Archive for ottobre 2012

Cari democratici.

ottobre 31, 2012

Bersani e tutto il PD unanime non ritenne di dover chiedere elezioni anticipate nel momento in cui cadde l’uomo del bunga bunga.

Un atto di generosità verso il paese.

Si disse.

A distanza di un anno si scorge invece un calcolo politico , peraltro esatto, nel quale si contemplava la possibilità di rimanere soli in piedi mentre tutti gli altri crollano sotto il peso di un discredito verso la classe politica che non ha precedenti.
Non nella mia memoria, almeno.

Calcolo esatto si diceva.

Infatti s’è vinto (vittoria storica!) in Sicilia.

Non si voleva vincere sulle macerie del paese un anno addietro.

Adesso si vince sulle rovine fumanti della politica dimezzando i voti assoluti.

In verità non si volle votare perché incombeva la “foto di Vasto” e si doveva attendere di perfezionare l’accordo con Casini.

Adesso l’accordo è fatto e Grillo è il primo partito in Sicilia checché se ne dica in contrario sommando artatamente lista del PD con quella di Crocetta.

Oltre la metà dei siciliani non è andata a votare, ma questo sembra importare poco. Dato che si voterà con il porcellum e , a bocce ferme, il PD vincerà a mani basse le elezioni (secondarie) di primavera.
Sulle primarie l’esito è del tutto scontato già nelle regole stabilite in corso d’opera con machiavellica finezza.
L’untorello di Firenze se n’è accorto tardi.
O forse guarda più in là del naso ,pur fino, di Bersani.

A elezioni vinte , insieme a SEL, non si potrà far altro che allearsi con l’UDC principale sostenitore dell’agenda Monti.
A tal fine si prosegue con la politica dei due forni di Andreottiana memoria.
Magari molto più di un terzo degli italiani non voterà.
Ma che importa.
Governare bisogna.
Con tutti i necessari compromessi.
Soprattutto adesso che nel Pdl s’è aperta la situazione.
Alfano ha chiarito, seppur alla democristiana, che il cane(di Arcore) è morto e che bisogna rivolgersi a Casini.
L’UDC perde voti, il disegno di grande centro con Fini , Rutelli e altra compagnia di giro imprenditoriale è abortito e tutti si rivolgono a Casini!

Secondo me sono tutti matti.

Non ci s’avvede che il nido lasciato vuoto dalla sinistra è occupato dal cuculo del movimento cinque stelle.

E , in ogni caso, si fa finta di niente.
Populisti, parola magica per esorcizzare un’analisi seria della situazione italiana.

Mah.

Anche un “post” leninista come me s’accorge che nel programma del movimento cinque stelle vi sarebbe più di un appiglio per far politica in quella direzione mandando Casini a pascolare altrove.
Sì, magari anche nel Pdl o come si chiamerà alla fine dello scontro interno in atto.

Invece niente.

Fermi come statue di marmo.

Conta vincere.

Bravi, e poi che farete in parlamento con l’opposizione di un centinaio di parlamentari che intercettano lo spirito di una parte ampia del paese?

Quanto reggerete?

O forse pensate di convincere gli italiani che , con qualche riformistica correzione, la linea Monti- Fornero, Passera va salvaguardata?

Secondo me, (che non son nessuno), andrete a sbattere contro il paese reale.

Perché la vera crisi sta iniziando adesso.

In questi giorni e mesi.

E quindi , cari democratici, o v’intestate il rischio di una netta presa di distanza dalla politica del rigore a senso unico dettata ancora una volta dal pensiero unico ,oppure vincerete per perdere .

Rovinosamente.

PS. Lo so che mi sto ripetendo , tant’è vero che non avevo intenzione di commentare ulteriormente lo stato dell’arte. Solo che ,di fronte al capolavoro tattico di Bersani che fa il paio con la follia strategica del PD il silenzio urla complicità. Per uno come me che, alla fin fine, continua disperatamente a …sperare.

Europa da Nobel?

ottobre 13, 2012

A caldo a me sembra quantomeno ambigua la decisione di assegnare il premio nobel per la pace all’Europa.

Faccio fatica ad aggiungermi al coro dei felicitatori.

La decisione del tutto straordinaria cade, evidentemente non a caso, nel momento in cui il progetto europeo versa in una profonda crisi.

Nelle motivazioni che illustrano la scelta di Oslo, Habermas individua uno stimolo a non abbandonare del tutto il modello sociale europeo.

Forse.

Dal canto suo Prodi scorge un segno di riconoscimento nella forza del progetto europeo : “ c’è un disegno che adagio , adagio, conduce nella direzione giusta”.

