Aggiornamento 2.

“Scudo anti-spread, falchi sconfitti” titola oggi la Repubblica con riferimento al vertice UE di ieri.
Va bene che il quotidiano in questione è impegnato a sostenere la nuova stagione tecnico-politica: la grande alleanza esclusiva tra “tecnici”, PD e UDC , qualche parte del PdL e cascami vari.

Tuttavia , da una breve ricerca non risulta alcun falco abbattuto in tutto il Belgio. Peraltro, al pari dei corvi, trattasi di specie protetta in tutta Europa.

Ieri , in verità, si dovevano mettere a punto i dettagli per il varo dell’ESM (meccanismo europeo di stabilità, più noto come fondo salva stati) come evoluzione/liberazione dal capestro costituito dal Efsf. (Fondo europeo di stabilità finanziaria).

In concreto. Si sarebbero dovute contrattare le condizioni pratiche per l’uso dei 350 miliardi, virtualmente disponibili, in funzione di scudo anti-spread.

Non s’è fatto nulla di tutto ciò, rinviando i diavoleschi dettagli a un nuovo vertice del 20 luglio e di un Super-Super vertice convocato per il 25 luglio.

In attesa della data ,fatidica e benaugurante , nel partito Repubblicano/Democratico si dice che l’Italia a Bruxelles ha “scavato una trincea” difendendo così il risultato conseguito alla fine di giugno.

La trincea.

Non porta bene.

Non suoni offensivo il paragone storico.

Alla Cancelliera basterà passare , per le Ardenne con le truppe nordiste compatte al seguito. Non si punterà su Parigi, stavolta . Si piegherà, fulmineamente, a Sud seguendo, verosimilmente, un percorso tortuoso . Ma a Sud certamente.

I sudisti che avranno l’ardire di chiedere l’intervento del famoso scudo dovranno sottoporsi preventivamente al “colpo di falce” dei nordici.

E intanto il generale Agosto incombe.
L’anno scorso continua.
E sarà ancor peggio.

Mentre qualcuno, sempre nel partito Repubblicano/Democratico afferma che con 100 miliardi dell’ ESM si possono comprare la metà dei BTP italiani fino a tutto il 2013, quella Cassandra di Roubini c’informa che siamo a corto di contromisure e che il fondo salva – stati dovrebbe essere almeno quadruplicato : “in caso contrario si avrà una crisi più grande , non tra sei mesi ma nelle prossime due settimane”.

Può darsi che la cassandra esageri.
Resta che a Bruxelles è in atto un mulin gazzino dal quale non si esce.
Un vertice rinvia ad un altro e poi a un altro ancora, fino a che i nordisti potranno proclamare la loro secessione legittimata dalla disunione dei Piigs sempre impegnati, ognuno per conto suo, a fare i compiti a casa, dato che anche quest’anno sono stati rimandati ad ottobre.

In tal angusto e disperante contesto La strategia Montiana (che esiste) è ormai chiara.

Abbastanza semplice nel suo obiettivo cinismo: svalutare, a passo di corsa, un intero paese impoverendolo al punto da renderlo competitivo, in un lontano e inconoscibile futuro, nell’economia europea e globale.

I tecnici per definizione son impietosi. Debbono esserlo. La cancrena è ormai talmente diffusa che bisogna procedere senza indugio a severe amputazioni austeritarie che coinvolgono anche la politica i suoi pessimi attori partitici e più avanti, chissà, anche le normali procedure democratiche.
Le quali ultime appaiono già ora come pallide ombre( non cinesi) sullo sfondo della disgregazione progressiva dell’Europa.

Intanto i progressi, in Italia,(almeno sul piano sociale) continuano a ritmo serrato.

Dal TG1 di lunedì 2 luglio : “oltre il 36% dei giovani italiani sono “esposti alla mancanza di lavoro”.

Dolciastro, disgustoso, eufemismo tipicamente Montianforneriano

Sta per disoccupati. In italiano corrente.

Ma ormai anche un nuovo lessico quotidiano s’impone.

Dopo gli operai e impiegati trasformati in “collaboratori” dal socialista Sacconi e dal socialista Brunetta nell’epoca Berlusconiana, oggi con l’avvento dei Professori siamo approdati agli esposti e agli esodati.
Una perfetta, conseguente, continuità. Logica e temporale.

PS. Avviso ai lettori .
La descrizione dei vertici, sotto- vertici e super- vertici mi ha già , di molto, annoiato, come credo tutti voi.
Ergo ,prossimamente passerò alla pars construens.
Per come la vedo io , naturalmente. Non ci s’aspetti granché .Niente a che fare con Bacone che conosco solo alla lontana. E forse anche poco a che fare, se non di striscio, col metodo scientifico in senso lato. Procedo , come sempre ad orecchio , ovvero a naso: qualche esperienza , poca scienza, un certo intuito. Comunque ci si può sempre prender la briga di valutare coerenza e sequenza previsionale(tanto per coniare un nuovo concetto) nell’archivio di questo blog.
Può esser istruttivo, anzitutto, per i Democratici confluiti nella Repubblica delle idee.

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66 Risposte to “Aggiornamento 2.”

  1. Giovanni Says:

    Caro Mauro,non vorrei che tu diventassi un “neoplatonico”.Platone concepi e scrisse la Repubblica in un contesto storico non dissimile dal nostro.E alla fine rivolse il suo discorso al “tiranno”,perche i più non avevano orecchie per ascoltarlo.Tutti erano in preda ai populisti di turno.
    Alla fine Atene,come tutti sanno,fu conquistata da Filippo di Macedonia,perse per sempre la libertà

  2. Giovanni Says:

    Al netto dell’apparente ironia,volevo dirti che da tempo tutti noi sappiamo che le idee per funzionare hanno bisogno di essere messe in pratica

  3. Andrea Says:

    «Il demonizzatore sceglie una linea estremamente razionale nel demonizzare, perché in effetti solo le classi subalterne hanno bisogno di un Tiranno (il primo fu Pisistrato, che liberò gli ateniesi poveri dai debiti per i quali i loro padroni “liberali” li schiavizzavano), laddove le classi capitalistiche post-borghesi attuali non hanno bisogno di “personalizzare” il loro dominio, consegnato nelle mani anonime dalla Tecnica e dalla Economia divinizzata. In questa maniera tutti questi cantori della libertà possono “hitlerizzare” e “stalinizzare” simbolicamente tutti i movimenti popolari, trasformando i loro dirigenti nella figura simbolica del Tiranno, che diventa così oggetto legittimo di bombardamento umanitario prima e di occupazione militare poi.
    Il demonizzatore segue la linea ideologicamente astuta della demonizzazione di qualunque potere politico, e lo può fare perché il suo potere non è apparentemente politico, ma solo tecnico ed economico (la linea filosofica è sempre quella di Hume e di Smith, che devono arruolare di tanto in tanto Hobbes nei corpi speciali). I dominati oggi interiorizzano il dominio. Non è infatti un caso che nelle loro povere e subalterne simbologie siano onorati Rosa Luxemburg e il Che Guevara, mentre sono esecrati Lenin e Stalin (prescindendo del tutto dalla conoscenza di quanto hanno fatto storicamente i personaggi). Ciò che conta è che il Che e la Luxemburg sono stati uccisi dai Cattivi prima di poter esercitare il Potere Corruttore e, per questo, sono santi, mentre Lenin e Stalin hanno esercitato il Potere Corruttore e ne sono usciti sporcati e maledetti per sempre.
    Il santificatore è di regola un “contestualizzatore”. Certo, il grande baffuto Stalin ha fatto delle porcherie che poteva anche evitarsi, ma era la prima volta, c’era l’accerchiamento capitalistico, c’erano i kulaki, c’erano i trotzkisti, c’erano Hitler e Mussolini, c’era la storica indolenza russa, eccetera. In questo modo il santificatore, impegnato a santificare o, meglio, giustificare contestualizzando, non si rende conto di una cosa elementare, e cioè del fatto che questo non era il metodo di Marx. Marx, infatti, non giustificava, non contestualizzava, eccetera, ma spiegava che cosa capitava dal punto di vista della genesi e della dinamica di rapporti di produzione classisti.»

    Costanzo Preve, Storia critica del marxismo. Napoli, La Città del Sole, 2007. pp.299-300.

