Archive for giugno 2012

Ossi di seppia….

giugno 30, 2012

I mercati esultano. Ma , come fanno notare i molti che ne sanno più di me,il rialzo delle borse non ha ancora grande significato ,considerato il modestissimo volume degli scambi.

Lunedì si capirà meglio.

Monti ha comunque ottenuto un successo personale e d’immagine che gli consentirà di arrivare al termine della sua missione nella primavera prossima.

Ciò premesso, il risultato del vertice di Bruxelles, potrà esser valutato seriamente solo dopo il 9 luglio, quando si metteranno a punto i dettagli operativi.

Il diavolo sempre lì, s’annida: nei dettagli.

Alcuni sono già in chiaro.

1)Scudo anti –spread.

Lo ESM conserva una potenza di fuoco assai limitata con i suoi virtuali 500 MlD.
La Corte tedesca deve ancora dare il via libera alla partecipazione della Germania, tanto per dirne una. Ma al di là di ciò restano pur sempre una manciata di quattrini di fronte agli oltre 4.000 miliardi impegnati per salvare le banche.
In ogni caso il fondo potrà intervenire solo ad un certo punto, ancora da definire per quanto riguarda il livello di spread, e potrà farlo non in modo automatico. Un vero peccato, dato che tramite il fondo si poteva (le carte false di cui ho parlato un paio di post addietro) aggirare il blocco posto al ruolo della BCE assegnando al fondo stesso la funzione bancaria.

Insomma, al momento : poca roba e tutt’altro che chiara e comunque non in grado di portare l’euro in zona sicurezza.

2)Crescita.
Hollande porta a casa un sacco vuoto dopo averlo scambiato con l’accordo sul patto fiscale.

Non un grande affare.

Dei 120 miliardi gabbati come un grande risultato per affiancare la gamba della crescita a quella del rigore, 55 sono fondi strutturali non spesi. Tutto da vedere se si potranno effettivamente utilizzare. E anche se è giusto e corretto distoglierli dalla loro destinazione istituzionale.
60 miliardi invece sono del tutto virtuali dato che dovrebbero scaturire , da un effetto leva composto , in parte da una ricapitalizzazione ridicola della Bei (10 miliardi) la quale presuppone una disponibilità dell’iniziativa privata.
Tutt’altro che scontata.

Insomma il solito project financing.

Non a caso si “rilanciano” i project bond per 4,5 miliardi che dovrebbero mobilitarsi in virtù della bella cifra “fresca” di 250 milioni che la UE mette , generosamente in campo di tasca sua.

Grosso modo è il metodo Passera nel quale una manciata di milioni deve mettere in moto ben 80 Miliardi.

Conclusione.

Risultato politico per Monti. Ben orchestrato nei giorni precedenti.
Chapeau.

Niente o poca carne al fuoco

Si è preso tempo , sostanzialmente.

Può anche essere importante averlo fatto . O meglio lo sarebbe se con la conclusione del vertice si fosse definita la cosiddetta road map per la nuova Europa.
La quale al primo punto dovrebbe dare un ruolo (ripeto , in un modo o nell’altro) di prestatore di ultima istanza alla BCE, senza di che, dopo un attimo di tregua, i mercati ( e i mercanti) torneranno all’attacco.

E lo faranno nel mezzo di una crisi sociale che, ad autunno esploderà letteralmente, in Italia e non solo.

Forse solo di fronte ad una crisi “materiale” di eccezionale gravità e durata che coinvolgerà anche il nord Europa la politica deciderà di assumere piena responsabilità. Con la forza del diritto degli stati e dei popoli da esercitare energicamente in faccia ai mercati nel tempo del capitalismo globale.

Avverrà solo con nuove classi dirigenti.
In Italia come altrove, in tutto l’occidente. Dato che le attuali s’accontentano delle ossa della polenta.
Ossi di seppia…

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Domani

giugno 27, 2012

Domani.
1) Confesso.
Tifo per l’Italia contro la Germania.
Nel calcio come nel negoziato di Bruxelles.

Ho sempre considerato nefando lo slogan anglo, secondo cui : Right or wrong this is my country.

Ogni sorta di nequizia e di orrore, nella storia, sono stati giustificati da questo principio cardine dell’Impero britannico e in seguito integralmente adottato dagli USA. Fino a sorvolare, senza colpo ferire, sul crimine contro l’umanità che portò il Presidente Truman , “l’assassino di massa” (definizione di Goldhagen) a uccidere oltre 300.000 giapponesi per ragioni puramente politiche, ideologiche e persino razziali.

Ciò, doverosamente premesso- ad evitare l’accusa di nazionalismo cripto- fascista da parte dei soliti progressisti all’acqua di rose, gente senz’arte né parte dedita ad ogni sorta di compromessi anche con gli ininfluenti e patetici relitti del trapassato remoto,( vedi alla voce Casini)- nel calcio come nella politica temo la sconfitta.

