controcorrente.

Nel momento in cui Berlusconi spera di rilanciare giocando a carte coperte sulle sue dimissioni, la manutenzione in corso mi costringe a legger giornali, ascoltar dichiarazioni , slumare ogni sorta di paraculi, e bugiardi matricolati che sfilano nella galleria d’imbecillità di vari talk show come ad esempio ieri sera a Ballarò.

Rabbioso (già per conto mio) e in preda ad una sorta di sindrome di Stoccolma ascolto l’anguillesco e ineffabile vicesegretario del Pd che attacca la casta di cui fa parte per quarti di nobiltà dalla nascita, o meglio sarebbe dire se la prende con la ex casta, poiché attacca i vitalizi ma non dice nulla sulle indennità dei parlamentari.

Si evince dal suo vacuo chiacchiericcio in duetto con Bondi solo quest’avversione per la casta: la sua e nulla più. Esibisce con qualche politica abilità il populista specchietto per le allodole per intercettare e deviare su di un binario morto la comprensibile e dilagante protesta contro una politica imbelle.

Facile, ma intellettualmente assai poco onesto.

Lo fa per non pagar il dazio della proposta ,sapendo di andar sul sicuro.
Ma non dice un beneamato nulla su quella lettera della BCE che dovrebbe far parte organica della legge di stabilità, prendere o lasciare, che un Berlusconi, pre- dimissionario ma non domo, cerca di far divenire responsabilità dell’intera classe politica coinvolgendo e compromettendo  l’opposizione mentre coltiva l’idea di una campagna elettorale d’inverno per la prima volta “europeista”.
Non dice nulla Letta, perché con ogni probabilità la condivide ma nel contempo sa che anche nel PD ci sono , fortunatamente, pareri diversi.

Coadiuva soavemente il pacato vicesegretario  l’immarcescibile Ferruccio de Bortoli che con voce impostata e tono grave avanza accorato appello all’orgoglio nazionale e , ovvio, al conseguente ampio governo dei volenterosi, considerato, forse non a torto la sola via per imporre un crisma di assoluta necessità alla cura da cavallo che una francese arrogante strapagata dal FMI intende somministrare agli italiani con la collaborazione dei sempre più esangui vertici europei.

Beh io di quella lettera condivido solo la punteggiatura.

Non lo stile da ukase, non il tributo di lacrime e sangue cui son chiamati pensionati, lavoratori e tutte le categorie più deboli, e di gran lunga più numerose della società.

Le riforme dette strutturali si riducono a questo: colpire i pensionati, spazzar via a tempo indeterminato quei pochi brandelli di diritti ancora rimasti nel mondo del lavoro giocando i giovani contro i vecchi e i precari contro gli pseudo garantiti secondo la nota dottrina  della coppia Sacconi-Ichino.

Il tutto condito da svendita all’incanto del patrimonio dello stato, da privatizzazioni alla rinfusa e da liberalizzazioni a senso unico.

E per far ciò giova e molto far mostra d’attaccare all’ingrosso i partiti come fossero gli unici rappresentati di quella classe dirigente che ci ha portato al disastro attuale. “Io non sono un politico” diceva Berlusconi nel 1994 in parlamento. E più avanti all’assemblea della Confindustria chiariva che “il vostro programma è il mio”.

Adesso qualcuno prossimo agli stessi ambienti dice che c’è bisogno di “una grisaglia che si presenti in Europa” .
Per riconquistare la perduta credibilità della classe politica è necessario quindi passar la mano ancora una volta a tecnici esperti nel giostrare nei consessi della finanza internazionale e negli opachi meandri delle sue istituzioni.

Se s’andrà in questa direzione la partita è perduta per almeno un altro ventennio  grazie all’ulteriore incesto tra finanza e politica.

Ma vi è una causa ancor più di fondo, alla base dell’assenza di futuro che ognuno avverte non senza una punta di panico.

E su questa conviene soffermarsi dato che non lo fanno i politici tutti  presi a pararsi il culo facendo il verso a Grillo.

Questa ragione risiede essenzialmente nel fallimento devastante dell’Europa come istituzione politica di governo sovranazionale.

Se vi fosse una sinistra in Italia da qui dovrebbe muovere.

Dalla denuncia di una crisi voluta e programmata ( Francia e Regno Unito cui sembra unirsi oggi a intermittenza anche la Germania ) allorché non si volle procedere sulla strada di una “ Costituzione per L’Unione” dando vita  infine al mostriciattolo senza capo né coda partorito a Lisbona. I responsabili di quel fallimento son gli stessi che s’apprestano a consegnare l’Europa nelle mani rapaci del FMI, pur di sbarcare il proprio nazionale lunario.

