Cresci,Italia!

Beh, alla fine le cose son andate come si diceva.
S’è raggiunto il “buon compromesso”.
Abbiamo la riforma del mercato del lavoro che Super Mario- totalmente sprovvisto di comune senso del pudore – definisce di portata “storica”.

Contenti tutti:
1)Monti che ha potuto andare in giro per il sud-est asiatico a vendere la pelle dell’orso già agonizzante ancor prima d’avergli inferto il caritatevole colpo di grazia.

2) Bersani che ha ottenuto la sua “manutenzione” tenendo insieme il PD e la Cgil.

3) Il PDL che deve pur aver ottenuto qualcosa nel merito e forse anche a latere.
Nel merito, perché la storica riforma è, in gran parte solo fuffa.
A latere perché vige il legittimo sospetto che qualcosa si sia dovuto concedere ad Alfano affinché non alzasse alti lai contro la manutenzione “snaturante” della riforma avanzata da Bersani.
Forse l’accordo, vitale, sulla legge elettorale che libera il PD dalla fatica delle alleanze elettorali e che ,come effetto collaterale, apre un’autostrada al proseguimento sotto altre spoglie all’esperienza del governo tecnico ?

Per conto mio leggo a volo d’uccello il testo governativo .
Lascio ad altri meno pigri e più ferrati in materia la disamina sui singoli articoli.

Capisco solo che per quanto riguarda la cosiddetta flessibilità in entrata è successo ben poco di quello (sembrano passati cent’anni) che la Fornero annunciava,con competente cipiglio, quando spiegava a noi profani e ignoranti che ci sarebbe stato un unico(poi corretto in tendenzialmente unico) contratto d’ingresso e un moderno e universale sistema di ammortizzatori sociali.

Balle.
Con uno virgola sette miliardi non succede un bel nulla.
Una sottile foglia di fico che, politicamente parlando, serve a malapena a coprire il mazzo alle parti in causa.

Quanto all’apprendistato, tanto decantato , la quota del 30% di assunti a tempo indeterminato per continuare a farvi ricorso non mi par granché come sbarramento al precariato.
Per il resto , adesso le categorie imprenditoriali protestano per il minimo aumento contributivo a valere sui lavoretti precari, ma sanno benissimo che il modesto maltolto può essere agevolmente scaricato sui lavoratori ,giovani o vecchi che siano.

Sulla flessibilità in uscita è da riservarsi un’analisi più approfondita. Almeno per me , che poco ne capisco e che tuttavia m’ostino, spudoratamente a scriverne e discuterne, con il malvagio preconcetto che m’anima nei confronti della “classe tecnica” tanto competente quanto sbadata, almeno a valere sugli “esodati”.

Tuttavia , ad occhio e croce, nonostante la “manutenzione “ ottenuta, l’art 18 mi sembra aver ricevuto un assai brusco ridimensionamento con quella paroletta: “insussistenza”, vergata da Monti.
La stessa rapida e contratta dinamica che viene descritta nel testo governativo lascia pochi o punti spazi ad un utilizzo antidiscriminatorio della nuova norma. Il reintegro, che pur riappare sulla carta, sembra presto destinato a scomparire del tutto nella realtà fattuale.

Alla fin della fiera, tra flessibilità in entrata e flessibilità in uscita, la riforma storica che all’inizio veniva spacciata per flexsecurity (modello danese o tedesco o quel che volete voi) si caratterizza per il mantenimento di un elevato grado di insicurezza e precarietà e nel 2017 nessuno andrà a chiedere conto al duo Monti-Fornero.

Sia come sia , “Cresci Italia” dice la propaganda montiana. E avanti coi carri.
Che bella cosa!

Ma dove? Ma come? Ma quando?

La disoccupazione è tornata ai livelli record dell’inizio degli anni ’90, mentre il record s’è raggiunto anche nell’ammontare del debito pubblico, i prezzi salgono e i consumi calano in modo allarmante , il PIL è previsto in calo dell’1’5% secondo i tecnici, mentre andrà grassa se diminuirà “solo” del 2’5%. (Per verificare questa infausta previsione basterà attendere la fine del 2012).
E, intanto, il signor spread impazza di nuovo.
Frega niente a Lui (lo spread) della riforma storica.
Anche perché non c’è mai stato alcun, seppur fuggevole, rapporto tra Lui e il lavoro.