Per quanto conservi più speranza (irrazionale) nel primo che non nella seconda.

Tuttavia Monti (dal suo punto di vista) sta giocando una partita ben impostata.
Lo schema di gioco non è infatti privo di un certo tasso di abilità tattica.
Non facciamoci confondere dall’arroganza della Cancelliera, anch’essa buona giocatrice.

Anzi ,formidabile.

Sarà pure “inchiavabile” ma è senza dubbio dotata di una quantità di neuroni neppur lontanamente paragonabile a quelli che si rincorrono ormai confusamente entro il cranio, non più pelato, del cavaliere di Arcore.

Cosa ha detto la Cancelliera ai suoi in vista del negoziato?

“Finché sarò viva niente Eurobond, non ci faremo carico del debito “totale” dell’Eurozona.”

Va rilevato quel “totale”.

Ha il chiaro e scaltro significato di una semi-apertura alla proposta di Monti che punta a far intervenire il fondo salva stati , o come diavolo si chiama adesso, in funzione di calmieramento del famoso spread oltre il 60% del PIL. Solo però per i paesi che hanno fatto una severa cura di risanamento con particolare riferimento al deficit. Da qui l’imperativo di portare in Belgio una riforma del Mdl che fa letteralmente schifo. Credo di poterlo dire dopo che il capo della Confindustria l’ha , fantozzianamente, definita come una boiata.

Sia come sia qui si gioca tutto il margine di trattativa dopo che Hollande ha abbandonato l’idea degli Eurobond anche perché la Francia non ha, tradizionalmente, troppo interesse ad una proposta che inevitabilmente chiama in campo cessione di sovranità in vista dell’Europa politica , progressivamente federale.

In ciò risiede peraltro la debolezza della Francia di fronte all’evidente bluff dei tedeschi che invocano a parole più Europa proprio in faccia ai francesi.
Per la serie fatevi sotto se volete ..e potete.

La trattativa quindi è particolarmente complicata.

2) A parole tutti, chi più chi meno, possono anche convenire sull’inoffensivo documento preparato da quattro dell’Ave Maria, recitatori di litanie formali per l’unità politica, e prima ancora bancaria e fiscale.

Vedi le sette paginette redatte da Draghi,Barroso e Juncker patrocinate dall’illustre sconosciuto Rompuy. Che sarebbe, nientemeno, che il Presidente dell’Europa.

Ma l’oggetto del contendere non riguarda i tempi lunghi.

Bensì il qui e ora: lunedì prossimo quando si darà luogo all’ordalìa dei mercati.

Ora, se Monti riesce a far passare la sua proposta , già boicottata dalla perfida Albione e ridicolizzata dal solito Rehn (d’ora in poi Paracetamolo), essa risulterà comunque fortemente condizionata da tutta una serie di teutoniche clausole vincolanti. (Di cui, ci scommetto, si sta discutendo proprio in queste ore).

E per noi, “maiali”, saran cavoli amarissimi.

In più la proposta montiana avrà come inevitabile e non secondario effetto collaterale, di lasciare nella cacca, in primis, Spagna e Portogallo.

E i mercati continueranno a fare il loro lavoro che , forse impropriamente vien chiamato comunemente speculazione, dato che il mercato finanziario ha,necessariamente, una sua logica di funzionamento: si allontana dal rischio.

L’Italia potrà avere, forse, un pochino di tregua.

Non è una soluzione .
Solo una temporanea e breve dilazione.

A Monti serve per poter almeno illudersi di doppiare il capo di Buona Speranza del 2013.

Dopodiché chi s’è visto s’è visto e buonanotte ai suonatori.

A noi , no.
A noi Italiani serve a poco.

Tra l’altro l’alleanza “maialesca” (vedi post precedente) da me ed altri volenterosamente invocata, resterà lettera morta in attesa del disastro incombente.

Tanto più che , in Italia, Bersani ha già chiarito che starà con Monti a prescindere.

Bravo , bene.

Facile che farai la fine del Pasok, come scrive il Manifesto stamani.

E , credimi, (tanto so che qualcuno mi legge per conto tuo) non me ne compiaccio affatto. Per molte e diverse ragioni, umane e “storiche” che è adesso inutile richiamare nel dettaglio.

Morale, non brevissima, della favola.

Monti gioca la sua partita da liberale e liberista convinto.

Cerca d’infilarsi in una breccia, anzi in uno spiraglio, appena socchiuso dalla Merkel
Dicono che batterà i pugni sul tavolo.

Non credo.

Per farlo bisognerebbe anzitutto chiarire alla Merkel che è anch’essa una “maiala”.

Chiedo scusa ma non conosco il femminile inglese (posto che vi sia) del termine Pig.

