Il momento è adesso.

Interessante l’intervista di George Soros su Repubblica di sabato scorso. Serve immagino a lanciare /pubblicizzare in Italia il suo libro “La crisi globale” che credo non leggerò. Ne ho letto , con fatica altri due precedenti. Mi son parsi scritti malissimo (forse mal tradotti?)e comunque noiosi al di là del sopportabile.

A parte ciò Soros postula un’inversione ad U nella politica della UE.

Afferma che la Germania fa una politica ottusa e che la gente non ne può più dell’austerità fine a sé stessa.
Proprio così : fine a sé stessa.
Ormai in Italia molti se ne sono accorti dopo gli osanna, tanto scriteriati quanto opportunisti , ai tecnici di Monti.

I quali non sanno che pesci pigliare.

A proposito di crescita Passera è un crescendo di parole.

Sul lavoro, la Fornero ,dopo aver presentato una riforma del lavoro che non c’è, ci spiega che gli uomini dovrebbero occuparsi maggiormente di economia domestica.

Pensa ai disoccupati attuali e futuri.

Evidentemente non nutre gran fiducia nella sua riforma.
E’ tutto ciò che si ricava dal mettere la “cuoca a dirigere lo stato”.

Dal canto suo Monti, dopo la vittoria di Hollande  celebra la nascita dell’Unione paraculeggiando intorno alla possibilità di scorporare dai bilanci , ai fini della determinazione del rapporto debito / PIL, gli investimenti in sviluppo.
Non prende in gran considerazione le argomentazioni avanzate da un gruppo di deputati europei rosso-verdi e da Prodi e Amato sulla “mutualizzazione”di almeno una parte del debito , né mi pare consideri politicamente attuale l’idea degli eurobond (oggi definiti come project bond) invisa ai teutonici.

D’altro canto anche Soros considera irrealistico il percorso di un finanziamento comunitario dello sviluppo: “ Gli eurobond sarebbero una buona idea ma i tedeschi non li accetteranno mai”.

Già.

Uno come Soros sa come va il mondo.

Ma sapendolo, o credendo di saperlo, entra in contraddizione con sé stesso: la svolta ad U dunque non ci sarà.

Eppure l’analisi dello speculatore/ filantropo coglie perfettamente nel segno laddove chiarisce che la causa principale del debito riguarda “ lo sbilancio commerciale tra i paesi membri” e che i “tagli e le tasse uccidono l’economia e il debito invece di scendere , sale”.

Da un’analisi di tal fatta, mentre in Germania si vuol scaricare zavorra greca, io ne ricavo che la svolta ad U può esser compiuta solo muovendo da un punto di vista  radicale che prenda in considerazione il fallimento dell’Europa di Maastricth ..e di Lisbona.
Sono in ciò confortato  dalle elezioni in Francia , in Grecia (per altri versi) e dalla fresca sconfitta della Merkel nel Land più popoloso della Germania.

Assumere un altro e nuovo punto di vista  comporta, tuttavia, il prendere in considerazione non solo il fallimento del centro-destra europeo, che ha dominato la scena dell’ultimo decennio, ma anche l’adesione acritica dei socialisti europei all’atteggiamento burocratico assunto dalle élites europee di fronte a quella protesta popolare che s’incarnò a suo tempo nei referendum in Francia, Olanda e Irlanda, allorché i cittadini furono chiamati a ratificare un progetto di trattato di rango costituzionale di cui nulla davvero sapevano e potevano sapere.

Per inciso sfido chiunque tra i politici passati e in carica ad affermare di aver letto diligentemente le quasi 500 pagine di quel testo, giuridicamente astruso, con tutti i suoi continui e oscuri rimandi ai trattati precedenti , le sue clausole aggiuntive e le infinite trappole lessicali.

In quella situazione anche i socialisti (alcuni tra i quali sono deputati senior-senior e firmatari dell’appello Prodi-Amato-Bonino) non sfuggirono ad una retorica europeista stucchevole.

Di fronte al trillare del campanello d’allarme dei referendum che riecheggiava sinistramente il suono di una campana a morto, si continuò stancamente ad agitare il famoso “deficit democratico dell’Unione” senza assumere mai un chiaro disegno alternativo in quanto minoranza nel Parlamento Europeo e nell’Europa stessa.

Ci si lasciò volenterosamente cooptare nella volontà(non volontà) della maggioranza in nome di quel consociativismo europeista che ha sempre caratterizzato, anche politicamente, lo stesso acquis comunitario. Un modus operandi e una visione  che fino all’inizio degli anni ’90 ebbe il merito di far avanzare e radicare la prospettiva europea ma che poco più tardi diventò un fattore di formidabile conservazione e arretramento culturale, fino alla subalternità.

