Archive for settembre 2012

Ci vorrebbe un partito.

settembre 28, 2012

L’alleanza tra la tecnocrazia e il populismo ha ormai raggiunto in Italia un punto di non ritorno.
Interessi convergenti.

Contro la politica.

Siamo ormai entrati in una fase post democratica.

A furor di popolo: cornuto e mazziato.
Reso cornuto(il popolo) da una politica ormai totalmente delegittimata dagli scandali che la coinvolgono e che non ha più diritto ad alcuna prova d’appello, agli occhi dei comuni cittadini, dopo che son trascorsi un buon paio di decenni dalla stagione di tangentopoli.

Mazziato duramente (il popolo) da un’espertocrazia che contando proprio sulla rivolta popolare contro i partiti ha da tempo ridotto la politica ad una semplice funzione strumentale del proprio gioco in favore degli interessi del capitalismo globale.

Da qui Monti chiarisce che Monti …. c’è.
E che ci sarà , in un modo o nell’altro per un lungo periodo.

Così d’altro canto vanno le cose da quando: “I politici si considerano le pedine di un gioco di potere governato dal capitale che agisce sul piano globale”. U. Beck dixit.

Già. L’alleanza “oggettiva” che presto si muterà in patto scellerato tra tecnocrati e populisti può contare proprio su ciò che l’autore sopra citato chiama una “politica che persegue in maniera attiva la propria autodistruzione”.

Resterebbe da capire come e perché la politica abbia scelto, consapevolmente questo eutanasico destino.

E qui è inutile andar per le lunghe.

La politica ha cominciato a morire nello stesso momento in cui ha deciso che la globalizzazione economica e la globalizzazione tout court era cosa più grande di noi. Noi tutti.
E che dunque non si poteva e anzi non si doveva elaborarne ed assumerne una critica nella teoria politica nella sub cultura sociale, nel senso comune e nella pratica di governo.

La politica ha poi esalato l’ultimo respiro quando ha deciso che gli interessi dei mercati dovevano esser tutelati tramite le cosiddette “riforme strutturali” , paese per paese.
I famosi compiti a casa.

E, infine il suo cadavere (della politica) ha cominciato a mandare cattivo odore quando , in conseguenza di questa subalternità, ha rinunciato in modo definitivo a dare un’identità stabile ad ogni partito.

Infatti le differenze tra i partiti si sono ormai attenuate fino al punto che gli inermi cittadini li considerano tutti più o meno uguali.

Se proprio non c’è nulla da fare contro un andazzo che ci sovrasta “globalmente” , beh allora mettiamoci nelle mani esperte dei tecnici che, loro sì, sanno come va il mondo. Ma intanto spazziamo via questa classe politica che ,per sua stessa ammissione, non sa indicare alcuna alternativa “globale” e , per di più, si è data alla pazza gioia un po’ ovunque.

In un tale desolante contesto “l’offerta politica” (per assumere il volgare  linguaggio neoliberista) consiste ormai solo nelle primarie(invocate anche a destra) e qualche ulteriore taglio ai costi della politica.

Troppo poco per riempire il vuoto drammatico di progetto e d’ideali che ha lasciato intere generazioni su di un gelido lastrico identitario, facile preda di ogni suggestione tecnopopulista.

Chi è causa del suo mal….

PS. Quanto alla reazione agli scandali vari e da ultimo alla porcilaia laziale. Non c’è da illudersi. Tagliate pure quel che volete. Non sarà mai abbastanza. Anzi più inseguite il furor del popolo più la tesi tecnopopulista ne verrà avvalorata dalla vostra cattiva coscienza.

Ci vorrebbe un partito!

Battaglie perdute.

settembre 19, 2012

Le battaglie perdute sono quelle che non si sono mai date.

Mi viene in mente di nuovo, dopo aver appreso che Salvo Cannizzo è morto. Ucciso da un cancro al cervello a soli 36 anni. Era stato a lungo in Kosovo prestando servizio nel reggimento San Marco. Lo congedarono con “ben” 769 euro al mese (lo apprendo da Repubblica di oggi).
“Non posso scegliere come vivere, però posso scegliere come morire” sembra abbia detto motivando il suo rifiuto a sottoporsi alla chemioterapia.

La sua storia è in qualche modo esemplare.
La riassunse lui stesso ancora di recente ricordando che, a differenza degli italiani, i soldati USA si avvicinavano alle carcasse fumanti, dei tanks bombardati con proiettili all’uranio impoverito ben muniti di tute protettive e apposite maschere.

Adesso i soldati italiani continuano a morire. A molta distanza da quella guerra un cui fine non secondario era dare l’indipendenza al Kosovo di Hasim Thaci dal significativo nome di battaglia “il serpente”.
Oggi il Kosovo è piattaforma logistica per i mercanti di droga e armi.

