art.18 e dintorni.

Fermo restando lo scenario europeo che ho descritto per sommi capi nell’ultimo post, avvalorato dagli andamenti di borsa e spread degli ultimi giorni, in Italia prosegue una rappresentazione a tratti surreale e tuttavia densa di implicazioni sul piano politico e sociale (come si diceva un tempo) culturale.

Ci sarà modo in seguito di esaminare nei grossi dettagli la sbandierata riforma del mercato del lavoro. Per il momento tutta l’attenzione è alla flessibilità in uscita. Rendere ancora più facili il licenziamenti tramite l’abrogazione sostanziale dell’Art18. In realtà come ognuno sa, in Italia per licenziare non c’è alcun bisogno di rimuovere quell’ostacolo.

Da qui il tratto surreale del confronto in atto.
Ma , per contro e come si sa, i simboli contano e possono influenzare un intero corso politico.

Se così non fosse non si capisce perché si è voluto strappare a viva forza il già rado scalpo dei pensionati quando non si è in grado di offrire un lavoro appena dopo i cinquant’anni.
La solita sbobba.
Si è continuato a cercare di introdurre una concorrenza al ribasso tra giovani e anziani in perfetta continuità con il Sacconi pensiero.
Con il chiaro obiettivo di fottere entrambi: giovani e vecchi.

Inutile nascondersi dietro giri di parole: anche stavolta il governo Monti si caratterizza ,tecnicamente, per la sua impronta sobriamente antioperaia.

Non si tratta di cattiveria. Solo di una politica super ideologizzata in linea con i desiderata , veri o presunti, dei mercati finanziari. Non conta il lavoro, né l’economia reale di cui il governo Monti ampiamente si disinteressa, contano i giudizi , e gli obiettivi di quei pochi grandi gruppi che dominano la finanza mondiale e che tengono in scacco l’Europa intera.

In tal contesto vanno analizzati i comportamenti dei vari attori che mettono in scena il teatro sull’art 18. (Magari, per chi l’ha visto, sulla scorta della godibilissima performance del giovanissimo Pierre Carniti ospitato l’altra sera da Gad Lerner).

1)Super Mario anzitutto.
Ha avuto la sua libbra di carne (vedi Mariangiola Gallingani su Quarantena New) da esibire nel suo importante viaggio “d’affari” , (pubblici naturalmente), in Asia.
Si perché Lui l’art. 18 l’ha tolto di mezzo.
Al momento.
I compiti a casa li ha svolti diligentemente e tempestivamente.
E’ tutto ciò che conta per un curatore fallimentare.

Come dite, il parlamento? Ah , quello viene dopo. Del resto in politica si può anche bluffare senza pagar eccessivo pegno. L’importante è l’esibizione di forza.

2) La CGIL.
Susanna Camusso ha cercato, verosimilmente, in quest’occasione di invertire la rotta per raggiungere un compromesso accettabile nel quadro di una ricostituita unità sindacale. Ha fatto il suo mestiere. E quando non s’è ottenuto l’obiettivo di una salvaguardia sostanziale di un diritto sancito nello statuto dei diritti dei lavoratori non ha esitato a proclamare una mobilitazione generale di lunga durata anche sulla base di una petizione popolare ( un pochino troppo nascosta nel sito della CGIL) i cui contenuti sono nettamente alternativi all’ideologia del governo Monti.
Alla fine di questa vicenda la CGIL risulterà probabilmente, assieme alla Fiom, se non proprio tra i vincitori , non certo tra gli isolati e perdenti, preventivati con grande miopia da Bonanni.
Quest’ultimo , non a caso, si è già messo a rincorrere quello che dovrà essere il compromesso parlamentare che smentirà (poco o tanto vedremo) la tattica della sua CISL.

Il PD.
Bersani, verosimilmente, (lo si ricava dall’insistenza sulla cosiddetta manutenzione) contava in un semplice ritocco sulla durata dei contenziosi giudiziari. E forse qualche assicurazione in tal senso l’aveva pur avuta. E invece no, gli han fatto lo scherzetto dell’abolizione della reintegra in conseguenza di licenziamenti per motivi economici (cioè tutti i licenziamenti).
E i giornali a titolare sullo schiaffo a Bersani.
E così Bersani le prende da Monti e anche dalla sua base inferocita e infine dalla concorrenza, in diverso modo agguerrita, sul fianco sinistro.