In ogni caso basterebbe applicare alla Germania il calcolo del debito così com’è applicato a tutti gli altri componenti dell’Eurozona.

Vale a dire che sarebbe d’uopo , dopo vent’anni dall’unificazione tedesca, computare nel debito della Germania anche le spese della sua Cassa depositi e prestiti (KFW) al pari di ogni altro paese.

In tal caso i tedeschi precipitano subito nel nostro porcile con un debito pari al 105% del PIL del loro paese. (Fonte: Un inchiesta di Aldo Gianulli Ed Ponte alle Grazie).

Se poi davvero si volessero battere i pugni sul tavolo , beh potremmo andare indietro non di molto nella storia del vituperato novecento.

Ricordare l’abbuono totale dei debiti tedeschi in virtù del (giusto) senso di colpa per l’ignobile trattamento riservato dai francesi (principalmente) alla Germania in quel di Versailles.

Ma , per la verità storica, anche come premio alla diga anticomunista fornita dalla RFT, “siamo tutti berlinesi” (Kennedy) durante la guerra fredda.

Per varare l’Euro abbiamo molto dato ai tedeschi.
Ciò non ci esime del tutto e per dir la verità neanche in parte, dai nostri comportamenti “maialeschi”, tuttavia la Germania deve rendersi conto che fare l’Europa è cosa esattamente contraria e opposta a contemplare un Quarto Reich.

O , anche solo coltivare l’idea ,primigenia, di un Euro riservato alle nazione nord-europee.

Ma il “tedesco” Monti si muove con convinzione e legittimamente su di una visione del tutto diversa rispetto a tali obiezioni.

Non batterà i pugni sul tavolo.
Punta ad esser cooptato tra i virtuosi.
Costi quel che costi agli italiani.

Alla fine e ben che vada usciremo dal vertice di Bruxelles avendo guadagnato un mese.
Non tanto di più.

E’ il risultato inevitabile del fallimento della famosa “Convenzione per l’Europa” avviata a Laeken.
Molto tempo fa.
C’ero. Quella volta in Belgio, in rappresentanza del parlamento italiano.
Da tanto tempo nessuno ci crede più.

La festa è finita.
Non solo quella dell’Europa.
Ma anche quella dell’Occidente intero preda di una globalizzazione senza regole nei mercati finanziari.

Massimo artefice del disastro occidentale, il democratico Clinton e i suoi corifei europei e italiani (do you remember l’Ulivo mondiale e successive cazzate?).

“E’ l’economia , stupido!”

No.

E’ la globalizzazione, col suo necessario e tollerato seguito di finanza avvelenata, cretino!

Ergo dopodomani bisognerà ripartire .

Da zero.

Noi non ci saremo.

Tuttavia la verità , valutabile non secondo approcci teorici o principi morali, ma meramente effettuali è che il capitalismo storico è finito nell’epoca della globalizzazione dei mercati.

Insieme ad esso la democrazia occidentale è a rischio.
Guscio ormai vuoto facile a rompersi.

Da qui bisognerà ripartire.

Ma di ciò si parlerà in questo blog, quando se ne avrà voglia, in seguito.

giugno 27, 2012

Domani.
1) Confesso.
Tifo per l’Italia contro la Germania.
Nel calcio come nel negoziato di Bruxelles.

Ho sempre considerato nefando lo slogan anglo, secondo cui : Right or wrong this is my country.

Ogni sorta di nequizia e di orrore, nella storia, sono stati giustificati da questo principio cardine dell’Impero britannico e in seguito integralmente adottato dagli USA. Fino a sorvolare, senza colpo ferire, sul crimine contro l’umanità che portò il Presidente Truman , “l’assassino di massa” (definizione di Goldhagen) a uccidere oltre 300.000 giapponesi per ragioni puramente politiche, ideologiche e persino razziali.

Ciò, doverosamente premesso- ad evitare l’accusa di nazionalismo cripto- fascista da parte dei soliti progressisti all’acqua di rose, gente senz’arte né parte dedita ad ogni sorta di compromessi anche con gli ininfluenti e patetici relitti del trapassato remoto,( vedi alla voce Casini)- nel calcio come nella politica temo la sconfitta.

Per quanto conservi più speranza (irrazionale) nel primo che non nella seconda.

Tuttavia Monti (dal suo punto di vista) sta giocando una partita ben impostata.
Lo schema di gioco non è infatti privo di un certo tasso di abilità tattica.
Non facciamoci confondere dall’arroganza della Cancelliera, anch’essa buona giocatrice.

Anzi ,formidabile.

Sarà pure “inchiavabile” ma è senza dubbio dotata di una quantità di neuroni neppur lontanamente paragonabile a quelli che si rincorrono ormai confusamente entro il cranio, non più pelato, del cavaliere di Arcore.

Cosa ha detto la Cancelliera ai suoi in vista del negoziato?

