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Europa lontana.

novembre 25, 2011

L’Europa attuale, che altre volte ho definito una chimera istituzionale, assemblata a nel laboratorio di Maastricht nel clima dell’epoca, si trova adesso investita in pieno dal ciclone finanziario.

Non ha allestito difese, non le ha neppure previste.

Una maggioranza di centro destra ha fatto fallire regolarmente ogni tentativo di costruire la famosa governance.

Non tutti ricordano che quel trattato fatto a Maastricht, confermato nel pasticcio di Lisbona recava: “ patto di stabilità e di crescita”.

E si è ridotto ,com’era nelle premesse “culturali”(vedi alla voce neoliberismo+monetarismo) ad una mera sorveglianza reciproca per la stabilità monetaria dove i più forti,Germania e Francia- come ha ricordato sommessamente Monti- violavano il patto proprio mentre lo imponevano agli altri e per di più facevano finta di non accorgersi che tra questi ultimi, la Grecia, col suo governo amico connotato a destra, esibiva letteralmente carte false.

Recentemente,Marcello Messori sul Corriere ha segnalato e criticato le debolezze europee avvertendo che mentre la “casa europea sta bruciando” la Germania subordina qualsiasi intervento alla riforma dei Trattati. “Cosa che rischia di trasformarsi in una sorta di comma 22”.

Proprio così. E’ detto bene.

Adesso son tutti, o quasi, d’accordo nel criticare il ruolo della BCE, avanzando la necessità di farne “un prestatore d’ultima istanza” al pari di tutte le altre banche centrali.

Tanto non costa nulla.

Intanto il tempo a disposizione si è del tutto consumato. E i famosi mercati lo sanno bene.
Gli speculatori, istituzionali o meno (vedi fondi e banche d’affari, operatori finanziari ) fiutano il sangue. Inebriati come vampiri nelle tenebre calate sull’Europa politica.

E non c’è aglio che possa tenerli a bada dopo che , da destra e da sinistra ci si è lasciati avviluppare nelle spire di un’ideologia secondo cui : il mercato è tutto e tu….. non sei un cazzo.
Mi scuso per la sintesi.

Se attendiamo un’altra pur indispensabile riforma dei trattati, il cui iter temporale comporta ad esser ottimisti almeno un triennio, arriveremo dopo la puzza.
Precisamente ben dopo  l’acre odore di bruciato che aleggerà a lungo sull’Europa continentale dopo l’enorme falò della moneta unica.

Intanto la Merkel – la “ragazza” come l’ha appellata Khol- cerca di sfuggire alla morsa decisionale che  la incalza da vicino, dato che fa ormai fatica a vendere Bund con un tasso d’interesse sotto l’inflazione.
Tuttavia continua a prender tempo tenendo fermo il nein agli eurobond, pur essendo, si spera, consapevole – come ha scritto Barbara Spinelli: “ che una nazione che uscisse da Eurolandia e riaffermasse la mitica Deutsche Mark si troverebbe con una moneta talmente rivalutata da strangolare le proprie esportazioni e il proprio benessere”. Ma ciò, aggiungo, avverrebbe anche con un ipotetico euro del Nord.

Sembra quasi che la Cancelliera , forse perché costretta dalla camicia di forza delle sue attillate giacchette che rendono difficoltoso l’apporto d’ossigeno, sprofondi a tratti nel deliquio onirico di una rivincita fuori del tempo.
Un rivincita su quelle Riparazioni di guerra che furono imposte alla Germania dopo la prima guerra mondiale e che secondo Keynes avrebbero preparato la seconda. Come puntualmente avvenne.

O forse, assai più verosimilmente, la “ragazza” assieme ai tedeschi, è inseguita dal fantasma weimariano dell’iperinflazione che suggerisce alla Germania d’imporre al resto d’Europa un’ottusa politica di rigore finanziario che non lascia alla BCE alcun margine di manovra nel contrastare la speculazione sui debiti sovrani.

Come che sia, si tratta di un atteggiamento pericoloso, al limite dell’idiozia.
Francamente non si capisce dove i tedeschi vogliono andare a parare, in prospettiva.
Almeno io non lo capisco.

Ma, evidentemente, non lo capiscono neppure a Londra se dall’alto della loro sterlina si divertono a dire che: ”la Germania ha un biglietto di prima classe , ma sul Titanic”.

Noi italiani in compenso, accompagnati dall’aplomb di Monti, viaggiamo nella stiva e con molta probabilità non saremo tra coloro che saranno raccolti vivi dopo il naufragio.

Sì certo, Monti ha una credibilità europea.
Ma che vuol dire esattamente?

Non pretendo che tutti l’abbiano notato, ma un tale come Barroso- un politico mediocre diventato, a suo tempo, presidente della Commissione grazie alla sconfitta elettorale subita in Portogallo- si permette d’ accogliere il presidente del consiglio italiano come una sorta di subordinato.
Un tecnico di cui ha avuto l’occasione di avvalersi in passato.

A parte questa sfumatura, che solo gli addetti ai lavori han potuto cogliere anche se non hanno voluto rilevarlo, qual è esattamente la linea che Super Mario sta seguendo nel rapporto con l’Europa?

Tutto chiaro?
Non mi pare.

Per il momento il primo rappresentante del governo Monti che si presenta in parlamento ,il redivivo Giarda,lo fa per sostenere la più grande boiata che si possa fare sull’onda dell’emergenza: il pareggio di bilancio in Costituzione.
Beh questo è il modo peggiore per “stare in Europa”, poiché vincola ad una rigidità, senza alcuna garanzia, che impedirà in futuro qualsiasi autonomia politica ad esempio nel temperare un eventuale ciclo recessivo.
Una scelta che comunque la si pensi non ha nulla a che fare con la possibilità residua di scampare, qui e ora, ad una devastante collisione.

Se come prevede quella Cassandra di Roubini (che tuttavia fu tra i pochi a predire, tra i cultori della scienza triste, la grande crisi finanziaria del 2008) l’anno prossimo L’Italia sarà costretta a ristrutturare il debito (leggi default), cosa diavolo ce ne facciamo di un futuro e permanente pareggio di bilancio?

E, intanto Monti ha partecipato al vertice con Sarkosy e la Merkel come colui che deve fare i compiti a casa.
E’ riuscito a dire che la Merkel ha ragione sulla necessità di creare un quadro affidabile per gli stability bond proposti da quella nullità di Barroso, illudendosi , quest’ultimo, di aggirare per via nominalistica il veto della Cancelliera.

