Patrimoniale? Sì, no,forse.

“Il sindaco Merola e il presidente della regione Errani in pressing sul PD per tassare la ricchezza. Una patrimoniale per difendere il welfare”.

Lo leggo su l’Unità Emilia –Romagna .
Il tutto accompagnato da una foto che ritrae Bersani al centro mentre assiste compiaciuto alla stretta di mano tra i massimi esponenti istituzionali del potere locale dando l’idea di un suo pieno assenso alle parole dei due.
Mi par una buona notizia.
Meglio tardi che mai.

Solo che leggo le cronache (tutte o quasi) del comizio di Pesaro e non trovo alcun riferimento di Bersani alla patrimoniale. Magari l’avrà fatto ma i giornali non lo riportano preferendo riferire che il comizio si è tenuto in via eccezionale di sabato per dar modo a Bersani di partecipare alla messa del papa tedesco.

Stando così le cose la situazione non mi è (di nuovo) chiara.

Sembra d’assistere ad un gioco delle parti.
Patrimoniale sì. Ma anche no.

Patrimoniale sotto traccia. Patrimoniale forse.
Tanto per coprire un fianco scoperto.

Intanto Bersani , tra gli applausi, preannuncia una grande manifestazione del PD per il prossimo 5 novembre prima di “cambiarsi la camicia bianca che gronda sudore per infilarsi in macchina alla volta di Ancona” dove l’aspetta Ratzinger.
Insomma 5 novembre .
Un pochino in là verrebbe da dire. A quella data ci sarà da approvare un’altra manovra d’urgenza dopo l’inutile e dannosa buffonata che vien votata in questi giorni.

Ma forse potrebbe esser l’occasione per dar luogo ad una grande e capillare campagna politica raccogliendo firme a sostegno della patrimoniale in ogni angolo d’Italia.
Sarebbe il modo più limpido per uscire da un’evidente ambiguità.
Sono convinto che il popolo del PD apprezzerebbe assai.

D’altro canto , oggi anche Scalfari avanza la sua proposta di patrimoniale considerandola unica via per finanziare lo sviluppo e la crescita.
Meglio ,dice Scalfari, se ordinaria e non una tantum.

Meglio, dico io (modestamente) se una tantum per dare un colpo massiccio al debito(versione Modiano) per poi renderla permanente con diversa aliquota per finanziare la crescita e sostenere un welfare, sia pure riformato.

Naturalmente assumere una proposta di tal tipo comporta esprimere un giudizio netto e definitivo sul capitalismo predatorio e di rapina invalso con la finanziarizzazione dell’economia ; rovesciare l’ottica con la quale un riformismo all’acqua di rose si è prostrato, bon gré mal gré, fin dal congresso DS di Pesaro del 2001 di fronte agli idola del mercato.

Ne consegue che la patrimoniale va inserita entro un rovesciamento della logica che ha fin qui presieduto allo sviluppo mondiale proponendosi , nientemeno che una riforma del sistema capitalistico, tramite un riscatto della politica e ..della democrazia.

Questo naturalmente se si condivide il giudizio di Scalfari secondo cui “la crisi attuale non è come quella del 1929, ma molto peggiore”.

Ed è così, indubbiamente.

Ma allora è urgente fare un bel pacco entro cui chiudere tutto il bagaglio di puttanate “riformistiche” che han forgiato il senso comune in questi anni e buttarlo alle ortiche.

Oggi più che mai dare voce e rappresentanza al popolo e ai cittadini significa farsi carico della fine di un’epoca.
Tornare ad essere avanguardia culturale.
Sissignore.
Non rinunciare alla più alta prerogativa della politica che è quella di tracciare un progetto alternativo.

Patrimoniale, tassazione delle transazioni finanziare, ripubblicizzazione di servizi essenziali e primari; tutte condizioni per ridare progressivamente al sistema pubblico la forza democratica ma anche economica, necessarie entrambe, per influire sullo sviluppo rimettendo al centro gli uomini (e le donne) e non le cose.

