzialmente il cosiddetto fondo salva stati.
Anch’esso una panacea momentanea.

Non si rivede, neanche di fronte all’evidenza “il dogma improntato sull’hard money” come scrive Krugman.

Esatto.

La classe dirigente europea non ha alcuna intenzione e forse nemmeno alcuna possibilità, ormai, di mettere in discussione i modi e i tempi coi quali si procedette al varo della moneta unica.
Si cominciò a costruire la casa comune partendo dal tetto. Senza porre le basi per politiche di governo dell’economia coordinate, in campo industriale, in campo sociale e del mercato del lavoro.

L’idea era che l’intendence suivrà.

La moneta unica avrebbe comportato la messa in comune di risorse politiche e istituzionali tali da avanzare decisamente verso l’Europa politica.

Errore e peccato originale insieme.

Con il dilagare dell’ideologia neoliberista e le vittorie elettorali della destra europea accompagnate da un vero e proprio stallo politico -strategico della socialdemocrazia è accaduto l’esatto contrario.
Tutte le politiche tendenti a delineare la creatura sovranazionale europea sono miseramente fallite.

Alla fine la riforma dei trattati ha partorito un ircocervo istituzionale senza capo né coda.
Da allora la rinazionalizzazione delle politiche europee è, non a caso, in pieno corso.

Adesso non resta che obbedire ai desiderata dei mercati.
Tagli alla spesa pubblica, programmi di austerità sociale, bassa o nulla crescita, redistribuzione alla rovescia della ricchezza.

In un tale deprimente contesto, in Italia potrebbe profilarsi il paradosso di un fallimento dello Stato (default) in una nazione che è più ricca della Germania.

I tedeschi infatti si chiedono per quale strana ragione dovrebbero sostenere il debito di un paese nel quale il patrimonio procapite è più alto di quello tedesco.

Al di là di ogni altra considerazione in ordine ai peccati trascorsi e presenti di Germania e Francia , che quando hanno deciso di fregarsene dei parametri di Maastritch lo hanno fatto senza pensarci due volte, resta da rispondere alla domanda ,non proprio peregrina, dell’opinione pubblica teutonica.

La risposta si trova solo e quasi esclusivamente nell’attingere a quel patrimonio privato accumulato per decenni anche sull’onda della pubblica miseria e del pubblico spreco sistematicamente attuato, in massima parte, per ragioni politico-clientelari-elettorali.

O si imbocca questa strada , oppure si va al massacro sociale e alla svendita di quelli che vengono chiamati i gioielli di famiglia.

Infatti chi non vuole sentir parlare di patrimoniale reclama , a gran voce la vendita di pezzi dello sistema pubblico, che , nella situazione attuale, corrisponderebbe ad una svendita criminale, privandoci di un volano di risorse pubbliche per una crescita futura.

Tra l’altro molti hanno capito che in questa direzione , volenti o nolenti bisognerà pur andare.

Ma non mancano i paraculi.
Quelli che, per dirla con il colorito gergo del furbetto del quartierino d’ormai italica memoria, vogliono far i froci col culo degli altri.

La Capa della Confindustria per fare un esempio propone uno scambio , sembra da quanto ho sentito in tivvù , apprezzato anche dal guru Mario Monti.

Lo scambio consiste nel fare le riforme dette “strutturali”, cioè mercato del lavoro alla Sacconi (siamo tutti apprendisti cioè precari ricattabili per definizione) e taglio netto alle pensioni. In questo caso si può introdurre una patrimoniale dell’1,5 per mille.
Per mille capito?

Non che io ne mastichi molto della “scienza triste”. Ma ad occhio e croce mi par cosa molto diversa da quella proposta da Modiano che ho ripreso su questo blog.

Mi par una fregatura.

La verità, da quel po’ che posso intendere è che vi sono due modi per fronteggiare il rischio greco.

Non tre.

Solo due.

Il primo consiste nel dare addosso ai soliti noti, l’aumento dell’IVA va in questa direzione, assieme alle altre misure ideate da un governo allo sbando composto perlopiù da una banda di sconclusionati deficienti che fino all’altro giorno si beavano della presunta diversità positiva dell’Italia ,bunga bunga compreso.