Che c’azzecca l’industria della finanza con la creazione di valore attraverso il lavoro umano?
Niente, appunto.
O meglio: meno lavoro si crea, più s’indebolisce l’economia e ciò che un tempo si soleva definire come “base produttiva” e maggiori vantaggi ne traggono i finanzcapitalisti che anche dopo il 2008 nella deregolazione totale continuano, indisturbati e impuniti, a scommettere sui principali fattori di crisi non certo sulla crescita.

Comunque abbiamo avuto il “Salva Italia” adesso ci danno il “Cresci Italia”, resta da capire cosa hanno in serbo per occupare il tempo che resta alla fine della legislatura.

E’ da sperare non si tratti di “Un’asta per l’Italia”.

Annunci

7 Risposte to “Cresci,Italia!”

  1. Sergio Salsedo Says:

    Gli abboccamenti con gli amici cinesi fanno pensare che forse proprio questo sarà il prossimo passaggio….

  2. Giovanni Says:

    Bravo Mauro,hai capito tutto,anche se non sei un “professore” della Bocconi:la reintegrazione nel posto di lavoro é destinato a sparire
    Il tuo intuito politico ti porta a comprendere quello che Bersani e Camusso fanno finta di non capire per convenienza e per mancanza di coraggio:senza tutela reale(reintegrazione) tutti sono licenziabili,cosicchè i diritti,tutti i diritti e le libertà(compresa quella sindacale escono definitivamente dalle fabbriche.Sembra di trovarsi di fronte ad un’operazione portata avanti di concerto con Marchionne.
    L’articolato della flessibilità in uscita(cosi é denominata la rubrica di quello che fu l’articolo 18)serve a sbattere fuori il lavoratori con una “paccata”di 20.000 circa(media ponderata sui lavoratori più anziani)
    Il sindacato sarà chiamato giorno per giorno “a rottamare” i lavoratori davanti alla Dpl.Con quella somma i lavoratori indebitati fino al collo con “i prestatori al consumo” potranno onorare i debiti contratti con i suddetti strozzini e poi buttarsi con la coscienza a posto dai balconi o dai ponti.
    Sono troppo incazzato per spiegare il meccanismo messo in piedi dal prof Mazzamuto Salvatore,ex estremista di sinistra del diritto ,il quale da giovane si strizzava le meningi per dimostrare che l’ordine di reintegra si poteva attuare coattivamente ,anche contro la volontà del padrone(e quindi anche contro la Fiat).Oggi è consulente ministeriale nominato da Alfano.Vuoi mettere .Ichino docet :arriveranno molte consulenze dalle banche.Parcelle profumate
    Ha ragione Monti quanto dice alla Marcegalia che una riforma così se la sognava:soltanto coloro che avevano costruito nel tempo la corazza conoscevano il punto debole:IL SINDACATO
    Il sindacato ,infatti,paradossalmente, é estranea alla cultura giuridica che ha prodotto l ‘articolo 18 e gran parte dello statuto dei lavoratori
    .Per il sindacato va bene sempre firmare.Firmo,ergo sono.Non firmo,non sono.Soltanto Landini ha il quoziente e l’onesta per essere un vero dirigente sindacale.
    La Camusso,come si diceva una volta,é un “Bonzo sindacale “.Oggi si direbbe” un culo di pietra”

