L’inverosimile.

Si dice che tutte le grandi crisi hanno avuto il loro picco durante la stagione estiva. So mica se corrisponda al vero.
Né val troppo la pena di verificarlo.
Di certo l’ennesimo e tanto atteso summit di Bruxelles, segnerà un punto di non ritorno per il destino della moneta unica e per L’Europa.

Intanto in Italia cresce “il vuoto intorno a noi” come scrive oggi Diamanti.

La sfiducia prevale , dilaga. Non ci son più dighe a fermarne l’ondata.

Non ci sono punti di riferimento.

Non c’è riparo contro dinamiche sociali ormai rovinose.
I dati relativi all’economia, alla produzione, all’occupazione attestano una situazione fuori controllo.
Non ho memoria di un crollo del mercato edilizio del 20%.

In questo clima agli elettori è lasciata un’unica opzione.
Votare contro.
A prescindere.
Fare piazza pulita.

Da qui Diamanti ne desume che le elezioni a scadenza naturale appaiono solo come un rinvio della resa dei conti.

D’altro canto per chi , come me, riteneva assolutamente necessario puntare( o almeno provare con la massima determinazione) a sciogliere il parlamento nel momento di massima crisi del centrodestra, anche le elezioni ad ottobre non appaiono risolutive.

Bisognerebbe comprendere sul serio che se il “vuoto incombe la colpa non è di Grillo” , conclude Diamanti dopo aver ricordato Aristotele secondo cui in politica ancora più che in natura, il vuoto non può esistere.

Già.

Resta da vedere come colmarlo. E chiedersi se c’è ancora tempo per farlo.

A questo punto ne dubito.

La “manifattura del consenso” (la definizione non è mia , troppo bella per esserlo) intorno al governo dei tecnici voluto da Napolitano e dal PD ha finito col produrre i suoi inevitabili effetti, com’era intuibile fin dall’inizio e com’era da qualcuno segnalato con vigore.

Adesso la va, davvero, a poche ore.

Perché il vuoto italiano può esser riempito solo sulla via di Bruxelles.
La strada per far ritornare un minimo di fiducia passa per l’Europa.

E , purtroppo è qui che casca l’asino.

Monti con l’aiuto di Hollande ha cercato di aprire una breccia nella cortina di ferro innalzata a Berlino con proposte di “ragionevole” mediazione a cavallo del rigore e della crescita.

Tale è l’idea di far confluire il debito eccedente il 60% in un fondo garantito pro-quota da tutti i paesi dell’Eurozona.
Nein.

Meno significativa, perché con effetti tendenti al nulla a fronte di un impegno finanziario ridicolo, l’idea di rilanciare il ruolo della BEI (banca europea degli investimenti).

Comunque : Nein.

Ancora ,l’idea di utilizzare il piccolo gruzzolo del fondo salva –stati per tener a bada nell’immediato lo spread, ha ricevuto anch’essa un netto rifiuto e non solo dalla Germania. E’ stata infatti subito ridicolizzata dal solito pretoriano finlandese posto a guardia del porcile sud-europeo dove si rivoltano nella loro merda , grufolando di piacere, i soliti Pigs.

A tutto ciò ha fatto da corollario l’abbandono anche da parte di Hollande della proposta degli Eurobond, rinviata a tempi indefiniti.
Ciò per mostrare buona volontà nell’andare incontro alle esigenze della Germania.
Quanto alla Tobin Tax , se ben capisco, rimane solo una petizione di principio fino a che non verranno prese decisioni per la sua concreta applicazione.
Probabilmente ciò avverrà il giorno del mai.

In conclusione fino ad ora quest’approccio ragionevole non ha cavato alcun ragno dal buco.

Si va a Bruxelles a mani vuote.

Forse converrebbe alfine decidersi ad ascoltare Aristotele secondo cui “è verosimile che l’inverosimile accada” .

Nel caso l’inverosimile non è la fine dell’Euro dato che l’evento , seppur in forme varie, appare oggi assai verosimile.

L’inverosimile è che si stabilisca una alleanza maialesca , cattiva e determinata a rilanciare l’Europa federale magari tramite il motore di una nuova alleanza a sinistra. A sinistra dato che il socialismo europeo non basta a sé stesso come s’è visto nella triste parabola del Pasok.

Dalla crisi , insomma una piattaforma politica, istituzionale per l’Europa.

Non c’è più spazio per un’ alternativa agli Stati Uniti d’Europa.

Chissà, forse gli elettori apprezzerebbero, seppur in extremis, un tal inverosimile approccio , specie se seguito a ruota da comportamenti coerenti verso un nuovo ed efficace modello sociale europeo.

Intanto però – e qui il mio radicalismo prospettico s’unisce inevitabilmente ad un approccio pragmatico – a Bruxelles va data battaglia , frontale, alla disperata gettando nello scontro tutte le riserve, come deve esser fatto (ci soccorre la storia militare) in tutte le battaglie d’arresto. L’obiettivo: riformare in corsa il ruolo della BCE.
E se la parola riformare è troppo impegnativa , beh allora fate pure carte false. Aggirate l’ostacolo in ogni modo possibile. Come deve fare la politica in situazioni limite.
Fatelo.
O siete morti.
E di solito la gente non vota per i morti.

