Archive for maggio 2012

Libri.

maggio 23, 2012

A volte la letteratura offre sprazzi di interpretazione della realtà.
Come nel libro di Walter Siti dove l’autore immagina di farsi spiegare l’insider trading e il riciclaggio da un trader protagonista del racconto.

“ Per prima cosa occorre liberarsi da un vecchio luogo comune, lo schema del denaro sporco che deve essere lavato nei paradisi fiscali; col corteo pittoresco di isolotti nebbiosi o di improbabili staterelli tropicali- Guersney nel canale della manica (finanziarie , bovini di razza , salone nautico e faccendieri bulgari), la vicina Sark, così indenne da inquinamento luminoso da vantare il più bel firmamento d’Europa; Montserrat nelle Antille Britanniche, col suo vulcano attivo e le ceneri che cadono sulla spiaggia; nel sud del pacifico la piccola Niue, che concede alle compagnie straniere di registrare il loro nome in caratteri cinesi.

Ci si va ancora, naturalmente, nei minuscoli aeroporti atterrano i facoltosi più accidentali e i commercialisti globetrotter; ma il grosso del riciclaggio avviene nelle grandi banche americane ed europee, a Zurigo come nel Delaware, molto più on che offshore.

E ancora: “ il problema non è il denaro sporco tradizionalmente inteso,quello della criminalità maxi e mini, ma il “denaro caldo” – i soldi senza patria che vagano per il mondo avendo perduto qualunque traccia della loro origine.

E’ il lato oscuro della globalizzazione: attraverso la rete informatica chiunque può decidere da quale paese far partire l’operazione finanziaria, a seconda delle legislazioni che gli convengono di più; bastano pochi rapidi passaggi e tutto si confonde.
Nel cuore segreto delle grandi banche (con l’armamentario sempre più complesso e inestricabile del private banking: le operazioni fuori bilancio o off-sheet, le SIV, le Pic, le shell company) si creano depositi protetti da cortine di extrariservatezza, in cui qualsiasi investigatore rimarrebbe impastoiato.

I burocrati della polizia tributaria si muovono nelle banche come gli elefanti nei negozi di cristalli: “ Mi scusi, lei sta parlando di denaro presente qui e ora ,o del denaro depositato fino a cinque minuti fa?”…”

Da quel ventre profondo il denaro orfano, virtuale e aggressivo risale in superficie e si lancia in azzardi che a volte si ritorcono contro gli stessi ignari detentori iniziali: i soldi dei pensionati, in fondi come Fidelity o Vanguard ,possono mischiarsi al tesoro trafugato di un dittatore africano e causare indirettamente la turbolenza politica che mette in ginocchio i pensionati; coi soldi dei Verdi la Deutsche Bank può comprare titoli di un’impresa che garantisce il dieci di rendimento annuo e sta deforestando l’Ammazzonia.

I paradisi fiscali sono diventati un capro espiatorio, usato dalle nazioni Unite (che ogni tanto ne chiudono qualcuno) per ripulirsi la coscienza: l’unica cosa che si possa lavare in assenza di sporcizia materiale riconoscibile.

C’è poco da riciclare, quando il ciclo è unico e integrato.

Tra finanza legale e illegale non c’è più un limite preciso; la pretesa di mettere sotto controllo la speculazione babelica e apolide è come voler mettere sotto controllo la rotazione terrestre.”

Conclusione amara , e irrevocabile.
Del resto il libro di Siti ha per titolo : “Resistere non serve a niente”.

Il fatto è che per gettare sabbia nell’ingranaggio perverso sopra descritto – sola condizione per immaginare un futuro diverso e migliore – c’è da compiere un’operazione preliminare: nientemeno che svelare l’inganno dell’ideologia ancora dominante che s’ammanta di non ideologia.

Un inganno nella quale son caduti tutti i volenterosi riformisti degli anni novanta. Alla Blair per intenderci.
Ma non solo.
Mi sovviene , e non per caso, di quando fui inviato a Londra a colloquiare con esponenti del New Labour per capire come si potevano vincere le elezioni anche in Italia.

