Ideologie…

E veniamo alla sussidiarietà.
A Bologna dopo l’omelia del Cardinale ferve il dibattito.
Il segretario del PD bolognese non usa mezzi termini. Sembra reduce da una dieta a base di bistecche di leone quando afferma che coloro che si oppongono al passaggio dei servizi ai privati, “un’opportunità da cogliere fino in fondo”, non son altro che dei poveracci avvelenati dall’ideologia.

Ecco, finalmente, l’ideologia.

Ne vogliamo parlare?

Quella che ha prevalso dall’inizio degli anni ’90 e che raggiunge il suo culmine in questo tempo di vacche magre per le casse pubbliche si riassume, senza forzatura alcuna, nel seguente motto: tutto ciò che è pubblico è inefficiente e di pessima qualità, tutto ciò che è privato è , al contrario, efficiente e di ottima qualità.

Tutto ciò essendo entrato nel senso comune rende possibile oggi, chiudere con una mano il rubinetto del finanziamento agli enti locali (è il federalismo bellezza!) e spalancare, più ancora del passato, la porta ai privati.
E per di più in condizioni di assoluta debolezza.

Ora, io non voglio opporre ideologia ad ideologia.

Solo chiarire che un sommo esempio di sussidiarietà, è dato dal fallimento del San Raffaele, la nota struttura ospedaliera d’eccellenza (ovvio) guidata da un prete a quanto pare un tantino spregiudicato.

Il pubblico ha sussidiato con soldi a palate quella struttura.
Senza quei soldi, i nostri soldi, Don Verzé, con quella faccia che si ritrova, non avrebbe certo potuto dispiegare tutta la sua geometrica potenza politico elettorale.

Insomma se la sussidiarietà consiste nell’elargizione di finanza pubblica ad iniziative private, mi par una fregatura pura e semplice. Più o meno come la cosiddetta “finanza di progetto” nella costruzione di opere pubbliche che costituisce, non a caso, un altro aspetto della medesima ideologia.

Naturalmente so bene che le cose sono “complesse”.

C’è, ad esempio, un problema di rapporto tra costi e qualità, valutando il quale per alcuni servizi può esser senz’altro utile aprire all’iniziativa privata. Ma per assicurare la qualità voluta dal sistema pubblico è assolutamente necessario che quest’ultimo tenga le mani in pasta nella stessa GESTIONE di quel particolare servizio o attività.

L’idea che si possa controllare dall’alto e da fuori secondo standard di qualità prefissati è semplicemente illusoria. Oppure è una pietosa balla che serve a mascherare la propria impotenza.

Mi spiego.

Una società mista pubblico privato come Seribo (refezione scolastica) sembra ben funzionare recando anche un utile di gestione al Comune di Bologna proprio perché il pubblico mantiene la sua prevalenza e ne nomina il Presidente lasciando ai privati l’amministratore delegato. Ma il pubblico ,in questo caso, interagisce di continuo, in tempo reale (e so quel che dico, e lo sa anche Donini) con il privato impicciandosi anche dei minimi dettagli. Niente viene fatto senza l’accordo preventivo con chi rappresenta l’interesse del Comune e contemporaneamente dell’utenza.

Se in altri campi, magari non ancora esplorati, qualche privato può e vuole associarsi al pubblico fornendo oltre ad un servizio di qualità concordata anche un UTILE di gestione al Comune ben venga.

Se invece , com’è spesso accaduto in questi anni sull’onda del “privato è bello”, ci si vuol appropriare di funzioni pubbliche per meri ed esclusivi scopi di profitto privato , beh allora rientriamo nel campo della sussidiarietà ideologica e malandrina del San Raffaele.

Ma questo sol per chiarire che in verità l’ideologia della sussidiarietà viene usata dalla destra (e molto spesso dalla chiesa) come un grimaldello politico per aprire la cassa pubblica ai privati e non per supplire generosamente alle indubbie difficoltà e/o carenze del sistema pubblico.

