Archive for marzo 2012

art.18 e dintorni.

marzo 23, 2012

Fermo restando lo scenario europeo che ho descritto per sommi capi nell’ultimo post, avvalorato dagli andamenti di borsa e spread degli ultimi giorni, in Italia prosegue una rappresentazione a tratti surreale e tuttavia densa di implicazioni sul piano politico e sociale (come si diceva un tempo) culturale.

Ci sarà modo in seguito di esaminare nei grossi dettagli la sbandierata riforma del mercato del lavoro. Per il momento tutta l’attenzione è alla flessibilità in uscita. Rendere ancora più facili il licenziamenti tramite l’abrogazione sostanziale dell’Art18. In realtà come ognuno sa, in Italia per licenziare non c’è alcun bisogno di rimuovere quell’ostacolo.

Da qui il tratto surreale del confronto in atto.
Ma , per contro e come si sa, i simboli contano e possono influenzare un intero corso politico.

Se così non fosse non si capisce perché si è voluto strappare a viva forza il già rado scalpo dei pensionati quando non si è in grado di offrire un lavoro appena dopo i cinquant’anni.
La solita sbobba.
Si è continuato a cercare di introdurre una concorrenza al ribasso tra giovani e anziani in perfetta continuità con il Sacconi pensiero.
Con il chiaro obiettivo di fottere entrambi: giovani e vecchi.

Inutile nascondersi dietro giri di parole: anche stavolta il governo Monti si caratterizza ,tecnicamente, per la sua impronta sobriamente antioperaia.

Non si tratta di cattiveria. Solo di una politica super ideologizzata in linea con i desiderata , veri o presunti, dei mercati finanziari. Non conta il lavoro, né l’economia reale di cui il governo Monti ampiamente si disinteressa, contano i giudizi , e gli obiettivi di quei pochi grandi gruppi che dominano la finanza mondiale e che tengono in scacco l’Europa intera.

In tal contesto vanno analizzati i comportamenti dei vari attori che mettono in scena il teatro sull’art 18. (Magari, per chi l’ha visto, sulla scorta della godibilissima performance del giovanissimo Pierre Carniti ospitato l’altra sera da Gad Lerner).

1)Super Mario anzitutto.
Ha avuto la sua libbra di carne (vedi Mariangiola Gallingani su Quarantena New) da esibire nel suo importante viaggio “d’affari” , (pubblici naturalmente), in Asia.
Si perché Lui l’art. 18 l’ha tolto di mezzo.
Al momento.
I compiti a casa li ha svolti diligentemente e tempestivamente.
E’ tutto ciò che conta per un curatore fallimentare.

Come dite, il parlamento? Ah , quello viene dopo. Del resto in politica si può anche bluffare senza pagar eccessivo pegno. L’importante è l’esibizione di forza.

2) La CGIL.
Susanna Camusso ha cercato, verosimilmente, in quest’occasione di invertire la rotta per raggiungere un compromesso accettabile nel quadro di una ricostituita unità sindacale. Ha fatto il suo mestiere. E quando non s’è ottenuto l’obiettivo di una salvaguardia sostanziale di un diritto sancito nello statuto dei diritti dei lavoratori non ha esitato a proclamare una mobilitazione generale di lunga durata anche sulla base di una petizione popolare ( un pochino troppo nascosta nel sito della CGIL) i cui contenuti sono nettamente alternativi all’ideologia del governo Monti.
Alla fine di questa vicenda la CGIL risulterà probabilmente, assieme alla Fiom, se non proprio tra i vincitori , non certo tra gli isolati e perdenti, preventivati con grande miopia da Bonanni.
Quest’ultimo , non a caso, si è già messo a rincorrere quello che dovrà essere il compromesso parlamentare che smentirà (poco o tanto vedremo) la tattica della sua CISL.

Il PD.
Bersani, verosimilmente, (lo si ricava dall’insistenza sulla cosiddetta manutenzione) contava in un semplice ritocco sulla durata dei contenziosi giudiziari. E forse qualche assicurazione in tal senso l’aveva pur avuta. E invece no, gli han fatto lo scherzetto dell’abolizione della reintegra in conseguenza di licenziamenti per motivi economici (cioè tutti i licenziamenti).
E i giornali a titolare sullo schiaffo a Bersani.
E così Bersani le prende da Monti e anche dalla sua base inferocita e infine dalla concorrenza, in diverso modo agguerrita, sul fianco sinistro.

