Lo stato dell’arte.

Lo stato dell’arte registra l’alleanza, di fatto, tra PD e PDL per votare il patto fiscale alla tedesca dopo l’estate.

Si tratta di per sé di un evento positivo , dal mio punto di vista.

Immagino , e voglio credere che da parte del PD si siano intrecciati accordi, in tal senso, con Hollande e la SPD.
Allungare il brodo in questa prospettiva è azione di sicuro necessaria.
Se anche utile lo vedremo, dato che dipende da come si usa il tempo che si guadagna.

E’ comunque un segnale politico in controtendenza rispetto al colpo d’immagine che voleva Monti , con (si dice) la Merkel a presenziare in Parlamento.
A quest’ultima credo poco trattandosi di un’inaudita forzatura.
Tuttavia l’intenzione di Monti, e ritengo Napolitano, di esibire tempestivamente, (dopo il pareggio di bilancio infilato alla chetichella in costituzione) come prova di raggiunta virtuosità un voto pressoché unanime sul patto tedesco (siamo tutti tedeschi) c’era.

Intanto Fassina e Orfini vanno in battaglia, con poche possibilità dato che le truppe hanno abbandonato il campo dopo che lo stato maggiore ha già indicato i quartieri d’inverno .
Si spera abbiano accumulato abbastanza provviste.
Il generale inverno non perdona e sarà particolarmente rigido anche dopo un ottobre , magari reso apparentemente mite dalle primarie nel Pd per chiudere la partita della coalizione e sbarrare il passo alla scalata del partito di Repubblica preannunciata da Ezio Mauro.

Fatto è che le linee di rifornimento si sono parecchio allungate mentre il PD procedeva nel sostegno acritico al governo Monti e si tratta di vedere se i nostri eroi riusciranno a raggiungere con successo l’acquartieramento in vista di un rischieramento primaverile.

Non per portar sfiga ma quando ci s’avventura in una terra di nessuno senza un piano operativo definito ,in quanto ad obiettivi e risultati, si corre il rischio che già mutò in disfatta strategica l’impresa napoleonica.

Anche senza porre ascolto ai profeti di sventura alla Soros e agli interessati ammonimenti obamiani tra qui e l’inverno c’è di mezzo, nientemeno, che la sorte dell’Europa.

Lo strombazzamento sul piano segreto dei quattro dell’Ave Maria per salvare l’Euro è durato lo spazio di un mattino.

E’ bastata una Conference Call (leggi telefonata) con la Teutonica per disdire ciò che s’era lasciato volutamente filtrare.

Non c’è alcun piano.

Né Barroso e compagnia potevano averlo, data la loro scarsa immaginazione politica, fin qui ampiamente comprovata . E ,Draghi a parte, la loro nulla autorevolezza politica a fronte della potenza tedesca.

Costoro che sarebbero i massimi rappresentanti dell’UE si limitano ad invocare , di volta in volta eurobond o europroject chiamando in campo BCE o BEI, tanto per coprirsi il mazzo.

Anche la tardiva approvazione per una sorta di Tobin Tax europea assume ormai, di fonte agli sconfortanti dati sociali della crisi europea, il valore di una semplice aspirina.

In questo tragico stallo gli europei ricordano a Obama l’origine della crisi.

Ben giusto.

Ma ciò non giustifica la marmorea immobilità della politica e delle istituzioni europee.

L’unica cosa certa (a ieri) è la decisione della BCE di assicurare liquidità illimitata alle banche europee mantenendo invariato il tasso d’interesse.

Qualche voce intanto accenna ad un piano B, come quello avanzato da Paolo Savona relativo ad “un uscita ordinata dall’Euro”.
Qualcosa , che potrebbe anche assomigliare alla ipotesi di un Neuro e un Suero (cui accennai in questo blog).

Non so di preciso perché non ho letto il libro di Savona.

In ogni caso Savona ha ragione da vendere su di un punto: la necessità di quella discussione pubblica che non ci fu in occasione di Maastricht.

Servirebbe, se non altro a dare la forza di una conferma, però motivata e condizionata, alla presenza dell’Italia nell’Euro.

Solo che abbiamo a che fare con una classe dirigente ormai completamente auto centrata .

Giochi di palazzo o poco più. Ipotesi di liste civiche con cui apparentarsi versus Grillo, lottizzazioni della più pura memoria democristiana e poco altro.

Intanto l’aereo europeo, sul quale siamo imbarcati, procede senza pilota.

Nella tempesta.

E il momento di agire sta trascorrendo inesorabilmente mentre il contagio, checché ne dica la Lagarde (FMI), dalla Grecia s’è già esteso alla Spagna e sta per giungere in Italia le cui previsioni di crescita sono continuamente confermate al ribasso.

Magari tra breve si dirà che è tutta colpa del terremoto.

A questo punto l’ultima carta sarebbe quella di una mobilitazione della cittadinanza europea ,consapevole dell’effetto domino in corso.