Conclusione del vertice: Francia e Germania s’incaricheranno di far sapere , ( a noi e a Monti) come , quando e in che modo avviare il percorso per un’ulteriore modifica dei trattati col fine ultimo di creare un’unica e omogenea disciplina fiscale.

Bene, anzi male.

Una omogenea tassazione europea presuppone infatti che venga, in partenza, scolpito nella pietra l’obiettivo di una Federazione degli stati europei.

No taxation without representation.

Non è vero?

Non si può in alcun modo cedere sovranità fiscale senza rivedere tutta la barocca architettura istituzionale dell’Unione.
Non si può esser governati da un Consiglio Europeo a mezzadria con una Commissione, organi entrambi, non eletti da alcuno.

Ma questo è esattamente l’obiettivo mancato a Lisbona.
Cosa può far credere che sia possibile conseguirlo nel prossimo futuro mi sfugge completamente.
Tanto più che adesso la destra in Europa è più forte che mai.

O forse qualcuno continua a pensare in termini, come ai tempi di Monnet, che step by step la politica, come l’intendenza, sarà costretta a seguire l’integrazione economica,in questo caso fiscale?
No.
Da tempo , nell’epoca della globalizzazione , in Europa , da cosa non nasce più cosa.
Chi non l’ha capito ora non lo capirà mai più e rimarrà per sempre un europeista velleitario, di facciata.
Un illuso, vecchio signore, un nobile conservatore, sorpassato dalla velocità degli eventi e dalla giovinezza del mondo globale.

La verità, che andrebbe gridata da chi ha a cuore le sorti della nazione e dell’Unione è che in assenza di un’iniziativa immediata e dura sul fronte del debito esplicitamente rivolta contro la passività e l’incertezza della Germania e contro la tradizionale posizione avversa all’Europa politica della Francia non si va da nessuna parte.
Si rimane in balìa del capitalismo reale, cioè della finanza di rapina.

Lotta su due fronti, quindi.
Vasto programma per un governo tecnico.

Un’altra “verità” sarebbe quella di completare il quadro, tracciando le linee di un possibile e futura crescita.

Se si deve fare l’Europa politica, allora bisogna anche illustrare ai cittadini e ai popoli europei le convenienze economiche e sociali di un tal disegno che contempla una secca rinuncia ad esercitare sovranità nazionale in campi strategici come appunto la prerogativa, tipicamente statuale, d’imporre tasse.

Perché mai gli europei dovrebbero consentire ad un’omogenea disciplina fiscale e di bilancio senza poter votare i propri governanti e senza poter avere, in un domani ragionevolmente prossimo, in cambio delle rinunce e dei sacrifici odierni, maggior sicurezza e benessere?

Da qui l’idea del vecchio Delors: varare obbligazioni europee a cura della banca europea per gli investimenti (BEI) da dedicare a progetti per una crescita di dimensione europea , in campo infrastrutturale dei servizi e dell’ambiente.
Perché, com’è ribadito anche nel trattato fatto a Lisbona, noi europei vogliamo “un’economia sociale di mercato”.
Non è vero?

Definizione alquanto nebbiosa , d’accordo.
Ma che, tuttavia pur nella sua ambiguità, mal s’attaglia all’attuale modello di capitalismo reale.

Stante così le cose , in assenza, di un cambiamento del quadro europeo, appare persino ovvio che tutte le misure, per quanto severe, che Monti potrà varare, in un paese solo, non serviranno a scongiurare la disfatta che si preannuncia con il signor spread ormai stabilmente sopra il 7%.

Ma forse Monti, in cuor suo, si riserva il semplice ruolo d’onesto curatore fallimentare.

La cosa tragica e comica ad un tempo è che uno dei grandi sponsor del governo Monti, Carlo De Benedetti, esulta mentre già s’avvertono i sinistri scricchiolii del crollo imminente: “ finalmente un governo che progetta una grande riforma fiscale”.

Non è rassicurante?

E intanto, è notte fonda.
E siamo a mezzo miglio marino dal fatidico iceberg.

PS. E nel PD se la prendono con Fassina , uno dei pochi se non l’unico che ha reagito alla proterva maleducazione del finlandese Rehn.

alternativa…

novembre 19, 2011

Un pochino di pazienza ancora e poi mi taccio.
Lo prometto.

Anche perché la sensazione d’impotenza è grande.
Troppo ampio è il divario tra la dura realtà delle cose e la difficoltà a delineare credibilmente un quadro d’azione.
Azione.
Perché a questo punto le chiacchiere stanno a zero.
Voci isolate che si rincorrono nello sfuggente universo del web non servono a molto.
Sfogatoio e poco più.
L’altra faccia di un libertà concessa in quanto innocua, in assenza di un movimento d’opinione vasto, articolato, sovranazionale. E di una classe politica con la faccia rivolta alla società reale.

Non basteranno volenterosi ma non numerosi giovanotti in giro tra Zuccotti Park e la Sapienza a contrastare le brigate in doppiopetto e grisaglia del capitalismo reale che s’è imposto definitivamente dopo l’89 .

A quell’un per cento va tutta la mia simpatia. Son giovani ed è giusto non togliere loro anche la speranza. Tanto più essendo la sola minoranza che, tra tanta ingenuità e molta sacrosanta rabbia dimostrano di aver compreso come va il mondo reale.

Tuttavia senza un progetto politico alternativo e nuove classi dirigenti che lo interpretino non si va da nessuna parte.
Un tempo si diceva: non c’è sbocco al movimento.
Non a caso Draghi ha avuto parole di comprensione: vi capisco, continuate pure con la vostra ginnastica. Vi fa bene un pochino di moto ,sgranchirvi le gambe per strade e piazze.
Folclore mondialista che s’aggira sfaccendato, dando un tocco di colore, alle grigie torri d’avorio della finanza.
Da Wall Street a Francoforte.

E intanto a quelli come me, vien chiesto con sprezzante , quasi biblico, giudizio definitivo: qual è l’alternativa?
Santo pragmatismo!

Son inchiodato da cotanta domanda.
Vasto programma per un topo di campagna.

Intanto è già partita una formidabile campagna mediatica.

Il mainstream va a nozze nel tuffare ogni critica ,ogni dissenso, ogni posizione difforme, anche timida dentro il calderone ribollente del complotto dei poteri forti.

S’usa l’arma dell’ironia come vetriolo da gettare in faccia a chi non s’adegua.