Il secondo ( mi spiace ma è un criterio socialistoide) consiste nel compiere una consistente, robusta operazione di redistribuzione della ricchezza nazionale (che c’è come ci ricordano i tedeschi) per recuperare, risorse da dedicare in parte al contenimento del debito e in parte alla crescita

Ovvio che non lo può fare Berlusconi che già impegna parte cospicua del suo patrimonio personale per correre in soccorso di vari bisognosi/e.

Ma è , altrettanto ovvio, che non lo può fare neppure un governo di qualsivoglia “unità nazionale”.

Mi par chiaro, anche alla luce delle pregresse esperienze, che in un siffatto governo l’establishment, da tempo in attesa della caduta definitiva di Berlusconi , proteggerà, con le unghie e con i denti, la propria roba.
Al massimo potrà concedere un pannicello caldo (anzi tiepido) di pallida equità.
Un “per mille”.
Appunto.
Non certo un’azione implicante un minimo di giustizia sociale.

Perché?

Beh, vedete, con una politica (tutta) che vede ridotta al lumicino la propria credibilità, gli azionisti maggiori (di riferimento) di un siffatto governone saranno pur sempre , le famose “forze economiche” tanto sensibili alle ragioni astratte dell’economia e dei mercati quanto pronte a proteggere concretamente il proprio portafoglio, sia esso più o meno ricolmo di profitti o, più spesso, di rendite.

D’altro canto non andrebbe obliato che le “forze economiche”, quasi tutte, hanno pur sempre leccato le terga a Berlusconi fino a che il Cavaliere non è definitivamente partito…per la patonza .
Certo lo han fatto quasi sempre in privato, con una qual signorile discrezione. Con molta diplomazia e, va detto per amor di verità, sempre con successivi sciacqui a base di potenti colluttori.

Non c’è verso.

Bisogna battere la destra nelle urne.

Si può fare.

Fatto questo con le forze economiche si comincia a ragionare. E’ gente che ragiona.
Si tratta solo di vedere se lo si vuol fare.

Patrimoniale? Sì, no,forse.

settembre 11, 2011

“Il sindaco Merola e il presidente della regione Errani in pressing sul PD per tassare la ricchezza. Una patrimoniale per difendere il welfare”.

Lo leggo su l’Unità Emilia –Romagna .
Il tutto accompagnato da una foto che ritrae Bersani al centro mentre assiste compiaciuto alla stretta di mano tra i massimi esponenti istituzionali del potere locale dando l’idea di un suo pieno assenso alle parole dei due.
Mi par una buona notizia.
Meglio tardi che mai.

Solo che leggo le cronache (tutte o quasi) del comizio di Pesaro e non trovo alcun riferimento di Bersani alla patrimoniale. Magari l’avrà fatto ma i giornali non lo riportano preferendo riferire che il comizio si è tenuto in via eccezionale di sabato per dar modo a Bersani di partecipare alla messa del papa tedesco.

Stando così le cose la situazione non mi è (di nuovo) chiara.

Sembra d’assistere ad un gioco delle parti.
Patrimoniale sì. Ma anche no.

Patrimoniale sotto traccia. Patrimoniale forse.
Tanto per coprire un fianco scoperto.

Intanto Bersani , tra gli applausi, preannuncia una grande manifestazione del PD per il prossimo 5 novembre prima di “cambiarsi la camicia bianca che gronda sudore per infilarsi in macchina alla volta di Ancona” dove l’aspetta Ratzinger.
Insomma 5 novembre .
Un pochino in là verrebbe da dire. A quella data ci sarà da approvare un’altra manovra d’urgenza dopo l’inutile e dannosa buffonata che vien votata in questi giorni.

Ma forse potrebbe esser l’occasione per dar luogo ad una grande e capillare campagna politica raccogliendo firme a sostegno della patrimoniale in ogni angolo d’Italia.
Sarebbe il modo più limpido per uscire da un’evidente ambiguità.
Sono convinto che il popolo del PD apprezzerebbe assai.