Ora, non so cosa farà o potrà fare Hollande, ma di fronte all’isolamento della Grecia il silenzio urla.

Mentre,il governo Monti in Italia rischia d’assomigliare sempre più al governo Badoglio.

Dove diavolo dobbiamo rivolgere le nostre armi, se ne abbiamo ancora?

L’interrogativo temo , riguarda anche il PD, anzi lo pressa da vicino.

Soros dice che in fondo si può fare anche senza la Grecia, la sua uscita dall’Euro : “sarebbe un test severo, ma penso che la moneta unica sia in grado di sopravvivere a questo choc.”

E se invece, (sia detto senza alcun intento offensivo) fosse una sorta di Monaco?

Una capitolazione intendo, con relativo effetto domino?

Credo sia lecito interrogarsi su questo punto.

E alla fine decidersi predisponendosi al peggio.

Non per pessimismo ma, al contrario, per adottare una tattica di contro fuoco con la lucida consapevolezza che predisporsi al peggio può , a volte, essere la condizione necessaria e inevitabile per perseguire il meglio.

In quest’ambito torna utile l’analisi di Soros sui deficit commerciali, tanto necessari al benessere della Germania, ai fini di spiegare alla signora Cancelliera che l’uscita della Grecia dall’Euro fa avanzare sulla scena la possibilità di una crisi del mercato unico europeo nella quale chi ha tutto da perdere è proprio la Germania.

Non si tratta di fare la faccia feroce.

Solo di chiarire, in amicizia, ai tedeschi che il loro lebensraum mercantile è posto sul piatto di una bilancia.

Nell’altro piatto ci sono gli eurobond.
Come dite?  Non è realistico?

Vabbè, allora accontentiamoci.

Come dice il Papa tedesco, cogliamo l’occasione e abituiamoci a cambiare il nostro stile di vita.

In peggio.

In nome delle superiori ragioni del mercato.

Sarebbe invece preferibile comprendere che è giunto il momento di uscire dalla trincea difensiva in cui s’è rinserrato il Monti-governo per passare all’offensiva muovendo dalla solidarietà attiva nei confronti della Grecia.

Il momento è adesso.

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7 Risposte to “Il momento è adesso.”

  1. Il momento è adesso.- Rivistaeuropea Says:

    […] Vai alla fonte Condividi questo post: […]

