Tra violenti e paraculi

Adesso è tutto un condannare la violenza .
M’associo.
Ma non mi basta.
Mi serve anche capire le ragioni di quella violenza.

Naturalmente , a destra, e non solo s’avverte  che capire è come giustificare.

E siamo subito a tre passi dal delirio.
Il sindaco di Roma proibisce con un’ordinanza i cortei per un mese.
Di Pietro straparla. Non è la prima volta che gli accade.
Altri accusano i manifestanti, di non aver organizzato un servizio d’ordine adeguato.
Ho sentito persino in tivvù un tale , deputato della destra, esprimere la propria nostalgia per il tempo in cui il PCI o il sindacato erano in grado di tener a bada i violenti ricorrendo a robusti servizi d’ordine.
E poi c’è chi considerando che altrove in Europa e nel mondo non è accaduto nulla, torna sull’anomalia italiana : “sul piano culturale scontiamo una responsabilità antica,quella di non essere stati capaci di fare i conti con la violenza degli anni settanta”, (Miguel Gotor).

Ma andiamo con ordine.

Sulla base della mia esperienza sono in grado di smentire categoricamente che un qualsiasi servizio d’ordine organizzato da normali cittadini sia in grado di opporsi efficacemente ad un gruppo compatto, e organizzato con logica militare composto da più di cinquecento elementi decisi a tutto. Questa roba fa parte della “letteratura” e del mito del PCI degli anni settanta.

Al massimo fu allora possibile tenere a distanza da un corteo (generalmente con un cordone sanitario posto in coda) coloro che issavano le loro bandiere (piccole) su manici(grandi) di piccone. Salvo che poi, una volta staccatasi dal corteo, costoro andavano comunque allo scontro con la polizia.
Spesso però anche questa tattica è risultata inefficace. Come durante l’assalto organizzato dall’autonomia operaia al palco di Lama alla Sapienza. Una enorme massa d’operai si sbandò di fronte al cuneo composto da un gruppo armato di tondini di ferro e di armi da taglio.

Per dirla con sincerità, non ci si può opporre a mani nude a chi intende agire a mano armata.
Chi afferma il contrario o è un idiota o un ipocrita.

Per questo negli anni settanta mentre da un lato tenevamo alta la retorica degli operai “a mani nude” dall’altro ci trovammo costretti a dover spiegare, in via del tutto ufficiosa, a gruppi selezionati di giovani che conveniva attrezzarsi per non farsi spaccare la testa e proteggere i cortei pacifici.

Ciò comportò automaticamente il subentrare di una logica di violenza privata a fronte della manifesta incapacità dello stato nell’organizzare e applicare il monopolio pubblico della violenza a fini repressivi.

Da qui gli slogan degli autonomi rivolti verso di noi: “via , via la nuova polizia”.
Qualcuno ricorderà…

Violenza a fin di bene?
Mah. Soprattutto obbligata dal contesto.
Mai avuto dubbi su ciò.
Ma comunque accettazione, pur entro una situazione d’eccezione, di una logica speculare a quella dei violenti.

Siete violenti, la polizia non basta a contenervi?
Bene, fate attenzione, noi lo siamo di più.

Se c’è qualcuno che nutre nostalgia per quella stagione, di scontri tra servizi d’ordine, beh non sono certo io.
Sembra esserlo la destra per poter poi denunciare l’opposta violenza.
Ciò che sarebbe successo puntualmente se da quel grande corteo di Roma si fosse risposto alla violenza con analoga violenza.

Comunque negli anni settanta del secolo scorso l’organizzazione di un partito pesante e disciplinato com’era il PCI permise di tener sotto controllo la situazione per impedire che s’imponessero logiche autonome d’azione violenta.

Posso assicurare che non sempre fu facile.

Se sei giovane ti può accadere d’appassionarti alla violenza quando la ritieni legittimata da superiori ragion politiche.

Sembra essere esattamente questo ciò che i nostalgici di destra vorrebbero.

Ed è esattamente questo che bisogna accuratamente evitare.
Ed è stato un bene che a Roma lo si sia evitato. Eppur c’è gente che, con la faccia come il culo, rimprovera a quei giovani proprio questo: di non esser stati violenti a sufficienza.

Rimane aperta la questione delle origini della violenza attuale che s’è vista non solo a Roma ma ancor più a Londra e ad Atene.

E qui conviene non portare il cervello all’ammasso dei facili luoghi comuni.

Per me non esiste alcuna continuità o contiguità storica tra gli anni settanta e la situazione odierna.

Allora si trattava di violenza politica e ideologica,e come tale motivata fino all’avvento delle BR e ,qualche tempo prima a destra, delle formazioni del terrorismo nero.