Non funzionò.
Correva l’anno 1994.

Eh, forse avrei dovuto considerare che :

“ Gli economisti hanno un singolare modo di procedere. Per loro non ci sono che due tipi di istituzioni, quelle artificiali e quelle naturali.
Le istituzioni del feudalesimo sono istituzioni artificiali, quelle della borghesia sono istituzioni naturali. In questo rassomigliano ai teologi che stabiliscono essi pure due religioni. Qualsiasi religione che non sia la loro è un’invenzione degli uomini, mentre la loro religione è un’emanazione da Dio…..
Dicendo che i rapporti attuali sono naturali gli economisti fanno capire che sono rapporti in cui si crea la ricchezza e si sviluppano le forze produttive conformemente alle leggi di natura.
Sono leggi eterne che devono sempre reggere la società.
Così c’è stata storia ma ora non c’è più.”

Citazione vecchiotta, dato che risale al 1847 .

Tuttavia ridiventa attuale sol che si sostituisca il “feudalesimo” con il socialismo, come ancora vogliono gli esponenti dell’ideologia dominante che illumina l’attuale capitalismo finanziario di stampo liberal –democratico.

Ricordate Fukujama?

Tutta sta melopea per dire una sola cosa: c’è un trucco ideologico da svelare se si vuole agire efficacemente nella crisi di sistema attuale.

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Vittoria!

maggio 22, 2012

Impazza l’analisi del voto.
Lasciamo fare agli “esperti”.

Magari, in seguito, dall’analisi dei flussi si capirà meglio come son andate le cose al netto dell’astensione.

Intanto non c’è bisogno di essere particolarmente ferrati in materia elettorale per vedere lo scioglimento del PDL e la debacle della Lega.
Può esistere un PDL senza Berlusconi e una Lega senza Bossi?
No.
Non possono esistere.

Maroni può arrabattarsi finché vuole con la Lega 2.0 ma è una storia finita.

Nella merda peraltro.

Avanza il movimento 5 stelle di Grillo.

Già, come a Parma e Comacchio , ma anche a Budrio,(vedere i risultati del perdente) per restare in Emilia Romagna.

E il PD?.

Beh con il suo 25% in media nazionale si conferma ampiamente il primo partito. E’ però anche confermato , estesamente dopo Napoli e Milano, che con i suoi candidati fa poca strada.
Non solo a Parma ma anche a Palermo e Genova.

Difficile dribblare su questo punto facendo ricorso all’ipocrisia delle primarie usate come pietoso velo per nascondere le proprie magagne.

L’ho già scritto altrove ma lo ripeto adesso, alla luce della grinta malmostosa (gravissimo errore d’immagine) con cui Bersani ha rivendicato ieri una vittoria su tutta la linea impugnando Budrio contro Parma: c’è assai poco da godere quando si copula per interposta persona.

Tanto varrebbe farsi un giro su you porn.

A Palermo poi, dopo aver abbandonato per un pugno di voti (assai dubbi) Rita Borsellino a favore di un candidato che….. basta vederlo e ancor peggio sentirlo per capire come va a finire.

La svista appare clamorosa.

Il problema è che non si tratta di una svista.

E’ una linea politica conservatrice e statica che corrisponde per alcuni versi alla illusione ottica di Parma.

Dato che si è vivi e in piedi tra le rovine fumanti della cosiddetta seconda repubblica, realismo vuole che si rivendichi la propria vitalità.

Lo capisco.

Ma solo a metà.

Ciò che non capisco infatti è l’ostinazione a non capire quanto è avvenuto e ancora potrà avvenire.

Una chiusura tetragona.

Capisco che Grillo stia sulle palle(per certi versi simpatizzo persino) ma ciò non giustifica il cupo, rancoroso accanimento con cui una Rosy Bindi si presenta in TV scagliandosi contro il vincitore di Parma lanciando la ingenua e inefficace fatwa dell’antisistema.

