Fanti.

La prima volta che ho visto Guido Fanti era estate.
Sala Rossa di via Barberia. Campeggiava ancora, incisa su una stele di vetro l’ode al partito di Majakovskij: ”Il partito è un uragano di voci flebili e sottili e alle sue raffiche crollano i fortilizi del nemico….”.

Poesia che riassumeva bene ,così pensavo allora e anche adesso ,una delle caratteristiche del PCI emiliano. Disciplina, fedeltà, dedizione stalinista alla causa comune incarnata dalla militanza nel partito, perche l’uomo è facile preda quando è solo, ma “quando dentro il partito si uniscono i deboli di tutta la terra, arrenditi nemico, giaci e muori”.

Ma già il corso di quella riunione- cui ero invitato ad assistere senza diritto di parola in qualità di giovane studente – fece emergere tutt’altra anima del partito bolognese ed emiliano, proprio nelle parole di Fanti .

Parole come progetto, programmazione, governo dello sviluppo nel rapporto tra Comune di Bologna e politiche regionali.
Assistevo ad uno scontro tra Bologna e il resto del mondo e Fanti andò giù duro nel rivendicare scelte di governo locale che andavano prese ad esempio, senza mezze misure, in tutta la regione, la quale peraltro in quanto istituzione elettiva non esisteva ancora.

Metodo stalinista e sostanza socialdemocratica,pensai.

Rividi quell’uomo poco tempo dopo.
Ho rievocato con lui ancora di recente quell’episodio.

Aldini Valeriani alla prima occupazione.

Il sindaco Fanti grazie alla nostra insistenza di figiciotti veniva in visita per rendersi conto della situazione e anche (nelle nostre intenzioni) per darci una mano contro le sparute componenti estremiste del movimento.
Lo attesi davanti al portone d’ingresso per sconsigliarlo con brutalità eccessiva volta a superare la timidezza, dal “venire a fare il pompiere”.

Ma non ce n’era bisogno. Fece invece l’incendiario chiarendo che se noi incontravamo il sindaco era perché avevamo alzato la voce, ci eravamo fatti sentire.
Ed era così che bisognava fare per rivendicare i propri diritti.
Un diavolo d’uomo pensai, mentre concludeva tra gli applausi invitando a cercare lo “sbocco politico” alla nostra sacrosanta lotta.
“Ricordatevi ,dovete ottenere qualcosa, magari non tutto, come condizione per lo sviluppo del vostro movimento”.

Fantastico. La nostra egemonia di FGCI sul movimento era stabilita e l’accusa di “revisionismo” spuntata.
Fu così che superai di slancio , grazie a Fanti , le residue perplessità e m’iscrissi al PCI.

Molti anni più tardi mi scontrai duramente da segretario regionale del neonato PDS con Fanti allorché propose di costituire un gruppo politico unico in Regione all’insegna dell’Unità Socialista.

Lo attaccai duramente nelle conclusioni di un direttivo regionale. Tanto duramente che mi vennero ogni sorta di cattivi pensieri.
Lo scontro era stato così aspro che mi rimproverai per non aver tenuto conto che Fanti aveva avuto un infarto.
Rimuginai a lungo e poi mi decisi a chiamare Antonio La Forgia che aveva sempre mantenuto con Fanti un rapporto di amicizia .

-Come sta Guido?
-Sta benissimo mi ha detto che si è molto divertito….

Ah beh.
Così era la stoffa dell’uomo.
Ci voleva altro per impensierirlo. Altro diverso da me . Di sicuro.

L’ultima volta che ci siamo visti nella sua casa di via Zamboni aveva una gran voglia di parlare.
Aveva appena avuto un problema di cuore mentre era solo in casa.

-Ho chiamato Pinelli che m’ha detto di farmi ricoverare, ma sono solo andato per un controllo e poi son tornato.
Lo aveva accompagnato in auto Sergio Caserta che gli è stato molto vicino negli ultimi tempi. E da qui mi ha spiegato la “logistica” del suo infarto di tanti anni prima.

-Stavo per imbarcarmi a Bruxelles quando ho sentito come un pugno forte sul petto e un dolore acuto. Ho capito subito e allora mi son infilato nell’aereo per Roma e poi son andato dall’aeroporto direttamente all’ospedale.

