Archive for dicembre 2011

Profeti di sventura?

dicembre 20, 2011

Si apre la partita del lavoro per metterci sopra una pesante pietra .

Il Corriere si scaglia contro la Camusso che ha avuto l’impudenza di difendere l’Art 18 contro la Fornero la quale sfodera l’arma totale: “contro di me un linguaggio di un brutto passato”.
Di rincalzo accorre subito il valoroso Pigi che sproloquia di un “attacco seriale al ministro Fornero”, con riferimento tanto alla Camusso quanto a Bonanni .
L’attempata coppia di serial killer: “hanno trovato nel ministro Fornero il bersaglio comune da demolire con argomenti contro la persona in modo addirittura lessicalmente violento?” S’interroga retoricamente Battista.

E’ ormai stabilito che quando s’usa un linguaggio violento e si criticano le persone  ci sarà sempre qualcuno che fa ricorso alla violenza .

Si torna a usare il metodo già sperimentato con successo nel recente passato, quando Cofferati fu sottoposto ad una prolungata e feroce campagna di linciaggio dopo l’assassinio di Biagi.
Si arrivò ad additarlo come mandante morale.

Con lo stesso metodo si cerca di espugnare l’ultimo fortino senza farsi scrupolo d’evocare i fantasmi del passato in una guerra preventiva senza esclusione di colpi.

Irresponsabilità pura, dato che ci son profezie che s’autoavverano.

E’ il modo peggiore per preparare il clima della liquidazione dell’art 18.

Proterva e preventiva delegittimazione di quanti, come me, pensano che il professor Ichino abbia trovato l’uovo di colombo per superare l’apartheid tra garantiti e non garantiti.

Semplice ed efficace.

Contratto unico a tempo indeterminato con acclusa libertà di licenziare.

Risultato : tutti precari, ma uguali.

E’ la bubbola della flexsecurity che spiana al ribasso le disparità  nel mercato del lavoro imposte  dai cultori della flessibilità totalmente deregolata. Con molta complicità a sinistra.

Si dice che altrove funziona benissimo. Solo che non sembra vero.

Anche in Danimarca le cose non stanno andando granché bene .

Molto peggio andranno in Italia dove non ci saranno risorse per accompagnare molti da un posto di lavoro all’altro.
E comunque quest’ultimo(posto di lavoro) sarà sempre peggiore del primo, in una catena di Sant’Antonio la cui logica di funzionamento è ispirata al principio che al peggio non c’è mai fine.

Sarà vero che in Italia arriviamo ultimi sulle pensioni e sulla riforma del mercato del lavoro.
In compenso recuperiamo d’un colpo solo il tempo perduto diventando in assoluto i primi della classe.

Primo risultato: chi oggi ha trent’anni non può più neppure immaginare una pensione. E’ stata disincentivata questa possibilità fino al limite dell’abolizione de facto.
La previdenza cadrà col tempo ,giocoforza, in disuso.
Le tabelle previsionali avranno ben poco a che fare con le asperità della vita reale.

Secondo auspicato risultato : abolizione di qualsiasi potere contrattuale dei lavoratori, di tutti i lavoratori.

Non è in discussione la buona fede, ma ben pochi arriveranno prima del licenziamento alle “tutele crescenti” ideate da Ichino.
Ancor meno , cammin facendo, si iscriveranno ad un sindacato sapendo di poter esser licenziati.
Così accadrà nei luoghi di lavoro.
Quelli veri, non quelli studiati dai giuslavoristi per i quali conservo il massimo rispetto.

Alla fine son d’accordo con la rozza formula di Cofferati.
Il problema son gli investimenti se volete creare lavoro.

Altrimenti, aggiungo io, non farete altro che distribuire equamente… l’iniquità.

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Casta finita…

dicembre 17, 2011

L’altra sera l’onorevole funzionario politico, Sposetti si è battuto nella trasmissione della Gruber contro Aldo Rizzo.
Chiaro che l’avevano convocato per farlo a pezzettini.
Invece, numeri alla mano ha dimostrato che la politica in Italia costa meno che in Germania (3 euro per ogni cittadino).
A quel punto la risposta non poteva che vertere sulla qualità della politica, dato che i numeri riguardanti la casta elaborati da Stella e Rizzo , i nuovi eroi civili della nazione, non sempre reggono ad un confronto rigoroso.
Alla fin dei conti, quindi l’argomento dirimente dei portavoce dell’anticasta rimane : questi cialtroni di parlamentari italiani non meritano come i loro colleghi tedeschi.

D’altro canto un’altra trasmissione –inchiesta, simpatizzante del terzo polo (stiamo parlando dell’establishment economico del paese fino a ieri, in maggioranza, culo e camicia con Berlusconi), ha fatto parlare un tale, eletto in una circoscrizione estera: un cialtrone senza arte né parte,tal Razzi, che ha sputtanato in diretta il suo ruolo e quello di tutti i suoi colleghi.

Lo svelto on. Barbato,anch’esso eletto grazie alla scelta di Di Pietro, al pari di Razzi se non erro, se ne va in giro per il parlamento , telecamera nascosta alla mano, a far parlar la sprovveduta feccia che , in tutte le democrazie, riesce a volte a farsi eleggere.

Esibire la feccia della politica è diventato lo sport preferito coi tempi che corrono.

In quest’ambito Barbato diventa, al pari della coppia Stella-Rizzo, un altro eroe civile, che non sarà possibile non ricandidare in futuro a furor di popolo plaudente.

Intanto sui giornali e sui media televisivi , nessuno escluso, si rincara quotidianamente la dose perché il parlamento della Repubblica non accetta che il governo intervenga per decreto sulle indennità dei suoi membri.

Nessuno s’accorge che le prerogative del parlamento in uno stato di diritto e a norma di Costituzione riguardano esattamente la sua autonomia dal potere esecutivo.

In verità si fa solo finta di non accorgersene.

Conviene.

Per cavalcare l’onda.

