Archive for gennaio 2012

Priorità.

gennaio 24, 2012

Ho letto , lo scritto di Reichlin. (Fondazione italiani europei). Spesso mi son trovato d’accordo con le sue riflessioni intorno ai cambiamenti “epocali”. Tra l’altro lui usa un termine come quello di “teologia” riferito agli idola dei mercati che io ho spesso usato in chiave polemica contro un riformismo imbelle: teologia del riformismo.(vedi se vuoi archivio del blog).
Muovevo da una critica radicale dei fondamenti del capitalismo finanziario che ha (da molto tempo ormai caro Reichlin) gettato alle ortiche il vecchio compromesso sociale, mettendo in crisi assieme alla politica tutti i sistemi democratici.
Infatti la mia idea a fondamento di un partito democratico verteva proprio sulla necessità ed urgenza di porre a tema il rapporto tra capitalismo e democrazia nel cuore dell’occidente.
Niente a che spartire con il modello americano o indiano che furono nel 2007 stracitati a profusione indicandoli come esempi per superare l’impasse della socialdemocrazia europea.

Adesso però, in questo aspro presente , non ho tanta voglia di riproporre agli stanchi lettori, le argomentazioni di allora.

Tanto più che il governo dei tecnici, in Italia, è chiara metafora dell’incapacità della politica di reagire al declino della democrazia.

Leggo e rileggo le indiscrezioni sul decreto liberalizzatore.
Scorgo solo stracci volare nell’aria rarefatta.

Banche, assicurazioni, farmacie, energia, trasporti,libere professioni, tassisti: la polpa è ovunque pressoché intatta.
Vale l’annuncio , più che altro.
Accompagnato da altre Authority.

Nel carniere della modernizzazione ci sono già le pensioni, e ci sarà il mercato del lavoro. Per quest’ultimo la soluzione appare tanto semplice quanto rinunciataria. Tre anni di prova. E ammortizzatori sociali per i quali non ci sono le risorse.
Basta e avanza per deregolare del tutto il mercato del lavoro e mettere i sindacati in un angolo. Magari a favore del ribellismo vandeano così ben evocato dai forconi siciliani.

Servirà tutto ciò per mettere Monti in condizioni di trattare al tavolo di Bruxelles il prossimo 30 gennaio?

Sembra di no.

Forse è servito di più a raffreddare (di poco) i bollenti spiriti del signor Spread l’incontro a porte chiuse che Monti ha voluto con gli operatori della City.

Solo che se si punta in modo “realistico”, e di fatto esclusivo, sulla costruzione del mercato unico europeo si rafforza, volenti o nolenti, il potere d’interdizione del Regno Unito, sulla costruzione della governance politica. E, d’altro canto resta complicato ottenere dalla Merkel il raddoppio della dotazione del fondo salva stati magari munendolo anche di potere bancario: una piccola banca centrale che aggiri Maastricht , con la benevolenza della BCE.

D’altro canto Monti , onestamente, ha spiegato che fino ad oltre la primavera del 2013 non vede alcuna possibilità per gli eurobond.
Il nodo è sempre quello. O si mettono in comune debiti e strategie di sviluppo oppure il declino dell’euro e dell’Europa è un cammino segnato.
Non a caso c’è già chi avanza(Giavazzi) la possibilità di svalutare l’Euro fino a portarlo alla parità col dollaro. Si tratterebbe , in questo caso d’anticipare la sconfitta volendo in qualche modo governarla.

In tutto questo, mentre Monti cerca di giostrare anche abilmente tra gli scogli di due opposte visioni dell’Europa entrambe al di sotto della necessità di reagire con una visione di lungo periodo alla logica del capitalismo finanziario globale, siamo ormai dentro una grande recessione.

E’ qui che bisognerebbe agire tenendo presente che ,da un lato, il Regno Unito non aderirà mai e poi mai ad un qualsiasi rafforzamento di istituzioni politiche di governo sovranazionale in Europa.
Ce l’hanno detto e ridetto: l’Europa è un grande mercato. Punto.