Ma è chiaro che non potrà finire così.
Monti, in concreto, può incassare alla fine solo un risultato parziale a valere intanto per il suo tour propagandistico.
La minestrina avvelenata preparata dalla cuoca Fornero , il PD non la può sorbire salvo morirne.
Né più né meno.
Dunque ci vuol qualcosa da spacciare, nel bene e nel male come “buon compromesso” da parte di ognuna delle parti in causa.

E’ ciò che avverrà.
Starà poi ad ognuno giudicare nel merito.
Avverrà comunque.
Perché, certo Bersani non può affondare il governo ,salvo smentire la scelta (sbagliata) di farlo nascere. Il suicidio non è previsto in politica, salvo rari casi.
D’altronde Monti senza il PD ,o anche solo con un PD imploso, va a casa .
E di corsa.
Mentre non ne ha nessuna voglia.
La missione internazionale che si è in parte intestata e che in parte ha ricevuto deve essere completata in bellezza.
E ciò non può avvenire,a prescindere dai voti parlamentari, senza il PD. La sua piena copertura.
Era solo necessario indebolirlo ancora un pochino.

D’accordo forse il più è fatto: poco lavoro, mal pagato e peggio trattato, pensioni simboliche solo per chi sopravvive fortunosamente agli acciacchi dell’età, liberalizzazioni burletta e niente riforme che invadano lo sterminato campo d’interesse/i dell’uomo più ricco d’Italia.
Ma, come dicevo la missione non è terminata. Resta ancora da “impiegare” al meglio il risparmio residuo degli italiani,per placare la fame atavica dei mercati e passare ad un’economia interamente basata sulla finanza.

A tal fine è cruciale una bella sforbiciata alla spesa pubblica. Che andrebbe pure bene.Se si traducesse in maggiore produttività. Salvo tener conto che in tutti questi anni le entrate fiscali dello Stato sono sempre state superiori alle uscite. Almeno in materia di spesa sociale. E scommetto che proprio qui,nel ventre molle, si continuerà a tagliare.

Ah , lo sviluppo dite?
In primo luogo da questa nuova flessibilità in entrata arriveranno fior d’investitori esteri. (Non credeteci è una balla e pure stupida).
In secondo luogo c’è sempre la (o il) Tav. Tanto deve bastare per il momento. Specie con il mercato dell’edilizia stagnante e per di più alle prese con l’IMU.
In una fase successiva, chissà, il capitale finanziario s’incaricherà, forse, di proporci tante belle idee da realizzare nei più svariati campi in Project Financing.
Tanto per comprarci a prezzi stracciati gli ultimi gioielli di famiglia.
Ma questo avverrà più avanti nel tempo.

Quando saremo declassati definitivamente al rango di paria dell’Europa.
Stremati da tanto riformismo.
Ma potremo consolarci.
Saremo pur sempre- se non altro per ragioni demografiche- un gradino (uno solo) più in alto nell’umido sottoscala che comprenderà stabilmente un bel gruppo di paesi dell’Europa.

Speriamo che Monti- magari nel frattempo insediato alla presidenza della Commissione europea- sia mosso ad umana , cattolica pietas verso quanti si son giovati, bon gré mal gré, delle sue amorevoli cure.
In fondo lo hanno(lo abbiamo) aiutato nel momento del bisogno.
O no?

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12 Risposte to “art.18 e dintorni.”

  1. Roberto Says:

    Caro Mauro,
    gli eventi sembra abbiano spezzato le reni anche ai frequentatori del tuo blog.

    Per una parte, ti si potrebbe riconoscere di aver anticipato la “predica” domenicale di Eugenio Scalfari.

    D’altra parte, le ragioni del ristagno in Italia le conosciamo tutti.
    Quella di Monti mi pare una profezia che si autoavvera: a forza di dire che gli investimenti sono bloccati dall’articolo 18, cominciano a dirlo anche i famosi “mercati” che non lo avevano neppure pensato.

    Ci sarebbero tante cose utili da fare, nel ventre molle della gestione amministrativa dello stato, ad esempio riequilibrare la distribuzione territoriale degli uffici giudiziari: costerebbe poco o niente, lo chiedono anche i giudici e si razionalizzerebbe una funzione indispensabile a cittadini e imprese.
    Invece niente, come anche Bologna insegna: al tribunale in via Farini erano contrari giudici e forse anche il sindaco, poi vinsero avvocati e chi ci avrebbe fatto business.