Altre volte, per riassumere questa visione alternativa, ho parlato di neo-keynesismo.
Certo è definizione approssimativa e forse impropria ai tempi attuali.
Quel che voglio affermare è solo una visione e prassi politica basata sulla constatazione di un fallimento strategico che è sotto gli occhi di tutti.
I mercati lasciati liberi di perseguire la propria ineluttabile logica interna producono tanta ricchezza per pochi e tanta povertà (e nuova povertà) per molti.

Uscire dal caos e dall’anarchia attuale non sarà facile.
Forse non è più possibile. In questo caso, s’avvicinano tempi di guerra. Comunque sanguinose prove di forza.

Sarebbe il momento della DEMOCRAZIA.
Della costruzione, a partir dall’Europa, di nuove , incisive, istituzioni democratiche di governo.

In Italia ,sarebbe necessario inviare i messaggi giusti nell’insofferenza e nella sfiducia che pervade il corpo della società. Messaggi che equivalgano a contenuti e obiettivi netti, volti a richiamar in campo speranza e partecipazione.

La patrimoniale ha questo valore intrinseco.

Mi scuso per la ormai frusta citazione, ma “se non ora quando?”

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17 Risposte to “Patrimoniale? Sì, no,forse.”

  1. Mirco Mascagni Says:

    Ok, ok, ma per non essere ancora una volta “impallinati” sulle parole, non potremmo forse, più proficuamente e seriamente, parlare di riforma fiscale complessiva, ove la ricchezza derivante (appunto) dai patrimoni, viene anch’essa, straordinariamente e permanentemente tassata?
    In questo modo credo anche che ci sarebbero più spazi per approfondire le cose che tu (e Scalfari, Boeri, ecc, ecc, ..) sostenete; e, soprattutto, riponendo così correttamente questo dibattito attorno ai temi della ‘democrazia economica’ e della ‘Democrazia’ tout court.

  2. GIUSEPPE PARISI Says:

    Euristicamente scrivendo sono in accordo, apriamo il dibattito ed io …. lancio un proposta, sottrarre i soldi sotto il materasso agli italiani è durissimo, diventano in tanti, di destra, centro, sinistra, qualunquisti, radicali ed opportunisti, spalloni per la SVIZZERA, MOTECARLO O POSTI PIù MISTERIOSI.

    IN UN MOMENTO COSI’ critico proponiamo a chi ha grandi capitali di operare grandi investimenti produttivi in Italia da offrire come lascito ai comuni ed alle regioni italiane…non allo stato.

    Loro invece che dare, forzatamente, SOLDI offrono infrastrutture, strutture produttive e servizi formativi e sociali.

    Cordailmente Giuseppe Parisi

  3. redazione Says:

    Caro Mauro,
    sono d’accordo con te. Ma temo, nel senso che ne ho proprio paura, che sia purtroppo tardi.
    So di usare impropriamente questo tuo spazio e me ne scuso, ma vorrei una tua opinione (e quella di chi ti segue) su una riflessione di Bifo che mi è arrivata stamattina, lascia stare la previsione di un periodo di indefinite e tragiche insurrezioni-rivolte, tipica di Bifo, ma il testo che si intitola “Il lungo purgatorio che ci attende”, in fondo è molto pessimista … eccolo:

    “L’operaio tedesco non vuol pagare il conto del pescatore greco.” dicono i pasdaran dell’integralismo economicista. Mettendo lavoratori contro lavoratori la classe dirigente finanziaria ha portato l’Europa sull’orlo della guerra civile. Le dimissioni di Stark segnano un punto di svolta: un alto funzionario dello stato tedesco alimenta l’idea (falsa) che i laboriosi nordici stiano sostenendo i pigri mediterranei, mentre la verità è che le banche hanno favorito l’indebitamento per sostenere le esportazioni tedesche.
    Per spostare risorse e reddito dalla società verso le casse del grande capitale, gli ideologi neoliberisti hanno ripetuto un milione di volte una serie di panzane, che grazie al bombardamento mediatico e alla subalternità culturale della sinistra sono diventati luoghi comuni, ovvietà indiscutibili, anche se sono pure e semplici contraffazioni. Elenchiamo alcune di queste manipolazioni che sono l’alfa e l’omega dell’ideologia che ha portato il mondo e l’Europa alla catastrofe:

