A rischio di ripetersi.

Per conto mio non c’è più molto da dire.

A rischio di ripetersi.
O d’infognarsi senza costrutto nel dibattito infarcito di opposte dottrine che continua ad imperversare.

Per l’Italia la situazione resta “complessa”.
Of course.
Aperta da esiti diversi.
Nell’ordine :
1)Siamo fuori dall’emergenza dopo che abbiamo buttato un buon terzo del paese(anziani e pensionati) dalla rupe Tarpea (Grecia docet).
2) Intanto si profila un “buon” compromesso sulla riforma del mercato del lavoro, fottendosene allegramente del semplice dato di fatto che è proprio il lavoro ciò che manca e che mancherà.
3) Contrordine, non siamo ancora fuori dal tunnel dato che (udite, udite) il debito pubblico aumenta e raggiunge il record storico mentre diminuisce lo spread.
4) Ergo adesso bisogna tagliare drasticamente la spesa.

Occhei. Tutto va, ineluttabilmente, nella direzione annunciata.

Se tagli drasticamente, in un modo o nell’altro, il reddito della maggioranza della popolazione il risultato non può che essere quello di una recessione permanente. Grazie alla quale il denominatore del tanto celebrato rapporto Debito/PIL non può che diminuire col risultato di innescare una spirale perversa che certo non sarà spezzata da robusti provvedimenti per la crescita che non esistono né possono esistere in queste condizioni, europee.
Il Passera ministro è anzitutto un ministro alla propaganda più che allo sviluppo.
Si capisce bene perché il Tav in Val di Susa diventa l’avamposto simbolico dello sviluppo da difendere al di là di ogni considerazione rigorosa sull’effettivo rapporto costi /benefici.
Un pugno di fichi secchi per far nozze in tempi di acuta recessione è pur sempre necessario.

Insomma sta avvenendo semplicemente ciò che era largamente prevedibile e previsto: più tagli i redditi, meno produci, più aumenta il debito.

Un serpente che si morde la coda.

Coda velenosa, specie se riferita a ciò che resta dell’Europa dopo che fu invasa dall’interno da politiche liberiste. Quelle che hanno portato alla bestialità concettuale di un fiscal compact senza prevedere robusti, tassativi vincoli di solidarietà sovranazionali con relativi (e finanziati) progetti per lo sviluppo della competitività media dell’UE.

Perciò, dopo la Grecia arriva il Portogallo .
Prossima fermata Spagna.
In attesa di giungere in Italia.

Sembra che solo quelli di Zuccotti Park, forse perché sprovvisti di misterico
sapere finanziario, colgano nel segno.

C’è da fare una rivoluzione nel capitalismo.

Roba nuova per la sinistra europea.

Per la quale si tratta di prendere atto che la democrazia e di preciso i regimi democratici fin qui conosciuti sono ormai corpi esangui , pallide ombre che s’aggirano su una scena popolata dai detentori di un potere finanziario che impone le sue regole fin dentro le Costituzioni nazionali .Vedi alla voce pareggio di bilancio.

Il fragile vascello della politica europea è già andato a sbattere da tempo contro gli scogli affioranti di una globalizzazione economica che si voleva magnifica e progressiva.
Quante adoranti giaculatorie si son sentite per più di vent’anni da parte di una sinistra moderna, innovativa , riformista!
Quella stessa che , in Italia oggi: “non bisogna regalare Monti alla destra”.

Ma tant’è.
Debbo tristemente convincermi anch’io- che pur non amo le derive antipolitiche e antipartitiche- che con queste classi dirigenti non si va da nessuna parte.

Pensano sempre di saperne una più del diavolo.
Col rischio di vendergli l’anima sotto forma della propria residua autonomia culturale.

La loro ragione sociale s’è ridotta al vecchio slogan borelliano: resistere , resistere, resistere.

Spetterà quindi ad un’altra generazione prendere in mano le redini della politica quando si capirà che esistono vie e modi , “innovativi” per sfuggire alla morsa del debito sempre più stretta dalle ferree leggi dettate da un pugno di mercanti.

Contro il terrorismo finanziario , una cultura politica all’altezza del terzo millennio.

Per l’appunto.

Vie nuove da percorrere.
Miti e tabù da radere al suolo anche come condizione necessaria per concepire e poi ricostruire un’altra Europa.
In un’altra epoca storica.

Già.

L’alternativa è: più basso spread e pezze al culo.
Mentre, c’è da scommetterci, tra un po’ in USA dopo tante bolle speculative e mentre incalza la concorrenza dei paesi del BRIC , si ricomincerà ad investire anche in acciaio e bulloni con buona pace dell’economia postindustriale.