Dall’altro il governo tedesco rimane graniticamente abbarbicato all’idea di politiche fiscali e di bilancio il cui rigore “tedesco” impedisce ogni possibilità di crescita in grado di competere a livello globale. Insomma , in Europa basta la Germania.

Se tali sono le condizioni del presente, sarebbe necessaria una ripresa di attivismo dei partiti e segnatamente della socialdemocrazia (e in Italia del Pd) sulla scena europea anche per preparare le elezioni in Francia , in Germania e in Italia.

Per quanto ci riguarda mentre Monti s’occupa di rassicurare i mercati nel periodo che gli rimane, il centrosinistra dovrebbe rifondarsi, comunque riunirsi, e avanzare già da ora un grande piano del lavoro.

Ben prima della riforma elettorale!

La priorità assoluta oggi è rispondere alla rabbia e alla disperazione crescenti. Indicare una diversa prospettiva.
A breve.

Non si tratta di cavalcare strumentalmente alcunché.
Si verrebbe rapidamente disarcionati.

E’ urgente assumere un assetto di marcia autonomo per fronteggiare una delle più lunghe e pericolose recessioni del dopoguerra. Qualcosa che non abbiamo ancora mai vissuto.

Ci son molte cose da fare, in Italia.
Una miriade di piccoli e meno piccoli progetti , di manutenzione straordinaria in molti e diversi campi soprattutto a livello locale, ma anche tante possibilità di riqualificare e rilanciare, nella particolare struttura produttiva italiana, beni, servizi e prodotti.
E,contemporaneamente , ci sono risorse da sbloccare e altre ancora da reperire per mettere al lavoro, subito, centinaia di migliaia di giovani e meno giovani.

Tardo keynesiano, come progetto,dite?
Boh, non lo so e non m’interessa.

So che la politica non può rimanere con le mani in mano ad attendere gli esiti delle liberalizzazioni (campa cavallo) né a prender atto che l’Europa è in mano ai tedeschi, posta sotto ricatto dagli inglesi e mal concepita dal nazionalismo mascherato e imbecille di Sarkosy.

Nello stallo l’Italia deve approntare difese tali da poter in futuro risultare utili per la stessa Europa.

Se fosse necessario (non è detto che lo sia) ben venga anche un prelievo forzoso generalizzato, seppur progressivo, per finanziare occupazione e sviluppo.

A meno che non si pensi di poter passare due anni in recessione senza pagare uno scotto civile, sociale, e alla fin fine, democratico le cui proporzioni non sono adesso immaginabili.

Armi di distrazione di massa.

gennaio 12, 2012

Resto in attesa, perplesso e scettico, dell’imminente Consiglio europeo.
L’attivismo di Monti sulla scena europea, in vista del trattato intergovernativo sull’unione economica rafforzata si riassume  in un tentativo di allargare la stretta della disciplina di bilancio, esibendo per ogni dove i compiti a casa.
Parallelamente in Italia fervono i preparativi per la riforma del mercato del lavoro e per dare avvio alle liberalizzazioni dopo aver messo in mora (almeno in larga parte) il sistema previdenziale .

Intanto i mercati continuano scommettere, imperterriti, sulla fine dell’euro portando l’attacco nei punti più esposti.

Tutto ciò che potrà esser fatto in Italia nei campi sopra citati non sposterà di un millimetro il rischio incombente sull’Europa.
Com’è  noto  non credo ad una ripresa economica basata esclusivamente su mercato del lavoro e liberalizzazioni.

Quand’anche  si ottenessero dei risultati arriverebbero comunque fuori tempo massimo.

Al contempo l’accordo che dovrebbe essere varato al Consiglio europeo e poi firmato a marzo per entrare in vigore all’inizio del 2013 è strumento assai debole di fronte alle logiche dei mercati, non avendo la veste giuridica di un trattato UE.
E, in ogni caso, non contempla alcuna seria misura per la crescita.