Se si vuol andar oltre le ideologie, bisogna ammettere che in Italia , storicamente, quel tanto di sussidiarietà tra pubblico e privato che s’è introdotto nella gestione dei pubblici servizi è risultato soprattutto utile alla costruzione di veri e propri sistemi di potere.
Privati naturalmente. E spesso d’ordine confessionale.

Comunione e Liberazione tanto per parlare di qualcosa di noto e conosciuto non potrebbe essere quella potenza anche economica che in effetti ancor oggi è senza quel continuo drenaggio di soldi pubblici di cui s’è dimostrata capace.
Eh già ci son molte e diverse cose sotto il mantello delle ideologie.
E molto spesso i preti con l’ideologia della sussidiarietà ci vanno a nozze.
Anche se non potrebbero.

Mangiapreti?
Macché.
Credo d’esser stato uno dei primi amministratori molti anni addietro a contribuire attivamente, anche sul piano finanziario, alla nascita di una comunità per il recupero e cura dei tossicodipendenti in un rapporto diretto con la Chiesa bolognese.
Non son mai più passato da quelle parti ma penso funzioni bene ancor oggi.

Il fatto è che, adesso, s’approfitta della difficoltà degli enti locali per lanciare una vera e propria OPA ostile al sistema pubblico sottoforma di sussidiarietà.

Per quello che conta non sono d’accordo anche se non ho difficoltà a capire le ragioni politiche (e ideologiche?) che portano invece il PD a premere su quest’acceleratore.

Capisco.
E perciò non condivido.

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20 Risposte to “Ideologie…”

  1. Maurizio Cecconi Says:

    Nient’altro da aggiungere. Naturalmente verrai etichettato anche tu come “passatista”, ovvero “con lo sguardo rivolto all’indietro” (cito chi citi).

  2. gianni guagliumi Says:

    Ti consiglio vivamente di leggere (è probabile che tu l’abbia fatto) l’intervento che oggi Paola Marani ha scritto sulla pagina bolognese di Repubblica. Paola ha una solidissima esperienza amministrativa che si è conquistata sul campo e sulla propria pelle e gode di una considerazione quasi illimitata da parte dei cittadini che l’hanno conosciuta. Cito un passo del suo articolo: “Il pubblico deve saper esercitare la propria responsabilità nei confronti della comunità non solo su ciò che gestisce direttamente, ma rafforzare la propria azione di governo nella regia, nell’indirizzo e nel controllo di chi è in grado di svolgere una funzione sociale che in questo modo diventa una funzione pubblica”. Non credo che Paola si sia messa alla ricerca di un facile captatio benevolentiae, tanto più che parliamo di una persona che ben conosce la rete del cosiddetto “sociale” perchè ha contribuito a crearla e a consolidarla. Io sono molto d’accordo con le affermazioni della Marani, avendo sperimentato spesso di persona le grandi potenzialità, ma anche i limiti dei servizi erogati dal pubblico. Vorrei integrare il tuo ricordo, dato che ero presente anche io quel lontano giorno in cui, in tua presenza in qualità di Presidente della Provincia, il Sindaco di Crevalcore Cavani mise le chiavi della comunità terapeutica nelle mani del Cardinale Biffi, ma, come sappiamo in pochi, quelle erano le chiavi della sezione del PCI…

  3. mauro zani Says:

    Sezione del PCI????

  4. alex Says:

    Sullo sfondo di questo ragionamento nessuno parla dell’incapacità di governare il mostro che è diventato Hera? Sindaci disposti a tutto pur di garantirsi pochi spiccioli di dividendi. Perché mostro? Non è pubblico, ma è privato su cui il pubblico ha interessi. Una follia che senza governance politica (pur con rare e lodevoli eccezioni) fa ancora più danni di una gestione pubblica inefficiente. Quindi, tornando al tema del post: dire ideologicamente che pubblico è male o che privato è male (o è opportunità) è parlare di nulla se il committente (il bene collettivo) è incapace di governare. Sul piano politico, operativo e manageriale. L’OPA lanciata sul sistema dei servizi pubblici è evidente che è una posizione ideologica. Come tale dannosa di per sé. Ma in questo paese sembra che l’ideologia sia l’unico valore rimasto: nessuno ragiona più, nessuno ci prova più, tutti pontificano e non hanno una idea di come costruire un futuro…. Basta guadagnarci qualcosa oggi (consenso, posizioni…)

  5. Gualtiero (che è papà e insegnante) Says:

    Assolutamente chiaro. Assolutamente condivisibile, e opportuno, e tempestivo.
    Anzi: se qualcuno ha quel po’ di tempo e voglia per farne un manifesto, io sono disposto a contribuire un po’ alla spesa e alla distribuzione.
    Credo che moltl molti molti condividerebbero.