A parte lo stile c’è qualcosa di più profondo.

Quel qualcosa che impedisce a Bersani di rivendicare la vittoria ottenuta per come è stata in effetti conseguita: sempre in coalizione con IDV, SEL e persino con La Federazione della sinistra.

Il PD vince spesso quando i candidati vengono da fuori di Lui.

Vince , quando offre all’elettorato una coalizione di centrosinistra.

Dove Lui, nella percezione degli elettori, è il centro e la sinistra sono gli altri.

Quegli altri che non sostengono il governo della tecnocrazia bancaria.

Capisco ( sono un tipo comprensivo) che la realtà dei fatti venga per nuocere al realismo di un PD in attesa di una legge elettorale che tolga di mezzo le coalizioni al fine di allearsi ex post con il centro.
Ma qui difetta proprio il realismo.

A parte il PD, un altro centro non c’è.

Attualmente.
E faticherà a riformarsi finché dura l’attuale crisi.

Un crisi, udite , udite: di sistema.

No, non avete forse capito bene: non semplicemente del sistema politico italiano.

Alludo, anzi mi permetto di indicare proprio il sistema di potere economico-politico- accademico – militare che regge le sorti dell’occidente. E in particolare dell’occidente europeo, con tutti i suoi annessi e connessi globali.

Molta gente comincia, per le vie più diverse, a percepire questo declino . Prova ne sia che , in Italia dopo l’adesione alle lezioncine, per lo più moralistiche, dei tecnici addetti al governo è già subentrato un disincanto diffuso.

In queste condizioni non basta proclamare la vittoria.

Affinché non si traduca in una vittoria di Pirro verso le elezioni politiche sarebbe utile capire – nel momento in cui è finita, la “fine della storia” proclamata dopo l’89- il vero limite della proposta grillina: l’alternanza nel governo politico, spazzando via l’attuale “casta” non basta.
Si rimane comunque entro le ferree (o bronzee) leggi del capitalismo finanziario di rapina che ha caratterizzato gli ultimi cinque lustri.

Dubito che il PD s’avventuri sul terreno di un’alternativa ideologica all’ideologia ancora in voga.

D’altro canto tiene ancora (seppur sempre più stancamente) la scena una genìa di cretini e /o furbastri, formalmente di destra o di centro sinistra che si palpano il portafoglio mentre proclamano ogni due per tre il proprio anatema (religioso) contro ogni ideologia.

Tuttavia il Re è sempre più nudo.

Ed è proprio adesso che bisognerebbe agire per annunciare un’alternativa “impossibile” iscrivendovi il proprio, necessario e coraggioso e anticonformista riformismo politico.

Altrimenti la vittoria odierna si tradurrà a breve –per usare un gergo borsistico e dunque alla portata della classe politica odierna- nel “rimbalzo del gatto morto”.

Il momento è adesso.

maggio 14, 2012

Interessante l’intervista di George Soros su Repubblica di sabato scorso. Serve immagino a lanciare /pubblicizzare in Italia il suo libro “La crisi globale” che credo non leggerò. Ne ho letto , con fatica altri due precedenti. Mi son parsi scritti malissimo (forse mal tradotti?)e comunque noiosi al di là del sopportabile.

A parte ciò Soros postula un’inversione ad U nella politica della UE.

Afferma che la Germania fa una politica ottusa e che la gente non ne può più dell’austerità fine a sé stessa.
Proprio così : fine a sé stessa.
Ormai in Italia molti se ne sono accorti dopo gli osanna, tanto scriteriati quanto opportunisti , ai tecnici di Monti.

I quali non sanno che pesci pigliare.

A proposito di crescita Passera è un crescendo di parole.

Sul lavoro, la Fornero ,dopo aver presentato una riforma del lavoro che non c’è, ci spiega che gli uomini dovrebbero occuparsi maggiormente di economia domestica.

Pensa ai disoccupati attuali e futuri.

Evidentemente non nutre gran fiducia nella sua riforma.
E’ tutto ciò che si ricava dal mettere la “cuoca a dirigere lo stato”.