  2. Roberto Says:

    C’è un commento molto pertinente ad un servizio di Bernardo Iovene sulla Previdenza (http://www.corriere.it/inchieste/reportime/economia/previdenza-asociale/b7fbcdc8-7508-11e1-9cbf-6c08e5424a86.shtml).
    Lo riporto per intero, ricordando che anche Lamberto Dini fece la sua riforma immediatamente dopo aver sistemato le sue posizioni pensionistiche (allora lavoravo a milano, e il commento in fabbrica era “barbun”)

    In – Coerenza
    25.03|18:51 simoc1
    La ministra E. Fornero si é dimostrata chiaramente avversa al sistema pensionistico retributivo, perché lo ritiene non sostenibile.
    Il sistema contributivo che si basa sulle contribuzioni versate nell’intera vita lavorativa riduce le pensioni rispetto al retributivo di ca. il 30-35%.
    L’INPS ha emanato la circolare n. 108 nel 2002 con la quale da facoltà di optare per il sistema contributivo anche per chi ha maturato la pensione con i criteri del retributivo. Questa facoltà è data per quei lavoratori che hanno avuto gli ultimi anni di lavoro penalizzati (mobilità , contratti atipici , ecc.).
    A questo punto visto che le condizioni pensionistiche della Ministra Fornero possono fruire di questa facoltà, ha IN -COERENZA esercitato l’opzione per il contributivo che la penalizza del 30-35%? Attendo una Sua coerente risposta

  3. Giovanni Says:

    @Roberto,non hai colto nel segno
    Per la scelta del tribunale tutti si sono piegati agli stringenti bisogni della “novella”proprietà di Palazzo Pizzardi.Chissà se la Draghetti é statata chiamata da qualcuno a rendere conto dell’ordinanza con la quale revocò la destinazione della Maternità al nuovo tribunale.E poi,a parte la debole esternazione di Coffy,perché lo sceriffo, noto per le sue imputanture, consenti lo scempio?
    A che punto è l’inchiesta della Magistratura?
    Questa vicenda supera ,a mio avviso,Civis.

  4. Roberto Says:

    @ Giovanni
    Tengo conto della tua precisazione: non sono addentro alle cose bolognesi più di quanto si vede o si legge, e mi pareva che il Procuratore Generale di allora fosse contrario ad un insediamento in centro, e propendesse per una “cittadella giudiziaria” (vicino alla Dozza, suggerivo io).
    Poi tutti gli avvocati, quelli di sinistra in primis, si opposero perchè avrebbero dovuto trasferire gli uffici, che – secondo loro – avrebbero anche perso valore immobiliare.
    La soluzione adottata comunque è collaudata: ben prima di Volta, ad esempio, in Veneto un industriale aveva ereditato dal padre una serie di capannoni col tetto aguzzo (come quelli delle Officine Rizzoli), ormai in centro e inadeguati per le lavorazioni che vi si svolgevano, che erano state trasferite in un nuovo stabilimento in periferia.
    Si superarono i vincoli urbanistici richiamando un interesse “pubblico” e fu fatto un progetto su misura per un ente che si impegnò ad affittare il palazzo costruendo.
    La banca ci mise i soldi e tuttivissero felici e contenti (pagatori di tasse a parte).