    Per esempio molti studenti universitari, (e perchè no, anche medi), moltoi insegnanti, molte famiglie, molti genitori e e operatori/trici delle materne e dei nidi, eccetera eccetera.
    Grazie, Mauro.

  6. Welfare Bologna, Zani: “Macché sussidiarietà, è opa ostile” | PUTA. A QUEER INVADER Says:

    […] s’è fatta attendere la voce di Mauro Zani, il segretario dei Ds chiamato a risolvere il disastro della vittoria nel 1999 di […]

  7. gianni guagliumi Says:

    Si sezione del PCI. Nel momento della consegna simbolica delle chiavi a Sua Eminenza il Sindaco, frugando nelle tasche, estrasse un voluminoso mazzo che era quello della sezione, tanto mica c’era la targhetta. Puoi chiedere all’interessato, che ben conosci, che ti confermerà l’episodio.

  8. Claudio Says:

    Cazzo!!
    Un “pezzo” proprio bello.

  9. Andrea Says:

    Ci può stare un’interpretazione analitica: il Pci come comunità terapeutica di promozione sociale. Ovvero: visto dove siamo arrivati, Eminenza, pur essendo dei tossici ( sottinteso: per Lei, Eminenza, siamo dei tossici…).

  10. mauro zani Says:

    Boh. Continuo a non capire il rilievo “significante” del mazzo di chiavi…
    Cosa si vuol dire esattamente ?
    Al Castello dei Ronchi non mi risultava una sezione del PCI.
    Comunque chiavi o non chiavi il senso di quella vicenda risiedeva in una sorta di sfida , sottile, prolungata e intelligente che il Cardinale aveva ingaggiato con noi :la sinistra al governo.
    Alla fine ne guadagnarono coloro che ne avevano bisogno.
    A dimostrazione che non c’è alcun bisogno di sdraiarsi sulle posizioni del tuo interlocutore (in questo caso la Curia bolognese) per ottenere un buon risultato all’insegna di una non pelosa e ipocrita “sussidiarietà”.
    E di ciò ringrazio ancora Giovanni Nicolini che, con la sua comunità di Sammartini, garantì, di fatto, l’agibilità di quella operazione.
    Biffi venne laggiù perchè non poteva farne a meno. Io c’ero perchè , nella fattispecie,(che andrebbe lungamente descritta nel dettaglio) anch’io volevo-dovevo esserci.
    Tutto questo cosa ha a che fare con un mazzo di chiavi?
    Continua a sfuggirmi.

    PS. Qaunto al pezzo su Repubblica di Paola Marani,(che stimo non da ora), certo che l’ho letto. E anche questo mi ha indotto a scrivere.
    Cose molto diverse.
    Come avrai notato.

  11. agostino Says:

    Caro Mauro, il problema non è sussidiarietà si o suddidiarietà no, ma sussidiarietà come. Nella realtà provinciale bolognese esistono da tempo esperienze positive. Perchè non si parte da li?

  12. agostino Says:

    Caro Mauro, la “finanza di progetto” è uno strumento. Trovo fuori luogo e sbagliato mettere sul banco degli imputati uno strumento. Sarebbe più utile concentrare l’attenzione ed esprimere giudizi sull’uso concreto che di quello strumento viene fatto e verificare caso per caso la ricaduta concreta sulla utilità pubblica.