S’usa l’arma totale: la pensate come la destra.

Ancora una volta dopo trent’anni, senza un briciolo di fantasia torna in primo piano la campagna contro gli opposti estremismi.
Do you remember l’anarchico Pinelli che colto da “malore dinamico” cadde da quella fatidica finestra e il ballerino anarchico Valpreda che mise la bomba alla banca dell’agricoltura a Milano?

Analogamente, gli indignati odierni non son diversi, in quanto ai fini ultimi e al di là della loro consapevolezza individuale, dal fascio-nazi-nazionalismo che s’aggira per l’Europa.

Certo non lo si dice così.

Figurarsi.

Nell’epoca odierna si è più sottili, educati, politicamente corretti, ma la sostanza non cambia.

La piovra del mainstream non lascia molti spazi ad un confronto obiettivo e men che meno critico.
Ti sputtana e ti mette fuori gioco fin dall’inizio, con il sarcasmo e i sorrisini di compatimento di un autorevole Vittorio Zucconi .
D’altro canto che volete farci. C’è ancora chi pensa che Kennedy fu ucciso da un proiettile vagante e bin Laden giustiziato mentre guardava un filmino pornografico …..

L’altra sera s’è unito al coro degli sputtanatori anche il democratico e cosmopolita Gad Lerner mettendo a confronto ,con accurata regia, le facce pulite e serene degli studenti della Bocconi e della Cattolica con i visi incupiti dei giovani della Sapienza, che- pensi signora Contessa – avvolti nel loro sformato e trasandato abbigliamento osano criticare Super Mario per aver lodato , a suo tempo , nientemeno che la Gelmini, quella del tunnel per i TIR-neutrini.

A confronto con i maglioncini gettati con finta noncuranza sulle spalle dei ragionevoli e studiosi Bocconi boys si capisce al volo che si tratta di poveracci ancora attardati su anacronistiche richieste di diritto allo studio e istruzione pubblica.
Gente che ad onta del pomposo nome della loro università , non ha voglia di studiare e ancor meno di cercarsi un lavoro adatto alle loro scarse potenzialità meritocratiche.
Altro che aspiranti sapienti.
Piuttosto figli o nipoti di canuti sessantottini, fuori tempo e luogo.

E già, la televisione conserva ancora la forza del leone di jannacciana memoria.

Su un altro piano ci pensano, con le loro acuminate e strapagate penne, gli editorialisti di Repubblica e quelli del Corriere che (questi ultimi) han giudicato (classicamente) indegna gazzarra i festeggiamenti pacifici, tra canti e balli dopo la caduta di Berlusconi.
A parte le sfumature che anche noi siamo in grado di cogliere e a volte apprezzare (per la verità sempre meno) la sostanza dell’operazione mediatica è la medesima, ben riassunta per tutti da Repubblica: “Quel fantasma dei Poteri Forti copione fisso dei cambi di stagione”.

Perché, chi non esulta e applaude con noi: ESTREMISTA E COMPLOTTISTA E’!
E magari , sulla scorta del Berlusconi dei bei tempi, è pure COMUNISTA.

Ergo, zitti e mosca.

La pacchia è finita.

E ha buon gioco il neoministro Riccardi a spiegare che dopo il carnevale è arrivata la quaresima.
Che bell’immagine!

Bravo, applausi.

Ha ragione anche il neomistro Ornaghi quando spiega che “il governo Monti segna il risveglio dei cattolici in politica perché non è più il momento di deleghe”.

Ben detto, applausi.

Prima per vent’anni, la delega totale e incondizionata l’avete supinamente data a Berlusconi: il grande puttaniere.
Adesso invece di vergognarvi almeno un po’, potete addirittura esporre la vostra faccia.
Con sobrietà, ovviamente, come avverte il capo della CEI.

E’ giusto. Ma non era il caso di ricordacelo, l’avevamo intuito.

E veniamo alla quaresima di Monti.

Non senza rispondere ancora una volta e per l’ultima volta a chi mi chiede qual’era l’alternativa all’operazione politica concepita , comunque condotta con alta perizia da Napolitano.

Bene.

Al punto in cui s’era giunti e dopo tutto il tempo perso negli ultimi sei mesi dalla ex opposizione, probabilmente un’ alternativa al governo Monti semplicemente non c’era.
Non più.
S’era consumata e vanificata nel mantra della richiesta quotidiana di dimissioni rivolta giustamente a Berlusconi.

Buona cosa chiedere le dimissioni.

Ottima cosa sarebbe stata (mi ripeto) preparare per tempo, quando il tempo c’era, un’alternativa di governo.

In quel caso, con coalizione e programma pronti e un leader già scelto e in campo la via delle elezioni non sarebbe stata necessariamente distruttiva.
Unica controindicazione la legge elettorale.
Non faccenda da poco, me ne rendo ben conto.
Tuttavia in politica i tempi esigono a volte il loro tributo .
C’è poco da fare Hic Rhodus, hic salta.

Ma questa strada non la si è voluta prendere in primo luogo perché non la si VOLEVA nonostante i sondaggi la indicassero da almeno un anno.

Dovrebbe esser chiaro, almeno adesso, mentre Casini riafferma con forza che il futuro risiede in un’alleanza esclusiva tra PD e terzo polo, cui tira la volata lo stesso governo Monti, dove si voleva andare a parare.

Del resto l’alleanza con un centro, rimpinguato nel frattempo da truppe provenienti dal PDL, è esattamente nella natura del PD.
E’ iscritta nel suo atto di nascita che Bersani ha cercato di lasciar sfocare sullo sfondo,conscio di un possibile diaspora a sinistra.

Ma dopo la lunga quaresima le cose saranno di molto cambiate.
Insisto le carte le darà Casini insieme a Letta il giovane.
Quello del bigliettino d’amorosi ,infoiati e disponibili sensi , anche “privatamente”. Quello del country party oltre la destra e la sinistra.
Il partito nazione insomma.
Il partitone progressista, ma anche moderato.
Neodemocristiano per esser ancora più esplicito. Da metter su con l’aiutino discreto di Letta il vecchio che s’affaccia dal loggione della Camera a raccogliere gli unanimi e convinti applausi. Tanto per chiarire a Bersani che il suo niet ha ottenuto solo una effimera e passeggera concessione alla decenza. E, che a lui resta solo il compito logistico e gregario di inseguire e sconfiggere le disorientate truppe della lega per completare la vittoria.

