Primarie.

Ho sempre pensato che le cosiddette primarie all’italiana costituiscano un equivoco.
Intanto per come sono state concepite: un diversivo, per sviare l’attenzione da un confronto politico stringente e per incanalare e disciplinare il dissenso senza dargli risposta alcuna.
E poi perché s’impongono, come panacea di tutti i mali, quando comincia a declinare, irrimediabilmente, una vecchia forma partito.

In assenza di un’identità riconoscibile capace di plasmare nel tempo un nuovo tipo di partito con una diversa classe dirigente, si è cercato di colmare il vuoto con uno specchietto per allodole… e anche merli.

Votate gente, votate.
Al resto pensiamo noi.

Ginnastica per militanti e elettori.
Per tenerli a bada , dando loro qualcosa da fare purché questo qualcosa non abbia alcun serio rapporto con scelte politiche, nodi programmatici e visioni del mondo.

Una grande e pelosa foglia di fico insomma.

Così nacquero le primarie nei DS.

Prima si decide chi deve vincerle e poi s’indicono, con regole appropriate a conseguire l’obiettivo.

Dopodiché col PD s’è innestata una dinamica diversa e nuova.
In molti hanno deciso di prendere sul serio questa democrazia diretta.

E son cominciati i guai per gli apprendisti stregoni.

A Firenze e a Milano vincono i candidati che dovevano perderle. A Napoli vengono invalidate per malandrino eccesso di partecipazione. A Palermo vince le elezioni(secondarie) a furor di popolo chi aveva sostenuto una candidata che le ha perdute.

Le cose vanno invece per il “verso giusto” a Bologna , dopo un’interminabile farsa, e a Torino dove i patti di potere tengono ancora.
Succede anche altrove. A macchia di leopardo. A volte l’organizzazione tiene ancora, altre no.

Ma fino ad ora si è finto che tutto filasse via liscio come l’olio, sui binari della democrazia diretta.
Il nostro candidato ha perso?
Che sarà mai! E’ la democrazia.
L’uno vale l’altro dato che siamo nella stessa coalizione.

Ma l’uno non vale mai l’altro.
Renzi va bene quanto Bersani?

Non sembra.

Adesso, paradossalmente, proprio grazie alle primarie si comincia a far sul serio, cioè a portare allo scoperto il difetto congenito di un partito composto fin all’inizio da separati in casa.
Tra l’altro la coabitazione s’è occasionalmente arricchita con la presenza di viandanti che han messo il sacco a pelo nel corridoio in attesa di trovare un posto letto.

Situazione confusa.
Una babele di lingue diverse.

Intendiamoci ,non sarebbe neppure un male se si condividesse un medesimo progetto, necessariamente federativo entro un’identità ,non dirò chiara, ma scolpita nel marmo. Come dovrebbe essere in questi procellosi tempi.

Ma non è così.

E dunque torna al pettine, con lo scontro innescato dalla candidatura Renzi, il nodo fondativo, mai sciolto, del PD.

Cosa diavolo è , e cosa vuol diventare questo pseudo-partito?

Non può resistere a lungo un partito che assomiglia a un purgatorio.

Dove gli ex DS (o comunque chiunque non abbia ancora abiurato del tutto la parola Sinistra) devono divenire più realisti del re ai fini di far dimenticare la loro ormai antica provenienza rosso sangue , (vade retro). E dove e gli ex Dc e affini devono cancellare le orme della altrettanto antica supremazia politica, con tutti gli annessi e i non sempre commendevoli connessi.

Un contenitore dove si purgano le colpe del passato (vere e presunte) è costretto a usare le primarie come esibizione di innovazione e modernità proprio mentre i vecchi e scaltri poteri rioccupano con destrezza la scena con le sembianze del governo dei tecnici.

A questo punto, si potrebbe pensare che proprio il duello insito questa volta nelle primarie renda possibile, alfine, una definizione d’identità.

A me sembra invece proprio il contrario.

Neppure a questo servono le primarie.

Non so se domani (ma presumo di sì) Bersani riuscirà a spuntarla con l’ennesima mediazione sulle regole.

Probabile che Bersani si sia infilato in questo casino cambiando le regole delle primarie che pure lo avevano già indicato automaticamente come candidato a premier per liberarsi di vari fardelli, tra cui le note e non più autorevoli tutele.