  4. mauro zani Says:

    Giovanni .
    Lascia stare Platone sempre citato per il dritto ed il rovescio. Fai un salto storico e pensa a Lenin(scandalo) forse ci prendi, o a Weber ,sempre potabile. E a una pletora d’altri illustri che han dissertato sul ruolo, essenziale, delle élites (chissà se l’accento va bene Andrea?) .
    Mai, comunque potrò essere un populista.
    Il mio difetto e propensione è esattamente opposto senza tuttavia approdare a Filippo di Macedonia.
    Le idee vanno messe in pratica dato che fino ad ora (cito a mente) i filosofi si sono limitati a descrivere il mondo. Adesso bisogna trasformarlo.
    Forse da qui bisogna ripartire: un nuovo inizio.
    Insomma per metter in pratica idee bisogna per prima cosa averle, e per seconda cosa correre il rischio di sbagliare.
    Rischio grave.
    Come la storia ha dimostrato.
    E tuttavia va corso.
    Ancora.
    Dato che la libertà per molti non è mai esistita senza giustizia.

  5. mauro zani Says:

    Andrea. Hai mai pensato di rivedere Lenin? lascia stare “Stato e rivoluzione”. Penso all’apologo della montagna, (non ricordo il titolo esatto), laddove Lenin spiega che si è tutto sbagliato e che bisogna ripartire da zero e da un’altra parte? E’ il Lenin marxista che non giustifica, anzi mette in guardia dalle degenerazioni conseguenti al colpo di palazzo e alla successiva guerra civile.

  6. mauro zani Says:

    Comunque , Andrea, è un gran bell’assaggio quello che hai riportato.

  7. mauro zani Says:

    Continuo però a pensare che contestualizzare non significhi necessariamente giustificare.Dipende….

  8. Giovanni Says:

    Cari amici,i termini del conflitto per la ripartizione del lavoro umano,non sono mai cambiati.Sono cambiati i modi di produzione:sistema servile,feudale,capitalistico,cui si relazionano le classi sociali,prodotte dai rispettivi modi storicamente determinati di produzione.
    Anche le tecniche per catturare il consenso politico sono sempre gli stessi ,da millenni.
    Il problema e’ e resta il governo,cioè il sistema di potere per distribuire o ridistribuite il prodotto del lavoro umano.Ciò e’ l’insuperato insegnamento del materialismo storico e della storia sociale
    Ragion per cui,se il modello ideale e’ quello della giustizia sociale,non vi e ‘ alcuna nuova idea all’orizzonte.Vi e’ semmai da mettere in pratica le vecchie idea,iniziando con una nuova narrazione che svegli chi soffre dal torpore e dall’idea che le cose ,ineluttabilmente ,continueranno a procedere secondo la traccia del capitalismo globale.
    Sono trascorsi 45 anni dalla contestazione globale.prodotta dai figli della borghesia.Oggi la contestazione del sistema non può che muovere dalle sue vittime,per una giustizia possibile
    Ma la predicazione o la narrazione sara lunga e risultati,certamente,noi non li vedremo

  9. Giovanni Says:

    @Andrea,
    In realtà,se rifletti a fondo,stiamo dicendo la stessa cosa ma da punti di osservazione diverse.Anche le classi subalterne hanno bisogno di una elite o alla peggio di un Tiranno “illuminato”,cioè di qualcuno che sappia cosa fare per difendere le classi subalterni dagli oligarchi
    I populisti,invece,come sappiamo ,hanno sempre condotto al disastro e alla rovina.Insomma il populismo e’ un pensiero debole che attraversa la storia politica e sociale.
    A proposito l’I Pad ha una tastiera limitata.Come si fa a mettere l’accento sulla e di elite?

  10. Andrea Says:

    Purtroppo non so nulla dell’iPad.
    Vorrei invece occuparmi di un illuminante passo su Hegel:
    «In più di quarant’anni di attività filosofica e di intensi rapporti con chi la pratica, ho notato che chi ama o quantomeno si trova bene nel capitalismo è un avversario di Hegel, mentre chi rispetta la grande cultura detta “borghese” invece non è generalmente ostile a Hegel. Tutto questo non può essere certamente casuale. Hegel resta infatti il terreno privilegiato di chi ha imparato a distinguere e a non identificare la borghesia e il capitalismo, più esattamente la cultura borghese e il modo di produzione capitalistico nelle sue varie forme successive. Il pensiero di Hegel è effettivamente “borghese” (come lo è la musica di Beethoven o i romanzi di Stendhal), ma è incompatibile con l’utilitarismo capitalistico, e questo del tutto indipendentemente dai suoi usi storici di “destra” o di “sinistra”, da affidare integralmente alla chiacchiera giornalistica per semicolti. Ritengo che in ultima istanza l’odio o l’amore per Hegel abbiano questa radice psicologica e teorica. Certo, ogni regola subisce eccezioni, ma è vero anche che le eccezioni confermano la regola.»

    C.P. p.81

    Sul avrei tante cose da dire e potrei cominciare (e finire, anche… perché non ne ho molta voglia: è come risalire la corrente per un povero salmone!) col ricordare che fu l’accusa (madre di tutte le accuse successive al duo Pci/Psi da parte dell’operaismo) che Asor Rosa rivolse alla politica culturale della sinistra italiana nel secondo dopoguerra; questa accusa fu espressa in un grande testo che fece epoca: «Scrittori e popolo», edito, se non ricordo male, dalla .

  11. Andrea Says:

    Il “sistema” mi punisce: ne prendo atto e non userò più i segni grafici che mi sono cari.
    Riga prima: “Sul populismo avrei tante cose…”
    Ultima riga: “dalla Nuova Sinistra. Samonà e Savelli”.

  12. Andrea Says:

    @Mauro

    “Continuo però a pensare che contestualizzare non significhi necessariamente giustificare.Dipende….”

    Verissimo! Infatti l’autore sta parlando dei santificatori, degli apologeti, che necessariamente sono contestualizzatori.
    Io ne ho conosciuti tanti e di tante condizioni sociali: da mio padre, che fu un operaio, a Protogene Veronesi, a Lino Borgatti… una lista chilometrica!
    Poi ci sono stati i contestualizzatori che non erano affatto santificatori: tutti coloro – comunisti, non comunisti, anticomunisti – che ritennero di lasciare i santi in Chiesa e la proclamazione della santità all’autorità ecclesiastica.

  13. Andrea Says:

    Lo sbocco e gli effetti radicali e dissociati dell’opera dei santificatori, si poté osservare in coloro che, già avanti negli anni ed ex partigiani per lo più, vittime della più triste vulgata, alla caduta del socialismo reale e dei suoi simboli (statue, bandiere, decorazioni… insomma, tutto l’universo simbolico ancora in piedi nell’ultima fase dell’Unione Sovietica e della DDR), si dissero: “In fondo, erano solo statue!”.
    Fausto Anderlini, ormai molto tempo fa, su questo blog rivelò che il suo papà reagì in questo modo… (il mio, se fosse stato ancora vivente, si sarebbe, con ogni probabilità, suicidato); l’ulteriore sbocco fu di riversare tutto nel progressismo generico, fuori tempo massimo (il progressismo è l’ideologia dell’Ottocento francese, massone e repubblicano, combattuto aspramente dal Thomas Mann delle “Considerazioni di un impolitico”… è l’ideologia della Belle Époque!) che si accomodò, in Italia, a fare il controcanto nell’operazione “Repubblica”.
    Questo atteggiamento ha nel signor Gino un’ulteriore metamorfosi: il giustificazionismo in retromarcia, il politicismo vuoto ed esasperato, fine a sé stesso. Quindi, secondo costoro, D’Alema dice di Monti quello che non pensa veramente; Lombardelli, con il suo diploma professionale di ottico, andava benissimo a fare il capo di gabinetto del sindaco di Merolandia; Andrea Colombo è un giovane in gamba, molto, molto, molto dotato, eccetera. Insomma, il progressismo da apologia del bicchiere mezzo pieno (pieno de che?) è asceso ad ultimo rifugio dei mascalzoni… e non mi riferisco al signor Gino, poveretto!
    Certamente, con il progressismo generico odierno, giunge a metastasi il bispensiero, e tutto è faticosamente e dolorosamente da decifrare, in quanto viene fatto quotidianamente ogni sforzo per dirci che, in fondo, ma non tanto in fondo (lo sforzo è infatti quello di far diventare senso comune il delirio del Sistema), la guerra è pace, lo sfruttamento è equità, l’aggressione è difesa dei diritti umani, il dominio del capitale è autonomia dei mercati, ecc. La cosa incredibile è che i post-comunisti hanno partecipato entusiasti al marketing, fornendo il knowledge depositato a costo zero su di essi – come una polverina impalpabile! – in decenni di santificazioni farabutte: hanno così portato in dono il loro parco buoi, diseducato da sempre e martoriato dalla ricorrente, sbandierata minaccia che vinca la destra… giochetto miserabile, stupido e infame; molto più stupido e infame del berlusconismo.