“Finché sarò viva niente Eurobond, non ci faremo carico del debito “totale” dell’Eurozona.”

Va rilevato quel “totale”.

Ha il chiaro e scaltro significato di una semi-apertura alla proposta di Monti che punta a far intervenire il fondo salva stati , o come diavolo si chiama adesso, in funzione di calmieramento del famoso spread oltre il 60% del PIL. Solo però per i paesi che hanno fatto una severa cura di risanamento con particolare riferimento al deficit. Da qui l’imperativo di portare in Belgio una riforma del Mdl che fa letteralmente schifo. Credo di poterlo dire dopo che il capo della Confindustria l’ha , fantozzianamente, definita come una boiata.

Sia come sia qui si gioca tutto il margine di trattativa dopo che Hollande ha abbandonato l’idea degli Eurobond anche perché la Francia non ha, tradizionalmente, troppo interesse ad una proposta che inevitabilmente chiama in campo cessione di sovranità in vista dell’Europa politica , progressivamente federale.

In ciò risiede peraltro la debolezza della Francia di fronte all’evidente bluff dei tedeschi che invocano a parole più Europa proprio in faccia ai francesi.
Per la serie fatevi sotto se volete ..e potete.

La trattativa quindi è particolarmente complicata.

2) A parole tutti, chi più chi meno, possono anche convenire sull’inoffensivo documento preparato da quattro dell’Ave Maria, recitatori di litanie formali per l’unità politica, e prima ancora bancaria e fiscale.

Vedi le sette paginette redatte da Draghi,Barroso e Juncker patrocinate dall’illustre sconosciuto Rompuy. Che sarebbe, nientemeno, che il Presidente dell’Europa.

Ma l’oggetto del contendere non riguarda i tempi lunghi.

Bensì il qui e ora: lunedì prossimo quando si darà luogo all’ordalìa dei mercati.

Ora, se Monti riesce a far passare la sua proposta , già boicottata dalla perfida Albione e ridicolizzata dal solito Rehn (d’ora in poi Paracetamolo), essa risulterà comunque fortemente condizionata da tutta una serie di teutoniche clausole vincolanti. (Di cui, ci scommetto, si sta discutendo proprio in queste ore).

E per noi, “maiali”, saran cavoli amarissimi.

In più la proposta montiana avrà come inevitabile e non secondario effetto collaterale, di lasciare nella cacca, in primis, Spagna e Portogallo.

E i mercati continueranno a fare il loro lavoro che , forse impropriamente vien chiamato comunemente speculazione, dato che il mercato finanziario ha,necessariamente, una sua logica di funzionamento: si allontana dal rischio.

L’Italia potrà avere, forse, un pochino di tregua.

Non è una soluzione .
Solo una temporanea e breve dilazione.

A Monti serve per poter almeno illudersi di doppiare il capo di Buona Speranza del 2013.

Dopodiché chi s’è visto s’è visto e buonanotte ai suonatori.

A noi , no.
A noi Italiani serve a poco.

Tra l’altro l’alleanza “maialesca” (vedi post precedente) da me ed altri volenterosamente invocata, resterà lettera morta in attesa del disastro incombente.

Tanto più che , in Italia, Bersani ha già chiarito che starà con Monti a prescindere.

Bravo , bene.

Facile che farai la fine del Pasok, come scrive il Manifesto stamani.

E , credimi, (tanto so che qualcuno mi legge per conto tuo) non me ne compiaccio affatto. Per molte e diverse ragioni, umane e “storiche” che è adesso inutile richiamare nel dettaglio.

Morale, non brevissima, della favola.

Monti gioca la sua partita da liberale e liberista convinto.

Cerca d’infilarsi in una breccia, anzi in uno spiraglio, appena socchiuso dalla Merkel
Dicono che batterà i pugni sul tavolo.

Non credo.

Per farlo bisognerebbe anzitutto chiarire alla Merkel che è anch’essa una “maiala”.

Chiedo scusa ma non conosco il femminile inglese (posto che vi sia) del termine Pig.

In ogni caso basterebbe applicare alla Germania il calcolo del debito così com’è applicato a tutti gli altri componenti dell’Eurozona.

Vale a dire che sarebbe d’uopo , dopo vent’anni dall’unificazione tedesca, computare nel debito della Germania anche le spese della sua Cassa depositi e prestiti (KFW) al pari di ogni altro paese.

In tal caso i tedeschi precipitano subito nel nostro porcile con un debito pari al 105% del PIL del loro paese. (Fonte: Un inchiesta di Aldo Gianulli Ed Ponte alle Grazie).

Se poi davvero si volessero battere i pugni sul tavolo , beh potremmo andare indietro non di molto nella storia del vituperato novecento.