Solo che dopodomani lo stallo strategico rischia di complicarsi ancor più.
Per la semplice ragione che con il marchingegno regolamentare che, presumo, verrà sancito Renzi è destinato a perdere le primarie ma ciò che rappresenta la sua candidatura permarrà.
E andrà a solidificare un vero e proprio blocco, una sorta di nuovo zoccolo duro, non facilmente aggirabile.

In questa situazione non ci saranno mani libere .
Per nessuno.

La pur pallida idea di socialdemocratizzare il PD (posto che vi sia stata fino ad ora) diviene, con ogni evidenza, del tutto velleitaria.

Le primarie mettono in campo un potere d’interdizione che non lo consentirà.

Naturalmente , a parti (e intenzioni) rovesciate se vincesse Renzi la situazione non cambierebbe. Anche se mi sembra ovvio che il sindaco di Firenze ha tutte le carte in regola per operare di più e meglio e docilmente secondo gli ottusi dettami dell’agenda Monti.

Intanto siamo a un passo dalle elezioni secondarie.

Non la vedo bene.

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17 Risposte to “Primarie.”

  1. Giovanni Says:

    Mauro,e se le primarie fossero soltanto la conta per le secondarie.Stai pur certo che Renzi ed i renziani se sconfitti vorranno la loro fetta per il parlamento.E’finita la nomina diretta da parte della nomenclatura.Un bene o un mal
    Non saprei.Nel 1996 Prodi quanti onorevoli ha designato?E nel 2006 ?
    E quanti cocchi di papa’ ha designato Veltroni?Oltre i noti industriali,mi pare ci fosse anche una futuribile parente di Napolitano.O mi sbaglio?
    Nulla cambierà
    E allora sia deciso dal caso o dalla rete.Mandiamo camerieri e fontanieri in parlamento.Qui non si parla di politica
    Qui ognuno pensa a c…..suoi

  2. mauro zani Says:

    REO CONFESSO.
    Giovanni non so in seguito, ma nel 1996 gran parte dei candidati dell’Ulivo sono stati decisi col mio decisivo e (molti han detto ) brutale “concorso”, in una lunga trattativa durata ,ininterrottamente, per dieci giorni e dieci notti.
    Niente democrazia diretta.
    Solo buon senso, forte tenuta fisica e psicologica, niente pranzo e cena, acqua minerale e caffè, molte sigarette, qualche toscano e (per la maggior parte) candidati giusti nel collegio giusto.
    Grazie a quest’assenza di democrazia abbiamo vinto . Per soli 7 seggi alla camera dei deputati.
    In effetti senza un’oculata divisione dei seggi tra i componenti della coalizione avremmo perduto.
    D’Alema infatti chiarì a Gargonza che in termini assoluti eravamo , dopo la vittoria, minoritari.Ed era vero.
    Dal canto suo Prodi si lamentò assai per i pochi candidati a lui riservati.
    Ma, d’altra parte non aveva un partito che sedesse a quel tavolo a Botteghe Oscure.
    In seguito definì, simpaticamente, la mia modesta persona come la “grande Serbia” e il mio alleato , Franco Marini, come la “Croazia”.
    Dini (in verità trattava la moglie via telefono e fax)) era la piccola Bosnia, insieme a Boselli.

  3. Giovanni Says:

    Caro Mauro ,ad Austerltiz,il quartier generale alleato era affollato all’inverosimile e tutto era stato previsto nei minimi dettagli.
    Napoleone ,invece, decise tutto la mattina della battaglia.
    Per vincere una battaglia la democrazia non é l’ingrediente giusto.ma per vincere una guerra il popolo (o la nazione) é indispensabile
    Questo tu lo sai molto bene

  4. Nicola Battistoni Says:

    Visti i risultati della democrazia tiriamoli a sorte (i parlamentari) fra gli incensurati e i non indagati. Peggio di questi non possono essere.

  5. mauro zani Says:

    Già “il sole di Austerlitz”. In verità Napoleone aveva già deciso, a colpo d’occhio, di far perno aulle alture del Pratzen…..Poi la nebbia s’alzò. Genio militare più fortuna.

    La democrazia resta irrinunciabile evidentemente Giovanni.
    Resta comunque valido il ruolo di guida delle élites. Senza la cui presenza la democrazia degenera in populismo/ leaderismo. Altro discorso andrebbe fatto per le oligarchie , altra e diversa cosa ancora…..