  13. Gianni Says:

    Và bene la chiesa e bologna, ma non è che con la privatizzazione di telecom, ecc. lo “spacchettamento” di Enel (dice Bersani) si siano fatte operazioni molto diverse! Con quale controllo??? le authority
    Forse come con il “lavoro a progetto o obbiettivo” comunque flessibile, che dir si voglia, questo centro sinistra ha scazzato alla grande e ora paga dazio rispetto ai giovani e rispetto alla mancanza di alternativa rispetto a B.
    Caro mauro ma che cavolo avete pensato in quel periodo??? Tu eri in segreteria ti sarai mangiato il fegato ma ora, come sinistra di governo, siamo impreparati alla meta.
    Se cade B. dobbiamo sperare nello “spacchettamento” del PD se no questi fanno l’ennisimo patto di potere dopo sinistra anche con ex democristiani , stavolta di desta e non se né esce più altro che alternativa!!!
    L’alta sera Bersani a La 7 faceva tenerezza, tenere insieme tutti questi personalismi è un’impresa disperata, anzi inutile manco con l’attack….I giovani, e non solo, in piazza e lui dopo amministrative, referendum, firme referendum elettorale sempre “a fianco, al seguito……” ma che cavolo di partito è quello che in un momento così grave per il paese non è in grado o non vuol dire come la pensa??? e poi mi viene a dire che è dirimente il programma per la coalizione futura??? ma per favore sanno solo rincorrere, quando gli và bene, l’aria che tira, con un occhio particolare alle poltrone….pensa solo alla vicenda della presidenza dell’ANCI in un momento di attacco furibondo ai comuni………….
    Grazie Mauro per ospitare questo mio sfogo, saluti di sinistra GIANNI

  14. mauro zani Says:

    Caro Agostino la finanza di progetto è uno strumento…..finalizzato a gabbare i gonzi….. pubblici. Almeno in Italia , fino ad ora.

  15. agostino Says:

    Non sono d’accordo. In alcuni casi ha rappresentato uo strumento in grado di dare risposte a bisogni che il pubblico, da solo, non sarebbe stato in grado di fornire.

  16. Roberto Says:

    Agostino, in teoria hai ragione.
    In pratica un esempio, please.
    Magari successivo ai tempi eroici di Imperatori al Mediocredito, che allora non si erano ancora scandagliate le “possibilità” dello strumento…

  17. mauro zani Says:

    Agostino. Val più la pratica della grammatica, in effetti.
    Se avessi sott’occhio qualche esempio positivo mi ricrederei volentieri. Ma gli esempi positivi dovrebbero essere almeno maggiori di quelli negativi.Altrimenti il gioco privato non vale la candela pubblica.
    Per me non si tratta , in questo caso di una questione ideologica, solo di convenienza pubblica. Altra cosa è la sussidiarietà che “storicamente” serve a stabilire rapporti non sempre chiari (o come si usa dire trasparenti tra privato e pubblico. Ad esmpio si potrebbe discutere a lungo di cosa sia , o cosa debba essere il cosaidetto privato-sociale. Naturalmente al di là del volontariato.

