Super Mario 2

Monti a Le Figaro esalta la “flemma britannica” con la quale gli italiani hanno trangugiato la sua manovra con lo spumante di capodanno.
In più rassicura sulla stabilità politica anche in vista dei prossimi vertici dell’eurogruppo e del Consiglio europeo di fine gennaio, dove Super Mario s’appresta a cantarle chiare ai crucchi dopo aver concordato con i francesi e tenuto buoni i britannici.
Elezioni prima della scadenza?
“Non sono sicuro che i partiti prenderebbero tale decisione a cuor leggero davanti all’elettorato”.
In italiano corrente : continuo a tenervi per le palle e ogni tanto vi somministro una leggera strizzatina, giusto per rammentarvi il lancinante dolore che vi posso procurare.

Solo che il problema di Monti, oltre all’evoluzione(?) del quadro politico europeo non sono i partiti ma i mercati e gli operatori finanziari che colgono bene il rischio di una spirale recessiva in grado di vanificare qualsiasi manovra che non sia basata su di un’imponente e subitanea redistribuzione della ricchezza , sola via per rispondere ad un ciclo economico caratterizzato da una drastica caduta della domanda.

Patrimoniale robusta sui grandi patrimoni,(sennò è inutile andare una tantum a Cortina), tagli drastici alla miriade di posti e posticini , alcune centinaia di migliaia ruotanti intorno alla burocrazia statale e parastatale ormai largamente emancipata dalla politica , (altro che stipendi dei parlamentari) con in più un corposo taglio alla spesa in gran parte inutile e largamente parassitaria per la difesa. E qui, in attesa di un altro caso Antelope Cobbler (vedi alla voce scandalo Lockeed 1976 quando l’azienda statunitense ammise d’aver pagato fior di tangenti per la vendita in diversi paesi europei dei propri aerei Hercules C-130) c’è solo da sperare che il ministro della difesa ,essendo nominalmente un marinaio, s’accorga che l’esercito attuale ha un numero di effettivi almeno doppio di ciò che serve alla difesa nazionale e anche di ciò che può esser impiegato nelle guerre della Nato e degli USA comunemente e fraudolentemente denominate “missioni di pace”.

In ogni caso solo con un approccio , frontale imposto dall’emergenza nazionale, si potrebbero reperire risorse per avviare un piano pubblico d’investimenti per lo sviluppo e per il lavoro cui agganciare una ripresa veloce dell’iniziativa privata. Se s’attendono risultati, tutt’altro che scontati, da liberalizzazioni e privatizzazioni ,beh allora ,campa cavallo. Mi sa che muore prima ..il cavallo.

L’urgenza è reperire risorse pubbliche per un piano straordinario (STATALE) di crescita economica e di sostegno all’occupazione.
Invece si apre il capitolo(o il vaso di Pandora) della Grande Riforma del mercato del lavoro come fosse la priorità assoluta in tempi di acuta recessione.

E tutto ruota, come al solito, attorno all’idea di abbassare la soglia già bassa dei diritti.

Ho letto tutta la varietà di proposte (ben tre nel PD) le quali, più o meno tutte, muovono da difetti strutturali reali.

Solo che nell’attuale contingenza di bilancio, la cui durata si misura in anni, come la recessione inaugurata nell’ultimo trimestre dell’anno scorso, anche le(eventuali) buone intenzioni son destinate, inevitabilmente, alle proverbiali fosse.

Data la complessità di una materia che non ho mai maneggiato granché bene, posso sbagliare.
Tuttavia mi sembra che , per dritto o per rovescio, si punti ad ottenere sempre lo stesso obiettivo: mano libera alle imprese per (illusoriamente) farle divenire competitive grazie a salari di fame e precarietà garantita(equamente) per tutti con una riforma degli ammortizzatori sociali che diverranno universalmente tanto esigui da non ammortizzare un bel nulla per nessuno.

Spalmare la miseria sociale attuale e futura e travestirla da equità.

Non per caso son professori, banchieri e manager.
Gente che ha robusti studi alle spalle, e immaginazione e tanta creatività.
Doti assolutamente necessarie per imbesuire con sofisticati tecnicismi anche i più scaltri cultori della materia.
Capace che s’inventano un reddito minimo da clochard facendolo apparire, sulle prime, come un grande progresso.
Poco o nulla, ma per tutti.
Sobriamente.

