Europa da Nobel?

A caldo a me sembra quantomeno ambigua la decisione di assegnare il premio nobel per la pace all’Europa.

Faccio fatica ad aggiungermi al coro dei felicitatori.

La decisione del tutto straordinaria cade, evidentemente non a caso, nel momento in cui il progetto europeo versa in una profonda crisi.

Nelle motivazioni che illustrano la scelta di Oslo, Habermas individua uno stimolo a non abbandonare del tutto il modello sociale europeo.

Forse.

Dal canto suo Prodi scorge un segno di riconoscimento nella forza del progetto europeo : “ c’è un disegno che adagio , adagio, conduce nella direzione giusta”.

Sarà.

Io vedo avanzare in fretta , in fretta, un disegno volto ad azzerare del tutto e per sempre i presupposti di solidarietà e pace interna che erano alla base del disegno internazionalista e federalista di Altiero Spinelli.

Governi commissariati, politica ridotta al ruolo di mera amministrazione di scelte operate da organismi non eletti, a partire dalla BCE. Scelte sciagurate come quella del bilancio in pareggio, con relativo corollario di parametri magici mai spiegati razionalmente ( il 3% , il 60%) e con l’imposizione di politiche “attive” del lavoro che scaricano i costi dell’ unione monetaria esclusivamente sui lavoratori.

A livello interstatale s’aggiunge la forza della Germania costruita e mantenuta grazie alla debolezza altrui che il “patto fiscale”, altra scelta sciagurata, interviene a sancire in via definitiva.

Un contesto nel quale si cerca di far divenire con senso comune diffuso la scelta di “salvare il soldato Euro” a prescindere.

A prescindere dalla salvezza di tutto ciò che di buono aveva in parte prodotto e in parte promesso l’Europa dei popoli e degli stati.

A prescindere dall’urgenza di porre l’unione monetaria su nuove e ben diverse basi anche tramite una radicale revisione dei trattati istitutivi.

Anche la retorica sul mantenimento della pace dopo le due guerre devastanti del novecento mostra ormai la corda di fronte ai pericoli incombenti di una guerra civile europea e in ogni caso di un conflitto sociale, a questo punto sacrosanto.
Una retorica che anch’essa, volente o nolente, s’inserisce appieno in una formidabile manipolazione dell’opinione pubblica per cercar di contenere un disagio crescente.
Che poi avanzino ogni sorta populismi anti europei è pure vero.
Avanzano perché l’Europa , Merkel-Monti in testa, s’è aggregata senza colpo ferire al carro di potenti interessi finanziari euroamericani liquidando ogni possibilità di politiche economiche pubbliche in favore degli automatismi del mercato.

Quel mercato globale la cui mano invisibile ha prodotto in Europa livelli di disoccupazione che non si vedevano dagli anni trenta del secolo scorso.

Forse pensoso di tutto ciò il presidente del parlamento europeo ricorda in questa circostanza che : “ è la pace interna ad essere in pericolo, oggi in Europa”.

Già.

Da qui l’ambiguità di quella scelta.

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24 Risposte to “Europa da Nobel?”

  1. umberto.mazzone Says:

    Anch’io sono rimasto un po’ sconcertato dalla scelta di Oslo. Se ne può vedere l’indicazione a continuare a credere che l’idea di Europa sia ancora una proposta per il futuro. Ma la vedo come una indicazione assai velleitaria. Se poi proprio vogliamo dircelo il premio paradossalmente andrebbe girato alla memoria di Truman e Stalin che non vollero scontrarsi in Europa e scelsero una guerra regionale lontana, laggiù in Corea. E poi ai loro successori che scelsero il Vietnam per la confrontation. In Europa durante la guerra fredda la pace è stata messa in discussione tre volte: Ungheria, Berlino, Cecoslovacchia. In tutti e tre i casi ha vinto la realpolitik degli equilibri di Yalta e la pace si è conservata non certo sulla base degli ideali di Altiero Spinelli. Alla fine della guerra fredda nulla l’Europa è stata in grado di fare per prevenire, prima, e risolvere poi la guerra civile tra gli slavi del sud. Anzi, forse qualche scelta europea, tedesca in primo luogo, aiutò il primo diffondersi dell’incendio. Un premio Nobel ai caschi blu olandesi di Srebrenica?
    Ancora oggi il Kossovo è terra di nessuno. Altro premio Nobel alla diplomazia europea? In molti paesi, dal Baltico all’ Ungheria, emergono movimenti che vanno al potere e che è perlomeno eufemistico definire poco sensibili alle responsbilità del nazismo. Un nuovo premio Nobel per rinfrescare la memoria anche qui? Insomma mi sembra una scelta che trova un senso solo in una, assai debole, speranza nel futuro e che rischia di non far vedere le contraddizioni del passato e i guasti del presente. Nella migliore delle ipotesi servirà a nulla.