  5. Giovanni Says:

    Bersani parla di “modello tedesco”Ma prima di parlare dovrebbe studiare di più.
    Sarebbe sufficiente alla bisogna il piccolo trafiletto sul modello tedesco oggi apparso a pagina 9 di Repubblica:la cogestione in Italia non c’é.
    Ma non è tutto. Il lavoro in Italia è una merce rarefatta e le nuove condizioni di lavoro sono quelle introdotte dall’ottimo Treu e dalla legge 30 voluta da Sacconi,falsamente attribuita al povero Biagi:in Italia vige il sistema di precariato più orrido del mondo.
    Peraltro il precariato dei lavoratori ha reso precario le stesse strutture dell’industria manifatturiera e dei sevizi
    Un’ esempio valga per tutti. L’industria dell’abbigliamento rende oggi un margine industriale del 60(sessanta) per cento,grazie al lavoro precario degli italiani e dei cinesi nostrani ed esteri. Il prodotto viene assemblato nel modo più “informale possibile,con produttori non facilmente identificabili,perché soggetti ad una continua mutazione.
    Tutta la industria manifatturiera vorrebbe gli stessi margini e ciò spiega i referendum alla Fiat e alla Marcegaglia di Forli.Fuori i “vecchi”dipendenti e dentro i precari a basso salario e senza potere di contrattare. Perciò fuori anche i veri sindacalisti e avanti gli zerbini.
    In questo contesto si comprende più agevolmente la priorità di lor signori di smantellare lo statuto dei lavoratori,di cui l’articolo 18 è la chiave di volta.
    Infatti l’articolo 18 non solo tutela i posti di lavoro dei vecchi assunti,ma svolge una funzione preventiva contro la libertà di licenziare ad nutum:nessun datore di lavoro subisce volentieri lo scorno di una reintegrazione per ordine del giudice. A parte la Fiat che da sempre non esegue l’ordine del giudice per diritto divino.
    Ciò spiega anche perché volevano modificare l’articolo 41 della costituzione,di cui l’art.18 costituisce una concreta applicazione,come scriveva un nobilissimo e integerrimo giuslavorista: Massimo D’Antona.
    Ci vorrebbe un contrattacco.Finché la legge 30,che precarizza il lavoro in mille forme,non viene smantellato,l’articolo 18 e il diritto al lavoro ed a una vita dignitosa delle famiglie italiane lavoro sono in percolo
    Insomma è in pericolo quel poco di democrazia e libertà economica che c’è in Italia.
    Bersani forse ha fiutato l’aria che tira. La base elettorale questa volta non perdonerà. Dopo il doppio taglio alle pensioni,la precarizzazione totale di tutti i lavoratori non sarà digerita. Il troppo stroppia. Strano che non l’abbia capito anche il grande Player,Napolitano .
    Ho la vaga sensazione che a svegliare il popolo anestetizzato sia stato l’enorme quantità di odio di classe esternato dalla coppia Monti –Fornero

  6. mauro zani Says:

    @Roberto. I frequentatori si son trasferiti in larga parte su Fb.Evidentemente è considerato luogo più agevole e meno impegnativo. Non me ne dispiaccio, dato che questo sobrio e modesto blog è adesso più frequentato di un tempo.Sempre roba da poco ,intendiamoci….

  7. mauro zani Says:

    Esempio questo post è stato visitato( non so se letto), 487 volte. Insomma non è una platea piuttosto un tinello…. ma va bene così…