Si sapeva da tempo che il metodo incrementale, “passo dopo passo” di costruzione europea risalente ai padri fondatori, a partire da Monnet, si sarebbe sempre più mostrato inadeguato e anzi del tutto sorpassato dalla dinamica veloce della globalizzazione economica e finanziaria.

Il nuovo turbo capitalismo non aveva , da tempo, più bisogno dell’acquis comunitario , che anzi considerava un ostacolo e tantomeno avvertiva l’urgenza di un salto di scala nella costruzione dell’Europa politica.

Oggi, a ragion veduta, si deve ammettere che anche il processo di costruzione della moneta unica nasceva  già tributario in culla di una vecchia visione dell’Europa. Paradossalmente proprio l’Euro insieme ad un frettoloso allargamento accelerato per ragioni ideologiche ha accentuato, a fronte del fallimento strategico di Lisbona, la crisi strutturale dell’Unione.

E ,tuttavia per quanto si sia arditamente iniziata la costruzione della casa comune a partire dal tetto, indietro non si torna, sarebbe pura follia.

Se una sinistra vi fosse in Europa e in Italia dovrebbe farsi sgabello della difficoltà attuale e avanzare proposte altre e diverse dalla visione monetarista che ispira la BCE.
A partire dalla gestione del debito che certo va ripagato nel tempo ma va anche rifinanziato subito, attraverso gli eurobond ad esempio rivedendo quel trattato fatto a Maastricht che, giova ricordare , fu violato per primi proprio da Francia e Germania.

Prima o poi ci si dovrà metter in testa che o si convive col debito e si vive crescendo oppure si sopravvive malamente generando una miseria crescente.

In quest’ambito non si capisce perché non si debba rispondere alla BCE e alla strana coppia Merkel -Sarkosy che l’Italia, nel momento in cui continua ad onorare i propri debiti, intende farlo tuttavia in piena autonomia.

Con la patrimoniale ad esempio di cui i vari Letta non sembrano nutrire alcun reale interesse a parte qualche vago cenno propagandistico tanto per tener a bada il popolo bue e non spaventare i possidenti.

Con una riforma fiscale degna di questo nome, redistributiva quindi.

Con un radicale rinnovamento della classe politica tale da imprimere credibilità ad una severa  lotta all’evasione fiscale.

E ultimo ma non ultimo, perché l’Italia non potrebbe e non dovrebbe chiarire ai bonzi di Bruxelles che è giunta l’ora d’impostare una politica di sviluppo industriale per l’intera area comunitaria dato che la crescita ,come chiunque può ormai comprendere, non avverrà mai e poi mai come conseguenza più o meno automatica di tagli generalizzati alle politiche sociali o di ulteriori, più o meno sofisticate trappole(strutturali beninteso) per topi, spacciate come ulteriore riforma del mercato del lavoro.
E perché l’Italia dovrebbe ingollare  d’un fiato la medicina del FMI-BCE mentre la Germania s’appresta ad abbassare le tasse e a reintrodurre il salario minimo garantito .Ma misure di tal genere non son forse stimate sempre e ovunque incompatibili con le politiche di abbattimento del debito?

Si, certo, son in grado d’apprezzare la differenza tra le condizioni debitorie di Italia e Germania ma ciò non basta a giustificare, neanche alla lontana, quella strana e trasversale, totalizzante e paralizzante  sindrome da debito che sembra intorpidire le menti dei politici domestici.

Nell’indubbia, grave, emergenza c’è un’incapacità di reagire che sgomenta. E che genera ormai paura.

Da quest’impotenza potrà forse nascere il famoso governo di transizione. Stretti insieme, al calduccio, esorcizzando il timore d’avanzar proposte per difendere l’interesse nazionale nell’unico modo alla lunga possibile: quello di collegare tale destino alla costruzione di una nuova Europa.

Se non s’ingaggia un duro confronto su questo punto con Francia e Germania allora tanto vale gettar la spugna invocando magari l’ orgoglio nazionale mentre si ricopiano pedestremente le lettere inviate da Bruxelles sprofondando così il paese in una recessione senza fine.

Se una larga maggioranza serve a questo meglio le elezioni.

PS. Mi fermo qui . Il computer mi stanca.

Consiglio di leggere un paio di commenti di Andrea sul post precedente.Interessanti al di là della “visione del mondo” che ci contrappone.

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11 Risposte to “controcorrente.”

  1. GIUSEPPE PARISI Says:

    Qunta carne al fuoco, comunque la sfida è come produrre ricchezza per tutti non sfruttando i lavoratori…di ogni tipo?

    via con le procedure

    ciao peppo

  2. Andrea Says:

    Citazione: Adesso qualcuno prossimo agli stessi ambienti dice che c’è bisogno di “una grisaglia che si presenti in Europa” .
    Per riconquistare la perduta credibilità della classe politica è necessario quindi passar la mano ancora una volta a tecnici esperti nel giostrare nei consessi della finanza internazionale e negli opachi meandri delle sue istituzioni.
    Se s’andrà in questa direzione la partita è perduta per almeno un altro ventennio grazie all’ulteriore incesto tra finanza e politica.