Il governo Monti anch’esso fa finta di non conoscere l’abc del nostro assetto costituzionale che garantisce , dopo il fascismo, la centralità e l’autonomia del parlamento rispetto ad ogni altro potere.

Perché lo fa?

Semplice.

In questo modo fa ricadere artatamente sul parlamento la volontà di non contribuire allo sforzo che viene richiesto ai normali cittadini.
E i cittadini concordano, al 90%.

E il gioco è fatto.

Ma è un gioco pericoloso.

Poiché è chiaro che se il parlamento rinuncia alle sue prerogative , non importa in qual materia, cambia la natura della nostra democrazia.

Ma Monti ovviamente tutto questo lo sa benissimo.
E lo sa, più di ogni altro, Napolitano che doveva intervenire a farlo presente ai “tecnici”.

Tornava però utile,a Monti , aderire d’impeto alla campagna contro la casta, (della quale pur fa parte a pienissimo diritto e non da ora) al punto che ha persino avanzato il proposito d’avvalersi del lavoro “specializzato” dei giornalisti anticasta nella commissione istituita dal precedente governo con l’incarico di comparare lo stato di fatto italiano con quello europeo e avanzare proposte conseguenti.

Per tutte le altre caste, non c’è invece luogo a procedere. Come s’è visto.

Son rinserrate in fortilizi ben più muniti, spesso lontani dagli occhi e dunque anche dal cuore dei cittadini.
Difficili da espugnare e comunque non rendono sul mercato della politica quanto l’attacco alla casta parlamentare.

Forse anche per nascondere quest’impotenza si è optato per l’intervento farlocco, sulle Provincie (tutelate dalla Costituzione) e sull’autonomia del parlamento tutelato dai propri interni regolamenti promananti dal nostro assetto costituzionale.

Naturalmente il governo sapeva perfettamente di dover far marcia indietro. Lo confessa l’ineffabile Catricalà che ammette : s’è trattato solo di “una stupidaggine”.

Stupidaggine necessaria però ai fini di suggerire agli ignari cittadini che : noi tecnici ci abbiamo provato ma questi politici ,mangiapane a tradimento, si son messi di traverso.

Applausi dei cittadini tutti.

In quest’ambito ,come ho detto, l’argomento principe di Rizzo, e s’immagina anche di Stella, non verte più semplicemente sui costi, che ad un confronto di dettaglio (dato che il diavolo s’annida sempre nei dettagli) con L’Europa perde alquanto la sua carica scandalistica , bensì  si riorienta ,ammiccante, sul merito.
Per la serie: diciamo la verità questi parlamentari non meritano neppure un obolo.
La classe politica fa schifo e come tale, al limite, non andrebbe neppure retribuita.

Ed in effetti comincio a pensarla così anch’io, dato che non c’è reazione.

Si ha una paura folle a sfidare l’impopolarità andando controcorrente e chiarendo che fare il parlamentare non è , ripeto non è affatto, un mestiere come gli altri.

E’ un’altra cosa.
Deve esserlo.
E’ una scelta che implica un impegno qualitativamente diverso da ogni altra attività, senza nulla togliere ai meriti e al lavoro di tanti italiani.

Gli attuali parlamentari non rispondono a tali caratteristiche d’impegno etico, disinteressato, al servizio del paese tutto?

Allora vanno mandati a casa.

Ma questo, con ogni solare evidenza, è un altro paio di maniche rispetto ad una delegittimazione del ruolo parlamentare in quanto tale che resta il VERO obiettivo della campagna in atto.

Certo alla delegittimazione ha contribuito anche la legge porcata con le segreterie dei partiti che hanno potuto saltare molti di quei passaggi democratici interni che pure dovrebbero essere previsti.

Ma , non ci si può nascondere del tutto dietro questa pessima legge elettorale.

Alla fin della fiera ,buoni o cattivi, una candidatura al parlamento dipende sempre , con qualsiasi sistema elettorale, dalla scelta dei partiti.
Almeno finché i partiti esistono.

O forse qualcuno ha il fegato di dirmi che con il mattarellum ogni collegio sceglieva liberamente, dal basso, il proprio deputato o senatore, al di fuori da ogni vincolo di coalizione o scelta di opportunità politica?

Ditemi questo e vi spiegherò per filo e per segno come sono andate le cose in passato.

E lo farò a ragion veduta.
Per chiarire che c’era un precisa assunzione di responsabilità dei partiti (o comunque di quello che io ho frequentato a lungo) nella scelta delle candidature.

Adesso invece sembra che i partiti debbano solo mettersi all’ascolto e seguire gli andazzi correnti.
Stare sull’onda .
E così vengono meno al loro ruolo, di guida e di progetto e di proposta.
Perdono in dignità adottando una tattica mimetica che rende bigi tutti i gatti e scredita ulteriormente, in un perenne circolo vizioso, la funzione stessa della politica.

Che fai tu, partito?
Beh, ascolto.
Prego?
No, caro partito tu devi proporre e decidere assumendo responsabilità di fronte agli elettori che ti giudicheranno.
Fallo pure dopo aver ascoltato.
Ma fallo.

Se ti ritiri in un comodo e pigro ascolto, fai solo il furbo e vieni del tutto meno al tuo ruolo.
Non sei niente.
Non servi.
Diventi parassitario.
E la gente ti sputa in faccia, insieme a Stella e Rizzo.

Ecco , per me su questo crinale , quello dell’irresponsabilità, che s’associa sempre alla pavidità, si situa la crisi della politica e dei partiti.
Al limite anche lo stesso meccanismo delle primarie può esser reso funzionale ad un tal irresponsabilità.

Ho proposto un candidato ma ha vinto un altro?
Beh è questo il bello della diretta.
Tutto normale e messo nel conto.
Mastico amaro, ma non pago dazio in ogni caso.

Bon.

Adesso si farà una riforma drastica dello status dei parlamentari, checché ne dicano Stella, Rizzo, Grillo, Travaglio (che resta pur sempre il più lineare per quanto antipatico), col supporto di Della Valle, De Bortoli, Scalfari, Marcegaglia ed altri illustri rappresentanti della classe dirigente attuale.