    Prima manipolazione:
    riducendo le tasse ai possessori di grandi capitali si favorisce l’occupazione. Perché? Non l’ha mai capito nessuno. I possessori di grandi capitali non investono quando lo stato si astiene dall’intaccare i loro patrimoni, ma solo quando pensano di poter far fruttare i loro soldi. Perciò lo stato dovrebbe tassare progressivamente i ricchi per poter investire risorse e creare occupazione. La curva di Laffer che sta alla base della Reaganomics è una patacca trasformata in fondamento indiscutibile dell’azione legislativa della destra come della sinistra negli ultimi tre decenni.

    Seconda manipolazione:
    prolungando il tempo di lavoro degli anziani, posponendo l’età della pensione si favorisce l’occupazione giovanile. Si tratta di un’affermazione evidentemente assurda. Se un lavoratore va in pensione si libera un posto che può essere occupato da un giovane, no? E se invece l’anziano lavoratore è costretto a lavorare cinque sei sette anni di più di quello che era scritto nel suo contratto di assunzione, i giovani non potranno avere i posti di lavoro che restano occupati. Non è evidente? Eppure le politiche della destra come della sinistra da tre decenni a questa parte sono fondate sul misterioso principio che bisogna far lavorare di più gli anziani per favorire l’occupazione giovanile. Risultato effettivo: i detentori di capitale, che dovrebbero pagare una pensione al vecchietto e un salario al giovane assunto, pagano invece solo un salario allo stanco non pensionato, e ricattano il giovane disoccupato costringendolo ad accettare ogni condizione di precariato.

    Terza manipolazione:
    Occorre privatizzare la scuola e i servizi sociali per migliorarne la qualità grazie alla concorrenza. L’esperienza trentennale mostra che la privatizzazione comporta un peggioramento della qualità perché lo scopo del servizio non è più soddisfare un bisogno pubblico ma aumentare il profitto privato. E quando le cose cominciano a funzionare male, come spesso accade, allora le perdite si socializzano perché non si può rinunciare a quel servizio, mentre i profitti continuano a essere privati.

    Quarta manipolazione:
    I salari sono troppo alti, abbiamo vissuto al disopra dei nostri mezzi dobbiamo stringere la cinghia per essere competitivi. Negli ultimi decenni il valore reale dei salari si è ridotto drasticamente, mentre i profitti si sono dovunque ingigantiti. Riducendo i salari degli operai occidentali grazie alla minaccia di trasferire il lavoro nei paesi di nuova industrializzazione dove il costo del lavoro era e rimane a livelli schiavistici, il capitale ha ridotto la capacità di spesa. Perché la gente possa comprare le merci che altrimenti rimangono invendute, si è allora favorito l’indebitamento in tutte le sue forme. Questo ha indotto dipendenza culturale e politica negli attori sociali (il debito agisce nella sfera dell’inconscio collettivo come colpa da espiare), e al tempo stesso ha fragilizzato il sistema esponendolo come ora vediamo al collasso provocato dall’esplodere della bolla.