Cosa si doveva fare oltre a lasciar passare il tempo in attesa della caduta di Berlusconi?

Beh, preparare almeno i punti cardine di un approccio del tutto diverso da quello liberista verso l’Europa oggetto dell’attacco dei mercati e dei mercanti.
Mercanti spesso criminali.

Dotarsi di una bussola per navigare, non solo a vista, nello tsunami scatenato dal capitalismo finanziario.

Adesso Monti prende contatto con Sarkosy e la Merkel per riportare l’Italia su di un piano di parità nel confronto in atto.
Va benissimo.
E non ho dubbi che le relazioni formali con francesi e tedeschi miglioreranno grazie al Professore.
Ma il parlamento eletto pur sempre dal popolo e suo rappresentante fino a prova del contrario, cosa ha da indicare al neogoverno italiano?

Non è questione secondaria per affrontare la inevitabile quaresima dalla quale son comunque esclusi in partenza i grandi patrimoni.
(A proposito l’Ici s’applicherà anche all’immenso patrimonio della Chiesa ,apostolica romana?)
Anche perché bisogna cominciare a pensare a come se ne uscirà mentre la recessione incombe sull’Europa intera.
Parola di Draghi.
Su questo non ho sentito semplicemente un bel nulla.

Ma è esattamente qui il cuore della contesa in atto in Europa .

Potrei dilungarmi ma mi limito ad integrare ciò che ho scritto nei due post precedenti.

Si lascia a Berlusconi la critica al funzionamento della moneta senza stato?
E si lascia a Monti ,alla sua personale credibilità il compito di delineare insieme agli altri attori europei una via d’uscita dalla crisi in atto?

Esempio con domanda.

Tra la posizione tedesca che(sembra) vuole verosimilmente creare un FMI europeo, il quale come sappiamo da una lunga esperienza, serve a finanziare a caro prezzo solo i paesi che s’adeguano prontamente e rigidamente alle regole del modello liberista più puro, dove si privatizzino e si vendano al minor prezzo anche gli ultimi scampoli dei beni comuni, lasciando andare in default gli altri, e quella (sembra) francese che punta ad una modifica dei trattati per cambiare il ruolo della BCE analogamente alla Fed americana, l’Italia da che parte sta?

E da che parte sta la ex opposizione?

Non è dato al momento di saperlo.

Comunque non per caso del fondo cosiddetto salva stati non si parla più da tempo. Altri e più grandi disegni egemonici son concepiti entro una visione liberista e monetarista sostenuta da una grande maggioranza di governi di centrodestra.

Se l’Europa s’ha da fare si farà secondo il dettato del liberismo più sfrenato dove contano i mercati , gli interessi leciti e illeciti (la distinzione s’è fatta impossibile) della finanza globale, e dove si stagliano nettamente per ragioni diverse e con interessi contrastanti, due grandi potenze : la Germania continentale e l’insulare Regno Unito che resta comunque saldamente aggrappato alla sua sterlina.

E , attenzione l’unificazione politica dell’Europa che è insita in un tale disegno non sarebbe quella flebilissimamente auspicata in vista di un lontano futuro dallo stesso trattato di Lisbona. Sarebbe unificata piuttosto dalla dittatura della moneta e dal feticcio dei mercati, non dalla democrazia dei popoli , che magari giungerebbe fino a volere l’elezione diretta del presidente dell’Unione.

A mio modesto avviso sarebbe possibile con un adeguato protagonismo italiano e in vista delle difficoltà della Francia (tra l’altro ci saranno le elezioni) metter in piedi un’alleanza intergovernativa capace ,almeno in potenza, di collegarsi ad un’opinione pubblica europea che potrebbe così venir stimolata, coltivata , sostenuta e tenuta in campo per dare più forza ad una politica resa ormai esangue dopo i troppi salassi subiti dalle ragioni totalitarie della economia della finanza.

In quest’ambito non è detto che la stessa BCE si dimostrerebbe del tutto impermeabile ad un cambiamento del proprio ruolo a fronte di un progetto tedesco di FME che rischia di relegarla ,alla lunga, in posizione subalterna.

In conclusione, l’idea che si sta imponendo in Italia, secondo cui al governo dell’economia ci pensa Monti e il parlamento s’occupa d’altro, è oltremodo perniciosa.

Un parlamento che ratifica nega il suo ruolo avviando la democrazia parlamentare su di un binario morto.

Certo, oggi Monti è forte.
Forte di un consenso popolare larghissimo.
Non può fare a meno del parlamento né, immagino lo voglia, ma il parlamento non può fare a meno di Lui.
Perciò proprio mentre il capo del governo tributa omaggi al parlamento non manca di minacciarlo apertamente e piuttosto ruvidamente, chiarendo che conviene tenersi bassi dato che un’eventuale difficoltà frappostagli dovrebbe misurarsi non con lui ma con il suo consenso e dunque con gli elettori che in lui e solo in lui, al momento, si riconoscono.

Il concetto è chiaro.

Non essendo io aduso, per grezza nascita, ad usare il bon ton di Lor Signori e scusandomi per la volgarità , tuttavia non del tutto gratuita, tale semplice concetto può anche esser espresso popolanamente così : vi tengo per le palle.
E, aggravante , ve le stringo quando voglio.

Da qui la disperante difficoltà che incontra un disegno alternativo a quello liberista per l’Europa poiché la politica fatta oggetto d’ogni insulto (grazie a Berlusconi e non solo) non può più indirizzare e neppure suggerire alcunché.
Il suo tempo è, se non finito, almeno sospeso e purtroppo a furor di popolo.

E d’altro canto non si può chiedere a Monti di cambiare le proprie convinzioni.

Accusatemi pure di complottismo ,non me ne può fregar di meno.

Ma se uno oltre ad esser stato Presidente della Bocconi è anche il responsabile per l’Europa della Trilateral Commission, la cui visione del mondo è arcinota.
Anche advisor internazionale della Goldman Sachs.
Un covo di delinquenti in colletto bianco dice qualcuno che si salva grazie ai soldi dei cittadini e continua ad arricchirsi in credit swaps speculando e auspicando il default, a partire dall’Italia.
Esagerati.
Advisor , e che sarà mai !
Il significato generico è solo quello di consulente o anche consigliere , “esperto in una vasta gamma di problematiche, particolarmente vocato nel campo delle privatizzazioni”.