Dopodiché il lavoro di un parlamentare varrà sempre molto meno sul piano qualitativo e nel senso comune diffuso (non solo in termini retributivi che è il meno ed è in parte giustificato e senza dubbio tardivo) di quello di un qualsiasi manager di quart’ultima categoria. Potrà così esser influenzato più facilmente dalle varie lobbies, tra cui alcune di quelle cui appartengono i signori sopra citati.

I manager di prima categoria , invece –vorrei ricordarlo- tra cui ladri e farabutti, troppo spesso adusi ad ogni malavitosa esperienza, o anche solo emeriti incapaci(quest’ultimi a mio avviso la netta maggioranza) non vengono né toccati , né tampoco resi oggetti della critica puntuale della libera stampa nel nuovo climax montiano.

Mi domando chi , dopo la devastante campagna in atto, si renderà disponibile ad esporsi al pubblico ludibrio ipotecando una parte rilevante della propria esistenza.

E mi rispondo che rischiano di farlo solo , i buoni a nulla, quelli che non han di meglio da fare, che non han voglia di lavorare e tentano l’avventura in attesa di un ingaggio da parte delle più varie caste ,economiche, finanziarie, editoriali.
Oppure, più verosimilmente e comunque in maggioranza, quelli che son ricchi di famiglia che andranno in parlamento per proteggere strenuamente i propri interessi insieme a quelli del proprio gruppo d’appartenenza.
Già adesso è in atto questa tendenza.
In futuro ciò avverrà in modo esponenziale.

Naturalmente se tutto questo sta avvenendo senza colpo ferire (in ciò Stella e Rizzo colpiscono nel segno) la responsabilità, pesante, è anche degli stessi partiti.

Raccolgono i frutti velenosi che hanno contribuito a seminare con la demagogia e l’irresponsabilità, e con il venir meno di una qualsiasi visione condivisa che , in passato dava il senso della propria missione, tracciava un percorso collettivo, definiva un’impresa comune e, con tutto ciò, selezionava per merito e per impegno,oltre che per lealtà partitica e istituzionale.

Col tempo e sotto il fuoco di un’offensiva culturale battente ci si è adeguati, con disinvolto “riformismo” agli andazzi correnti proposti da un modello sociale per il quale l’economia con annessa imprenditoria (compresa quella tangentizia e malandrina) è sempre virtuosa e la politica sempre viziosa per definizione. E gli operai? Beh, quelli vogliono solo andar in pensione, a far la bella vita tra il bar, il negozio di barbiere, la farmacia e la Tv nel tinello di casa.

So bene che il berlusconismo ha letteralmente avvelenato i pozzi della politica rendendoli simili a putride cloache. C’è da dire che lo ha fatto col voto dei cittadini,anche di quelli che adesso si scoprono improvvisamente critici di quella casta politica che han contribuito a formare.

Ma ciò non basta a giustificare l’atteggiamento ipocrita della restante parte della politica , che sotto l’indistinta onda di piena (sulla cui cresta veleggia abilmente  l’intrepido vascello-denuncia di Stella-Rizzo), si piega come il giunco, illudendosi di rialzarsi presto.

Per conto mio resto convinto che dopo la fase del governo “tecnico”, sostenuto a spada tratta da tutta la grande stampa, per i partiti sarà assai dura rialzarsi.

In ogni caso le conseguenze a lungo termine della campagna in atto le pagheranno i cittadini ai quali , comprensibilmente, non resta oggi che esprimere la loro indignazione nei confronti di tutta la politica conferendo un plebiscito di consensi al Governo Monti.

In questo straniante stallo, una politica debole e delegittimata che non ha saputo per sua colpa prepararsi alla caduta del regime berlusconiano costituisce la peggior disgrazia per il futuro.
Per l’Italia intera, per i lavoratori e per i ceti più deboli.

Ma questo direbbe la Gruber, come infatti ha detto ironicamente al malcapitato Sposetti, è un approccio da secondo millennio. Come dire: sei un povero vecchio rincoglionito.

Acqua passata.

Dopo Berlusconi è venuto, finalmente, il tempo nuovo(?) dei furbi, dei conformisti e dei paraculi innovativi da terzo millennio.

Son quelli che “ lo vogliono i mercati”; quelli che “dobbiamo pensare ai nostri figli”; quelli che bisogna “lavorare più a lungo per far spazio ai giovani” ; quelli che “la medicina amara cura il malato”; quelli che (fantozzianamente) “ha ragione sa, la politica, in effetti è merda”; quelli che “bisogna far spazio ai privati”; quelli che “abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità”; quelli che “abbiamo avuto uno stato sociale troppo generoso” ; quelli che ci vuole maggior flessibilità sul mercato del lavoro.
Quest’ultimi son quelli che discettano di flexsecurity senza aver chiaro la differenza tra Danimarca e Italia anche solo in termini di percentuale di spesa sociale sul Pil.

A questo punto, se i parlamentari rivogliono dare dignità al loro ruolo di rappresentanti del popolo devono risalire la china di tutto questo ciarpame.

Forse, dico forse, lo possono ancora fare.
Abbandonando , a questo punto, l’idea velleitaria di andare ad elezioni prima della fine della legislatura e usare piuttosto il tempo che rimane per legiferare rapidamente: dimezzando il numero dei parlamentari, abolendo una camera come il Senato per conferirle il compito di rappresentare, come organo non elettivo e con compiti definiti, le istanze delle regioni italiane e , infine, varando una nuova legge elettorale rigorosamente basata sui collegi e non sulle preferenze che furono in passato fonte di corruzione per il tramite del voto di scambio.

In più devono impegnarsi a cacciare i mercanti, dal tempio istituzionale.
Che ci fanno i Razzi e gli Scilipoti in parlamento?
E che ci fanno quelli che comprano casa a loro insaputa e quelli che sono in rapporto d’amorosi sensi con le varie mafie?