    Quinta manipolazione:
    l’inflazione è il pericolo principale, al punto che la Banca centrale europea ha un unico obiettivo dichiarato nel suo statuto, quello di contrastare l’inflazione costi quel che costi. Cos’è l’inflazione? E’ una riduzione del valore del denaro o piuttosto un aumento dei prezzi delle merci. E’ chiaro che l’inflazione può diventare pericolosa per la società, ma si possono creare dei dispositivi di compensazione (come era la scala mobile che in Italia venne cancellata nel 1984, all’inizio della gloriosa “riforma” neoliberista). Il vero pericolo per la società è la deflazione, strettamente collegata alla recessione, riduzione della potenza produttiva della macchina collettiva. Ma chi detiene grandi capitali, piuttosto che vederne ridotto il valore dall’inflazione, preferisce mettere alla fame l’intera società, come sta accadendo adesso. La Banca europea preferisce provocare recessione, miseria, disoccupazione, impoverimento, barbarie, violenza, piuttosto che rinunciare ai criteri restrittivi di Maastricht, stampare moneta, dando così fiato all’economia sociale, e cominciando a redistribuire ricchezza. Per creare l’artificiale terrore dell’inflazione si agita lo spettro (comprensibilmente temuto dai tedeschi) degli anni ’20 in Germania, come se causa del nazismo fosse stata l’inflazione, e non la gestione che dell’inflazione fece il grande capitale tedesco e internazionale.

    Ora tutto sta crollando, è chiaro come il sole. Le misure che la classe finanziaria sta imponendo agli stati europei sono il contrario di una soluzione: sono un fattore di moltiplicazione del disastro. Il salvataggio finanziario viene infatti accompagnato da misure che colpiscono il salario (riducendo la domanda futura), e colpiscono gli investimenti nella istruzione e nella ricerca (riducendo la capacità produttiva futura), quindi immediatamente inducono recessione. La Grecia ormai lo dimostra. Il salvataggio europeo ne ha distrutto le capacità produttive, privatizzato le strutture pubbliche demoralizzato la popolazione. Il prodotto interno lordo è diminuito del 7% e non smette di crollare. I prestiti vengono erogati con interessi talmente alti che anno dopo anno la Grecia sprofonda sempre più nel debito, nella colpa, nella miseria e nell’odio antieuropeo. La cura greca viene ora estesa al Portogallo, alla Spagna, all’Irlanda, all’Italia. Il suo unico effetto è quello di provocare uno spostamento di risorse dalla società di questi paesi verso la classe finanziaria. L’austerità non serve affatto a ridurre il debito, al contrario, provoca deflazione, riduce la massa di ricchezza prodotta e di conseguenza provocherà un ulteriore indebitamento, fin quando l’intero castello crollerà.

    A questo i movimenti debbono essere preparati. La rivolta serpeggia nelle città europee. In qualche momento, nel corso dell’ultimo anno, ha preso forma in modo visibile, dal 14 dicembre di Roma Atene e Londra, all’acampada del maggio-giugno di Spagna, fino alle quattro notti di rabbia dei sobborghi d’Inghilterra. E’ chiaro che nei prossimi mesi l’insurrezione è destinata a espandersi, a proliferare. Non sarà un’avventura felice, non sarà un processo lineare di emancipazione sociale.
    La società dei paesi è stata disgregata, fragilizzata, frammentata da trent’anni di precarizzazione, di competizione selvaggia nel campo del lavoro, e da trent’anni di avvelenamento psicosferico prodotto dalle mafie mediatiche, gestite da criminali come Berlusconi e Murdoch.

