Europa lontana.

L’Europa attuale, che altre volte ho definito una chimera istituzionale, assemblata a nel laboratorio di Maastricht nel clima dell’epoca, si trova adesso investita in pieno dal ciclone finanziario.

Non ha allestito difese, non le ha neppure previste.

Una maggioranza di centro destra ha fatto fallire regolarmente ogni tentativo di costruire la famosa governance.

Non tutti ricordano che quel trattato fatto a Maastricht, confermato nel pasticcio di Lisbona recava: “ patto di stabilità e di crescita”.

E si è ridotto ,com’era nelle premesse “culturali”(vedi alla voce neoliberismo+monetarismo) ad una mera sorveglianza reciproca per la stabilità monetaria dove i più forti,Germania e Francia- come ha ricordato sommessamente Monti- violavano il patto proprio mentre lo imponevano agli altri e per di più facevano finta di non accorgersi che tra questi ultimi, la Grecia, col suo governo amico connotato a destra, esibiva letteralmente carte false.

Recentemente,Marcello Messori sul Corriere ha segnalato e criticato le debolezze europee avvertendo che mentre la “casa europea sta bruciando” la Germania subordina qualsiasi intervento alla riforma dei Trattati. “Cosa che rischia di trasformarsi in una sorta di comma 22”.

Proprio così. E’ detto bene.

Adesso son tutti, o quasi, d’accordo nel criticare il ruolo della BCE, avanzando la necessità di farne “un prestatore d’ultima istanza” al pari di tutte le altre banche centrali.

Tanto non costa nulla.

Intanto il tempo a disposizione si è del tutto consumato. E i famosi mercati lo sanno bene.
Gli speculatori, istituzionali o meno (vedi fondi e banche d’affari, operatori finanziari ) fiutano il sangue. Inebriati come vampiri nelle tenebre calate sull’Europa politica.

E non c’è aglio che possa tenerli a bada dopo che , da destra e da sinistra ci si è lasciati avviluppare nelle spire di un’ideologia secondo cui : il mercato è tutto e tu….. non sei un cazzo.
Mi scuso per la sintesi.

Se attendiamo un’altra pur indispensabile riforma dei trattati, il cui iter temporale comporta ad esser ottimisti almeno un triennio, arriveremo dopo la puzza.
Precisamente ben dopo  l’acre odore di bruciato che aleggerà a lungo sull’Europa continentale dopo l’enorme falò della moneta unica.

Intanto la Merkel – la “ragazza” come l’ha appellata Khol- cerca di sfuggire alla morsa decisionale che  la incalza da vicino, dato che fa ormai fatica a vendere Bund con un tasso d’interesse sotto l’inflazione.
Tuttavia continua a prender tempo tenendo fermo il nein agli eurobond, pur essendo, si spera, consapevole – come ha scritto Barbara Spinelli: “ che una nazione che uscisse da Eurolandia e riaffermasse la mitica Deutsche Mark si troverebbe con una moneta talmente rivalutata da strangolare le proprie esportazioni e il proprio benessere”. Ma ciò, aggiungo, avverrebbe anche con un ipotetico euro del Nord.

Sembra quasi che la Cancelliera , forse perché costretta dalla camicia di forza delle sue attillate giacchette che rendono difficoltoso l’apporto d’ossigeno, sprofondi a tratti nel deliquio onirico di una rivincita fuori del tempo.
Un rivincita su quelle Riparazioni di guerra che furono imposte alla Germania dopo la prima guerra mondiale e che secondo Keynes avrebbero preparato la seconda. Come puntualmente avvenne.

O forse, assai più verosimilmente, la “ragazza” assieme ai tedeschi, è inseguita dal fantasma weimariano dell’iperinflazione che suggerisce alla Germania d’imporre al resto d’Europa un’ottusa politica di rigore finanziario che non lascia alla BCE alcun margine di manovra nel contrastare la speculazione sui debiti sovrani.