E così rialzare , finalmente , la testolina chiarendo anche contro l’opinione maggioritaria degli italiani che il ruolo del parlamentare comporta davvero un grande privilegio del quale occorre esser degni all’estremo: quello di dar voce a interessi legittimi, a valori e ideali assumendone piena rappresentanza.

Insomma chi non ha scheletri in nessun armadio agisca ora o mai più.

L’onda va fermata, o la politica annega.
E tornerà il tempo in cui : “qui si lavora e non si parla di politica”.
Ci siamo ormai molto vicini.

Europa?

dicembre 15, 2011

Dopo le modifiche al decreto “salva Italia”, non cambia sostanzialmente la natura della manovra. Si prepara la grande recessione che inizierà, anche tecnicamente, il prossimo anno e che renderà del tutto inutile i sacrifici imposti.
Cornuti e mazziati.
Alberto Bisin spiega con brutale chiarezza come stanno le cose: “il fatto è che nonostante il suo nome,il decreto non salva proprio nulla. L’esecutivo non ha trasmesso l’idea che la manovra di questi giorni è un’operazione di breve, brevissimo periodo.”

Dunque siamo solo all’inizio.

Ciò che lascia alquanto sconcertati tuttavia è l’assenza di un dibattito pubblico su quell’Europa alla quale si fa continuo riferimento nel giustificare la qualità delle scelte del governo Monti.

A partire da quella sulla riforma “strutturale” delle pensioni, che altri avevano già strutturato da tempo e che viene  accelerata con un colpo di scure al solo scopo di far cassa.

C’è chi ha detto che i pensionati sono stati chiamati a far le veci dei bersaglieri che Cavour inviò in Crimea.

Carne da cannone al tavolo della trattativa.

Conferma in pieno questa tesi anche il responsabile economico del PD, Fassina che avverte: “ questa manovra non ha ragioni economiche, ma squisitamente politiche”.

Che vuol dire?

Beh con lo scalpo dei pensionati Monti può andare in Europa per “riorientare la linea economica definita dalla Germania”.

Una volta accettata questa interpretazione resta da vedere quali risultati si otterranno.
Per il momento, nel recente vertice, a me sembra non se ne siano ottenuti di rilevanti.

Diverso è il giudizio di commentatori di chiara fama come Barbara Spinelli che offre al lettore un lungo elenco dei risultati ottenuti a Bruxelles per finire con quello più significativo che consisterebbe in una Bce di fatto già prestatore di ultima istanza.

A me sembra una forzatura dato che la Bce decide (e si tratta di vedere in che misura) di assicurare liquidità alle banche , non certo di intervenire a sostegno degli Stati e dei loro debiti sovrani. Anche perché le è impedito dai trattati.

Ma, al di là del giudizio sull’accordo intergovernativo che dovrà esser integrato nei trattati, tramite un vero e proprio percorso di guerra, sarebbe  utile che dall’Italia e dai partiti, venisse un contributo alla discussione su ciò che appare con ogni evidenza lo stallo drammatico della costruzione europea.

Vengono al pettine in un colpo solo tutti i nodi irrisolti.

La scorciatoia di Maastricht ha fallito nel suo intento. La moneta unica avrebbe dovuto trainare la costruzione politica dell’Europa assieme al cosiddetto (in gergo europeo) “approfondimento” dell’acquis comunitario.

Purtroppo è avvenuto l’esatto contrario. E la speculazione finanziaria , (si dice il 2% dei grandi operatori mondiali) se n’è accorta da tempo e mette nel mirino un paese dopo l’altro.

L’ossessione delle politiche di bilancio volte all’inflazione zero hanno impedito crescita e sviluppo tanto sul piano economico che su quello politico. Su questa debolezza, questa sì davvero strutturale, fanno leva  i capitali speculativi, veloci e rapaci.

Lo scambio fatto ha suo tempo, per  europeizzare la Germania ai fini di scongiurare l’ipotesi di una germanizzazione dell’Europa se ha funzionato per la prima non ha dato risultati per la seconda.

Qui è l’oggetto attuale del contendere che non potrà esser risolto sulla via tracciata a Bruxelles nella continua e velleitaria rincorsa all’azione tempestiva dei mercati.

La sensazione , almeno la mia, è che tutta una lunga epoca sia giunta al termine.

La politica dei piccoli passi nell’implementazione di politiche comunitarie propedeutiche alla costruzione politica dell’Europa, non funziona più da tempo ed è comunque di molto rallentata dall’allargamento.

Difficile “approfondire” mentre si “allarga”.

Non a caso l’Europa funziona già, a diverse velocità: Euro, Schengen, politiche sociali,difesa, immigrazione.

Anche per questo s’era cercata la via, con Lisbona, di un vero e proprio salto di scala con una Costituzione per l’Europa, che non s’è ottenuta.

Fallito, sostanzialmente quel tentativo, non è ancora scongiurata la secessione da parte dei paesi “virtuosi” : Germania, Francia,Paesi Bassi, Austria, Finlandia e Lussemburgo.
Un’altra velocità.
Questa volta devastante.

In ogni caso l’Italia , con la sua tradizione europeista, non può limitarsi ad andare al traino cercando di limitare i danni.

Sarebbe utile stimolare un confronto serrato anche tenendo conto che mentre noi “facciamo i compiti a casa” come ci ha imposto la Merkel, proprio dalla Germania s’avanzano approcci diversi , da quello dell’SPD che guarda alla crescita, a quello innovativo di Fischer.

Su quest’ultimo non mi sentirei di sorvolare tranquillamente benché rischi di cambiare i connotati all’intera esperienza comunitaria.

Fischer sembra tagliare il nodo gordiano quando afferma che il futuro del processo comunitario ha bisogno subito di una rilegittimazione democratica senza attendere l’araba fenice degli Stati Uniti d’Europa.
E la legittimità “bisogna prenderla dov’è, cioè nei governi e nei parlamenti nazionali”
Da qui l’idea di trasformare il Consiglio europeo in governo europeo e di creare una seconda camera europea, (presumo accanto all’attuale parlamento) formata sulla base dei parlamenti nazionali.