Ma è chiaro che non potrà finire così.
Monti, in concreto, può incassare alla fine solo un risultato parziale a valere intanto per il suo tour propagandistico.
La minestrina avvelenata preparata dalla cuoca Fornero , il PD non la può sorbire salvo morirne.
Né più né meno.
Dunque ci vuol qualcosa da spacciare, nel bene e nel male come “buon compromesso” da parte di ognuna delle parti in causa.

E’ ciò che avverrà.
Starà poi ad ognuno giudicare nel merito.
Avverrà comunque.
Perché, certo Bersani non può affondare il governo ,salvo smentire la scelta (sbagliata) di farlo nascere. Il suicidio non è previsto in politica, salvo rari casi.
D’altronde Monti senza il PD ,o anche solo con un PD imploso, va a casa .
E di corsa.
Mentre non ne ha nessuna voglia.
La missione internazionale che si è in parte intestata e che in parte ha ricevuto deve essere completata in bellezza.
E ciò non può avvenire,a prescindere dai voti parlamentari, senza il PD. La sua piena copertura.
Era solo necessario indebolirlo ancora un pochino.

D’accordo forse il più è fatto: poco lavoro, mal pagato e peggio trattato, pensioni simboliche solo per chi sopravvive fortunosamente agli acciacchi dell’età, liberalizzazioni burletta e niente riforme che invadano lo sterminato campo d’interesse/i dell’uomo più ricco d’Italia.
Ma, come dicevo la missione non è terminata. Resta ancora da “impiegare” al meglio il risparmio residuo degli italiani,per placare la fame atavica dei mercati e passare ad un’economia interamente basata sulla finanza.

A tal fine è cruciale una bella sforbiciata alla spesa pubblica. Che andrebbe pure bene.Se si traducesse in maggiore produttività. Salvo tener conto che in tutti questi anni le entrate fiscali dello Stato sono sempre state superiori alle uscite. Almeno in materia di spesa sociale. E scommetto che proprio qui,nel ventre molle, si continuerà a tagliare.

Ah , lo sviluppo dite?
In primo luogo da questa nuova flessibilità in entrata arriveranno fior d’investitori esteri. (Non credeteci è una balla e pure stupida).
In secondo luogo c’è sempre la (o il) Tav. Tanto deve bastare per il momento. Specie con il mercato dell’edilizia stagnante e per di più alle prese con l’IMU.
In una fase successiva, chissà, il capitale finanziario s’incaricherà, forse, di proporci tante belle idee da realizzare nei più svariati campi in Project Financing.
Tanto per comprarci a prezzi stracciati gli ultimi gioielli di famiglia.
Ma questo avverrà più avanti nel tempo.

Quando saremo declassati definitivamente al rango di paria dell’Europa.
Stremati da tanto riformismo.
Ma potremo consolarci.
Saremo pur sempre- se non altro per ragioni demografiche- un gradino (uno solo) più in alto nell’umido sottoscala che comprenderà stabilmente un bel gruppo di paesi dell’Europa.

Speriamo che Monti- magari nel frattempo insediato alla presidenza della Commissione europea- sia mosso ad umana , cattolica pietas verso quanti si son giovati, bon gré mal gré, delle sue amorevoli cure.
In fondo lo hanno(lo abbiamo) aiutato nel momento del bisogno.
O no?

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A rischio di ripetersi.

marzo 19, 2012

Per conto mio non c’è più molto da dire.

A rischio di ripetersi.
O d’infognarsi senza costrutto nel dibattito infarcito di opposte dottrine che continua ad imperversare.

Per l’Italia la situazione resta “complessa”.
Of course.
Aperta da esiti diversi.
Nell’ordine :
1)Siamo fuori dall’emergenza dopo che abbiamo buttato un buon terzo del paese(anziani e pensionati) dalla rupe Tarpea (Grecia docet).
2) Intanto si profila un “buon” compromesso sulla riforma del mercato del lavoro, fottendosene allegramente del semplice dato di fatto che è proprio il lavoro ciò che manca e che mancherà.
3) Contrordine, non siamo ancora fuori dal tunnel dato che (udite, udite) il debito pubblico aumenta e raggiunge il record storico mentre diminuisce lo spread.
4) Ergo adesso bisogna tagliare drasticamente la spesa.

Occhei. Tutto va, ineluttabilmente, nella direzione annunciata.