    L’insurrezione che viene sarà un processo non sempre allegro, spesso venato da fenomeni di razzismo, di violenza autolesionista. Questo è l’effetto della desolidarizzazione che il neoliberismo e la politica criminale della sinistra hanno prodotto nell’esercito proliferante e frammentato del lavoro. Nei prossimi cinque anni possiamo attenderci un diffondersi di fenomeni di guerra civile interetnica, come già si è intravisto nei fumi della rivolta inglese, ad esempio negli episodi violenti di Birmingham. Nessuno potrà evitarlo, e nessuno potrà dirigere quell’insurrezione, che sarà un caotico riattivarsi delle energie del corpo della società europea troppo a lungo compresso, frammentato e decerebrato.
    Il compito che i movimenti debbono svolgere non è provocare l’insurrezione, dato che questa seguirà una dinamica spontanea e ingovernabile, ma creare (dentro l’insurrezione o piuttosto accanto, in parallelo) le strutture conoscitive, didattiche, esistenziali, psicoterapeutiche, estetiche, tecnologiche e produttive che potranno dare senso e autonomia a un processo in larga parte insensato e reattivo.
    Nell’insurrezione ma anche fuori di essa dovrà crescere il movimento di reinvenzione d’Europa, ponendosi come primo obiettivo l’abbattimento dell’Europa di Maastricht, il disconoscimento del debito e delle regole che l’hanno generato e lo alimentano, e lavorando alla creazione di luoghi di bellezza e di intelligenza, di sperimentazione tecnica e politica. La caduta d’Europa (inevitabile) non sarà un fatto da salutare con gioia, perché aprirà la porta a processi di violenza nazionalista e razzista. Ma l’Europa di Maastricht non può essere difesa. Compito del movimento sarà proprio riarticolare un discorso europeo basato sulla solidarietà sociale, sull’egualitarismo, sulla riduzione del tempo di lavoro, sulla redistribuzione della ricchezza, sull’esproprio dei grandi capitali, sulla cancellazione del debito, e sulla nozione di sconfinamento, di superamento della territorialità della politica.
    Abolire Maastricht, abolire Schengen, per ripensare l’Europa come forma futura dell’internazionale, dell’uguaglianza e della libertà (dagli stati, dai padroni e dai dogmi)

    E’ probabile che il prossimo passaggio dell’insurrezione europea abbia come scenario l’Italia.
    Mentre Berlusconi ci ipnotizza con i suoi funambolismi da vecchio mafioso, eccitando l’indignazione legalitaria, Napolitano ci frega il portafoglio. La divisione del lavoro è perfetta. Gli indignati d’Italia credono che basti ristabilire la legalità perché le cose si rimettano a funzionare decentemente, e credono che i diktat europei siano la soluzione per le malefatte della casta mafiosa italiana. Dopo trent’anni di Minzolini e Ferrara non ci dobbiamo meravigliare che si possa credere a favole di questo genere. Il Purgatorio che ci aspetta è invece più complicato e lungo. Dovremo forse passare attraverso un’insurrezione legalitaria che porterà al disastro di un governo della Banca centrale europea impersonato da un banchiere o da un confindustriale osannato dai legalitari.
    Sarà quel governo a distruggere definitivamente la società italiana, e i prossimi anni italiani saranno peggiori dei venti che abbiamo alle spalle. E’ meglio saperlo.
    Ed è anche meglio sapere che una soluzione al problema italiano non si trova in Italia, ma forse (e sottolineo forse) si troverà nell’insurrezione europea.

    10 settembre 2011″

  4. (alismaurozani Says:

    Caro Claudio,(alias redazione)
    c’è stato un tempo (non breve) nel quale avrei voluto (con sommo gaudio) spaccare la faccia a Bifo. Io , a differenza di lui (Bifo) son violento assai..almeno a volte. Però, nella sua naturale antipatia (il sorrisetto) mi è sempre stato ..simpatico.
    Al netto delle sue datate elucubrazioni (sofisticate) sul nomadismo cognitivo- grande cazzata perchè del tutto elitaria oltre che subalterna al pensiero unico- l’analisi che ti ha inviato adesso non fa , quasi, nessuna grinza.
    Scrivo quasi perchè non ho speranza nell’insurrezione italiana e anche perchè se vi fosse (come lui stesso comprende bene) sarebbe vandeana, criptofascista, razzista.
    D’altro canto quando la sinistra è morta o affidata alle narrazioni (che palle!) di un Vendola c’è poco da sperare. Io sto addosso al Pd sol perchè lì c’è ancora ( e me ne capacito con difficoltà) una massa critica di gente perbene che potrebbe fare la differenza. Ma forse ormai è storia antica.
    Per il resto a me il vecchio (come me) Bifo mi sermbra lucido. Come forse non lo è stato mai.
    Ergo , salutamelo.