E’ un’altra variante della biopolitica (la definizione non è mia) basata sul ciclo di vita e inaugurata con la pressoché totale liquidazione della previdenza pubblica: uomo, ovvero donna, campi di più?
Beh allora stai punito/a.
Sulla carta lavori fino a 70 anni, ma dato che ti licenzieranno assai prima noi ti accompagniamo da un posto di lavoro ad un altro. Intanto avrai diritto a pochi euro e qualche cent per cercar di sopravvivere, in attesa di un salario assai più basso per un lavoro ancor più dequalificato.
Se poi sei restio a farti accompagnare, a calci in culo, verso il peggio rimangono pur sempre cartoni e lattine da raccogliere sulle pubbliche vie in omaggio alla raccolta differenziata e al benessere ambientale.

Tranquilli.
Laddove fallisce la flexsecurity subentra la green economy.

Non per caso questo è un governo che parla inglese.

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35 Risposte to “Super Mario 2”

  1. umberto.mazzone Says:

    Caro Mauro, credo che l’ottimo ammiraglio, oggi ministro, con molta difficoltà vorrà rinunciare agli aerei (gli F35 a decollo verticale) che gli servono per armare una delle opere più care e inutili della storia italiana, ovvero la portaerei Cavour. Cosa ce ne facciamo del gingillo? Anche i russi, che seppure malmessi sono pur sempre una potenza di rango un po’ superiore al nostro, vendono portaerei oramai su e-bay, per non dire degli inglesi che un tempo dominavano i mari.
    Dici bene dell’ ipertrofia dell’ apparato militare (non solo esercito) ma il problema non è l’ingresso, oramai rigidamente contingentato (con la creazione di un preoccupante precariato militare), ma l’uscita. L’eccesso sono ufficiali e sottufficiali. tutti in servizio permanente. Che fai? Anche il trasferimento ad altra amministrazione (pur problematica) è solo una partita di giro: cessa di pagare gli stipendi la difesa, ma questi passano però alla cassa del ministero X o dell’ ente Y. E con quali risultati poi?
    Per il resto: buon anno
    UM

  2. mauro zani Says:

    E’ vero Umberto. Ufficiali e sottoufficiali in eccesso. Ma il tema va affrontato. Altre amministrazioni , certo non risolvono il problema dei costi ma almeno potrebbero impiegare in altro più produttivo modo risorse umane.
    PS. Naturalmente non considero ottimo, l’ammiraglio in questione.Direi che è stata una delle scelte peggiori in assoluto del governo Monti. Metter la volpe a guardia del pollaio…..? beh ,quasi.
    Anche a te buon anno.

  3. roberto Says:

    La butto la’ tanto la mia reputazione è già stata compromessa dal sig. Gino (e dire che una Prinz verde, negli anni settanta l’ho avuta davvero, con la lamiera del serbatoio arrugginita oltre il livello delle 500 lire di benzina, metà normale e metà super).

    Come paese abbiamo perso rilevanza industriale in tutti i settori tecnologici, l’ultimo l’auto.

    C’è rimasta l’industria militare, con una punta di diamante come Agusta, da cui proviene l’attuale AD di Finmeccanica.
    L’operazione dei caccia (che vengono assemblati in Italia) potrebbe portare per l’ala fissa ai risultati ottenuti con gli elicotteri.

    Mi pare che le operazioni che stanno interessando Alenia vadano in questa direzione (altro che il polo aeronautico pugliese caro a Vendola e carissimo per i contribuenti. I luoghi in cui si possono fare cose serie per l’areonautica sono la Lombardia, il Piemonte e la Campania).

    Mauro potrebbe chiedere cosa ne pensa all’ex senatore Forcieri, che si è sempre occupato di cose militari, e nelle ultime elezioni è stato spiazzato dal collegio di La Spezia dalla bella Giovanna Melandri.
    Tanto per dire che del Porcellum hanno approfittato tutti. Anche i bolognesi hanno pagato il tributo alla Finocchiaro, che aveva bisogno di un paracadute visto che in sicilia dove era candidata non la conosceva nessuno.
    Come si fa a continuare a votare gente così? ricordo a tutti il comportamento di Jospin in Francia: altro che qualunquismo!

