il Renzi

I dolori del giovane Renzi si riassumono in quel : “ guazzabuglio di emozioni nel cuore, sono inondato di messaggi in cui le persone mi chiedono di non deluderle…”
Eh già.
Ma non c’è nulla di nuovo.
Altri prima di lui si son trovati nelle medesime circostanze che imponevano di far fronte a responsabilità, a volte grandi, spesso entro una solitudine accentuata dalle incomprensioni e dai concreti interessi di classi dirigenti conservatrici di sé stesse.

Non tutti si montavano la testa.

Adesso invece val la regola Parisi.
Bisogna aver il coraggio o , secondo un altro punto di vista (il mio), l’impudenza di dire “io”.

E quest’ultima a me non pare affatto una novità.

Ma a parte ciò, l’uomo è svelto.
Riempie un vuoto.
Quello lasciato dal progetto di Veltroni.
La sua forza consiste proprio in ciò.
Nel restaurare il progetto originario aggiungendovi una credibilità maggiore dovuta alla facile e radicale presa di distanza dai gerontosauri della sinistra residua dentro e fuori il PD. Facile perché concepita sull’onda della rabbia montante contro la tutta la politica e i suoi maggiori interpreti.

Quando ci provò Veltroni i tempi non eran del tutto maturi. E Walter non aveva più l’età per poter operare quel taglio netto con tutto il passato che, nel bene e nel male, era anche il suo.
Per dirla tutta, nonostante l’evidente buona volontà di prender le distanze da quel passato rossastro, chiunque provenga dal PCI-PDS-DS non è in condizione di spiccare il grande salto: oltre la destra e la sinistra.

Per questo Walter ha semplicemente tirato la volata al Renzi.

L’obiezione più forte è venuta da Vendola. Concettualmente forte poiché riferita ai contenuti che nebbiosamente pur emergono dalle cento proposte di Renzi e sodali.
Solo che non basta.
Cosa diavolo stai a concettualizzare?
Troppo sofisticata la critica di Nichi per i tempi che corrono.

Alla Leopolda non c’era né luogo , né tempo, né voglia per perdersi in analisi sulla evidente crisi dell’ideologia neoliberista. I renzisti non han tempo da perdere e forse neppur testa per soffermarsi su simili bazzecole ad onta della “tempesta cerebrale” eretta a metodo di lavoro.

Son pragmatici e flessibili.
Adeguano i mezzi ai fini sfruttando l’impasse del PD con disinvolta e gaglioffa scaltrezza.

Son già oltre i seguaci del fenomeno Renzi.
Molto oltre programmi e contenuti.
Che palle ‘sti contenuti!

Son sull’onda, ripeto, di un senso comune trasversalmente diffuso, che pone al centro, fin dalle chiacchiere nei bar della penisola, i privilegi della casta identificata anche per colpa propria con la politica, il parlamento e tutte le istituzioni di una democrazia traballante, e non con i padroni del vapore del XXI secolo : la finanza di rapina, le oligarchie interne e globali che decidono in un batter d’occhio tutti i santi giorni sulla vita di quel 99% che ha protestato , con poca forza ormai, in tante città del mondo.

E qui non c’è mediazione possibile.
Non più.
I ragionamenti più o meno pacati e non sempre formalmente azzeccati (vedi quello “scalciare” : un autogol devastante) di Bersani sull’improduttività del conflitto generazionale si scontrano con molte delle parole “riformiste” che fan parte del bagaglio “culturale” dell’attuale classe dirigente.

Oggi si raccolgono i frutti amari di tutte le boiate pronunciate a proposito dei privilegi consolidati(vedi alla voce diritti) dai vecchi operai che impedirebbero ai giovani di prender posto nell’ascensore sociale intasato da legioni di artritici e scaracchianti parassiti che non si decidono a passar a miglior vita proprio grazie alle storture del Welfare da loro stessi concepito e pervicacemente conquistato.

Non si batte in breccia il fenomeno Renzi se non si è in grado di dire alcune sostanziali verità. A partire dalle cosiddette riforme strutturali che continuano a ridursi a generiche liberalizzazioni, privatizzazioni, (in barba ad ogni referendum), prolungamento dell’età pensionabile mentre i giovani rimangono disoccupati o in alternativa in balìa di un mercato del lavoro del tutto deregolato.

Non sento mai dire la verità documentata nel bilancio dell’INPS.
I contributi dei lavoratori bastano e avanzano sol che non si computi nel suo bilancio consolidato la spesa dell’assistenza come avviene negli altri paesi europei nei quali peraltro le pensioni son tassate tra zero e tre per cento a differenza dell’Italia.

Perché non dire alto e forte che mandare in pensione le persone più tardi mentre il lavoro per i giovani non c’è è pura follia poiché corrisponde solo alla razionalità interna al capitalismo finanziario.

