Val di Susa 2

Stamane non leggo giornali.
Mi “disorientano”.
E veniamo al merito della faccenda : Val di Susa.
Per come la vedo io.

Col tempo si è costruita una sacca di resistenza sociale alla TAV dotata di una sua autonoma e originale intelligenza politica. Lo dimostra, per dirne una, l’alleanza tra valligiani proprietari dei terreni e Askatasuna. Si son alleati col “diavolo” sapendo che occorrono forze giovani e “ardite” per tenere nel tempo.

Nel presente poi la resistenza in Val di Susa ha assunto le caratteristiche di un più ampio e diversificato fronte, unificato dall’idea e/o suggestione di un diverso modello di sviluppo. E’ diventata una questione nazionale. Come tale costituisce oggi, in particolare e per ovvie ragioni, una spina nel fianco del PD.
(Tralascio mie diffuse considerazioni su quanti nel movimento in atto propugnano il ritorno nostalgico ad un passato, mai esistito, di cose buone tratte dalla terra etc..)

Sempre nel presente è in atto una vasta azione volta a confinare , per meglio combatterla, la resistenza in atto ad una questione di primario rilievo criminale.
Per questa ragione si è diffusa prontamente ai quattro venti la provocazione operata dal giovane “faccia bella”.

Per la stessa ragione le immagini riprese dalla polizia dell’episodio del traliccio appaiono monche , come depurate.
Censurate?

E intanto si evocano con una leggerezza che stupisce (almeno me) gli anni di piombo. Dietro ogni albero è acquattato un anarco-insurrezionalista con la zaino pieno di bombe , pronto a colpire il cuore dello stato.

In tal contesto (dato che i terroristi ci sono, dice Bersani) si cerca , come in passato di inserire la discriminante della condanna della violenza per mettere una zeppa nell’alleanza tra valligiani e resto del mondo. Nel quale resto del mondo ci saranno pure intenzioni più o meno eversive ma certo non prevalenti, fino a questo momento.
Anche se talune profezie si sono auto avverate anche nel recente passato con risultati immancabilmente disastrosi.
A maggior ragione converrebbe piantarla di sparare nel mucchio in mancanza d’argomenti convincenti.

Come che sia ,su questo punto i valligiani non se lo lasciano mettere facilmente. Se non altro per ragioni tattiche, non sono disponibili a isolarsi dal variegato resto del mondo. Se lo facessero ridurrebbero la portata e la qualità della loro resistenza ad una faccenda locale, ultraminoritaria e facilmente aggirabile magari tramite il noto sistema delle compensazioni. O anche solo dando semaforo verde alle ruspe protette da appositi muri di cemento e reticolato.

Nel merito io non ho studiato l’intero dossier. Né francamente intendo farlo. Ho solo preso atto dell’iter contraddittorio, quant’altri mai, di una vicenda iniziata da una ventina d’anni. E ho ascoltato tesi contrapposte.

Quelle dei No Tav non mi paiono contestate con puntualità ed efficacia sotto il profilo tecnico e strategico dai fautori della grande opera.

D’altra parte so come si costruiscono i dossier. Spesso si lega l’asino dove vuole il padrone. Si gonfiano , di conseguenza dati, si esaltano come strategiche e dunque irrinunciabili determinate scelte(europee nella fattispecie) che in realtà sono ancora assai deboli.

A parte ciò tutta la vicenda val di Susa fa venire in primo piano priorità diverse e contrapposte.

Un po’ come il Metro a Bologna. Buttar soldi in un buco in terra di pochi chilometri oppure riqualificare l’intero sistema dei trasporti metropolitano?

Analogamente , ha davvero senso impegnarsi per molti anni a venire in un’opera la cui utilità anche in ambito transazionale mi pare assai dubbia lasciando nel più totale marasma una inefficiente rete ferroviaria nazionale in quasi tutti i contesti regionali e locali?

In altre parole cosa serve oggi all’Italia per diventare più europea, per aumentare la competitività dell’intero sistema economico e produttivo?

Dice : ma abbiamo già discusso a lungo e deciso definitivamente.

Il governo Monti infatti afferma che dopo attenta verifica è giunto il momento di andare avanti speditamente.
In gergo , non per caso militare, si è al “punto di non ritorno” della Cancellieri.