  4. mauro zani Says:

    Non son in grado d’entrare nel merito ,Roberto. Da quello che so , l’Alenia dovrebbe solo occuparsi dell’ala sinistra(?) di un caccia che negli USA viene considerato ancora difettoso. So anche che almeno duecento milioni di euro verrebbe a costare la manuntenzione annuale del velivolo in questione, la quale si dovrebbe svolgere negli USA. E so (questo per certo) che a noi non servono affatto oltre 130 aerei di quel tipo, concepiti esclusivamente per l’attacco, anche nucleare, nelle guerre decise (ovviamente) dagli USA.
    Insomma la politica industriale si può fare in molti modi e, anche nell’areonautica, con molti e diversi prodotti.
    E, infine so che rinunciare a quella commessa sarebbe semplicemente saggio, in termini di risorse da risparmiare nel momento in cui stiamo andando a fondo e dovremo dar (letteralmente ) da mangiare ad una intera massa di indigenti.Proprio oggi lo spread è arrivato a 525. In pochi mesi si decide del destino di un grande paese come l’Italia.

  5. agostino Says:

    Crescita e liberalizzazioni/privatizzazioni.
    Non dico che liberalizzazioni e privatizzazioni, in rapporto alla crescita, servano come il due di coppe quando briscola è danari; ma almeno come il fante di briscola penso di sì: carta importante ma non sufficiente per vincere la briscola.
    Monti non ha ancora scoperto le carte (del piano per la crescita) e dunque, allo stato, qualsiasi commento è prematuro. Staremo a vedere.
    Certo è che senza l’asso rappresentato da un corposo intervento pubblico (italiano/europeo) ben difficilmente si riuscirà a vincere la partita della crescita. Una partita importante e strettamente connessa a quella ancora più impegnativa che riguarda le sorti del Paese. E’ vero “in pochi mesi si decide del destino di un grande paese come l’Italia”.

    @roberto
    Il paracadute è stato ampiamente utilizzato anche prima del porcellum. Ti prego di credermi. Solo che, allora, non ho udito cori di protesta.

  6. mauro zani Says:

    Confermo. Il paracadute è stato sempre usato. Solo che con i collegi uninominali andava usato con cautela, parsimonia e buon senso.

  7. mauro zani Says:

    Confermo. Il paracadute è stato sempre usato. Solo che con i collegi uninominali andava usato con cautela, parsimonia e buon senso.

    Secondo sto stupido programma questo commento l’avrei già fatto ,identico altre volte.
    PS. Aggiungo questo commento al commento per vedere se me lo prende.

  8. mauro zani Says:

    L’ha preso l’idiota!

  9. agostino Says:

    “In pochi mesi si decide il destino di un grande paese come l’Italia” E’ questa una consapevolezza ampiamente diffusa tra i cittadini, I partiti lo sanno ed è questa consapevolezza a condizionarne i comportamenti. Chi si assumesse la responsabilità di fare cadere il governo in carica ne subirebbe una pesante ricaduta elettorale.
    E’ vero. Prima il paracadute veniva usato con più parsimonia.

  10. Andrea Says:

    “L’ha preso l’idiota!”
    Sopravvissuto ad una raffica di Sten in una mia vita precedente e a ottantacinque euro di multa per aver transitato in questa vita, senza accorgermene, lungo Via Berlinguer l’ultimo giorno dell’anno appena trascorso, rendo omaggio all’invettiva e la volgo al femminile, fantasticando Mauro in divisa da pullismano dietro la telecamera RITA. Non transiterò più. L’ho interpretata la faccenda…
    Auguri di buon anno.

  11. mauro zani Says:

    Boh!
    Da queste parti l’accesso non è mai stato sorvegliato. Nè lo sarà in futuro.
    Comunque non è obbligatorio transitarvi.

    Quaisasi via si voglia percorrere in futuro: auguri

  12. roberto Says:

    A proposito di paracaduti (e altro), tutto è già stato fatto.
    Ultimamente però si è generalmente perso il senso della misura e della vegogna.
    Ad esempio il bluff mediatico di Cortina è certamente avvenuto con il consenso del Direttore dell’Agenzia delle entrate, che vi ha ricavato un suo spazio mediatico (che senso ha ad es. dire che i suv sono intestati a società in perdita?).
    Befera era al suo posto anche ai tempi del governo Berlusconi e teneva i suoi impiegati a temperare le matite.
    Altro bell’esempio sul modo di interpretare il proprio ruolo secondo la propria convenienza. Credo che la remunerazione del suddetto raddoppi l’appannaggio dei parlamentari.

