Diaz

Sabato 21 luglio 2001 in tarda serata. Ricevo un telefonata che ricordo più o meno così: “guarda che qui c’è una situazione cilena, hanno sfondato il cancello della Diaz”, arrivano anche da noi, stanno salendo le scale”.
Non penso neppure per un nanosecondo che il racconto che prosegue in diretta telefonica sia esagerato. Conosco l’interlocutore, e soprattutto mi è assolutamente chiaro che a Genova la destra vuole a tutti i costi produrre qualcosa di “esemplare” nella gestione dell’ordine pubblico.

A riprova il giorno prima era morto Carlo Giuliani, ucciso con un colpo in testa e successivamente travolto, per ben due volte dalle ruote dalla Land Rover Defender dei CC.
A caldo ,l’aggressione in atto contro le forze dell’ordine,le devastazioni del tanto temuto e propagandato “blocco nero” , non m’appaiono sufficienti , pur nella loro gravità, a giustificare il panico di uomini appartenenti se non erro alla “Compagnia di contenimento e intervento risolutivo”.
Gente dai nervi, presumibilmente, saldi che dovrebbe esser addestrata ad ogni evenienza senza por mano alla pistola.

Difficile dunque quella sera consigliare qualcosa di pratico in quel particolare contesto .
Mi vien solo da dire di tener aperto il cellulare , di alzare le mani ben in alto e di far sapere che “sei al telefono con un parlamentare”.

Puerile, naturalmente.
Fotte niente a quella marmaglia dei parlamentari. Anzi.

Altrettanto puerile pensare (come ho pensato) di mettermi in auto alla volta di Genova.
Per far che , esattamente?

Adesso, dopo oltre un decennio si riporta tramite film e documentari l’attenzione sui “fatti del G8” e in particolare sui misfatti della polizia.

Poco, molto poco, invece si riflette sulle responsabilità enormi del governo in carica. Gente come Scajola ministro degli interni, ma anche come Fini, all’epoca vice presidente del consiglio che oggi s’atteggia a liberaldemocratico. Cosa diavolo ci faceva quest’ultimo nella sala operativa della Questura?

Adesso non ho voglia di andar a rivedere tutta la documentazione nella quale tuttavia non sarebbe difficile scorgere traccia anche di altri politici che son passati a consigliare, dirigere, controllare e garantire impunità assoluta.
Sembra anche nel “campo” di Bolzaneto.

Tra l’altro sarebbe compito precipuo di una indagine parlamentare.

Ma una cosa resta agli atti ed è certa.

La destra volle fortissimamente impartire una lezione indimenticabile a quanti erano convenuti a Genova a rompere le uova nel paniere, non tanto e non solo al G8 (istituzione più inutile che dannosa) , quanto al capo del governo italiano che faceva gli onori di casa trincerato dietro la zona rossa, in attesa di abbattere lo stress attorno a un palo di lap dance.

Insomma la responsabilità politica per quei fatti è stata sempre quasi del tutto occultata.

Chi si ricorda più che Scajola, quello che compra casa al Colosseo a sua insaputa, ebbe a dire :”Fui costretto a dare ordine di sparare se avessero sfondato al zona rossa”.

Aveva parlato a sua insaputa per difetto di connessione neuronale come s’evinse in seguito da una ritrattazione malamente concepita che , di fatto , confermava.

La verità, almeno la mia, è chiara.

Furono impartite disposizioni inequivocabili: avete mano libera, andate,fate quel che volete noi vi copriremo in ogni caso e per ogni evenienza.
Questo fu senz’altro comunicato ai reparti speciali inviati a massacrare alla Diaz , a torturare fin negli ospedali e nel campo speciale allestito per tempo a Bolzaneto.

Niente di diverso da Abu Ghraib e da Guantanamo Bay.

E , in effetti così è stato.
Tutti i responsabili principali della “macelleria messicana” furono prontamente tutelati attraverso la loro promozione anche dopo le condanne. Anzi , a maggior ragione.

Per tutti l’immarcescibile Gianni De Gennaro, portato sempre sugli scudi anche dal centro sinistra che, allora capo della Polizia, è oggi a guidare i servizi segreti.

La responsabilità politica non è mai stata accertata tramite una seria inchiesta parlamentare come si sarebbe fatto in ogni altro paese civile.
Anche a sinistra si è fatto poco, quasi niente.
Dopo l’11 settembre le ragioni supreme della lotta al terrorismo fecero premio su di ogni altra considerazione. E la banda di delinquenti in divisa, torturatori e fascisti che agì alla Diaz e a Bolzaneto è destinata a restare per sempre nell’ombra.

Allora è inutile far mostra di scandalizzarsi se in Italia continua ad esser possibile che un povero diavolo venga fermato e pestato a sangue sulla base di semplici sospetti o reati minori o che resti vittima delle famigerate “squadrette” che imperversano da sempre in talune carceri.

Non sapremo mai chi furono i buoni padri di famiglia che si dedicarono sadicamente al massacro della Diaz perché in Italia puoi essere pestato a sangue da un tale che indossa sì una divisa ma che in mancanza di codice identificativo potrebbe essere chiunque.
Un anonimato che consente qualunque sopruso.