  14. Andrea Says:

    @Giovanni

    Dall’antiberlusconismo ossessivo-compulsivo all’anti-populismo eterodiretto dai poteri che contano (evidentemente preoccupati), senza vagliare nemmeno fra singolare e plurale, fra aree geografiche, fra periodi storici… dal New Deal (che fu anche un populismo dall’alto) a Fidel Castro; da Chávez alla “Révolution nationale” di Pétain; da Nenni (populista repubblicano-socialista con il mito del popolo, delle masse, dell’unità di classe) al Partito della rinascita araba socialista (Ba’th); dalla “Narodnaja volja” russa all’IRA… stiamo parlando di sempre di populismi, cari signori!
    Povera “sinistra” apotropàica!

    “Chi invece scandalizza anche uno di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare. (Mt 18,6)

  15. Giovanni Says:

    @Andrea
    ,il populismo può abbattere un regime(di qui la paura di lor signori) ma non è in grado di erigere un nuovo edificio.
    Questo lo sai molto bene
    E poi,la esemplificazione nominalistica da te fatta non corrisponde alla realtà dei fatti.E’ innegabile che Castro ha cercato di costruire il socialismo nel suo paese.Che poi il progetto non sia riuscito é un’altro paio di maniche
    Venirmeno al principio di distinzione,importa sempre venir meno al principio di realtà,seppur relativa

  16. Andrea Says:

    Populismo e socialismo non sono in antitesi: sono parenti di primo grado, e Castro appartiene alla grande corrente dei populismi (con la vernicetta comunista… contestualizziamo! per dio!) antimperialisti.
    Il fascismo è un populismo: non ha eretto un nuovo edificio?
    Il peronismo è un populismo: non ha eretto un nuovo edificio?
    Il Ba’th è un populismo: il nazionalismo arabo nasseriano, siriano e iracheno non hanno forse eretto nuovi edifici?
    La Repubblica d’Irlanda, che guardava ai fascismi, è o non è un edificio?
    Il fuoco latinoamericano che cova sotto la cenere e che porta ricorrentemente a sfidare l’impero del male a stelle e strisce, non costruisce incessantemente organismi di coordinamento politico ed economico in aree vaste e sovrastatuali?
    Certo, in Europa i populismi sono stati banditi dopo la fine dell’ultima guerra: vinsero i normalizzatori dell’est e dell’ovest; avrebbe dovuto essere una colonia, con i partiti ammessi, il pensiero corretto, il lavaggio del cervello, e tutto il resto.
    Di che cosa parliamo? Del patentino per ciclomotori? Hai nostalgia della “scuola guida” e dei segnali di divieto? O dei segnali di pericolo?

  17. Giovanni Says:

    Il regime fascista e’ durato un ventennio,il peronismo ancor meno,la casa panaraba non ha mai visto la luce,l’Iraq e’ sempre stata burattinata dagli Us ,in Siria ,invece si e ‘ affermato un sano e laico nazionalismo,mai prono alle grandi potenze. Smettila di fare di tutta un’erba un fascio.Sai bene qual’e il limite del nichilismo.
    E lascia stare quel cantastorie di Hegel.Roba che andava bene per i licei,ma che nel pensiero moderno vale quanto una scorreggia.
    Senza logica non si arriva da nessuna parte,anzi non si inizia alcun percorso.Si va a briglia sciolta,perdendo le coordinate spazio temporali ,cosicché ,alla fine ,il delirio prende il posto dell’oppio,come capito’ all’uomo della montagna

  18. Andrea Says:

    Giovanni, mi dispiace… la mia simpatica suocera avrebbe detto che sei contro tutte le tentazioni!

  19. Giovanni Says:

    @Andrea,ho sempre cercato e praticato il piacere in ogni ambito,ma dopo l’ozio torno sempre al negozio.Se discuto di politica,letteratura o filosofia,non posso abbandonare l’ordine del discorso.Si ,capisco, e’maledettamente borghese barcamenarsi tra piacere e principio della realtà,ma io non ho ancora messo piede nel nel post-moderno

  20. Andrea Says:

    Mi verrebbe da dire che il problema non è tanto quello di non sparare sulla Croce Rossa, ma di sapere chi sta trasportando… prima di sparare.

  21. Giovanni Says:

    Prima spara poi verifica

  22. Andrea Says:

    Moody’s ci ha declassati a Baa2, che sta solo due scalini sopra al giudizio ‘Spazzatura’ (Junk).

    Monti e il suo rigore sono quasi spazzatura, lo dice Moody’s. Aggiungo che, Monti e il suo rigore sono anche un piano criminale, come già spiegato da tempo.

    Ma la cosa interessante sono le reazioni qui in Italia. Un Paese che fa piangere.

    I falsari sono come sempre quelli di Repubblica, veri ratti indecenti, che pubblicano la notizia citando in evidenza come ragione per la bocciatura “l’incertezza politica del dopo Monti”. Cioè: non ci bocciano perché Monti è un fallito in malafede e l’euro un disastro. Noooooo… ci bocciano, scrivono gli epigoni di Scalfari, perché abbiamo troppo poco Monti! Ok.

    Se si va a leggere la sentenza di Moody’s, il fattore politica italiana è appena accennato alla fine. Ora leggete cosa invece pesa veramente nel giudizio di Moody’s:
    in primissimo luogo la nostra suscettibilità ai collassi imminenti di Spagna e Grecia. Poi…

    il sostanziale rischio nell’applicare le riforme e l’esasperazione per le austerità e per le riforme fra il popolo italiano. Poi…

    il rischio crescente dei i tassi d’interesse alti che dobbiamo pagare per emettere i nostri titoli di Stato, a causa sempre del fattore crollo Spagna e Grecia e del fatto che non ci sono compratori internazionali per i titoli italiani (e questo è drammatico, signor fallito Monti). Poi…

    l’economia italiana che sta crollando. Poi…

    la pochezza dei fondi del tanto decantato Fondo salva Stati (MES).

    Ma Repubblica dice che “pesa l’incertezza politica del dopo Monti”, pagliacci del giornalismo di puttane vendute a De Benedetti.

    Nella realtà ogni singola voce del il giudizio negativo di Moody’s fa capo a un solo problema, e sempre quello: l’infermabile spirale distruttiva dell’insostenibile sistema Euro. Già spiegata alla noia. E ci arriva pure Moody’s a preoccuparsi per “l’esasperazione per le austerità e per le riforme fra il popolo italiano”. Repubblica zitta.

    Ora la banda dei cretini. E chi volete che siano? Ma certo! Il PD. Ecco lo splendido Francesco Boccia, sempre da Repubblica: “Dura la reazione del coordinatore delle commissioni economiche del Gruppo Pd della Camera, Francesco Boccia: “Se un Paese come l’Italia – dice Boccia – fa tutti i sacrifici richiesti dall’Ue e poi un’agenzia di rating declassa addirittura i titoli di Stato definendoli di fatto a rischio, e l’Esma o la Consob non intervengono, allora è la resa della politica”.”

    Non sovviene al luminare che se si fanno i sacrifici e ci bocciano lo stesso forse, dico forse?, c’è qualcosa che non va nei… sacrifici? Eh Einstein? Non sovviene al luminare che la resa della politica c’è già stata, se siamo ridotti a non riuscire in nessun modo a cavarci fuori da questo disastro? Ed è soprattutto la resa degli encefali del PD, questo è certo, che proprio non ce la possono fare a scostarsi dalla scheda prestampata che la parrocchia gli ficca in cranio.

    E poi il cretino di scorta, e chi mai sarà? Ma sì, lo Squinzi. Eccolo: “Il numero uno di Confindustria, poi, ha ribadito la necessità di rafforzare l’euro, definendo ‘inaccettabile’ la messa in discussione della moneta unica e riconoscendo gli sforzi del governo nell’intraprendere la strada giusta: “È doveroso – ha detto – riconoscere a Monti il merito di essersi assunto sulle proprie spalle l’impegno di un nuovo corso. Stiamo facendo sforzi sul fronte del rigore – ha aggiunto – ma per la crescita bisogna fare di più”.”

    Il rigore genera crescita dice sto scienziato. Ci vuole più euro! Ok, allora togliamo il concime dal campo, che il contadino se lo deve mettere sotto al letto, e vedrete che il campo fiorirà. Ma perché ho studiato Schopenhauer quando cotanti lumi erano fra noi?

    Vabbè, mi si perdoni, ma non ce la si fa nel mezzo di sta tragedia a non mandare almeno a fan culo i falsari e la banda di cretini.