Perché non respingere al mittente la lettera della BCE poi ricopiata e reinviata in Europa da Berlusconi.
Volere libertà ulteriore di licenziare, dopo tutta quella che già s’è concessa è come ripiombare nel medio evo .
Tanto vale legalizzare la schiavitù e magari anche l’eutanasia per tutta ‘sta gente improduttiva che s’ostina a vivere tirando il fiato coi denti solo grazie a costose cure sanitarie.

Insomma Renzi si batte con un progetto alternativo, compiuto, volto a smascherare senza mezze misure tutta la congerie di false compatibilità , e tutto il carico di irrazionali stupidaggini entrate nel senso comune.
Radendo al suolo i miti, novecenteschi, del neoliberismo.

Si batte sciogliendo l’equivoco del PD con un progetto all’altezza della sfida globale attuale.

Ma , attenzione, cari lettori, si batte, almeno in parte, anche sul suo stesso terreno.
Troppa gente ormai ha fatto il suo tempo , nel PD.
Facce che non dicono più nulla a nessuno.
Lo ha capito Chiamparino che lascia intendere la possibilità di stare in ticket , come si dice adesso, con il Renzi come condizione per non esser pensionato.

Lo ha capito anche il ricostruttore Civati che tuttavia ha commesso l’errore , tattico, di ripresentarsi alla Leopolda dopo Bologna, ricavandone un mero ridimensionamento da parte del furbo Renzi.

D’altro canto è difficile che un progetto alternativo al neo-neo-blairiano di Firenze possa esser concepito nell’alveo di una classe dirigente che rifiuta l’idea stessa della pensione.

Per conto mio, meglio ,molto meglio il neosindaco di Cagliari.

Se volete un anti-Renzi a tutto campo.

Ma era solo un esempio.

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23 Risposte to “il Renzi”

  1. FRANCO BALESTRIERI Says:

    IL PROBLEMA DEL PD è QUELLO,DI PROPORRE AL PARLAMETO UNA SERIE DI PROVVEDIMENTI ATTI A CONVINCERE QUELLI DEL PDL CHE SONO CONTRARI A BERLUSCONI A NON DARGLI LA FIDUCIA. PRIMA O POI RENZI,ANDRà A CAPO DEL PD.MA DOVRà ,AVER LE PALLE E LA VOGLIA DI NON PARLARE DI NJENTE. BISOGNA ENTRARE NEI PROBLEMI REALI DELLA GENTE.

  2. sandro vanelli Says:

    scusate sara’ che o’ dedicato tanti anni alla politica rimanendo in secondo piano ma se l’alternativa che proponaimo e Renzi con il suo protagonismo faccio come il cinese resto sull’argine attendendo il suo passaggio

  3. Giovanni Says:

    La verità,semplice semplice,é che negli ultimi 16 anni tutti i politici italiani hanno oggettivamente lavorato per Sciur Padrun
    Consapevolmente?in mala fede?,Stupidamente?Non fa differerenza. Chi vuole risalire la china deve dire :ho fatto male,ho fatto del male al mio Paese,ho corrotto le idee ed i comportamenti dei miei concittadini
    Altrimenti,viva il furbetto di turno

  4. GIUSEPPE PARISI Says:

    Mi dispiace, ma stimolato sempre da Stefano, continuo a scrivere nel commentario di Mauro Zani, sono circa 10anni che non partecipo a discussioni perchè riscontravo, in internet, gia allora, l’arte dello scrivere per pilotare pro domo propria la discussione e i tanti che stavano al gioco con l’uso esclusivo del giudizio sintetico a priori non basato su informazioni documentate, concionavano con comodi pregiudizi e tenevano bordone.

    Il licenziamento in Italia non è corretto, si usano mobbing, bossing e bournot, ma la violenza non è solo capo-dipendente, è dipendente-dipendente e dipendente-capo Non esistono buoni da una parte e cattivi dall’altra, anzi direi che la tenaglia degli ipergarantiti fra gli imprenditori-top manager ed alti commis e i dipendenti pubblici e i privati di grandi e medie aziende, ha ucciso una possibile scelta sul merito e sul valore.

    Ricordiamo che in Italia non esiste il rapporto di lavoro a tempo indeterminato, per gli ipergarantiti esiste il rapporto di lavoro indissolubile, vale a dire che il costo del lavoro non è un costo variabile ma è fisso per molti imprenditori e professionistii che a loro volta hanno preteso dalla politica fatturati certi e garantiti….cosa è successo… prodotti ed i servizi elaborati da questi soggetti economici non sono messi in discussione, il mercato deve accettarli e basta, quindi prodotti e servizi scadenti FATTI da imprenditori pubblici e privati scadenti, professionisti scadenti e dipendenti scadenti, il bello è che questi soggetti economici non sono scadenti intrinsicamente, certo alcuni di loro Si, ma è il sistema che è scadente e produce scadenza.