    ////////

    Bene.
    Mario Monti sarà il nuovo Presidente del Consiglio.
    Accetto scommesse senza limiti di importo.
    Un sincero “grazie” al cuoco napoletano.

  3. Giovanni Says:

    Oggi la Corte costituzionale ha dichiarato ammissibile iul conflitto di attribuzione tra poteri dello stato,proposto dal Berlusca per il processo Mediatrade.Vai a vedere che nella pietanza del “Cuoco” c’é anche il salvacondotto per il Premier:Se cosi fosse meriterebbe tre stelle Michelin

  4. Andrea Says:

    Dedicato all’amico Fausto Anderlini, che tanto derise l’affermazione di Guazzaloca sul “governo dei migliori” come ricetta per il post Cancellieri. Ora è il suo amico Piero Ignazi, già radicale, già direttore del “Mulino”, che scrive ben di peggio e di più spregevolmente asservito alle potenze mondiali del denaro, oggi sul “Sole-24Ore”:

    “L’unico modo di invertire la rotta è quello di porre un argine politico (…incredibile, ma scrive proprio così: politico!). Per recuperare credibilità e fiducia, appunto. Ciò comporta presentare ai posti di comando gli UOMINI MIGLIORI, i più UNIVERSALMENTE NOTI E STIMATI, (penso, con raccapriccio, se Guazzaloca si fosse spinto così lontano!…), quelli che hanno l’autorevolezza di interloquire con tutta la classe dirigente internazionale in virtù del loro CURRICULUM (non di altro si tratta, infatti, vero Fausto?)”

    A questo punto, morire democristiani è quasi un’ambizione.

    Se non fosse lo STIMATO politologo che è, a Ignazi verrebbe da rispondere, con Brzezinski – l’ispiratore del grande gioco nordafricano odierno – che “lei, Signor Piero, ha un’idea così superficiale delle cose, che è quasi imbarazzante ascoltarla”.

  5. Andrea Says:

    Fuori tema (OT)

    Vorrei segnalare il bellissimo libro di un amico, che è stato in Libia, e che racconta le fasi salienti dell’occupazione militare italiana (1911-1943) e della travagliata storia libica fino ai giorni nostri. Ha preso parte a Tripoli ai lavori della Fact Finding Commission on the Current Events in Libya nei giorni immediatamente successivi all’inizio dei bombardamenti NATO, e ricostruisce con dovizia tutte le fasi del conflitto e le vere ragioni sottese all’attacco contro questo paese.

    *Libia 2011 / Paolo Sensini ; prefazione di Giovanni Martinelli. – Milano : Jaka Book, 2011. – 174 p. ; 23 cm. (Euro 12)

    Segnalo anche un video particolarissimo: Cossiga, a pranzo, che ricorda il suo incontro con Gheddafi… veramente straordinario. Un grande omaggio, di grandissima onestà e grande, repressa, malinconia. Come si addice a un politico di razza.

  6. Andrea Says:

    Per la serie: “La menzogna è verità, la guerra è pace, l’odio è amicizia, lo sterminio e il linciaggio sono diritti umani: Orwell reloaded”, pongo alla vostra attenzione quanto scrive il pregiatissimo consigliere economico di Renzi (così dicono)… Luigi Zingales, sempre sul “Sole-24Ore” di oggi:

    “Il Paese non è vittima della speculazione internazionale da cui deve essere salvato, è vittima di una classe dirigente che ha fatto di tutto per portarlo allo sfacelo. Per quanto eroico, il “serrate le fila” non ci aiuta a risolvere il problema, anzi lo peggiora, prolungando l’agonia e ritardando un salutare ricambio”.

    Zingales vorrebbe Lloyd Blanfein a capo del governo: amministratore delegato di Goldman Sachs, ha dichiarato di “svolgere il lavoro di Dio”. Uomo dell’anno nel 2009 per il “Financial Times”, Blanfein è stato definito “un maestro del rischio, che svolge il lavoro di Dio per Goldman ma è poco amato”.

    Ieri è stato affascinante osservare la cascata di report pubblicati dalle varie case finanziarie internazionali cosi puntuali, cosi precisi, semplicemente perfetti come ad esempio quelli di Goldman Sachs e Barclays, quest’ultimo inneggiante al punto di non ritorno: l’Italia è finita, l’Italia è fallita!
    Ma gli italiani quanti soldini hanno depositati presso la mano di dio e la tenera Barclays? Da un report della Banca d’Italia relativo al 2010 figura che solo il 5,3 % della ricchezza privata italiana è investito in titoli di Stato, mentre il resto riguarda banche, istituzioni e riserve assicurative. Ben oltre il 44% invece è riposto in obbligazioni corporate, titoli esteri, partecipazioni i società e fondi comuni di investimento.
    Fate un pò Voi i conti e poi sappiatemi dire!