  6. Damiano Says:

    Caro Mauro, sono nuovo del blog e devo innanzitutto complimentarmi per il dibattito critico che inneschi. Questo soprattutto perchè la parola critica è diventata un pò come la parola sinistra, una cosa un pò demodè. Per colpa di chi? (come direbbe un noto artista musicale italiano). Il pesce puzza dalla testa si dice, e i problemi vanno capiti a monte, altrimenti non li si può risolvere. La questione dei separati in casa non è una delle questioni, è la questione. Cioè, da due partiti, comunista e democristiano, si è arrivati a una sintesi che si chiama democratico. E’ come se da uno che si chiama Luigi Rossi, e una che si chiama Franca Bianchi, fosse nato Gianni. Manca il cognome. Partito Democratico della Sinistra aveva il cognome per esempio. Ma anche Partito Socialista Democratico, o similia avrebbero un cognome. La democrazia è un punto di partenza, non di arrivo. Poi bisogna decidere di connotarla. O di qua (la socialdemocrazia) o di là (la liberaldemocrazia), o di qua (il progressismo) o di là (il conservatorismo). Questo ovunque in Europa, che dovrebbe essere il nostro punto di riferimento almeno credo.
    Allora, le persone quando non hanno un’identità, non restano senza, ne cercano un’altra. Tra i giovani senza più idee e ideologie del centro Italia da cui provengo ho visto rinascere ideologie di estrema destra. Sono andato tra loro, ci ho parlato, dentro gli stadi ad esempio (vade retro per la classe dirigente attuale che frequesnta solo salotti e loft) e non mi hanno scandalizzato loro, mi ha scandalizzato come un partito che ancora ha ambizioni di massa non parli più a questa gente. La quale mi rispondeva candidamente: “Ma io voglio riconoscermi in qualche cosa…a sinistra che c’è?”. Ce lo siamo posti questo problema? Se lo sono posti Fioroni, Bindi, Letta e compagnia? Oltre a gridare anatemi contro l’antipolitica e Beppe Grillo bisogna capire come mai a Roma il quartiere dove la sinistra è più forte è Parioli (dove è stata eletta ad esempio la Melandri) e quello dove è più debole è Tor Bella Monaca, che pullula di immigrati e di fascisti. E la sinistra dov’è? Che c’entrano i personaggi prima citati con queste problematiche? L’identità quindi viene prima di tutto e di conseguenza le politiche, e il ritorno prepotente del tema del conflitto. Questa è il mondo di oggi. Tony Blair non c’è più e l’economia è in recessione. Migliaia di giovani titolati vanno fuori (me compreso). Le politiche sociali sono inesistenti nel nostro Paese e intanto continuiamo ad avere un ex rettore della Bocconi per premier, a permettere alle banche di prendere all’1% e prestare al 12%, e a non far pagare l’IMU alla Chiesa. E il piano quale sarebbe? Il Monti Bis? Caro Mauro inventa, inventate o inventiamo qualcosa perchè questo PD sinceramente non è più il mio partito.

    Ciao e grazie

    Damiano

  7. roberto Says:

    Damiano, una precisazione.
    Giovanna Melandri è stata eletta non ai Parioli, ma a La Spezia, messa lì col porcellum, e dove il candidato era il senatore Forcieri, che è di Spezia e dove mi pare sia stato anche sindaco e che è rimasto a terra.
    Ma nessun problema: Forcieri è a capo di qualche autorità portuale.
    Presumo che Forcieri sia un’ottima persona, il giudizio è datato perchè ho avuto contatti con lui quando era nel comitato dei parlamentari per lo Spazio (bipartisan). Un po’ prolisso, ma preparato attento e volonteroso.
    Chi fa invece tutti questi giochini non ha invece il mio apprezzamento.
    Quanto alla Melandri, che poteva essere una risorsa, in questa legislatura è pressochè sparita, o ha quantomento perso visibilità, e credo che per la prossima si occupi di altro (una fondazione o giù di lì).
    Forse anche lei non è rimasta granchè contenta.

  8. Giovanni Says:

    @Nicola,nell’antichità si tirava a sorte per designare “l magistrati ” ed altri pubblici funzionari.e le cariche erano temporanee.Un’anno oggi sarebbe troppo poco,ma dieci sono più che sufficienti.per gente così mediocre.Certo abbiamo il problema che il deputato di Gallipoli dopo aver presieduto la Bicamerale ,il consiglio dei ministri e il Copasir con i ben noti risultati,ritiene di essere un professionista della politica al pari di Lenin e Trotsky.Rottamare i chi ha “picconato”Natta non e’ certo un ‘impresa facile per Renzi.Ci vorrebbe Grillo nel suo seggio.Ma poi risorgerebbe come ministro o come commissario europeo o delegato alla Nato.Non dimenticare che ha bombardato la Serbia e elevato i carabinieri a quarta forza armata.A proposito in Cile i Carabineros sono una forza armata?
    Con questi meriti non si va mai in pensione

  9. Giovanni Says:

    Dimenticavo,il presidente compagnosky D’Alema e’anche un nobiluomo di sua santità Ratzinger,al pari di Letta il Vecchio e Angelo Balducci. La nomina risale al 2006 ma non e’dato sapere come D’Alema si sia quadagnato il privilegio di servire il Papa negli atti della vita quotidiana
    Mauro per caso ti e’giunto qualche voce sulle ragioni della nomina?