Ora ci troviamo di fronte con lampante evidenza ad una violenza post-politica e post-ideologica.
Una fenomenologia del tutto diversa sulla quale applicare facili etichette come “centri sociali, black bloc” e via dicendo non aiuta a capire quanto ancora potrà avvenire.
Lo stesso Gotor , lucidamente lo avverte, nel quadro della crisi attuale, nei termini di “uno scatto nevrotico, da cui possono scaturire il gesto violento , privo di ragione, poiché è il prodotto di una sragionevolezza quotidianamente vissuta che non si sa più gestire sul piano psicologico”.

Già.
E’ la disperazione di coloro cui è stato promesso molto e che avverte di non poter avere un bel nulla.
Né oggi ,e neppure domani.
Niente.
Meno di zero.
Non lavoro.
Non salario o stipendio decenti.
Non più protezione sociale.
Nessuna possibilità di autorealizzazione tramite studio o/e lavoro.

Ricordate quando s’incitavano i giovani a farsi imprenditori di sé stessi nell’ambito della rivoluzione neoliberista andando oltre le vecchie ideologie novecentesche?

Beh adesso, dopo che tutti i sogni son svaniti, c’è il rischio che rimanga a tanti di loro solo la disperata suggestione di farsi imprenditori di violenza.
Violenza pura, da esercitare ad ogni possibile occasione. In ogni possibile contesto.
Violenza nuda e cruda senza orpelli ideologici.
Destra o sinistra non importa.
Son tutti uguali,  chissenefrega.
Resta solo da sfasciare un presente che ha già abolito il futuro.

C’è da capire a questo punto chi può arginare, contenere, isolare questo scatto violento.
Penso lo possa fare proprio quel movimento che era a Roma e in tante città d’Europa e del mondo.

Ma potrà farlo non certo con i servizi d’ordine, bensì con l’insistenza, nient’affatto ingenua, nel delineare un’alternativa al brutale dominio del capitalismo finanziario sulla vita di ciascuno.

Il paraculismo e il paternalismo degli Obama e dei Draghi non basterà ad ottundere una certezza ben presente in quel movimento.

La certezza che la democrazia è ormai svuotata e la politica esangue, sottoposte entrambe alla legge della finanza globalizzata e che dunque s’impone un cambiamento d’epoca. Qualcosa che assomiglia ad una svolta di civiltà.

Da qui potrebbe e dovrebbe ripartire anche la politica.
E la sinistra.
Senza sperare di addomesticare lo spirito, di fatto, antagonista rispetto all’attuale modello di sviluppo che anima ormai, sia pur con diversi gradi di consapevolezza, una larga parte dell’opinione pubblica.

La rivoluzione liberale non c’è stata.
Conviene pensare in termini di rivoluzione democratica.

E fare in fretta.
Con ottiche e proposte nuove e diverse, dotate di quella radicalità necessaria a fronteggiare un disastro sociale evidentemente incombente .
Mi par l’unica via per dare rappresentanza politica ad un movimento che riesce ancora  a sfuggire alla morsa in cui lo vogliono stringere violenti e paraculi.

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16 Risposte to “Tra violenti e paraculi”

  1. gianni guagliumi Says:

    Condivido al 100%. Tuttavia ritengo che i conti (nel bene e nel male) noi ed i nostri figli li dobbiamo fare con i Draghi e gli Obama e ce ne fossero.
    Inoltre che Di Pietro fosse, sotto sotto, rimasto un poliziotto lo avevamo capito da che mò e che il Viminale abbia dato l’ennesima rappresentazione di superficialità non ci stupisce affatto. Sembra di vivere nella Milano di inizio ‘600, in cui, a fronte dell’indolenza generale, i dominatori spagnoli ricorrevano alle “gride” di manzoniana memoria. I risultati li conosciamo.

  2. mauro zani Says:

    Per esser conciso sul punto che m’interessava focalizzare ho tralòasaciato il Viminale. Fai bene a rilevarlo. Tra i paraculi Maroni , non da ora, si distingue.

  3. GIUSEPPE PARISI Says:

    da Giuseppe Parisi

    Sollecitato da Stefano Marcacci mi limito ad alcune osservazioni, la violenza fa parte del DNA del’uomo delle selva, lo sviluppo civile ha limitato tali comportamenti…ma come dire…sono naturali…il concetto totalitario di capobranco e di branco selvaggio scorridore si scopre immediatamente se non temperato dai riti, ruole, regole e procedure della società civile.