D’altro canto , oggi anche Scalfari avanza la sua proposta di patrimoniale considerandola unica via per finanziare lo sviluppo e la crescita.
Meglio ,dice Scalfari, se ordinaria e non una tantum.

Meglio, dico io (modestamente) se una tantum per dare un colpo massiccio al debito(versione Modiano) per poi renderla permanente con diversa aliquota per finanziare la crescita e sostenere un welfare, sia pure riformato.

Naturalmente assumere una proposta di tal tipo comporta esprimere un giudizio netto e definitivo sul capitalismo predatorio e di rapina invalso con la finanziarizzazione dell’economia ; rovesciare l’ottica con la quale un riformismo all’acqua di rose si è prostrato, bon gré mal gré, fin dal congresso DS di Pesaro del 2001 di fronte agli idola del mercato.

Ne consegue che la patrimoniale va inserita entro un rovesciamento della logica che ha fin qui presieduto allo sviluppo mondiale proponendosi , nientemeno che una riforma del sistema capitalistico, tramite un riscatto della politica e ..della democrazia.

Questo naturalmente se si condivide il giudizio di Scalfari secondo cui “la crisi attuale non è come quella del 1929, ma molto peggiore”.

Ed è così, indubbiamente.

Ma allora è urgente fare un bel pacco entro cui chiudere tutto il bagaglio di puttanate “riformistiche” che han forgiato il senso comune in questi anni e buttarlo alle ortiche.

Oggi più che mai dare voce e rappresentanza al popolo e ai cittadini significa farsi carico della fine di un’epoca.
Tornare ad essere avanguardia culturale.
Sissignore.
Non rinunciare alla più alta prerogativa della politica che è quella di tracciare un progetto alternativo.

Patrimoniale, tassazione delle transazioni finanziare, ripubblicizzazione di servizi essenziali e primari; tutte condizioni per ridare progressivamente al sistema pubblico la forza democratica ma anche economica, necessarie entrambe, per influire sullo sviluppo rimettendo al centro gli uomini (e le donne) e non le cose.

Altre volte, per riassumere questa visione alternativa, ho parlato di neo-keynesismo.
Certo è definizione approssimativa e forse impropria ai tempi attuali.
Quel che voglio affermare è solo una visione e prassi politica basata sulla constatazione di un fallimento strategico che è sotto gli occhi di tutti.
I mercati lasciati liberi di perseguire la propria ineluttabile logica interna producono tanta ricchezza per pochi e tanta povertà (e nuova povertà) per molti.

Uscire dal caos e dall’anarchia attuale non sarà facile.
Forse non è più possibile. In questo caso, s’avvicinano tempi di guerra. Comunque sanguinose prove di forza.

Sarebbe il momento della DEMOCRAZIA.
Della costruzione, a partir dall’Europa, di nuove , incisive, istituzioni democratiche di governo.

In Italia ,sarebbe necessario inviare i messaggi giusti nell’insofferenza e nella sfiducia che pervade il corpo della società. Messaggi che equivalgano a contenuti e obiettivi netti, volti a richiamar in campo speranza e partecipazione.

La patrimoniale ha questo valore intrinseco.

Mi scuso per la ormai frusta citazione, ma “se non ora quando?”

Buffoni e desaparecidos

settembre 6, 2011

Quarta versione della manovra.
Un punto in più di IVA, un colpo alle pensioni delle donne, insieme a quello sui contratti nazionali di lavoro e infine un contributo di solidarietà sul reddito dichiarato sopra i 300.000 euro. Ridicolo quest’ultimo escamotage, dato che solo lo 0,2% dei contribuenti dichiara un reddito di 200.000 euro.
Complessivamente una demenziale buffonata.
Come tale sarà giudicata in Europa e nell’universo mondo.

Intanto Pietro Modiano, dopo averla descritta sul Corriere rispiega in tivvù la sua proposta di patrimoniale.
Semplice, chiara, fattibile.

Si tratta di far pagare a chi più ha. Il 20% della popolazione, facendo salvo il restante 80%. Una roba che vale 200 miliardi di euro e che permetterebbe di riportare il debito verso il 100% ridando fiducia ai mercati nell’unico modo possibile.
La patrimoniale.
Già. Quella che ha anche chiesto la CGIL con lo sciopero generale ma che non chiede il PD.