Ricordare l’abbuono totale dei debiti tedeschi in virtù del (giusto) senso di colpa per l’ignobile trattamento riservato dai francesi (principalmente) alla Germania in quel di Versailles.

Ma , per la verità storica, anche come premio alla diga anticomunista fornita dalla RFT, “siamo tutti berlinesi” (Kennedy) durante la guerra fredda.

Per varare l’Euro abbiamo molto dato ai tedeschi.
Ciò non ci esime del tutto e per dir la verità neanche in parte, dai nostri comportamenti “maialeschi”, tuttavia la Germania deve rendersi conto che fare l’Europa è cosa esattamente contraria e opposta a contemplare un Quarto Reich.

O , anche solo coltivare l’idea ,primigenia, di un Euro riservato alle nazione nord-europee.

Ma il “tedesco” Monti si muove con convinzione e legittimamente su di una visione del tutto diversa rispetto a tali obiezioni.

Non batterà i pugni sul tavolo.
Punta ad esser cooptato tra i virtuosi.
Costi quel che costi agli italiani.

Alla fine e ben che vada usciremo dal vertice di Bruxelles avendo guadagnato un mese.
Non tanto di più.

E’ il risultato inevitabile del fallimento della famosa “Convenzione per l’Europa” avviata a Laeken.
Molto tempo fa.
C’ero. Quella volta in Belgio, in rappresentanza del parlamento italiano.
Da tanto tempo nessuno ci crede più.

La festa è finita.
Non solo quella dell’Europa.
Ma anche quella dell’Occidente intero preda di una globalizzazione senza regole nei mercati finanziari.

Massimo artefice del disastro occidentale, il democratico Clinton e i suoi corifei europei e italiani (do you remember l’Ulivo mondiale e successive cazzate?).

“E’ l’economia , stupido!”

No.

E’ la globalizzazione, col suo necessario e tollerato seguito di finanza avvelenata, cretino!

Ergo dopodomani bisognerà ripartire .

Da zero.

Noi non ci saremo.

Tuttavia la verità , valutabile non secondo approcci teorici o principi morali, ma meramente effettuali è che il capitalismo storico è finito nell’epoca della globalizzazione dei mercati.

Insieme ad esso la democrazia occidentale è a rischio.
Guscio ormai vuoto facile a rompersi.

Da qui bisognerà ripartire.

Ma di ciò si parlerà in questo blog, quando se ne avrà voglia, in seguito.

L’inverosimile.

giugno 25, 2012

Si dice che tutte le grandi crisi hanno avuto il loro picco durante la stagione estiva. So mica se corrisponda al vero.
Né val troppo la pena di verificarlo.
Di certo l’ennesimo e tanto atteso summit di Bruxelles, segnerà un punto di non ritorno per il destino della moneta unica e per L’Europa.

Intanto in Italia cresce “il vuoto intorno a noi” come scrive oggi Diamanti.

La sfiducia prevale , dilaga. Non ci son più dighe a fermarne l’ondata.

Non ci sono punti di riferimento.

Non c’è riparo contro dinamiche sociali ormai rovinose.
I dati relativi all’economia, alla produzione, all’occupazione attestano una situazione fuori controllo.
Non ho memoria di un crollo del mercato edilizio del 20%.

In questo clima agli elettori è lasciata un’unica opzione.
Votare contro.
A prescindere.
Fare piazza pulita.

Da qui Diamanti ne desume che le elezioni a scadenza naturale appaiono solo come un rinvio della resa dei conti.

D’altro canto per chi , come me, riteneva assolutamente necessario puntare( o almeno provare con la massima determinazione) a sciogliere il parlamento nel momento di massima crisi del centrodestra, anche le elezioni ad ottobre non appaiono risolutive.

Bisognerebbe comprendere sul serio che se il “vuoto incombe la colpa non è di Grillo” , conclude Diamanti dopo aver ricordato Aristotele secondo cui in politica ancora più che in natura, il vuoto non può esistere.

Già.

Resta da vedere come colmarlo. E chiedersi se c’è ancora tempo per farlo.

A questo punto ne dubito.

La “manifattura del consenso” (la definizione non è mia , troppo bella per esserlo) intorno al governo dei tecnici voluto da Napolitano e dal PD ha finito col produrre i suoi inevitabili effetti, com’era intuibile fin dall’inizio e com’era da qualcuno segnalato con vigore.

Adesso la va, davvero, a poche ore.

Perché il vuoto italiano può esser riempito solo sulla via di Bruxelles.
La strada per far ritornare un minimo di fiducia passa per l’Europa.

E , purtroppo è qui che casca l’asino.

Monti con l’aiuto di Hollande ha cercato di aprire una breccia nella cortina di ferro innalzata a Berlino con proposte di “ragionevole” mediazione a cavallo del rigore e della crescita.

Tale è l’idea di far confluire il debito eccedente il 60% in un fondo garantito pro-quota da tutti i paesi dell’Eurozona.
Nein.