Come che sia, si tratta di un atteggiamento pericoloso, al limite dell’idiozia.
Francamente non si capisce dove i tedeschi vogliono andare a parare, in prospettiva.
Almeno io non lo capisco.

Ma, evidentemente, non lo capiscono neppure a Londra se dall’alto della loro sterlina si divertono a dire che: ”la Germania ha un biglietto di prima classe , ma sul Titanic”.

Noi italiani in compenso, accompagnati dall’aplomb di Monti, viaggiamo nella stiva e con molta probabilità non saremo tra coloro che saranno raccolti vivi dopo il naufragio.

Sì certo, Monti ha una credibilità europea.
Ma che vuol dire esattamente?

Non pretendo che tutti l’abbiano notato, ma un tale come Barroso- un politico mediocre diventato, a suo tempo, presidente della Commissione grazie alla sconfitta elettorale subita in Portogallo- si permette d’ accogliere il presidente del consiglio italiano come una sorta di subordinato.
Un tecnico di cui ha avuto l’occasione di avvalersi in passato.

A parte questa sfumatura, che solo gli addetti ai lavori han potuto cogliere anche se non hanno voluto rilevarlo, qual è esattamente la linea che Super Mario sta seguendo nel rapporto con l’Europa?

Tutto chiaro?
Non mi pare.

Per il momento il primo rappresentante del governo Monti che si presenta in parlamento ,il redivivo Giarda,lo fa per sostenere la più grande boiata che si possa fare sull’onda dell’emergenza: il pareggio di bilancio in Costituzione.
Beh questo è il modo peggiore per “stare in Europa”, poiché vincola ad una rigidità, senza alcuna garanzia, che impedirà in futuro qualsiasi autonomia politica ad esempio nel temperare un eventuale ciclo recessivo.
Una scelta che comunque la si pensi non ha nulla a che fare con la possibilità residua di scampare, qui e ora, ad una devastante collisione.

Se come prevede quella Cassandra di Roubini (che tuttavia fu tra i pochi a predire, tra i cultori della scienza triste, la grande crisi finanziaria del 2008) l’anno prossimo L’Italia sarà costretta a ristrutturare il debito (leggi default), cosa diavolo ce ne facciamo di un futuro e permanente pareggio di bilancio?

E, intanto Monti ha partecipato al vertice con Sarkosy e la Merkel come colui che deve fare i compiti a casa.
E’ riuscito a dire che la Merkel ha ragione sulla necessità di creare un quadro affidabile per gli stability bond proposti da quella nullità di Barroso, illudendosi , quest’ultimo, di aggirare per via nominalistica il veto della Cancelliera.

Conclusione del vertice: Francia e Germania s’incaricheranno di far sapere , ( a noi e a Monti) come , quando e in che modo avviare il percorso per un’ulteriore modifica dei trattati col fine ultimo di creare un’unica e omogenea disciplina fiscale.

Bene, anzi male.

Una omogenea tassazione europea presuppone infatti che venga, in partenza, scolpito nella pietra l’obiettivo di una Federazione degli stati europei.

No taxation without representation.

Non è vero?

Non si può in alcun modo cedere sovranità fiscale senza rivedere tutta la barocca architettura istituzionale dell’Unione.
Non si può esser governati da un Consiglio Europeo a mezzadria con una Commissione, organi entrambi, non eletti da alcuno.

Ma questo è esattamente l’obiettivo mancato a Lisbona.
Cosa può far credere che sia possibile conseguirlo nel prossimo futuro mi sfugge completamente.
Tanto più che adesso la destra in Europa è più forte che mai.

O forse qualcuno continua a pensare in termini, come ai tempi di Monnet, che step by step la politica, come l’intendenza, sarà costretta a seguire l’integrazione economica,in questo caso fiscale?
No.
Da tempo , nell’epoca della globalizzazione , in Europa , da cosa non nasce più cosa.
Chi non l’ha capito ora non lo capirà mai più e rimarrà per sempre un europeista velleitario, di facciata.
Un illuso, vecchio signore, un nobile conservatore, sorpassato dalla velocità degli eventi e dalla giovinezza del mondo globale.