Beh, verrebbe da dire : provateci.

La verità è che la resistenza in Val di Susa pone un problema del tutto legittimo: quello di un ulteriore dibattito pubblico di rilevanza nazionale che squaderni l’intero arco delle problematiche , da quelle trasportistiche , a quelle finanziarie , a quelle ambientali .

Insomma il dossier va ricostruito, in pubblico, nei suoi vari grossi dettagli.

Nelle condizioni attuali.

Senza carte coperte. Senza furberie di sorta, mobilitando a tal fine competenze qualificate e affidando la sentenza definitiva ad un organismo super partes costituito ad hoc.

Ricominciare daccapo dunque ?

Beh , cari tecnici e caro PD è passato molto tempo e la sacca della val di Susa è divenuta piuttosto ampia. Questo dice , se non altro, il realismo politico.
State andando contro un ostacolo più che locale che ha assunto un alto valore simbolico e immediatamente politico.

Se così stanno le cose da qualche parte qualcuno avrà pur sbagliato.

O No?

A questo punto, anche sotto il mero profilo politico, appare inutile e controproducente andare avanti a testa bassa.

Per non rompersela , la testa, conviene quindi far ricorso alla Politica.

Non alla Polizia.

Conviene al PD, anzitutto. Se vuol togliersi una spina dal fianco che rischia d’esser particolarmente dolorosa e infettarsi sempre più.

PS. E a proposito di spine adesso vado a potar le rose. Tanto per darvi il destro di ironizzare sulla mia invidiabile condizione di libero parlatore.

Ah. Mi infilo i guanti però…….

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11 Risposte to “Val di Susa 2”

  1. Michele Ravagnolo Says:

    Carissimo mauro, fatico sempre di più a capire come mai quando apri la porta la mattina non ci siano, ginocchioni come i magi, i rappresentanti di rifonda, verdi, sel e qunt’altro di brulicante cespugiare a sinistra saltella per Bologna, ad offrirti implorandolo il posto di segretario e la disponibilità comune a federarsi. E’ sincero stupore, non ti sto tirando (spero) una sorta di maledizione in testa.. I suddetti ci guadagnerebbero molto: comincerebbero ad esistere, e avrebbero un progetto. Cose che attualmente inseguono come fansami shakespeariani o evocano in videolettera, una tantum. Che poi tu accetteresti, ne dubito molto, così come che avresti qualcosa di serio da guadagnarci a tua volta… ma se fossi in loro mi incatenerei alla tua ringhiera e farei lo sciopero della fame per farti cedere.. anzi, avrei già cominciato a farlo da un po’!
    🙂

  2. mauro zani Says:

    Michele ti ringrazio.
    Ma non sono un tipo affidabile, non secondo schemi, rituali, consuetudini, usi e costumi dai quali ho preso le distanze già da molto tempo a questa parte e che ,tuttavia, continuano ad andar per la maggiore.
    Per la serie: “Zani è un cavallo pazzo”. Meglio star alla larga.
    Non posso che confermare.

    Ci vuol più di un grano di follia per nutrire ancora la speranza in una cosa che si chiama sinistra, senza ulteriori aggettivi.

    Quanto alla federazione , ebbene sì, è esattamente ciò che si dovrebbe fare. Tra l’altro presto e pure bene. Perchè il tempo stringe e Monti docet. Mica per caso nutre l’ambizione di cambiare la “mente degli italiani”.

    Nella mia idea federativa c’è però un’ampia trasversalità che arriva fino al PD, lo interpella , lo coinvolge, lo stringe, in vista del tempo (breve) in cui dovrà definitivamente decidere cosa fare da grande.
    La và a pochi mesi…….
    Ad esser sincero, non la vedo bene.

  3. Renzo Says:

    Una sola parola.
    GRAZIE
    Mi sentivo isolato a fare un ragionamento analogo al tuo che qua hai magistralmente esposto meglio.
    Mi pare cosi’ semplice – e per me che frequentavo poco il negozio di barbiere e manco ho letto i libri di Carlone e di tanti altri – che ancora non mi capacito come ben pochi a sinistra, al centro, perfino fra i laici, non avessero colto sti aspetti.

