Bentornata…

Dopo i voti in Francia, Grecia e Italia c’è , in fondo solo una cosa che m’interessa davvero rimarcare. E sulla quale in Italia si dovrebbe riflettere seriamente e auto criticamente: la sinistra c’è.

Bentornata tra noi.

A lei, la sinistra, vengono consegnate il desiderio di riscatto sociale e il bisogno di speranza.
Di più: la possibilità di incidere sul corso degli eventi.

Tutte le chiacchiere sul superamento delle “vecchie “categorie del novecento (destra –sinistra)avanzate dal complesso politico- economico- accademico ultra riformista e riassunte a suo tempo nella “terza via” di Anthony Giddens dimostrano una volta di più la loro fallacia alla prova dei fatti.

Non resterebbe che prenderne atto, anche in Italia.

C’è però un piccolo particolare che costituisce un grande ostacolo.

In Italia, non più tardi del 2007 ,quando già era evidente da tempo la crisi del neo pensiero riformista alla Blair e quando già Schroeder aveva traslocato alla Gazprom di Putin , quella “raffinata” teoria politica secondo la quale si vince solo al centro appariva manifestamente infondata nella liquefazione delle classi medie per effetto delle politiche neoconservatrici e liberiste.

Così , il “partito nuovo” si trova spiazzato nonostante la “tenuta” nel voto amministrativo.

Alla luce del pessimo risultato di Casini e sodali l’idea centrale, nel PD, dell’alleanza col terzo polo come condizione per tenersi alla larga dalla sinistra (Veltroni) comunque connotata e in ogni caso per tenerla a bada con la politica dei due forni (D’Alema) appare più che mai miope e di corto respiro.

L’idea di continuare a fuggire dalla sinistra come dalla peste non è apprezzata dagli elettori.

E’ un’idea vecchia, decrepita che continua a basarsi su di un’analisi della società italiana risalente ai tempi che Berta filava.

Prova ne sia il voto del movimento cinque stelle composto in maggioranza da elettori di sinistra –come ci ricorda uno studio di Ilvio Diamanti.

Per di più , in Francia si vince sulla base di una netta ripulsa di quella dissennata politica di austerità che in Italia il PD ha sostenuto senza colpo ferire.

Da qui l’urgenza di una rapida rincorsa che tuttavia è sbarrata dal governo Monti.

E nessuno temo , meno che mai il PDL, toglierà d’imbarazzo il PD che si troverà a dover sostenere tutto il peso delle scelte, socialmente inique ed economicamente fallimentari già effettuate e delle non scelte (la crescita) del governo della tecnocrazia.

Da qui al 2013, sarà un vero e proprio calvario e Bersani- sia detto senza alcuna acrimonia o disistima- dovrà portar la croce cantando.

Se davvero Hollande procederà sulla via tracciata in campagna elettorale (patrimoniale sui redditi e pensioni) non ci son santi che tengano.

Il PD vedrà accentuato il proprio isolamento dal paese reale e farà molta fatica a non isolarsi dal processo che si può finalmente aprire in Europa con la messa in discussione, in un modo o nell’altro, del fiscal compact.

Molta fatica, perché non si può semplicemente contare sui risultati da altri ottenuti. Specie dopo aver approvato una riforma delle pensioni che di fatto toglie di mezzo la previdenza pubblica rendendola del tutto residuale e dopo aver inserito di corsa il pareggio di bilancio nella costituzione.

Margini di manovra assai ristretti dunque, mentre quella foto di Vasto che si voleva invecchiata si ripropone nel voto degli elettori.

La verità è che la signora Sinistra è tornata.

Si aggira per l’Europa, sotto spoglie diverse, inconsuete , cangianti .
Fa capolino ormai anche in Germania.

Non è uno spettro novecentesco.

Vedi la Grecia dove il Pasok, a differenza dei socialisti francesi, paga per aver sostenuto le politiche della troika e la sinistra radicale diventa il secondo partito e lo diventa in nome di un’Europa diversa, non contro l’Europa.