La verità, che andrebbe gridata da chi ha a cuore le sorti della nazione e dell’Unione è che in assenza di un’iniziativa immediata e dura sul fronte del debito esplicitamente rivolta contro la passività e l’incertezza della Germania e contro la tradizionale posizione avversa all’Europa politica della Francia non si va da nessuna parte.
Si rimane in balìa del capitalismo reale, cioè della finanza di rapina.

Lotta su due fronti, quindi.
Vasto programma per un governo tecnico.

Un’altra “verità” sarebbe quella di completare il quadro, tracciando le linee di un possibile e futura crescita.

Se si deve fare l’Europa politica, allora bisogna anche illustrare ai cittadini e ai popoli europei le convenienze economiche e sociali di un tal disegno che contempla una secca rinuncia ad esercitare sovranità nazionale in campi strategici come appunto la prerogativa, tipicamente statuale, d’imporre tasse.

Perché mai gli europei dovrebbero consentire ad un’omogenea disciplina fiscale e di bilancio senza poter votare i propri governanti e senza poter avere, in un domani ragionevolmente prossimo, in cambio delle rinunce e dei sacrifici odierni, maggior sicurezza e benessere?

Da qui l’idea del vecchio Delors: varare obbligazioni europee a cura della banca europea per gli investimenti (BEI) da dedicare a progetti per una crescita di dimensione europea , in campo infrastrutturale dei servizi e dell’ambiente.
Perché, com’è ribadito anche nel trattato fatto a Lisbona, noi europei vogliamo “un’economia sociale di mercato”.
Non è vero?

Definizione alquanto nebbiosa , d’accordo.
Ma che, tuttavia pur nella sua ambiguità, mal s’attaglia all’attuale modello di capitalismo reale.

Stante così le cose , in assenza, di un cambiamento del quadro europeo, appare persino ovvio che tutte le misure, per quanto severe, che Monti potrà varare, in un paese solo, non serviranno a scongiurare la disfatta che si preannuncia con il signor spread ormai stabilmente sopra il 7%.

Ma forse Monti, in cuor suo, si riserva il semplice ruolo d’onesto curatore fallimentare.

La cosa tragica e comica ad un tempo è che uno dei grandi sponsor del governo Monti, Carlo De Benedetti, esulta mentre già s’avvertono i sinistri scricchiolii del crollo imminente: “ finalmente un governo che progetta una grande riforma fiscale”.

Non è rassicurante?

E intanto, è notte fonda.
E siamo a mezzo miglio marino dal fatidico iceberg.

PS. E nel PD se la prendono con Fassina , uno dei pochi se non l’unico che ha reagito alla proterva maleducazione del finlandese Rehn.

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7 Risposte to “Europa lontana.”

  1. Andrea Says:

  2. Andrea Says:

    Off topic.

    Da alcuni giorni sappiamo anche che cosa trasportavano quelle sei navi da guerra della Marina militare sovietica – pardon: russa… sono un po’ nostalgico! – che sono entrate nelle acque territoriali siriane la scorsa settimana.
    A parte l’essere una dimostrazione di forza volta a scoraggiare le forze NATO dal lanciare un attacco militare, le navi avevano a bordo dei tecnici russi esperti, pronti ad aiutare Damasco nell’approntare un sofisticato sistema missilistico vendutogli da Mosca.

    Giovedì, in un articolo pubblicato su Al Quds-Al Arabi – edizione di Londra – era scritto che: “Navi da guerra russe hanno raggiunto negli ultimi giorni le acque al largo della Siria trasportando, fra le altre cose, dei consiglieri tecnici russi che aiuteranno i siriani ad allestire un sistema di missili S-300 che Damasco ha ricevuto nelle ultime settimane”.