  7. Andrea Says:

    “Wider contagion was alarmingly clear as yield spreads on French debt rose to a post-EMU record of 146 basis points over Bunds. French lenders have $416bn (£261bn) of exposure to Italian debt of various kinds. The two Latin nations are joined at the hip”.

    “Il contagio avvinchiante si è fatto allarmante quando gli spread sul debito francese sono saliti al record post-UEM di 146 punti base sui Bund tedeschi. I sottoscrittori francesi hanno 416 miliardi di dollari di esposizione con titoli di debito italiano di vario genere. Le due nazioni latine sono inseparabili”.

    (Ambrose Evans-Pritchard su Telegraph di ieri: “Europe pushes Italy into the abyss”)

    Ci sarà da ridere (io riderò molto…) quando toccherà alla Francia: fra poco, fra poco… e Sarkozy non potrà inviare i Rafale sui mitici mercati!

  8. Andrea Says:

    MARIO MONTI: “L’EURO E’ UN SUCCESSO, SOPRATTUTTO PER LA GRECIA”

    Una persona di mia conoscenza oggi mi ha detto, più o meno: “Il mio parere personale è che sia un solennissimo cretino: l’ho sentito con le mie orecchie rispondere durante un convegno, dietro precisa domanda, che non aveva previsto la crisi dei sub-prime, cosa che aveva previsto perfino il sottoscritto. Ciò dice che, per lui, le follie della finanza creativa non erano da deplorare, e nemmeno da sorvegliare con attenzione: la finanza è infallibile”.

    Ma questo video toglie ogni dubbio su Monti. Passando dunque da Tre Monti ad uno solo, tanto per cambiare, ci abbiamo rimesso!

    Surreale, fantastico… ah, ah, ah, ah, ah, ah… non riesco a fermarmi!

  9. Andrea Says:

    Esso lui Monti era Commissario Europeo all’epoca dell’ingresso nell’euro, e poi adviser Goldman Sachs, e non disse nulla, ovviamente, sul fatto che i conti della Grecia erano stati truccati proprio da Goldman.
    Non ha accennato, si comprende, al fatto che l’attuale premier greco Papademos, era all’epoca governatore della Banca Centrale di Grecia, la quale ha condotto, unitamente con il governo greco, gli intrallazzi con Goldman Sachs per truccare i conti e permettere l’ingresso nell’euro del proprio paese.
    Naturalmente Papademos è stato premiato, per il servizio reso, con l’incarico di vicepresidente della BCE.
    Ma perché è stato ancora premiato, dopo tali intrallazzi, diventando addirittura premier della Grecia?
    Gad Lerner non gli porrà mai domande come queste.

  10. Andrea Says:

    Ci sono state, dalla fine dell’ultima guerra mondiale fino ad oggi, tre forme di capitalismo: quello liberista assoluto anglosassone (a parte la parentesi rooseveltiana), quello sociale europeo-continentale, quello cinese. D’ora in poi ce ne saranno solo due.
    Monti, peraltro, piace anche in Vaticano, che, come al solito, non comprende nulla di ciò che accade: quindi, lascia i cattolici nel buio più completo… come sempre. Ci pensa quel genio di Alberto Melloni, ripreso anche a “sinistra”, a mettere le cose a posto per i cattolici democratici: d’ora in poi non si vivrà più “a debito”! Detta così è “infilabile” facilmente nel c… del buon cattolico medio, abituato dal “Padre Nostro” a sentire che bisogna rimettere i “nostri debiti”… cioè “perdona Padre i nostri peccati”. Doppio peccato, in quanto abbiamo fatto i debiti per peccare: ma la mano di Dio Goldman Sachs ora metterà le cose a posto e ci farà espiare.
    Vittadini, boss di CL, ieri ha invitato il cattolico Tony Blair alla prestigiosa Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, e ha scoperto, udite, udite, che “ogni uomo è nesso inscindibile e personale con l’infinito, fatto a immagine di Dio”. Passo polisemico (di Vittadini, altro genio, di “destra”, questa volta) da fare interpretrare a Lloyd Blanfein, affinché contribuisca, con l’esegesi ebraica, al clima ecumenico.

  11. maurozani Says:

    Non so se Gad Lerner non gli porrà mai la domanda , certo mi par lecita
    Comunque confesso che io non sapevo di Papademus. Dunque ti ringrazio per l’informazione ai lettori di questo blog.
    Non è di poco momento.

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