Al di là di ciò , quando iniziai la legislatura nel parlamento europeo mi era sembrato urgente allestire una vera e propria campagna per richiamare l’attenzione su tutti quei morti.
Gente poco più che ventenne falcidiata in massima parte da varie forme di tumori del sangue.

Solo che la speculazione demagogica, specie di fronte a quei morti non era nelle mie corde.
Per la verità non lo è mai stata ,per così dire in via normale, avendo io una visione piuttosto elitaria della politica che non si deve mai piegare alla ricerca di un facile quanto effimero consenso.

In più erano ben note le mie idee su quella guerra.

Ed era per conseguenza molto facile accusarmi di voler strumentalizzare un dramma umano per fini politico-ideologici.

Da qui l’idea di ricorrere, tramite un amico scienziato , ad alcuni esperti dell’università di Bologna , ai quali chiesi di fornirmi, privatamente, qualche elemento in più rispetto alla pubblicistica corrente.
Era davvero l’Uranio impoverito la causa di quella strage di giovani?

La risposta che mi giunse in modo informale fu assai dubitativa.
Mi si fece notare che c’erano statistiche che validavano la tesi secondo cui le forme di leucemia che colpivano i militari rientrati dal Kosovo rientravano nella media della popolazione giovanile di quell’età.

In più non vi erano , non ancora almeno, i presupposti scientifici per accreditare la pericolosità dell’uranio impoverito in quanto tale.
Mi si fece notare che probabilmente le alte temperature prodotte nell’impatto di quei proiettili con l’acciaio dei carri armati, o altro, potevano di per sé produrre varie e diverse sostanze pericolose.

Insomma non vi erano evidenze all’epoca in grado di comprovare la diretta pericolosità dell’uranio impoverito.

Da parte mia rimasi alquanto scettico.
Tuttavia rinunciai a dar luogo a quella che avevo immaginato come una campagna politica di raccolta firme da , eventualmente, presentare nel parlamento europeo per sollecitare un’inchiesta internazionale.

Oggi, mentre quei giovani continuano a morire non ho più dubbi.

Ma è ormai tardi.

Quella guerra è lontana.
Altre di più distruttive si sono nel frattempo concluse .
Altre ancora sono in corso .
Altre si stanno mettendo a punto nei dettagli operativi.

Non si rinuncerà all’uso dell’uranio impoverito.
Questo è certo.
Poco costoso , durissimo, grande potere di penetrazione.
Economia più efficacia.
Il resto sono danni collaterali.

E , nel resto c’è anche la colpevolezza, non redimibile, di quanti potevano fare qualcosa e non lo hanno fatto.
Anche a costo della solita battaglia persa.

tecnici e populisti

settembre 13, 2012

Con l’arrivo del maltempo è giunta alla fine un’estate in cui si sono rincorsi vertici europei, immancabilmente definiti dai media come decisivi per le sorti dell’euro.
In verità si trattava solo di intrattenere il pubblico in attesa della decisione della Corte tedesca.

Adesso Draghi avrà a disposizione il suo bazooka per radere al suolo la speculazione, c’informano col massimo d’enfasi gli organi di stampa e d’informazione.

Sicuro.

Intanto la situazione peggiora sotto ogni profilo.

Di fronte ai dati relativi ad occupazione, consumi, inflazione, produttività, esportazioni Monti tardivamente chiarisce che era tutto previsto.

Ma come, non lo sapevate?

Le misure prese dai tecnici davano per scontato il netto e rapido aggravamento della crisi economica e produttiva segnalata dal relativo, forte calo del PIL.

E questo dopo aver proclamato nei giorni immediatamente precedenti che la ripresa era alle porte.

Un triplo salto mortale.

La famosa luce in fondo al tunnel.

Qualcuno ha chiarito che forse è il treno che ci viene incontro.

Comunque con la potenza di fuoco che da Karlsruhe è messa a disposizione del governatore della BCE siamo salvi.

In realtà anche ad un profano come me risulta evidente che si tratta di poca roba.

Cinquecento miliardi di euri a disposizione di un aiuto condizionato, tanto di più con l’ entrata in campo dell’FMI la cui micidiale efficacia nel ridurre alla canna del gas paesi già poverissimi è storicamente e statisticamente comprovata da un’ormai lunga esperienza.

Bisogna comunque richiederlo un tal aiuto e passare così , sotto le forche caudine della solita troika, sottoponendosi ad una sorveglianza trimestrale sulla cui base si terrà , eventualmente, aperta la borsa del fondo seppur nei limiti fissati dalla Corte di Germania.

Ma intanto lo spread cala grazie alla decisione della BCE di non porre limiti quantitativi (unlimited) all’acquisto di titoli sul mercato secondario.

Forse si salva la moneta unica, si tratta di vedere se si salva anche l’Europa insieme ai suoi cittadini.