    Paolo Barnard (13 luglio)

    Buffett: «Euro ha difetti irreparabili, così non sopravviverà»

    “Con le leggi e struttura attuali la moneta unica non ha un futuro”. “Il progetto e’ destinato a fallire”. L’Oracolo di Omaha lancia l’avvertimento dalla Sun Valley, dove e’ presente anche Mario Monti.

    New York – Il progetto euro e’ destinato a fallire e deve essere ristudiato se i 17 stati membri che condividono la moneta unica vogliono mantenere l’unione monetaria in vita.

    Lo ha detto Warren Buffett, interpellato sull’argomento in una intervista di un’ora concessa a Bloomberg dalla Sun Valley, dove e’ in corso una riunione informale dei massimi dirigenti del mondo dei nuovi media e dell’hi-tech. Presente anche il premier italiano Mario Monti.

    “Il sistema che hanno creato aveva difetti fondamentali irreparabili”, ha detto l’Oracolo di Omaha durante la trasmissione “In the Loop With Betty Liu” che in via straordinaria e’ stata girata nelle montagne dell’Idaho.

    “Con le leggi attuali non sopravvivera’. Lo stanno capendo. La domanda ora e’: i 17 stati membri riusciranno a trovare un modo per sedersi a un tavolo e essenzialmente ricominciare da capo” e ristrutturare il progetto?

    wallstreetitalia.com

    (Non credo ci sia null’altro da aggiungere…)

  23. Andrea Says:

    … mi stavo dimenticando del “comunista” più amato dagli americani:

    ROMA (Reuters) – I partiti italiani continueranno a portare avanti una politica economica orientata alla riduzione del debito e al rilancio della crescita, come sta facendo il governo di Mario Monti, anche dopo le elezioni del 2013, secondo il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

    “Sono convinto che i principali partiti siano determinati a dare, anche dopo il 2013, un conseguente sviluppo alle politiche di maggiore integrazione europea, di liberazione dal peso soffocante dello stock del debito pubblico e aprano la strada alla crescita di cui abbiamo urgente bisogno anche per tenere in ordine i conti pubblici”, ha detto Napolitano a Lubiana, secondo quanto confermato da un portavoce, rispondendo a una domanda sulla necessità di proseguire con le politiche economiche del governo Monti anche dopo le elezioni, per infondere fiducia ai mercati.

    $$$$$$$$$$$$$

    «Il peggior Presidente della Repubblica della storia d’Italia continua a fare pressione sul mondo politico perché si cambi la legge elettorale.
    Il porcellum è da tutti considerato come un sistema da superare, e quindi si potrebbe pensare che Napolitano sia animato da buone intenzioni.

    Tuttavia l’obiettivo del peggior Presidente della Repubblica della storia d’Italia non è quello di consentire agli italiani di scegliere i propri rappresentanti tramite un sistema maggiormente trasparente e democratico, bensì quello di garantirsi che il risultato delle elezioni sia quello da lui auspicato: un nuovo governo di larghe intese.

    Nessun governo di centrodestra o di centrosinistra, infatti, potrà realizzare quanto imposto dalla UE senza subire una caduta verticale del proprio consenso elettorale, tantomeno dopo che l’Italia finirà nelle grinfie del fondo “salva-Stati” (che bisognerebbe chiamare “affossa-Stati”) e della Troika, come la Grecia. Cosa che inevitabilmente accadrà se restiamo nell’euro.

    Quindi, finché non entreranno in vigore le modifiche ai trattati UE che consentono il sostanziale commissariamento degli Stati, Napolitano continuerà a costruire governi di larghe intese.

    Se resta in piedi il porcellum, però, la cose per lui si complicano. La schifosa legge elettorale partorita da Calderoli, infatti, regala una larga maggioranza di seggi alla Camera alla lista che prende più voti. Per avere un governo di larghe intese, quindi, i partiti che sostengono Monti dovrebbero presentarsi insieme alle elezioni. Senza la certezza di vincerle, dato che una mossa del genere farebbe venire il vomito anche a quei pochi cittadini che ancora li votano.

    Ecco perché Napolitano, che ha sentito benone il recente boom elettorale del Movimento 5 Stelle, spinge tanto affinché si cambi la legge elettorale: perché vuole eliminare il premio di maggioranza. In questo modo i partiti potranno presentarsi alle elezioni senza coalizioni, facendo finta di combattersi e di essere alternativi, nella speranza di motivare i propri elettorati di riferimento.

    Dopo il voto, poi, ci penserà il Capo dello Stato a richiamarli alla “responsabilità” ed alla necessità di dar vita a un governo unitario….. perché ce chiede l’Europa, per salvare l’euro.»

    Fabrizio Tringali (13 luglio)
    main-stream.it

  24. Andrea Says:

    Passiamo alla politica internazionale in dissoluzione caotica (“geopolitica del caos”), del Blocco Americanista Occidentalista (BAO).

    Per chi legge con facilità francese e inglese (anche, volendo, con l’aiuto del traduttore automatico Google… perché io non posso farlo, mi porterebbe via troppo tempo), c’è un grandissimo articolo di Philippe Grasset (10 luglio) sul ruolo – direi: “terminale”- dell’Arabia Saudita nel grande gioco in atto nel Vicino Oriente:

    https://maurozani.wordpress.com/2012/07/10/aggiornamento-2/#comments

  25. Andrea Says:

    Scusate l’errore di data (articolo di oggi: 14 luglio) e di collegamento esterno:

    http://www.dedefensa.org/article-craquements_dans_la_poutre-ma_tresse_14_07_2012.html

    «Craquements dans la poutre-maîtresse»

    «Scricchiolii nella trave portante»

  26. mauro zani Says:

    Letto tutto , con ritardo e attenzione. Molte cose da dire. Non sembra tuttavia il caso che io riprenda il mio vecchio mestiere che prevedeva sempre le “conclusioni”. Magari nel prossimo post cercherò di dire semplicemnte la mia. Son d’accordo con Giovanni sui populismi. Rinvio a un tale che scrisse un phamplet dal titolo “Chi e che cosa sono gli amici del popolo”. E son sempre d’accordo con Giovanni sul , semplice, irrimediabile fatto che quando si ripartirà dalla giustizia sociale , noi non ci saremo. Io no di sicuro.Ancora oggi ascolto un giovane turco del PD dire che ci vuole “un pochino di equità”. Ma vai a fare in c….
    Meno o per nulla d’accordo sulla liquidazione di Hegel.

    Quanto ad Andrea, sappiamo già cosa ci divide: nella fattispecie il progetto europeo.
    Nell’attualità non vi è dubbio sull’autoinganno costituito dal varo di una moneta senza stato, concepita in continuità con l’Europa dei “piccoli passi”. L’intendenza , cioè la politica e il popoli non seguirono e non seguono tutt’ora.
    Dunque bisogna ripartire daccapo. Ma ripartire bisogna.
    Quanto al PD, beh, non è qui , ora.
    Non c’è proprio. E non c’è per non pagare il dazio che invece , duramente pagherà per il suo sostegno al curatore fallimentare e dunque per non essersi caratterizzato nè per come forza nazionale nè come soggetto in grado di identificare il possibile , stretto sentiero , per la ricostruzione di una visione europea all’altezza della globalizzazione. All’altezza significa essenzialmente raccogliere un guanto di sfida e non mera supina accettazione della dittatura austeritaria in atto.

    PS. Quanto a Monti, apprendo oggi che è stato scortato su quel palco, in Idhao, da un dirigente della Coca Cola , l’azienda per la quale ha lavorato (board international) dopo averla minacciata di sanzioni quand’era commissario europeo.

  27. Andrea Says:

  28. roberto Says:

    Tornando terra terra, leggo su Affari e Finanza di Repubblica (diffusione nazionale) una biografia agiografica di Duccio Campagnoli, che occupa un’intera pagina.
    Su Repubblica di oggi martedì, in cronaca, è prospettato il rischio di chiusura per l’ENEA in via Martiri di Montesole.
    E’ infatti scaduto il contratto d’affitto, e non c’è un’altra sede in quanto il trasferimento doveva avvenire nel Tecnopolo che si sarebbe dovuto insediare all’ex Manifattira Tabacchi di via Stalingrado.
    Creatura di Campagnoli, andata in malora prima di cominciare, dopo una spesa di circa 100 milioni di euro, e ne mancano altrettanti.
    Un tale risultato, che sorpassa gli sperperi del Civis, avrebbe azzoppato un cavallo di razza, ma non il nostro, che è infatti filosoficamente passato ad altro prestigioso incarico.