  10. roberto Says:

    Giovanni, Dalema ha chiesto che sia il partito a chiamarlo.
    Cosa che avverrà, anche se costerà molti voti, quantomeno come astensioni.
    E’ l’argomentazione di Cofferati, quando si ritirò da Bologna per dichiarate ragioni famigliari, ma dopo aver contrattato ruoli e prebende europee vista l’aleatorietà di una nuova sindacatura.
    D’altra parte mi pare che quanto a spocchia i due siano vicini

  11. roberto Says:

    Il partito ha battuto un colpo.
    Pare dalle rassegne stampa che sull’Unità sia apparso un annuncio a pagamento a pagina intera, con SETTECENTO FIRME PER D’ALEMA
    Proveniente dal sud, la base produttiva del paese.
    Così il latitante sig. Gino avrà conferma del mio “leghismo di ritorno”.

  12. Giovanni Says:

    @Roberto,oggi è estramamente importante sapere perché il Papa ha riconosciuto a D’Alema il titololo nobiliare d Vice-Conte..
    La Repubblica ha rivolto a Berlusconi per mesi e mesi 10 domande.perciò penso che non sia affatto scandaloso fare una sola domanda a D’Alema,gia Premier,con l’aiuto di Cossiga,ministro degli esteri e oggi presidente della commissione che controlla gli “spioni”(absit iniuria verbis)
    Si potrebbe fare la domanda anche acquistando una pagina di giornale,visto che la caduta libera dei i prezzi delle pagine dei quotidiani: una pagina non costerebbe più di una cena tra dieci amici.
    Roberto ma ti rendi conto che noi abbiamo sempre pagato l’ICI e oggi l’IMU mentre i preti non hanno pagato mai né la prima né la seconda imposta qualunque fosse la maggioranza al governo o meglio il premier di turno.
    Con i tempi che corrono e dopo aver letto il libro di Nuzzi ogni domanda é lecita.E’tempo che i politici facciano il “rendiconto ” di tutto
    Chi ha governato deve rendere conto ai cittadini e non ai compagni,pardon, agli amici di partito

  13. roberto Says:

    Dalema (mi pare con famiglia) era in prima fila in piazza S.Pietro il giorno della santificazione del fondatore dell’Opus Dei (http://www.opusdei.it/art.php?p=4727).
    Certo, se fosse sufficiente questo, i nobiluomini di sua santità sarebbero qualche centinaia di migliaia…

    Nella pantomima di questi giorni sulle ricandidature, la scelta delle date e dei luoghi di Veltroni, le affermazioni di Dalema e il finto smarcamento di Bersani dall’Astutissimo, più che casualità intravedo i vecchi giochi al massacro e le sfide arroganti già viste al congresso di Pesaro, che non promettono niente di buono. Altro che lavorare per il Paese!

    Da parte mia scommetterei una cena tra amici (quindi non troppi) su quanti dei non ricandidati oltre le tre legislature (piene!) si metteranno gratuitamente a disposizione del partito, ormai garantiti dai loro vitalizi, e quanti occuperanno nuove poltrone lautamente retribuite (oltre ai vitalizi, s’intende!).

    Mauro come la pensa?

  14. mauro zani Says:

    Come volete che la pensi.Il PD è nato essenzialmente per salvaguardare un ceto politico, al netto di quanti hanno creduto in buona fede ad un progetto politico innovativo. Dunque candidati oppure no ci sarà sempre un Cda, eventualmente un ministero o un qualcosa d’altro.Per conto mio son solo contento d’essermi tolto dai coglioni prima che qualcuno che me lo chiedesse.
    PS. E non è stato facile prendere la decisione di abbandonare la politica attiva. Al netto del vitalizio….

  15. Remo Tedeschi Says:

    caro mauro per me il pd è la sinistra “possibile” in italia perchè allora puntualmente falliscono i vari bertinotti ferrero e soci ? saluti

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