Non capisco bene dove si vada a parare.

Sembra che Monti abbia ottenuto dalla Germania il finanziamento di un fondo di stabilità pari a 500 miliardi oltre ad una maggiore gradualità nel taglio del debito.

Difficile che i mercati si accontentino di questa linea Maginot in assenza di una riforma del ruolo della BCE e del varo di eurobond.

Solo queste due misure infatti chiarirebbero al di là di ogni ragionevole dubbio che l’Europa difende ad oltranza la propria moneta e che dunque diventa inutile e controproducente speculare su di un suo fallimento.

In questo poco confortante ambito Monti poteva anche risparmiarsi di chiarire alla Merkel che : “ il mio paese vuole germanizzare l’Italia ”, in cambio di una maggior attenzione sui temi della crescita.

Il guaio incombente è la germanizzazione dell’Europa dopo la lunga fase di europeizzazione della Germania e il risultato , in questo caso è già scritto: l’euro come moneta unica affonderà, inevitabilmente.

Ha ragione Bonanni , giornalista-analista che segue da anni le questioni europee: “le belle parole della signora Merkel, anche quelle generosamente rivolte all’Italia di Monti, difficilmente ci toglieranno dai guai.”

Già perché tutti i nostri guai di italiani ed europei(nessuno escluso) si riassumono nel feticcio di una crescita dell’economia affidata esclusivamente alle politiche monetarie e alla disciplina di bilancio.

Con queste politiche, da Maastricht in poi, si è costruito il robusto cappio al quale impiccarsi.
E le misure, di cui si parlerà al prossimo vertice europeo, serviranno tutt’al più ad insaponare la corda.

A questo punto viene persino da pensare(e da sperare) che da qualche parte qualcuno giochi a carte coperte.
Un progetto da gettare sul tavolo della salvezza dell’euro e dell’Europa al momento considerato più opportuno.
Il famoso salto di scala o di qualità, implicante magari una decisa svolta per la democratizzazione della costruzione europea.
Un disegno confederale se non federale per dare all’Europa una statualità sovranazionale forte di quella doppia legittimità fornita da popoli e governi pur affermata nel trattato di Lisbona.

Ma siamo assai distanti.

E il tempo per agire si consuma rapidamente mentre sta per essere innescata la spirale greca tra recessione e ulteriori misure di drastica compressione della domanda per beni e servizi.

Alla fine, anche in Italia, ci ritroveremo poveri in canna.

Virtuosi però, mentre ci accapigliamo su liberalizzazioni e mercato del lavoro: le nuove armi di distrazione di massa.

Super Mario 2

gennaio 5, 2012

Monti a Le Figaro esalta la “flemma britannica” con la quale gli italiani hanno trangugiato la sua manovra con lo spumante di capodanno.
In più rassicura sulla stabilità politica anche in vista dei prossimi vertici dell’eurogruppo e del Consiglio europeo di fine gennaio, dove Super Mario s’appresta a cantarle chiare ai crucchi dopo aver concordato con i francesi e tenuto buoni i britannici.
Elezioni prima della scadenza?
“Non sono sicuro che i partiti prenderebbero tale decisione a cuor leggero davanti all’elettorato”.
In italiano corrente : continuo a tenervi per le palle e ogni tanto vi somministro una leggera strizzatina, giusto per rammentarvi il lancinante dolore che vi posso procurare.

Solo che il problema di Monti, oltre all’evoluzione(?) del quadro politico europeo non sono i partiti ma i mercati e gli operatori finanziari che colgono bene il rischio di una spirale recessiva in grado di vanificare qualsiasi manovra che non sia basata su di un’imponente e subitanea redistribuzione della ricchezza , sola via per rispondere ad un ciclo economico caratterizzato da una drastica caduta della domanda.