Se tagli drasticamente, in un modo o nell’altro, il reddito della maggioranza della popolazione il risultato non può che essere quello di una recessione permanente. Grazie alla quale il denominatore del tanto celebrato rapporto Debito/PIL non può che diminuire col risultato di innescare una spirale perversa che certo non sarà spezzata da robusti provvedimenti per la crescita che non esistono né possono esistere in queste condizioni, europee.
Il Passera ministro è anzitutto un ministro alla propaganda più che allo sviluppo.
Si capisce bene perché il Tav in Val di Susa diventa l’avamposto simbolico dello sviluppo da difendere al di là di ogni considerazione rigorosa sull’effettivo rapporto costi /benefici.
Un pugno di fichi secchi per far nozze in tempi di acuta recessione è pur sempre necessario.

Insomma sta avvenendo semplicemente ciò che era largamente prevedibile e previsto: più tagli i redditi, meno produci, più aumenta il debito.

Un serpente che si morde la coda.

Coda velenosa, specie se riferita a ciò che resta dell’Europa dopo che fu invasa dall’interno da politiche liberiste. Quelle che hanno portato alla bestialità concettuale di un fiscal compact senza prevedere robusti, tassativi vincoli di solidarietà sovranazionali con relativi (e finanziati) progetti per lo sviluppo della competitività media dell’UE.

Perciò, dopo la Grecia arriva il Portogallo .
Prossima fermata Spagna.
In attesa di giungere in Italia.

Sembra che solo quelli di Zuccotti Park, forse perché sprovvisti di misterico
sapere finanziario, colgano nel segno.

C’è da fare una rivoluzione nel capitalismo.

Roba nuova per la sinistra europea.

Per la quale si tratta di prendere atto che la democrazia e di preciso i regimi democratici fin qui conosciuti sono ormai corpi esangui , pallide ombre che s’aggirano su una scena popolata dai detentori di un potere finanziario che impone le sue regole fin dentro le Costituzioni nazionali .Vedi alla voce pareggio di bilancio.

Il fragile vascello della politica europea è già andato a sbattere da tempo contro gli scogli affioranti di una globalizzazione economica che si voleva magnifica e progressiva.
Quante adoranti giaculatorie si son sentite per più di vent’anni da parte di una sinistra moderna, innovativa , riformista!
Quella stessa che , in Italia oggi: “non bisogna regalare Monti alla destra”.

Ma tant’è.
Debbo tristemente convincermi anch’io- che pur non amo le derive antipolitiche e antipartitiche- che con queste classi dirigenti non si va da nessuna parte.

Pensano sempre di saperne una più del diavolo.
Col rischio di vendergli l’anima sotto forma della propria residua autonomia culturale.

La loro ragione sociale s’è ridotta al vecchio slogan borelliano: resistere , resistere, resistere.

Spetterà quindi ad un’altra generazione prendere in mano le redini della politica quando si capirà che esistono vie e modi , “innovativi” per sfuggire alla morsa del debito sempre più stretta dalle ferree leggi dettate da un pugno di mercanti.

Contro il terrorismo finanziario , una cultura politica all’altezza del terzo millennio.

Per l’appunto.

Vie nuove da percorrere.
Miti e tabù da radere al suolo anche come condizione necessaria per concepire e poi ricostruire un’altra Europa.
In un’altra epoca storica.

Già.

L’alternativa è: più basso spread e pezze al culo.
Mentre, c’è da scommetterci, tra un po’ in USA dopo tante bolle speculative e mentre incalza la concorrenza dei paesi del BRIC , si ricomincerà ad investire anche in acciaio e bulloni con buona pace dell’economia postindustriale.

A noi resterà, dopo le ulteriori eventuali svendite del patrimonio pubblico , giusto la teologia dello spread.
Una neoreligione per convivere con la miseria.

Palermo-val di Susa,andata e ritorno.

marzo 7, 2012

Sarà.
Ma secondo me le primarie a Palermo non le ha vinte nessuno o, in alternativa, le hanno vinte in due. Su 30.000 votanti prevalere per 151 voti nel marasma che accompagna questo tipo di ordalìa non è davvero dirimente. Ma tant’è il PD si è infilato volontariamente in questa trappola per topi. Dalla quale si potrebbe uscire solo tramite un ballottaggio.

Viceversa è evidente che, nonostante le rassicurazioni che possono venire dai vertici dei partiti , molti elettori della Borsellino non confluiranno sul candidato uscito per il rotto della cuffia.

Nel contempo ci saranno però molti elettori del centrodestra che voteranno per Ferrandelli che ha il sostegno di Lombardo.