Meno significativa, perché con effetti tendenti al nulla a fronte di un impegno finanziario ridicolo, l’idea di rilanciare il ruolo della BEI (banca europea degli investimenti).

Comunque : Nein.

Ancora ,l’idea di utilizzare il piccolo gruzzolo del fondo salva –stati per tener a bada nell’immediato lo spread, ha ricevuto anch’essa un netto rifiuto e non solo dalla Germania. E’ stata infatti subito ridicolizzata dal solito pretoriano finlandese posto a guardia del porcile sud-europeo dove si rivoltano nella loro merda , grufolando di piacere, i soliti Pigs.

A tutto ciò ha fatto da corollario l’abbandono anche da parte di Hollande della proposta degli Eurobond, rinviata a tempi indefiniti.
Ciò per mostrare buona volontà nell’andare incontro alle esigenze della Germania.
Quanto alla Tobin Tax , se ben capisco, rimane solo una petizione di principio fino a che non verranno prese decisioni per la sua concreta applicazione.
Probabilmente ciò avverrà il giorno del mai.

In conclusione fino ad ora quest’approccio ragionevole non ha cavato alcun ragno dal buco.

Si va a Bruxelles a mani vuote.

Forse converrebbe alfine decidersi ad ascoltare Aristotele secondo cui “è verosimile che l’inverosimile accada” .

Nel caso l’inverosimile non è la fine dell’Euro dato che l’evento , seppur in forme varie, appare oggi assai verosimile.

L’inverosimile è che si stabilisca una alleanza maialesca , cattiva e determinata a rilanciare l’Europa federale magari tramite il motore di una nuova alleanza a sinistra. A sinistra dato che il socialismo europeo non basta a sé stesso come s’è visto nella triste parabola del Pasok.

Dalla crisi , insomma una piattaforma politica, istituzionale per l’Europa.

Non c’è più spazio per un’ alternativa agli Stati Uniti d’Europa.

Chissà, forse gli elettori apprezzerebbero, seppur in extremis, un tal inverosimile approccio , specie se seguito a ruota da comportamenti coerenti verso un nuovo ed efficace modello sociale europeo.

Intanto però – e qui il mio radicalismo prospettico s’unisce inevitabilmente ad un approccio pragmatico – a Bruxelles va data battaglia , frontale, alla disperata gettando nello scontro tutte le riserve, come deve esser fatto (ci soccorre la storia militare) in tutte le battaglie d’arresto. L’obiettivo: riformare in corsa il ruolo della BCE.
E se la parola riformare è troppo impegnativa , beh allora fate pure carte false. Aggirate l’ostacolo in ogni modo possibile. Come deve fare la politica in situazioni limite.
Fatelo.
O siete morti.
E di solito la gente non vota per i morti.

D’altro canto la gente quando piove di solito apre l’ombrello.
Se poi s’avvicina all’orizzonte la tempesta perfetta, a maggior ragione ci s’attende una protezione di una qualche efficacia.

PS. Intanto nel nostro cortile, a destra come a “sinistra” ci si balocca con primarie, scontri pseudo generazionali, improbabili riforme elettorali, e ci si preoccupa di mandare Monti in Europa con in tasca una pessima riforma del mercato del lavoro.
Frega niente ai tedeschi di tutto ciò.
Grecia docet. E spagna incombe.

La scalata.

giugno 14, 2012

La scalata al PD preannunciata dal direttore di Repubblica comincia da Bologna. Scelta giusta e lungimirante dal punto di vista del “partito repubblicano”.

Qui, almeno dal 1999, è il ventre molle.

Contemporaneamente sussiste ancora la base sociale , elettorale e un substrato partecipativo che costituiscono la massa critica dalla quale muovere.
In più vige da tempo una condizione di rassicurante ordinarietà nell’azione politica unita ad una normale amministrazione dell’esistente. L’una e l’altra priva di slanci progettuali.

Presi nel loro insieme questi elementi forniscono il terreno d’elezione per un esperimento di fertilizzazione tramite la Repubblica delle idee.

Già perché la scalata al PD non è un mero fatto organizzativo.

Il PD si è reso scalabile non tramite le primarie. Bensì in assenza di una cultura e di un’identità politica stabile che non derivano , com’è in uso credere, da una difficoltà programmatica. Bensì, e molto prima, da un vuoto ideologico-critico.

Naturalmente un tal “difetto” non è attribuibile semplicemente al tutt’ora neonato PD.
Si tratta di una deriva che ha coinvolto la sinistra italiana ed europea per almeno cinque lustri.

Adesso di fronte ad una crisi  di sistema, nella fase del capitalismo finanziario, ci si presenta nudi all’appuntamento con la storia.

Si teme la crisi, se ne ha paura.