Chissà perché.

Un paio di settimane addietro se lo chiedeva anche il buon Gad Lerner il quale in un articolo su Repubblica (mi pare) s’interrogava così:
“una drastica redistribuzione degli oneri tra una ricca minoranza (il venti per cento di Modiano) e una grande maggioranza di meno abbienti non dovrebbe forse stare in cima alle preoccupazioni della sinistra?”.
Ma va!

C’è solo un dettaglio.

Il PD non ha nulla a che vedere con la sinistra.

Nacque anzi per prendere definitivamente le distanze dalla sinistra, quella vecchia, quella presente (almeno nell’animo di tanti), e quella , eventuale, futura.

Ma come Gad, non ricordi il dibattito costituente? E la stessa mozione di maggioranza nei DS coordinata pour cause da Penati che metteva all’indice come conservatori quelli che, come me, pensavano ad un nuovo partito democratico e insieme socialista, parte integrante e critica della sinistra europea?

Molta acqua è passata sotto i ponti. Ciò non toglie che si dovrebbero ricordare i termini essenziali di quel confronto. Tra questi v’era proprio la questione della giustizia sociale che si voleva espungere (e di fatto fu espunta) persino dal lessico del partito nuovo e riformista a favore di un’innocua equità e di una pelosa politica per le pari opportunità.

E così ,oggi il PD – al netto di una durissima contesa interna ulteriormente inasprita dal caso Penati che consente agli ex democristiani di tenere Bersani sotto scopa- è , pienamente un partito liberal-democratico e , insieme, confuso .

Altro che sintesi nuova e più alta tra giustizia e libertà come cercammo ,in quattro gatti, di perorare allora.
Siamo nella confusione e nell’irresolutezza più totale.
Liberalconfusi più che liberaldemocratici .
Lo dimostra l’ordine sparso col quale si è partecipato o non partecipato allo sciopero generale. E già, la CISL ha pur sempre la sua quota azionaria nel PD e la fa valere, assieme alla UIL.

E così mentre quella manica di buffoni incompetenti che ci governa (si fa per dire) continua a ballare sulla tolda del Titanic il PD non alza la testa dalla stiva se non per vagheggiare e mendicare a intermittenza la necessità di un governo di salute pubblica variamente denominato.

E non s’accorge, il PD che proprio in questo frangente, drammatico quant’altri mai dal dopoguerra ad oggi, sarebbe necessario costituirsi come guida di un progetto forte e alternativo per salvare l’Italia dalla bancarotta preannunciata.

Ma proposte forti, nette e chiare come quella della patrimoniale non sono nelle corde di un partito che è nato su un presupposto semplicemente errato. Fuorviante. Quello che le parole e gli ideali della sinistra costituissero ormai un anacronistico fardello. Nient’altro che piombo nelle ali di un partito moderno e riformista nella nuova epoca inaugurata dalla economia e dalla finanza globalizzate.

Il PD è diventato così un paradosso vivente.

Nato nel 2007 per rappresentare le istanze di una società in profondo cambiamento nel mondo globale; subito incappato nel 2008 nella grande crisi finanziaria che ha demolito anche ideologicamente il modello di una globalizzazione naturalmente progressiva cui adeguarsi acriticamente; oggi senza bussola al punto da non essere in grado di farsi carico seriamente di proposte come quella della patrimoniale per il timore d’esser scambiati per comunisti.

Avanti così ancora un po’ e del partito nuovo non rimarrà che un vuoto a perdere.
O magari avanzeranno sul desolato proscenio i vari Renzi. Gente che lavora, mica sciopera.
Mah.
So che non serve a nulla. Tuttavia sarebbe onesto al punto in cui son giunte le cose, con un PD ormai desaparecidos in un passaggio cruciale della vita nazionale, dichiarare che nella partita aperta nel 2007 ci si è confusi nel dar le carte.
Tanto vale andare a mucchio e iniziare una nuova e diversa partita.