D’altro canto la gente quando piove di solito apre l’ombrello.
Se poi s’avvicina all’orizzonte la tempesta perfetta, a maggior ragione ci s’attende una protezione di una qualche efficacia.

PS. Intanto nel nostro cortile, a destra come a “sinistra” ci si balocca con primarie, scontri pseudo generazionali, improbabili riforme elettorali, e ci si preoccupa di mandare Monti in Europa con in tasca una pessima riforma del mercato del lavoro.
Frega niente ai tedeschi di tutto ciò.
Grecia docet. E spagna incombe.

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13 Risposte to “L’inverosimile.”

  1. andrea Says:

    La “manifattura del consenso” (la definizione non è mia , troppo bella per esserlo)… non è così originale come credi.

    1) La *fabbrica del consenso : fascismo e mass media / Philip V. Cannistraro ; prefazione di Renzo De Felice. – Roma ; Bari :
    Laterza, 1975. – XIV, 497 p. ; 18 cm.

    2) La *fabbrica del consenso / Noam Chomsky, Edward S. Herman ; traduzione di Stefano Rini ; con il saggio: Lo specchio in pezzi di Alberto Leiss e Letizia Paolozzi. – Milano : M. Tropea, [1998!. – 501 p. ; 22 cm.

  2. mauro zani Says:

    Andrea. Io non cito mai nessuno se non ne conosco direttamente la fonte. Si tratta in realtà di Walter Lippman. Chomsky si limita a mutuarlo molto tempo dopo passando da “manifattura” a “fabbrica”.
    Preferisco la prima, originale, definizione per la sua pur vaga assonanza con manipolazione che era esattamente la preoccupazione di Lippman, molto prima che i media ricoprissero l’odierno ruolo. E molto prima degli autori che tu citi.

  3. mauro zani Says:

    Aggiungo per completezza ed onestà che la “preoccupazione” di Lippman nel suo “Opinione pubblica” (1922) era rivolta in termini piuttosto positivi alla “manifattura del consenso” ai fini di dotare la classe dirigente di un mezzo per dominare gli spiriti caotici della pubblica opinione. Resta che la definizione è originale e nient’affatto banale.

  4. Hans Suter Says:

    “Io non cito mai nessuno se non ne conosco direttamente la fonte. ” ma un link no ?

  5. anventur Says:

    “Manifacturing consent”, che è il titolo originale di Chomsky e Herman, rende perfettamente, perché in inglese “factory” e “manufactory” sono sinonimi per dire “fabbrica” e l’editore italiano ha preferito fabbrica, più novecentesco. “Manipolazione”, come tu noti, è perfetto ed è esattamente quanto sta avvenendo qui e ora grazie all’impegno congiunto della Presidenza della Repubblica, del Pd, della “Repubblica della Sera”. Grazie per le precisazioni, complimenti per la memoria, per l’impegno e grazie anche per la simpatia e un certo affetto, che provo anch’io.

  6. mauro zani Says:

    Repubblica della sera. Non male.

    • Andrea Says:

      “Repubblica della Sera” o “Repubblichiere della Sera”; da scegliersi in base all’enfasi (negativa) che si vuol dare alla polemica: se prevale la messa in luce dell’unità sostanziale d’intenti politici o la sottolineatura dell’intonazione decisamente manipolatoria della coppia.

  7. mauro zani Says:

    Un link per Walter Lippman? Non mi è sembrato il caso. Bastava segnalare che l’espressione non era mia.

  8. Andrea Says:

    L’*opinione pubblica / Walter Lippmann ; prefazione di Nicola Tranfaglia ; traduzione di Cesare Mannucci. – Roma : Donzelli, [2004]. – XX, 304 p. ; 20 cm.

    Ecco il link!

  9. Paolo Says:

    Stati Uniti d’Europa.
    concordo su tutta la linea

  10. Giovanni Says:

    Caro Mauro al summit di giovedi e venerdi ci sarà piu che probabilmente un ‘importante ja,anche se il timore della Germania é più che ragionevo
    Il perimentro di azione del fondo salva stati non è una vera e propria condivisione dei debiti,ma una condivisione del rischio,limitato nel tempo.
    Ci sarà tempo per godersi le ferie,un pò per tutti,anche per i mercati.
    Obama farà,la sua campagna elettorale con più tranquillità,mentre i disoccupati continueranno ad aumentare nell’Europa Mediterranea a ritmi vertiginosi
    L’unica soluzione ,come tutti sappiamoi, sarebbe quella di tagliare la spesa pubblica di 100 miliardi e organizzare le istituzioni in modo tale che i cattivi politici arrechino il minor danno possibile,

  11. mauro zani Says:

    Giovanni. vedi mia previsione sul ja nel post di oggi. Un ja che durerà lo spazio di un mattino.

  12. Giovanni Says:

    Mauro,c’è tempo per tagliare la spesa pubblica e cominciare a riorganizzare le istituzione con una proposta forte.
    Replicherò al tuo nuovo post dopo il vertice

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