Sarà.

Io vedo avanzare in fretta , in fretta, un disegno volto ad azzerare del tutto e per sempre i presupposti di solidarietà e pace interna che erano alla base del disegno internazionalista e federalista di Altiero Spinelli.

Governi commissariati, politica ridotta al ruolo di mera amministrazione di scelte operate da organismi non eletti, a partire dalla BCE. Scelte sciagurate come quella del bilancio in pareggio, con relativo corollario di parametri magici mai spiegati razionalmente ( il 3% , il 60%) e con l’imposizione di politiche “attive” del lavoro che scaricano i costi dell’ unione monetaria esclusivamente sui lavoratori.

A livello interstatale s’aggiunge la forza della Germania costruita e mantenuta grazie alla debolezza altrui che il “patto fiscale”, altra scelta sciagurata, interviene a sancire in via definitiva.

Un contesto nel quale si cerca di far divenire con senso comune diffuso la scelta di “salvare il soldato Euro” a prescindere.

A prescindere dalla salvezza di tutto ciò che di buono aveva in parte prodotto e in parte promesso l’Europa dei popoli e degli stati.

A prescindere dall’urgenza di porre l’unione monetaria su nuove e ben diverse basi anche tramite una radicale revisione dei trattati istitutivi.

Anche la retorica sul mantenimento della pace dopo le due guerre devastanti del novecento mostra ormai la corda di fronte ai pericoli incombenti di una guerra civile europea e in ogni caso di un conflitto sociale, a questo punto sacrosanto.
Una retorica che anch’essa, volente o nolente, s’inserisce appieno in una formidabile manipolazione dell’opinione pubblica per cercar di contenere un disagio crescente.
Che poi avanzino ogni sorta populismi anti europei è pure vero.
Avanzano perché l’Europa , Merkel-Monti in testa, s’è aggregata senza colpo ferire al carro di potenti interessi finanziari euroamericani liquidando ogni possibilità di politiche economiche pubbliche in favore degli automatismi del mercato.

Quel mercato globale la cui mano invisibile ha prodotto in Europa livelli di disoccupazione che non si vedevano dagli anni trenta del secolo scorso.

Forse pensoso di tutto ciò il presidente del parlamento europeo ricorda in questa circostanza che : “ è la pace interna ad essere in pericolo, oggi in Europa”.

Già.

Da qui l’ambiguità di quella scelta.

Primarie.

ottobre 5, 2012

Ho sempre pensato che le cosiddette primarie all’italiana costituiscano un equivoco.
Intanto per come sono state concepite: un diversivo, per sviare l’attenzione da un confronto politico stringente e per incanalare e disciplinare il dissenso senza dargli risposta alcuna.
E poi perché s’impongono, come panacea di tutti i mali, quando comincia a declinare, irrimediabilmente, una vecchia forma partito.

In assenza di un’identità riconoscibile capace di plasmare nel tempo un nuovo tipo di partito con una diversa classe dirigente, si è cercato di colmare il vuoto con uno specchietto per allodole… e anche merli.

Votate gente, votate.
Al resto pensiamo noi.

Ginnastica per militanti e elettori.
Per tenerli a bada , dando loro qualcosa da fare purché questo qualcosa non abbia alcun serio rapporto con scelte politiche, nodi programmatici e visioni del mondo.

Una grande e pelosa foglia di fico insomma.

Così nacquero le primarie nei DS.

Prima si decide chi deve vincerle e poi s’indicono, con regole appropriate a conseguire l’obiettivo.

Dopodiché col PD s’è innestata una dinamica diversa e nuova.
In molti hanno deciso di prendere sul serio questa democrazia diretta.

E son cominciati i guai per gli apprendisti stregoni.

A Firenze e a Milano vincono i candidati che dovevano perderle. A Napoli vengono invalidate per malandrino eccesso di partecipazione. A Palermo vince le elezioni(secondarie) a furor di popolo chi aveva sostenuto una candidata che le ha perdute.

Le cose vanno invece per il “verso giusto” a Bologna , dopo un’interminabile farsa, e a Torino dove i patti di potere tengono ancora.
Succede anche altrove. A macchia di leopardo. A volte l’organizzazione tiene ancora, altre no.

Ma fino ad ora si è finto che tutto filasse via liscio come l’olio, sui binari della democrazia diretta.
Il nostro candidato ha perso?
Che sarà mai! E’ la democrazia.
L’uno vale l’altro dato che siamo nella stessa coalizione.

Ma l’uno non vale mai l’altro.
Renzi va bene quanto Bersani?

Non sembra.