    Inoltre non sono i vecchi che tolgono lavoro ai giovani se hanno un lavoro che produce innovazione e ricchezza da distribuire, è il lavoro parassitarario o semiparassitario o poco produttivo di dipendenti, professionisti ed imprenditori che limita la produzione di innovazione competitiva e ricchezza.

    In Italia si va in pensione prima che in tutti gli altri paesi tecnologicamente evoluti, quindi se va in pensione un parassita ed sostituito in un lavoro inutile da un altro parassita si incrementato i parassiti, se va in pensione un produttore di innovazione e ricchezza, perdiamo un vero capitale umano, spesso abbiamo una tenaglia mostruosa, il parassita lavora per un imprenditore parasstita servito da professionisti parassiti in special modo politici, il tutto ha un costo economico infinito ed un costo sociale astronomico, perchè è la struttura del sapere e del saper fare sociale che determina l’evoluzione di uno stato o di una rete di stati come la UE. Il nostro paese è ancora quello descritto da Guido Carli, 40 anni fa, MOTORE PICCOLO E TANTI LACCI E LACCIOLI.

    Il motore piccolo è camposta da tanti piccoli imprenditori che si indebitano per pagare gli sipendi di valorosi dipendenti e di dipendenti che strenuamente lavorano per sostenere la qualità della loro amata azienda, il bello è che se questo sistema virtuoso innova e si presenta con servizi e prodotti formidabili sul mercato, i parassiti spietati bloccano l’ingresso del nuovo se non riescono a rubarlo, minimizzando, denigrandolo od occultandolo…quindi cosa volete che mi interessi Bersani ha già dato e proviamo Renzi e cambiamolo se a verifica è il solito bolso trombone innamorato dei suoi bizantinismi.

    traggo da un mio articoletto presentato su Buon Giorno Impresa
    del 07 sett. 2011 uno stralcio inerente:
    “Capitale umano motivato, valorativo e disponibile verso gli altri (sic)

     La spinta positiva all’evoluzione e al progresso nei sistemi complessi è data da chi rinuncia a parte del proprio edonismo spicciolo per impegnare il capitale di energia rimanente in investimenti per il futuro, vale a dire, bisogna sviluppare le conoscenze primarie di un’economia cognitiva: (1) padronanza del linguaggio (2) padronanza del sistema di relazioni (3) padronanza delle competenze atte ad essere cittadino consapevole prestatore d’opera, concettuale e manuale, abile ed autocontrollato (4) conoscenza del senso della vita sociale (5) progettualità delle necessità future * In sintesi, il cittadino, conscio del suo ruolo sociale ha la volontà di collaborare, partecipare e si sa autogestire nel rispetto di regole condivise.”

    OVVIAMENTE ho tagliato con l’accetta i concetti per usare il cesello avrei dovuto scrivere un libro.

    Cordialmente Giuseppe Parisi

  5. Andrea Says:

    Citazione: “Renzi si batte sciogliendo l’equivoco del PD con un progetto all’altezza della sfida globale attuale”.

    «Noi siamo l’impero e quando agiamo creiamo la nostra realtà. E mentre voi state studiando questa realtà, giudiziosamente, noi agiremo ancora, creando altre nuove realtà, che voi potrete soltanto studiare, e nient’altro».
    Karl Rove (2004)

  6. roberto Says:

    @Andrea
    Ma il Karl Rove che citi non era quello che chiamavano “il Cervello di Bush”?
    Non è un pregiudizio, ma la gente screditata sul campo bisognerebbe consegnarla all’oblio.
    Questa pratica ci avrebbe risparmiato un sacco di guai, e potrebbe risparmiarcene altri: incidentalmente, Bertinotti sta tornando fuori pontificando.
    Lo stesso concetto (perchè il nostro è più protervo che originale) è reperibile anche altrove: mi viene in mente Joseph Schumpeter, che ha inoltre il vantaggio di essere morto nel 1950 (o giù di lì)

  7. Andrea Says:

    @ roberto

    E’ lui.
    Non distrarti e non consolarti a vuoto con la tua percezione del discredito morale legato ad un’era, che non è, peraltro, niente affatto finita (e non finirà mai, perché l’America è una e solo una, con molti volti diversi ad uso degli sprovveduti), e rifletti piuttosto sulla “voce dal sen fuggita”, che è una sintesi sincera – per una volta – del potere americano, proveniente dal suo interno ai massimi livelli. Un’immagine magnificamente espressa del situazionismo imperiale e di questo capitalismo terminale fondato sulla contro-civilizzazione.