Cos’altro esattamente occorre ancora per capire che va immaginata e poi percorsa con coerenza un’altra strada?

Ah, già, dimenticavo.

In Italia si renderebbe necessario costruire un grande partito di tutta la sinistra avendo fiducia nel cambiamento.

Un partito insieme democratico e socialista.

Con nuovi protagonisti e una nuova classe dirigente capace di sfidare l’idolatria del mercato a viso aperto proponendo un’alternativa anche sul piano ideologico.

Sissignore : di sistema.

Per non trovarsi a dover gestire al margine i risultati prodotti dalla maionese impazzita di un capitalismo finanziario che sta giungendo a fine corsa bisogna assumere un punto di vista radicale, nel significato proprio di questo termine.

Si sta rapidamente consumando il tempo delle mezze misure.
Per essere coerentemente riformisti nel nostro tempo occorre prima compiere una netta scelta di campo. Occorre elaborare una propria, autonoma visione del mondo.

Sapendo che sull’onda degli avvenimenti europei e mondiali, si farà strada un’alternativa democratica globale, nonostante i pericoli pur incombenti di una deriva sociale verso le nuove forme della destra populista e fascista.

Succederà.

Con o senza il PD.

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7 Risposte to “Bentornata…”

  1. Bentornata…- Rivistaeuropea Says:

    […] Vai alla fonte Condividi questo post: […]

  2. Gino Says:

    Caro signor Zani, ma cosa le è successo ? Per un po’ di tempo mi sono applicato a riverniciare la Prinz, perciò ho dovuto trascurare il suo sito. Oggi ci ritorno e toh!, dopo tanti malinconici abbandoni, intervallati da rabbiose invettive, la ritrovo in preda a un incontenibile ottimismo (tanto che la ragione, con iperbolica lievitazione, sembrerebbe sopravanzare la stessa volontà). Mi compiaccio che lei pensi di nuovo in positivo e mi rallegro della ritrovata serenità. Ma è davvero sicuro che il 15 % della sinistra radicale greca compensi la scomparsa del Pasok (un partito, peraltro, democratico e socialista, almeno negli intenti) ? E’ davvero convinto che la ‘sinistra di Vasto’ goda di così tanta salute ? A guardare le percentuali nei comuni relative all’Idv e a Sel non sembrerebbe…. I suoi numeri (al nord) non sembrano sopravanzare di tanto quelli del terzo polo (al sud). Ed è motivata la sicurezza con cui Lei annovera i grillini alla sinistra anti-liberista? Davvero non intravede alcuna connessione con quella deriva ‘anti-casta’ di stelliana memoria contro la quale ha talvolta duramente polemizzato, considerandola, a ragione, un ultimo scampolo di deriva liberal-liberistica ? Anche in Germania la Linke non sembra godere di buona salute, nè i piraten possono esserne considerati a cuor leggero un sinonimo….Non voglio rovinare quest’attimo di estatico compiacimento, ma ho la netta impressione che lei faccia festa per la sospirata soluzione laddove, piuttosto, dovrebbe cominciare l’analisi del problema.

  3. maurozani Says:

    Caro signor Gino vedo che Lei non ha dismesso la capace propensione di sfuggire all’oggetto del contendere. Trattasi dell’incapacità del suo partito di contemplare anche solo la possibilità di essersi volenterosamente infilato in una strada senza uscita. Lei me lo conferma. Quanto alla sicurezza sui grillini, beh cito uno studio di Diamanti che di solito non sbaglia troppo. O no? Quanto alla sinistra radicale greca inutile approssimare per difetto : è il secondo partito con il 16,7% dei voti. Il primo ne ha ottenuti 18 virgola qualcosa.Il Pasok, che si è appecoronato alla troika, ha oggi il 13 virgola qualcosina.
    Quanto al PD in Italia e in emilia romagna tiene, come ho scritto, solo piacerebbe comparare voti assoluti e ragionare anche dell’astensionismo in Toscana e nella nostra beneamata regione.Per il resto non festeggio. Semplicemente vedo che laddove (in Francia) si è andati in controtendenza rispetto alle baggianate liberiste (che invece in Italia vengono condierate dottrina) si è vinto.Non è poco. Anzi è molto. Spiace, sinceramente, che di questo molto il PD (fuggito a gambe levate e sine die dalla sinistra)non possa in alcun modo approfittare più che tanto.
    Ciò detto , spero che la Prinz abbia assunto un bel color rosso fiammante.Ma non ci credo troppo. Come vede son sempre il solito pessimista.