Cosa c’è di male in questo?
Comunque anche advisor della nota, frizzante, aziendina a conduzione famigliare denominata Coca-Cola. Non senza averla prima fieramente avversata dalla sua posizione di commissario europeo.
Per esserne ingaggiato subito dopo.
Quelli della bevanda frizzante mica son scemi.

Se le cose stan così, e così stanno in effetti, qual cosina dovrebbe saltare agli occhi. Al netto, s’immagina dei miseri, simbolici più che altro, rimborsi spese. Per carità non stiamo a formalizzarci. E’ un tecnico mica un politico.
Cosa diavolo dovrebbe saltarci negli occhietti procurandoci un certo disagio direte voi.
Beh , forse una qualche omogeneità di cultura e pensiero tra il nostro acclamato super premier e codesti contesti lobbistici, tutti dediti a fottere, poco cristianamente il prossimo. Sia esso lavoratore o consumatore.

Come dite?
Ah Adesso è senatore a vita.
Dimenticavo.
Sì ma i senatori a vita mica fan parte della tanto odiata casta da combattere con la pubblica gogna grazie all’alibi fornito dai Scilipoti.
Come dite: Andreotti?
E vabbé.
Nessuno è perfetto.

Per Super Mario conta il MERITO e proprio per questo , ci sarà un lungo primo tempo: il rigore e i sacrifici.

Si vedrà quanto equi.

Poi non ci sarà, NON CI SARA’AFFATTO ALCUNA CRESCITA ,come documenta la ormai lunga vicenda del liberismo applicato in corpore vili.

Solo un ulteriore aumento delle diseguaglianze sociali.

Si può star certi che alla fine della quaresima i ricchi saranno relativamente più ricchi.

In compenso i ceti, sempre meno abbienti, potranno contare tanto su di una cattolica sussidiarietà ,vorace nel mangiarsi gli ultimi bocconi (sic) di ciò che resta del welfare, quanto (alle brutte) su di una cristiana, equa carità.

Amen.
E non parliamone più.

Linea Maginot

novembre 17, 2011

Ho ascoltato il discorso di Monti al Senato.

Tono moderato e molte spolverature d’equità.
Parola quest’ultima che ha da tempo sostituito ciò che nel novecento veniva comunemente definita come giustizia sociale.

Sacrifici ed equità.

Per obbedire alle 39 domande poste dalla commissione europea.
A proposito le avete lette?

In altri tempi sarebbero valse una dichiarazione di guerra.
Per il tono con cui sono formulate.
Per le minacce con cui son poste.
Per il ridicolo dettaglio con cui vengono impartite.

Domande strane.
Vengono infatti impartite.
Per la cronaca, dal liberale finlandese Olli Rehn.

Ebbene il discorso di Monti non va fuori dal seminato delle 39 domande e men che meno se n’adonta come vorrebbe un minimo di soprassalto di dignità nazionale.
Per ciò a me appare penoso.
Suscita cioè un sentimento di compassione.

Come quando chiarisce che il problema è nostro.
Dobbiamo rientrare nelle compatibilità dettate dal finlandese. Punto.

Come quando chiarisce che per quanto riguarda i grandi patrimoni s’avvierà un monitoraggio, scandendo a scanso d’ogni equivoco: “ho detto monitoraggio”.

Chiaro no?

L’ICI sulla prima casa va reintrodotta mentre ai grandi patrimoni si promette una benevola osservazione.
Non si concede neppure quel pallido simulacro di patrimoniale “per mille” che la Marcegaglia aveva avanzato ai fini di scansare una patrimoniale vera ed efficace.
Equità, bravo, applausi.

Vabbè il resto è noto e abbastanza preannunciato e scontato : pensioni, mercato del lavoro,(facendo salvi diritti acquisiti da chi lavora a tempo indeterminato) e project financing per la crescita affidato al patron di Banca Intesa.

Penoso.

Poiché tutto ciò (mi correggo dal post precedente) non servirà neppure a calmare i bollenti spiriti del signor spread.

Non so , a questo punto come reagirà l’ex opposizione, specie di fronte ad un redivivo Berlusconi che va all’attacco improvvisandosi nemico giurato di banchieri e finanza. Quegli stessi banchieri e quella stessa finanza che tante volte lo hanno generosamente soccorso nella sua qualità di Tycoon.

Quel poco che so è riassunto bene sul sito Left Wing portavoce di una sinistra riformista e moderata : “un governo autorevole dovrebbe mostrarsi deciso ad effettuare gli interventi più urgenti, ma allo stesso tempo capace di negoziare una modifica dell’approccio europeo alla crisi”.

E già.
Perché qui è il problema che la ex opposizione non ha ancora mai posto a sé stessa e come condizione per sostenere un qualunque governo.

A tal proposito , Barbara Spinelli, nell’avanzare di nuovo il progetto di una federazione europea ha , di recente, messo sotto accusa la classe dirigente italiana per “analfabetismo europeo”.

Solo che la crisi dell’Europa è ormai al suo culmine.
E quando la Spinelli (su Micromega) avanza la necessità di sfruttare le possibilità offerte dal trattato di Lisbona per esigere una nuova Convenzione vien da sorridere amaramente o ironicamente , come volete.

Una Convenzione per “una Costituzione per l’Europa” già si svolse e fu stracciata dall’Europa del centrodestra e dagli interessi nazionali di Francia, Germania, Regno Unito.
Strada dunque troppo lunga e resa oltremodo impervia mentre l’Europa si è già rinazionalizzata checché ne pensi (posto che pensi qualcosa che abbia a che fare con la politica) Olli Rehn, membro di un’ impotente Commissione inserita in una troika dove comandano a bacchetta le altre due componenti : BCE e FMI.

Non si riparte mai da zero.

E se l’euro (poiché adesso di questo si parla non semplicemente dell’Italia) è debole in quanto “moneta senza stato”, conviene ripartire dal fuoco della crisi che sta per travolgerlo, magari prima che partano suggestioni tipo un improbabile Neuro e un altrettanto ridicolo Suero, rispettivamente euro del Nord forte ed euro del sud debole e svalutato.

Conviene che dall’Italia si riporti la crisi laddove è nata.

A Francoforte presso la banca centrale( laddove il finlandese è andato a prender il testo delle 39 domande) e poi anche più in là,di rimando, oltreoceano. E per questa via ripartire per ricostruire l’Europa politica e forse, nei tempi lunghi di keyenesiana memoria, federale.

Ma intanto ,primum vivere.