    La cultura onnivora e libera è, in prevalenza, un potente antidoto alla violenza perchè mostra: 1) la potenzialità infinita di soluzioni da ricercare, elaborare e definire, 2) la diversità euristicamente polivalente e positiva, 3) sopratutto l’effettualità di azioni di cambamento in particolare collabrando con gli altri,….ma il tutto richiede impegno, fatica, confronto, umiltà, accettazione, limiti al nostro naturale narcisismo, in breve dobbiamo riuscire a comprendere quando è esponenziale, nel sapere, il lavoro di gruppo, in ispecie fra diversi.

    La violenza che deflagra nelle piazze, molte volte è superattivata da veri e propri agitatori preparati istruttori e conduttori di guerriglia, non sempre della loro parte politica, che hanno facile presa su PERSONE, sovente, DEPRIVATE CULTURALMENTE èD INCAZZATE CON SE STESSI ED IL MONDO CHE E’ UN SISTEMA FACILE PER GIUSTIFICARE, ANZI ESORCIZZARE LE PROPRIE FRUSTRAZIONI.
    CONSIDERIAMO CHE SONO QUASI TUTTI GIOVANI QUINDI CON UN ARDORE A NOI SESSANTENNI SCONOSCIUTO POICHè (sic) NON CI RICARICHIAMO CON VARI TIPI DI DROGHE E UN GIOVANE CHE SI DROGA DI FARMACI E DI PAROLE SENZA RIFLETTERE E PENSARE, SE NON IN MANIERA CONVULSA E COMPULSIVA, DIVENTA DINAMITE!!!

    Non conosco dove e come si istruscono e si esaltano gli attuali violenti, a parte poche letture in Internet, ma negli anni a cavallo del 1970, a mio avviso, i gruppi che hanno usato la violenza erano in conventicole chiuse alla diversità, alla varianza, vere e proprie sette drammaticamente autoreferenziali, drammaticamente certi di un unico sapere, drammaticamente sprezzanti verso il popolo ignorante e servo del padrone, drammaticamente presuntuosi e saccenti, drammaticamente esclusivi, elusivi e ripiegati su se stessi, ritengo che anche ora, per creare degli ottimi distruttori sociali si usini gli stessi metodi.

    PERCHè il problema è la risposta che si da al problema e quella della vioelnza è la più semplice, quindi è facile da ESEGUIRE.

    CHE FARE? parafrasando LENIN, io non lo so, ci devo pensare ed ho il cervello vuoto, però verso i violenti di ogni tipo e di ogni persona, sia che sia un grande capitalista, un potente mafioso, un manager apicale, un cittadino comune od un emarginato mentale (tanti e cerchiamo di capire perchè) o fisico ci deve essere una azione decisa, determina e flagrante, bisogna dare sicurezza al cittadino ed al contempo sviluppare le azioni di acculturazione ed inserimento verso le persone…che abbattono la CIVILTA’.

    RICORDIAMO CHE IL PESCE PUZZA DALLA TESTA E CHIEDERE SACRIFICI AI POPOLI CONSERVANDO PRIVILEGI, RICCHEZZE ED IPERGARANZIE CREA LE PREMESSE DELLA VIOLENZA DI TANTI BAMBINONI CHE SI ILLUDONO IN TAL GUISA DI, INFANTILMENTE, AGGIUSTARE IL MONDO.

    STUDIAMO COME ELIMARE LE VIOLENZE DALL’ALTO sviluppiamo delle procedure ed agiamo, ma intanto non lasciamo la gente comune in mano allo stupidario televisivo (violento e volgare) ed ai facinorosi.

    ciao peppo

  4. Andrea Says:

    “CHE FARE? parafrasando LENIN, io non lo so, ci devo pensare ed ho il cervello vuoto”.
    Grande peppo! Magico! Superlativo! Strepitoso! Nemmeno Altan…

    • GIUSEPPE PARISI Says:

      da Giuseppe Parisi

      grazie passiamo dagli intedimenti alla ricerca delle soluzioni, studiando, imparando, ipotizzando, provando e proponendo modelli che abbiano coerenza nei…costi e negli obiettivi.

      Non possiamo più parlare e scrivere di massimi sistemi cioè, ad esempio, non mi basta enunciare la recetta di un dolce che dagli ingredienti lo credo prelibato, devo provare riprovare a fare la torta per raggiungere l’optimum, la prelibatezza, quindi devo farla non solo rispettosa della ricetta (sapere come è fatta ovvero la tracciabilità del lavoro) ma buonissima, non accontentamoci….