  5. maurozani Says:

    Mirko.
    Certo ,il problema rimane sempre quello di una riforma generale del fisco. Adesso però è necessario evitare che l’Italia vada in malora. Subito. Da qui l’una tantum. In seguito è ovvio (per me) che una riforma fiscale debba essere caratterizzata da una tassazione permanente dei patrimoni , mobili, immobili, finanziari.Anche qui c’è bisogno di un rovesciamento concettuale e pratico. l’idea che tassando le grandi ricchezze aumenti l’evasione, e diminuisca la propensione al consumo e si deprima l’economia è una pura balla ideologica.
    Purtroppo, quando nacque il PD ascoltai con le mie orecchie , a Bologna, Veltroni chiarire che era ora di finirla con il “vecchio” approccio dell’allargamento della base imponibile. tutto il suo ragionamento innovativo e riformista andava nella direzione auspicata dalla “cultura” dell’epoca fino a sfiorare pericolosamente la teoria di quel cretino di Laffer. All’epoca non avevo ancora deciso se aderire al PD oppure no. Quel discorso , legittimo naturalmente, mi convinse , definitivamente, a non farlo.

  6. Andrea Says:

    Still Life with property tax: a new assault of the artistic left.

    An offer to the faithfuls of MAMbo for the 2011-2012 season.

  7. RUDI Says:

    caro Zani,
    come si fa a chiedere al Pd di “fare un bel pacco entro cui chiudere tutto il bagaglio di puttanate “riformistiche” che han forgiato il senso comune in questi anni e buttarlo alle ortiche”.
    Il Pd si fonda su quel bagaglio, senza quel bagaglio sarebbe leggero come l’aria, ancor più inconsistente di quanto già sia.

    Il senso comune che si è costruito in questi vent’anni andrà oltre la caduta di Berlusconi e la scomposizione partitica che ne seguirà.
    Tu indichi – mi pare giustamente – alcuni “paletti” per ripristinare un terreno di gioco decente: “Patrimoniale, tassazione delle transazioni finanziare, ripubblicizzazione di servizi essenziali e primari… ridare progressivamente al sistema pubblico la forza democratica ma anche economica, necessarie entrambe, per influire sullo sviluppo rimettendo al centro gli uomini (e le donne) e non le cose”.

    Condiviso l’obiettivo, vacillo sul “soggetto” che dovrebbe agire da “avanguardia” e condurci in quella direzione.
    Tu dove lo vedi?

  8. maurozani Says:

    Non lo vedo affatto Rudi.
    Il soggetto.
    O ci vedo poco oppure non c’è proprio .
    Non ancora.
    E non è neppur detto che potrà emergere nel post Berlusconi.
    A meno che non accada qualcosa nel PD…ma, alla luce dei fatti, ci credo poco.
    Non m’illudo intorno agli esiti di una ristrutturazione del sistema politico che pure già si preannuncia.

  9. alex Says:

    Pensierino complottista: la patrimoniale non si fa e non si farà perché eliminerebbe la scusa della crisi (deficit e debito) che sta alla base. Chi guadagna con la crisi invece vuole continuare a guadagnare.

    Poi che non sia il debito a generare la crisi è un’altra questione, ma magari ci mettono più tempo a costruire un’altra scusa…

    P.S Meravigliosa la lista delle manipolazioni!