  4. mariangiola gallingani Says:

    Al netto della lettura fine dei numeri, cui pure giustamente il signor Gino ci chiama (ma che, per inciso, pare difettare in qualche caso agli stessi leader interessati), mi pare che comunque Zani colga bene il klinàmen segnato da quest’ultimo euro-election day, il prevalere di una protesta contro il fondamentalismo liberista germanocentrico che ha guidato e guida da un lato le politiche economiche europee, dall’altro, e di conseguenza, il gioco del gatto col topo che nel corso degli ultimi due anni e mezzo i ‘mercati’ stanno proficuamente protraendo nella lunga scommessa sulla fine dell’eurozona. Un gioco mortale in cui ogni giorno una periferia d’Europa via via più estesa perde, mentre, di pari passo, la Germania guadagna.
    I tanti avvertimenti americani sulla malagestione della crisi detta ‘banco-sovrana’ europea – avvertimenti di ‘destra’ come di ‘sinistra’, liberisti come neo-keynesiani – segnalano come qui non si tratti del solo ‘liberismo’, quanto di un gioco sistemico più sottile e complesso, reso possibile solo dall’assurda invenzione della moneta unica senza corrispondente soggetto sovrano.

    Sono molto d’accordo sul fatto che, in Italia, da parte del Pd, non si possa ‘contare sui risultati da altri ottenuti’, continuando a nascondersi dietro alla ‘lealtà’ ad un governo Monti di cui – lungi dal lasciarlo-essere indisturbato – sono proprio queste amministrative parziali a rivelare il fondamento parlamentare sempre più ectoplasmatico – ovvero, sempre più prossimo a ridursi al solo Pd…
    Nè ci si può limitare a ripetere – come fa Bersani, come aveva già fatto dopo il primo turno francese – che “Monti ora ne deve tenere conto”. Sostenere un governo non credo vincoli all’esprimere accorate giaculatorie. Qualcuno ha scritto di Bersani come del potenziale/possibile Hollande italiano…

    Ma Hollande – al di là di quanto nei fatti riuscirà a fare, nel confronto con madame Merkel -, dice, afferma comunque qualcosa. Qualcosa che attiene la sua propria identità, in primis: je suis socialiste.
    E quanto riuscirà a spuntare da madame Merkel, nel fragente – chiunque parli di eurobond, di investimenti, di politiche per la crescita, di ‘nuovo piano Marshall’ ha l’obbligo di ricordare che, questa volta, le risorse di cui c’è bisogno possono trovarsi ‘solo’ in Germania -, la probabilità di realizzarsi delle ‘euro-promesse’ elettorali di Hollande dipende in misura massima da quanti alleati non solo ‘a parole’ sarà in grado di trovare subito, prima dell’appuntamento di giugno, in Europa.

    E da questo, a proposito del programma politico evocato da Zani, dipende ‘anche’ la realizzazione o meno delle sue politiche interne – in un paese che ha già la spesa pubblica la 56 % del PIL, il debito all’80 come la Germania, ma non un eguale tasso di crescita nè un paragonabile volume di esportazioni.