Qualcosa di simile a ciò che mosse decine di milioni di europei a scendere per le strade contro la guerra in Iraq. A maggior ragione, oggi, dato che la guerra, economica e sociale, l’abbiamo dentro la casa europea.

Se c’è un centrosinistra in Europa, o anche solo(e meglio) una sinistra, questo dovrebbe fare,mettendo da parte dispute domestiche: definire un piattaforma, un minimo comun denominatore per rilanciare su nuove basi l’Europa federale che , di necessità comporta la messa in sicurezza della moneta unica.

E chiamare gli elettori a schierarsi nella guerra in corso prima ch’essi si rechino in massa a svuotare i bancomat.

Se i partiti, come sospetto, non son capaci o non vogliono correre il rischio di “dare le armi al popolo” indicando un posto di combattimento, saranno comunque travolti.

In Italia senz’altro.

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9 Risposte to “Lo stato dell’arte.”

  1. Lo stato dell’arte.- Rivistaeuropea Says:

    […] Vai alla fonte Condividi questo post: […]

  2. Davide Ferrari Says:

    Purtroppo la metafora dell’esercito napoleonico è azzeccata.

  3. gino Says:

    Condivido. Per quanto a riposo, signor Zani, Lei si dimostra ancora ottimo stratega

  4. Giovanni Says:

    Si darà la colpa allo straniero,alla Germania.Persino gli americani che hanno provocato il terremoto finanziario in atto dal 2008,oggi incolpano la Germania.Le cicale della Grecia,che hanno truffato tutti gli altri europei, danno la colpa ai cattivi teutonici.
    E la vecchia storia della perfida Albione
    E’ forse venuto il tempo di maturare l’idea che siamo tutti responsabili di aver consentito alla nostra classe dirigente di distruggere il Paese.
    “Dare le armi ‘ad un popolo stupido non é utile ,perché finirebbe per sparare nella direzione sbagliata
    D’altronde qualcuno ha per caso intravisto un piccoletto che somiglia vagamente,molto vagamente, a Napoleone?

  5. mauro zani Says:

    Caro Giovanni, è importante vedere (ed eventualmente potare, ai soli fini di risanarlo ) l’albero, italiano. Più importante ancora è scorgere la foresta ove esso dimora: l’Europa.
    PS. nella foresta le cicale della Grecia hanno cantato per molti estati grazie alla “disattenzione” della Germania e delle sue banche.Tanto per dirne una. Vai a vedere la spesa per la difesa sul PIL (quasi al livello USA) della Grecia e ti accorgerai degli affari fatti dalla Germania.

  6. mauro zani Says:

    Signor Gino, son stupito.Mi ero convinto (dal lontano 2009 quando ho iniziato sto’ blog) che Lei nutrisse un pregiudizio nei miei confronti. A questo punto le concedo ,volentieri, che sarò forte in strategia ma mi ha sempre difettato assai la tattica. Come “storicamente” dimostrato.
    Insomma: un leninista debole.

  7. Giovanni Says:

    Caro Mauro ,L ‘invasione turca di Cipro consentita dalla nato ha giocato indubbiamente un ruolo non secondario nella spesa militare greca.Ma si tratta pur sempre di una percentuale di un colossale imbroglio.
    L’Europa pero’ non può essere concepito come un riparo contro le tempeste finanziare scatenate ieri dai “pacchi’americani e oggi dai debiti
    Ci vuole la convergenza delle organizzazioni sociali,dei sistemi produttivi,dell’istruzione,del welfare,della giustizia ,dell’educazione civica .Si,fondamentalmente,dell’educazione civica

  8. Paolo Says:

    Condivido la proposta:un comune denominatore per un’europa politica.AUX ARMES CITOYENS.
    E “combattendo” si fa anche educazione civica per chi combatte e per chi può aggregarsi durante la battaglia.
    Un’idea forza mobilitante. Ecco cosa serve per evitare la disgregazione e il rancore distruttivo.

  9. Giovanni Says:

    Rancore distruttivo?Se non si comprede cosa non funziona,perchè e i che modo,non si costruisce un fico secco
    Son caduti i capannoni della piccola industria familiare emiliana perche si pensava di risparmiare su qualche bullone e su qualche trave per aumentare il margine competitivo.Con il secolare genio italico siamo finiti sempre in merda.,abbiamo sempre pagato quattro-cinque volte
    Oggi c’é in giro ancora qualche idiota che pensa di cavarsela facendo firmare una “liberatoria” ai lavoratori che devono portare a casa il “pane quotidiano”
    Siamo messi da ridere.C’è un problema culturale enorme.Un periodo cosi buio l’Italia l’ha attraversato tra il concilio di Trento e la rivoluzione francese.Come fu? perchè dalle signorie si cadde in tanta ignoranza e miseria morale?
    Sarebbe una narrazione troppo lunga.C’è tuttavia un bel film pedagogico di Olmi:il Mestiere delle armi.Un buon incipit per comprendere come si distrugge una nazione.
    La nostra “classe dirigente” dal 1994 ,ci vende allo straniero giorno per giorno ,un pezzo alla volta
    Perchi si combatte?

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