E’ chiaro che questa visione mette in mora la Commissione che attualmente funziona come esecutivo europeo ma che , a onor del vero, è, ed appare, un organismo essenzialmente tecnocratico assai poco legittimato da popoli e paesi, nonostante le timide modifiche introdotte a Lisbona.

Chi , come me , ha sempre pensato in termini federalisti , di fronte al realismo di quest’approccio, deve necessariamente riflettere dato che il tempo per salvare e rilanciare la costruzione europea è ormai assai poco.

In un’altra Lisbona, quella del 2000, s’avanzò una nuova strategia volta  (cito a memoria) :a  fare dell’Europa l’area economica più competitiva al mondo con la creazione di nuovi e migliori posti di lavoro nell’ambito di un sviluppo socialmente e ambientalmente sostenibile.

E’ trascorso un decennio e tutta l’Europa sembra avviarsi sul piano inclinato della recessione o comunque di una sostanziale stagnazione in balìa delle scorribande del capitale finanziario.

Anche da questo triste bilancio ne viene la necessità di confrontarsi con nuove idee e visioni rompendo il recinto di una discussione conservativa che rischia di divenire sempre più anacronistica. Comunque spiazzata irrimediabilmente dal galoppare degli eventi.

Ha ragione Fischer?

Onestamente non lo so.

So però che rimanere ancorati al passato alludendo ad un futuro utopico non risolve il problema e avvicina, per la forza delle cose, una definitiva sconfitta storica del progetto europeo.

Ma , in Italia nessuno se ne cura.

Merkosy.

dicembre 9, 2011

Non so come giudicheranno domani gli organi d’informazione ufficiali e i mercati  l’esito del vertice di Bruxelles.
Da quel che si può comprendere dall’esterno, si è guadagnato tempo. Già questo non è in sé un cattivo risultato. Rimane però la sensazione di un ulteriore rinvio per ciò che riguarda la sorte dell’Unione connessa strettamente a quella della moneta unica.
Per come ho capito io, si è raggiunto un accordo a 17 (paesi euro) con l’aggiunta di tutti gli altri ad esclusione del Regno Unito. Non mi è ben chiaro al momento in cui scrivo come s’è potuta risolvere la questione della Svezia e dell’Ungheria che avevano dichiarato preventivamente di non avere delega a discutere nel merito da parte dei propri parlamenti.

A parte ciò, pareggio di bilancio in Costituzione o comunque stabilito con leggi ordinarie. E misure sanzionatorie automatiche per chi non tiene il passo con la disciplina di bilancio che prevede un deficit non superiore al 3% del Pil.

Inoltre viene accelerata la formazione di un fondo di salvataggio con dotazione di 500 miliardi entro marzo del 2012. Tale fondo (ESM) non avrà “licenza bancaria” in modo da non poter chiedere finanziamenti alla BCE.

Questa mi pare  il nocciolo dell’accordo raggiunto. Si dice anche che la Corte europea di giustizia avrà il compito di vigilare e sanzionare.

Non mi è chiaro:
1) Come potrà la Corte assumere un tale ruolo in presenza di un semplice accordo intergovernativo che ,come tale non riguardando il metodo comunitario, è verosimilmente al di fuori del raggio d’azione della Corte.

2) Estendendo analoga obiezione non è chiaro affatto quale potrà essere il ruolo della Commissione,in quanto organo comunitario.

3) Si dice che quest’accordo sarà integrato rapidamente nei trattati assumendo così un rilievo giuridico e dimensione comunitaria. E qui non mi è chiaro quanto tempo occorrerà per dare forza giuridica in ambito comunitario all’accordo di Bruxelles, dato che il meccanismo delle ratifiche da parte dei governi nazionali si è dimostrato nel recente passato particolarmente impervio.

In fin dei conti, al di là dello scontato rifiuto del Regno Unito che voleva mantenere un potere di veto (votazione all’unanimità) sulle regole incidenti sui servizi finanziari, è abbastanza chiaro che il vero vincitore è ancora una volta la Germania.

E su tutta la linea.

Niente ruolo per la BCE e niente Eurobond.

Visco , il governatore della Banca d’Italia, spiega così il nein della Merkel (cito a memoria) : i tedeschi , memori dell’iperinflazione weimariana, continuano a considerare la monetizzazione del debito come causa primaria dell’avvento del nazismo.
Evitare dunque, l’accumulo delle condizioni per un Quarto Reich.
Dal canto suo Ulrich Beck ha chiarito un po’ di tempo fa , che manca il potenziale bellico per l’avvento di un Quarto Reich.

E meno male.

Resta che l’ossessione tedesca sul debito porta l’Europa intera sull’orlo di un gravissima recessione.
E corrisponde, oltre alla memoria del passato, ad una precisa scelta politica.
E l’Italia con la sua manovra oltremodo depressiva né pagherà più di altri le conseguenze.

Amato e Prodi congiuntamente avevano proposto di far ricorso all’art 136 del trattato per consolidare il terreno di procedure decisionali di tipo comunitario e non intergovernativo. Avanzando anche l’idea di una Convenzione costituente come quella che fu varata a suo tempo e che portò, dopo tante promesse mancate e mille peripezie, all’attuale revisione dei trattati nel 2009.

Solo che appena un anno dopo si è utilizzata la procedura semplificata prevista dagli stessi trattati aggiungendo in corsa un terzo comma all’art 136 che ,non a caso, disciplina le azioni dell’Unione volte al buon funzionamento della unione economica e monetaria: “ istituire un meccanismo di stabilità da attivare ove indispensabile per salvaguardare la stabilità della zona euro nel suo insieme”.

Da qui ha preso le mosse l’azione della Merkel, dato che la “procedura semplificata” salta tanto le procedure comunitarie che le conferenze intergovernative.

E il gioco è fatto.