    Hollande ha parlato e parla. Bersani, rimasto detentore della golden share del governo Monti, mai come ora dunque in condizioni di farsi ascoltare, per ora continua a tacere… L’idea è forse quella di attendere nel silenzio l’appuntamento del 2013, e ‘poi’ dire come la si pensa ‘davvero’ sulle politiche economiche, a cominciare dal pareggio di bilancio, magari lasciando che sia il Pdl a ‘disturbare’ se non a mettere a rischio la ratifica del fiscal compact…

    Non sembra una buona idea. Perchè un’altra cosa dicono queste elezioni: il tempo ‘politico’ nella crisi economica corre molto veloce, e prevedere quel che sarà di qui ad un anno può rivelarsi esercizio molto rischioso…

  5. marco.capponi@libero.it Says:

    Siccome condivido pienamente la prima parte dell’intervento di Zani,/ la cui mozione congressuale ricordo sdi aver votato puer avendo poi aderito aL pd), voglio inixiare sdire quacosa sulla seconda parte, quellam, diciamo così, proprsitiva. No0n mi arruolo, pur avendone il temperamento, al sarcasmo del asingor Gino, perché non conta soltantpo la misura del diesseno, ma anche la sua qualità. E poi l’argomento mi sembra troppo serio e, tutto sommato sono, sulle cose di fondo, d’accordo con Mauro. Segnalo dei problemi, tantissimi e da mettere in fila in ordìdine di importanza.
    Secondo me.

    Do per scontato che ci capuamo qualdo che riferiamo al termine “socialista”. e’ tutt’altro che ovvio ma penso che una vaga idea comune ci sia (non per Veltroni ).

    E’ sul termine “democratico che vpglio chiamare LLa discussione e all’approfondimwnrtto, anc
    che perché mi rendo conrto che si può essere “democratici” senza essere socialisti ma non si può essere socialisti senzaa essere democratici.
    E l’idea di democrazia che circola a sinistra PD compreso, é quanto meno inquietante,
    sempre secondo me.
    Talmente inquietante dal rendere necessaria un swerio aprofindimento ed una vera e propria battaglia culturale.
    E, unìaltra piccola cosa: Del PD, che tuttavia esiste, che ne facciamo?
    Per ora mi fermo ma non trattengo una battuta:
    “Abbiamo vinto senza i mass media!” Ha detto il Comico, che sa fare il suo mestiere.

  6. galletti.p@alice.it Says:

    SU REPUBBLICA L’APPELLO DI VARI SOCIALISTI E VERDI EUROPEI PER UNA EUROPA POLITICA.
    MAURO COSA NE PENSI?
    CIAO
    PAOLO
    http://www.repubblica.it/esteri/2012/05/09/news/appello_attali_e_altri_per_mercol_mattina-34735625/?rss

  7. mauro zani Says:

    Sì Paolo mi sembra la direzione giusta. Ci sarebbe da aggiungere molto altro.Tuttavia l’analisi è corretta: sono i tassi d’interesse che hanno aumentato il debito ,di conseguenza il minimo sarebbe di mutualizzare parte di questo debito. Nello stesso tempo è più che necessario, urgente, dare all’Europa la possibilità di investire sullo sviluppo tramite IVA e Tobin tax. Solo che l’Europa attuale non ha la legittimità democratica per decidere da quando è fallito il processo costituzionale. Qui è la vera impasse.Un burocrate mediocre come Barroso non sarà mai credibile.Insomma la faccenda è molto complicata mentre le posizioni antieuropeiste guadagnano terreno entro un’ormai diffuso senso comune.Se poi si butta la Gracia fuori dall’euro il segnale è pessimo. Certo abbiamo la Francia di Hollande e chissà forse domani (2013) la Germania. Qualcosa si muove. Anche quest’appello lo dimostra. Ci sarebbe bisogno anche dell’Italia. Purtroppo mi sa che con Monti abbiamo venduto l’anima al diavolo. Non perchè Monti sia il diavolo, naturalmente: è solo un mediocre tecnico drasticamente inadeguato a colgiere il senso dell’appello in questione.Inadeguato per cultura e convinzione. Per Monti l’europa si fa semplicemnte integrando il mercato comune. Null’altro.Si tratta di quella visione fallimentare (il trucco ideologico) che ha fatto pensare che la moneta unica avrebbe automaticamente trainato l’integrazione. La verità , che non si rileva dall’appello, è che è dirimente, al punto in cui siam giunti, una svolta federalista.Senza osare IL FEDERALISMO EUROPEO si rischia di pestar acqua nel mortaio.

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