Capitalismo reale.

Non so come finirà la contesa aperta nel PDL. E neppure quale sbocco potrà avere la lotta sorda aperta dalla nascita nel PD.
Nel novero delle cose possibili ci sta che la coppia Scaiola- Pisanu, con l’appoggio esterno di Formigoni , imponga il famoso “passo indietro”.
Casini a quel punto diventa determinante e il PD dovrà portar acqua ad un governo di fine legislatura ormai da tutti invocato.
Come dice Bersani bisogna “tenersi larghi”.
Può pure succedere che ,grazie allo straordinario successo nella raccolta delle firme per il referendum elettorale ,s’impongano le elezioni anticipate.
Ma è presto per definire un possibile scenario.

In ogni caso quel che davvero manca è un’idea alternativa, sul piano economico e sociale.
Molta manovra e poca o nulla prospettiva. E’ la ragione per la quale il 30% degli elettori non è ancora disposto a recarsi alle urne.
La maggioranza è ormai in piena decomposizione , ma l’opposizione, nonostante il favore dei sondaggi, non è ancora in grado di parlare al paese.

I soggetti forti sembrano essere piuttosto la Confindustria e, di nuovo, la Chiesa.

Alla fin della fiera, Confindustria e imprenditoria preparano la successione al regime. Come molte altre volte hanno fatto nella storia d’Italia.
Da qui l’iniziativa di Della Valle e il protagonismo di Montezemolo entro il recinto tracciato dal manifesto confindustriale.

La “razza padrona” s’appresta a dar le carte ,ancora una volta. O, almeno ne ha l’ambizione.

Tutto sbagliato.
E inefficace.

Senza una politica forte non s’andrà da nessuna parte.

E , si faccia molta attenzione, per favore.
Non a caso i padroni del vapore s’associano al facile e popolarissimo attacco alla casta.

Si preparano brutti tempi.

D’altro canto da dove potrebbe venire una nuova credibilità della classe politica?

Vedo una sola possibilità.

Quella di reagire col massimo di vigore – magari dopo aver tolto di mezzo l’osso che si offre strumentalmente al popolo incazzato, ridimensionando entro limiti accettabili e decenti le proprie prerogative- al modello di capitalismo imperante.

C’è un capitalismo per così dire teorico, un modello puro dove tutto gira secondo i crismi del libero mercato, con le sue regole e i limiti sociali imposti dalla politica in nome e per conto dell’interesse generale e comune, e c’è il capitalismo reale.

Quel capitalismo finanziario e di rapina che ha messo ormai in ginocchio la democrazia ovunque nel mondo.
Da tempo il nodo di una democrazia imbelle è venuto al pettine anche in occidente.

Forse un partito che ha voluto definirsi democratico dovrebbe occuparsi proprio di questo. Ma lasciamo stare…

In giro per l’Europa , nelle sue istituzioni ad ogni livello, in ogni documento, presa di posizione, insomma nel lessico politico corrente , contenuto enfaticamente anche nei trattati dell’Unione, il capitalismo reale è coperto e tenuto al caldo dall’ingannevole definizione di “economia sociale di mercato”.

Economia sociale di mercato.
Suona bene, e rassicura.

Solo, non esiste.

Anche il buon e inoffensivo Barroso al suo secondo mandato a capo della Commissione ( che dovrebbe essere il governo europeo o , almeno concorrervi), diventato presidente grazie al fatto di aver perso a suo tempo le elezioni in Portogallo ha cercato nel solenne discorso sullo stato dell’Unione di mettere un pochino di carne al fuoco dell’economia sociale di mercato.
Nel seguente modo: Eurobond+ tassazione omogenea del risparmio a livello europeo+Tobin tax.

Naturalmente i governi hanno fatto orecchie da mercante.
Non esistono le istituzioni politiche in grado d’imporre scelte di questo tipo.
Per la semplice ragione che il capitalismo reale che ha in ostaggio i governi nazionali si oppone a qualsiasi idea di governo sovranazionale. In Europa come altrove. Del resto il capitalismo reale ha già le sue istituzioni nel FMI e nelle banche centrali, quella mondiale , oltre alla Federal Reserve e alla BCE.

Tramite questi strumenti operativi il capitalismo reale ha imposto in passato la sua logica di rapina, molto spesso apertamente criminogena.
L’elenco delle malefatte è lunghissimo e ben noto.
Il capitalismo reale andrebbe sottoposto a processo per crimini contro l’umanità per aver provocato morte e distruzione ai quattro angoli del pianeta.

Ci vorrebbe una nuova Norimberga.

Così stando le cose del mondo, in Italia si continua a menar il can per l’aia attendendo un decreto per lo sviluppo a costo zero!
Roba da matti.
Tant’è vero che si pensa a procedere, realisticamente attraverso i soliti condoni.