    E, per quanto riguarda l’ENEA di Bologna, ho l’impressione che dopo l’effervescenza tecnico/scientifica di quando era Ente Nazionale per l’Energia Atomica (o meglio CNEN), abbia vivacchiato per 30 anni, cercando di mantenere occupazione.
    Prima di destinarvi altri soldi pubblici, non sarebbe saggia una valutazione di terza parte sui costi/benefici di questa struttura(ovviamente non monetari, ma valutati sugli output scientifici e di conoscenza)?
    Magari prodotta da entità straniere e diffusa?

    Mauro ricorderà che nel dilapidare risorse pubbliche per nuove sedi dell’ENEA a Bologna c’è esperienza!
    http://storia.camera.it/documenti/indirizzo-e-controllo/140000-interrogazione-risposta-scritta-4-02249

  29. Andrea Says:

    Vi sono persone straordinarie, da proporre a Elena Guarnieri (“Vite straordinarie”, prima serata, Rete 4… però non ho più la Tv da anni!), da cui partire per ricostruire “il comunismo ideale e la socialdemocrazia reale” del nostro amico naturalizzato texano Fausto Anderlini; almeno nella sua versione crepuscolare… forse, per noi, la più interessante. Proviamo a fare qualche nome, avendo ben presente da che punto hanno iniziato: Pierluigi Stefanini, Mauro Moruzzi, Duccio Campagnoli, Claudio Levorato…
    Nulla di male, naturalmente, se il Pci/Pds/Ds/Pd è stato soprattutto una grande agenzia di promozione sociale.

  30. Giovanni Says:

    La promozione sociale é un beneficio,la dissipazione é un maleficio.La Sicilia é in bancarotta finanziaria,,mentre,da noi c’è la bancarotta sociale.

  31. Andrea Says:

  32. Andrea Says:

    Poche ore fa (ieri, 19 luglio), l’Assemblea ha approvato la ratifica del cosiddetto fiscal compact, ossia il trattato che introduce i meccanismi di stabilità, coordinamento e governance nell’unione economica e monetaria, e che mira – così si dice – «a salvaguardare la stabilità di tutta la zona Euro».

    In realtà, dubbi ed incertezze sulla bontà del “fiscal compact” sono stati espressi in tutta Europa: la Germania per prima ha rinviato l’approvazione del trattato, e sarà la Corte Costituzionale a decidere, il prossimo 12 settembre, se il fondo di salvataggio (ndr: il trattato Mes http://www.byoblu.com/post/2012/07/19/La-guerra-dellEuropa.aspx ) ed il patto fiscale europeo potranno entrare in vigore. In Italia, invece, si è assistito ad un “allineamento” non solo degli organi di stampa – che evitano quasi di dare notizia dell’avvenuta approvazione – ma dello stesso Parlamento, il quale ha ratificato, senza discussione, senza neppure che sia stato necessario al Governo porre la questione di fiducia, il Trattato: maggioranza bulgara oggi alla Camera, 368 sì contro 65 no. In Italia tutto accade ormai in un’atmosfera grigia e silenziosa, quasi spettrale.

    Ma cosa significa l’approvazione del “fiscal compact”? Il “patto” prevede che i Paesi che detengono un debito pubblico superiore al 60% del PIL di rientrare entro tale soglia nell’arco di 20 anni, ad un ritmo pari ad un ventesimo dell’eccedenza in ciascuna annualità. Gli Stati si obbligano a mantenere il deficit pubblico sempre sotto al 3% del PIL, a pena di sanzioni. Tutto ciò significa né più né meno la semplice rinuncia ad ogni possibilità di intraprendere una politica fiscale capace di stimolare la domanda. Significa condannarsi ad una rigidità ulteriore di politica economica che va ad aggiungersi a quella del cambio fisso dettato dalla moneta unica. L’Italia, la nazione prima al mondo per pressione fiscale, si impegna oggi a sostenere 50 miliardi di Euro all’anno di tasse e tagli per 20 anni. Rispettare parametri fiscali sempre più rigidi e stringenti, rinunziando ad ogni spazio possibile di manovra, vorrà dire dover imporre agli italiani, per i prossimi vent’anni, un regime di austerità radicale: si colpiranno ancora salari, stipendi e prestazioni del Welfare, si aggraveranno le condizioni di vita delle classi sociale medio-basse, si assisterà a nuove tasse. Gli italiani devono sapere che il prezzo imposto dall’Europa è una macelleria sociale: tagli dappertutto, dalla sanità alla scuola, dall’università ai trasporti.

    Tutto questo avviene, ed avverrà, senza alcuna consultazione diretta o indiretta del popolo italiano, ma unicamente per rispettare decisioni prese al di fuori del Paese. Siamo passati senza accorgercene da un sistema politico democratico ad un sistema oligarchico, in cui il Governo è nelle mani di un gruppo di “tecnici” che rappresentano interessi esterni. Il Parlamento obbedisce, senza neppure un minimo accenno di protesta. Il Paese è stato “pacificato”: niente più aspri scontri politici, disinteresse diffuso per la politica, tensione sociale apparentemente sotto controllo. Eppure si annuncia, per i prossimi vent’anni, una sanguinosa e violenta “economia di guerra”: la guerra senza guerra, ossia la più terrificante delle possibilità.

    Paolo Becchi

  33. Andrea Says:

    Il “Corriere” on-line (il portale corriere.it) non ha mai dato notizia dell’enormità approvata ieri alla Camera, e oggi, 20 luglio, solo un misero articolino in fondo a pagina 7 dell’edizione cartacea, dal titolo: “Si alle regole di bilancio UE e al Fondo salva Stati”, che non dice nemmeno il minimo indispensabile per capire di che cosa si tratta.
    Stessa cosa dicasi per “Repubblica” on-line.

  34. Giovanni Says:

    Il fiscal compact determina semplicemente i parametri per l’abbattimento del debito pubblico.
    Meno debiti,piu investimenti pubblici,meno tasse.Questa é la prospettiva virtuosa.
    Poi c’è Monti e la maggioranza che lo sostiene:650.000 Euro alla Tarantola,pensionata “d’oro” della Banca d’ Italia,esperta di TV ,come io sono esperto di bachi da seta.
    Certo,in questa direzione il risultato non può che essere la famosa “macelleria sociale”:I nostri “tecnici”,invero,non hanno mai disdegnato di nutrirsi anche di “carogne”

  35. Andrea Says:

    Benemerito wallstreetitalia.com che ne ha dato notizia correttamente:

    “Italia: il giorno da mille miliardi: parlamento approva Fiscal Compact”

    “PdL spaccato nel voto che da il via definitivo al meccanismo. Il ministro per le Politiche Ue esulta e parla di momento storico, ma non tutti sanno che si preannunciano 20 anni di rigore e 45 miliardi di aumento tasse e tagli alle spese: ogni anno: LEGGI COSA ACCADRA’ dal primo gennaio.”

    “Roma – Via libera al Fiscal Compact. Come previsto la Camera vota si alle leggi di ratifica definitiva in Italia che recepiscono i Trattati che contengono il Fiscal Compact e il Mes, fortissimamente voluti dal Governo. Si tratta della definitiva conversione in legge italiana, essendo stati già approvati dal Senato entrambi i disegni di legge. Sono stati 368 i voti a favore, 59 i voti contrari, 36 gli astenuti. Luce verde dalla maggioranza dei deputati del Pdl, e da quelli di Pd e Terzo Polo; 65 sono stati invece i no dai gruppi Lega. Le astensioni sono venute soprattutto da Italia dei Valori. Dal voto di oggi il Partito di centro destra esce spaccato: tra i no dal Pdl quelli preannuciati in Aula da Antonio Martino, Guido Crosetto, Sabrina De Camillis. Ai quali hanno fatto da contraltare dichiarazioni a titolo personale “convintamente a favore” di altri colleghi di partito, come Giuliano Cazzola e Peppino Calderisi. Il meccanismo entrera’ in vigore dal primo gennaio 2013 se almeno 12 paesi sui 25 che hanno firmato l’accordo decideranno di ratificarlo. “E’ davvero un momento storico, insieme possiamo farcela”, ha detto il ministro per le Politiche Ue Enzo Moavero Milanesi, aprendo il dibattito che si e’ concluso con le consuete dichiarazioni di voto e votazioni finali. “Siamo davanti – ha sottolineato Moavero- a un importantissimo passaggio nel percorso di costruzione europea con nuove e sostanziali cessioni di sovranità”. E “credo di poter dire che forte azione dell’Italia nella realizzazione di questi Trattati viene oggi riconosciuta da tutti nella comunità internazionale, senza con questo volerci auto-attribuire meriti pericolari”. Oltre a prevedere l’obbligo di pareggio di bilancio per i Paesi aderenti al Trattato, cosa che l’Italia ha già inserito nell’ordinamento addirittura introducendo apposita norma costituzionale, il fiscal compact – come ha ricordato al Parlamento lo stesso Moavero- prevede fra le sue ‘regole d’oro’- l’obbligo per i Paesi con un debito pubblico superiore al 60% del Pil di rientrare entro tale soglia nel giro di 20 anni, ad un ritmo pari ad un ventesimo dell’eccedenza ogni anno. Il punto, in tutto questo, è che il ministro per le Politiche Ue esulta e parla di momento storico, ma non tutti sanno che con il voto a favore si preannunciano 20 anni di rigore e 45 miliardi di aumento tasse e tagli alle spese ogni anno, per i cittadini italiani. Per ulteriori dettagli su cosa accadrà davvero all’Italia, LEGGI QUI”

  36. Andrea Says:

    Solo “Libero” oggi fornisce la notizia in prima pagina (“Il Sole-24 Ore” nulla di nulla):

    “Siamo condannati a 20 anni di Monti”
    “Imposizione fiscale al 55%. E il Parlamento approva il patto che ci costringerà a manovre da 45 miliardi l’anno: l’Italia diventa una succursale della Germania.”