  3. Gianni Says:

    Caro Mauro e in parte anche con te Giovanni io sono d’accordo, ma sento tanta gente in giro che fà questo ragionamento: “io non mi intendo di politica però Monti mi piace perché, intanto non è Berlusconi, con tutto il suo codazzo e neanche quelli che gli davano sempre addosso perchè era “Berlusconi”, con tutti i guai giudiziari. Adesso Monti mette A B C attorno a un tavolo e si mettono d’accordo sulle misure da prendere per il paese, saranno anche in parte sbagliate…. ma magari avessero fatto così tanti anni prima perchè centro destra o centro sinistra da soli litigavano e basta, vedi come hanno ridotto l’Italia!”
    Questo è il ragionamento terra a terra che ti fanno e hai un bel spiegargli le misure di destra, il liberalismo, la finanza, ecc.
    L’alternativa? La sinistra? Il centro sinistra ? Risposta: “Abbiamo già visto che non cè la fanno da soli!”
    Se poi gli parli di patrimoniale quelli si spaventano, della serie “sol che non tocchi a me pagare” o oppure “meno pago meglio è” o meglio “è una doppia forma di tassazione ingiusta oltretutto su un patrimonio che non genera utili” e aggiungono “se non sono in grado di far pagare le tasse figurati a chi applicano la patrimoniale sempre ai soliti noti” e più son piccoli proprietari con qualche rendita peggio sono e tieni conto che siamo in Emilia Romagna…………
    Scusate la mia caduta di stile, ma mi sa che siam proprio messi male e prima di una ripresa della coscienza critica della gente deve passare ancora molto tempo o sono di destra o sono con Monti! Anche se li stà bastonando alla grande non vedono alternative!
    Gli ultimi 20 anni sono stati un disastro hanno seminato una sfiducia nei partiti e nelle istituzioni democratiche profonda, terrificante e pericolosa nella e tra la gente!
    Non so proprio come arriveremo alle elezioni del 2013, sempre ammesso che ci arriviamo: che le autorità monetarie le lascino fare o che come dici tu non facciano prima “Un’asta per l’Italia”.
    Intanto a credenti e non credenti auguro Buona Pasqua e Pasquetta a tutti.
    Intanto a credenti e non credenti auguro Buona Pasqua e Pasquetta a tutti.

  4. Giovanni Says:

    CommentaRivelazioni’Così torturavamo i brigatisti’di Pier Vittorio BuffaUsare ogni mezzo per far parlare i terroristi: era il 1982 quando l’Espresso deunciò le sevizie ai responsabili per il sequestro Dozier. All’epoca il nostro cronista fu smentito e arrestato. Oggi il commissario di polizia Savatore Genova conferma tutto: ‘Ero tra i responsabili, e ricevemmo il via libera per botte e sevizie”(05 aprile 2012)Enrico TriacaSì, sono anche io responsabile di quelle torture. Ho usato le maniere forti con i detenuti, ho usato violenza a persone affidate alla mia custodia. E, inoltre, non ho fatto quello che sarebbe stato giusto fare. Arrestare i miei colleghi che le compivano. Dovevamo arrestarci l’un con l’altro, questo dovevamo fare”.
    Salvatore Genova è l’uomo il cui nome è da trent’anni legato a una grigia vicenda della nostra storia recente. Quella delle torture subite da molti terroristi tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta.

    Una vicenda grigia perché malgrado il convergere di testimonianze concordanti, le denunce di poliziotti coraggiosi e le inchieste giudiziarie la verità non è mai stata accertata. Nessuna condanna definitiva, nessuna responsabilità gerarchico-amministrativa, nessuna responsabilità politica. Solo lui, il commissario di polizia Salvatore Genova, e quattro altri poliziotti arrestati con l’accusa di aver seviziato Cesare Di Lenardo, uno dei cinque carcerieri del generale americano James Lee Dozier, sequestrato dalle Brigate rosse il 17 dicembre 1981 e liberato dalla polizia il 28 gennaio 1982. Evocare il nome di Genova vuol dire far tornare alla memoria l’acqua e sale ai brigatisti, le sevizie, le botte.

    Oggi Salvatore Genova non ci sta più. Nel 1997 aveva iniziato a mandare al ministero informative ed esposti senza avere risposte. Adesso ha deciso di fare nomi, indicare responsabilità, svelare quello che accadde davvero in quei giorni drammatici. Ecco il suo racconto.
    “Questura di Verona, dicembre 1981. Il prefetto Gaspare De Francisci, capo della struttura di intelligence del Viminale (Ucigos) convoca Umberto Improta, Salvatore Genova, Oscar Fioriolli e Luciano De Gregori. E’ la squadra messa in campo dal ministero dell’Interno (guidato dal democristiano Virginio Rognoni) per cercare di risolvere il caso Dozier.

    Il capo dell’Ucigos, De Francisci, ci dice che l’indagine è delicata e importante, dobbiamo fare bella figura. E ci dà il via libera a usare le maniere forti per risolvere il sequestro. Ci guarda uno a uno e con la mano destra indica verso l’alto, ordini che vengono dall’alto, dice, quindi non preoccupatevi, se restate con la camicia impigliata da qualche parte, sarete coperti, faremo quadrato. Improta fa sì con la testa e dice che si può stare tranquilli, che per noi garantisce lui. Il messaggio è chiaro e dopo la riunione cerchiamo di metterlo ulteriormente a fuoco. Fino a dove arriverà la copertura? Fino a dove possiamo spingerci? Dobbiamo evitare ferite gravi e morti, questo ci diciamo tra di noi funzionari. E far male agli arrestati senza lasciare il segno.