  8. roberto Says:

    @ Giuseppe Parisi Citazione 1
    “Il licenziamento in Italia non è corretto, si usano mobbing, bossing e bournot, ma la violenza non è solo capo-dipendente, è dipendente-dipendente e dipendente-capo”

    Ti racconto una storia: In un’azienda manifatturiera di Gallarate (turni 24/24 e 7/7) un operaio dopo oltre 25 anni di lavoro sulle linee comincia a bere. E’ un pericolo per sè e gli altri, e il direttore tecnico assieme ai compagni di lavoro gli trova un posto in magazzino. Anche lì non tutto va liscio, nonostante i colleghi passino a prenderlo a casa al mattino, per evitargli la fermata al bar, dove la grappa era il doppio o il triplo del caffè da correggere. La questione esplode quando col muletto inforca la portiera di un camion da scaricare. In questa circostanza vien fuori che alcuni camionisti per farsi scaricare prima gli allungavano una bottiglia, che il nostro uomo teneva nell’armadietto.
    I compagni di lavoro hanno fronteggiato l’AD che voleva e poteva licenziarlo, gli è stato trovato un posto per fare le pulizie nei reparti.
    Qusta storia si è sviluppata nell’arco di quattro/cinque anni e si è conclusa con un prepensonamento pprofittando di una qualche finestra e con la collaborazione del medico aziendale.
    Parlo di un’azienda economicamente sana, con meno di 100 dipendenti e i fatti si sono svolti dal 2000 al 2005.

    @ Giuseppe Parisi Citazione 2
    “in Italia non esiste il rapporto di lavoro a tempo indeterminato, per gli ipergarantiti esiste il rapporto di lavoro indissolubile”
    Ho passato la vita in fabbrica, o lavorando con le fabbriche (intendo con fabbrica manifattura, non servizi o comparto pubblico).
    Non ho mai visto un rapporto di lavoro insostenibile che non si sia potuto risolvere (nel senso di allontanare il dipendente) usando il buon senso e la flessibilità che non manca agli imprenditori (ad es. nei rapporti coi clienti).

    @ Giuseppe Parisi
    Se vuoi farti leggere, potresti fare un po’ di sintesi. Se non ce la fai, ti consiglierei di scrivere un libro, magari con note e riferimenti bibliografici.

  9. Andrea Says:

    “È stata la settimana in cui la democrazia è morta in Europa”: nessun giornale dell’eurozona, men che meno “Corriere” e “Repubblica”, ha postato questo titolo. È un importante giornale inglese, il “Telegraph”, a trarre le conclusioni politiche della settimana che ha visto il salvataggio della Grecia e la messa in amministrazione controllata dell’Italia.

    A firma di Janet Daley, l’articolo punta il dito sul tacito diktat dell’oligarchia eurocratica, a sua volta gestita dall’oligarchia bancaria, nel silenzio complice dell’oligarchia mediatica.

    “In altre parole”, continua la commentatrice inglese, “i parlamenti che hanno il mandato diretto dalle loro popolazioni, e rispondono ad esse, non controlleranno le più essenziali funzioni di governo: le decisioni di tassare e spendere (…). Ogni potere effettivo sulla politica fiscale sarà sottratto dalle mani dei capi nazionali. E se, in quanto elettore, non puoi influenzare le politiche di tassazione e di spesa, per cosa precisamente voti?”.

    “È ironico constatare come tra questi popoli espropriati della democrazia risorgano gli odii che l’Unione Europea era nata per seppellire”.

    http://www.telegraph.co.uk/finance/financialcrisis/8857533/This-was-the-week-that-European-democracy-died.html

    Essere “all’altezza”… n’est-ce pas? Creare la realtà, appunto.
    Sarò curioso di esaminare la sistemazione teorica che ne darà la “sinistra”: almeno Renzi è funzionale a questo gioco, è all’altezza della “realtà” creata nei laboratori delle élites.

  10. GIUSEPPE PARISI Says:

    Roberta cita due problemi risolti positivamente dal gruppo… e per fortuna che esiste nella maggior parte dei casi… buona volontà e rispetto di chi è in crisi

  11. roberto Says:

    Spero che sia una svista, e che Giuseppe Parisi non mi chiami Roberta nella stessa accezione con cui Bossi si rivolgeva al sindaco di Milano chiamandolo Albertina…
    A parte questo, non mi è chiaro quale “gruppo” abbia risolto positivamente quali problemi.
    Colpa mia se la sintesi è stata eccessiva.