E dunque costruire un’alleanza politica e statale con quanti , muovendo dalle loro difficoltà , Francia compresa, sentono adesso l’urgenza di tagliar le unghie al capitale finanziario. O almeno iniziare a farlo.
Niente di nuovo naturalmente.

Si tratta di convincere, in un duro confronto la Germania, la quale peraltro non si capisce bene cosa avrebbe da guadagnare da un euro a due velocità.
Soprattutto nel caso in cui ne andasse di mezzo il mercato comune.
La Germania esporta il 60 % delle sue merci in questo mercato. Non è vero?

E allora forse margini di trattativa per imporre un diverso ruolo alla BCE ci sarebbero se sol alzassimo la testolina dalle nostre domestiche faccende.

Certo, va da sé che dobbiamo difenderci con le misure necessarie anche riconoscendo i nostri demeriti.
Ma la sola difesa appare oggi nient’altro che una linea Maginot.
Sarà presto aggirata e non solo dai crucchi che peraltro vendono già a man bassa i nostri Bot, ma da quell’entità transnazionale che va sotto il nome (opportunamente datogli da Gallino) di finanzcapitalismo al quale non par vero che la BCE s’incarichi sempre e solo di far la guardia al bidone di benzina dell’inflazione in tempi di acuta recessione, col bel possibile risultato di ottenere, insieme, inflazione e stagnazione.

Per questo il discorso di Monti appare del tutto inadeguato, dato che non si pone neppure il problema di un cambiamento dell’approccio europeo alla crisi in atto.

Non c’è da stupirsi.
Non è nelle sue corde , nella sua cultura, nelle sue convinzioni.

Un liberista dirà sempre che la crescita s’ottiene spianando ostacoli sociali.
Tagliando i residui lacci e lacciuoli per scalare la montagna del debito.
In questa visione, il mercato s’incaricherà sempre da solo di autoregolarsi.
Solo che trattasi di una mera illusione.

Ed è sotto gli occhi di tutti.

In conclusione con il governo Monti si tiene la testa bassa cercando di ripulire il cortile di casa.
Troppo poco per convincere e vincere il signor spread. Dato che la posta in gioco ormai non è l’Italia bensì l’Europa.

PS. E meno male che oggi qualche gruppo di giovani ha protestato per le strade a fronte di un centrosinistra intorpidito dall’indubbia vittoria del terzo polo nella formazione del governo Monti.
Vuoi vedere che alla lunga, (fine legislatura) ci toccherà assistere,contro ogni legge della fisica, al paradosso gravitazionale di un pianetino che attrae a sé, disintegrandolo in parte, un pianeta di massa molto maggiore.

Super Mario,

novembre 11, 2011

Spiacente ma non ci credo.

Non credo affatto che il governo Monti salverà l’Italia.

Taglio con l’accetta risparmiandomi(vi) tutta la tiritera sulle indubbie qualità dell’illustre Professore e anche quella sulla notevole abilità politica del Presidente della Repubblica che in due mosse ha tagliato il nodo gordiano.
Tanto di cappello da un ex professionista della politica.

La mia personalissima previsione è però la seguente.

Prima fase.
Monti s’incarica di far volare gli stracci dei privilegi a partire da quelli della ex casta. E’ qui il ventre molle, anche se i soldi son pochini. Applausi unanimi in platea. Seguirà a ruota l’abolizione dei diritti acquisiti per altre categorie a partire dalle pensioni d’anzianità. Applausi , meno intensi, in platea. Quindi tagli molto consistenti alla spesa pubblica compresa quella sociale e piano straordinario di vendita (o svendita) del residuo patrimonio pubblico. Altri applausi, stavolta anche dai mercati e dai mercanti che si fan sotto per partecipare all’asta. Privatizzazioni e liberalizzazioni. Non credo tuttavia che si taglierà sulla carne di viva delle caste di ordini professionali che orientano l’opinione pubblica come quello dei giornalisti.

Di quelli c’è bisogno per tenerli embedded.
Applausi, comunque.

Seconda fase.
Deregolazione ulteriore del mercato del lavoro e applicazione di una versione ristretta del modello olandese di welfare che se va bene (forse) nei Paesi Bassi, da noi servirà solo a impoverire ulteriormente chi povero lo è già.
Sgravi fiscali alle imprese e applicazione di una patrimoniale modello Marcegaglia: cioè niente di che.
Il tutto con un rapporto intenso e maggiormente credibile con la BCE, l’FMI, e la Commissione europea (per quel che vale) .

Risultato: qualche attenuazione dello spread e poco altro.

Molto ,molto meno, di quanto ci s’attende.

L’Italia si ferma sull’orlo del baratro per rimanere sul filo del rasoio, tenuta nella scomoda posizione da Mario Monti fino al 2013.

Riassumo con le parole di uno destinato a far strada come Massimo Giannini- : “Ci aspetta una lunga traversata nel deserto ,fatta di sacrifici, di sudore e di sangue”.

Grazie. Applausi.

Per me è abbastanza chiaro a chi toccherà ancora una volta e sempre buttar sudore e sangue, dato che mi sembra difficile che Super Mario non resti coerente con sé stesso, con le proprie legittime convinzioni, con la propria onestà intellettuale in quanto interprete autentico ( Presidente per l’Europa) di quel governo ombra dei migliori ,di cui fa parte anche il vicesegretario del Pd, riunito nella Commissione Trilaterale e le cui ricette economiche propugnate nel corso di lunghi anni son ben note.

Ma su questo la faccio corta, salvo permettermi di notare che i membri di quella autorevole lobbie culturale son in maggioranza grandi banchieri, finanzieri e grandi industriali. Leggete l’elenco dei Lor Signori italiani per avere un’idea esatta della cultura prevalente nell’ esclusivo consesso.

A parte ciò, insisto ancora dal post precedente,conta tuttavia maggiormente L’Europa.

L’Italia non si salverà ,come dice Roubini (allievo di Monti alla Bocconi) se la BCE non svolgerà il ruolo di “prestatore di ultima istanza”.
Già , semplice.
E’ d’accordo Monti?
Se sì lo voto con tutte e due le mani. Ma ne dubito assaissimo.

Cambiare il ruolo della BCE significa fare quello che non si è voluto fare all’epoca della moneta unica, quando la Germania chiese garanzie assolute per abbandonare il marco tedesco.
Tra le garanzie v’eran le regole di Maastricht che non consentono questo ruolo per la BCE. In più la Germania si riservò, a garanzia ulteriore , di sottoporre a norma della propria Costituzione all’alta Corte nazionale ogni eventuale passo verso scelte volte ad espandere politiche comuni in campo finanziario e fiscale con il pretesto(in verità robusto) d’aver messo in Costituzione il pareggio di bilancio.