  18. Gianni Says:

    Beh l’articolo di oggi su repubblica della Codrignani anche se confuso nel finale dà una spiegazione. Mi chiedo perchè cavolo il centro sinistra ha fatto la modifica al titolo V della costituzione pur sapendo che era incompleta, rabberciata come la legge treu sulla flessibilità…. e torno lì Mauro non ti voglio dare colpe, son qui per capire! Ma perchè tutte queste riforme a metà mentre ora manco sull’abolizione delle provincie sui referendum si ha un pò i coraggio??? Son cambiati i tempi, i partiti ma ora il centro destra può dire che comunque, flessibilità, modifiche costituzionali privatizzazioni mal riuscite e peggio gestite, le abbiamo cominciate noi centro sinistra. e poi qualcuno si meraviglia se a 60 anni viene considerato superato, non più spendibile politicamente???
    E’ che con queste scelte Bleerista, della terza via, il riempirsi la bocca di mercato, ecc hanno minato le basi di una alternativa possibile, credibile, al modello del liberalismo capitalitico dominante nascita del Pd compresa……….
    Oggi il comunicato di Di Pietro Parisi e Vendola sembra una boccata d’aria pura rispetto al tour de force “interno” al PD: Orfini orlando, fassina oggi, serracchiani civati domenica e Renzi Richetti il 28/10 se questi sono il rinnovamento stiamo freschi, stanno crescendo già divisi in correnti, ci manca che qualcuno vada domani a Todi (e ovviamente ci sarà) e abbiamo l’immagine dello sfaldamento, dello sfilacciamento, “dell’amalgama mal riuscita”, di questo fantomatico partito Democratico. Più democratico di così………ognuno fà i cavoli suoi.
    Mauro ti chiedo lo snodo di questi madornali errori è fine anni ’90 inizio 2000? o viene da prima? A tuo avviso è solo una questione di autoconservazione di classe politica o il cosidetto “riformismo” nascondeva interessi e rincorse a una “modernizzazione della politica” intesa come alleanze, asse con poteri economico-finanziari???
    In fondo mi vien da dire allora che mandando in soffitta il PCI qualcuno ha voluto scientemente “gettatare insieme all’acqua sporca anche il bambino” (bambino vuol dire per me valori, idee, etica pubblica, partecipazione)……. Notare io pur a malincuore (leggento le tesi di Ingrao) ho aderito aL PDS….
    Mi sono incartato, stò ragionando con lo sguardo rivolto al passato ma vorrei capire da te che eri dentro al meccanismo PDS, DS………o è inutile rivangare questo passato per spiegare perché oggi non riusciamo a dare un’alternativa credibile al berlusca, alla sussidiarietà della chiesa, alle privatizzazioni, alla lettera della BCE…………….. sempre subalterni a qualcuno io dico BASTA! Nonostante i blach bcloc una alternativa la possiamo costruire, nei movimenti referendari e non……….fuori dagli “apparati”, dai poteri consolidati della sinistra più o meno storica, dagli steccati, senza rincorrere il Casini di turno ma facendoci rincorrere nel paese tra la gente ………. e sì bello a dirsi meno a farlo certo ma non vedo alternative……….

  19. Nadia Says:

    Vorrei portare un esempio concreto di sussidiarietà a favore del privato: una famiglia che a Bologna non trova posto nella scuola dell’infanzia statale o comunale si rivolge per necessità a quella privata parificata dove oltre alla mensa che è a carico della famiglia c’è anche la retta. E poi, essendo una scuola parificata cattolica come la maggior parte, la piccola deve imparare a pregare anche se la famiglia non è credente. Quella scuola parificata oltre alla retta riceve anche il contributo pubblico. A me sembra che ci sia qualcosa che tocca o no?
    Diciamo che al pubblico la bambina in questione costa meno rispetto all’altra che va alla scuola statale o comunale ma è poi la famiglia che paga di più. A me non sembra proprio giusto che la famiglia paghi due volte con le tasse e con la retta!
    Attenzione quando parliamo di sussidiarietà non può essere a senso unico e cioè che a pagare è sempre Pantalone!

  20. Cesare Says:

    Come sempre chapeau per la chiarezza e anche per la piacevolezza dello scrivere (che non è mai secondaria).
    Aggiungerei solo un elemento che si accompagna alle privatizzazioni camuffate e che finisce per essere una delle componenti socialmente più devastanti . Le così dette esternalizzazioni , giustificate da un principio di sussidiarietà, costruiscono la propria sostanza e la propria convenienza rispetto alla gestione diretta del pubblico, tramite l’unica variabile su cui il privato può agire una sostanziale riduzione dei costi, ossia la compressione del costo del lavoro e di conseguenza dei diritti dei lavoratori.
    Ho l’impressione che se venisse abolita quella parte della legislazione (legge 30 e simili) che ha precarizzato il mercato del lavoro gran parte della sussidiarietà andrebbe a farsi benedire.

    P.S. a proposito di “finanza di progetto”, tempo fa avevo letto che i magistrati siciliani (credo riferendosi al ponte sullo Stretto) facevano notare che tale sistema aggira la legislazione antimafia in materia di appalti pubblici.
    Problemino che interessa anche noi, visto che la Sicilia ha da tempo perso l’esclusiva in materia.

    Cesare Masetti

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