  2. Giovanni Says:

    Caro Mauro,secondo te Soros è un filantropo o uno speculatore ,oppure uno squalo balena. Certo è che nella sua nota attività speculativa,quando operava da Wall Street ,ha fatto piangere molti e reso felici pochi.
    Insomma ,Soros non mi piace ,perché ha fatto parte del quel ristretto gruppo di speculatori che decidono le sorti di una intera nazione
    Ieri si trattava della liretta e della sterlina,oggi si tratta dell’Euro. Ma i protagonisti sono sempre gli stessi
    Allorquando il Circus di wall street si riunì per pianificare l’attacco all’euro era ben consapevole che in Europa vi erano due monete di scambio. L’euro del nord(Germania,Olanda Austria,Francia Finlandia ) e l’euro del sud (Grecia ,Portogallo,Italia e Spagna)
    La differenza di valore tra queste due monete era riconoscibile nell’apprezzamento del Franco svizzero ,moneta notoriamente legata a filo doppio all’industria dei beni reali della Germania.
    In sostanza il Circus ,dati alla mano,sapeva benissimo che l’euro del nord valeva all’incirca 1,7 $ ,mentre l’euro del sud era sotto la parità con il dollaro.
    L’attacco speculativo venne quindi immediatamente diretto contro il paese più debole,la Grecia. E due anni dopo tocco all’Italia ,Spagna e Portogallo.
    Ma il vero obbiettivo del Circus era la Germania.
    Se si fosse spaccata l’Europa,la Germania ed i paesi satelliti,si sarebbero ritrovati con una moneta pari a 1,7 $
    In questo quadro,la risposta della Bundesbank non poteva che andare alla radice del problema:il varo del Fiscalpakt,accompagnato dal rifinanziamento all’un per cento del sistema bancario per il riacquisto del debito pubblico dei PIGS
    Insomma,tagli alla spesa dei paesi che vivevano al di sopra dei propri mezzi e soldi per il riacquisto dei debiti sovrani venduti dalla speculazione ed a seguire da chi non voleva più detenere asset svalutati.
    Si dirà che le misure Bundesbank sono dirette unicamente a proteggere l’economia reale della Germania (export)
    .E’ vero.
    Ma si deve pure convenire che l’Europa senza la prima potenza industriale del mondo non ha futuro
    Si potrebbe aggiungere che si poteva fare di più.
    Certo, si poteva varare la Tobin tax.La Germania ci ha provato, ma l’Inghilterra ha minacciato di uscire dall’Europa pur di proteggere la City
    E gli Eurobond?
    Al momento sono improponibili perché nessuno accetta volentieri di accollarsi i debiti altrui,soprattutto nei casi in cui i debiti sono il frutto della cattiva gestione di Governi che, in fin dei conti,hanno avuto il consenso dei governati(Italia e Grecia,)
    Vi è semmai da chiedersi come i singoli paesi ed in particolare l’Italia,hanno applicato il Fiscalpakt
    Al solito,in modo classista, colpendo i deboli(pensionati e lavoratori) ed il cedo medio.
    Non si vorrà mica incolpare la Germania per le misure adottate da Monti-Fornero ?
    Le misure peraltro sono state votate dal PD.
    E questo è un altro fatto,perché quel partito non solo è priva di una visione,ma persino di una bussola.
    Non basta chiedere una patrimoniale sui veri ricchi,bisognava chiederla come condizione minima per il sostegno del Governo “Salva Italia”.Oggi dopo aver massacrato i poveri e il ceto medio ,si varano pseudo misure per le “fragilità sociali”E’ il tipico comportamento degli’ipocriti,che tentano di oscurare le nefandezze di cui sono responsabili
    Vedi Mauro,i problemi dell’Italia,non nascono dal pensiero unico neoliberista,bensi sono il frutto di un debordante “ Stato privatizzato”,delle malversazioni e della corruzione economica politica e morale che attraversa ormai l’intera società.
    E’ inutile prendersela con lo straniero e con le sue inique sanzioni
    Non vorrei spararla grossa ,ma per come la vedo io, il fiscalpakt per un paese come l’Italia rappresenta una opportunità. L’occasione di ripulire le stalle. Certo ci vorrebbe Ercole,ma unendo le forze un risultato nel medio periodo (5-10 anni) è senz’altro conseguibile.
    Si tratta di ricondurre innanzitutto la spesa pubblica in un alveo accettabile.Non è possibile che lo stato trasferisca il 51% della ricchezza prodotta nelle mani di un apparato famelico e mastodontico .Oserei dire,meno stato e più società civile.
    Anch’io ammiro Krueger e Stigliz Ma secondo te cosa sanno o possono sapere questi grandi studiosi della economia macro del “bubbone italiano”,dei suoi meandri,del pus che produce.?
    I compiti li dobbiamo fare a casa , con responsabilità ,senza eludere il nodo che stringe al collo il nostro paese.
    Non siamo più negli anni trenta,quando la realizzazione di grandi opere pubbliche consentiva l’impiego di milioni di lavoratori. Oggi per fare un tunnel vengono impiegati enormi capitali ,macchine straniere e poche maestranze Che so 200-300 operai ? Non se ne esce certo allargando i cordoni della borsa statale.
    La riduzione dello stato prima e la riforma dell’organizzazione sociale poi ,sono le precondizione da realizzare nel nostro paese per poter realizzare un progetto di convergenza verso i paesi più civilizzati del nostro continente

  3. Rete Viola Bologna Says:

    Salve,
    leggo spesso il suo blog, e ho trovato condivisibile e intelligente questo suo ultimo post. Diciamo che la penso anch’io come Lei.

    Ho fondato da qualche tempo un foglio mensile d’informazione: http://www.ilbolognino.info
    Le volevo chiedere se potevo condividere il suo scritto sul mio sito e sul mensile.
    Saluti

    Paolo Perini
    perinipaolo@gmail.com
    http://www.ilbolognino.info

  4. mauro zani Says:

    Caro Giovanni è quasi inutile che mi dilunghi ancora a spiegare che la forza della Germania deriva dalla debolezza di altri Italia compresa e che dunque la Germania dovrebbe farsi carico di guidare(con la sua forza) l’Europa verso la crescita.
    Invece sta operando per l’esatto contrario.Quanto agli eurobond potrebbero benissimo essere adottati come euro project, cioè come finanziamentei della BEI allo sviluppo, sulla base di progetti di scala europea, appunto. Maneppure questo si vuol fare. In sostanza, al netto dei vizi italiani, greci , spagnoli , portoghesi e via dicendo e allungando la Germania non sta vedendo più in là del proprio naso.Quanto alla riduzione dello stato si può discutere. per il momento con la rifoprma delle pensioni s’è liquidata la previdenza pubblica in Italia: unico stato “virtuoso” europeo che s’è abbandonato ad una tal nefandezza. assieme alla puttanata di iscrivere un’ideologia , quella liberista nella stessa costituzione tramite l’inserimento in questa del bilancio in pareggio.Cosa altro si deve fare per ammazzare il cavallo?