      Ieri mattina era da un piccolissimo imprenditore di oltre 70 anni, sviluppa da 30 anni prodotti tecnici straodinari che risolvono pesanti problematiche di funzionalità di apparati, lui inventa e costruisce grazie alla sua mente aperta al pensiero creativo, è un osservatore curioso e costruttivo, orbene, pochi anni fa si è cercato un collaboratore di circa la sua età ed ha sviluppato una nuova linea di produzione tecnologica di alta fascia ed ieri mi ha mostrato orgoglioso un nuovo brevetto come se fosse una creatura meravigliosa…ed è vero.

      ORA BASTA CON IL PENSARE POSITVO, E’ SCARSO….BISOGNA FARE L’ECCELLENZA….QUINDI RICERCHIAMO CHI è CAPACE ANCHE, ANZI SOPRATTUTTO IN POLITCA ED OPERIAMO ovvero CAMBIAMO IL SISTEMA STRUTTURALMENTE, la mia previsione di soluzione sintetica a priori, ma cambare è modificare, rifare, riprogettare, ripartire…ricordaimecelo.

      ciao peppo

  5. roberto Says:

    Caro Giuseppe Parisi, ho letto con un certo disorientamento il primo commento, ripromettendomi di rileggerlo per capire meglio.
    La risposta ad Andrea, con l’apologo del “piccolissimo imprenditore di oltre 70 anni, che sviluppa da 30 anni prodotti tecnici straodinari che risolvono pesanti problematiche di funzionalità di apparati” , e che con “un collaboratore di circa la sua età ha sviluppato una nuova linea di produzione tecnologica di alta fascia” sinceramente, e con tutto il rispetto, mi ha dissuaso.

    • Andrea Says:

      Sei troppo impressionabile, troppo emotivo: devi raffreddarti (non per la stagione piovosa…) e valutare i privilegi che l’età può portare.
      Pensa alle “pesanti problematiche di funzionalità di apparati” che Mauro Zani cerca di risolvere (con dieci anni in meno – circa – sulle spalle, questo è vero…) da quando ha deciso di fare il gesto dell’ombrello al Pd, per esempio… Non so se abbia un collaboratore “di circa la sua età” che abbia sviluppato la sua linea, ma il futuro sarà immancabilmente segnato da quest’impegno generoso, e “la mia previsione di soluzione sintetica a priori” è che un nuovo partito, con una nuova partenza, una marcia in più, la retromarcia, il cambio sincronizzato comandato a distanza, l’unione dei cavalli vapore con i kilowattora e i cavalli di frisia, che sia democratico, libertario, socialista, segnerà gli ultimi venti, trent’anni della nostra vita lucida (si spera) di senzienti umani consenzienti, diffidenti, dissenzienti, ma sempre sull’orlo dell’adesione a miti, riti, detriti della sinistra non sinistra bensì sinistra, che fa immancabilmente i cavolacci suoi al di là, oltre, bypassando l’ostacolo gettato dal cuore qualche anno fa al congresso di cardiologia di Pesaro, il quale rifiutò (il cuore, voglio dire) il suo ruolo di pompa anatomica da lanciare per aria nel campionato relativo – “getta il cuore oltre l’ostacolo” – che questi horror-sinistri hanno inaugurato nel loro stile disumano.
      Ciao peppo! Sei un mito!

  6. roberto Says:

    Off Topic, ma sempre a proposito di paraculi.
    Il Civis è finito come doveva finire. Merola fa fatica a venirne fuori, visto che era un importante assessore con Cofferati, e in campagna elettorale lo ha sempre difeso.
    Bondi, commissario alla Parmalat, ha messo assieme un tesoretto chiedendo (e ottenendo) risarcimenti a chi aveva responsabilità del dissesto.
    Si dovrebbe ipotizzare qualcosa del genere anche per questa vicenda di incapacità e sperpero
    Adesso c’è la partita people mover, che ha gli stessi attori e rischia di finire nello stesso modo.

  7. Andrea Says:

    La democrazia ha vinto ancora! Evviva la Libia democratica, la rivoluzione democratica, la primavera araba democratica, l’autunno democratico, il partito democratico, l’America democratica e… un grande 2012 con un Iran democratico!
    Perché se tu non vieni alla democrazia, la democrazia verrà da te!

  8. mauro zani Says:

    Massì, non male questa democrazia che ti scova ovunque tu sia….