    “il manifesto”: “Il fiscal pact non basta. In arrivo decreto d’agosto.”

    Perché, per chi non l’avesse capito, il Fiscal Compact, ovvero 45/50 miliardi l’anno per i prossimi vent’anni, non ci esonererà dalla “normali” manovre finanziarie che abbiamo fin qui conosciuto: il Fiscal Compact si aggiungerà alle “normali” manovre.

  37. Andrea Says:

    Bisogna scorrere quasi fino in fondo il portale dell’Unità per avere questo condensato di pseudo oggettività e di ipocrisia: un articoletto costruito con la solita sapienza, da professionisti dell’occultamento, datato 19 luglio. Lo dedico, con affetto ormai lontano, al solito “parco buoi”, impegnato in questa stagione a imbullonare tubi “Innocenti” e ad arrostire salsicce.

    “Via libera dell’Aula di Montecitorio al disegno di legge che ratifica il Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance europea, il cosiddetto «fiscal compact» (art 3-8 del Trattato).

    Il provvedimento, già licenziato dal Senato lo scorso 12 luglio, è stato approvato con 368 voti favorevoli, 65 contrari e 65 astenuti. Contrari i deputati della Lega Nord e dell’Italia dei valori e alcuni deputati del Pdl.

    Il «fiscal compact» prevede tra l’altro «l’impegno delle parti contraenti ad applicare e ad introdurre, entro un anno dall’entrata in vigore del trattato, con norme costituzionali o di rango equivalente, la ‘regola aurea’ per cui il bilancio dello Stato deve essere in pareggio o in attivo»; «qualora il rapporto debito pubblico/Pil superi la misura del 60%, le parti contraenti si impegnano a ridurlo mediamente di 1/20 all’anno per la parte eccedente tale misura»; «qualsiasi parte contraente che consideri un’altra parte contraente inadempiente rispetto agli obblighi stabiliti dal patto di bilancio può adire la Corte di giustizia dell’Ue, anche in assenza di un rapporto di valutazione della Commissione europea».

    Il Trattato entrerà in vigore il primo gennaio del 2013 ma dovrà essere ratificato da dodici Paesi. Attualmente il Fiscal Compact è stato ratificato da 9 Paesi (Cipro, Danimarca, Grecia, Irlanda, Lituania, Lettonia, Portogallo, Romania e Slovenia).”

  38. Andrea Says:

    E a chi ha ipotizzato che l’Italia è condannata a 20 anni di Monti (“Libero” di oggi – ndr), il Prof ha risposto col solito realismo.
    «Ho poi capito che si riferiva ai 20 anni di percorso del rientro per l’eccesso di debito. Non so se si tratta di una condanna, ma certo non di Monti, perché è contenuta nei ‘six pack’ negoziato nel 2011, quindi prima dell’entrata in funzione questo governo».

    (Da: lettera43.it)

    Monti più onesto intellettualmente dell’Unità e del “Repubblichiere della Sera”: ma anche questo non mi meraviglia affatto.

  39. Andrea Says:

    Illuminante – soprattutto per quanto riguarda il centro destra – la cronaca di Barbara Romano (“Libero”) sulla giornata di ieri alla Camera:

    http://www.liberoquotidiano.it/news/1061401/S%C3%AC-al-fiscal-compact-%C3%A8-una-gogna-fiscale-e-il-Pdl-finisce-in-mille-pezzi.html

  40. Andrea Says:

    Un folgorante Paolo Barnard:

    «Al mondo solo 2 entità possono creare denaro.

    1) Lo Stato

    2) Le banche

    Il dogma del rigore dei conti = rubinetti chiusi dello Stato.

    Pareggio di bilancio = lo Stato ci tassa tanto quanto spende x noi, ci lascia zero denaro.

    Lo Stato eliminato dalla scena.

    Rimangono solo le banche.

    Tutti noi abbiamo bisogno di denaro per vivere, produrre. Impossibile far senza.

    Adesso dipendiamo tutti dalle banche, l’unica fonte di denaro rimasto.

    Banche = governo

    Hanno vinto.

    Se non capite adesso cosa fanno la UE + Monti e per conto di chi, buttatevi nel pozzo.»

  41. Andrea Says:

    Comicità volontaria? Ultimi dubbi a proposito del “quotidiano fondato da Antonio Gramsci nel 1924”.

    Ieri in prima pagina e a tutta pagina (titolo principale dell’edizione di venerdì 20 luglio):

    “L’asse Pdl-Lega minaccia Monti”

    Comicità sicuramente involontaria: «Il suggeritore di Santanchè. È Rondolino, ex spin doctor di D’Alema.»
    (Da: Lettera43.it)

  42. Giovanni Says:

    Tutte le forchette hanno tre denti
    Mio nonno e’ una forchetta
    Mio nonno ha tre denti

  43. Andrea Says:

  44. Andrea Says:

    Nessuno che, quantomeno, pronunci correttamente “compact”… incredibile!
    (Se fosse una parola italiana avrebbe l’accento grave sulla “a”: à)

  45. Andrea Says:

    CHAPITRE NEUVIÈME

    SÉLECTION POLITIQUE (incipit): «Je parle ici de la politique dans le sens courant et méprisable du mot. Depuis bien longtemps ce terme a été ravi è la science et sert à désigner d’assez vilaines choses. La politique peut faire plus ou moins de mal, mais elle en fait toujours. C’est le seul mode de sélection qui soit toujours nuisible, et produise le mal sans compensation. La sélection politique est le grand facteur de la bassesse et de la servilité.»

    Georges Vacher de Lapouge, Les Sélections sociales, cours libre de science politique professé à l’Université de Montpellier, 1888-1889, Paris, A. Fontemoing, 1896 (p.243)

  46. Andrea Says:

    Questo è un blog di sinistra, quindi vi propongo Luciana Castellina.

  47. Andrea Says:

  48. Giovanni Says:

    Sono tutte cazzate
    Il rischio numero UNO e’ il dollaro a 1,15. Ecco allora ,che Madame FMI ha suonato la ritirata .
    Resta un grosso problema:come evitare la miseria diffuse nel nostro Paese

  49. Andrea Says:

  50. Andrea Says:

    «Ricapitolando: la Bce-simile-alla-fed non risolverebbe nulla nel lungo periodo perché:

    1) moneta unica non significa inflazione unica e quindi una politica monetaria centralizzata quale che sia non influisce sugli squilibri regionali, per cui il meccanismo che ha condotto alla crisi rimarrebbe inalterato, e:

    2) i tedeschi sono contrari all’inflazione perché sono creditori del resto d’Europa, e come ogni creditore preferiscono essere rimborsati in moneta “buona” anziché “cattiva”, il che li porta ad avversare qualsiasi cambiamento istituzionale che possa portare (secondo loro) a un incremento generalizzato dell’inflazione in Europa (pur senza colmare i differenziali da paese a paese), semplicemente perché questo corrisponderebbe a quella socializzazione delle perdite della quale chi ha privatizzato i profitti non vuole sentir parlare.