Da questo potere di blocco la Germania non recederà e dunque sarà sempre preclusa l’idea di una Banca centrale capace di stampar moneta per rifinanziare il debito dei paesi dell’Euro oltre i limiti ristrettissimi(tendenti a zero) fissati a suo tempo nella cittadina olandese di Maastricht.

Game over per l’Europa politica.
Ulteriormente sancito dalla dissennatezza della Francia che col suo referendum, insieme a quello Olandese portò a far fallire il disegno di “Una costituzione per l’Europa”, con il contributo prezioso del Regno Unito da sempre cavallo di Troia saldamente piazzato nel cuore dell’Europa continentale.

Dunque Super Mario, per salvare l’Italia dovrebbe stavolta andare all’attacco, non di Microsoft, ma della Germania che punta ormai con molta determinazione a collocare stabilmente l’Italia nell’area dei paesi elegantemente definiti Pigs (maiali).
Per questa via diventa possibile , mettendo fuori gioco la terza economia europea, aprire la strada al Neuro (euro del Nord) lasciando un eurino debole all’Europa del Sud.
Due velocità e stretto controllo e sorveglianza speciale per i Pigs secondo le arcinote ricette della dottrina liberista.

Scommetto che il bocconiano Monti non s’incaricherà di obiettare seriamente, come sarebbe assolutamente urgente, anche in nome dell’interesse nazionale, a questa linea.

Tutto sarà ancora deciso in quel Consiglio Europeo, organo intergovernativo dell’Unione, nel quale la Germania avrà sempre l’ultima parola. Un organo che , è del tutto privo di qualsiasi legittimazione democratica non essendo eletto da alcuno, e che , tuttavia, decide per tutti.
Il guaio è che mentre la sovranità degli stati nazione è perduta non si vuol far subentrare una sovranità europea. E così la democrazia europea che, assetati di petrolio, si vorrebbe pure esportare altrove (come nel caso Libico)s’avvia a divenire pallido simulacro da esercitare in un ormai suggestivo, quando non folcloristico rito parlamentare.

Per inciso tutto ciò è anche il risultato della campagna indifferenziata sulla “casta” in un’alleanza perversa tra populismo, tecnocrazia e finanza.

E’ la tempesta perfetta.

In queste condizioni qualsiasi idea di finanziare debito e sviluppo è messa fuori gioco. Non è nell’orizzonte europeo, e dunque resta solo da cavar sangue… dalle rape.

L’unico risultato garantito da questa politica è una gravissima recessione economica con il relativo fardello di povertà e disoccupazione.

Allora perché lo fanno?

Ma perché pensano di poter recuperare competitività nel solito modo:tosando il gregge.
Come dite?
Che a un certo punto le pecore non avranno più lana?
Beh, poi ricresce, secondo loro.
Son sinceramente convinti di questo.

Adesso però,per almeno un decennio, bisogna far scendere il costo del lavoro dal lato di salari e stipendi.
Ma non di poco.
Roba che non abbiamo ancora mai visto in Europa, giungendo sino a liquidare definitivamente la classe media.

E diverremo competitivi nell’economia globale.
E chi resterà vivo vedrà se le pecore torneranno a far lana.

Tale è la traversata nel deserto auspicata da Giannini e opportunamente guidata da Mario Monti.

A meno che i Pigs non si ribellino.

Insieme avrebbero la massa critica per impensierire seriamente, in molti modi, la Germania e per costringere ad aprire una riflessione critica per un cambiamento in Europa.

Unione Europea finalmente basata su regole democratiche : sola strada per la salvezza.

Tutto il resto son stracci che volano.
Assieme agli asini che ci credono.

controcorrente.

novembre 9, 2011

Nel momento in cui Berlusconi spera di rilanciare giocando a carte coperte sulle sue dimissioni, la manutenzione in corso mi costringe a legger giornali, ascoltar dichiarazioni , slumare ogni sorta di paraculi, e bugiardi matricolati che sfilano nella galleria d’imbecillità di vari talk show come ad esempio ieri sera a Ballarò.

Rabbioso (già per conto mio) e in preda ad una sorta di sindrome di Stoccolma ascolto l’anguillesco e ineffabile vicesegretario del Pd che attacca la casta di cui fa parte per quarti di nobiltà dalla nascita, o meglio sarebbe dire se la prende con la ex casta, poiché attacca i vitalizi ma non dice nulla sulle indennità dei parlamentari.

Si evince dal suo vacuo chiacchiericcio in duetto con Bondi solo quest’avversione per la casta: la sua e nulla più. Esibisce con qualche politica abilità il populista specchietto per le allodole per intercettare e deviare su di un binario morto la comprensibile e dilagante protesta contro una politica imbelle.

Facile, ma intellettualmente assai poco onesto.

Lo fa per non pagar il dazio della proposta ,sapendo di andar sul sicuro.
Ma non dice un beneamato nulla su quella lettera della BCE che dovrebbe far parte organica della legge di stabilità, prendere o lasciare, che un Berlusconi, pre- dimissionario ma non domo, cerca di far divenire responsabilità dell’intera classe politica coinvolgendo e compromettendo  l’opposizione mentre coltiva l’idea di una campagna elettorale d’inverno per la prima volta “europeista”.
Non dice nulla Letta, perché con ogni probabilità la condivide ma nel contempo sa che anche nel PD ci sono , fortunatamente, pareri diversi.

Coadiuva soavemente il pacato vicesegretario  l’immarcescibile Ferruccio de Bortoli che con voce impostata e tono grave avanza accorato appello all’orgoglio nazionale e , ovvio, al conseguente ampio governo dei volenterosi, considerato, forse non a torto la sola via per imporre un crisma di assoluta necessità alla cura da cavallo che una francese arrogante strapagata dal FMI intende somministrare agli italiani con la collaborazione dei sempre più esangui vertici europei.

Beh io di quella lettera condivido solo la punteggiatura.

Non lo stile da ukase, non il tributo di lacrime e sangue cui son chiamati pensionati, lavoratori e tutte le categorie più deboli, e di gran lunga più numerose della società.