A noi resterà, dopo le ulteriori eventuali svendite del patrimonio pubblico , giusto la teologia dello spread.
Una neoreligione per convivere con la miseria.

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14 Risposte to “A rischio di ripetersi.”

  1. A rischio di ripetersi.- Rivistaeuropea Says:

    […] Vai alla fonte Condividi questo post: […]

  2. Mario Castelluzzo Says:

    condivido anche le virgole!

  3. stefano Says:

    Molti teorizzano di non pagare il debito pubblico finchè siamo in tempo. E’ possibile questa soluzione?

  4. tilde.bucco (@tildebucco) Says:

    stefano sono pienamente daccordo con te, io che ho sempre chiuso gli occhi e non ho mai voluto vedere difetti o errori nei confronti delle persone su cui avevo fiducia massima, parlo della politica perchè non mi vergogno dire che il mio sindacato ancora lo vedo importante ed ho sempre fiducia in lui. questo sindacato specifico e ne sono ancora orgogliosa è la CGL: mi chiedo cosa stanno combinando i nostri politici? stanno salvando l’Italia dall’Europa, non si rendono conto che gli italiani non sanno più come comportarsi per affrontare le spese della vita? qui si decide una legge e si approva… e così con tutto, ma questa si che è dittatura, cosa pensano che siamo tutti degli stupidi??”

  5. maurozani Says:

    @Stefano.
    C’è una vasta discussione in atto sul punto.per quel poco che posso capire ritengo che non sia affatto errato, nè per forza disastroso pensare su scala europea ad una rivisitazione del debito cosiddetto sovrano, valutando seriamente la fattibilità di una sua accorta ristrutturazione. In questa visione ,una parte di questo debito andrebbe congelata ,un’altra parte andrebbe ricontrattata in quanto ai tempi e ai modi di pagamento degli interessi. Ciò anche tenendo conto di come si è formato il debito nel corso del tempo.C’è chi avverte ad esempio che il grosso del debito italiano è cresciuto fondamentalmente in virtù di scelte di politica monetaria sbagliate da parte , prima della Banca d’Italia e poi della BCE.Comunque resta l’incontrovertibile dato di fatto che a ormai vent’anni di distanza da politiche draconiane per la riduzione del debito quest’ultimo è di molto aumentato e non diminuito. Ergo sarebbe necessario agire sulla politica monetaria finalizzandola alla crescita attraverso un controllo politico della banca centrale europea la quale invece agisce in base ad altri e ben diversi impulsi……

  6. galletti.p@alice.it Says:

    La religione del denaro,avulsa dalla base materiale della ricchezza, che è la Natura, ( come anche MARX ED ENGELS,perfino loro, riconoscevano) ci sta portando nel baratro.
    Il controllo politico,nell’interesse generale, della finanza mondiale è oggi necessario.
    E così anche una accorta ristrutturazione del debito
    Ma chi oggi è capace di vedere il mondo come qualcosa che va oltre I MERCATI ( della finanza mondiale)?
    Di qui può nascere una speranza.
    Forse in Francia e Germania se Socialisti e Verdi si affermeranno.
    Lo vedremo presto.
    Per l’Italia tra religione dei mercati ,che porta miseria, e populismo
    irresponsabile che incolpa la politica di tutto ignorando che oggi la politica è subalterna totalmente ad altri poteri, non vedo nell’immediato grandi speranze.
    Solo bugie e demagogia.
    Se non in tante micro realtà,esperienze di economia diversa,sopravvivenze e progettualità che vivono già OLTRE.
    ( Vedi Gas,bio agricoltori…ecc.)
    Manca però una visione unificante di un futuro possibile.
    E se non sappiamo dove vogliamo andare insieme, non ci muoveremo.
    L’ideale ecologista nel mondo rappresenta questa nuova visione.
    Un società più sobria e meno consumista, ma non della miseria.
    Con altre ricchezze di qualità.
    Ad esempio calare la produzione di rifiuti,crescere la produzione di alimenti di qualità.
    E così diminuire le spese sanitarie.
    Aumentare la mobilità collettiva di qualità e così diminuire la mobilità privata inquinante.
    Certo con meno diseguaglianze.
    Stabilire che la differenza tra salario minimo e massimo non possa superare un certo limite.
    Ridurre le spese militari ( anche con un esercito europeo) e aumentare quelle sociali…
    E con l’obbligo della responsabilità a tutti i livelli