Patrimoniale robusta sui grandi patrimoni,(sennò è inutile andare una tantum a Cortina), tagli drastici alla miriade di posti e posticini , alcune centinaia di migliaia ruotanti intorno alla burocrazia statale e parastatale ormai largamente emancipata dalla politica , (altro che stipendi dei parlamentari) con in più un corposo taglio alla spesa in gran parte inutile e largamente parassitaria per la difesa. E qui, in attesa di un altro caso Antelope Cobbler (vedi alla voce scandalo Lockeed 1976 quando l’azienda statunitense ammise d’aver pagato fior di tangenti per la vendita in diversi paesi europei dei propri aerei Hercules C-130) c’è solo da sperare che il ministro della difesa ,essendo nominalmente un marinaio, s’accorga che l’esercito attuale ha un numero di effettivi almeno doppio di ciò che serve alla difesa nazionale e anche di ciò che può esser impiegato nelle guerre della Nato e degli USA comunemente e fraudolentemente denominate “missioni di pace”.

In ogni caso solo con un approccio , frontale imposto dall’emergenza nazionale, si potrebbero reperire risorse per avviare un piano pubblico d’investimenti per lo sviluppo e per il lavoro cui agganciare una ripresa veloce dell’iniziativa privata. Se s’attendono risultati, tutt’altro che scontati, da liberalizzazioni e privatizzazioni ,beh allora ,campa cavallo. Mi sa che muore prima ..il cavallo.

L’urgenza è reperire risorse pubbliche per un piano straordinario (STATALE) di crescita economica e di sostegno all’occupazione.
Invece si apre il capitolo(o il vaso di Pandora) della Grande Riforma del mercato del lavoro come fosse la priorità assoluta in tempi di acuta recessione.

E tutto ruota, come al solito, attorno all’idea di abbassare la soglia già bassa dei diritti.

Ho letto tutta la varietà di proposte (ben tre nel PD) le quali, più o meno tutte, muovono da difetti strutturali reali.

Solo che nell’attuale contingenza di bilancio, la cui durata si misura in anni, come la recessione inaugurata nell’ultimo trimestre dell’anno scorso, anche le(eventuali) buone intenzioni son destinate, inevitabilmente, alle proverbiali fosse.

Data la complessità di una materia che non ho mai maneggiato granché bene, posso sbagliare.
Tuttavia mi sembra che , per dritto o per rovescio, si punti ad ottenere sempre lo stesso obiettivo: mano libera alle imprese per (illusoriamente) farle divenire competitive grazie a salari di fame e precarietà garantita(equamente) per tutti con una riforma degli ammortizzatori sociali che diverranno universalmente tanto esigui da non ammortizzare un bel nulla per nessuno.

Spalmare la miseria sociale attuale e futura e travestirla da equità.

Non per caso son professori, banchieri e manager.
Gente che ha robusti studi alle spalle, e immaginazione e tanta creatività.
Doti assolutamente necessarie per imbesuire con sofisticati tecnicismi anche i più scaltri cultori della materia.
Capace che s’inventano un reddito minimo da clochard facendolo apparire, sulle prime, come un grande progresso.
Poco o nulla, ma per tutti.
Sobriamente.

E’ un’altra variante della biopolitica (la definizione non è mia) basata sul ciclo di vita e inaugurata con la pressoché totale liquidazione della previdenza pubblica: uomo, ovvero donna, campi di più?
Beh allora stai punito/a.
Sulla carta lavori fino a 70 anni, ma dato che ti licenzieranno assai prima noi ti accompagniamo da un posto di lavoro ad un altro. Intanto avrai diritto a pochi euro e qualche cent per cercar di sopravvivere, in attesa di un salario assai più basso per un lavoro ancor più dequalificato.
Se poi sei restio a farti accompagnare, a calci in culo, verso il peggio rimangono pur sempre cartoni e lattine da raccogliere sulle pubbliche vie in omaggio alla raccolta differenziata e al benessere ambientale.

Tranquilli.
Laddove fallisce la flexsecurity subentra la green economy.

Non per caso questo è un governo che parla inglese.