  13. roberto Says:

    @ Agostino.
    Ho qualche perplessità a ritenere che i partiti che sostengono Monti siano condizionati nei loro comportamenti dalla eventualità di una pesante ricaduta elettorale.
    Guarda cosa è successo alla sinistra, che non ha perso i contributi elettorali ma non ha più esponenti in parlamento.
    Almeno per ora: il fagiolino Bertinotti, come le lumache nel secchio, sta ritirando fuori i cornini in modo argomentato e pensoso

  14. agostino Says:

    @ Roberto
    Circa le “argomentate e pensose” riflessioni di Bertinotti non so dire.
    So che scriveva su una rivista, non ricordo se bimensile o trimestrale. Non avendo avuto occasione, negli ultimi tempi, di leggere qualche suo saggio, non sono aggiornato.
    Mi hai incuriosito e proverò a rintracciare le recenti produzioni saggistiche del nostro.
    Quanto, poi, all’atteggiamento delle forze politiche che sostengono il governo ribadisco che (per usare la colorita ma efficace espressione usata da Mauro) a “tenere per le palle” i partiti non sia tanto Monti ma la consapevolezza che quel partito che si assumesse la responsabilità di fare cadere il governo sarebbe condannato ad una pesante sconfitta.

  15. roberto Says:

    Punti di vista: le camere sono costituite dagli stessi che l’anno scorso hanno sospeso i lavori per tre settimane dando tempo a Berlusconi di perfezionare gli accordi con i vari Razzi & Scilipoti…

    L’eventuale risultato elettorale dipenderà poi in larga misura da cosa succederà dopo una eventuale caduta di Monti, che mi pare stia molto attento a non tirare troppo la corda a destra.

    Quanto a Bertinotti, non mi riferivo a quanto scrive su riviste che in pochi leggono e chissà chi finanzia, ma alle interviste sui giornali, rotocalchi e televisioni.

    E intanto a Bologna si discute se dare la cittadinanza onoraria alla Cancellieri.

  16. agostino Says:

    @Roberto
    dopo l’eventuale caduta di Monti si andrebbe al voto. Cos’altro vuoi che succeda.

  17. Gianni Says:

    il punto è sempre quello posto da Mauro alla fine del post precedente e lasciato cadere, caro agostino:

    ZANI 5 01 2012 ……anch’io non ritengo, ormai più, realistico il progetto di un PD capace di includere forze di sinistra o anche solo persone, come me. Indico non a caso un’ ipotesi neodemocristiana. Semplificando. Insomma un partito dei moderati cui tira la volata il governo Monti ,sostenuto da Scalfari, De Benedetti, Della Valle, (adesso s’aggiunge anche Montezemolo) . Insomma il partito che piace a te e anche a Napolitano, probabilmente a Casini.
    Niente di male. Ma niente a che vedere con la sinistra.
    Quelli come me smetteranno di andare a votare.
    Credo siano molti. Ma non importa .
    Forse che in America vota la maggioranza?

    Mauro eccezzionale come al solito, agostino il PD ha trenta posizioni sul mercato del lavoro e art. 18 tant’è che adesso convoca il FORUM….mi viene in mente, quando un tempo non si trovava la “sintesi” si formava una commissione…………
    ma che cacchio conta? Il Gov Monti andrà avanti e il PD voterà impiccato alle “strategie di lungo respiro” con la bombola ad ossigeno………. ma per favore! Basta!
    Ma perché accanirsi sull’art. 18, qui occorre lavoro non licenziamenti e dove cacchio sono le misure contro la disoccupazione??? In cambio cosa offrono? assegni di disoccupazione da fame??
    E non ditemi che è inevitabile! Lo è perché stì “ex miglioristi, riformisti” Nap compreso (Giovanni:il ronzinante di turno) non sono di e la sinistra, anzi come dice Mauro……….

  18. mariangiola Says:

    Post quasi del tutto assolutamente condivisibile.

    Ma mi pare che al Monti degli ultimi due giorni vada lasciato un certo margine di ‘beneficio del dubbio’: all’apparenza, ‘sembra’ voler emanciparsi dal totale appecoramento che sinora ha condotto il suo esecutivo a dar seguito ai celebri 39 punti, che rispondevano non a Monti, ma a Berlusconi, senza nemmeno ventilare la possibilità di ridiscuterne alcuno…

    Può darsi che non bluffi – può darsi che ci sia un senso, nel fatto che ciò accada alla vigilia della ‘inderogabile’ riforma ‘strutturale’ sul lavoro… può anche darsi di no. Anche questo, vedremo in breve se è più o meno un teatrino, a beneficio delle prossime performances di Crozza…