    La Bce-simile-alla-fed non può essere una soluzione duratura per i problemi dell’EZ (EuroZona) perché di fatto opererebbe nel senso di quella mutualizzazione delle perdite che la Germania strenuamente non vuole. La cosiddetta svolta di Draghi ha l’unico scopo di rinviare l’inevitabile epilogo della vicenda, permettendo ai paesi forti di fare ancora per un po’ i propri interessi (dettando condizioni ed esportando il proprio modello sociale altrove), e indebolendo ancora un po’ i paesi meno forti, che quindi saranno tanto più massacrati quando i nodi verranno al pettine. La malafede, del resto, è evidente! Abbiamo costruito tutta l’Europa sul principio che le banche centrali dovessero divorziare dal Tesoro: questa veniva propugnata come soluzione. E ora, dopo che abbiamo distrutto le nostre economie in omaggio a questo astratto principio, cosa ci viene offerta come soluzione? Quella di far fare alla Bce, in modo non del tutto trasparente, quello che le banche nazionali non possono fare!

    A conti fatti, tutta questa storia non è che l’applicazione di un semplice ma ineludibile principio economico: non ci sono pasti gratis (no free lunch). La Germania ha sfruttato l’Eurozona come se questo pasto fosse gratis, ma ora si accorge che un conto da pagare c’è sempre, ed è più salato per chi fa il furbastro. Inutile cianciare ora di riforme da fare, di compiti a casa, e altre scemenze. La malafede, anche qui, è evidente. Se lo scopo dell’euro fosse stato quello di competere insieme contro la terribile Cina, allora le riforme di sarebbero dovute disegnare insieme, insieme si sarebbe dovuto progettare il modello sociale di sviluppo da opporre a quello delle economie emergenti. Invece no: la Germania ha fatto dumping sociale, violando le regole europee per finanziare la sua riforma di precarizzazione e abbattimento del costo del lavoro, e ora paga, paga come chiunque fa dumping per aggredire le economie circostanti. Paga in modo diverso, ma per un motivo analogo a quello per il quale ha pagato l’Irlanda, che facendo dumping fiscale per attirare capitali esteri è finita schiacciata dal peso degli interessi da corrispondere all’estero. L’elemento comune qual è? Quello di non aver voluto ricercare un coordinamento e un’uniformità europea, quello di non aver voluto collaborare col prossimo, ma fotterlo. L’Irlanda non lo ha cercato in campo fiscale, la Germania non lo ha cercato sul mercato del lavoro, come le rimproverano anche le Nazioni Unite: entrambe lo hanno fatto per volgere la situazione a proprio vantaggio, entrambe hanno attratto l’ammirazione dei gonzi e dei traditori, ed entrambe pagheranno.

    Dio non paga ogni sabato e nemmeno i mercati. E dato che nel pagamento siamo coinvolti anche noi, l’unica cosa razionale da fare sarebbe uscire ora, per difendere noi stessi. La svolta di Draghi va in direzione opposta, il che non vuol dire che non obbedisca anch’essa a una razionalità. Solo che si tratta, come nel 1992, della razionalità dei soliti noti. Così è, se vi pare…».

    (Tratto dall’ultimo articolo di Alberto Bagnai, pubblicato il 30 luglio nel suo blog “goofynomics.blogspot.it”)

  51. Giovanni Says:

    Bagnai ,sicuramente si e’ fatto piu’ di una canna.Dumping sociale ?.Della Germania rispetto agli altri paesi europei?.C’e’ gente che usa le parole senza rispetto ne’ per le parole ne’ per I quozienti minimi

  52. Andrea Says:

    Mentre il debito pubblico italiano era avviato su una traiettoria di risanamento (debole, imperfetta, non vigorosa, quello che volete, ma di risanamento, e c’era Belzebù al governo), il debito alamanno cosa fa? Prima staziona, poi decolla dal 2003. E cosa è successo nel 2003? Le famose riforme del mercato del lavoro, o sbaglio? Sapete, io non me ne intendo, non sono un economista del lavoro, sono solo un umile macroeconomista (come dico ai miei colleghi francesi, un “maquereau économiste”, e chi ha orecchie per intendere intenda. Del resto, ci pagano poco…).

    E allora non ditemi di andare a leggere l’infinita aneddotica di queste belle riforme, i perché e i percome, quante ore, quanti soldi, quanti contratti. Quello lo fanno gli economisti del lavoro o i giuslavoristi. Io, da macroeconomista, registro solo:

    1) che l’aumento del debito è il risultato di un aumento del deficit pubblico tedesco di quasi 5 punti di Pil nel periodo in questione (da un surplus di 1.3 nel 2000 a un deficit di -3.4 nel 2005), partendo da una situazione nella quale la Germania era già sul filo del parametro di Maastricht in termini di debito pubblico (60.2%);

    2) che questo aumento è dovuto a maggiori spese (da 923 a 1043 miliardi di euro), non a minori entrate (passate da 946 a 969 miliardi);

    3) che queste maggiori spese per circa 120 miliardi sono spiegate per più di due terzi da sostegno all’economia attraverso sussidi alle imprese e politiche “attive” del mercato del lavoro (per circa 90 miliardi complessivi), mentre, ad esempio, le spese per l’istruzione sono aumentate di 8 miliardi e quelle per l’edilizia popolare di 3 miliardi.

    E allora? E allora secondo me, e credo anche secondo i dati (ma aspetto riverente le smentite degli esperti) è successo questo: che la Germania, mentre predicava il rigore fiscale agli altri, praticava una svalutazione reale attraverso un massiccio programma di sussidi diretti e indiretti al proprio sistema produttivo, via una riforma del lavoro che, come dire, se da un lato “flessibilizzava”, dall’altro doveva “sicurizzare” i poveracci che perdevano il post (sì, la famosa flexicurity, sapete, quella cosa tanto moderna…). In pratica, lo Stato tedesco ha sussidiato l’abbassamento dei costi di produzione del sistema produttivo nazionale, facendosi carico delle varie “mancette” da elargire alle vittime delle riforme Hartz.

    Del resto, lo avevamo visto che nell’età dell’euro l’economia tedesca era sostenuta dai consumi collettivi, mentre quelli privati e gli investimenti calavano, e il tutto era evidentemente funzionale a uno sbilanciamento della crescita verso la domanda estera, le esportazioni. Capite? E questo è stato fatto mentre si impediva agli altri di fare altrettanto, abbaiando ogni volta che qualcuno sforava quei parametri in termini di deficit (3% del Pil) che il governo tedesco è stato il primo a sforare.

    (21 marzo 2012, goofynomics.blogspot.fr/2012/03/cosa-sapete-della-slealta.html)

  53. Andrea Says:

    Quando si parla di contributi alla crescita tedesca, forse, prima di chiedersi “contributi da parte di chi”, bisognerebbe chiedersi: “quale crescita tedesca”? Perché il primo dato, da non dimenticare, è che la crescita della Germania è stata piuttosto deludente, soprattutto negli ultimi anni. Negli ultimi 30 anni la Germania è cresciuta in media 0.3 punti in meno della media degli altri paesi dell’eurozona, e 1.2 punti in meno della media mondiale. La situazione si è aggravata nell’ultimo ventennio, cioè, in pratica, dall’ultimo “riallineamento” importante dei cambi all’interno del Sistema Monetario Europeo (SME): in questo periodo la Germania è cresciuta mezzo punto in meno degli altri paesi euro, e 1.5 punti in meno della media mondiale.

    La domanda da porsi sarebbe: ma perché un paese che, come sappiamo, esporta così tanto, quindi rastrella così tante risorse finanziarie in giro per il mondo, cresce così poco? Non è difficile capire che questo è il risultato di una scelta deliberata: la scelta, da parte del capitalismo tedesco, di non distribuire agli operai tedeschi il risultato degli aumenti di produttività conseguiti dopo e soprattutto prima delle riforme Hartz (perché dopo le riforme la produttività tedesca ha cominciato a crescere di meno, come molti studiosi tedeschi sanno e documentano benissimo).

    Se il capitale avesse più equamente remunerato il lavoro, la Germania si sarebbe avviata su un processo di crescita sostenuto dalla domanda interna, diventando la locomotiva d’Europa. Avrebbe cioè seguito un percorso naturale e virtuoso, quello che sta seguendo oggi la Cina. Questo non è successo, per una scelta di politica economica deliberata: quella di aggredire commercialmente le economie periferiche per poi appropriarsene.

    A. Bagnai – 21 febbraio 2012

  54. Andrea Says:

    CVD (Come Volevasi Dimostrare):

    “La Bundesbank gela Hollande e l’euro”.

    La banca nazionale tedesca ha sottolineato che il ruolo della Bce e’ “unicamente” quello di mantenere la stabilita’ dei prezzi. Hollande e Monti a Parigi ripetono la cantilena del “sara’ fatto tutto per salvaguardare l’euro”.