    Il quotidiano proseguiva – citando fonti in Siria ed in Russia – riportando che Mosca vede un attacco occidentale alla Siria come un intollerabile superamento di una “linea rossa”.

    Quest’arma è largamente considerata come uno dei sistemi missilistici di difesa aerea più potenti delle guerra moderna, avendo la capacità di tracciare fino a 100 bersagli e di intercettarne fino a 12 in ogni momento. Recentemente la Russia ha cercato di vendere tale sistema anche all’Iran, ma la transazione è stata bloccata dalle pressioni di USA ed Israele.

  3. Giovanni Says:

    Caro Mauro,martedì ho avuto un’incontro ravvicinato con un “crucco”,che si lamentava di un conto di 10 euro che una cassiera di un bar di via dell’Indipendenza aveva presentato per una birra e un succo di arancia.
    Il “Crucco”diceva: “ecco perché gli italiani hanno più soldi di noi .Prendono molti soldi a tutti e non pagano le tasse.”
    Ho provato a spiegargli che quel bar pagava 12.000 euro al mese di fitto al proprietario dei “muri”e quindi il prezzo della birra e del succo serviva a pagare in buona parte il fitto.
    Ma il “Crucco “ la sapeva lunga: “quante tasse paga il proprietario del locale per 144.000 all’anno?” mi ha chiesto. “ C’è la possibilità che paghi il 20%”, ho risposto. Il “Crucco di rimando.”lo vedi,io per 45.000 euro all’anno pago 20.000 euro di tasse e il proprietario di questo locale per 144.000 euro paga 25.000 euro .E poi dite che noi dobbiamo pagare il vostro debito pubblico con gli eurobond ?“
    Come dargli torto? Ho abbandonato il campo .Certo avrei potuto spiegargli che anche in Italia il reddito da lavoro sconta un’elevata aliquota, che chi produce con il proprio lavoro 45.000 euro paga più che in Germania, ma sarebbe stato troppo difficile fargli digerire la lunga storia della protezione accordata in Italia alla rendita parassitaria, che da sempre crea inflazione ed iniquità sociale.
    La rendita, in Italia ,si sa,ha molteplici forme:dai fitti commerciali, ai fitti dei tribunali, ai fitti agli enti pubblici, ai pedaggi autostradali, alle tariffe telefoniche, alle tariffe del gas, alle tariffe assicurative,ecc.
    Eppure quando si sente parlare di rendita si parla soltanto di quelle catastali ,da rivalutare,per caricare di ulteriori imposte le famiglie proprietarie della prima casa. Certo l’ici va pagata, altrimenti come fanno i comuni a garantire i servizi pubblici.
    Ma è possibile che alla rendita,quella vera,nessuno pensa mai? Perché’la rendita non paga le stesse aliquote del reddito? Del resto i proprietari dei “muri”non fanno un cazzo, mentre per produrre un reddito bisogna lavorare e sodo .Perché questo antico privilegio non è mai messo in discussione. ?
    Chi investe i propri risparmi è già stato tassato e ben venga che sia tassato un’altra volta se realizza nuovi guadagni con aliquote compatibili con il rischio che si assume .Ma le rendite garantite perché sono ignorate anche dalla Fiom?
    Ho il sospetto caro Mauro che la sinistra conosca poco il “sistema Italia”,che il “Crucco”ha colto al volo
    E si, la Merkel ha 90.milioni di abitanti che sanno fare di conto e Sarkozy ha le banche francesi con 500 miliardi di BTP in pancia..I francesi vogliono essere pagati ed i tedeschi non vogliono pagare per noi.
    Chi paga?I BTP sono stati sottoscritti perché il risparmio privato in Italia è quattro volte superiore a quello tedesco. Chi paga? La vecchia pensionata proprietaria dell’appartamento dove abita o il “liceale”Eugenio Scalfari,che 20 anni fa incassò 100 miliardi di lirette dalla vendita della sua quota di “Repubblica”? Cazzo, paga chi ha poco o qualcosa o molto, nella stessa misura,”pro capite” equamente, secondo l’accezione dei “bocconiani”:Pagheremo tutti l’Ici ,eccetto i preti