  12. Giovanni Says:

    @Andrea
    Se ti rifai al Telegraph,vuol dire che non hai letto la mia estravaganza su Platone.E’ tempo di dittatura oligarchica e manipolatoria

  13. Giuseppe Parisi Says:

    Mi riferivo all’area del buon senso gentile Roberto

  14. Andrea Says:

    @Franco Balestrieri

    Se il problema è “battere” il Pdl e il Terzo polo, ovvero la “destra”, ovvero i suoi numeri elettorali, Renzi va benissimo: lo potrei votare anch’io, se riuscirò a ritrovare il percorso per il seggio.
    Condivido, in gran parte, l’articolo di Dario Caselli sull’Informazione di oggi http://edicola.linformazione.com/archivio//20111101/07_BO0111.pdf
    Potrebbe essere un vantaggio anche per la “sinistra” e la “sinistra radicale” avere Renzi da un lato e le mani libere dall’altro, nelle piazze e nell’opinione pubblica: in fondo, il passaggio da “figlio di puttana” a “il nostro figlio di puttana”, è sempre un vantaggio per entrambi, purché qualcuno, possedendo la forza, non bari al gioco.
    Dopotutto, il conflitto sarà portato a valle, dati i tempi, e dovrà occuparsene la Cgil e il Ministero degli Interni. Il sindacato della sinistra avrà di fronte tempi duri e verrà lasciato, inevitabilmente, solo. Ultima agenzia depotenziata del fu movimento operaio; ultimo, debole luogo di scettici incontri fra ceti subalterni che si riconoscono in quanto tali, alla luce di una tradizione genericamente socialista riformista strumentalizzata ai fini dell’inserimento nel sistema di potere dal fu Pci. Non credo che possa bastare ma si può provare: altre strade non ve ne sono se il “catalogo è questo” e la “cassetta degli attrezzi” contiene questi strumenti. La sceneggiata della Fiom è stato un magnifico copione per saggiare la consistenza dell’impasto: non è venuta malissimo la torta… ma non sarà sempre così, in quanto tutto si deteriora con grande velocità, e la “sinistra” è un elemento deperibile che si mangia fresco o si butta via: chiedere alla coop.

  15. Andrea Says:

    “La sorprendente decisione della Grecia di indire un referendum – “un atto supremo di democrazia e di patriottismo” con le parole del premier George Papandreou – ha più o meno ucciso l’accordo dell’UE della scorsa settimana.
    I mercati non possono attendere tre mesi per scoprire il risultato, e né la Cina presterà altro denaro al fondo di salvataggio EFSF fino a che non verrà esaurito.
    L’intera struttura è ora a rischio di crollo. Société Générale questa mattina è calata del 15 per cento. L’indice FTSE MIB a Milano ha perso il 7 per cento. Lo spread delle obbligazioni italiane è salito a 450 punti base.
    A meno che la Banca Centrale Europea non intervenga molto presto e in scala massiccia per tirare in salvo l’Italia, il gioco è finito. Avremo una catastrofe spettacolare.

    Se gestita male, l’insolvenza disordinata del terzo più grande debitore al mondo con 1,9 trilioni di debito pubblico e circa 3,5 trilioni di debito totale sarebbe un evento molto più grande della caduta di Credit Anstalt nel 1931. (Lasciatemi aggiungere che l’Italia non è fondamentalmente insolvente. È in questi pasticci perché non ha un prestatore di ultima istanza, una banca centrale sovrana o una moneta sovrana. La struttura dell’euro ha trasformato uno stato solvente in uno insolvente. Ha invertito l’alchimia.)”

    (…)

    “Il referendum è un promemoria salutare del fatto che l’Europa è una collezione di democrazie sovrane, legate da un trattato per certe disposizioni. È un’unione solo di nome.

    Alcuni architetti dell’UEM hanno calcolato che la moneta unica sarebbe diventata un catalizzatore per far compiere un passo in avanti all’integrazione che non si poteva ottenere altrimenti.

    Furono avvisati dai propri economisti della Commissione Europea e della Bundesbank che il processo non avrebbe funzionato senza un’unione fiscale e che sarebbe stato probabilmente catastrofico se esteso all’Europa meridionale. E la visione ideologica fa corrispondere ancora ogni trauma a una “crisi benefica”, che deve essere fruttata per far avanzare il Progetto.

    Questo è stato il Metodo Monnet del fatto compiuto e della realtà delle cose. Questi grandi manipolatori del destino dell’Europa possono aver avuto successo, ma fino ad ora la crisi non ha avuto il minimo beneficio”.

    ……..

    [Greece’s astonishing decision to call a referendum – “a supreme act of democracy and of patriotism”, in the words of premier George Papandreou – has more or less killed last week’s EU summit deal.

    The markets cannot wait three months to find out the result, and nor is China going to lend much money to the EFSF bail-out fund until this is cleared up. The whole edifice is already at risk of crumbling. Société Générale is down 15pc this morning. The FTSE MIB index in Milan has crashed 7pc. Italian bond spreads have jumped to 450 basis points.

    Unless the European Central Bank step in very soon and on a massive scale to shore up Italy, the game is up. We will have a spectacular smash-up.

    If handled badly, the disorderly insolvency of the world’s third largest debtor with €1.9 trillion in public debt and nearer €3.5 trillion in total debt would be a much greater event than the fall of Credit Anstalt in 1931. (Let me add that Italy is not fundamentally insolvent. It is only in these straits because it does not have a lender of last resort, a sovereign central bank, or a sovereign currency. The euro structure itself has turned a solvent state into an insolvent state. It is reverse alchemy.)