    Vero è che – inoltre – la situazione è mutata (lo fa continuamente e rapidamente), e che ora la ‘spirale recessiva’ comincia a turbinare, anche se per il momento non troppo vicina, anche nei cieli grigio-ferro della potente Germania… per non parlare di quelli cupi dell’Ungheria…

    ‘Anche’ questo può essere il motivo (un motivo di contesto) dello ‘scatto d’orgoglio’ del nostro, ma è troppo presto e siamo (non casualmente ) troppo disinformati per giudicare – dunque, la supposizione – ogni, supposizione – è legittima…

    Per quanto, chi subisce già gli assaggi della biopolitica descritta pagando varie volte (quasi fosse per dolo e per colpa) il proprio malcerto stato di salute, sia scarsamente propenso alla ‘speranza’ terrena (che tradotto vuol dire: a fidarsi di questi qua). Ho resistito a fatica all’impulso di commentare l’ultimo (delirante) appello di Spinelli, che è arrivata a teorizzare evangelicamente la necessità del ‘dolore’ come catarsi collettiva di un popolo che, evidentemente, essa giudica popolo di colpevoli, dall’alto di non si sa quale pulpito e ai confini con la bestemmia, avventurandosi sempre più pericolosamente sulla strada del nominare il nome di Dio invano, e forzando la propria dotta ermeneutica a ricoprire di questo ‘vano’ salvacondotto il ‘troppo umano’ della miseria della politica – o, in omaggio al vecchio Marx, della politica della miseria.
    Anche sul cancello di Buchenwald si leggeva la scritta “Jedem das Sein”, a ciascuno il suo.

    Sull’evocata (giustamente) funzione ecologica dell’anziano, devo segnalare un’imprecisione: effettivamente ridotto a raccogliere lattine e altra minuteria metallica, e sino a tempi recenti a farci pure giornata, da qualche tempo l’anziano povero è in diretta concorrenza con la c.d. ‘politica ecologica’ ufficiale – e per la sua opera di recupero spontaneo, europeisticamente ipernormata, si trova ora a dover pagare, anche penalmente. Un sotto-mondo dotato di una sua sotto-economia, rapidamente distrutto, in nome di un ‘ambiente’ che è tale solo se c’è qualche giro di soldi…

    Così arriviamo alle grandi opere annunciate, ed all’univocità del loro ‘verso’: mentre si annunciano e si cerca di escogitarne la natura, i disastri idrogeologici di Genova e della Liguria continuano a trovare postume e colpevole riparazione niente di meno che attraverso le accise sui carburanti…

    Così, avremo altre grandi opere che si scrollano dal groppone della loro instabilità ignorata interi paesi, come a Ripoli; e il fatto che la soluzione indicata sia evacuare i paesi in questione, lasciando i tunnel liberi di disassarsi sotto le file di TIR in qualunque momento in corso d’esercizio, mi pare molto poco rassicurante…

  19. Roberto Says:

    @ Agostino
    Non sono stato sufficientemente chiaro: intendevo dire che i risultati del voto conseguente ad una eventuale caduta del governo Monti potrebbero non essere catastrofici per le forze politiche responsabili della caduta se non si verificasse, in seguito a questo, lo sfracello che tutti prevedono.

    L’argomentazione di Zani, ribadita qui da Gianni, resta comunque il nocciolo della questione.

  20. agostino Says:

    @ Gianni e Roberto
    Se ho lasciato cadere il punto sulla deriva moderata del PD è per la convinzione che una interlocuzione protratta a lungo a commento di un post finisca per essere noiosa. Converrete che nel post precedente ho commentato sin troppo.
    Sono certo che non mancheranno occasioni per tornare sull’argomento.
    @ Mauro
    CONSULENZA TECNICA – Se non ricordo male in un post di qualche mese fa hai commentato il libro di Bettini. Mi puoi dare i riferimenti? Grazie

  21. Roberto Says:

    Qualcuno ha capito tutto.
    Dal Corriere di oggi (cronaca di Bologna)