E nessuno sarà mai processato per le torture inflitte a persone pacifiche e del tutto inermi per la semplice ragione che in Italia la tortura non è prevista come fattispecie di reato.

E qui la responsabilità politica va molto oltre la destra.

La “timidezza” della sinistra di allora e quella del centrosinistra di adesso (comunque connotato) ha origini lontane, afferenti a quell’ansia di legittimazione democratica come forza di governo (e dunque d’ordine) che ha sempre reso difficile una critica aperta e circostanziata all’operato delle forze di polizia.

Prima di Genova lo si doveva fare già a Napoli nel marzo del 2001 quando governava il centro sinistra.
E non lo si fece. E si sbagliò perché proprio a Napoli si mise in scena una specie di prova generale in vista del G8.

Non per caso, invece, nel giugno del 2000 al No Ocse di Bologna non accadde quasi nulla.

Perché?

Semplice.
Perché non si voleva che accadesse nulla e anzi si tenne aperto, pur a distanza, un filo di confronto e dialogo con le ragioni dei manifestanti e lo si fece presente alle forze dell’ordine in modo chiaro da parte anzitutto di quel partito che aveva pur perso le elezioni comunali del 1999 ma che, tuttavia, restava la formazione politica di gran lunga maggioritaria.

La politica conta, dunque. Sempre. E senza bisogno di intromettersi nelle procedure operative delle forze addette all’ordine pubblico può esercitare appieno il suo legittimo potere d’indirizzo .

All’esercizio di questo potere va sempre fatta risalire ogni conseguenza di gestioni contingenti e decisioni sbagliate o addirittura (come a Genova) di comportamenti apertamente criminosi.

Morale conclusiva?
E’ stato grave e sbagliato dar la sensazione di chiudere un occhio sui fatti di Genova. Poiché questo è avvenuto.
La politica ottiene rispetto e si “legittima” quando non ha peli sulla lingua anche nel criticare comportamenti anomali delle forze dell’ordine.
E , ultimo ma non ultimo, di questa critica possono avvalersi proprio coloro (la maggioranza secondo la mia esperienza) che da dentro gli apparati e i corpi di polizia sentono il bisogno di una salda e leale sponda politica anche per denunciare il marcio quando c’è.

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3 Risposte to “Diaz”

  1. galletti.p@alice.it Says:

    La delegittimazione della “politica”nasce anche da gravissime omissioni come quella sui fatti di Genova.
    Condivido totalmente il tuo giudizio.
    Una politica debole ,quella del centrosinistra di allora( e ancor più debole ora),ansiosa di legittimarsi,chiudendo gli occhi su troppe distorsioni inaccettabili in un paese democratico europeo.
    Nel mio piccolo,e concordando con la tua analisi, ricordo a Bologna il NO OCSE del 2000.
    L’interposizione di alcuni parlamentari tra manifestanti e polizia ed il filo diretto telefonico con l’allora segretario della principale forza politica della città,nonché un incontro preventivo con il prefetto, prima della manifestazione ,impedirono incidenti di rilievo.
    L’utilità e la necessità della politica.
    Che i responsabili dei fatti della Diaz siano stati premiati e non rimossi, che nessuno degli agenti condannati ( non in via definitiva) sia stato sospeso, che i processi rischino la prescrizione,che il Parlamento non abbia fatto una commissione di inchiesta… tutti elementi che tolgono rispetto alla politica ( e in parte alla magistratura se non altro per i lunghi tempi..)
    Per non parlare della mancanza del reato di tortura nel nostro codice,in un Parlamento pieno di ex magistrati e avvocati( che le due cose siano in relazione?)
    Hai fatto bene a ricordare Fini in questura ( mi pare ci fossero anche altri esponenti di centro destra).
    Nessuno che sottolinei questo grave episodio dopo la sua conversione liberal democratica, nessuno che pretenda una sua seria autocritica su un fatto di tale portata.
    Dove sono finiti i cani da guardia del potere?
    Gli opinion leaders che ad ogni ora,lautamente retribuiti, intasano le tivù?
    Anche loro ormai abbaiano in branco al capro espiatorio di turno….
    Anche il film, pure pregevole e sconvolgente,lascia fuori il contesto.
    Una scelta artistica?
    Esigenze di”produzione”?
    Autocensura per il mercato della distribuzione?
    In ogni caso un film prezioso da vedere e far vedere per capire cosa significhi la sospensione dei diritti costituzionali in Italia in certe occasioni.
    E per far capire la necessità di una buona politica che impedisca queste degenerazioni.

  2. Giovanni Says:

    Bravo Mauro.Ma ti chiedo:vi erano le codizioni per concepire il”compromesso storico con la feccia clerico fascista che da sempre alberga al centro dello “Stato”?

  3. mauro zani Says:

    Giovanni sul tuo “incalzo”, perlatro ripetuto, ho già detto la mia più volte. Io e te differiamo su un punto.
    Per me il contesto “storicamente determinato”non può mai essere espunto dall’analisi delle scelte e degli eventi e dei giudizi ex post. Ciò non significa naturalmente approdare ad un comodo giustificazionismo storico. Solo tener conto dei fattori in campo in un determinato momento storico.

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