  2. Giovanni Says:

    Sono più che d’accordo non servirà a nulla questo Nobel .Per il momento e’servito all’Adulatore di Napolitano per paragonare la pax europea a quella augustea.Insomma un nobel in luogo dell’Ara Pacis. Come al solito il megafono di Napolitano non sa di cosa parla.La pax augustea innanzitutto segna la fine della guerra sociale iniziata dagli ottimati con l’uccisione dei Gracchi e con le liste di proscrizione de feroce Silla contro i populares.
    Il nuovo ordine costituzionale di Augusto aveva come fondamento socio economico una più equa ridistribuzione dell’accesso all ricchezza e alle cariche pubbliche per i cavalieri.
    Oggi in Europa si assiste ad un fenomeno inverso.La ricchezza si concentra nelle mani di pochi,i giovani sono i nuovi proscritti e gli anziani privati della pensione.
    Ciò significa che la miseria incombe non soltanto su trenta milioni di giovani ma anche sulla stragrande maggioranza dei pensionati dei paesi mediterranei.Quanti sono.? Non lo so,ma certamente decine di milioni
    C’è solo allora da chiedersi se scoppierà la guerra sociale,visto che una guerra tra nazioni non pare ipotizzabile
    I signori di Stoccolma ,lo sappiamo ,hanno visto sempre il mondo alla rovescia,in anticipo o con ritardo
    Hanno conferito il nobel della pace a Barak Obana ed Enry Kissinger

  3. Giovanni Says:

    Napolitano (che non ci dorme la notte) e i partiti vogliono cambiare in corsa le regole del gioco elettorale, un attimo prima della fine della legislatura dopo aver ignorato la questione dal 2006. Quando scappa, scappa. Gli obiettivi, palesi, sono due. Evitare che il MoVimento 5 Stelle, in caso di vittoria, vada al Governo grazie all’attuale premio di maggioranza. Replicare un Monti bis con i partiti a far da coro delle voci bianche, castrati di qualunque potere, ma in grado di mantenere tutti i privilegi e le protezioni della casta. I parlamentari a premere pulsanti in Parlamento per approvare la volontà della BCE (sempre sia lodata) e “cedere quote di sovranità nazionale all’Europa per crescere” (Napolitano dixit), svuotando l’Italia come una larva.
    Questo comportamento è condannato dal Consiglio di Stato europeo. Nel documento di “Codice di buona condotta” rilasciato a Strasburgo il 23 maggio 2003, la Commissione Europea per la Democrazia attraverso il Diritto ha sancito per quanto attiene livelli normativi e stabilità del diritto elettorale, al punto 2b, che “gli elementi fondamentali del diritto elettorale, e in particolare del sistema elettorale propriamente detto, la composizione delle commissioni elettorali e la suddivisione delle circoscrizioni non devono poter essere modificati nell’anno che precede l’elezione, o dovrebbero essere legittimati a livello costituzionale o ad un livello superiore a quello della legge ordinaria”.
    Lo scopo della regola è chiarito dagli articoli 63, 64 e 65 del “Rapporto esplicativo” delle “Linee guida” del Codice: “La stabilità del diritto è un elemento importante per la credibilità di un processo elettorale, ed è essa stessa essenziale al consolidamento della democrazia. Infatti, se le norme cambiano spesso, l’elettore può essere disorientato a tal punto che potrebbe pensare che il diritto elettorale sia uno strumento manovrato a proprio beneficio da chi detiene il potere, e che il voto dell’elettore non è di conseguenza l’elemento che decide il risultato dello scrutinio. E’ opportuno evitare le manipolazioni in favore del partito al potere ed una revisione che interviene poco prima dello scrutinio (meno di un anno). Questa apparirà in tal caso come legata ad interessi di partito”. Inoltre, se venisse sciaguratamente approvata la legge elettorale poco prima delle elezioni, l’Italia subirebbe sicuramente una grave condanna dalla UE, come successo recentemente alla Bulgaria per lo stesso motivo.
    La Costituzione dovrebbe prevedere in futuro che ogni variazione della legge elettorale sia soggetta a referendum, non agli interessi dei partiti. Ci vediamo (comunque) in Parlamento. Sarà un piacere.
    dDal blog di Beppe Grillo

  4. mauro zani Says:

    Trovo particolarmente opportuna l’integrazione, storica, di Umberto. Quanto al Kosovo aggiungo che si tratta di terra di trafficanti di droga, armi e carne umana. I ribelli indipendentisti del Serpente (al secolo Thaci) hanno conseguito il risultato grazie al tradimento dell’Europa che aveva solennemente chiarito che l’obiettivo della guerra in Kosovo e in Serbia non era quello dell’indipendenza.A margine delle attività criminali che compongono quasi totalmente il PIL del Kosovo gli USA hanno costruito la loro più grande base militare nel cuore dell’Europa.