Facile, infatti, che le primarie del PD-Sel-Idv abbiano in realtà coinvolto almeno “idealmente” anche settori consistenti dello schieramento avverso. I quali dopo aver tifato (dagli spalti?) Ferrandelli lo voteranno.

Insomma , primarie di tipo nuovo.
Un’altra variante dopo quella napoletana.

Se non altro , almeno in considerazione di questo arruffato contesto, l’offensiva dei centristi ultramontiani del PD dovrebbe dimostrare un pochino di pudore nel buttarla in politica come invece hanno subito fatto utilizzando il risultato di Palermo come acqua santa con cui aspergere Bersani ed esorcizzare il demonio rappresentato dalla foto di Vasto.

La reazione di Bersani è tuttavia sorprendente con la decisione di non partecipare al corteo della Fiom.
Il pretesto è anch’esso sorprendente.
Ci sono i No Tav e dunque non c’è luogo a procedere.
Manco fossero le Brigate Rosse.

Non partecipiamo ad un corteo che si svolge nell’ambito di uno sciopero per la democrazia in fabbrica perché c’è anche qualcuno che la pensa diversamente da noi sul TAV in val di Susa.

Vi pare normale?

A me no.

Si può eventualmente discutere sull’opportunità di ospitare sul palco della Fiom il presidente della comunità montana contrario alla grande opera del terzo millennio. Personalmente non trovo questa scelta particolarmente eversiva, dato che in molte occasioni il sindacato italiano ha dato voce a cause non direttamente afferenti al tema centrale di una propria manifestazione.

C’è semmai da notare che la Fiom sta via via assumendo un ruolo “generale” riempiendo il vuoto lasciato da una sostanziale assenza di rappresentanza politica nell’ambito di una sospensione della normale, fisiologica, dialettica interpartitica.

Chi non è d’accordo con coloro che sono tutti d’accordo guarda alla Fiom.
Chi non marcia allineato e coperto, battendo il passo all’unisono dietro il grande timoniere, guarda alla Fiom.

Alla lunga non va bene.

Al di là delle intenzioni non va bene che un sindacato si faccia tendenzialmente partito, col rischio di perdere presa sul proprio territorio d’elezione.

Intanto però la Fiom assume obiettivamente e per certi versi necessariamente un ruolo di supplenza, proprio mentre è in atto (o no?) il confronto sulla riforma del mercato del lavoro.

Un confronto strano assai.

Poiché a parte lo scalpo dell’art 18 che Monti fermamente vuole, in tutto o in parte, esibire ai suoi partners europei, e che il Pd gli ha già concesso sotto forma di “manutenzione”, si stanno cercando due miliardi(Fornero), per rendere universali gli ammortizzatori sociali.

Due miliardi, cioè niente.

Si procede come per le pensioni.
Rimangono nominalmente.

Ma se vuoi la pensione, prima di tirar le cuoia, dovrai affidarti al mercato privato.

Più o meno come per  la “flessibilità in uscita”: se spalmi due miliardi o anche il doppio su tutti quelli che ne hanno bisogno , adesso e in futuro, concedi una semplice elemosina che non ammortizza un bel nulla.

E’ una riforma virtuale e malandrina.

Basta fare un semplice calcolo aritmetico per vedere su quanti euri un disoccupato reso tale dal licenziamento(pardon  flessibilità in uscita) potrà contare.

Ma la mia previsione è che alla fine funzionerà.

Da un lato il governo attuerà la flessibilità in uscita impegnando risorse finanziarie risibili , dall’altro i sindacati otterranno la solenne promessa, a valere per un futuro di tempi migliori , di un aumento delle risorse pubbliche a disposizione per il nuovo sistema di ammortizzatori sociali.

Campa cavallo che l’erba cresce.

Collocherei in un tal contesto la decisione di non partecipare in alcun modo al corteo della Fiom.

Se non era il Tav si sarebbe trovato un altro pretesto perché la segreteria del Pd, col fiato sul collo dei montiani (reso ardente dalla vicenda palermitana) , non può permettersi di premere più di tanto sul negoziato in corso.
Tanto più che avendone ben intuito l’esito avrà presto bisogno di incartarlo con argomentazioni riformistiche. Per la serie : non è tutto ciò che volevamo , ma è un passo avanti.

Avanti verso dove?

Val di Susa 2

marzo 3, 2012

Stamane non leggo giornali.
Mi “disorientano”.
E veniamo al merito della faccenda : Val di Susa.
Per come la vedo io.