Tutta la sostanza della sbandierata riforma dei trattati si riduce all’introduzione di un’automaticità dei meccanismi sanzionatori. Dunque niente vera unione fiscale solo guida ferrea al rigore monetario e di bilancio da parte della Germania con l’appoggio della Francia.

In verità una “grande riforma dei trattati” sarebbe necessaria per delineare con chiarezza un governo economico dell’Unione guidato dalla politica. E, da quella via, rimediare al deficit democratico dell’unione non certo avviato a superamento con Lisbona.

Ma naturalmente tutti sanno che se si desse voce diretta ai cittadini europei andrebbe a rischio l’intera costruzione europea.
E’ una specie di comma 22, dal quale prima o poi si dovrà uscire anche assumendosi un elevato grado di rischio. Quello connesso alla democrazia.

Tuttavia secondo Roberto Gualtieri misure come i project bonds per la crescita e gli stability bonds per il debito, cui aggiungere una tassa sulle transazioni finanziarie sarebbero del tutto compatibili con i trattati vigenti.

Non son del tutto certo che le cose stiano effettivamente così, almeno nel caso si preveda un forte ruolo della BCE, anche se forzare sarebbe in ogni caso utile. Anzi urgente.

Ma al di là di tutto, la ragione per cui nel vertice di Bruxelles non si è andati in questa direzione è la stessa ragione per cui non ci s’andrà neanche in futuro.
E la ragione è tutta politica( qualcuno direbbe geopolitica,cioè attinente all’egemonia) e ha molto a che fare con le suggestioni evocate dal capogruppo democristiano al Bundestag ( Ambrosino su Il Manifesto) secondi cui : “adesso in Europa si parla tedesco”.

Già,un Quarto Reich economico.

In quest’ambio la manovra “esemplare” del governo italiano spesa al tavolo europeo da Monti per cercar di far riassumere all’Italia quel ruolo tradizionale di mediazione che l’ha sempre (o quasi sempre caratterizzata) non ha potuto sortire altro effetto che rafforzare l’approccio portato avanti dal duo Merkel Sarkosy.

D’altro canto l’approccio Merkosy si è imposto proprio nel decreto “salva italia”.

In Italia, infatti, non era solo rilevante fare cassa,e raggiungere un certo saldo di bilancio, era importante e strategico muovere in una ben precisa direzione ,anzitutto e esemplarmente con una manovra strutturale sulle pensioni, poiché ciò corrisponde perfettamente al paradigma sociale sottostante al modello, ancora sostanzialmente monetarista e liberista, che viene riproposto in Eurolandia tanto dalla Germania che dalla Francia.

Monti ha detto dal solito Vespa che bisogna domare i mercati senza demonizzarli.
Si può esser d’accordo purché s’abbia ben chiaro che i mercati, per loro intrinseca natura,nell’epoca del capitalismo finanziario , demonizzano le pensioni e ogni forma di welfare che non sia residuale e funzionale ai loro scopi.
E infatti a saldi invariati c’è da scommettere che la manovra non sarebbe stata apprezzata dai mercati, almeno nella misura provvisoria in cui lo è stata, se non fossero state deposte ai loro piedi le spoglie di una moltitudine di pensionati.

In quest’ambito l’Europa dominata dalla Germania non doma alcunché.
Aggiungo l’Europa dominata dal centrodestra non doma alcunché.
E’ strano come la politica scompaia non appena si cita L’Europa.
L’Europa lo vuole!

Ma quale Europa?

Bisognerebbe dire cosa vuole la destra europea che è ormai al governo nella stragrande maggioranza dei paesi.
E bisognerebbe sapere cosa vuole la sinistra europea, ricordando che proprio nel trattato di Lisbona si è avviata a superamento l’idea di una Commissione come organo tecnocratico per sua natura politicamente neutrale, proprio nel momento in cui si è stabilisce che nell’elezione del suo Presidente si deve tener conto della maggioranza politica espressa nei governi dei paesi aderenti.

Ecco perché sarebbe più corretto dire che certe cose le vuole l’Europa governata dalla destra. E dunque si tratta, almeno per la sinistra o ciò che ne rimane in Italia, di non subirne passivamente le impostazioni e gli obiettivi.

Sembra che nella sinistra europea sia rimasto solo il vecchio ex cancelliere Helmut Schmidt a scagliarsi contro la politica miope e nazionalista della Merkel quando mette in guardia (al congresso di Berlino della SPD) contro l’arroganza che promana dalla superiorità economica della Germania, avanzando l’impressione che “non sia abbastanza consapevole di come sia ancora forte la memoria dell’occupazione tedesca dell’Europa” e che anche perciò si renda inevitabile una comune assunzione di responsabilità sui debiti europei.

Mentre il Presidente dell’SPD afferma che: “ Mai più un partito socialdemocratico dovrà mettere in dubbio il valore del lavoro, mai più dovrà allontanarsi dai sindacati.”

Peccato che non ci si possa iscrivere all’SPD.

ottimo e abbondante.

dicembre 5, 2011

Chiedo scusa.
Non voglio fare ,adesso, una disanima a caldo del decreto “salva Italia.
Solo alcune note di colore.
Impressioni più che altro. In attesa di commentare il vertice europeo dal quale dovrebbe evincersi il vero e intero quadro entro cui si situa l’attuale manovra del ragionier Monti.

Ragioniere . Scaltro anche.
Così almeno m’è sembrato nel corso della lunga conferenza stampa che si è svolta ieri sera.
Bella rappresentazione.
Per la serie ,siamo una squadra affiatata. Ci chiamiamo , confidenzialmente, per nome. Ma forse non ancora del tutto rodata visto che Passera chiama la Fornero, nientemeno che Emma.
Marcegaglia. I suppose.

Vabbè: rigore, equità, crescita. Super Mario  dixit.
Balle.
Che vengono allo scoperto quando il Super Mario nazionale alla Camera, oggi, chiarisce che l’obiettivo- già fissato da parlamentari inconsapevoli, distratti, maldestri e anche un pochino paraculi – del pareggio di bilancio in Costituzione, sarà centrato nel 2013, grazie alla tosatura drastica del solito gregge.
Si capisce così che al referenziato ragioniere frega assai poco da dove vengono i soldi per pareggiare i saldi.
Basta che il bilancio sia in pareggio.