    (…)

    The referendum is a healthy reminder that Europe is a collection of sovereign democracies, tied by treaty law for certain arrangements. It is a union only in name.

    Certain architects of EMU calculated that the single currency would itself become the catalyst for a quantum leap in integration that could not be achieved otherwise.

    They were warned by the European Commission’s own economists and by the Bundesbank that the undertaking was unworkable without fiscal union, and probably catastrophic if extended to Southern Europe. Yet the ideological view was that any trauma would be a “beneficial crisis”, to be exploited to advance the Project.

    This was the Monnet Method of fait accompli and facts on the ground. These great manipulators of Europe’s destiny may yet succeed, but so far the crisis is not been remotely beneficial”.

    (Ambrose Evans-Pritchard sul “Telegraph” di oggi)

    Quando sostenevo che l’Europa (come l’Italia unita, peraltro) era una creazione della massoneria internazionale, tu, caro Mauro, mi irridevi, citandomi il “Manifesto di Ventotene”, Altiero Spinelli, e sostenendo che ti avrei indotto a cercare massoni financo sotto il letto: ricordi?… nel vecchio sito “democratici e socialisti”?
    Ora lo scrive il commentatore di punta del “Telegraph”.
    Va meglio così?
    Oltre tutto, il conservatore “Telegraph” rende giustizia al nostro Paese e sono ancora maggiormente soddisfatto.
    Come vedi ti propongo letture ufficialissime, non di contro-informazione, che detesti…

  16. mauro zani Says:

    Caro Andrea, adesso non ho tempo, ma posso dimostrare che in tempi non sospetti spiegavo ai miei colleghi del PE che il metodo Monnet era finito, roba vecchia e che occorreva un salto politico verso un’unione Politica senza di che sarebbe prima o poi giunta la catastrofe. Purtroppo non sono spiazzato dagli eventi di queste ore drammatiche.
    Mi diffonderò più a lungo tra qualche tempo poichè da domani vado a fare una manutenzione.

  17. Andrea Says:

    Ti credo senz’altro.
    I miei migliori auguri.

  18. Giuseppe Parisi Says:

    MATTEO RENZI
    Competente, amareggiato ma riflessivo Andrea ho letto con attenzione i 100 punti di Matteo Renzi e gli ho a LUI definiti, una minuta di un Abstract di una Lettera di Intenti per futuri Accordi da definire in Trattati, è sbagliato che noi vecchi si critichi giovani di buona volontà ed ambiziosi, e molto più facile criticare che fare, in un mare magnun di opportunisti ed accidiosi, almeno uno che agisca fuori dal coro, che i 100 punti nei territori ove siamo competenti ci appaiano dilettanteschi e superficiai…è normale.

    EUROPA
    Quanto avete scritto e giusto e ben conosciuto, non si armonizzano politiche fiscali, retributive, contributive per aziende, dipendenti, professionisti e lavoratori autonomi e si fa L’EUROPA!!! ma a Prodi ed agli altri era venuta la febbre gialla!!! o avevano bisogno di essere populisti..intelligenti…nonostante tutto…io amo l’Europa e gli Europei, mi sento a casa sia con un Romeno che con un Portoghese.
    Kissinger, eccezionale statista, ebreo tedesco che a dato dignità a Nixon affermava, 40 anni fa, che il mondo necessitava di un equilibrio pentapolare, che il duopolio Russia-Usa era negativo..ora arriviamo ad un equilibrio pentapolare?
    L’Europa non funziona anche perché alcuni politici hanno giocato a carte truccate oltre misura, tutti hanno barato al gioco, noi subordinati in via produttiva-commerciale alla Germania, dovevamo ubbidire…non eravamo mica De Gaulle che avendo studiato strategia aveva imposto la Sua Force de Frappe, ricordiamoci che la Francia era fuori dalla Nato ed autonoma in materia energetica mentre noi eravano Nato, Cee e Paravento forse fittizio della Nazione Araba con un forte timore verso gli Ebrei che in fatto di soldi non hanno paura nemmeno dei Massoni.
    Ora Unione Europea ha come condizione la delega di alcuni poteri al suo livello, altrimenti che unione è, quindi dobbiamo accettare una sovranità limitata dei vecchi stati, solo a noi sembra uno zibaldone di interessi messi a soqquadro…ma, forse sono io limitato non l’Italia e forse fra un poco…BERLINO sarà la capitale morale dell’Europa, oltretutto un suo excancelliere è ha capo del grande conglomerato energetico del gas Russo, domandiamoci perché, forse i tedeschi pur nelle diversità politiche pensano insieme a scenari futuri di garanzia.