Adesso, paradossalmente, proprio grazie alle primarie si comincia a far sul serio, cioè a portare allo scoperto il difetto congenito di un partito composto fin all’inizio da separati in casa.
Tra l’altro la coabitazione s’è occasionalmente arricchita con la presenza di viandanti che han messo il sacco a pelo nel corridoio in attesa di trovare un posto letto.

Situazione confusa.
Una babele di lingue diverse.

Intendiamoci ,non sarebbe neppure un male se si condividesse un medesimo progetto, necessariamente federativo entro un’identità ,non dirò chiara, ma scolpita nel marmo. Come dovrebbe essere in questi procellosi tempi.

Ma non è così.

E dunque torna al pettine, con lo scontro innescato dalla candidatura Renzi, il nodo fondativo, mai sciolto, del PD.

Cosa diavolo è , e cosa vuol diventare questo pseudo-partito?

Non può resistere a lungo un partito che assomiglia a un purgatorio.

Dove gli ex DS (o comunque chiunque non abbia ancora abiurato del tutto la parola Sinistra) devono divenire più realisti del re ai fini di far dimenticare la loro ormai antica provenienza rosso sangue , (vade retro). E dove e gli ex Dc e affini devono cancellare le orme della altrettanto antica supremazia politica, con tutti gli annessi e i non sempre commendevoli connessi.

Un contenitore dove si purgano le colpe del passato (vere e presunte) è costretto a usare le primarie come esibizione di innovazione e modernità proprio mentre i vecchi e scaltri poteri rioccupano con destrezza la scena con le sembianze del governo dei tecnici.

A questo punto, si potrebbe pensare che proprio il duello insito questa volta nelle primarie renda possibile, alfine, una definizione d’identità.

A me sembra invece proprio il contrario.

Neppure a questo servono le primarie.

Non so se domani (ma presumo di sì) Bersani riuscirà a spuntarla con l’ennesima mediazione sulle regole.

Probabile che Bersani si sia infilato in questo casino cambiando le regole delle primarie che pure lo avevano già indicato automaticamente come candidato a premier per liberarsi di vari fardelli, tra cui le note e non più autorevoli tutele.

Solo che dopodomani lo stallo strategico rischia di complicarsi ancor più.
Per la semplice ragione che con il marchingegno regolamentare che, presumo, verrà sancito Renzi è destinato a perdere le primarie ma ciò che rappresenta la sua candidatura permarrà.
E andrà a solidificare un vero e proprio blocco, una sorta di nuovo zoccolo duro, non facilmente aggirabile.

In questa situazione non ci saranno mani libere .
Per nessuno.

La pur pallida idea di socialdemocratizzare il PD (posto che vi sia stata fino ad ora) diviene, con ogni evidenza, del tutto velleitaria.

Le primarie mettono in campo un potere d’interdizione che non lo consentirà.

Naturalmente , a parti (e intenzioni) rovesciate se vincesse Renzi la situazione non cambierebbe. Anche se mi sembra ovvio che il sindaco di Firenze ha tutte le carte in regola per operare di più e meglio e docilmente secondo gli ottusi dettami dell’agenda Monti.

Intanto siamo a un passo dalle elezioni secondarie.

Non la vedo bene.

Bersani

ottobre 1, 2012

Leggo l’Unità.

Riporta i dati di un sondaggio on line che ha coinvolto poco più di 5000 persone: “Il 67/% degli interpellati dopo le elezioni vuole un governo politico voluto dagli elettori.”

(vuole, voluto non è roba mia)

Poi leggo i sondaggi ufficiali interpretati da Ilvo Diamanti il quale così ne riassume il risultato: “ Gli elettori dunque vogliono un governo espresso dalla maggioranza che emergerà dalle prossime elezioni. Basta che a guidarlo sia Monti.”
E, s’interroga Diamanti: “com’è possibile in queste condizioni parlare di democrazia rappresentativa”?

In effetti la ferita inferta dal governo tecnico è profonda .
Non facilmente rimarginabile nei prossimi anni.

Resta che la gente vuole due cose diverse e in contraddizione tra di loro.

La ragione la trovate anche nei post precedenti.
Nella confluenza d’interessi immediata tra i tecnici e la variegata palude populista.

Un tal paradosso illustra molto bene le difficoltà di Bersani.

Non a caso Tonini , uno dei pasdaran del progetto originario del PD, descrive il suo segretario come “una balena spiaggiata”.