Breve parentesi e poi abbiamo continuato a parlare della politica locale.

Voleva assolutamente che mi dessi da fare in qualche modo.
Ma questa è un’altra storia.

Guido non mollava , mai.
Non concepiva neppur l’idea di starsene inattivo.
E’ stato sulla breccia fino all’ultimo.

Ed è giusto e doveroso che oggi i giornali ricordino che quasi tutti i progetti innovativi che hanno costruito il mito di Bologna risalgono di fatto al suo impegno e alla sua intelligenza.

Ha fatto il sindaco per solo quattro anni, ma ha influenzato la vita di una città per i 30 anni successivi.

Fino a che è subentrata la decadenza.
Ma questa è ancora un’altra storia.

Mi mancherà.

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7 Risposte to “Fanti.”

  1. Sandra Lotti Says:

    Grande la fortuna per chi l’ha conosciuto, e ha visto la politica come passione e intelligenza, in grande equilibrio. Grazie Zani, hai detto tutto quello che si poteva dire e, come era sempre con lui, senza farsi mancare un sorriso

  2. Loris Marchesini Says:

    Mauro, grazie per questo tuo ricordo. Nella nostra triste epoca siamo in credito con la storia di uomini così. Non ci resta che andare avanti, aiutare il destino.

    Loris

  3. Lorenzo Cipriani Says:

    Caro Mauro, davvero grazie per questo tuo ricordo di Guido, un ricordo politico e intimo allo stesso tempo. Guido Fanti mi ha insegnato che la carta di identità non e’ sinonimo di freschezza di idee. Guardava oltre e avanti e non si faceva “fregare” dalle sterili polemiche che troppo spesso sono il pane quotidiano di una politica piccola piccola. Ha avuto ragione su tante cose, alla fine. Dagli retta, per una volta, datti da fare per la sinistra e per Bologna. Ne sentiamo il bisogno.

  4. silvia ferraro Says:

    Caro mauro, ricordo anch’io la poesia di Majakovskij e per una “giovine” sfrugugliata lottacontinuista, entrata per caso in via Barberia, fu come un colpo alla pancia e al cuore…. avevo trovato la casa da cui partire per portare nel mondo il vento della rivoluzione… nella casa c’erano uomini come Guido Fanti, donne come la Vittorina Del Monte, c’era la storia e il presente ,c’era la voglia di inventarsi il futuro, che non ho più ritrovato negli anni successivi, c’era il rovesciamento della prassi che usava il riformismo come grimaldello per modificare l’esistente, ed io faticavo, allora, a capire, ma stavo lì perchè percepivo in modo confuso che la forza, l’intelligenza e l’impegno di Fanti erano oltre….ed infatti avrebbe influenzato la vita di Bologna per i 30 anni successivi. Ed ora , che lui non c’è più mi sento sempre più sola .. Caro Mauro non possiamo permetterci di lasciare cadere il suo testimone, non possiamo…

  5. gianni guagliumi Says:

    Bel ricordo, veramente. Solitamente sono i personaggi giudicati “scomodi” a suscitare gli interrogativi più complessi e le riflessioni più profonde. Nel leggere la biografia di Fanti mi ha colpito molto il fatto che fosse stato il cardinale Lercaro a presentargli Kenzo Tange: quel suggerimento ha cambiato in maniera indelebile la fisionomia di Bologna.

  6. Sergio Caserta Says:

    grazie Mauro per il bel ritratto di Fanti ed anche per “l’attestato” personale, per me questi anni in cui ho avuto l’opportunità ed il piacere di frequentare Guido, sono stati un corso accelerato di apprendimento della storia di Bologna ed un “master” di politica nel senso più elevato del termine; è un amico che mi manca già moltissimo.

  7. roberto Says:

    Un po’ off topic, ma nemmeno tanto pensando alla “Bologna del fare” di cui Fanti è stato uno dei capostipiti.

    Consiglio a tutti la lettura dell’articolo UN TRENO PER L’AEROPORTO di Ivan Beltramba pubblicato su La Voce. info il 14.02.2012

    Un paragrafo è intitolato UN FALLIMENTO ANNUNCIATO

    http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002855-351.html

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