    ITALIA
    L’italia è quella di Guido Carli, contemporaneo di Kissinger, mi ripeto, MOTORE PICCOLO E TANTI LACCI E LACCIOLI. Abbiamo strepitosi lavoratori ma, il populismo mediatico impone all’ammirazione popolare Belen e Fabrizio e noi scendiamo sempre più in basso…lavorare stanca eppoi …è difficile, meglio ciarlare, sparlare e strepitare…aimè lasso.

  19. Gianni Says:

    Come sempre post bellisimo e proposta anti-Renzi di Zedda azzeccata altro che un esempio………..
    Ma soprattuto scrivo per farti un grande in bocca al lupo……….

  20. Andrea Says:

    Che nessuno qui si chieda perché un commentatore britannico come Evans-Pritchard scriva che “l’Italia non è fondamentalmente insolvente. È in questi pasticci perché non ha un prestatore di ultima istanza, una banca centrale sovrana o una moneta sovrana. La struttura dell’euro ha trasformato uno stato solvente in uno insolvente. Ha invertito l’alchimia”… è inequivocabilmente indice di scarsa curiosità intellettuale o scarsa competenza economica.
    Chiarirò dunque io:

    1) Negli Stati IN POSSESSO della sovranità monetaria, il debito pubblico costituisce la fonte della ricchezza nazionale dell’intera comunità.
    Infatti, lo Stato (a moneta sovrana) inventa dal nulla la moneta restandone proprietario esclusivo (in ciò assistito dalla Banca Centrale ); dà luogo ai processi di spesa pubblica acquistando i beni e servizi con tale moneta, fornisce liquidità ai cittadini attraverso il sistema bancario “retail” (= commerciale).
    Giammai i cittadini di quegli Stati saranno chiamati a ripagare quel “debito pubblico” con tasse e balzelli, in quanto, nella fattispecie, il concetto di debito non sussiste, essendo “i titoli di Stato emessi all’uopo” iscritti tra le poste attive del Bilancio pubblico.

    2) Negli Stati PRIVI di sovranità monetaria avviene l’esatto contrario.
    Emblematico è il caso dei Paesi membri dell’Unione europea monetaria (UEM).
    Tali Paesi, essendo privi di una loro moneta, devono rifornirsi di euro indicendo aste nel mercato secondario ove piazzare i propri bond (spuntando spesso tassi di interesse composto economicamente svantaggiosi).
    In tale fattispecie, appare conclamata la condizione di quasi totale sudditanza di ogni Paese agli umori ed ai “desiderata” degli investitori privati, che possono chiudere i rubinetti del credito a loro insindacabile piacimento.
    Resta evidente il fatto che, nei Paesi privi di sovranità monetaria, il debito pubblico è equiparabile a quello privato (di famiglia ed imprese) per cui i rispettivi cittadini saranno chiamati a rimborsarne l’entità con tasse ed imposte.

  21. Andrea Says:

    Specificamente, la moneta unica:

    – Esclude un prestatore di ultima istanza sul modello Federal Reserve USA, proprio per portare la sfiducia dei mercati sui debiti dell’Eurozona.

    – I debiti dell’Eurozona non sono più sovrani, poiché l’Euro è moneta che ogni Stato può solo usare, non emettere, e che ogni Stato deve prendere in prestito dai mercati di capitali privati che lo acquisiscono all’emissione. L’Euro è moneta di nessuno, non sovrana per alcuno.

    – I due punti precedenti hanno distrutto il fondamentale più importante della macroeconomia di Stato, che è “Ability to pay”, cioè la capacità di uno Stato di onorare sempre il proprio debito emettendo la propria moneta sovrana. L’attuale aggressività dei mercati contro il nostro Paese (ed altri) è dovuta in larghissima parte proprio alla loro consapevolezza della nostra perdita di “Ability to pay”, la cui presenza è infatti l’unica rassicurazione che può calmare i mercati. Motivo per il quale il Giappone dello Yen sovrano, che registra il 200% di debito/PIL, non è da essi aggredito e ha inflazione vicina allo 0%. Motivo per cui l’Italia della Lira sovrana mai si trovò in condizioni simili al dramma attuale, nonostante parametri ben peggiori di quelli oggi presenti.

    – L’Euro è moneta insostenibile, disegnata precisamente affinché l’assenza radicale di “ability to pay” nei governi più deboli dell’Eurozona inneschi un circolo vizioso che alimenta la sfiducia dei mercati, che alimenta la crisi, ma “paga” la speculazione finanziaria che gioca al “default” del nostro Paese. Non se ne esce, qualsiasi correttivo non altera, né mai altererà, questo fondamentale negativo, e i mercati infatti non si placano.

    – Le estreme misure di austerità per la riduzione del deficit di bilancio che vengono oggi imposte, sono distruttive per la “domanda aggregata” di cui qualsiasi economia necessita per crescere. Sono cioè il farmaco che causa la malattia, invece di curarla. Anche questo non accade per caso.