    Ma prolifera l’«esercito» di aiutanti e portaborse
    Un tesoretto di 21.209 euro al mese. Se lo gode ogni parlamentare europeo per pagare assistenti in servizio a Strasburgo o nel Paese d’origine. Il regolamento li chiama collaboratori, la vulgata li definisce portaborse. Per pagarli, i denari arrivano dalla casse della Comunità europea e si aggiungono all’indennità mensile (6.200 euro), le indennità per le spese generali (4.299 euro al mese), il rimborso delle spese di viaggio, la diaria (152) e tutti gli altri benefit. Gli oltre 20.000 euro di cui sopra servono solo per pagare lo staff.
    Ogni mese spetta al «terzo erogatore» (solitamente un commercialista) fare il rendiconto delle spese. Se c’è un risparmio i denari tornano nelle casse della Commissione. Per questo motivo l’onorevole è spinto a spendere tutto. Il regolamento dice solo che gli assistenti stanziati a Bruxelles possono essere al massimo tre e valere il 75% delle spese. Il resto va a quelli che stanno a casa.
    Una bella cifra che ha il sapore di una sorta di reddito di minino di cittadinanza (con fondi europei) per i politici trombati. E a scorrere la lista degli assistenti degli europarlamentari bolognesi si nota qualche sorpresa.
    Nella truppa dei collaboratori di Salvatore Caronna, per esempio, ha trovato spazio anche il compagno di partito ed ex assessore all’Urbanistica e Sport dell’epoca Delbono, Maurizio Degli Esposti. A lui, rimasto a spasso dopo lo tsunami del Cinzia-gate, fino a poco tempo lo stipendio lo pagava il partito di cui era dirigente.
    Adesso, entrato a far parte della truppa caronniana, ci pensa la Comunità Europea. Ora la maggiore occupazione dell’ex assessore che vive a Bologna è promuovere la fondazione dell’europarlamentare che nel prossimo mese ha in programma una serie di iniziative in città. Resta il dubbio di un dipendente di fatto della fondazione che viene pagato con i denari europei.
    Tiziano Motti dell’Udc, invece, ha scelto di portare a Bruxelles Benedetta Buttiglione, la figlia del Rocco presidente del partito casianiano che nel 2004 fu trombato per la nomina a commissario europeo alla Giustizia. In tutto i componenti dello staff del pomatato parlamentare originario di Reggio Emila sono appena due.
    Vittorio Prodi, invece, con i collaboratori arriva a fare quasi una squadra di calcio: ne ha sette. Per il sito Votewatch, invece, gli assistenti del fratello dell’ex premier sono otto. Una bella infornata tenuto conto che quasi tutti i parlamentari europei hanno tre collaboratori. Prodi, ex presidente della Provincia, non ha resistito alla tentazione di portare a Bruxelles la sua portavoce all’epoca di Palazzo Malvezzi.
    Sergio Cofferati, invece, di assistenti ne ha tre. Quella che è stipendiata per restare a Genova si chiama Michela Tassistro. Un’ex consigliera comunale del Pd, ça va sans dire.

  22. agostino Says:

    @ Roberto
    E allora? Non conosco diverse persone citate. Conosco Degli Esposti e lo ritengo una persona seria. Non vedo perchè non possa a pieno titolo fare parte dello staff di Caronna. Non sarà perchè ha il torto di essre stato un funzionario del PCI?

  23. mariangiola Says:

    Bravo Agostino!

    Questa recriminazione continua e incrementale sulla c.d. ‘casta’ somiglia sempre di più al proverbiale specchio per grasse allodole/allocche, che devia l’attenzione pubblica, la ‘dòxa’ o ‘chiacchiera’ che dir si voglia, su un falso bersaglio, evidentemente per occultare/allontanare quelli veri.

    O, all’estremo opposto, bersaglio meno falso per riccastri invidiosi in malafede, che allocchi o allodole di sicuro non sono, e anzi spesso abitano il proverbiale ‘nido del cuculo’…

  24. mauro zani Says:

    @Mariangiola.
    In effetti c’è un margine d’incertezza/dubbio positivo/ aspettativa residua anche in me per ciò che attiene alla politica europea di Monti. Ho, non a caso, preannunciato un post ulteriore sulla vicenda europea. Aspetto ancora perchè la carenza d’informazioni attendibili è troppo elevata.
    Del resto che Monti ,fin dall’inizio abbia gettato la carcassa dei pensionati e dei pensionandi sul tavolo della “pace” per rendere più malleabile la Germania l’avevo segnalato, e resta evidente. Così com’è evidente per chi voglia ragionare appena un pochino che si poteva ottenere lo stesso , eventuale risultato, con appena qualche brano di pelle del 10% più ricco della popolazione italiana.Questo per me è un punto che ha addirittura un rilievo morale.
    Può anche darsi che esistano carte coperte nel “dibattito” europeo. E’ da auspicare che ci siano.Per il momento Monti mi sembra puntare ad un risultato minimo, step, by step. Allentare la morsa sulla valutazione del rapporto debito/pil facendo rientrare in campo il Regno Unito anche se in termini generali, di presenza.Insomma, allungare il brodo più che altro. Non basterà a mio avviso. Il rischio ormai molto concreto è che una politica europeista vecchia maniera non sia più sufficiente. La recessione è ormai certa, in Italia e in Europa e gli USA possono decidere di stare a guardare dando per scontato un lento declino. A quel punto a noi italiani resterà, ben che vada, da amministrare , al margine dei processi economici e geopolitici in atto, una posizione da parente povero e malato.Comunque capiremo tutto (o quasi) dopo lo svolgimento del Consiglio europeo.