    Non so se condividi, ma fra il “sentire diffuso” , fra tutta la gente che appende le bandiere notav fa cortei ecc ecc. (ben oltre quindi i soliti portavoce e professionisti del microfono) ci avverto la consapevolezza di “austerita’” dell’Enrico. Chiaramente ridigerita alla luce del tempo trascorso, . Ecco io quel pensiero me lo tengo caro, ci faccio l'”esegesi” quasi come il Don con le parabole del vangelo.. e lo trovo ancora piu’ alto delle varie decrescite .
    Io me lo tengo caro….

    un saluto
    Renzo

  4. mauro zani Says:

    Renzo, fai bene . Tientelo caro.

  5. marco da bologna Says:

    Credo che in fondo la politica sia mediazione,ma una cosa è fare mediazione fra poteri forti e basta,un’altra mediare fra i poteri forti e la gente comune.Nel primo caso abbiamo a che fare con una roba che anche se impropriamente chiamavamo democrazia,si perchè poi democrazia vorrebbe dire cosa di tutti,e alla fine democrazia non lo era lo stesso,però nel secondo caso si tratta di oligarchia cosa in mano di pochi!!!Qua da noi l’alta velocità è stata gestita con una forma di democrazia,che poi come abbiamo visto trattasi di termine improprio!Coinvolgendo le comunità montane i sindaci il PD.Alla fine elargendo quattrini!!!!C’era il governo di sinistra si trattava di regioni rosse ,rosso sbiadito!Forse c’erano più quattrini!!!Ora si va al muro contro muro!Non si è cercato il dialogo con le comunità montane .è vero nella fase iniziale credo ci fosse la destra berlusconiana,ma di fatto il Pd.difende allo stato attuale questa forma di oligarchia!!!Concetti un pò banali,per questo spero ci siano arrivati un po tutti!!Scissione!!!Magari!!!

  6. mariangiola Says:

    Solo un primo commento, a caldo. Ripromettendomi di riflettere sui dettagli…
    Con tutto il mio affetto, Mauro, questa volta non sono d’accordo con te (se non, forse, appunto su qualche dettaglio).

    Per ora, solo un paio di battute.

    Primo. Neppure io ho letto il dossier – non si può fare tutto in una volta.

    Ma tu sai, e anzi sappiamo bene tutti e due come si costruiscono i dossier e come si utilizzano i dati; si deve aggiungere, “dall’una e dall’altra parte”, i dossier ‘pro’ e i dossier ‘contro’.

    Nella mia relativa ignoranza, noto tuttavia di sfuggita, sul piano tecnico-economico, che senza l’aggancio alla rete europea, che passa appunto per la Val di Susa, l’intera operazione TAV che si è perpetrata come sappiamo (e con i costi che sappiamo) in Italia appare solo ed esclusivamente come esibizione di presunta ‘modernità’, come i rubinetti d’oro di Ceausescu lo erano di ricchezza – mentre è, sul piano reale, privata di gran parte della sua utilità nell’accrescere le dotazioni infrastrutturali complessive del Paese.

    Quelle dotazioni che, assieme ad altre condizioni di contorno, sono, nella loro carenza e inadeguatezza, tra le vere ragioni – esterne al costo del lavoro e tanto più ai suoi diritti, ed alla stessa produttività dei lavoratori -, della limitata competitività, e dunque crescita, del sistema-Italia (locuzione che non mi piace, ma tant’è, non ne trovo una migliore).
    L’attacco all’articolo 18 e in generale al lavoro sta anche nel colpevole occultamento di queste (infrastrutturali) tra le altre condizioni d’arretratezza.
    Ci si chiede: è equo, lo scambio?