Dal canto suo Monti, dopo la vittoria di Hollande  celebra la nascita dell’Unione paraculeggiando intorno alla possibilità di scorporare dai bilanci , ai fini della determinazione del rapporto debito / PIL, gli investimenti in sviluppo.
Non prende in gran considerazione le argomentazioni avanzate da un gruppo di deputati europei rosso-verdi e da Prodi e Amato sulla “mutualizzazione”di almeno una parte del debito , né mi pare consideri politicamente attuale l’idea degli eurobond (oggi definiti come project bond) invisa ai teutonici.

D’altro canto anche Soros considera irrealistico il percorso di un finanziamento comunitario dello sviluppo: “ Gli eurobond sarebbero una buona idea ma i tedeschi non li accetteranno mai”.

Già.

Uno come Soros sa come va il mondo.

Ma sapendolo, o credendo di saperlo, entra in contraddizione con sé stesso: la svolta ad U dunque non ci sarà.

Eppure l’analisi dello speculatore/ filantropo coglie perfettamente nel segno laddove chiarisce che la causa principale del debito riguarda “ lo sbilancio commerciale tra i paesi membri” e che i “tagli e le tasse uccidono l’economia e il debito invece di scendere , sale”.

Da un’analisi di tal fatta, mentre in Germania si vuol scaricare zavorra greca, io ne ricavo che la svolta ad U può esser compiuta solo muovendo da un punto di vista  radicale che prenda in considerazione il fallimento dell’Europa di Maastricth ..e di Lisbona.
Sono in ciò confortato  dalle elezioni in Francia , in Grecia (per altri versi) e dalla fresca sconfitta della Merkel nel Land più popoloso della Germania.

Assumere un altro e nuovo punto di vista  comporta, tuttavia, il prendere in considerazione non solo il fallimento del centro-destra europeo, che ha dominato la scena dell’ultimo decennio, ma anche l’adesione acritica dei socialisti europei all’atteggiamento burocratico assunto dalle élites europee di fronte a quella protesta popolare che s’incarnò a suo tempo nei referendum in Francia, Olanda e Irlanda, allorché i cittadini furono chiamati a ratificare un progetto di trattato di rango costituzionale di cui nulla davvero sapevano e potevano sapere.

Per inciso sfido chiunque tra i politici passati e in carica ad affermare di aver letto diligentemente le quasi 500 pagine di quel testo, giuridicamente astruso, con tutti i suoi continui e oscuri rimandi ai trattati precedenti , le sue clausole aggiuntive e le infinite trappole lessicali.

In quella situazione anche i socialisti (alcuni tra i quali sono deputati senior-senior e firmatari dell’appello Prodi-Amato-Bonino) non sfuggirono ad una retorica europeista stucchevole.

Di fronte al trillare del campanello d’allarme dei referendum che riecheggiava sinistramente il suono di una campana a morto, si continuò stancamente ad agitare il famoso “deficit democratico dell’Unione” senza assumere mai un chiaro disegno alternativo in quanto minoranza nel Parlamento Europeo e nell’Europa stessa.

Ci si lasciò volenterosamente cooptare nella volontà(non volontà) della maggioranza in nome di quel consociativismo europeista che ha sempre caratterizzato, anche politicamente, lo stesso acquis comunitario. Un modus operandi e una visione  che fino all’inizio degli anni ’90 ebbe il merito di far avanzare e radicare la prospettiva europea ma che poco più tardi diventò un fattore di formidabile conservazione e arretramento culturale, fino alla subalternità.

Ora, non so cosa farà o potrà fare Hollande, ma di fronte all’isolamento della Grecia il silenzio urla.

Mentre,il governo Monti in Italia rischia d’assomigliare sempre più al governo Badoglio.

Dove diavolo dobbiamo rivolgere le nostre armi, se ne abbiamo ancora?

L’interrogativo temo , riguarda anche il PD, anzi lo pressa da vicino.