Le riforme dette strutturali si riducono a questo: colpire i pensionati, spazzar via a tempo indeterminato quei pochi brandelli di diritti ancora rimasti nel mondo del lavoro giocando i giovani contro i vecchi e i precari contro gli pseudo garantiti secondo la nota dottrina  della coppia Sacconi-Ichino.

Il tutto condito da svendita all’incanto del patrimonio dello stato, da privatizzazioni alla rinfusa e da liberalizzazioni a senso unico.

E per far ciò giova e molto far mostra d’attaccare all’ingrosso i partiti come fossero gli unici rappresentati di quella classe dirigente che ci ha portato al disastro attuale. “Io non sono un politico” diceva Berlusconi nel 1994 in parlamento. E più avanti all’assemblea della Confindustria chiariva che “il vostro programma è il mio”.

Adesso qualcuno prossimo agli stessi ambienti dice che c’è bisogno di “una grisaglia che si presenti in Europa” .
Per riconquistare la perduta credibilità della classe politica è necessario quindi passar la mano ancora una volta a tecnici esperti nel giostrare nei consessi della finanza internazionale e negli opachi meandri delle sue istituzioni.

Se s’andrà in questa direzione la partita è perduta per almeno un altro ventennio  grazie all’ulteriore incesto tra finanza e politica.

Ma vi è una causa ancor più di fondo, alla base dell’assenza di futuro che ognuno avverte non senza una punta di panico.

E su questa conviene soffermarsi dato che non lo fanno i politici tutti  presi a pararsi il culo facendo il verso a Grillo.

Questa ragione risiede essenzialmente nel fallimento devastante dell’Europa come istituzione politica di governo sovranazionale.

Se vi fosse una sinistra in Italia da qui dovrebbe muovere.

Dalla denuncia di una crisi voluta e programmata ( Francia e Regno Unito cui sembra unirsi oggi a intermittenza anche la Germania ) allorché non si volle procedere sulla strada di una “ Costituzione per L’Unione” dando vita  infine al mostriciattolo senza capo né coda partorito a Lisbona. I responsabili di quel fallimento son gli stessi che s’apprestano a consegnare l’Europa nelle mani rapaci del FMI, pur di sbarcare il proprio nazionale lunario.

Si sapeva da tempo che il metodo incrementale, “passo dopo passo” di costruzione europea risalente ai padri fondatori, a partire da Monnet, si sarebbe sempre più mostrato inadeguato e anzi del tutto sorpassato dalla dinamica veloce della globalizzazione economica e finanziaria.

Il nuovo turbo capitalismo non aveva , da tempo, più bisogno dell’acquis comunitario , che anzi considerava un ostacolo e tantomeno avvertiva l’urgenza di un salto di scala nella costruzione dell’Europa politica.

Oggi, a ragion veduta, si deve ammettere che anche il processo di costruzione della moneta unica nasceva  già tributario in culla di una vecchia visione dell’Europa. Paradossalmente proprio l’Euro insieme ad un frettoloso allargamento accelerato per ragioni ideologiche ha accentuato, a fronte del fallimento strategico di Lisbona, la crisi strutturale dell’Unione.

E ,tuttavia per quanto si sia arditamente iniziata la costruzione della casa comune a partire dal tetto, indietro non si torna, sarebbe pura follia.

Se una sinistra vi fosse in Europa e in Italia dovrebbe farsi sgabello della difficoltà attuale e avanzare proposte altre e diverse dalla visione monetarista che ispira la BCE.
A partire dalla gestione del debito che certo va ripagato nel tempo ma va anche rifinanziato subito, attraverso gli eurobond ad esempio rivedendo quel trattato fatto a Maastricht che, giova ricordare , fu violato per primi proprio da Francia e Germania.

Prima o poi ci si dovrà metter in testa che o si convive col debito e si vive crescendo oppure si sopravvive malamente generando una miseria crescente.

In quest’ambito non si capisce perché non si debba rispondere alla BCE e alla strana coppia Merkel -Sarkosy che l’Italia, nel momento in cui continua ad onorare i propri debiti, intende farlo tuttavia in piena autonomia.

Con la patrimoniale ad esempio di cui i vari Letta non sembrano nutrire alcun reale interesse a parte qualche vago cenno propagandistico tanto per tener a bada il popolo bue e non spaventare i possidenti.

Con una riforma fiscale degna di questo nome, redistributiva quindi.

Con un radicale rinnovamento della classe politica tale da imprimere credibilità ad una severa  lotta all’evasione fiscale.

E ultimo ma non ultimo, perché l’Italia non potrebbe e non dovrebbe chiarire ai bonzi di Bruxelles che è giunta l’ora d’impostare una politica di sviluppo industriale per l’intera area comunitaria dato che la crescita ,come chiunque può ormai comprendere, non avverrà mai e poi mai come conseguenza più o meno automatica di tagli generalizzati alle politiche sociali o di ulteriori, più o meno sofisticate trappole(strutturali beninteso) per topi, spacciate come ulteriore riforma del mercato del lavoro.
E perché l’Italia dovrebbe ingollare  d’un fiato la medicina del FMI-BCE mentre la Germania s’appresta ad abbassare le tasse e a reintrodurre il salario minimo garantito .Ma misure di tal genere non son forse stimate sempre e ovunque incompatibili con le politiche di abbattimento del debito?

Si, certo, son in grado d’apprezzare la differenza tra le condizioni debitorie di Italia e Germania ma ciò non basta a giustificare, neanche alla lontana, quella strana e trasversale, totalizzante e paralizzante  sindrome da debito che sembra intorpidire le menti dei politici domestici.

Nell’indubbia, grave, emergenza c’è un’incapacità di reagire che sgomenta. E che genera ormai paura.

Da quest’impotenza potrà forse nascere il famoso governo di transizione. Stretti insieme, al calduccio, esorcizzando il timore d’avanzar proposte per difendere l’interesse nazionale nell’unico modo alla lunga possibile: quello di collegare tale destino alla costruzione di una nuova Europa.

Se non s’ingaggia un duro confronto su questo punto con Francia e Germania allora tanto vale gettar la spugna invocando magari l’ orgoglio nazionale mentre si ricopiano pedestremente le lettere inviate da Bruxelles sprofondando così il paese in una recessione senza fine.

Se una larga maggioranza serve a questo meglio le elezioni.

PS. Mi fermo qui . Il computer mi stanca.

Consiglio di leggere un paio di commenti di Andrea sul post precedente.Interessanti al di là della “visione del mondo” che ci contrappone.