    Secondo. Molti oggi parlano, più o meno con cognizione, di “politiche keynesiane”, e alcuni con riferimento esplicito alle politiche di promozione (e finanziamento, magari con gli Eurobond) di un programma straordinario di “lavori pubblici”.
    Se questo “lavori” pretendono di svolgere la funzione macroeconomica che ad essi assegna il modello (e le sue precedenti applicazioni), non può trattare, evidentemente, del restyling di qualche giardino pubblico, e della ‘messa in sicurezza’ di un paio di marciapiedi – azioni del tutto ordinarie.
    Mi domando allora, se quel che conta è il ‘NO’ – quello che qualifica, in quanto allude (a mio parere senza alcun successo) a un misterioso e però così antico “nuovo modello di sviluppo” (con buona pace di Ruffolo e del vecchio La Malfa), la proposta-non-proposta dei NoTAV -, mi domando che farebbero tante anime belle di spirito keynesiano al momento in cui queste politiche fossero praticabili…, e , per tutta risposta, incontrassero ancora il coro dei No…

  7. Umberto Contarello Says:

    Non concordo. E’ in gioco il concetto di decisione politica. Sarebbe una catrastrofe del senso e della fisiologia democratica e creerebbe uno spaventoso precedente se si riaprisse una discussione modulata lungo 21 anni. E assestata lungo 21 anni. Mi stupisce una posizione del genere.

  8. mauro zani Says:

    Mariangiola.
    ma siamo sicuri che l’aggancio alla rete europea (quale rete esattamente?) passa per la val di Susa e in quel modo? Io non son affatto certo. Il corridoio Lisbona- Kiev è per il momento solo un artefatto burocratico. Anche e proprio in assenza degli eurobond che presuppongono una capacità piena di governo dell’UE.
    Inoltre nelle condizioni infrastrutturali di arretratezza cosa viene prima? Qual’è la priorità, anche guardando alle “classifiche” europee?
    Semplice , mi pare: c’è un sistema ferroviario nazionale del tutto inadatto a collegare l’Italia per il lungo e per il largo e ancor meno adatto a connettersi con le reti europee esistenti e (eventualmente) in nuce.
    Non stiamo parlando di giardini e marciapiedi, ma di integrazione tra sistemi locali e regionali e nazionali nel trasporto su rotaia di passeggeri e soprattutto merci. Qui è l’enorme gap che ci divide dall’Europa, almeno quella del Nord. Ma non frega niente a nessuno da almeno trent’anni. E così quel passaggio verso la Francia diventà il comodissimo alibi per continuare a non far nulla.

  9. mauro zani Says:

    Umberto. Non v’è dubbio che è in gioco il concetto di decisione politica. 21 anni non son evidentemente bastati a mettere in campo un metodo, una modalità,comunemente accettata e magari fissata nella norma di legge per prendere decisioni su talune grandi opere pubbliche.Fino ad oggi , di fatto , si è andati avanti, caso per caso in modo molto differenziato col metodo delle consultazioni, pseudo codecisioni, compensazioni. Non basta più, credo.La Val di susa potrebbe essere l’occasione ,non per pensare all’esercito, ma per ripensare e mettere a punto una modalità innovativa.
    Ciò a parte il merito.
    Io ad esempio credo al corridoio 5 solo quando vedo cammello.

    E poi c’è altro che bolle in quella pentola.
    I
    n verità, per non nasconderci dietro un dito, mi è del tutto chiaro che la vicenda valsusina ha operato un salto di qualità immediatamente politico : è ormai metafora di un’opposizione di netta minoranza (of course) all’operato del governo tecnico.
    Su questo ci sarebbe da discutere a lungo.
    Se da un lato la val di Susa diventa un’arma impropria per un residuo d’opposizione sociale, dall’altro diventa anche il banco di prova per un decisionismo (vedi smantellamento del sistema pubblico previdenziale) a senso unico (lo si vedrà anche sulla cd riforma del mercato del lavoro con ammortizzatori universali da 2 miliardi (cioè zero) che io non condivido e che se fossi in politica combatterei.

  10. francesco Says:

    sulla TAV non si può che essere agnostici

  11. marco da bologna Says:

    Keynes,dovrebbe essere??!!!!Aumentando gli investimenti ,aumenta H e quindi Y in ascisse!!!!Quindi aumentando gli investimenti pubblici aumenta il reddito nazionale,dipende da m inclinazione della retta,propensione marginale al consumo!!!!Non so chi diceva anche seppellendo dei soldi per terra aumenta il reddito nazionale!!!!Di fatto se gli investimenti pubblici sono utili all’istante forse è meglio!!!

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