Soros dice che in fondo si può fare anche senza la Grecia, la sua uscita dall’Euro : “sarebbe un test severo, ma penso che la moneta unica sia in grado di sopravvivere a questo choc.”

E se invece, (sia detto senza alcun intento offensivo) fosse una sorta di Monaco?

Una capitolazione intendo, con relativo effetto domino?

Credo sia lecito interrogarsi su questo punto.

E alla fine decidersi predisponendosi al peggio.

Non per pessimismo ma, al contrario, per adottare una tattica di contro fuoco con la lucida consapevolezza che predisporsi al peggio può , a volte, essere la condizione necessaria e inevitabile per perseguire il meglio.

In quest’ambito torna utile l’analisi di Soros sui deficit commerciali, tanto necessari al benessere della Germania, ai fini di spiegare alla signora Cancelliera che l’uscita della Grecia dall’Euro fa avanzare sulla scena la possibilità di una crisi del mercato unico europeo nella quale chi ha tutto da perdere è proprio la Germania.

Non si tratta di fare la faccia feroce.

Solo di chiarire, in amicizia, ai tedeschi che il loro lebensraum mercantile è posto sul piatto di una bilancia.

Nell’altro piatto ci sono gli eurobond.
Come dite?  Non è realistico?

Vabbè, allora accontentiamoci.

Come dice il Papa tedesco, cogliamo l’occasione e abituiamoci a cambiare il nostro stile di vita.

In peggio.

In nome delle superiori ragioni del mercato.

Sarebbe invece preferibile comprendere che è giunto il momento di uscire dalla trincea difensiva in cui s’è rinserrato il Monti-governo per passare all’offensiva muovendo dalla solidarietà attiva nei confronti della Grecia.

Il momento è adesso.

Bentornata…

maggio 8, 2012

Dopo i voti in Francia, Grecia e Italia c’è , in fondo solo una cosa che m’interessa davvero rimarcare. E sulla quale in Italia si dovrebbe riflettere seriamente e auto criticamente: la sinistra c’è.

Bentornata tra noi.

A lei, la sinistra, vengono consegnate il desiderio di riscatto sociale e il bisogno di speranza.
Di più: la possibilità di incidere sul corso degli eventi.

Tutte le chiacchiere sul superamento delle “vecchie “categorie del novecento (destra –sinistra)avanzate dal complesso politico- economico- accademico ultra riformista e riassunte a suo tempo nella “terza via” di Anthony Giddens dimostrano una volta di più la loro fallacia alla prova dei fatti.

Non resterebbe che prenderne atto, anche in Italia.

C’è però un piccolo particolare che costituisce un grande ostacolo.

In Italia, non più tardi del 2007 ,quando già era evidente da tempo la crisi del neo pensiero riformista alla Blair e quando già Schroeder aveva traslocato alla Gazprom di Putin , quella “raffinata” teoria politica secondo la quale si vince solo al centro appariva manifestamente infondata nella liquefazione delle classi medie per effetto delle politiche neoconservatrici e liberiste.

Così , il “partito nuovo” si trova spiazzato nonostante la “tenuta” nel voto amministrativo.

Alla luce del pessimo risultato di Casini e sodali l’idea centrale, nel PD, dell’alleanza col terzo polo come condizione per tenersi alla larga dalla sinistra (Veltroni) comunque connotata e in ogni caso per tenerla a bada con la politica dei due forni (D’Alema) appare più che mai miope e di corto respiro.

L’idea di continuare a fuggire dalla sinistra come dalla peste non è apprezzata dagli elettori.

E’ un’idea vecchia, decrepita che continua a basarsi su di un’analisi della società italiana risalente ai tempi che Berta filava.

Prova ne sia il voto del movimento cinque stelle composto in maggioranza da elettori di sinistra –come ci ricorda uno studio di Ilvio Diamanti.

Per di più , in Francia si vince sulla base di una netta ripulsa di quella dissennata politica di austerità che in Italia il PD ha sostenuto senza colpo ferire.