Col tempo si è costruita una sacca di resistenza sociale alla TAV dotata di una sua autonoma e originale intelligenza politica. Lo dimostra, per dirne una, l’alleanza tra valligiani proprietari dei terreni e Askatasuna. Si son alleati col “diavolo” sapendo che occorrono forze giovani e “ardite” per tenere nel tempo.

Nel presente poi la resistenza in Val di Susa ha assunto le caratteristiche di un più ampio e diversificato fronte, unificato dall’idea e/o suggestione di un diverso modello di sviluppo. E’ diventata una questione nazionale. Come tale costituisce oggi, in particolare e per ovvie ragioni, una spina nel fianco del PD.
(Tralascio mie diffuse considerazioni su quanti nel movimento in atto propugnano il ritorno nostalgico ad un passato, mai esistito, di cose buone tratte dalla terra etc..)

Sempre nel presente è in atto una vasta azione volta a confinare , per meglio combatterla, la resistenza in atto ad una questione di primario rilievo criminale.
Per questa ragione si è diffusa prontamente ai quattro venti la provocazione operata dal giovane “faccia bella”.

Per la stessa ragione le immagini riprese dalla polizia dell’episodio del traliccio appaiono monche , come depurate.
Censurate?

E intanto si evocano con una leggerezza che stupisce (almeno me) gli anni di piombo. Dietro ogni albero è acquattato un anarco-insurrezionalista con la zaino pieno di bombe , pronto a colpire il cuore dello stato.

In tal contesto (dato che i terroristi ci sono, dice Bersani) si cerca , come in passato di inserire la discriminante della condanna della violenza per mettere una zeppa nell’alleanza tra valligiani e resto del mondo. Nel quale resto del mondo ci saranno pure intenzioni più o meno eversive ma certo non prevalenti, fino a questo momento.
Anche se talune profezie si sono auto avverate anche nel recente passato con risultati immancabilmente disastrosi.
A maggior ragione converrebbe piantarla di sparare nel mucchio in mancanza d’argomenti convincenti.

Come che sia ,su questo punto i valligiani non se lo lasciano mettere facilmente. Se non altro per ragioni tattiche, non sono disponibili a isolarsi dal variegato resto del mondo. Se lo facessero ridurrebbero la portata e la qualità della loro resistenza ad una faccenda locale, ultraminoritaria e facilmente aggirabile magari tramite il noto sistema delle compensazioni. O anche solo dando semaforo verde alle ruspe protette da appositi muri di cemento e reticolato.

Nel merito io non ho studiato l’intero dossier. Né francamente intendo farlo. Ho solo preso atto dell’iter contraddittorio, quant’altri mai, di una vicenda iniziata da una ventina d’anni. E ho ascoltato tesi contrapposte.

Quelle dei No Tav non mi paiono contestate con puntualità ed efficacia sotto il profilo tecnico e strategico dai fautori della grande opera.

D’altra parte so come si costruiscono i dossier. Spesso si lega l’asino dove vuole il padrone. Si gonfiano , di conseguenza dati, si esaltano come strategiche e dunque irrinunciabili determinate scelte(europee nella fattispecie) che in realtà sono ancora assai deboli.

A parte ciò tutta la vicenda val di Susa fa venire in primo piano priorità diverse e contrapposte.

Un po’ come il Metro a Bologna. Buttar soldi in un buco in terra di pochi chilometri oppure riqualificare l’intero sistema dei trasporti metropolitano?

Analogamente , ha davvero senso impegnarsi per molti anni a venire in un’opera la cui utilità anche in ambito transazionale mi pare assai dubbia lasciando nel più totale marasma una inefficiente rete ferroviaria nazionale in quasi tutti i contesti regionali e locali?

In altre parole cosa serve oggi all’Italia per diventare più europea, per aumentare la competitività dell’intero sistema economico e produttivo?

Dice : ma abbiamo già discusso a lungo e deciso definitivamente.

Il governo Monti infatti afferma che dopo attenta verifica è giunto il momento di andare avanti speditamente.
In gergo , non per caso militare, si è al “punto di non ritorno” della Cancellieri.

Beh, verrebbe da dire : provateci.

La verità è che la resistenza in Val di Susa pone un problema del tutto legittimo: quello di un ulteriore dibattito pubblico di rilevanza nazionale che squaderni l’intero arco delle problematiche , da quelle trasportistiche , a quelle finanziarie , a quelle ambientali .

Insomma il dossier va ricostruito, in pubblico, nei suoi vari grossi dettagli.

Nelle condizioni attuali.