Una paura irrazionale , poiché non si hanno più a disposizione gli strumenti di una cultura critica del capitalismo.

Ci si ritrae dunque orripilati di fronte a quelle che appaiono e sono , a tutti gli effetti, le conseguenze drammatiche del fallimento dell’Utopia Liberale.

Da qui l’appello, reiterato alla noia, ad un generico riformismo al margine della crisi in atto.

“Chiediamo alla cultura di aiutarci a pensare e a capire , a re-immaginare il futuro…” scrive Ezio Mauro

Lodevole intento, sia detto senza ironia.

Ebbene per la politica “scrivere il futuro” significa nientemeno che  assumere su di sé il rischio di tornare ad osare forzando il campo ormai infertile della liberaldemocrazia assumendo una visione del mondo integralmente democratica capace, per ciò stesso, di “farsi sgabello della crisi”, valutandone la estrema pericolosità ma anche sfruttandone le potenzialità di cambiamento.

Come qualcuno ha scritto: affinché l’idea chiave del liberalismo storico (libertà e uguaglianza) sopravviva c’è bisogno dell’aiuto fraterno di una sinistra radicale.

Lo si vede nell’infausta attualità.

L’Euro va a poche settimane ormai.

Tre mesi dice la Lagarde.

Ebbene se si resta immobili, stregati entro il cerchio magico delle compatibilità dettate dai mercati , in balìa di un riformismo gradualista (attesa degli eurobond, o altro) la dinamica della crisi s’incaricherà di fare piazza pulita di primarie e scalate di sorta.

Il 2013 è lontanissimo.

Può valere qualche decennio.

Anche abbattere il debito pubblico gettando nelle voraci fauci dei mercati un bel pezzo di ciò che residua del patrimonio pubblico in Italia non basterà a placarne la fame.

Per questo tra le tante idee che verranno in campo a Bologna, forse una meriterebbe d’esser presa in considerazione: c’è un’evidente irrazionalità insita nel capitalismo globale. Essa va rovesciata nella razionalità consistente in un vero e proprio cambio di paradigma.

I mercati vanno resi strumentali al buon funzionamento dell’economia e al benessere della società degli umani tramite un forte e permanente condizionamento che può provenire solo dall’esterno.
Dalla politica.

La democrazia può essere la gabbia entro cui contenere, con tutta la forza necessaria e legittima, l’irrazionalità del mercato.

Idee, appunto..solo idee.
Cioè forza materiale….

Intanto però si deve bloccare subito, nell’unico modo possibile, l’attuale speculazione (in realtà normale e maligno funzionamento del mercato globale) sui debiti statali con una ristrutturazione in corsa del ruolo della BCE.

Si può fare.
A questo punto si deve, al di là di Maastricth.

Poi, da vivi, si possono elaborare idee nuove.

Considerando che la storia non è finita e che immaginare un’alternativa globale è logico e necessario.

E’ indispensabile però liberarsi di una vecchia idea, corrispondente alla paura che ha paralizzato la sinistra per così lungo tempo: quella secondo cui contrapporsi all’utopia liberale mascherata da un ragionevole pragmatismo debba per forza assumere il significato di incorrere negli errori e negli orrori del novecento.

Se non si riparte da qui , dalla forza delle idee, basate sulla critica radicale e senza appello dello stato di cose esistente, ogni invito alla speranza rischia d’esser presto travolto, in Europa e in Italia, dallo tsunami di un populismo autarchico, razzista e fascisteggiante capace di contrapporsi, nel senso comune, al liberismo tutt’ora imperante.

Niente a che vedere con Grillo.

Ben altra roba.

Roba che mi capita di cogliere ormai, nelle più varie sfumature, proprio in giro per Bologna.
(Più che altro e per la verità , come i lettori abituali sanno, per la provincia.)

Auguri comunque alla Repubblica delle idee…

Lo stato dell’arte.

giugno 7, 2012

Lo stato dell’arte registra l’alleanza, di fatto, tra PD e PDL per votare il patto fiscale alla tedesca dopo l’estate.

Si tratta di per sé di un evento positivo , dal mio punto di vista.

Immagino , e voglio credere che da parte del PD si siano intrecciati accordi, in tal senso, con Hollande e la SPD.
Allungare il brodo in questa prospettiva è azione di sicuro necessaria.
Se anche utile lo vedremo, dato che dipende da come si usa il tempo che si guadagna.

E’ comunque un segnale politico in controtendenza rispetto al colpo d’immagine che voleva Monti , con (si dice) la Merkel a presenziare in Parlamento.
A quest’ultima credo poco trattandosi di un’inaudita forzatura.
Tuttavia l’intenzione di Monti, e ritengo Napolitano, di esibire tempestivamente, (dopo il pareggio di bilancio infilato alla chetichella in costituzione) come prova di raggiunta virtuosità un voto pressoché unanime sul patto tedesco (siamo tutti tedeschi) c’era.