  25. mauro zani Says:

    @Agostino. Il libro di Bettini è passato come acqua sul marmo.
    I riferimenti li trovi nel post. Adesso non ricordo neppure il titolo. In sostanza aveva attirato il mio interesse poichè postulava la necessità di una ripartenza nel progetto del PD. Più o meno le cose (contenuti a parte) che andavo dicendo anch’io sull’inclusione di molte e diverse forze in un nuovo progetto politico. Ma insomma nessuno se l’è filato.

  26. roberto Says:

    La cosa incredibile per me è la coazione a ripescare sempre nello stesso calderone: un sindacalista che diventa parlamentare o sindaco, un funzionario di partito messo in carico ai tax payer, un ex ministro in età avanzata al parlamento europeo, un sindaco (o candidato sindaco) che teme di fallire l’elezione in parlamento o in regione.
    E non parlo di soggetti che hanno ben meritato, quelli anzi sarebbero da tenere stretti.
    Qualsiasi organizzazione con questo tipo di reclutamento è destinata al fallimento.

  27. Gino Says:

    Ciò che è veramente incredibile, signor Roberto, è la sua ostinazione a proporre una critica della politica dalla sponda di una sedicente razionalità economico-manageriale. In realtà ciò che denuncia come scandalo nella politica è la regola nel management economico-finanziario, almeno dal momento in cui è finito al museo il capitalismo dei capitani d’impresa con i suoi cascami calvinisti. Una ostinazione che nel suo caso supera peraltro ogni record del ridicolo quando prende a misura-tipo il povero signor Degli Esposti: l’ultimo dei chierici comunisti coi piedi scalzi in circolazione, uomo di specchiata modestia e moralità, quanto sfortunato, specie ormai così rara per la quale varrebbe la pena di chiamare in campo il wwf. Tornando al tema c’è una evidente continuità di forme nelle più recenti evoluzioni dei partiti-statalizzati e del capitalismo finanziarizzato. La novità cui stiamo assistendo è semmai una qualche tendenza dei ceti economici a prendere il posto del ceto politico, laddove sino ad ora, pur nella contiguità e nella similarità vigeva ancora una distinzione di ruoli. Su questo il signor Zani ha ragione da vendere. Non stupisce in questo quadro che lei ci inviti a condividere le bolle del Corriere della sera, la testata che piu’ sta spingendo in questa interessata direzione.

  28. roberto Says:

    Gentile sig. Gino, consumando un’abilità che le è propria attribuisce a me illazioni che sono solo sue.
    Non pensavo certamente a Degli Esposti, che non conosco, mi venivano però in mente Cofferati, Berlinguer, Prodi Vittorio, Bartolini Silvia, Vitali Walter, e perchè no, De Maria per il quale è stata una posizione organizzativa nuova ed evanescente.
    Se poi intende affermare che la classe imprenditoriale italiana è pericolosamente contigua e simile alla classe politica non posso che concordare, e il declino economico a cui assistiamo da anni ne è la prova.
    La inviterei inoltre a valutare con criteri diversi economia (produzione di beni e servizi) e finanza che troppo spesso, anzichè essere di supporto allo sviluppo, ha sostenuto bolle e creato sfracelli in un “gioco” che è sempre a somma zero.

  29. Giovanni Says:

    Lo sputtanamento dei “rappresentanti del popolo”é certamente una delle arrmi più popolari di cui dispone la nostra democrazia regressiva.V’é però da dire che l’autosputtanamento del ceto politico é il miglior combustibile di cui si alimenta la democrazia regressiva
    E’ un pò come la storia dell’uovo e della gallina

  30. agostino Says:

    @ Roberto, Giovanni ecc…………………………………………………….Alle volte è più saggio non replicare. Tanto a che serve. Posso, però, dire che tristezza. Nella polemica anti casta arrivate dopo la puzza. Mi limito a segnalare, come dato oggetttivo, che prima di voi ci sono, a pieno titolo, Libero e Il Giornale. Ottima compagmia. Un po’ di discernimento non credete sia opportuno?