Mi permetto di dire che così son buoni tutti. Non c’era bisogno di scomodare cotanta sapienza.
Infatti chiunque conservi un barlume di obiettivo discernimento, capisce che il rigore è applicato a senso unico: pensionati e pensionandi.

E da qui forse, immagino, le lacrime della Fornero che il premier  ha subito e poco elegantemente, riprovato con cinico sorriso di compatimento.

Si punisce gente che ha cominciato a lavorare prima di divenir maggiorenne, a volte molto prima.
In più, nonostante che da organi qualificati della stessa Europa si sia certificato che il bilancio Inps sta in equilibrio fino al 2060 si passa da un giorno all’altro al sistema contributivo minando così ,una volta per sempre, le basi di un qualsiasi patto sociale.
D’ora in poi ognun per sé e Dio per tutti.
Son cattolici, apostolici , romani, per lo più in questo governo dei migliori.
Non è vero?

Inutile contrattare e condividere una legge di riforma se poi uno dei contraenti , lo Stato, straccia la carta su cui è scritta ogni due per tre.

Dice ma la Germania…

Già, la Germania assicura a chi lavora a lungo condizioni sociali e retributive assolutamente non paragonabili a quelle vigenti in Italia.
Comunque adesso pagano i pensionati che, a partire dai 960 euro non potranno più godere dell’aumento automatico dovuto all’inflazione.
Vien da sorridere amaramente quando qualcuno auspica o fa finta di credere che si tratti di un provvedimento transitorio. Chi lo dice è in perfetta malafede.

La mia piccola verità ,che non pretendo sia tutta la verità, è che la filosofia alla base di questa macelleria sociale funzioni più o meno liberisticamente così: vivi di più, malnato pensionato ?
Bene, allora vivrai molto peggio di prima . Così impari a volere resistere tirando il fiato coi denti , lautamente mantenuto dalla pubblica sanità.
S’allunga l’aspettativa di vita?
Bene. Prima o poi, a queste condizioni vedrete che comincerà a diminuire con sommo gaudio dei mercati.

Contano i saldi, signori.

Questo è il rigore.

Sull’evasione fiscale , 120 miliardi ogni anno: niente.
Niente di niente.
I cervelloni tecnici non han trovato di meglio che restringere a 1000 euro i pagamenti in contanti.

Sull’equità invece vanno alla grande.
Prelevano ben l’1,5% in più sui capitali scudati. Non il 30% dei francesi, non il 40% dei tedeschi.
No. Noi che siam equi, di stretta osservanza europea, arriviamo – udite, udite- fino al 6,5%.

Non male , vero?

Franceschini , capogruppo del PD alla camera si è però spinto fino a chiedere un ulteriore 0,5%. Secondo me, faceva miglior figura a star zitto. Anche a fronte di un Fassina, responsabile economico del PD, che aveva chiesto d’arrivare almeno al 15%.

Patrimoniale, dite?
Macché. Solo IMU rincarata a partire dalla prima casa. Le case infatti stanno ferme, immobili, come i pensionati. Inutile cercare nella selva perigliosa e intricata dell’evasione.

Ma dove diavolo sta l’equità?
Non ci sta. Non c’è proprio.
E non cambierà praticamente nulla anche se il PD otterrà un misero 0,5%.
Zero equità.

Poi c’è la crescita.

Qui Passera, il super manager bancario, ieri sera – come Crozza quando interpreta Montezemolo- aveva perso il foglio del “come” ,in assenza della Marcegaglia.

C’era lo “spirito”. Mancava il come.
E per la verità anche il quando, il quanto e il dove ..
S’è slanciato infatti, il colto banchiere, in uno slalom di parole , d’oscuro gergo manageriale, per cercar di nascondere una totale, impressionante, assenza d’idee e proposte concrete. I comuni mortali, come me, non ne han tratto alcuna indicazione se non un’ulteriore liberalizzazione dei farmaci di fascia C.

Da ultimo , ma non ultimo nell’accorta demagogia del governo dei migliori, ci son anche i costi della politica.
Roba severa. Forte.
Il buon Giarda, deus ex machina del governo tecnico esperto di finanza locale e da sempre fiero avversario delle Province ,solo(non per altra convinzione) in quanto anello debole nel sistema dei poteri locali, ha ideato una roba che non sta né in cielo né in terra. Vedremo cosa dirà, se dirà , la Corte Costituzionale.
Ma certo si tratta di una proposta sgangherata all’eccesso.
Stracci che volano più che altro.
Ve lo vedete voi un presidente di provincia , eletto direttamente dai cittadini, lavorare senza poter disporre di un solo assessore? E come diavolo si potranno nominare dai consigli comunali i dieci membri del consiglio provinciale? E con quali criteri obiettivi 50 o 60 ,o più comuni si metteranno d’accordo per effettuare tali nomine?

Dettagli. Per la squadra dei migliori.

Intanto sparano la loro cazzata  per andar incontro all’opinione pubblica ,poi si vedrà.
Immagino che i furbi cervelloni tecnici pensino che creando l’ingovernabilità più assoluta il parlamento si deciderà a cambiare la Costituzione.

Un metodo da corsari , non da uomini di governo.

Non esito a dire che si tratta di un atteggiamento colpevolmente irresponsabile, demagogico oltre ogni misura, nonché del tutto fuorviante e per di più assolutamente inattuabile.

Concludo le miei prime impressioni con la ciliegina sulla torta montiana.
Super Mario annuncia che rinuncerà allo stipendio di Ministro e presidente del Consiglio.
Qual ardimento!
Che esempio viene offerto da uno che gode del trattamento di Senatore a vita. Dopo aver goduto di quello (lautissimo e se non sbaglio sganciato dalla fiscalità italiana) relativo alla carica di Commissario europeo, nominato prima da Berlusconi e poi da D’Alema, per ben un decennio. Uno già in pista per subentrare a Napolitano.