Da qui l’urgenza di una rapida rincorsa che tuttavia è sbarrata dal governo Monti.

E nessuno temo , meno che mai il PDL, toglierà d’imbarazzo il PD che si troverà a dover sostenere tutto il peso delle scelte, socialmente inique ed economicamente fallimentari già effettuate e delle non scelte (la crescita) del governo della tecnocrazia.

Da qui al 2013, sarà un vero e proprio calvario e Bersani- sia detto senza alcuna acrimonia o disistima- dovrà portar la croce cantando.

Se davvero Hollande procederà sulla via tracciata in campagna elettorale (patrimoniale sui redditi e pensioni) non ci son santi che tengano.

Il PD vedrà accentuato il proprio isolamento dal paese reale e farà molta fatica a non isolarsi dal processo che si può finalmente aprire in Europa con la messa in discussione, in un modo o nell’altro, del fiscal compact.

Molta fatica, perché non si può semplicemente contare sui risultati da altri ottenuti. Specie dopo aver approvato una riforma delle pensioni che di fatto toglie di mezzo la previdenza pubblica rendendola del tutto residuale e dopo aver inserito di corsa il pareggio di bilancio nella costituzione.

Margini di manovra assai ristretti dunque, mentre quella foto di Vasto che si voleva invecchiata si ripropone nel voto degli elettori.

La verità è che la signora Sinistra è tornata.

Si aggira per l’Europa, sotto spoglie diverse, inconsuete , cangianti .
Fa capolino ormai anche in Germania.

Non è uno spettro novecentesco.

Vedi la Grecia dove il Pasok, a differenza dei socialisti francesi, paga per aver sostenuto le politiche della troika e la sinistra radicale diventa il secondo partito e lo diventa in nome di un’Europa diversa, non contro l’Europa.

Cos’altro esattamente occorre ancora per capire che va immaginata e poi percorsa con coerenza un’altra strada?

Ah, già, dimenticavo.

In Italia si renderebbe necessario costruire un grande partito di tutta la sinistra avendo fiducia nel cambiamento.

Un partito insieme democratico e socialista.

Con nuovi protagonisti e una nuova classe dirigente capace di sfidare l’idolatria del mercato a viso aperto proponendo un’alternativa anche sul piano ideologico.

Sissignore : di sistema.

Per non trovarsi a dover gestire al margine i risultati prodotti dalla maionese impazzita di un capitalismo finanziario che sta giungendo a fine corsa bisogna assumere un punto di vista radicale, nel significato proprio di questo termine.

Si sta rapidamente consumando il tempo delle mezze misure.
Per essere coerentemente riformisti nel nostro tempo occorre prima compiere una netta scelta di campo. Occorre elaborare una propria, autonoma visione del mondo.

Sapendo che sull’onda degli avvenimenti europei e mondiali, si farà strada un’alternativa democratica globale, nonostante i pericoli pur incombenti di una deriva sociale verso le nuove forme della destra populista e fascista.

Succederà.

Con o senza il PD.

La versione di Spinosa.

maggio 3, 2012

Tra ieri pomeriggio e questa notte ho letto ,necessariamente in fretta il libro di Giovanni Spinosa “L’Italia della Uno bianca”.
Dopo tanti libri, arriva la versione di un magistrato che fu pienamente coinvolto dalle indagini del tempo.
Conobbi , occasionalmente, Spinosa nel quaternario , quando eravamo entrambi impegnati, nei rispettivi movimenti giovanili (DC e PCI).
Un giovane democristiano retto, colto e intelligente. Mi fece subito simpatia.
La precisazione è necessaria dato che rimasi stupito per la sua, quantomeno obiettiva, adesione alla tesi della cosiddetta “quinta mafia del Pilastro” che avrebbe ordito l’agguato ai carabinieri nel gennaio del 1991.
Per me era del tutto fuorviante quella pista d’indagine dato che non ritenevo assolutamente possibile che lo spessore criminale dei fratelli Santagata, pur in collegamento con Medda luogotenente di Cutolo, fosse tale da concepire e poi realizzare un evento criminoso di quella portata.