  9. Andrea Says:

    Sono tanto contento! E’ molto bello. Così mi sento sollevato e penso che il nostro futuro lo vivremo in compagnia dei soliti noti, nella bella e nella cattiva sorte, e potremo continuare a parlare di temi a noi noti, a stare tranquilli, perchè c’è chi pensa a noi… e lo fa per il nostro bene, dimostrandolo tutti i giorni con un costante impegno per la verità.
    (Ho provato a pensare a ciò che questa sera avrà detto Prodi a sua moglie e alla Zampa)

  10. Andrea Says:

    L’ex premier (Prodi) presiede dal 2008 il gruppo di lavoro Onu-Unione Africana per le missioni di peacekeeping
    “Ma con Tripoli non c’è più spazio per mediazioni”
    «Dobbiamo pensare al dopo-Gheddafi e difendere i frutti delle rivolte arabe»
    La crisi del Nord Africa è un grosso guaio per noi. Serve un nuovo disegno di difesa dei nostri interessi nell’area”.

    (Intervista di Massimo Gaggi su Il Corriere della Sera del 16 giugno 2011)

    (dal sito della Fondazione per la Collaborazione fra i Popoli, presieduta da Romano Prodi)

    Riporto questo pezzo perché, per un attimo, ho pensato di avere ferito la sua fede di cattolico (adulto, adulto, adulto): grande Romano! Così si fa!

  11. Andrea Says:

    Siamo circondati da grandi personaggi e non ce ne rendiamo conto:

    Essere comunisti, aggiunge poi, “ha significato essere iscritti ad un partito, il Pci. Non ha altro significato che questo, non era una fede religiosa. Il Pci non c’è più e quindi non siamo più comunisti. Questo non vuol dire naturalmente negare di esserlo stati”.

    (D’Alema a Bologna, oggi 20 ottobre, da “Repubblica.Bologna”)

    Il mondo è facile e dobbiamo stare sereni. Va tutto bene. Tranquilli.

  12. GIUSEPPE PARISI Says:

    DA GIUSEPPE PARISI

    Io vecchio repubblicano lamalfiano nato e vissuto a Bologna amico di comunisti e democristiani Bolognesi, dico che è ora di abbandonare le vecchie masturbazioni intellettuali, le ritrite ideologie che ancora permangono come archetipo mentale.

    E’ vero!!!!!!, i Comunisti erano contro la Nato, la CEE, gli Odiati Americani e Mangavano i Bambini, i Democristiani erano Servi dei Padroni e della Chiesa, sfruttavano i lavoratori, portavono il nepotismo all’estremo, erano contro il divorzio e l’aborto… tutto vero e tutte balle, pero la legge che garantiva la pensione pubblica dopo15 anni, 6 mesi ed un giorno e il pensionamento anticipato di 7 anni dei reduci di guerra (sic), raddoppiato per i dipendenti pubblici, esempleri leggi grimamardello di ogni stato sociale sono state discretamente consociative.

    Quindi lo stato familista delle tribù è insito alla repubblica italiana, la differenza fra la Bologna di allora e di adesso che, ora non abbiamo o non diamo spazio a fuoriclasse come: Dozza, Lercaro, Dossetti, Matteucci, Pedrazzi, Fanti, Zangheri e ….Giacomo Bulgarelli a giocare al calcio è 10 volte migliore di Giuseppe Parisi…cosi è se vi pare….loro hanno fatto goal varie volte con bravi collaboratori anche se raccomandati ed io ero escluso, non era uomo di parte… ora invece…

    ciao peppo

  13. giovanni Says:

    @ Giuseppe Parisi
    La cultura onnivora che roba è?
    Forse in qualche modo riguarda la distruzione delle case,delle scuole degli ospedali,degli acquedotti in Libia e con l’uccisione di migliaia di libici e di immigrati che lavoravano in quel Paese
    In effetti si divora di tutto !

  14. Andrea Says:

    @Giovanni

    Dovevano proteggere i civili: R2P, “Responsibility to Protect”, nella neolingua della democrazia che si irradia.
    Leggevo che le cifre ufficiali parlano (pochissimo e sotto scorta) di circa cinquantamila morti (voluti o “collaterali”), ma occorre almeno moltiplicare per due: facciamo centomila e non se ne parli più!… è un prezzo giusto per giungere all’incivilimento democratico e mi sembra che il buon cittadino – democratico, si capisce, da primarie da primati (nel doppio senso, perché sono economo, come direbbe Petrolini) – con il suo tombale silenzio, abbia giustamente, a spanna, approvato… anche la Chiesa, certo, a parte l’arcivescovo di Tripoli Monsignor Martinelli che, poverino, indementito, è impazzito del tutto gridando ai democratici velivoli anglo-franco-italo-americani: fermatevi! Povera stella! All’oscuro della mission e con in mente Mission! L’eredità medievale della Chiesa l’ha difesa solo lui, povero scemo, che non sa che il Concilio e il post-Concilio hanno reso concordi Chiesa e democrazia! Non è così, caro, mitico reggiano Prof. Alberto Melloni?

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