Ecco, signore e signori : rigore , equità e crescita.

Al PD non resta che andare nelle piazze a “spiegare”, come dice Franceschini all’Annunziata.

Ottimo e abbondante.
Si dovrà dire.
Il detto risale al tempo in cui, nell’esercito, un ufficiale veniva incaricato d’assaggiare il rancio prima che venisse distribuito alla truppa . Nelle immancabili ristrettezze, il poveretto era per forza di cose costretto a giudicare con eccessiva indulgenza l’opera dei cuochi.
Tutta la mia comprensione.

Sobria equità.

dicembre 3, 2011

1)Non so voi ma io trovo semplicemente indecente che Super Mario, il Sobrio , abbia deciso di andare a spiegare agli italiani il plastico della sua manovra nel salotto di Bruno Vespa. E’ forse per via del sangue che ci s’appresta a spargere?
Ma , dico io, una normale, sobria ed europea conferenza stampa, con relativo inevitabile confronto con la libera stampa no?
C’è da domandarsi se il sobrio Monti c’ è o ci fa.

2) Trovo scandaloso che l’indagato Guarguaglini se ne vada da Finmeccanica con una liquidazione milionaria. Senza che dal governo vanga avanzata la benché minima obiezione.
E già che ci siamo non vedo perché non si possa trovare il modo per tagliare, almeno della metà, lo stipendio e le liquidazioni di centinaia di top manager che , a cavallo tra pubblico e privato,praticano da anni lo sport nazionale di lasciare dietro di loro ogni sorta di disastro per poi intascare astronomiche liquidazioni prima di passare a compierne di altri altrove con la complicità della politica e il volenteroso sostegno delle “forze economiche” a partire da Confindustria.

Altro che pensioni d’anzianità.

3) Leggo il cursus honorem di tal Milone, neo- sottosegretario alla difesa ,già consigliere di La Russa.
Mi vien mal di testa solo scorrendo la lista di consigli d’amministrazione, di slalom societari , di conflitti d’interesse, da tangentopoli in poi. Classico esempio di quella vera casta di non eletti che ammorba la vita pubblica del paese da sempre sotto qualsiasi governo e che, con la faccia come il c…, si spaccia per società civile.
Trattasi di decine di migliaia di imbroglioni, incapaci e nullafacenti e spesso malfattori che siedono in decine di consigli d’amministrazione nei più vari settori di aziende pubbliche e private. Gente che ha fatto le budella d’oro lucrando sulla debolezza della politica. Se ne trovano a destra, a sinistra e al centro. Se ne trovano a Roma come in tutte le città e provincie d’Italia.
Tagliate qui se potete. Qui c’è la polpa, qui c’è grasso che cola. A proposito di trasparenza , è nelle ombrose pieghe di questo adipe, che si realizza la famosa equità.

Altro che pensioni d’anzianità.

4) Leggo le dichiarazioni di Don Verzé , un tale in diretto contatto con Dio, anzi alla pari con il supremo reggitore: “ giudicatemi pure, io come Cristo”.
Beh , anche qui il governo, per sobria neutralità, resta muto.
Di fronte alla sfrontatezza di questo anziano sacerdote del potere un piccolo strappo alle regole dello stato di diritto non sarebbe poi sta’ gran cosa, tipo : gettarlo in una profonda galera , possibilmente umida e malsana e lasciarlo lì a meditare sul suo rapporto con il divino fino alla fine dei suoi miserabili giorni terreni.

Altro che pensioni d’anzianità.

5) Intanto continuo a non trovar traccia di Ici sull’immenso e diversificato patrimonio della Chiesa sparso per tutta la penisola dal quale promanano ogni sorta d’attività che nulla hanno a che vedere con il culto religioso. Sarà per via della sobrietà condivisa tra Super Mario e Ratzinger.

Altro che pensioni d’anzianità.

6) Della patrimoniale già si sapeva. L’establishment non la vuole salvo che in una misura pallidamente simbolica, ma non trovo neppure alcun segno di allineamento europeo sulla tassazione sulle rendite finanziarie.

Altro che pensioni d’anzianità.

7) E con l’evasione fiscale come la mettiamo? Il Sobrio s’accontenta di una restrizione al prelievo del contante.
Mi par assai poco. Faccio umilmente notare che l’amichetto di Don Verzé non paga le tasse dal 2001 dopo aver intestato alla sua famigliola 196 conti bancari e 14 appartamenti. Come lui ce ne sono foltissime schiere.
Ecco, perché non scatenate una vera e propria caccia a gentaglia come questa strizzando il vostro tecnico cervellone ai fini d’ideare interventi straordinari e d’emergenza, dato che la questione fiscale costituisce la più grande emergenza del paese. Se non s’approfitta del grande consenso attuale quando mai si potrà farlo?

Altro che pensioni d’anzianità.

8) Infine sobrietà impone l’avvio della privatizzazione delle carceri. Per trasformale ulteriormente in veri e propri lager sottoposti alla legge non dello Stato ma del libero mercato. Più gente entra più profitti si ricavano realizzando un’adeguata e razionale spremitura dei costi di mantenimento. Poi, nel tempo, s’affiderà il tutto a gestioni interamente private, guardie comprese, con costi interamente a carico del pubblico si suppone.

Altro che pensioni d’anzianità.

PS. Intanto dalle notizie che filtrano sulla manovra, che sarà presentata prima in Parlamento (grazie per la sobrietà) e poi a Vespa, di equità non si scorge traccia alcuna. E di crescita non se ne parla proprio. Mi sa che avevano ragione i Maya.
Il 2012 non sarà la fine del mondo ma certo sarà l’anno che inaugura una lunga stagione di recessione economica dopo ben quattro anni di crisi. Specie se si compirà quell’idiozia che corrisponde ad un vero e proprio misfatto,( economico e sociale), di sterilizzare l’adeguamento delle pensioni all’inflazione.