A parte il linguaggio di dubbio gusto tra compagni (pardon amici), non c’è dubbio sullo spiazzamento drammatico di Bersani che a Lamezia lo confessa apertamente quando chiarisce che è a lui che ci si rivolge per esprimere disagio e protesta. Mentre Monti – aggiungo io e immagino pensa Bersani- viene incensato dai media e comunque, noblesse obblige, si tiene a distanza di sicurezza dalle folle vocianti e sudaticcie che non parlano inglese.

Ritengo che Bersani sia perfettamente consapevole di questa disagiata condizione.
Per questo cerca di scavallare, (termine presumo a lui caro), la montagna rocciosa di Monti assegnandoli anche per il futuro un ruolo politico: “ Monti non vada in pensione, né torni alla Bocconi”.

Cosa vuol dire?

L’Onorevole Boccia, “giovane” deputato di belle speranze e protagonista di disastrose apparizioni televisive, la spiega così: “ un conto è l’agenda Monti , un altro il Monti bis. Noi lotteremo perché la prima rimanga e diventi il programma di Bersani”.

A parte quel “lotteremo” che fa scompisciar dalle risate , il problema dunque riguarda semplicemente le capacità di applicare la stessa agenda.

Ergo ,Bersani è più bravo di Monti nel mettere in pratica il pensiero di Monti.

Al limite è persino più bravo di lui nel pensare quel che lui pensa.

Forte questo Boccia!

Lasciando da parte il Boccia- pensiero(si fa per dire) alla fin della fiera il dilemma che affligge Bersani è tutto qui.

Se si tratta di applicare l’agenda Monti il miglior interprete non può che essere Monti stesso.

Bersani lo sa talmente bene che , a differenza del giovane Boccia , allude in un crescendo di parole più o meno forti ad un’altra fase, che però non può fuoriuscire (a rischio di smentire le scelte del PD) dallo schema austeritario proposto dalla tecnocrazia.

Non si fuoriesce dallo schema semplicemente con la battaglia ormai solo simbolica sulla Tobin Tax riveduta e corretta e resa innocua in ambito europeo.

Ci vuol altro.

Molto altro.

Bisogna assumere che l’austerity europea è una strada sbagliata.

Anzi disastrosa.
Come ormai anche diversi think tank d’oltreoceano ci spiegano da tempo con doviziose argomentazioni.

Per non spiaggiarsi bisogna avere lungimiranza unita a tenacia, e molta pazienza.
Far crescere una convinzione diffusa , una rete di rapporti, un sistema di forze diverse a livello europeo che rimetta radicalmente in discussione il paradigma liberista che è alla base dello sciagurato combinato disposto del fiscal compact.

Chiamare in campo la tanto citata società civile per intenderci.

Un pensiero lungo insomma.
Proiettato molto oltre le prossime elezioni.

Rompere la gabbia di ferro di compatibilità tanto ottuse quanto irrealistiche.
Ma davvero esiste qualcheduno, che non si sia mangiato il cervello col pane, in grado di difendere la proposta di portare in 20 anni il rapporto deficit /pil entro il 60%?

Certo , si può fare.

Basta far fuori la metà della popolazione riottosa.

Solo che manca Hitler.

Dunque , in democrazia resta solo una possibilità, quella di rimettere in discussione l’attuale austerity europea, dando tra l’altro un contributo importante per rilanciare l’intero progetto europeista in faccia alla tecnocrazia e ai populismi di varie tinte.

Qui è la nassa nella quale si dibatte, pur con un certo valore il segretario del PD.

Fuoriuscirne si potrebbe.

Solo che Bersani non può farlo.

Perché significherebbe cambiare la natura del progetto originario del PD, fortemente sostenuto dei democratici filo-montiani , dato che il “partito nuovo” è nato con il dichiarato proposito di rientrare, seppur riformisticamente, nelle compatibilità del pensiero unico rompendo definitivamente i ponti con la sinistra, passata , presente e futura.

Bersani ha avuto il merito di portare il PD in un limbo identitario dopo che Veltroni ne aveva tracciato un netto profilo da partito democratico all’americana.

Bisognerebbe adesso tagliare il nodo gordiano.

Con tutti i rischi che questo comporta.

Tra cui una possibile scissione.

Parigi val bene una messa.

Prevale invece nel Bersani di Lamezia una ben diversa propensione.
Realistica ancora una volta.
Vincere le elezioni mediando con il montismo, esterno e interno, nell’illusione di ridimensionarne gli aspetti socialmente più aspri.

Questa via “realistica” oltre a non risolvere l’inghippo identitario rischia di aprire, al netto delle primarie, un’autostrada al renzismo.

Molto peggio del veltronismo.

Al confronto, dignitoso assai, quest’ultimo.

Solita morale della solita solfa: si posson vincere le elezioni(forse) e perdere la partita.