  7. Giovanni Says:

    Caro Mauro ,a mio avviso il debito sovrano dell’Italia può e deve essere “rivisitato”all’interno.
    Mi spiego con una domanda Come si e’formato il debito pubblico ?
    In buona parte e’ il frutto di ruberie dei lazzaroni che governano il paese.E quando parlo di Governo non parlo ovviamente dei ministri ma del governo del coacervo degli interessi interessi “leciti”e illeciti che ruotano attorno alle istituzioni e alle varie casse pubbliche.
    Ad esempio per restare in loco chi ha intascato 200 milioni per Civis? Chi intasca il fitto del tribunale?chi intasca il fitto della sede dell’avvocatura dello stato?chi intasca il fitto della nuova sede comunale?chi intasca il fitto della sede del giudice di Pace?Ti pare possibile che lo stato europeo con il più grande patrimonio immobiliare debba prendere in affitto gli immobile dai privati per far malfunzionare i propri servizi?
    Se al governo ci fossero dei veri tecnici e non lor signori comincerebbero con smantellare la rendita parassitaria ed il “servizio del debito”subito una drastica riduzione .Alla bisogna sarebbe sufficiente anche una sforbiciata del 30 per cento.Se e’ costituzionale tagliare il diritto alla pensione sara’ costituzionale anche tagliare la rendita Ti pare?
    E se e’ legittimo licenziare i lavoratori mandandoli a casa cono qualche mesata perché non si mandano a casa anche i 50 Milan ufficiali e sottufficiali in sovrannumero che si aggirano con i pollici in mano nelle caserme e nei ministeri in attesa di ricoprire qualche incarico speciale:tutti i generali pensionati sono “commissari di qualcosa
    Vedi Mauro,noi sudici non ci comprenderemo mai con i Tedeschi perché non siamo in grado di mettere ordine a casa nostra.
    La famosa “convergenza”non riguarda i parametri di Maastricht ma convergenza di costumi.
    Finche’saremo un paese di lazzaroni pagheremo il pizzo ai “governanti”,cioè il debito pubblico
    Quindi il nostro debito va ristrutturato in Italia
    Ciò non significa che negli altri paesi vi sono solo stinchi di santo e istituzioni intonse.Certamente no:i più grossi e pericolosi tagliagole sono in America .Da quelli bisogna imparare a difendersi ,magari tenendosi il più possibile alla larga

  8. maurozani Says:

    Caro Giovanni, posso convenire agevolemente con te sulla rivisitazione del debito in Italia, sub specie: lotta contro i lazzaroni. Occhei.
    Ma quanto vale , esattamente?
    Molto meno di quello che sarebbe necessario per emanciparsi dal fiscal compact.Dottrina idiota quest’ultima, che andrà anche in cu…alla stessa Germania.La quale dovrà tra non molto tempo prendere atto che il suo destino è legato al mercato UE.Ciò avverrà non appena i mercati esteri (del Bric) non assorbiranno più che tanto l’export della Germania avendo nel frattempo di molto incrementato i propri(immensi) mercati interni. Bon. Allora conviene anche guardare ai fattori strutturali (chiedo, marxisticamente, venia) cioè al semplice fatto storico che se si fossero retribuiti i titoli di stato in ragione della crescita del PIl italiano al netto dell’inflazione il nostro debito sarebbe di gran lunga al di sotto del 100/%(del PIL). Ciò significa che la parte del leone nella crescita esponenziale del debito sovrano l’ha fatta una politica monetaria errata e comunque succube degli attori speculativi globali.Se così non fosse non si spiegherebbe che proprio sotto il governo Monti il debito pubblico raggiunge il suo record storico. Con buona pace del mainstream mediatico.Insomma c’è una gerarchia nell’accrescimento del debito sovrano che andrebbe apprezzata per capire cosa fare.

  9. maurozani Says:

    Caro Paolo,
    come sai non mi son mai professato come ambientalista/ecologista. mi è sempre sembrato (quando avevo responsabilità politiche e istituzionali) troppo facile e troppo comodo. Per uno come me , dico. Non certo per te che sei arrivato alla politica sulla base di convinzioni e formazione del tutto diversa dalla mia.Ciò nonostante, come sai, non ti ho mai considerato ,come molti miei colleghi, (compagni a posteriori è troppo) un rompicoglioni. Ma una persona dotata di cultura e convinzioni autonome. Cui si doveva rispetto. E in seguito (privatamente) amicizia.
    E adesso mi piace molto che tu citi Marx ed Engels. Di quest’ultimo(guarda la coincidenza) ho appena riletto dopo trent’anni (forse più) la “Dialettica della natura”.Opera misconociuta. Forse a ragione . E tuttavia istruttiva per certi suoi tratti di attualità.
    E’ un inno alla scienza più che alla natura , tuttavia pone , ante litteram, le basi simpatetiche se non scientifiche di un’alleanza “naturale” tra rossi e verdi.
    Peccato che nel terzo millennio, in Italia, manchino all’appello della storia sia gli uni che gli altri.
    Ciao Paolo.