Intanto Fassina e Orfini vanno in battaglia, con poche possibilità dato che le truppe hanno abbandonato il campo dopo che lo stato maggiore ha già indicato i quartieri d’inverno .
Si spera abbiano accumulato abbastanza provviste.
Il generale inverno non perdona e sarà particolarmente rigido anche dopo un ottobre , magari reso apparentemente mite dalle primarie nel Pd per chiudere la partita della coalizione e sbarrare il passo alla scalata del partito di Repubblica preannunciata da Ezio Mauro.

Fatto è che le linee di rifornimento si sono parecchio allungate mentre il PD procedeva nel sostegno acritico al governo Monti e si tratta di vedere se i nostri eroi riusciranno a raggiungere con successo l’acquartieramento in vista di un rischieramento primaverile.

Non per portar sfiga ma quando ci s’avventura in una terra di nessuno senza un piano operativo definito ,in quanto ad obiettivi e risultati, si corre il rischio che già mutò in disfatta strategica l’impresa napoleonica.

Anche senza porre ascolto ai profeti di sventura alla Soros e agli interessati ammonimenti obamiani tra qui e l’inverno c’è di mezzo, nientemeno, che la sorte dell’Europa.

Lo strombazzamento sul piano segreto dei quattro dell’Ave Maria per salvare l’Euro è durato lo spazio di un mattino.

E’ bastata una Conference Call (leggi telefonata) con la Teutonica per disdire ciò che s’era lasciato volutamente filtrare.

Non c’è alcun piano.

Né Barroso e compagnia potevano averlo, data la loro scarsa immaginazione politica, fin qui ampiamente comprovata . E ,Draghi a parte, la loro nulla autorevolezza politica a fronte della potenza tedesca.

Costoro che sarebbero i massimi rappresentanti dell’UE si limitano ad invocare , di volta in volta eurobond o europroject chiamando in campo BCE o BEI, tanto per coprirsi il mazzo.

Anche la tardiva approvazione per una sorta di Tobin Tax europea assume ormai, di fonte agli sconfortanti dati sociali della crisi europea, il valore di una semplice aspirina.

In questo tragico stallo gli europei ricordano a Obama l’origine della crisi.

Ben giusto.

Ma ciò non giustifica la marmorea immobilità della politica e delle istituzioni europee.

L’unica cosa certa (a ieri) è la decisione della BCE di assicurare liquidità illimitata alle banche europee mantenendo invariato il tasso d’interesse.

Qualche voce intanto accenna ad un piano B, come quello avanzato da Paolo Savona relativo ad “un uscita ordinata dall’Euro”.
Qualcosa , che potrebbe anche assomigliare alla ipotesi di un Neuro e un Suero (cui accennai in questo blog).

Non so di preciso perché non ho letto il libro di Savona.

In ogni caso Savona ha ragione da vendere su di un punto: la necessità di quella discussione pubblica che non ci fu in occasione di Maastricht.

Servirebbe, se non altro a dare la forza di una conferma, però motivata e condizionata, alla presenza dell’Italia nell’Euro.

Solo che abbiamo a che fare con una classe dirigente ormai completamente auto centrata .

Giochi di palazzo o poco più. Ipotesi di liste civiche con cui apparentarsi versus Grillo, lottizzazioni della più pura memoria democristiana e poco altro.

Intanto l’aereo europeo, sul quale siamo imbarcati, procede senza pilota.

Nella tempesta.

E il momento di agire sta trascorrendo inesorabilmente mentre il contagio, checché ne dica la Lagarde (FMI), dalla Grecia s’è già esteso alla Spagna e sta per giungere in Italia le cui previsioni di crescita sono continuamente confermate al ribasso.

Magari tra breve si dirà che è tutta colpa del terremoto.

A questo punto l’ultima carta sarebbe quella di una mobilitazione della cittadinanza europea ,consapevole dell’effetto domino in corso.

Qualcosa di simile a ciò che mosse decine di milioni di europei a scendere per le strade contro la guerra in Iraq. A maggior ragione, oggi, dato che la guerra, economica e sociale, l’abbiamo dentro la casa europea.

Se c’è un centrosinistra in Europa, o anche solo(e meglio) una sinistra, questo dovrebbe fare,mettendo da parte dispute domestiche: definire un piattaforma, un minimo comun denominatore per rilanciare su nuove basi l’Europa federale che , di necessità comporta la messa in sicurezza della moneta unica.

E chiamare gli elettori a schierarsi nella guerra in corso prima ch’essi si rechino in massa a svuotare i bancomat.

Se i partiti, come sospetto, non son capaci o non vogliono correre il rischio di “dare le armi al popolo” indicando un posto di combattimento, saranno comunque travolti.

In Italia senz’altro.