  5. Giovanni Says:

    Caro Mauro siamo in trepida attesa di un tuo post sul brodo primordiale in cui sta affondando il ceto politico Proprio quello che ha ucciso il padre e partorito tanti mostricciattoli
    Sei fuori da tempo ed i rapporti personali,compresi i buoni ricordi,sono intangibili.Ma,a questo punto,non si può dire che tutti i guai sono iniziati al Lingotto.O mi sbaglio?

  6. claudiopagani Says:

    Caro Mauro da qualche giorno è iniziato nel P.D. uno scontro politico vero quale mai c’era stato dai tempi della Bolognina e dagli esiti incerti e assolutamente imprevedibili … si torna a parlare ,in quel partito, di fuoriuscita da sinistra…in ogni caso in questo scontro uscirà molto + debole la linea politica di Errani ( volevo dire di Bersani ma è la stessa cosa anzi un pò peggio) ; Probabilmente Bersani vincerà le primarie ( sia pure con grande difficoltà) , ma il giorno dopo la vittoria dovrà abbandonare ( non formalmente) il partito per dedicarsi all sua corsa dagli esiti assai dubbi alla premiership…
    E assolutamente certo , a mio avviso, che per rifondare la Sinistra in Italia bisogna passare da una dura sconfitta dell’attuale linea emiliana incarnata quant’altri mai da Vasco Errani (ripeto ripeto)

  7. Paolo Says:

    segnalo il libro di Cohn Bendit e Verhostad “per l’europa” ,manifesto per una rivoluzione unitaria. Mondadori.
    Pubblicato contemporaneamente in vari paesi europei.
    Propugna il superamento degli stati nazionali verso una federazione
    democratica europea.
    Quindi no ala tecno-finanza e no ai populismi nazionalisti regressivi.
    Mi pare interessante discuterne .
    Un esponente verde libertario come Cohn Bendit e uno liberale come Verhostad , divisi su molti aspetti programmatici, propongono però una via comune verso gli Stati uniti d’europa.
    Non come slogan ma come progetto politico.
    D’altra parte come si può addomesticare la bestia finanza o affrontare la crisi ecologica e sociale a livelli di stato nazionale?

  8. mauro zani Says:

    @Claudio. Non sono troppo in disaccordo.

  9. mauro zani Says:

    @Paolo. Letto, naturalmente. La mia lettura “critica” offre il seguente responso: il libretto-manifesto rischia d’esser alquanto inoffensivo. Perchè? Adesso, qui e ora, non basta col populismo montante,proclamare l’obiettivo (che c’accomuna, io e te) degli stati uniti d’Europa. E’ necessario mettersi di traverso. Duramente. Senza mezze misure.

  10. Paolo Says:

    Concordo col mettersi di traverso.Come farlo è il punto..
    Però mentre ci si mette di traverso sapere che ci può essere un punto di approdo realizzabile in tempi medi (su questo il libro la tira troppo per le lunghe) aiuta a dare energia alla difficile battaglia del presente

  11. mauro zani Says:

    Paolo. Ci si può mettere di traverso ad esempio chiarendo che col debito pubblico si può e si deve convivere affinchè la gente possa vivere.
    Semplice.
    I nostri due non sarebbero d’accordo.
    Temo.

  12. mauro zani Says:

    Aggiungo che il debito pubblico è semplicemente la conseguenza del risparmio privato. Profitto compreso , naturalmente.
    Se quest’ultimo fosse adeguatamente investito e non più risparmiato il Pil aumenterebbe e il debito diminuirebbe.E l’occupazione aumenterebbe insieme alla retribuzione del lavoro.
    Insomma basta proclamare che il re è nudo.
    Come un verme.