  10. galletti.p@alice.it Says:

    Caro Mauro,
    ecco il compito difficile oggi in Italia: fare i VERDI (ecologisti,reti civiche,verdi europei,questo è il nome attuale in Italia) e fare i ROSSI di tipo europeo.
    Nel mio piccolo ci provo ancora a fare i verdi,in questa nuova edizione con nuovi compagni come i sindaci della buona amministrazione e i firmatari dell’appello “abbiamo un sogno”e della costituente ecologista e con liste civiche. Si vedrà..
    Mi piacerebbe trovarmi di fronte dei socialisti europei come interlocutori.
    A suo tempo ci speravo nell’alleanza rosso verde, ma tutta la fatica non è andata a buon fine.
    Il primo ulivo é stata una occasione sprecata.
    Purtroppo….
    Ma ricordo l’entusiasmo di tanti(anche elettori) nel mettere insieme culture diverse ( sinistra,verdi,popolari).
    Poi cosa è successo?
    Troppa realpolitik?
    Ricordo con orrore quando iniziò a farsi strada un linguaggio del tipo “azionisti di maggioranza”,riducendo un progetto politico a SpA.
    Bella roba interiorizzare un bieco economicismo.
    Poi la SpA è fallita e gli “azionisti” screditati..
    E oggi sono i “tecnici” gli azionisti di maggioranza delle loro SpA…

    Caro Mauro, a suo tempo lessi Marx e non solo ( interessante la sua critica al programma di Gotha dei socialisti economicisti,interessante la sua corrispondenza coi populisti russi in merito alle comunità di villaggio,ovviamente i Manoscritti economico-filosofici..).
    Esami sulla rivoluzione russa e su quella spagnola…ne ho sostenuti..
    Sono diventato ecologista alla fine degli anni settanta ascoltando a Milano Rudolf Bahro, ex comunista democratico dell’est Germania.
    E leggendo Giorgio Nebbia e la sua critica alle merci ( cosa produrre e per chi e come produrlo) .
    E poi incontrando Aldo Sacchetti e il suo “L’uomo antibiologico” ( Feltrinelli).Mi scuso per essermi dilungato sul mio percorso…
    Oggi ritengo importante il contributo di Georgescu Roegen ( vedi ieri pezzo di Lunghini sul Manifesto..)per costruire una economia umana e sostenibile in armonia con la Natura,limite oggettivo dell’attività della nostra specie.
    Per come la vedo io le ragioni profonde dell’ecologismo mondiale sono il risultato di percorsi diversissimi e ci si può riconoscere partendo da tanti punti di vista,apparentemente contraddittori.
    Grazie Mauro dell’attenzione e dell’amicizia.

  11. roberto Says:

    Concordo con Giovanni: c’è tanto di quel grasso da tagliare che solo cominciando ci si renderà conto della sua entità.

    C’era una volta nel gallaratese una bella fonderia di leghe leggere (magnesio, alluminio), sembrava la bottega di Cellini. Producevano getti per l’aeronautica, per lo spazio per il racing e per clienti un po’ “speciali”. Poi venne tangentopoli, i bilanci di quei settori si contrassero, le barriere all’entrata per nuovi fornitori si abbassarono (non si poteva mai sapere..) e la fonderia “artistica” che faceva cose eccellenti si trovò fuori dal mercato. Ne cercò di nuovi (ad esempio le tesate delle moto, allora in zona la Cagiva e i Castiglioni andavano fortissimo) ma fu condannata a soccombere nel suo stesso grasso perchè culturalmente inadeguata a produrre qualità a costi compatibili.

    Certo, soffriranno un po’ i redditieri, ma ne guadagnerà il paese, come ne hanno guadagnato le aziende clienti di quella fonderia che hanno trovato gli stessi pezzi a costi frazionari e migliorato la loro competitività.