  5. mauro zani Says:

    @Perini.
    Certo.

  6. Giovanni Says:

    Caro Mauro,nessun lo ha detto esplicitamente ,ma la ragione principale della riforma pensionistica è dovuta al fatto che lo stato italiano non ha più soldi per pagare le pensioni ai dipendenti pubblici .E allora che ti fanno lor signori:scaricano l’Inpdap sull’Inps.Cosa significa in soldoni?Che da oggi con i soldi dei metalmeccanici si paga la pensione dei generali che prendono 500.000 euro all’anno di retribuzione
    Non è la prima volta che si fanno sti giochetti. Ricorderai che la cassa dei dirigenti dell’industria è fallita.
    Si chiamava ,mi pare,Inpdai .Anche allora fu scaricato tutto sul groppone dei metalmeccanici .Cio spiega perché l’inps paga pensioni da un milione all’anno ad ex dirigenti che nelle casse dell’Inps non hanno versato neppure una lira
    Ovviamente i sindacati per non “dividere i lavoratori “non dicono nulla.
    Anche le casse dei ferrovieri furono trovate vuote .E allora,zac ..paga l’Inps ,con i soldi dei soliti noti
    Si allunga il momento in cui i lavoratori privati potranno andare in pensione perché si deve pagare anche le pensione d’oro a migliaia e migliaia di ufficiali inutili,a migliaia e migliaia di dirigenti dello stato e di enti pubblici inutili
    Nefandezze e misfatti,come vedi, vengono da lontano e oggi,inevitabilmente, i conti vengono al pettine
    Per farla breve non credo che tenere i conti in ordine sia di “destra”.Anche perché storicamente la bancarotta è una specialità della destra: l’Argentina e le super bancarotte delle corporete americane nel 2008,sono un’esempio.
    E allora qual’é il succo del discorso?Se il nostro paese non fa i conti con se stesso,fino in fondo,se non è oggi sarà domani :la bancarotta e’ implicita nel sistema
    E’questa la ragione profonda che rende impossibile l’Europa unita e solidale:in Italia è tutto un ’imbroglio,come lo è in Grecia.
    C’è la vicenda delle pensioni,lo scandalo dei rimborsi fiscali alle imprese che non pagano le tasse,gli enormi crediti per opere pubbliche che valgono appena un quarto e la storia della “Uno bianca
    Si anche quella .Perche la cifra distintiva del nostro apparato di sicurezza è l’infedeltà alla costituzione e alle regole della convivenza civile.
    Tutto questo è ben presente nell’opinione pubblica europea .Ecco perché non abbiamo le carte in regola per stare in Europa.Prima o poi ne usciremo .E’ questione di tempo,…. se non si cambia davvero

  7. mauro zani Says:

    Giovanni. Capisco tutto. E, come puoi immaginare condivido anche.tuttavia per me l’Italia è l’albero non la foresta(europea).Il destino del nostro disgraziato paese è legato a quello dell’europa, indissolubilmente. ne derivo che l’Italia, paese fondatore, non uscirà mai dall’Europa , se non quando (è qui sta il problema ) l’Europa ..uscirà da sè stessa.resto convinto che non appena la Grecia dovesse uscire dll’area euro, il contagio si estenderà rapidamente fino a metter in causa l’europa, appunto.da qui la miopia della Merkel, fino a questo momento accertata.
    Quanto all’INPS. tutto vero.Con l’aggiunta tutt’altro che inessenziale che nel suo bilancio va anche parte della spesa assistenziale. Il famoso scorporo da mettere a carico della fiscalità generale non è mai avvenuto. In ogni caso da un’indagine della stessa Commissione europea, effettuata a suo tempo , il bilancio dell’INPS reggeva a cose invariate fino al 2040. Dal che , io ne deduco che la riforma (liquidazione) della previdenza pubblica ha fatto parte di una scelta fondamentalmente ideologica. Lo stesso si può dire e dimostrare della riforma del mercato del lavoro in itinere che non abolisce neppure uno dei contratti atipici vigenti , in così gran copia, solo in Italia. Monti , secondo me, è un incapace. A parte tutto questo, resto convinto che il libero mercato non esiste , è solo un fantasma ideologico e che la crisi che ci troviamo ad affrontare riguarda forze impersonali, tendenze, evoluzioni storiche di un modello di sviluppo capitalistico che sta rapidamente giungendo al capolinea. Dopo l’89 la storia non è affatto finita.Qui sta il nucleo della discussione-riflessione che m’interessa, principalmente.

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