  8. Giovanni Says:

    Caro Mauro,non me ne volere, ma Roberto che tutti apprezziamo per la sua onestà merita una replica.
    Roberto,cosa fa un’Amministratore delegato quando vuol fare approvare una determinata scelta dal CdA?Ovviamente procura ovviamente un parere “pro veritate”da un professionista o da un Advisor retribuito.Cosa fa una pubblica amministrazione che vuole deresponsabilizzarsi da una determinata scelta?Ovviamente nomina una commissione di addetti ai lavori per valutare la congruità della scelta che sta per fare.
    Nell’uno e nell’altro caso ,come sai,la scelta non è vincolante,perché spetta agli amministratori scegliere.
    E quale fu il parere espresso dal singolo avvocato dopo aver visitato Palazzo Pizzardi?”Beautiful”,disse
    Quanto alla presunta necessità di edificare fuori Bologna 2una cittadella della giustizia,a mio sommesso avviso, non ne ricorreva la necessità per le seguenti ragioni.
    Palazzo Baciocchi,attuale sede della corte d’appello e della procura generale,ha ospitato fino a venti anni fa,la corte d’appello,la procura generale,il tribunale,la procura della repubblica,la pretura e la cancelleria commerciale.
    Venti anni fa fu inaugurata la bellissima sede di via Garibaldi,ottimamente ristrutturata, per ospitare il Tribunale di Bologna,che effettivamente accolse in modo dignitoso gli operatori di giustizia e gli utenti finali.
    Successivamente,fu preso in affitto,a piazza Trento Trieste un palazzo della Carisbo per ospitare la Procura della repubblica e poi ancora un palazzo per ospitare gli ufficiali giudiziari in una traversa di via Castiglione di cui non ricordo il nome.
    Se si voleva concentrare tutti gli uffici giudiziari,la scelta non poteva che cadere naturalmente sulla ex Maternità di propietà della Provincia di Bologna. E di fatti tale scelta fu deliberata. Invero Palazzo Baciocchi,la Sede di via Garibaldi e la Maternità sono palazzi contigui,con enormi sotterranei,utili per ospitare l’enorme mole di fascicoli. Tali sotterranei,peraltro sono collegabili anche per il “barellamento” dei fascicoli tra i vari uffici,dalla procura al gip,dal gip ai tribunali e via dicendo.
    La “cittadella della giustizia”,dunque già esisteva ,anzi esiste ancora per chi ha il fegato e l’onesta di risolvere il contratto d’affitto con Volta, quantomeno ,per comprovata inidoneità di Palazzo Pizzardi ad ospitare il Tribunale di Bologna.
    Quanto all’asserito opposizione degli avvocati alla costruzione di un nuovo manufatto vicino al carcere di Dozza, per evitare il deprezzamento degli studi ,si tratta di una “panzana” alimentata dalla stampa locale.
    Gli avvocati,almeno la stragrande maggioranza,non sono proprietari degli immobili dove esercitano la professione,sicché una delocalizzazione del tribunale avrebbe semmai provocato ucalo dei canoni di affitto.
    Ma la realtà la si coglie più facilmente nella realtà concreta e non nelle ipotesi. Forse che la costruzione delle cittadelle giudiziarie di Ravenna e Reggio Emilia ha importato una migrazione degli avvocati in campagna ?.No gli studi sono rimasti la dove devono stare,in città,a contatto con la clientela e con gli altri uffici pubblici e non ,strumentali all’esercizio della professione E poi cosa ne avremmo dovuto fare dei palazzi storici abbandonati?Altri costosissimi ed inutili musei?
    Vi è però da aggiungere un particolare non secondario.
    Successivamente all’insrdiamemto del Tribunale nel Palazzo acquisto da Volta,la Dragetti ha messo all’asta la ex Maternità. Il candidato all’acquisto,secondo vox populi doveva essere il medesimo Volta e udite udite,secondo la stampa locale la ex maternità è destinato ad ospitare un albergo e residenze di lusso. Ma l’asta é andata deserta. Forse perché nel frattempo era scoppiato lo scandalo del tribunale senza archivio e con cantine neppure buone per il “culatello”?
    Roberto,vedi tu di tirare le conclusioni.Io ho una mia personalissima idea,non suffragata da alcun elemento concreto.Utilizzo soltanto un po’ di logica. E la logica dice che le cose non stanno in ordine.
    Il fatto essenziale resta che Palazzo Pizzardi ,non è idonea alla funzione per cui è stata scelta e che costerà 50-55 milioni di affitto per 12 anni,il 35% più dell’ammortamento finanziario del prezzo di acquisto,mentre la Maternità è stata posta sul mercato a 15 milioni di euro per fronteggiare le spese pazze della Provincia.
    C’è poi la possibilità che Volta abbia preso i soldi per l’acquisto di Palazzo Pizzardi dal gruppo di cui fa parte la Carisbo,che allora si sarebbe data la zappa sui piedi rinunciando ad 1,9 milioni di affitto annuo per l’immobile di Piazza Trento Trieste,che ospita,ancora per poco,la procura della repubblica. Altro che fiscal compact
    Caro Mauro ti chiedo ancora scusa per averti rubato il tuo prezioso spazio.

  9. Giovanni Says:

    Dimenticavo,al postutto, é la Draghetti che deve fornire una razionale spiegazione del perché revocò la disponibiltà della ex maternità ad ospitare il tribunale rinunziando ad un congruo affitto

  10. Roberto Says:

    Giovanni, cosa vuoi che dica se non far mie le parole scritte da Antonio Tabucchi in un articolo di qualche mese fa: ci hanno rubato tutto.

    Mauro, meglio così temevo una disaffezione che poteva essere motivata soltanto da rassegnazione e sfinimento.
    Ma non riuscirai a farmi fare amicizie su facebook!

  11. Andrea Says:

    Auguri dall’altro mondo (trailer del film di fantascienza “Iron Sky” – colonna sonora dei Laibach).

  12. marco da bologna Says:

    Condivido come al solito l’analisi di Mauro!Credo che a questo governo non si possa più dare credito!Penso per analogia al governo Prodi,pure questo un governo proveniente dal mondo universitario,che alla fine raggiunse il suo obbiettivo,l’entrata nell’euro,a pagare il biglietto per entrare furono sempre i soliti,i pezzi forti le banche pubbliche furono svendute ,bene o male con l’entrata nell’euro i tassi di interesse si abbassarono,chi voleva investire,ebbe un incentivo;domanda?I nostri imprenditori sfruttarono questo momento?Forse alcuni si comprarono case,altri decine di case!!Alla fine il governo Prodi aveva una logica,forse non troppo di sinistra nei fatti,ma le spalle larghe degli italiani,sopportarono!!!!Il governo Monti non ha alcuna logica che non sia di tipo finanziario!!

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