  10. alex Says:

    ‎”C’è incertezza sui debiti sovrani, sulle banche in Europa e sulla famiglie negli Stati Uniti. La crescita debole e i bilanci deboli si alimentano a vicenda, alimentando una crisi di fiducia. Il circolo vizioso sta prendendo slancio ed è stato esacerbato dall’indecisione politica e da disfunzioni politiche. Siamo entrati in una nuova fase pericolosa della crisi e la strada per uscirne sta diventando più stretta”.
    Christine Lagard – Presidente FMI.
    La traduzione: “finora abbiamo scherzato, adesso viene il bello”

  11. Gianni Says:

    Insomma bersani và a vasto costretto a prendere atto che “meglio tenersi quello che esiste ” alla sua sinistra (beh Di Pietro non si sa…) piuttosto che rincorrere casini in un governo del centro destra senza brlusca (con la allegra compagnia di Fini…..). ma mi puzza molto di “tatticismo di politichese ” (dove gli emiliani sono maestri) piuttosto che seria alternativa………. alla faccia della narrazione (ripeto che vendola “solo al comando” non mi convince….mah cavolo). Sulla patrimoniale d’accordo ma chi la propone? chi la sostiene? Parlando con amico di rifondazione mi diceva che “noi l’abbiamo proposta per primi ma nessuno ci considerava”…… Non è che a forza di tatticismi e di rincorrerse il PD stà smarrendo se stesso e una qualsiasi progetto alternativo? Certo si mette in linea con napolitano E la BCE????TAgli su tagli e ancora tagli? E la crescita??? Capisco Napi fà quello che può “nell’interesse del paese” ma che palle……….. A forza di essere responsabili Napi, Pd,ecc và a finire che marcegaglia e più critica verso il governo che il “nuovo Ulivo” (ma che cacchio non c’era un altro slogan?)!
    Sono troppo pessimista ma non vedo ” una ristrutturazione del sistema politico che pure già si preannuncia” ….mentre bersani era a vasto Fioroni discuteva con bonanni e Casini……….ma ditemi voi che cavolo è stò PD……….Certo ci saranno energie vecchie e nuove all’inteno che ma bisogna dall’esterno mettere sotto pressione il “suo quartier generale” basta sconti….Dimostrazione se Di pietro non si incacchiava e Bersani non sentiva “il vento….” 8dichiarazione di Bossi “2013 troppo lontano” col piffero che andava a vasto! Son sempre lì a rincorrere………..Il vecchio detto “chi và piano và lontano” non può in questa situazione paralizzare un partito privo di idee e senza forza di proporre idee forti e scelte perecise e mirate…….
    saluti di sinistra gianni

  12. stefano marcacci Says:

    mauro condivido pienamente la tua analisi salvo quando parli di patrimoniale, chiarisco, è ora di smettere di parlare in modo generico, bisogna indicare con chiarezza delle cifre, ho molti amici commercianti, sono terrorizzati dalla patrimoniale, e fanno fatica ad arrivare pari alla fine del mese , la parola patrimoniale li spaventa a prescindere anche se sono quasi dei sottoproletari anche se presto dovranno chiudere l’attività perchè il piccolo commercio non è più renumerativo. è così difficile dire che in francia esiste da sempre , che parte da patrimoni sopra i 750000 euro e che è tassata al 0’75% % che in germania parte da 800000 euro ed è tassata al1%? poi naturalmente partendo da lì è progressiva .non ponendo cifre e e dando per scontato che tutti sappiano si fà un danno enorme,danno politico, e sarebbe ore che smetessimo di farci del male senza ragione, questa non chiarezza non viene certo compensata dall’andare a baciare anelli al papa, con ribrezzo ho letto pochi giorni fà che solo 3 deputati del PD anno votato a favore di reintrodurre l’ici alle attività economiche della chiesa, daltronde è meglio massacrare le pensioni che far pagare i preti. non ci si è ancora accorti che l’italia di oggi non è più l’italia del 1947 anche per quanto riguarda l’influenza della chiesa?

  13. roberto Says:

    @ stefano marcacci
    non solo i preti.
    Sono anni ormai che la Regione mantiene un organismo quantomeno non indispensabile come la consulta degli Emiliani Romagnoli nel mondo.
    Indispensabile però alla Silvia Bartolini, che con l’esperienza contro Guazzaloca ritiene di aver meritato una sorta di “vitalizio” che la regione gli deve corrispondere. Prima nel listino di Errani, poi presidente di questa surfetazione da lei voluta e che costa circa 1.000.000 di euro l’anno.
    Io me n’ero accorto da tempo, ora se ne sono accorti i grillini e la cosa è finita sui giornali. Vediamo se se ne accorgeranno anche Errani e Donini.
    E soprattutto se Repubblica darà alla cosa lo spazio che ha dedicato ai costi della provincia.