Senza carte coperte. Senza furberie di sorta, mobilitando a tal fine competenze qualificate e affidando la sentenza definitiva ad un organismo super partes costituito ad hoc.

Ricominciare daccapo dunque ?

Beh , cari tecnici e caro PD è passato molto tempo e la sacca della val di Susa è divenuta piuttosto ampia. Questo dice , se non altro, il realismo politico.
State andando contro un ostacolo più che locale che ha assunto un alto valore simbolico e immediatamente politico.

Se così stanno le cose da qualche parte qualcuno avrà pur sbagliato.

O No?

A questo punto, anche sotto il mero profilo politico, appare inutile e controproducente andare avanti a testa bassa.

Per non rompersela , la testa, conviene quindi far ricorso alla Politica.

Non alla Polizia.

Conviene al PD, anzitutto. Se vuol togliersi una spina dal fianco che rischia d’esser particolarmente dolorosa e infettarsi sempre più.

PS. E a proposito di spine adesso vado a potar le rose. Tanto per darvi il destro di ironizzare sulla mia invidiabile condizione di libero parlatore.

Ah. Mi infilo i guanti però…….

Val di Susa 1

marzo 2, 2012

Val di Susa.

Quadro 1.
Un giovanotto. Bella faccia e relativa barba con riflessi ramati. Del tipo che piacciono alle donne. Appoggiato ad un guardrail prende per il culo, con calma reiterata e provocatoria perizia un altrettanto giovane carabiniere, il cui volto è giocoforza celato dalla maschera antigas e la cui consegna è quella di non interagire in alcun modo.

Senza scomodare Pasolini- che sulla battaglia campale di valle Giulia aveva ragione e torto ad un tempo (e questa ve la spiego un’altra volta)- simpatizzo con il carabiniere.

Al suo posto io avrei reagito.
Duramente.
Infierendo su quella bella, indomita, faccia.

Ma non a caso io non ho fatto il poliziotto.

Anzi.
In casa mia quando si nominava il Quinto(?) reparto Celere da Padova il pensiero corredato da ogni sorta di rabbiosa e violenta intenzione andava automaticamente al 14 luglio del 1948 quando un figlio di puttana (Oxford docet) appartenente a quel reparto, nel corso di una manifestazione sparò nella schiena ad una ragazzina in fuga di appena 17 anni e mezzo.
Che ,sopravvisse e divenne mia madre.

Non foss’altro (si fa per dire) che per questo antico ricordo, non ho mai nutrito simpatie pregiudiziali per i poliziotti e/o carabinieri in servizio d’ordine pubblico.
E tuttavia il giovanotto valsusino con la faccia bella si è comportato da vigliacco.
Ha fatto una vigliaccata, sapendo di non correre rischio alcuno.

Quadro 2.

Un giovane si arrampica su un traliccio dell’alta tensione. Inseguito da un agente di polizia o carabiniere (non saprei dire) esperto rocciatore, comunque.

Rocciatore?

Ergo gli è stato ordinato di andare a prendere quel giovane.

Viceversa si sarebbe inviato ai piedi del traliccio un negoziatore provvisto di megafono.
Per parlare.

No .

Si è inviato un rocciatore.
Per la serie “vieni giù o ti spacco il culo”(sempre Oxord, of course).

Di cosa stiamo parlando?
Semplice.
Evidente.
Di un’operazione di polizia sbagliata che con ogni probabilità ha quantomeno favorito un incidente di inaudita gravità.

In un paese normale qualcuno, in parlamento, avrebbe chiesto la testa di chi ha comandato quell’operazione idiota, palesemente irresponsabile e forse criminale.

Dico forse perché il giudizio dovrebbe venire da giudici terzi chiamati appunto a giudicare la qualità di quell’operazione di polizia in conseguenza di un’azione messa in opera da quella stessa magistratura che ha incriminato vari esponenti del movimento No Tav.

C’è o non c’è materia per procedere ad un’inchiesta approfondita?

Secondo me sì.

Quanto al resto ne parliamo un’altra volta.

Non mancherà l’occasione anche perché la Val di Susa sta diventando metafora di un’opposizione sociale, certo minoritaria, ma tuttavia esemplare per quanto ancora potrà accadere in questo paese sospeso nel limbo di un commissariamento e nel quale, non a caso, la parola definitiva è lasciata al tecnico ministro degli interni: “siamo a un punto di non ritorno”.

Altro che confronto e dialogo.
Game over.
O festa finita ,come preferite.
Chi è dentro è dentro e chi è fuori è fuori.
Per il resto botte da orbi?