    – Tali misure ci vengono imposte proprio perché il nostro debito pubblico non è più sovrano, a causa dell’adozione di una moneta non sovrana. Infatti, ogni spazio di manovra del governo al fine di stimolare crescita e riduzione del debito attraverso scelte di spesa sovrana (politica fiscale), è stato annullato dall’adozione della moneta unica, che l’Italia non può emettere come invece fanno USA o Giappone. Si tratta di una perdita di sovranità governativa senza precedenti nella storia repubblicana, e di cui le misure imposte dalla Commissione UE sono l’espressione più estreme.

    – L’Euro e i Trattati europei che l’hanno introdotto, sbandierati a salvezza nazionale dal centrosinistra, stanno, per i motivi sopraccitati, umiliando l’Italia, nazione che ha uno dei risparmi privati migliori del mondo: 9.000 miliardi in ricchezza privata, una capacità industriale invidiata dai G20, banche assai più sane della media occidentale e parametri di deficit che sono inferiori ad altri Stati dell’Eurozona.

    L’Europa doveva essere “a disposizione” del capitale finanziario anglo-americano. E’ così è stato.

  22. Andrea Says:

    “Italy’s travails have little to do with the parallel drama in Greece. This is not contagion in any meaningful sense. The country is suddenly under fire for the very simple reason that its economy is plunging back into deep recession, the predicable outcome of the EU’s 1930s fiscal and monetary contraction policies.

    The implications of a eurozone double-dip are dreadful for Italy, already grappling with a chronic loss of 40pc in labour competitiveness against Germany and a 70pc collapse in foreign direct investment since 2007.

    A report by Italian consultants REF Ricerche warns that Italy will remain trapped in recession through 2012 and 2013. The slump itself is causing fiscal slippage, not lack of budget rigour. “What is sapping the credibility of Italy’s public accounts over the medium term is lack of growth prospects,” it said.

    Indeed, yet Angela Merkel and Nicolas Sarkozy continue to order Italy to undertake further fiscal belt-tightening into the accelerating downturn, even though it is one of the few countries in the OECD club with a primary budget surplus and even though its combined public and private debt is just 250pc of GDP – well below that of Holland, France, the UK, the US, or Japan. The EU policy dictates have become unhinged.

    Mr Berlusconi invited much ridicule in Cannes by blurting out that the “restaurants are still full”. Less reported was his comment that the country’s exchange rate is misaligned within EMU and that this has been “paralysing for Italy”.

    This is the elemental point. Italy is in the wrong currency. It should not be in Germany’s monetary union at all.

    Italy’s crisis will deepen for fundamental reasons whether or not Mr Berlusconi’s disintegrating regime departs the scene”.

    [Il travaglio dell’Italia ha poco a che vedere con il dramma parallelo della Grecia. Non si tratta di un contagio nel vero senso della parola. Il paese è improvvisamente sotto tiro per la semplice ragione che la sua economia sta piombando in una forte recessione, per l’esito prevedibile delle restrittive politiche monetarie e fiscali dell’UE che ricordano gli anni ’30.

    Le implicazioni per la doppia recessione dell’eurozona sono terribili per l’Italia, che già soffre di una cronica perdita del 40 per cento per la produttività del lavoro contro la Germania e di un collasso del 70 per cento di investimenti stranieri dal 2007.

    Un resoconto degli analisti italiani di REF Ricerche avverte che l’Italia rimarrà intrappolata nella recessione nel 2012 e nel 2013. È il crollo che sta causando la deriva fiscale, non la mancanza di rigore nel bilancio. “Ciò che sta minando la credibilità dei conti pubblici dell’Italia nel medio termine è la mancanza di prospettive di crescita”, hanno detto al REF Ricerche.

    Intanto Angela Merkel e Nicolas Sarkozy continuano a ordinare all’Italia di intraprendere ulteriori strette fiscali nel corso di una caduta in fase di accelerazione, anche se si tratta di uno dei pochi paesi nel club dell’OCSE con un surplus primario di bilancio e anche se la somma del debito pubblico e privato è solo del 250 per cento del PIL, ben al di sotto di Paesi Bassi, Francia, Regno Unito, Stati Uniti e Giappone. I diktat delle politiche dell’UE sono arrivate al punto di follia.

    Berlusconi ha sollecitato il sarcasmo a Cannes esclamando che “i ristoranti sono ancora pieni”. Meno diffuso dai media è stato il suo commento secondo cui il tasso di cambio della nazione è male allineato all’interno dell’UEM e che ciò è stato “paralizzante per l’Italia”.

    Questo è il punto focale. L’Italia è in una moneta sbagliata. Non dovrebbe stare assolutamente nell’unione monetaria tedesca.

    La crisi italiana si aggraverà per ragioni fondamentali, indipendentemente dal fatto che il regime in disgregazione di Berlusconi esca dalla scena.]

    (Ambrose Evans-Pritchard sul “Telegraph” di ieri, 6 novembre)

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