  13. Giovanni Says:

    Mauro,bisogna distinguere.Non tutto il risparmio privato equivale al debito pubblico.Una parte,una buona fetta del risparmio “privato”é l’equivalente del debito pubblico.Lo sono certamente i risparmi derivanti dalle ruberie alle casse pubblice attuate nelle molteplici forme di cui dà conto , in parte, la stampa.
    Il sano risparmio delle famiglie in Italia ha sempre costituito una importante risorsarsa sociale per il nostro paese,prima dell’arrivo del marciume in cui stiamo affondando.Se si doveva comprare un’abitazione per metà si pagava in contanti e per metà con il mutuo.C’erano i risparmi per mandare i figli all’università.C’erano i risparmi per cambiare la macchina ed eventualmente un divano più comodo
    Il risparmio privato depositato presso le banche veniva prestato ai nostri imprenditori ed i piccola parte allo stato prima che esplodesse il debito pubblico, mentre il risparmio degli operai e dei pensionati depositati alla posta(buoni postali) che li prestava agli enti pubblici.
    Qual’è la morale?
    Che se si continua a quardare soltanto al pil restiamo in una pura logica numeraria.Il Pil ci dice soltanto a quanto ammonta la ricchezza prodotta da una nazione dove hanno sede entità cui è riferibile la produzione di beni e servizi.Non esprime ad esempio quanta ricchezza producono gli americani perchè il 27/28 % del Pil americano é prodotto all’estero e non dalla nazione americana.
    La delocalizzazione della produzione e la “mondializzazione” del pil attraverso le grandi “corporate”ha fatto si che ormai non vi é più alcuna relazione tra pil e ricchezza di una nazione.
    Ecco perchè promuovere lo sviluppo attraverso poliriche di debito altrimenti dette accomodanti.conduce vieppù alla miseria delle nazioni ed al gigantismo del capitalismo finanziario.Infatti gli emittenti che stampano denaro, forniscono illimitatamente mezzi alla finanza capitalistica sia per governare i processi produttivi con le allocazioni di capitali in India o In Cina o Brasile,sia per condurre attacchi speculativi ai danni di singole nazioni sostanzialmente insolventi.
    Come spezzare queste catene ?Aumentanto il debito pubblico per …..creare occupazione o aumentando la domanda in modo artificiale
    A mio sommesso avviso,questo non é il secolo di Keynes,anche perchè é in atto un formidabile processo di ridistribuzione della “ricchezza” a livello planetario.
    Sono dell’opinione che le nazioni o le federazioni o confederazioni devono recuperare autononia dal DEBITO e quindi dal capitalismo finanziario
    Come?Ogni paese ha la sua ricetta nella storia della formazione del debito nazionale

  14. mauro zani Says:

    Quando parlo di riparmio privato mi riferisco al fatto che la massa critica di questo riparmio viene impiegata grazie alla finanza in modo del tutto distorto.Non s’investe .Si scommette, si specula . Si creca di far denaro col denaro in un circolo vizioso che sottrae risorse all’economia.Dopodichè recuperare autonomia dal debito , come dici tu, si può fare in modi diversi. Non è il secolo di Keynes certo. Ciò non significa farsi paralizzare dal debito fino al punto da pensare ( e sottoscrivere all’uopo un patto fiscale) di poter portare il debito italiano al 60% del Pil.Trattasi di una pericolosa boiata.Mette in causa qualsiasi regime democratico.E comunque, insisto, il debito è in stretta relazione con la bilancia commerciale, non con la malvagità degli italiani fronte ai tedeschi.

  15. Giovanni Says:

    L’andamento negativo della bilancia commerciale italiana che ha subito una grave impennata dell’importazione e ‘dovuta alla malvagità delle politiche industriali attuate dal sistema politico-mafioso che regna in Italia
    E’vero o non e’ vero che acquistiamo dall’estero il 75% degli autoveicoli come se fossimo un paese del terzo mondo?Chi ha consentito la distruzione dell’industria automobilistica italiana?Non di certo la Germania che ha salvato e rilanciato l’industria automobilistica in Spagna,Cechia e Inghilterra.
    Chi ha distrutto l’industria alimentare italiana?Chi ha distrutto l’Ansaldo,la Fimmeccanica e tutto il resto?Chi ha ridotto l’università ad un centro di collocamento per parenti e camerieri?Chi ha consentito alle banche di prestare “il grosso”agli amici e di tagliare i fidi alle medie e piccole aziende?
    Ormai il marciume e’sotto gli occhi di tutti.Ci sono responsabilità individuali e collettive Se si continua a parlare di altro anche noi saremo responsabili

  16. mauro zani Says:

    Tutto vero caro Giovanni tuttavia..bisogna continuare anche a parlare d’altro. O non se ne esce.