  14. Giovanni Says:

    ESTRAVAGANZA
    Nel Gorgia di Platone, Callicle afferma esser le virtù (etica) e le leggi della Polis un trucco dei più deboli per imbrigliare la forza e il potere degli individui migliori.
    L’affermazione evidentemente vera,non trova una replica sufficientemente forte da parte di Socrate(Platone),che si limita ad opporre l’esigenza della giustizia,come bisogno della collettività
    Nel Gorgia,dunque si avverte l’assenza di una Utopia,l’assenza di una costituzione programmatica,in grado di affrancare la collettività(i più)dal potere del più forte
    La crisi della democrazia ateniese è ben presente a Platone:vi è una libertà senza principi e senza autocontrollo Gli individui non si danno più pensiero di rispettare né le leggi scritte né le leggi non scritte .Ogni individuo si sente sciolto da qualsiasi vincolo sociale(costituzione) Questa è ,appunto ,la volontà del più forte,del vero potere.
    Allora Platone lascia Atene,una città dove i cittadini sono ormai logorati dalla democrazia manipolata dai più forti per presentare la sua costituzione programmatica al Tiranno:quello che non può essere inteso dalla moltitudine può essere inteso e attuato da uno solo La Repubblica è l’Utopia del Filosofo
    Il conflitto tra il potere dei singoli(i migliori) e la comunità è dunque un tema che attraversa non solo la storia della società ma anche la dialettica(la filosofia) e con l’affermarsi della moderna democrazia borghese,anche le scienze economiche.
    Con il sistema capitalistico,governato dalla democrazia borghese,sorge una nuova grande utopia programmatica:Il Manifesto di Karl Marx.Un potente motore ideologico che darà i suoi frutti migliori nel secolo breve.
    Oggi tutti avvertiamo l’assenza di una grande utopia:un’arco per spingere gli uomini ad essere coscienti e migliori.
    Ma ,forse, Marx …non è morto !

  15. maurozani Says:

    Già, forse Marx non è morto..basta vedere ciò che sta succedendo.

    Quanto alla patrimoniale (Stefano) quante altre volte la devo descrivere? Secondo la versione Modiano si tratta di far contribuire il 20% della popolazione facedno del tutto salvo il restante 80%.
    Ma mi basterebbe che contribuissero coloro (il 10%) che detiene il 50% di tutta la ricchezza nazionale.
    Senza misure come la patrimoniale non si ferma la marea montante e continueranno a pagare i soliti noti.
    Cosa diavolo c’entrano i negozianti,commercianti, artigiani e via cantando?

  16. stefano marcacci Says:

    siccome nessuno spiega loro come funziona la patrimoniale negli altri stati, pensano che saranno tassati loro e monta l’odio per la sinistra ,è visco che ci vuole tassare, loro sono rimasti a prima di berlusconi.

  17. Giovanni Simonetti (@Zarivanov) Says:

    Un piccolo contributo ai nostri giovanni amministratori mi sento di donarlo per la messa a punto della “manovra bolognese:
    1) rilascio di 200 nuove licenze per taxi al prezzo di 200.000 euro cadaunoLe ultime sono state conesse per il trasporto di andicappati a 150.000 I taxi servono e le entrate potrebbero evitare tagli alle materne e nidi per i prossimi 8 anni.
    2)tassa di soggiorno di 3 Euro, ci sta.Ci sono un fracco di turisti che vengono tosati con una birra a 6 euro.La città più legittimamente chiedere 3 euro.
    Prossimamente darò qualche idea al giovane assessore al traffico per spingerlo fuori dal perimetro dei “fittoni”.
    Buon lavoro

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