Ho scritto realisticamente poiché l’alternativa apparente è solo quella di Confindustria: ridisegnare al ribasso i rapporti di forza tra capitale e lavoro con il contentino di una ridicola patrimoniale che Visco giustamente stima in un paio di miliardi o poco di più.

In tal contesto, in Italia e in Europa, chi eventualmente volesse opporsi ad un declino annunciato che presto sfocerà in una disastrosa recessione dovrebbe anzitutto denunciare, senza mezze misure e timori e tremori, il fatto incontrovertibile e ben documentato che il capitalismo reale è nemico giurato della società.

Partire da qui. Ecco. Sarebbe già una mezza vittoria.
E poi delineare un progetto alternativo assieme a quanti nel mondo già da tempo s’oppongono, a livello statuale, continentale e sociale alle logiche finanziarie e monetariste.

Su questo terreno vengon buone le proposte di Barroso.
Ma bisogna crederci.

E’ del tutto realistico e assolutamente fattibile tassare i movimenti di capitale e recuperare risorse per lo sviluppo senza attendere una generica e ormai illusoria possibilità di crescita per le solite vie.

Maurizio Ricci sul supplemento finanziario di Repubblica ha spiegato bene che il modestissimo 0’1% della Tobin Tax proposta da Barroso comportando “L’obbligo di registrare e tassare le transazioni rallenterebbe il frenetico rimbalzare degli affari nel mondo dei mercati computerizzati. Quel fast trade fatto di migliaia di operazioni che si concludono al ritmo dei nanosecondi ,gestiti dagli algoritmi dei software finanziari” , facendo notare anche che alla City di Londra viene già applicato un bollo dello 0’5% sul traffico delle azioni.
Ciò comporterebbe meno volatilità e meno occasioni per la speculazione aprendo spazi per investimenti nell’economia reale a lungo termine.

Certo , in Italia resta la questione enorme del debito.
Si tratta di decidere chi lo deve pagare, nelle giuste ed eque proporzioni.
Da qui la patrimoniale concepita da Modiano per spezzare la spirale perversa della crescita esponenziale degli interessi sul debito.

Ciò di cui si discute invece è tutt’altro.
Pannicelli caldi e propaganda a buon mercato.

E quando e se si giungerà al famoso governo di fine legislatura ,ebbene esso sarà ostaggio ancora una volta di chi oggi cavalca l’antipolitica dopo aver sostenuto, sia pur a fasi alterne, la rivoluzione liberale e fiscale di Berlusconi.

Temo che il programma di quel governo non si discosterà di molto dalle solite litanie confindustriali su privatizzazioni, liberalizzazioni e ulteriori deregolazioni del mercato del lavoro cui s’aggiungerà la svendita del patrimonio pubblico e la liquidazione progressiva di ciò che resta del welfare.

Dopodiché saremo fuori dalla crisi.

Nudi e poveri alla meta.

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8 Risposte to “Capitalismo reale.”

  1. Maurizio Cecconi Says:

    Caro Mauro, scrivi che “i soggetti forti sembrano essere piuttosto la Confindustria e, di nuovo, la Chiesa”. Come darti torto. Però non basta, a mio avviso, constatare la ritrovata egemonia del Vaticano, ma comprendere anche gli strumenti con cui la riottiene. Tra questi il principale è la sussidiarietà, nuovo modo di chiamare le privatizzazioni dei servizi pubblici essenziali che entusiasma tanto la destra quanto la nostra sinistra cialtrona. Ne ho scritto qui. Grazie come sempre per la tua lucidità e per lo sbattimento che ti carichi sulle spalle, condividendo i tuoi ragionamenti. In questi tempi nerissimi questo tuo blog è una delle poche oasi nel deserto.

  2. GIUSEPPE PARISI Says:

    Molto volentieri affronto, stimolato per la terza volta da Stefano Marcacci, il dilemma presocratico della scelta fra capitalismo e socialismo…il socialismo declinato come comunismo ha fallito, il sicialismo scandinavo è stato un valido esempio di discrete virtù ma poi…
    Il capitalismo industriale ha per 200 anni, partito con l’ipersfruttamento operario.. ha distribuito risorse diseguali, poi poco per volta ha creato una divisione non equa ma ha creato un piccolo benessere per tutte le classi lavoratrici…infine l’avidità dei CAPITALISMO FINANZIARIO HA DISTRUTTO TUTTO, dapprima 100 dollari accantonati a garanzia divenivano 1000 dollari di prestito, è passi…, dopo 100 dollari di debito divenivano 10.000 DOLLARI DI DI PRESTITI VARI E PELOSI.