La crisi dell’euro con il nuovo fondo salva stati (ESM) come nota Bastasin viene scaricata solo sui paesi attaccati dai mercati e “ l’intervento della BCE riduce il rischio euro ma aumenta la pressione politica sui paesi più deboli”.

Morale la spagna dovrà richiedere la sanguinosa assistenza della troika e l’Italia per non incorrere nell’aiuto fraterno, di sovietica memoria, si troverà a dover svolgere un altro durissimo turno di compiti a casa tale da metterla in mutande a tempo indeterminato.

Almeno un decennio, ad occhio e croce.

Da qui l’esternazione montiana sull’inevitabilità della recessione in atto.

Insomma devi solo decidere di che morte morire.

O continui autonomamente ad insaponare il cappio per il volontario suicidio , oppure vieni schiacciato dai tanks della Troika.

Non pare una grande alternativa.

Forse perciò il capo del governo italiano convoca a Roma un vertice politico-ideologico sui movimenti populisti europei.

Sì, perché si tratta di studiare a fondo il fenomeno.
Dicono.

O ,più probabilmente, s’avverte l’esigenza di enfatizzare il pericolo. Far leva su di esso. Agitare il nuovo spettro che s’aggira per l’Europa al fine di accreditare sempre più che la sola difesa è la tecnocrazia: il governo dei tecnici o, per il futuro, un suo compiacente surrogato.
Non a caso Monti, proprio oggi, smentendo sé stesso, c’informa che non ha ancora pensato al suo destino politico. Come dire che ci sta pensando.

A parte ciò è evidentemente ben chiara la causa prima dello sviluppo di opinioni e movimenti populisti di destra o di sinistra, dato che essa risiede essenzialmente nella risposta tecnocratica che si è voluto dare all’impasse della politica.
Una politica che ormai ovunque è almeno concausa del fenomeno populista data la sua colpevole latitanza nel rilanciare un progetto democratico per l’Europa.

In questo vuoto torna utile far di tutta l’erba un fascio accomunando i fascisti ungheresi, i piraten tedeschi e i grillini italiani.

Certo tutti hanno un comune bersaglio: una tecnocrazia europea che se un tempo ebbe l’indubbio il merito(collegato alla volontà di promuovere sé stessa) di sospingere la politica ad assumere dimensione europea, oggi si è ormai del tutto emancipata dal progetto democratico al punto da cambiar di spalla al fucile e rivolgerlo, di fatto, contro l’idea di un’Europa federale.

Il risultato è l’emergere di nuovi e aggressivi nazionalismi e localismi nel momento in cui l’obiettivo dominante non è rivolto alla costruzione politica dell’Europa bensì alla salvezza della moneta unica come condizione di un mercato unico europeo che da strumento d’integrazione ,non solo economica, diviene feticcio ideologico, nuova frontiera per una società europea che getta alle ortiche ogni impulso solidale e ambizione sociale.

Fateci caso, il modello sociale europeo è del tutto espunto dalla dialettica politica. L’unione bancaria, ai tecnici al comando, basta e avanza

Agitare il pericolo del populismo, dopo aver agitato a dismisura quello della “rottura” dell’Euro serve esattamente allo scopo di completare il passaggio verso un’Europa liberista concludendo, una volta per tutte, il dibattito pubblico sul cosiddetto “deficit di democrazia” che ha contraddistinto un lungo e contrastato periodo della politica europea.

La politica, succube della morte delle ideologie, ha ormai ceduto tutte le proprie armi. A partire dalla sua funzione storica di “guida del popolo” , di avanguardia consapevole, di sollecitazione critica, di incessante e utile pedagogia su intellegibili e mobilitanti idee-forza entro un disegno generale di tipo universalistico.

Anche in Italia a Bersani e al suo partito democratico non resta così che proporsi, contraddittoriamente, come continuatori e al tempo stesso pallidi correttori del governo dei tecnici , tipo : “un pochino di lavoro e di diritti in più”.

In buona sostanza il futuro governo Bersani promette d’essere un “pochino” meglio, come un pochino meglio appaiono ancora le varie e diverse forze della socialdemocrazia europea.

Troppo pochino, direi per distinguersi in un panorama politico desertificato dalla tecnocrazia e dai relativi potenti interessi materiali che la sospingono.

Pochino davvero, per allestire uno sbarramento sufficiente a contenere le spinte populistiche.

Pochino anche per farsi votare nella primavera del 2013 quando sarà chiaro a tutti che siamo solo all’inizio di una crisi economica e sociale letteralmente devastante.

A quel punto anche l’ambizione, seppur ridotta, di Bersani a cooptare (in un modo o in un altro)Monti nel suo governo semi-politico ai fini di dotarsi della ormai indispensabile legittimità tecnocratica si scontrerà contro l’imperativo della salvezza nazionale.

E l’embrassons nous contro i populisti risulterà letale.