  17. Giovanni Says:

    Caro Mauro,ti consiglio di leggere l’articolo di Taghuram Rajan sul Sole 24 ore pag 21 Tra l’altro,tratta del rapporto tra quantità di denaro,domanda e occupazione e dei limiti del ruolo delle banche centrali in una crisi recessiva non ciclica

  18. Giovanni Says:

    Leggevo ieri che Piergiorgio Peluso ,figlio del prefetto-ministro Cancellieri,ha ricevuto dalla Fonsai,3,6 milioni di euro per aver ricoperto la carica di D G per meno di 24 mesi
    La notizia suscita una domanda e fornisce una risposta. La domanda:e’sicuro che
    bocconiano Peluso non aveva alcuna competenza specifica nel settore assicurativo.Si arriva al verice di solito dopo una gavetta di 30 anni E allora i Ligresti dovrebbero spiegare perché lo hanno assunto
    Questa vicenda spiega e giustifica l’incazzatura del Prefetto di Napoli contro il “monaciello” che si era rivolto a Prefetto di Salerno con l’unico appellativo di “Signora”Il povero monaciello non ha capito che queste mezze tacche di burocrati tengono in mano il paese.Come? Vallo a sapere.Ma non e’necessario essere maghi e/o indovini.Lo schema e’sempre quello.
    La priorità,invece,e’mandare tutti i prefetti a casa con divieto inderogabile di assumere uffici pubblici e incarichi privati.Hanno le mani in pasta da più di 40 anni .Più molto più dei politici

  19. mauro zani Says:

    Nessun dubbio sul “ruolo” dei prefetti. In passato appartenevo ad un partito che li voleva abolire in favore della Repubblica delle Regioni e delle autonomie..Vedi costituzione Italiana.

  20. mauro zani Says:

    Aggiungo che a Bologna c’era una manica di stronzi bipartisan che volevano la cancellieri sindaco.

  21. mauro zani Says:

    C maiuscola, naturalmente!

  22. Damiano Says:

    Interessante il tema degli Stati Uniti d’Europa quanto ambiguo. Mi inserisco nel dibattito innestato dal post di Mauro perchè anche io sono stato inizialmente colto da strana sensazione di fronte all’annuncio del Nobel UE. Il mio primo pensiero, dettato da becero quanto utopico senso dell’utilitarismo mi ha portato a pensare “ora lo scrivo sul cv”..constatata dopo pochi attimi l’inutilità della mia fulgida intuizione mi sono messo a pensare una cosa molto semplice: ma sto premio chi cacchio lo ritira? Barroso? La Merkel? Mario Monti? Un cittadino UE a caso? Forse l’ultima sarebbe l’unica opzione sensata. Poichè i primi tre nomi, che pure qui a Bruxelles godono di enorme prestigio politico nei salotti buoni, alla gente europea suonano alquanto vuoti. Poi ad alcuni suonano anche peggio. Chi rappresentano costoro? Cosa rappresentano? Con chi parlano? Dove si vedono? Io so solo che ogni volta che vengono a mangiare un cornetto a Bruxelles la città è chiusa al traffico, mezzi pubblici compresi, cavalleria spiegata, auto blu sfreccianti e soprattutto gente che dice “ma chi sono, cosa vogliono, perchè rompono così tanto questi?”. Gli Stati Uniti d’America venivano dai Pilgrim Fathers, dalla guerra per l’Indipendenza, da individui poco o molto colti che credevano nella nuova terra della libertà ecc.ecc. e avevano delle persone di riferimento, delle idee, nella fattispecie anche un fucile, in cui credere. Questa Europa sembra nata, cresciuta e morta in vitro. Se la cantano e se la suonano. Poi ci si lamenta che la gente vota contro la Costituzione; ma qualcuno si è preso la briga di spiegare che animale è? Che caratteristiche ha? Quali valori la connotano? Almeno si potrà dire sì o no a ragion veduta…Forse se lo dicono tra loro sottovoce… Chissà se gli illuminati svedesi che concedono l’ambito premio se lo saranno chiesti, o se il freddo avrà ibernato le loro sincere passioni eiropeiste. Io nel frattempo aspetto la chiamata per andare a ritirare il premio….

  23. maurozani Says:

    @Damiano ,concordo in pieno. Quanto alla Costituzione (abortita) europea ho scritto e riscritto, anche in questo blog, intorno alle ragioni e prima ancora alle cause del fallimento, peraltro scontato.

  24. Giovanni Says:

    Caro Mauro le Province diminuisco(io li avrei fatti concidere territorialmente con le Regioni) i prefefetti aumentano

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