Adesso, Spinosa precisa , anche a suo discarico, che la definizione di “quinta Mafia” fu coniata dal procuratore nazionale antimafia Bruno Siclari con riferimento ad un’indagine che riguardava 192 indagati dopo che vi furono molteplici episodi criminosi che coinvolsero per un certo periodo di tempo il quartiere del Pilastro.
Si tratta del processo Medda.

D’accordo.

Resta tuttavia il fatto storico che le indagini furono indirizzate nella direzione sbagliata ad opera della stessa Digos di Bologna che si basava sulle dichiarazioni rese dalla “supertestimone” (una ragazza di 16 anni) sulla cui base uno dei fratelli Santagata aveva sparato quella sera contro i carabinieri.

E resta che se si fosse aderito a quella tesi i Savi non sarebbero stati coinvolti. E scusate se è poco.

A parte ciò il libro, quand’anche basato sul comprensibile desiderio di “riscatto”, è particolarmente importante perché da parte di un magistrato si avanza finalmente (alla buon’ora!) l’idea che ancora oggi non sappiamo davvero nulla sulla banda Savi dato che l’intera impalcatura processuale si è basata sul riconoscimento della “sostanziale genuinità delle dichiarazioni dei Savi”.

Già.

Su questo punto mi permetto di rinviare al mio post “Perdono per i Savi?” del 7 gennaio 2010 .
Ed è altrettanto importante che fuori dai circuiti alternativi ,che pure hanno avuto il merito di tener desta l’attenzione critica sul fenomeno della Uno bianca, s’avanzi, la tesi complessa secondo cui per capire i Savi occorre far ricorso alla teoria evoluzionista : “modello evolutivo definito a intermittenza e simboleggiato dal cespuglio che sta ad indicare come, da un lontano tronco comune, si siano formati vari arbusti”.

Insomma qualcosa di assai diverso dal modello di “banda familiare” sancito dalle sentenze e autorevolmente quanto superficialmente avanzato dal Dottor Di Pietro alla Commissione stragi, contro il quale mi battei inutilmente quanto isolatamente.

D’altro canto quella di Di Pietro era la versione della Polizia di stato. Come mi confidò riservatamente un funzionario della Commissione .  “Sa…..onorevole la relazione è arrivata su carta intestata dello SCO….” (servizio centrale operativo della polizia).

Già.

Peccato che quando vent’anni addietro mi capitò di reiterare , in pubblico (conferenza stampa) e in privato (a rappresentanti delle forze dell’ordine) la mia tesi della “ibridazione” (metafora agrobiologica) fui del tutto ignorato.

Il solito trinariciuto complottista.

 

Adesso c’è un magistrato che dopo aver riflettuto e lavorato sul tema per 17 anni giunge alla conclusione che :” dovrebbe essere ormai chiaro che i Savi furono solo una delle componenti della banda della Uno bianca”.

E che : “ la linea di sviluppo della banda si è mossa su un doppio binario. Nel novembre 1991 i due percorsi evolutivi confluiscono. Nasce cioè un soggetto criminale con caratteristiche genetiche nuove, risultato della contaminazione tra due linee evolutive preesistenti”.

 

Bravo.

Son contento.

Non mi par cosa molto diversa dall’idea dell’ibridazione o da ciò che potete trovare nel post del 14 gennaio 2010 laddove (mi scuso per l’autocitazione) scrivevo che : “ La cosiddetta (si noti quel cosiddetta) banda della Uno bianca fu parte di un disegno criminoso più ampio, perseguito nell’ambito di un’agenzia poliedrica del crimine che aveva tra le sue finalità (quindi non uniche o univoche , si noti anche questo) quella di seminare paura e insicurezza tramite l’uso del terrore”.

In quest’ambito per me ( e sembra anche per Spinosa) i Savi sono sempre stati, insieme, manovalanza e protagonisti. Anche altri hanno sparato con la copertura dei Savi, altri più “professionalizzati”.