  31. mauro zani Says:

    Sulla “casta” segnalo un’indagine dell’Eurispes sul sito dell’associazione ex parlamentari.

  32. Gino Says:

    Egregio signor Roberto la classe imprenditoriale italiana non e’ mai esistita come tale, cioe’ come classe (in se’ e per se’). A parte il mondo contadino, e poi quello operaio che ne e’ derivato, l’Italia, la cui rivoluzione nazionale/industriale e’ stata tardiva e largamente imperfetta, e’ un paese di ceti, largamente intessuti con la politica. In realta’ fra tutti i ceti quello politico e’ quello che piu’ si e’ aperto, allargandosi. Proprio per questo, e al fondo per la misura crescente della sua partecipazione al surplus, ha finito per suscitare l’ostracismo degli altri ceti concorrenti. L’invenzione della ‘casta’ da parte dei due noti paraculi e’ un delitto analitico prima ancora che ideologico. Weber alla mano, Il ceto politico e’ quanto di piu’ lontano si possa immaginare rispetto alla casta. La cd. seconda repubblica, apertasi con l’irruzione della lega, di Forza Italia e di An (con la promozione politica dei piccoli ceti medi delle periferie, dei venditori aziendali e dei parvenu maledetti del Secolo d’Italia) e conclusasi con l’insorgenza del Pd e delle sue giovani classi medie intellettualizzate, ha coinciso con una circolazione di classi politiche quale mai si era vista nella storia nazionale. Potessi usare le categorie del vilipeso (ma da me amato) Sorokin, direi che quella che e’ in corso e’, per buona misura, la reazione a questa rivoluzione dal basso avvenuta nella circolazione dei ceti.

  33. Giovanni Says:

    Le classi medie intellettualizzate(rectius,scolarizzate)del PD.
    Non vorrei sbagliare ma intravedo D’Alema e Veltroni e rispettivi epigoni.

  34. marco da bologna Says:

    Il miglior articolo di Gino !!!!Condivido pienamente l’immagine del pianeta Italia colta da Gino!!!!

  35. roberto Says:

    Gentile signor Gino, apprezzo la deriva accademica delle sue argomentazioni, sicuramente giuste.
    Resta il fatto che nel mio piccolo mi irrito scendendo dal treno e trovando il piazzale della Stazione identico a quando ero matricola (nemmeno un sottopasso!). Se guardo per terra resta la traccia del “percorso per ciechi” strologato da Vitali e pagato dai cittadini (circa 200 milioni del 2000), utilizzato solo per l’inaugurazione (i ciechi avrebbero dovuto andare dalla stazione all’Istituto Cavazza in Castiglione, avere bastone vibrante e soprattutto cuffia, perdendo così un altro senso).
    E mi arrabbio a vedere Borgo Masini, porta Europa e gli scempi urbanistici che si sono perpetrati anche altrove.
    E il CIVIS. A Lecce hanno inaugurato qualche giorno fa una circolare filoviaria con qualche strascico giudiziario e solo 4 anni di ritardo, da leccarsi i baffi pensando che sono tre linee per 26 chilometri e una spesa complessiva di 22 milioni di euro.

    E Cofferati, costretto da normativa nazionale a ridurre la retribuzione del Presidente di ATC che minacciava dimissioni e conseguenti sfracelli dell’azienda, che prontamente lo nomina nel CdA di Hera, reintegrando il maltolto. Quando poi il Commissario non cofermò il suddetto (no a doppi incarichi) lo stesso è rimasto al suo posto anche con introiti ridotti ma evidentemente per spirito di servizio, e forse per questo attaccamento ha la strenua difesa del nuovo Sindaco (“contro di lui una canea politica”).

    Lo stesso sindaco che protervamente vuole iniziare i lavori del People Mover, e che ha dato riprova della sua sagacia nella faccenda della cittadinanza onoraria alla Cancellieri, saggiamente declinata da quest’ultima che gli ha così tolto le castagne dal fuoco, confermandosi abilissima nei ritiri tardivi.

    Pescando a caso e disordinatamente tra quanto ha prodotto il partito a Bologna da Vitali in poi, per l’inadeguatezza delle persone che ne sono e ne sono state ai vertici, e che hanno sempre portato acqua elettorale al mulino dell’amministrazione. Con il sostegno delle classi medie intellettualizzate, giovani e meno giovani.

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