  4. mauro zani Says:

    Giovanni.Da un po’ non guardo i dati. Ma mi sa che con la sola Ici dei preti ci metteremmo molto avanti coi lavori. Cosa che non avverrà data la composizione del governo Monti. Van tutti a messa e la questione è risolta….Quanto ai tedeschi il discorso ha per me anche una valenza storica che andrebbe, serenamente, presa in considerazione. Sviscerata in tutte le sue implicazioni. Tanto per dire il virtuosismo tedesco dopo la catastrofe di due guerre mondiali non si è prodotto solo per virtù endogene.E’ stato di molto incentivato, aiutato in tutto il corso della guerra fredda e poi in seguito. La nascita dell’euro ha di molto sorretto la performance della germania riunificata per dirne un’altra, anche nella sua espansione ad est. Quell’est che rimane pur sempre pieno di problemi…del quale il tuo crucco immagino non ama parlare. Il tuo crucco dovrebbe sapere e riconoscere che la Germania grazie a Khol è diventata potenza egemone in Europa esattamente quando ha opzionato l’Unione Europea contro il perdurante nazionalismo francese. Mitterand compreso. Ciò non toglie nulla ai nostri vizi, nè m’induce ,neppure alla lontana, a nutrire un sentimento antitedesco.
    Resta che la Germania in europa ha in mano esattamente tutto. Nel PE come nei ruoli che contano anche se non si vedono nella Commissione(per quel che conta),e nella BCE. per questo trovo la posizione della Merkel (di cui pure comprendo la intrinseca difficoltà) ancora molto al di sotto della responsabilità tedesca verso l’Europa.

  5. Andrea Says:

    Domanda: Non solo a destra ma anche a sinistra molti considerano Mario Monti come l’espressione di una spectre finanziaria…

    Risposta: E’ un argomento disperato che unisce l’estrema destra e l’estrema sinistra. Monti è un uomo di straordinaria finezza intellettuale: uno come Ciampi, uno di cui tutto il Paese si dovrebbe fidare.

    (Veltroni ad Andrea Cangini, oggi sul “Carlino”)

    Ogni euro ricavato dovrà essere investito sulle nuove generazioni, per assicurar loro un’esistenza libera e dignitosa, come dice la Costituzione, un lavoro adeguato ai loro talenti e bisogni (…)
    Abbiamo messo davanti a tutto il bene del Paese.

    (Anna Finocchiaro a Simone Collini, oggi su “l’Unità”)

  6. Andrea Says:

    “(AGI) Roma – Mario Monti appena giunto a palazzo Chigi lascia tutti gli incarichi professionali che stava ricoprendo prima di diventare presidente del Consiglio. Dopo essersi sospeso dalle funzioni di presidente dell’Universita’ Bocconi, Monti ha lasciato anche la carica di presidente europeo della Trilateral Commission, e inoltre non e’ piu’ membro dello steering commitee di Bilderberg e non e’ piu’ advisor internazionale di Goldman Sachs”.

    http://www.wallstreetitalia.com/article/1267021/governo-monti-lascia-trilateral-bildenberg-e-goldman.aspx

    E’ la finezza intellettuale unita all’acume tattico.

  7. Gianni Says:

    Caro Mauro post argomentato e impeccabilie; qualcuno vuole la controprova?
    Bene aspettiamo lunedì 05/12/2011, magari verso sera, chissà se ci sarà ancora, a sinistra o a centro cento sinistra , qualche paraculo disposto a “ungurgitare” tutto………………
    Non mollare col blog stò imparando cose che non conoscevo, non sottovalutarti ….
    Ciao Gianni

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