Spinosa avanza infiniti dettagli a tal proposito. A partire dalla stessa dinamica lungamente descritta dell’agguato al Pilastro.

Agguato.

Per me risulta ancor oggi del tutto inverosimile che al Pilastro , come a Castelmaggiore, come in via Volturno , come al campo nomadi i Savi abbiano fatto tutto da soli.

E’ una pura e semplice scemenza.

I Savi sempre hanno mentito.

Su quasi tutto.

E le tracce che hanno lasciato, a partire dalle armi come avverte con ulteriore dovizia di dettagli Spinosa servivano ad accreditare la tesi di una loro totale solitudine a copertura di altri protagonisti.
Del resto una volta intercettati e “ibridati” a dovere non potevano fare altrimenti.
O forse neppure lo volevano(come avverte sofisticatamente  sempre Spinosa) nell’ambito del patto criminoso di tipo nuovo che avevano ormai siglato mettendo in gioco la loro pelle.

E’ per tutti gli episodi sintomatico, al di là di ogni ragionevole dubbio, l’attentato ai carabinieri in quel di Rimini quando si spara solo per lasciar traccia di sé dopo il Pilastro. Affinché si possa dire :sono loro, sempre gli stessi.

Il problema vero in tutta questa lunga sporca e sanguinosa vicenda è che non si è mai voluto rintracciare il contesto storico entro il quale agirono ne furono coinvolti i Savi.

E senza il contesto nulla davvero si capisce.

Per Spinosa il contesto è quello delle stragi di mafia fondamentalmente.
Quello delle “menti raffinatissime” dell’Addaura (fallito attentato a Falcone)
Insomma come recita il sottotitolo del libro (con gran soddisfazione di Travaglio prefatore del libro) la mafia protagonista nel suo intreccio con la politica.

Per me il contesto è più ampio.

Non c’è solo l’attacco allo stato , c’è lo stato contro sé stesso.

Ci sono centri Sismi di tipo nuovo, a Brescia e altrove, Palermo compreso, con nuclei interni e impenetrabili tipo GOS (gruppi operativi speciali); Gladio che viene portata allo scoperto da Andreotti; la Falange armata che dedica la maggior parte dei suoi comunicati (terrorismo mediatico parallelo dice Spinosa) proprio ai delitti della Uno bianca; c’è la cupola della P2 che aveva già fatto il suo gran colpo a Bologna (do you remember il caso Montorzi?) per radere al suolo la tesi d’accusa sul processo due agosto che vede coinvolti per depistaggio gente del Sismi.

C’è una lotta furibonda DENTRO LO STATO, caro Spinosa, non mere schegge impazzite . Lo stesso accanimento contro i carabinieri avvalora la mia tesi. Sono agguati veri e propri non incontri occasionali. I Savi stramentono su questo punto e solo un imbecille fatto e finito può credergli. Non bastano verosimilmente i Savi. Killer della mafia anche. Certo è possibile ma per conto di un pezzo dello stato o in alleanza con esso.

 

Una lotta senza esclusione di colpi che avviene nel momento della grande transizione quando un vecchio sistema di potere sta morendo e un altro deve ancora sorgere e si deve stabilire, anche nel sangue, quanta parte del vecchio può transitare nel nuovo e in che modo ciò possa avvenire.

Sì la vera storia della Uno bianca è ancora tutta da raccontare.

Stabilito che la “banda familiare” è favola per bambini neanche tanto dotati, resta da aggiungere che non è solo storia di mafia.

Si spara dal 1987 al 1994.
Nella totale impunità. 23 morti. Centinaia di feriti.

Solo l’arresto “strabiliante” dei Savi pone fine alla strage continua.

Strabiliante .

Già.

Per me , inopinato e tuttavia accuratamente preparato per quel tempo esatto.

Non prima nè dopo.

Nel 1994 l’opera criminosa doveva  aver già raggiunto lo scopo.

Evidentemente.
O no?