    (wallstreetitalia.com delle 15.13)

  55. Andrea Says:

    Il Corriere on-line da ore e ore: “Italia-Francia, patto di ferro per l’euro”.
    Senza un grammo di pudore, senza memoria alcuna di un patto “metallico” di altri tempi e ben altrimenti fondato, senza nulla addosso che copra le nudità di un “patto” che non esiste… ma come si fa a giungere così in basso?
    La “Repubblica”: “Asse Monti-Hollande”… le potenze dell’Asse!
    Fantastico! La storia, non solo ritorna come farsa, ma sul lettino analitico!

  56. Giovanni Says:

    La Germania produce beni reali che incorporano il piu elevato valore aggiunto del mondo Una BMW costa ,per essere chiari piu di una automobile giapponese ,americana,o francese ,perche’incorpora piu’ sapere,piu’ricerca piu tecnlogia ,Insomma lavoro umano di alta qualita.
    L’alto valor aggiunto consente di remunerare il lavoro umano in modo piu’ che dignitoso E,infatti,un metalmeccanico tedesco percepisce piu’ del doppio di un lavoratore italiano.Non solo.Il potere di acquisto in Germania e’sensibilmente piu’alto rispetto a tutti I paesi del resto d’Europa Un buon appartamento a Berlino non costa piu di 300.000 A Monaco chiunque puo’portare la famiglia al ristorante,spendendo 100-120 euro per quattro
    Dunque qualcuno vorrebbe affermare che un paese che spende il denaro della comunita’,nella scuola,nella educatione civica,nella ricerca,nella sicurezza sociale,nelle infrastrutturre ecc. , pratica udite,udite dumping sociale nei confronti dei paesi del Sud Europa
    Vi e’ in una tale affermazione il rovesciamento di un concetto a tutti storicamente ben noto:pratica domping sociale,chi remunera la mera sopravvivenza della forza lavoro.
    Diciamola tutta :le condizioni dei lavoratori italiani sono fortemente peggiorante da quando non sono piu possibili le svalutazioni competitive e le politiche inflattive Il nostro debito pubblico lo paghiamo giorno per giorno non per aver qualcosa dallo stato,ma per tenere in piedi il sistema clerico fascista

  57. roberto Says:

    Consentitemi una deriva e scusatemi l’analisi rozza

    Qualche giorno fa Bersani rivendicava con tono convincente il diritto dei cittadini di “conoscere” il proprio eletto in piccoli collegi.
    Niente da eccepire, se non il fatto che a Bologna risulta eletta l’indidpensabile Anna Finocchiaro, e a La Spezia la desparecida Giovanna Melandri. Ovviamente i personaggi locali che hanno dovuto lasciar posto sono stati gratificati di altri incarichi (Autorità, Parlamento Europeo ecc.).

    Oggi Dalema dice “no a derive tecnocratiche. La politica deve evitare il rischio di restare stretti nella morsa tra tecnocrazia e populismo”.
    Lo stesso Dalema e il suo (o meglio i suoi) partiti ci hanno regalato Di Pietro eletto per la prima volta al Mugello allora trinariciuto, e qualche zampino indubbiamente c’è anche nel regalo all’Italia di Berlusconi, che con una miglior politica a sinistra non sarebbe sopravissuto al suo primo breve governo.

  58. Andrea Says:

    «La prima cosa che intendo dire all’Italia e all’Europa è che noi siamo quelli dell’euro, siamo quelli dei governi Prodi, Amato, D’Alema che fecero fede in condizioni difficili a tutti i patti internazionali, europei e occidentali, che siamo quelli di Ciampi e Padoa-Schioppa».

    Un grandissimo Bersani al “Sole-24 Ore” di ieri.
    Mitico! Come da logo… vieni avanti cretino!

  59. Giovanni Says:

    Poveraccio:ha vissuto sempre al di sopra dell sue possibilia’,senza accorgersi di nulla.Vero e’ che ,ogni tanto,rivendica di aver letto anche lui qualche libro.
    Non si puo’ tuttavia negare che l”Uomo della via Emilia sia fornito di un briciolo di autocoscienza.:non dice mai noi siamo il partito di Gramsci,Togliatti,Longo,Berlinguer .
    Invoca Prodigious,il compagno di tante avventure e l’uomo di stato Ciampi,che ha elevato la Croce rossa italiana a “Corpo dello Stato

  60. Andrea Says:

  61. Gianni Says:

    Caro Muro si sente molto la mancanza dei tuoi post, in un momento così confuso!
    Hai cambiato blog? sei passato anche tu a facebook? ho hai completamenta mollato la “presa”? se puoi e vuoi vorrei avere notizie…………. e con me penso, anche molti altri!!!
    Spero di avere tue notizie, magari anche x mail!
    Ciao

  62. roberto Says:

    Caro Mauro, mi piacerebbe un tuo commento su due fatti, di gestione ordinaria.

    C’era un progetto con variazione di destinazione di terreni agricoli per spostare la Ducati di mezzo chilometro, dall’altra parte della via Emilia. Sull’operazione patrocinata dal comune (Cofferati) e caldeggiata da CCC era prontamente saltato anche Guidi, che avrebbe spostato la confinante Ducati Energia mi pare ad Anzola. Sfortunatamente (per qualcuno) Ducati viene acquistata da Audi, che sul “memorandum of Understanding” non dice una parola, ma intanto approfitta del bel tempo e delle ferie di agosto per bonificare e ripristinare la copertura dello stabilimento: costo, stimato passando in macchina, tra 1 e 2 milioni di euro. Ai tedeschi che sono fuori dalle marmellate piace mettersi in regola, e non gettare soldi: trasloco addio per una decina d’anni almeno.

    La vicenda del Sulcis è venuta al pettine, ed è gravissima. La soluzione ipotizzata per la miniera è una cagata pazzesca.
    Si pensa al sequestro geologico della CO2 (coi soldi pubblici) quando le ipotesi tecnologiche sono tante anche se nessuna consolidata. Una traiettoria interessante è lo sviluppo di sistemi di fotosintesi artificiale in grado di generare sostanze organiche da acqua e biossido di carbonio. Ci sta provando Panasonic, e anche all’istituto Ciamician dell’Università di Bologna non sono per niente indietro (gruppo del prof. Vincenzo Balzani, http://ae-info.org/attach/User/Balzani_Vincenzo/balzani_vincenzo_cv.pdf )

  63. maurozani Says:

    Caro Gianni, tra un pochino riprenderò a scribacchiare alla meglio. Ammetterai che in questo periodo non c’era nulla da dire.Del resto tutti sono in attesa della gran Corte tedesca che ci dirà di che morte dobbiamo morire.
    Quanto al PD prosegue una telenovela assai poco interessante. l’unica novità è lo schieramento di un frente amplio per raccolgiere firme sui referend sul lavoro. Andrò a firmare tra i primi.

  64. roberto Says:

    Per chi ne avesse voglia, suggerisco la lettura di un’analisi “quantitativa” sull’andamento del nostro debito pubblico.
    http://www.lavoce.info/articoli/pagina1003268.html

    Termina con queste considerazioni:
    “Negli ultimi cinquanta anni il debito pubblico non ha mai smesso di crescere, in un primo tempo per il disavanzo primario e successivamente per il peso degli interessi passivi. Il suo livello attuale sia in termini assoluti (circa 2mila miliardi di euro) che in rapporto al Pil (120,1 per cento nel 2011), sta soffocando l’economia italiana. Finora, coloro che hanno creato e alimentato il debito pubblico restano impuniti. Le giovani generazioni non possono pagare un prezzo troppo alto per un debito pubblico di cui non hanno alcuna responsabilità.

    E con una citazione:
    “Bisogna superare il principio di irresponsabilità della nostra classe dirigente secondo il criterio per cui nessuno deve rispondere dei fatti che ha commesso” (Antonio Ingroia, luglio 2012).

  65. roberto Says:

    A proposito di Ducati: da fonti informate parrebbe che gli interventi di manutenzione decisi da AUDI sull’immobile, copertura compresa, ammontino a circa 4 milioni di euro.
    Chissà cosa si inventeranno i poteri forti per risarcire CCC.

  66. Giovanni Says:

    Neppure quest’anno i preti pagano l’Ici ,pardon l’imu Il governo die professori ci ha fatto sapere che il decreto attuativo per far pagare I preti e’ troppo difficile da scrivere.Sei mesi non sono bastati
    Dicono I ministri indicati dalla S Sede che si tratterebbe soltanto di 600 milioni annui e che i loro accoliti pagheranno dall’anno prossimo
    Bersani che chiedava la patrimoniale a ‘chiacchiere ‘ ha dimenticato a Reggio di chiedere al governo,al suo governo,di edittare entro quest’anno,per rimediare alla frode fiscale.
    Anche Grillo stranamente ha taciuto

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