  12. gianni Says:

    Scusate tutti vado un pò fuori contesto (si potrebbe dire fuori di testa ma insomma) ….ma poi micca tanto!
    Dopo essermi sorbito un pò Bersani da Vespa nell’improbo tentativo di parare il colpo…..
    Leggo le proteste che gli sono arrivate sul suo sito a proposito della trattativa sul mercato del lavoroe e la più perspicace mi è sembrata questa:
    «Per oltre un ventennio ci avete fatto credere che per rilanciare l’economia bisognava essere sottopagati. Risultato: siamo i meno pagati d’Europa e nonostante tutto siamo quelli che crescono di meno… Adesso cosa ci volete far credere? Che per crescere dobbiamo accettare i facili licenziamenti? Dopo cosa ci chiederete? Il C…? Ma fatemi il piacere!»
    Dalla concertazione di Ciampi alla discussione di di Monti ma il risultato non canbia…..
    Speriamo che siano segnali di risveglio del popolo di centro sininstra? O è sempre la parte minoritaria eternamente scontenta? mah ……

  13. Giovanni Says:

    Caro Mauro,
    il fiscal-compact altro non è, che una sorta di mordacchia per tenere appesi per il collo i Paesi della UE che vivono al di sopra dei propri mezzi.
    Esso opera da stabilizzatore automatico della spesa, mediante l’imposizione di alcuni parametri cui i paesi aderenti e non, dovranno attenersi almeno per i prossimi cinque anni, a pena di sanzioni pecuniarie e di interventi specifici, come quelli subiti dalla Grecia.
    Siamo dunque d’accordo che non vi è alcuna politica economica comune dell’Europa che, peraltro, sarebbe impossibile, considerato il sostanziale disallineamento dei vari Paesi.
    Perciò insisto nel dire che il debito pubblico italiano va rivisitato all’interno.
    La storia della formazione del debito pubblico italiano non è mai stata scritta, anche perché, in fin dei conti, sarebbe un lavoro mastodontico ed inutile.
    Più utile e concreta sarebbe la costruzione di un data base, in cui inserire i mandati di pagamento effettuati tempo per tempo dallo Stato e dalle varie casse pubbliche e privatizzate.
    Si comprenderebbe, allora, con una certa precisione, chi sono i veri debitori del Pil o, se preferisci, chi si è mangiato l’Italia e continua a sgranocchiarla giorno per giorno.
    Ad esempio, si parla di spesa sanitaria. Ebbene, quanti soldi sono andati alle case farmaceutiche, quante alla costruzione dei nuovi ospedali, quanto alle consulenze, quanto alle attrezzature, quanto agli stipendi degli operatori sanitari.
    Affinando il sistema di ricerca sul data base, si potrebbe anche, ad esempio, sapere da chi la valente ministra Severino ha incassato le parcelle e per quale ammontare globale nel corso della sua professione.
    Per governare bisogna conoscere, ed io ho avuto sempre il sospetto che il ceto politico di sinistra, almeno quello rimasto fuori dalle stanze dei bottoni, non conosca che razza di sistema clerico -fascista opera all’interno delle “istituzioni democratiche”.
    Secondo il sistema clerico-fascista oggi, per far tornare i conti e, cioè, per stare dentro il fiscal-compact, bisogna ancora incidere nella carne viva della stragrande maggioranza dei sudditi, così da preservare le ricchezze e le appropriazioni che fanno da contraltare al debito pubblico attuale ed a quello che abbiamo pagato negli ultimi quarant’anni.
    Ma se non si comincia a buttar fuori i mangiatori di cozze pelose e i lazzaroni che in quel di Milano hanno fatto affari con i clerico-fascisti …. non si può iniziare alcun discorso e, tantomeno, proporre un programma politico-economico per la nuova Italia

  14. roberto Says:

    Invito tutti a leggere l’articolo del prof. Biasin su Repubblica di oggi.
    Quando dice che “la difesa dei lavoratori richiede una maggiore e più sofisticata analisi, vorrei dire analisi teorica a relativamente lungo respiro” era quello che mi aspettavo dai Professori.

    Non è così, e non solo per le questioni del lavoro; ma già, Biasin ha fatto pressochè tutta la sua carriera accademica all’estero.

    Quanto alla Ministra, che sarà anche brava, con quei ricavi avrà clienti “istituzionali” abituati a pagare la tariffa massima e indifferenti alla eliminazione di quella “minima” fatta dal governo.
    E quanto dice Giovanni potrebbe essere agevole cominciare a farlo nelle realtà locali, a cominciare dai costi per la rimozione della neve, dove un dettaglio potrebbe evidenziare ad esempio se un BobCat viene pagato 300 euro/ora.
    Ma con le voci aggregate e le sparate di milioni tutti si salvano, e qualcuno si ingrassa.

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