    Il giorno dopo, a una riunione più allargata, partecipa anche un funzionario che tutti noi conosciamo di nome e di fama e che in quell’occasione ci viene presentato. E’ Nicola Ciocia, primo dirigente, capo della cosiddetta squadretta dei quattro dell’Ave Maria come li chiamiamo noi. Sono gli specialisti dell’interrogatorio duro, dell’acqua e sale: legano la vittima a un tavolo e, con un imbuto o con un tubo, gli fanno ingurgitare grandi quantità di acqua salata. La squadra è stata costituita all’indomani dell’uccisione di Moro con un compito preciso. Applicare anche ai detenuti politici quello che fanno tutte le squadre mobili. Ciocia, va precisato, non agì di propria iniziativa. La costituzione della squadretta fu decisa a livello ministeriale.

    Ciocia, che Umberto Improta soprannomina dottor De Tormentis, un nomignolo che gli resta attaccato per tutta la vita, torna a Verona a gennaio, con i suoi uomini, i quattro dell’Ave Maria. Da più di un mese il generale è prigioniero, la pressione su di noi è altissima.

    Il 23 gennaio viene arrestato un fiancheggiatore, Nazareno Mantovani. Iniziamo a interrogarlo noi, lo portiamo all’ultimo piano della questura. Oltre a me ci sono Improta e Fioriolli. Dobbiamo “disarticolarlo”, prepararlo per Ciocia e i quattro dell’Ave Maria. Lo facciamo a parole, ma non solo. Gli usiamo violenza, anche io. Poi bisogna portarlo da Ciocia in un villino preso in affitto dalla questura. Lo facciamo di notte. Lo carichiamo, bendato, su una macchina insieme a quattro dei nostri. Su un’altra ci sono Ciocia con i suoi uomini, incappucciati. Fioriolli, Improta e io, insieme ad altri agenti, siamo su altre due macchine. Una volta arrivati Mantovani viene spogliato, legato mani e piedi e Ciocia inizia il suo lavoro con noi come spettatori. Prima le minacce, dure, terrorizzanti: “Eccoti qua, il solito agnello sacrificale, sei in mano nostra, se non parli per te finisce male”. Poi il tubo in gola, l’acqua salatissima, il sale in bocca e l’acqua nel tubo. Dopo un quarto d’ora Mantovani sviene e si fermano. Poi riprendono. Mentre lo stanno trattando entra il capo dell’Ucigos, De Francisci, e fa smettere il waterboarding. 
    Salvatore Genova Dopo qualche giorno l’interrogatorio decisivo che ci porterà alla liberazione di Dozier, quello del br Ruggero Volinia e della sua compagna, Elisabetta Arcangeli.

    Io sono fuori per degli arresti e quando rientro in questura vado all’ultimo piano. Qui, separati da un muro, perché potessero sentirsi ma non vedersi, ci sono Volinia e la Arcangeli. Li sta interrogando Fioriolli, ma sarei potuto essere io al suo posto, probabilmente mi sarei comportato allo stesso modo. Il nostro capo, Improta, segue tutto da vicino. La ragazza è legata, nuda, la maltrattano, le tirano i capezzoli con una pinza, le infilano un manganello nella vagina, la ragazza urla, il suo compagno la sente e viene picchiato duramente, colpito allo stomaco, alle gambe. Ha paura per sé ma soprattutto per la sua compagna. I due sono molto uniti, costruiranno poi la loro vita insieme, avranno due figlie.

    E’ uno dei momenti più vergognosi di quei giorni, uno dei momenti in cui dovrei arrestare i miei colleghi e me stesso. Invece carico insieme a loro Volinia su una macchina, lo portiamo alla villetta per il trattamento. Lo denudiamo, legato al tavolaccio subisce l’acqua e sale e dopo pochi minuti parla, ci dice dove è tenuto prigioniero il generale Dozier. Il blitz è un successo, prendiamo tutti e cinque i terroristi e li portiamo nella caserma della Celere di Padova. Ciascuno in una stanza, legato alle sedie, bendato, due donne e tre uomini. Tra loro Antonio Savasta che inizierà a parlare quasi subito, e proprio con me, consentendoci di fare centinaia di arresti.