    DA VECCHIO REPUBBLICANO DI UGO LAMALFA, affermo che ora di cambiare, basta con i soldi distributi agli amici, spesso incapaci, sovente furbacchioni, qualche volta ladri se non mafiosi.
    FERMIAMOCI E RIPARTIAMO CON UN SERIO MARKETING quindi:
    0) DECIDIAMO GLI OBIETTVI SOCIOECONOMICI DEL PAESE
    1) ricerca delle risorse…inventario preciso e rigoroso
    2) analisi delle risorse ovvero analisi del valore
    3) interpretazione delle risorse
    4) scelta delle priorita per utilizzare le risorse, fra cui la prima è il capitale umano
    5) sviluppo delle pocedure per l’ottenimento delle priorità
    e mi fermo qui; MAO diceva: ” …se non fai l’inchiesta non hai diritto di parola”.
    BENE, facciamo l’inchiesta poi avremo diritto di parola, basta con questo diluvio di frasi APODITTICHE, APOLOGETICHE, ASSIOMATICHE, ASSIOLOGICHE, non ne posso più, è vero, PADOA SCHIOPPA ha affermato che io giovani sono dei BAMBINONI, altri han detto che sono dei BAMBOCCI che siano figli di BAMBINI!!!!!

    un vecchio liberal-socialista Giuseppe Parisi.

  3. mauro zani Says:

    Ah..m’ero dimenticato dell’inchiesta.
    Quante inchieste negli anni settanta!
    Comunque ce ne fossero molti dei “vecchi” repubblicani lamalfiani.
    Quelli di UGO, intendo.

  4. Maria Tilde Bucco Says:

    ANCORA UNA VOLTA LA RAZZA PADRONA SI FA AVANTI “” LA CHIESA E LA CONFINDUSTRIA””” COME DESIDEREREI TANTO TORNASSERO I VECCHI SOCIALISTI!! -RIPETO I VECCHI– NATURALMENTE NON MI RUFERISCO HAI C…….
    COME VORREI TORNASSERO GLI ANNI SETTANTA!!!

  5. GIUSEPPE PARISI Says:

    Iniziamo lel invhieste…serie…eppoi operiamo le scelte…ponderate, precise e ferme

    Giuseppe Parisi

  6. Andrea Says:

    Si, facciamo delle belle inchieste serie e poi operiamo le scelte, naturalmente ponderate, precise e ferme… ci mancherebbe altro!
    Anch’io sono stato un (vecchio?) repubblicano lamalfiano con tanto di tessera (dal 1987 al 1989). Ero molto amico di due repubblicani bolognesi, uno serio e uno un po’ meno serio ma molto divertente: Laura Grassi e Federico Grilli. Bei tempi, bel teatrino parrocchiale, belle cene.

  7. beppe ramina Says:

    Io non sono convinto che i soggetti forti siano quelli che indichi tu; né che lo siano intrinsecamente, né, se lo fossero, che siano i soli. Ora, non voglio sopravalutare, ma immagino che sabato a Roma ci saranno tantissime persone: soggetto forte o debole?
    E la diffusa percezione di estrema fragilità sociale, verrà recuperata da nuovo centro-nuova destra? attraverso quali operazioni? Il manifesto di Confindustria, al di là di una patrimoniale – sulle persone fisiche, nota bene – dell’1,5 per 1.000, chiede di eliminare le pensioni di anzianità e di privatizzare tutto ciò che è azienda pubblica. Convinceranno i tanti che, questa volta, le porcherie del capitale reale le stanno vivendo acutamente sulle spalle?
    La sinistra è deludente, direi addirittura più del solito. Ma la neodestra + neocentro non so davvero quanto consenso raccoglierà.

  8. Pacman Says:

    Il capitalismo reale esiste, sono concorde, ed è figlio del sistema stato/banca centrale, il sistema fiatmoney.
    Per superarlo? Riserva frazionaria al 100% ed abolizione delle banche centrali, denaro-merce scelto dal mercato e sostenuto da un asset solido non manipolabile da alcun pianificatore centrale. Mai più salvataggi di aziende amiche e banche zombie. Lasciare che il libero scambio faccia rapida pulizia e consenta l’allocazione migliore e libera delle risorse senza interventi esterni.
    Non buttiamo le risorse scarse in imprese fallite. Vorrebbe dire favorire l’azzardo morale. Non stampiamo denaro dal nulla per non svilire la merce con la quale tutti noi scambiamo tutte le altre merci.
    Non c’è altro modo per pace, libertà e prosperità. Il problema numero uno ruota intorno allo stato centrale. La terza via è il convergere degli interessi di potere delle burocrazie socialiste e dei capitalisti clientelari alle spese di tutti noialtri.
    Nessuno deve trovarsi nella posizione di decidere presuntuosamente per tutti gli altri. Cooperare liberamente significa divisione spontanea del lavoro e collaborazione per la prosperità di ciascuno senza interventi esterni e fatali.
    Coesione sociale rischia di essere quella di un gregge nel recinto prima della tosatura.
    Saluti.

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