    Ma le violenze non finiscono con la liberazione del generale. Il clima è surriscaldato. Tutti sanno come abbiamo fatto parlare Volinia e scatta l’imitazione, il “mano libera per tutti”. Un gruppo di poliziotti della celere, che si autodefinisce Guerrieri della notte, quando noi non ci siamo, va nelle stanze dove sono i cinque brigatisti e li picchia duramente. Un ufficiale della celere, uno di quei giorni, viene da me chiedendomi se può dare una ripassata a “quello stronzo”, riferendosi a Cesare Di Lenardo, l’unico dei cinque che non collabora con noi. Io non gli dico di no e inizia in quell’attimo la vicenda che ha portato al mio arresto. La mia responsabilità esiste ed è precisa, non aver impedito che il tenente Giancarlo Aralla portasse Di Lenardo fuori dalla caserma. La finta fucilazione e quello che accadde fuori dalla caserma lo sappiamo dalla testimonianza di Di Lenardo. Io rividi il detenuto alle docce. Degli agenti stavano improvvisando su di lui un trattamento di acqua e sale. Li feci smettere ma non li denunciai diventando così loro complice.

    La voglia di emulare, di menar le mani, di far parlare quegli “stronzi” non si ferma a Padova. Di Mestre so per certo. Al distretto di polizia vengono portati diversi terroristi arrestati dopo le indicazioni di Savasta. I poliziotti si improvvisano torturatori, usano acqua e sale senza essere preparati come Ciocia e i suoi, si fanno vedere da colleghi che parlano e denunciano. Ma l’inchiesta non porterà da nessuna parte.
    Quando i giornali cominciano a parlare di torture e scatta l’indagine contro di me e gli altri per il caso Di Lenardo mi faccio vivo con Improta, gli dico che non voglio restare con il cerino in mano, che devono difendermi. Lui promette, dice di non preoccuparmi, ma solo l’elezione al Parlamento propostami dal Partito socialdemocratico mi toglie dal processo. Gli altri quattro arrestati con me vengono condannati in primo grado e, alla fine, amnistiati.

    Noi non siamo mai stati in prigione. Io venni portato all’ospedale militare di Padova e lì mi venivano a trovare funzionari di polizia per informarmi delle intenzioni dei magistrati. Tra le mie carte ho ritrovato un appunto dattiloscritto che mi venne consegnato in quei giorni. E’ una falsa, ma dettagliatissima, ricostruzione dei fatti che dovevamo sostenere per essere scagionati. Suppongo che lo stesso foglio venne dato anche agli altri arrestati perché non ci fossero contraddizioni tra di noi.
    Io me ne sono restato buono per tutti questi anni perché non volevo far scoppiare lo scandalo, fare arrestare tutti quanti.

    Oggi, guardandomi indietro, vedo con chiarezza che ho sbagliato, che non avrei dovuto commettere quelle cose, né consentirle. Non dovevo farlo né come uomo né come poliziotto. L’esperienza mi ha insegnato che avremmo potuto ottenere gli stessi risultati anche senza le violenze e la squadretta dell’Ave Maria”. Come e ” chiaro lo stato clericico fascista,oggi anche mafioso e camorrista,ha sempre agito indisturbato

  5. Oriano Says:

    Col treno da Bologna, non in tanti, siamo andati a Genova per il funerale di Guido Rossa: é la sola partecipazione che posso ricordare con orgoglio !

  6. maurozani Says:

    Giovanni ricorda un pezzo della storia d’Italia.
    E anche Oriano.
    Per conto mio sto rileggendo gli scritti di Mino Pecorelli su OP….
    Ce n’è ancora molto da raccontare e capire.Un solo esempio. Nel 1964 una rivista italiana preconizzò il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro.
    Più tardi Dalla Chiesa ne ritrova il memoriale (intero) grazie proprio a Pecorelli. Morti tutt’e due….

  7. Giovanni Says:

    Caro Mauro ,dopo la sentenza su piazza della loggia,dobbiamo discutere se i mandati e gli esecutori delle stragi e della stagione del terrorismo ,erano pezzi deviati dello stato o lo stato clerico fascista,mafioso e camorrista tout court.Per il vero Calo’ e’ stato individuato per la strage di San Benedetto Val di Sambro.Sono infatti convinto che da Portello delle Ginestre ad oggi lo “Stato” non sia cambiato granché

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: