Archive for dicembre 2012

Taccuino(fine).

dicembre 23, 2012

Il tecnico ha gettato infine la maschera.
Lui è pronto.
La Sua volontà è chiara.
C’ha pure la Sua famosa agenda.
Oltre la destra e la sinistra e avanti coi carri.
Una volta appurato che il caravanserraglio degli oltristi dovesse , effettivamente, formarsi dietro la sua illuminata guida.

Prima però bisogna ancora appurare.

Ma cosa bisogna appurare?
Semplice : lo smottamento del vecchio e morente bipolarismo verso la sua augusta persona.
Agenda alla mano, su cui giurare.
Nuova bibbia laica. Ma non poi tanto.

In sostanza Monti si candida senza però potersi personalmente sottoporre al giudizio degli elettori.

E si candida se, oltre all’affidabile UDC di Casini (colui che da Fazio, mise tutt’e due le mani sul fuoco per Cuffaro) altri saranno della partita , nel PD e nel PdL.

Si candida a formare quella nuova destra liberale e democratica dalla faccia pulita , tanto invocata di fronte alla destra sporcacciona e populista di Berlusconi.
Passo oltre sulla faccia di tecnici che comprano casa ai Parioli ad un prezzo inferiore a quel che ho pagato io alla Bolognina. E anche su qualche altro nepotismo non proprio commendevole.

Per arrivare al punto.

In un commento in coda ad un post recente avevo pontificato che Monti avrebbe dimostrato poca intelligenza se fosse entrato direttamente nell’agone elettorale capeggiando una propria lista e -aggiungevo- che se lo avesse fatto , “allora l’Italia è messa peggio di quel che pensiamo”.

Confermo ambedue le cose.

1)Monti non capeggerà direttamente una sua lista elettorale. Non può.
Vorrebbe tanto. Ma che ci volete fare è senatore a vita.
Sollecita, invoca , vuole con tutte le sue forze un sostegno da usare nel parlamento che verrà.
Lui mostra l’agenda e si tiene pronto a candidarsi, “in Parlamento”.
Dopo.
Non prima, nel paese: “non ho collegio elettorale”.
E beninteso lo potrà fare qualora la sua bibbia liberal /liberista raduni una sufficiente potenza di fuoco atta a creare uno stallo ,con il PD che non raggiunge la maggioranza al Senato grazie al porcellum che invece lo avvantaggia alla Camera.

In sostanza il nostro tecnico dimostra doti di politicante assai spiccate.
Punta al premierato senza rappresentare la prima forza elettorale del paese.
Si tratterà di vedere se Napolitano manterrà il suo proposito: quello dare l’incarico di formare il nuovo governo a chi vincerà le elezioni.

Ma qui la cosa si complica.

Metti che il PD non ce la faccia per via dei numeri al Senato.
Che si fa?

Si dirà che indire immediate nuove elezioni, comporta un alto rischio greco, l’instabilità, i mercati, lo spread etc…..

E allora?

Di nuovo Monti, non più tecnico ma spregiudicato politicante a spiegare, dall’Annunziata, che ci sono momenti in cui bisogna unire le forze per affrontare difficili situazioni.
Unirle intorno a Lui , naturalmente.

In altre parole , a quel punto la parola passerebbe ad un PD, sotto chiaro ricatto.

Sostanzialmente il disegno montiano appare in tutta la sua chiarezza e soave violenza: un’alleanza di governo forzosa di centro-sinistra, depurata da Vendola ed egemonizzata dai moderati di centrodestra depurati da Berlusconi.
Tale è il premio vinto dal PD per aver sostenuto a spada tratta il Monti-governo.

Mirabilmente infido poi il cenno a Napolitano col quale si lascia evincere un’intesa in caso di “ingovernabilità”.
Ecco , se mi son sbagliato su quest’ultimo punto, nel ritenere che il Presidente della Repubblica non avesse ben accolto la “brusca” (parola sua) decisione di Monti, beh, allora proprio non c’è più religione.
Pur di avere una destra “pulita” si è disposti a farsi comandare a bacchetta da una minoranza ?

2)L’Italia è messa peggio di quanto si pensi.
E non per via dello spread.
Bensì per via di una tenace volontà “europea” / transazionale che punta a renderci perenni ostaggi della politica austeritaria conferendo un mandato ad hoc a Monti, il quale peraltro è ben lieto d’assumersi un tale onere.
Finanza e poi ancora finanza questo è il credo liberista ancora imperante mentre l’Europa agonizza.

Di fronte ad una tal evidenza spetta al PD prendere atto della nuova situazione.

In Primo luogo , non lasciando il campo aperto alla scorreria già in atto del redivivo Berlusconi.

In secondo luogo non ricommettendo l’errore fatale di non chiedere nuove elezioni immediate in caso il risultato sia quello perseguito da Monti.

Poiché anche se alla fine si giungesse ad un governo Bersani , fortemente ricattato da Monti, il nuovo bipolarismo che verrà (prima o poi) passerà sulle spoglie del PD.

In quel caso.
Amen.

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taccuino(3)

dicembre 18, 2012

Lo stato dell’arte s’è ormai del tutto chiarito.
La spasmodica attesa delle decisioni di Monti non ha molta ragion d’essere dopo la netta indicazione , di Napolitano.
Il Presidente della Repubblica ha chiarito al di là d’ogni dubbio/aspettativa contraria che l’incarico sarà da lui conferito a chi vince le elezioni.

A chi altri sennò?

Era già peraltro chiaro che Monti in persona non guiderà alcuna lista con la certezza d’arrivare secondo, se non addirittura terzo, ed essere liquidato a furor di quel popolo che pure , nei sondaggi, mantiene alta la fiducia nei suoi confronti.

Per me è anche chiaro che tutte le chiacchiere su di eventuali staffette alla democristiana appartengono ad un tempo remoto che gli elettori, con buona pace di Casini, non intendono far rivivere in alcun modo.

Bersani dal canto suo continua a offrire collaborazione e propositi d’alleanza, dopo le elezioni, con quel terzo polo “moderato” che è già sponsorizzato da Monti con la sua semplice (si fa per dire) apparizione alla riunione del PPE.

Lo può fare forte dell’appoggio/ confluenza di Sel e dopo aver mandato a picco l’IdV di Di Pietro assumendone la rappresentanza entro il PD, mentre la “Rifondazione” arancione conta niente o molto poco, e Grillo subisce il contraccolpo delle divisioni interne al suo movimento.

A questo punto, per chi ,come me, ha sostenuto, ben prima della nascita del governo tecnico,la necessità di raggiungere una massa critica attorno ad un PD finalmente ed saldamente approdato alla sponda del socialismo europeo tale da poter eventualmente trattare con il centro da posizioni di forza, dopo e non prima delle elezioni, s’impone un chiarimento ulteriore.

Chiarimento particolarmente dedicato a quanti hanno seguito fin dall’inizio questo blog.

La linea di Bersani e del PD, in precedenza e per lungo tempo tutta rivolta all’alleanza elettorale con l’UDC di Casini, che non a caso portò a rifiutare la cosiddetta foto di Vasto e a consentire la nascita del governo tecnico senza chiedere e premere per elezioni immediate, appariva ed era in netto contrasto con la mia tesi della “massa critica”.

Bersani però, in vista delle primarie ha cambiato di spalla al fucile alleandosi con Vendola e rinviando al dopo elezioni l’intesa tra PD e centro moderato.

Tutto bene quindi?
No.
Affatto, perché nel frattempo qualcosa è accaduto.

La politica austeritaria imposta da Monti , non meno che da Napolitano ha tracciato una rotta che diventa assai arduo invertire.

In un anno s’è creato uno stato di fatto. Ci s’è legati mani e piedi al pareggio di bilancio in Costituzione e al patto fiscale.
Tra l’altro Bersani , passate le primarie, continua a ribadire che indietro non si torna.

A rigore ciò significa che si vincono le elezioni ma non si cambia rotta.

Semmai s’aggiunge qualcosa all’agenda Monti. Di fianco ad essa. Questo qualcosa si traduce in un tentativo di mitigarne gli aspetti sociali più aspri.
Ma , a mio avviso, i buoi sono ormai scappati.

L’esperienza del governo tecnico, costituisce un macigno difficile da rimuovere, anche al di là dei rapporti di forza che si potranno conseguire o meno al Senato.

A questo punto converrebbe prendere atto della ristrutturazione in corso nel sistema politico italiano favorita proprio dal governo tecnico.

Monti ha gettato il loden alle ortiche divenendo un riferimento per i conservatori europei.
Monti sta nel e col PPE.

Specie se Berlusconi non riuscirà a varare un’alleanza con la Lega, ma anche se ci riuscisse , ormai il polo conservatore che fa riferimento al partito popolare europeo è rappresentato da Monti.

Dunque la contesa elettorale, con l’uscita di scena di Berlusconi e il conseguente passaggio, di intere parti del Pdl ad un nuovo progetto politico, moderato e conservatore insieme, è destinata in futuro a far perno , da un lato sul PD e dall’altro, su di un blocco conservatore alternativo.
Precisamente quel centro-destra liberale ,liberista ,democratico , europeo la cui mancanza s’è tanto stigmatizzata nella lunga era del berlusconismo.

Non so se questa nuova situazione troverà un punto d’approdo prima delle elezioni di febbraio , ma è comunque questa la direzione di marcia.

Si può capire che nel PD non si voglia ancora dare per scontato nulla , sia di fronte a sondaggi che continuano a dare numeri bassi alle forze di centro , sia perché Berlusconi come avversario è il migliore dei mondi possibili.

Tuttavia il futuro è dietro l’angolo.

Conviene prenderne atto.

Altrimenti c’è il rischio di dover fare una campagna elettorale tutt’altro che nitida con l’alta probabilità di consegnare il paese ad un’ulteriore fase di confusa instabilità.

E di tornare presto alle urne.

Ma, a quel punto, non è affatto detto che le condizioni di vantaggio attuali si riprodurranno.

Ovvio però che per immettersi pienamente nella nuova tendenza in atto è necessaria una svolta alquanto radicale, sconfessando in gran parte il sostegno acritico che s’è assicurato al governo del conservatore Monti.

Ed è proprio qui  lo stallo del PD.

Poiché se Bersani volesse (e non sembra volerlo) prendere nettamente le distanze dal montismo, inserendosi nel nuovo bipolarismo italiano ,il PD rischierebbe di andare in pezzi.

Da tutto ciò ne derivo che la prossima campagna elettorale sarà tutt’altro che decisiva.

A meno che Bersani non abbia una carta celata nella manica e, subito dopo le elezioni, non proclami la “rivoluzione”: “amici e compagni era tutta una finta, adesso si cambia tutto, niente fiscal compact, riforma della riforma delle pensioni, etc…”

Ma questo è sogno.

Nel difficile contesto europeo basterebbe un cambio progressivo, ma sicuro di linea politica.

Che non s’avrà mai postulando un’alleanza o anche solo un’intesa con il proprio avversario.

Arancione?

dicembre 16, 2012

So che molti non son d’accordo, ma io non ho mai ben visto la superficialità con la quale a Napoli, come a Milano i vincitori delle elezioni comunali si son avvolti in sciarpe arancioni.
Anche Miccichè in Sicilia ha fatto la campagna elettorale esibendo una vistosa cravatta arancione.

Adesso sembra nascere un fronte arancione che va da De Magistris a Ingroia incorporando il movimento ALBA(Alleanza ,lavoro, beni comuni, ambiente).
Si dice che l’IDV ambirebbe costituire il perno di questo movimento in vista delle elezioni nazionali.

D’altro canto il fragile vascello “Italia dei Valori” , che già stava derivando senza timone, ha cessato del tutto la navigazione dopo che la veloce goletta della Gabanelli inalberando il Jolly Roger, gli ha inferto un colpo ben assestato sotto la linea di galleggiamento.

Di Pietro in balìa dei flutti ,aggrappato a ciò che resta del fasciame della tolda può restare a galla per poco.

“Capisci a me..”

Gli altri superstiti, ammutinati all’ultima ora, li ha già presi a bordo il veliero Di Capitan Bersani che incrociava nei pressi, non per caso.

Va compreso quindi il tentativo di trasbordo Di Pietro.

Si capirebbe meno l’ambizione dello sconfitto ad assumere il comando della flottiglia arancione già affollata da capitani di breve e lungo corso.

Ma, a parte le sorti personali di capitan Di Pietro, ciò che m’interessa rimarcare è la scelta simbolica dello schieramento in via di costruzione..

Se metti in mare una mare flotta da combattimento rivolta a cercar buoni approdi e porti sicuri da cui muovere guerra ad un regime politico degenerato, beh oltre ad imbarcare un Giona, non puoi anche issare una bandiera arancione.

Cosa davvero è stata in effetti la rivoluzione arancione?

Certo, inizialmente , una vasta ribellione popolare contro un regime corrotto asservito ai russi.

Subito però intercettata dagli stessi ex esponenti di quel regime come la Zarina del gas ,Tymoscenko passata dal Komsomol ad uno sfrenato capitalismo di rapina in tutto simile a quello entrato in vigore, spesso ad opera di dirigenti e funzionari di partito, nella Russia di Eltsin e di Putin.

Ancora oggi la rivoluzione arancione, nell’immaginario globale è assai più riferita alla figura della Tymoscenko – una signora che s’è arricchita a dismisura vendendo interi pezzi dello stato e del sistema pubblico all’incanto- che non al suo originario ispiratore, il presidente Yuschenko che ne adottò i colori nella sua prima campagna elettorale.

Ora se nuovi simboli vanno cercati e proposti , il color arancione reca con sé un equivoco di fondo. E alla lunga rischia anche di portar non troppa fortuna essendo, nella migliore delle versioni, il colore di una speranza tradita.

Poi fate voi.

Caso mai aderisse, in una forma o nell’altra, a questo movimento spero che la FIOM non dismetta il bel color rosso delle sue bandiere.

Ci conto Landini.

I simboli contano.

PS. So qual è l’obiezione politica , che ammetto può esser decisiva per alcuni: l’arancione s’è ormai disincarnato dalla storia pur recente ed è assurto a simbolo di battaglie di libertà e diritti specie nell’italiano provincialismo.
Vero.
Ma m’è lo stesso antipatico. Specie ricordando De Magistris con la bandana.

intermezzo

dicembre 15, 2012

C’era una volta un tizio.
Primo comizio a 16 anni.
Al termine di un corteo di quartiere contro la guerra in Vietnam.
Fiaccole, bandiere e slogans : Johnson boia, Vietnam libero etc..
Qualche rado “Vietnam vince perché spara” subito zittito dalla folla di militanti.

Diamo la parola a ** segretario del circolo Dimitrov della FGCI.
Andiamo bene.
Gambe tremule.
Foglietti con appunti scritti e riscritti.
Poca luce e autoparlante gracchiante posto sopra una cinquecento.

Compagne, compagni, lavoratori e studenti..e poi via a declamare il come e il perché i vietcong avrebbero immancabilmente vinto.
Infine il momento più temuto, la chiusura.
– Siamo certi d’interpretare il sentimento e la volontà della stragrande maggioranza del popolo italiano, operai , studenti, ceti medi e ….e chi altro perdio?

Vabbè: “eccetera, eccetera”.

Così concluse il tizio.
Vergognandosi come un ladro mentre la stretta di mano, pietosa e consolatoria, della funzionaria di zona del partito cercava d’attenuare lo smacco.
“bene, hai fatto bene”.

Altro comizio. 23 anni.

Tutto scritto dalla A alla Zeta.
Un buon terzo di una risma.
Fogli come lenzuoli.
Speriamo non s’alzi il vento.
Prinz ferma, in una cavedagna, nei pressi del paese mezz’ora prima dell’orario canonico.
A leggere e rileggere.
Soprattutto la conclusione.
Un immondo,involuto , burocratico pastone stracolmo di luoghi comuni universalmente conosciuti.
Gente annoiata visibilmente.
Certo è giovane ma parla come un vecchio.
E’ come leggere l’Unità.
Si deve.

Anni.

Anni che passano prima di impadronirsi dell’arte del comizio.
Sostanza+teatro popolare+ spontaneità+improvvisazione.
Ma anzitutto sincerità: “lo so che vorreste capire meglio l’arcano della nostra posizione sull’argomento in questione ma lo sto ancora studiando, più o meno come voi”.
Così funziona.
Sempre.

Con l’avvertenza che si tratta di affare totalizzante.
Via i foglietti.
Oppure aggrappato ad essi come mera coperta di Linus.
Non dici mai quello che hai scarabocchiato.
Bensì quello che avevi a lungo pensato in previsione del teatro-comizio.
Conta solo il training precedente.
Per cui non sei mai libero.
La tua dedizione è semplicemente completa.
H 24.
Tesa all’obiettivo.
Una roba faticosa.

E poi adrenalina pura.
Quando capisci di aver centrato il bersaglio senza esserti troppo inerpicato sui sentieri della pura demagogia /propaganda.

Quando, il tizio capisce che chi l’ascolta apprezza il suo impegno , la volontà e la fatica , se non l’intelligenza, che lo sorregge percependolo come autentico.

Mais òu sont les neiges d’antan?

Taccuino(2)

dicembre 14, 2012

1)Berlusconi.

Ieri viene accolto dal tecnico Monti alla riunione del PPE che lo ringrazia ,con gelida ironia, per l’endorsement.
Brutta aria.
Sembra che sotto la guida del ciellino Mauro, quasi tutta la delegazione del PdL nel PPE, s’appresti a confluire nel grande centro.
Ma sembra anche che il tecnico , maresciallo Monti, abbia posto un veto contro qualsiasi presenza di Berlusconi.
E così ,colui che si è autodefinito un “conducator” (termine della lingua rumena applicato per la prima volta al generale Antonescu e più avanti adottato dallo stesso Ceausescu) è già sulla via di Dongo.

Non incontrerà , buon per lui, il colonnello Valerio , solo la Bocassini.

2) Bersani.

Getta granone a profusione ai piccioni della stampa estera chiarendo che sull’ art. 18 non si torna indietro e che “su molti temi il riferimento del nostro programma di governo sarà Berlino”.
Detta così , proprio mentre le elezioni italiane sono già oggetto di una forte campagna tedesca ed “europea” ,cui s’unisce la Goldman Sachs, non suona benissimo.
Al netto di una sovranità nazionale confiscata dal Quarto Reich, tra quei “molti temi” s’aspetta di vedere se ci saranno anche i salari e in genere i redditi da lavoro . E , magari , anche il sistema di gestione delle imprese compartecipato dai sindacati.

Ricordo un viaggio a Wolfsburg dove fui ricevuto a colazione – perché così prevedeva il protocollo della Volkswagen- dall’amministratore delegato, immancabilmente affiancato dal responsabile del Consiglio di fabbrica.
Facciamo così anche in Italia , s’incontra Marchionne affiancato da Landini o chi per lui?

Difficile dato che siamo un paese debitore della Germania.

Le risorse debbono essere destinate a pagare il debito, non certo a stipendi e pensioni e sicurezza sociale, dato che l’Europa politica, nonostante la strombazzata unificazione bancaria, è destinata a restare una chimera.
Specchietto per allodole ,italiane , spagnole , greche , portoghesi…

Non si dovrebbe portare Berlino a luminoso esempio in queste condizioni.
Mentre latita l’Europa.

Bersani ha però uno scatto d’interno orgoglio: “Ora serve chiarezza anche da Monti”.
A ruota D’Alema che , “l’ho detto anche a lui”, ritiene sia implicato anche un aspetto morale in un’eventuale discesa in campo di Monti.
Come dargli torto?
A rigore, Monti dovrebbe attenersi lealmente al mandato tecnico e a termine che gli fu affidato. E che lui stesso ha più volte confermato.

Ma le cose cambiano.

3)Monti.

Di fatto , partecipando in pompa magna alla riunione del PPE che ha spedito il Berlusca sulla via di Dongo e che ha aperto ufficialmente la campagna elettorale in Italia, Monti è già in campo.
E’ già il riferimento obbligato per la costituzione di un’alleanza di centro in grado di radunare le sperse truppe dello stesso PdL.
Posso sbagliare, ma non credo sia necessaria una candidatura diretta di Monti.
Non ce n’è alcun bisogno.
Non a caso ,al dilemma che s’immagina renda cauteloso l’illustre salvatore della patria e curatore fallimentare per conto terzi, (quante divisioni ha il centro?) cerca di rispondere Bersani quando chiarisce a iosa che “dopo il voto apriremo comunque al centro”.
Dunque non ti conviene caro Monti esporti in una contesa elettorale in prima persona.

Ma non si sa mai.
L’ego, smisurato, di super Mario potrebbe anche portarlo a saltare il fosso.
Se così fosse nessuno più, potrebbe definirlo oltre che competente(posto che lo sia ..e in qual materia?) anche intelligente.

Se poi proprio non sa che pesci prendere, il nostro tecnico potrà senz’altro avvalersi della competenza politica di Napolitano che già, non a caso, lo fece senatore a vita.

Non avrei dubbi in merito all’eventuale consiglio del Presidente della Repubblica.

Taccuino.(1)

dicembre 13, 2012

1)Berlusconi.

Qualcuno si chiede se vi sia del metodo nella sua “follia”.
Certo che c’è.

Prima mossa.
Dirigersi verso “il ridotto della Valtellina” dopo aver annunciato la propria ricandidatura per mettere la Lega di fronte al fatto compiuto pressando con la maggior forza possibile Maroni che vuole, fortissimamente, la Lombardia per sé.
Maroni , essendo prigioniero della nuova democrazia leghista post-bossiana da lui stesso mallevata, non può però ignorare l’appello passionale della sua base.
Anche se ,ci scommetto, lo vorrebbe con tutto il cuore e l’ego.

Seconda mossa.

Dopo il rifiuto della Lega , a Berlusconi, per non farsi intercettare in mutande in quel di Dongo dall’agguerrita Bocassini, non rimane che far vista di indossare una divisa tedesca per cercar di radunare tutto il centro destra , estreme comprese, attorno al vituperato Monti.
Non che porti bene un tal travestimento.
Tuttavia da solo ,con il partito del predellino in confusa rotta, non gli rimane che giocare il tutto per tutto.
Le amazzoni radunate in circolo non bastano a salvar la ghirba , come ha dimostrato l’esperienza del suo amico Gheddafi.

Andare a “cercar la bella morte” non è nel suo stile.

Per questo non esita ad insufflare un alito di vita nel suo Golem di riserva , Angelino, nonostante le virili riserve di Dell’Utri.
D’altro canto sa bene che la minaccia dell’arma segreta: far saltare in aria le giunte in Veneto e Piemonte corrisponde ad una pistola scarica.

Ma il metodo non basterà.
Come ebbi a dire, orsono un anno addietro, Berlusconi è ormai solo un morto che cammina. Non fa troppo onore a Bersani dire che non vincerà le elezioni. C’è forse qualcuno che ancora pensa a quest’eventualità? In tal caso andrebbe ricoverato d’urgenza.
Lo zombie si è infatti , come tale , presentato, alla riunione del PPE col capo cosparso di cenere ad invocare la clemenza di Monti .
Per la serie: salvami l’onore (leggi il culo) .
Sarà fatto, mi è parsa la risposta.

2)Bersani.

Sa che a portare a compimento l’agenda Monti , val più Monti di Bersani.
Per questo cerca ,alla disperata, di rivolgersi oltreoceano.
Laddove c’è chi non è ancora del tutto convinto(Obama) che l’idea, europea, di deprimere l’economia con il rigore dei conti pubblici sia una buona idea.
E dove qualcun altro, non degli ultimi, addirittura pensa e dice da tempo che trattasi di una pura cazzata.

Paul Krugman, tra altri premi Nobel.

Ha bisogno di una sponda Bersani perché in Europa quella costituita dalla socialdemocrazia reale corrisponde ormai da tempo ad una linea Maginot.

Ed è noto come quest’ultima fu fulmineamente aggirata dai tanks di Guderian con la tecnica del “colpo di falce”.
Del resto prevale ormai l’interesse nazionale rispetto all’appartenenza partitica sovranazionale.
Basti vedere la timidezza con la quale s’esprime, il candidato premier della socialdemocrazia tedesca a fronte dei teutonici peana innalzati a Monti.

Forse per questo Bersani , prigioniero della nuova democrazia partecipata che di più non si può, s’acconcia anche ad indire elezioni primarie di capodanno per scegliere i singoli parlamentari.
Una roba da matti, nel contesto attuale.
Come infatti scontando, massima e transeunte, impopolarità ha ben capito Grillo.

A’ la guerre comme à la guerre, caro Bersani.
O, con massima emiliana: non si può andare a messa e stare a casa.

Temo che stavolta non ci sarà un piano Marshall.

Converrebbe mettere a rischio la vittoria, forse effimera , di febbraio pur di conseguire in un futuro magari non troppo lontano, un vasto consenso “populista” rendendo un servizio al paese e alla democrazia revocata e sospesa dalla tecno- finanza.

Comunque , per quanto mi riguarda chapeau , caro Bersani. A prescindere dal fatto che io ti voti o non ti voti.
Stai facendo ciò che puoi(molto poco, quasi niente, nei limiti della tua visione riformistica) per incamminarti su di un sentiero stretto e ripido assai.
Lo faccio anch’io quando vado per funghi.
Non sempre li trovo.

3)Monti.

Ho già più volte descritto su questo blog la sua figura.
Esponente di una scuola di pensiero liberista e mercatista e , oggi rappresentante politico a tempo pieno della lobbie finanziaria che presiede le regole del gioco in Europa e non solo.
La Trilateral infatti comprende USA, Europa e Giappone.

Sono in ballo enormi interessi: denaro, potenza, potere.

In tal contesto , se rileggete il “piano di rinascita democratica”attribuito a Licio Gelli troverete più di un’assonanza con l’agenda Monti.
Direi che non c’è alcuna differenza, salvo forse, forse, la giustizia.
Ma non ne son del tutto sicuro.

Un progetto tecnocratico ante litteram.

Ebbene.

Rottura unità sindacale : fatto, o quasi.

Privatizzazioni per costruire monopoli privati : fatto(anche con la solerte collaborazione del centrosinistra) .

Liquidazione della previdenza sociale: fatto.

Riforma del mercato del lavoro a scapito del lavoro e del suo reddito : fatto.

Manca la “riforma” della sanità pubblica che tuttavia è già invocata da Monti e sponsorizzata con parole ambigue (per chi fa finta di non capire o non capisce proprio) dallo stesso Napolitano.

Insomma il piano tecnocratico ideato trenta anni fa, si sta finalmente attuando completamente dopo che Berlusconi s’era occupato solo(egoisticamente) della parte riguardante la creazione di un network televisivo privato.

Con in più che, adesso, l’Europa lo vuole.

E vuole Monti.

E Monti sarà.

In un modo o nell’altro.

Altro che primarie!

Navigazione a vista.

dicembre 11, 2012

Non so se val la pena di cercar di divinare il risultato delle elezioni di febbraio.
Altrove e precocemente, su queste pagine ho solo avanzato l’idea , nient’affatto originale, che si permarrà in uno stato di incertezza. Con il rischio di un ulteriore avvitamento del cosiddetto quadro politico e conseguenti nuove elezioni anticipate, o in alternativa un governone d’emergenza in salsa greca.
Adesso , sotto il profilo della mera tattica elettorale tutto (o quasi) può ancora accadere.
Monti si deciderà per la sponsorizzazione a distanza del centro, o s’accontenterà di scalare il più alto colle ?

Al limite non è neppure del tutto certo(non al 100%) che Berlusconi ,senza un’alleanza nazionale con la Lega, mantenga ferma la propria decisione dovuta essenzialmente a ragioni di “autodifesa”.

In ogni caso il vincitore morale delle prossime elezioni è , fin d’ora Bersani.
E grazie al porcellum è certo che ne sarà anche il vincitore in concreto.
Vincitore almeno relativo.
Maggioranza assoluta alla Camera , difficoltà/impasse al Senato.

Poi c’è l’aborrito populista/sciamano che porterà comunque un buon gruppo di guastafeste in parlamento nonostante la campagna mediatica contro le sue “parlamentarie”.

Ma val la pena di speculare intorno alle possibili varianti di questo confuso scenario?

A me sembra che la rotta sia già del tutto tracciata nel momento in cui la politica s’è da tempo ridotta a mettere in scena la propria impotenza.

Ho seguito ieri la cerimonia del conferimento del premio Nobel all’Unione europea.
Un teatro dell’assurdo con copione ipocrita.
Hanno cercato di farsi coraggio rievocando il passato.
Un puro e semplice depistaggio dell’opinione pubblica.
Attualmente l’Unione, di fatto, non c’è.
C’è la moneta unica per alcuni.
Poco altro.

Fallito il processo costituzionale, la Germania, permanendo un vuoto politico e di potere, ha preso il comando.

Prevale ,sopra a tutto e tutti- anche al di là dell’esito delle elezioni tedesche del prossimo anno- l’asse strategico costituito dall’ideologia liberista e il nazionalismo tedesco.
Verrà, comunque , il tempo in cui i tedeschi avranno modo di meditare sul sabotaggio del progetto europeo operato insieme al capitalismo finanziario.
Il tempo nel quale i debitori non saranno più in grado di pagare i creditori, poiché ad un certo punto non si potrà cavar sangue dalle rape, nel circolo vizioso costituito dalla spirale di un debito sempre crescente.

Guardate la tabella del FMI da dove s’evince che dal 2007 al 2011 in tutti i paesi europei il debito è cresciuto in rapporto al Pil.
Germania compresa, che passa in solo quattro anni dal 65% all’ 85%.

Nella strada tracciata dal fiscal compact, Bersani , in Italia non può che ribadire fedeltà: “non verremo meno agli impegni presi ”.
Naturalmente non si parla tanto all’ Europa quanto piuttosto ai mercati.
Di fatto s’invia una rassicurazione a quelle poche ma potenti aggregazioni finanziarie globali che da Wall Street decidono le sorti del mondo.
E non a caso Bersani sceglie di parlare al Wall Street Journal, chiarendo contemporaneamente, che non c’è bisogno di Monti : “se non ci fossimo noi dovreste venire a cercarci”.

Chiaro no? Siam mica qui ad asciugar gli scogli.

L’uomo è abile, lo ribadisco.

Ma non può che navigare a vista mantenendosi stabilmente sulla dritta.
A manca sorvegliano distrattamente i fondali Fassina-Camusso –Vendola.

In un recente compendio sulla rotta della crisi Ruffolo e Stefano Sylos Labini pongono alla base dell’attuale situazione la rottura del compromesso storico tra democrazia e capitalismo.
Il capitalismo finanziario globale s’è del tutto emancipato dalla democrazia.

Altri, come il sofisticato e reietto Zizek parlano di democrazia post-politica nella quale: “il bipolarismo tradizionale tra un centrosinistra socialdemocratico e un centrodestra conservatore viene gradualmente sostituito da un nuovo bipolarismo: tra il partito liberale-tecnocratico e tollerante multiculturalista dell’amministrazione post-politica e la sua controparte di destra populista della lotta politica appassionata”.

Non vi ricorda qualcosa della situazione italiana?

Al netto degli sviluppi/inviluppi del pensiero maledetto del filosofo sloveno, a me sembra di sì.

Dentro questo nuovo bipolarismo l’Italia sembra fare da battistrada, sembra tracciare una rotta.

Anche per quanto riguarda il centrosinistra, ben al di là delle perorazioni Vendoliane, la sensazione, per me, che non sono né filosofo, né economista e neppure troppo studioso è, tuttavia, assai netta.

Il PD con la direzione di Bersani approda alla socialdemocrazia europea quando questa è ormai , in gran parte impaniata nelle compatibilità dettate dal capitale finanziario.

Non si esce dalla gabbia di ferro.

Forse l’ultima possibilità è andata sprecata (dalla politica) e dalla democrazia nella crisi del 2007-2008.

Allora si scelse di salvare, con il tanto vituperato ruolo degli stati, a partire dagli USA, i responsabili del crollo finanziario.
Coloro che oggi si son fatti ancor più alacri carnefici dell’economia reale.
Li si salvò allora (quando si teneva il coltello per il manico), senza imporre, nuove e stringenti regole alla dinamica del capitalismo finanziario.

Adesso è tardi.

Non che manchino proposte e suggestioni per preparare una via d’uscita delineando un nuovo compromesso tra capitale finanziario e democrazia.

Gli autori che ho citato, ad esempio, riassumono un po’ tutte le alternative che sono circolate negli ultimi anni.
A partire dalla federalizzazione del debito europeo.

Ma l’elenco è lunghissimo.

Dagli eurobond,al diverso e possibile ruolo della BCE, fino alla più estrema risorsa politica di un neoprotezionismo statale in grado di portare la Germania a più miti consigli.

Da “retrogradi” keynesiani , quali sono, i due autori arrivano perfino a incensare l’operato del ministro di Hitler ,Schacht, che escogitò un meccanismo obbligazionario interno che in soli tre anni dal ’33 al ’36 portò ad uno spettacolare aumento della produzione industriale e dell’occupazione ,al netto degli investimenti sugli armamenti, senza nessun effetto inflazionistico.

L’epoca è del tutto cambiata , voi direte.

Certo.

Infatti , qui e ora la gabbia di ferro si può rompere in un solo modo: restringere seccamente la libertà di movimento dei capitali.

Altra via non c’è.
O almeno io non la vedo.

L’obiezione però è anch’essa stringente: come fai se la forza non ce l’hai?

Se ,in altri termini, gli Stati sono infeudati dalle oligarchie finanziarie?

Se gli Stati sono ormai ridotti al ruolo di comitati d’affari del capitale finanziario?

Domande non facili da aggirare.

Per provare a farlo si dovrebbe riflettere in modo spietatamente critico e sincero sulla seguente osservazione di Marcello De Cecco: “La lobby, con l’eccezione dei fabbricanti d’armi e di prodotti farmaceutici e sanitari, è una sola e foraggia tutta la classe politica, a prescindere dall’affiliazione partitica”.

Ecco, la forza per imporre ai mercati le regole della democrazia può trovarsi solo muovendo da questa veritiera constatazione.
Operando , seppur alla disperata, per il riscatto progressivo da una condizione di servaggio della politica.
Con l’aiuto dei cittadini /populisti.
Con un appello chiaro e determinato alla loro mobilitazione che ne finalizzi la collera crescente.
Cercando per questa via di vanificare l’alleanza obiettiva tra tecnici e populisti.

Non si tratta di raccontar favole ma di indicare una diversa e alternativa visione/progetto del mondo attuale.

Non lo si farà?

Probabile.

Allora non resta che attendere il big bang sociale che arriverà quando i tecnici del capitale finanziario avranno raschiato il fondo del barile.
Insomma giungere fino alla catastrofe sociale.
I cui esiti nessuno è in grado di prevedere.

Se tale è lo scenario , voi capite che la “passione” per la prossima campagna elettorale sarà in gran parte appannaggio del populismo.
Quello di Grillo come di Berlusconi.

La benzina che Bersani, con il volenteroso aiuto di Renzi , ha messo nel motore del Pd tramite le primarie “vere” basterà solo in parte a fronteggiare l’incendio populista appiccato da Monti.

Di sicuro il carburante non basterà a sorpassare la famigerata agenda Monti..se la si vuol far propria.

Naturalmente c’è chi legittimamente pensa che altra via non c’è. Certamente una netta maggioranza anche nel centrosinistra.Si è convinti che  non accadrà nulla di particolarmente drammatico in Europa.

Vi sarà solo un processo di progressivo adattamento ad una condizione di povertà crescente: una volta si stava meglio , adesso staremo peggio tutti.

Molto peggio.

Ma non ci possiamo fare nulla e dunque rassegniamoci a forme innovative di sopravvivenza.

Al proposito un ebreo viennese ebbe a dire che : “il prezzo che di solito paghiamo per sopravvivere è la nostra vita.”

Post primarie.

dicembre 4, 2012

L’enfasi sulla straordinaria partecipazione alle primarie non la condivido.
Hanno votato qualche migliaia di elettori in più di quelli che già elessero Bersani segretario del PD.
Stavolta tutti i media , grandi e piccoli hanno coperto l’evento come mai era avvenuto.
Lo hanno fatto accreditando la ridicola tesi che per la prima volta la posta in palio era contendibile.

Niente di più falso e fuorviante.

Il combinato disposto messo a punto da Bersani non lasciava aperta neppure la più piccola breccia alla vittoria del “bambolotto” di Firenze.
A parte D’Alema nessuno davvero crede(ma non ci crede neanche lui) che per Renzi si siano schierati compattamente giornali e televisioni.

E’ vero esattamente il contrario a partire da Repubblica.
Direttore e proprietario in prima fila.

Anche gli ambienti economici che contano sono sempre stati con Bersani (per la verità lo sono da molto tempo) occhieggiando a Renzi solo per condizionare , il leader designato.

Insomma la partita non c’è mai stata.

Il ballottaggio, tanto temuto dai volenterosi partecipanti, era previsto e auspicato al fine di rendere più interessante e indiscutibile l’ovvio risultato.

“Sarei un pollo se perdessi il ballottaggio”.

Appunto.
Bersani pollo non lo è.
Non lo è mai stato.
La vittoria, alla fin della fiera, va ascritta a suo esclusivo merito.

Il fatto è che Bersani è un uomo fortunato.
Fattore indispensabile la sorte.

Quando Berthier illustrava a Napoleone le capacità di questo o quel generale , magari in vista di una promozione a Maresciallo, Bonaparte tagliava subito corto, con un certo fastidio. “Sì , ma è anche fortunato?”.

Naturalmente la fortuna aiuta ma non basta.

Detta all’ingrosso, secondo Machiavelli, l’occasione fortunata bisogna anche saperla sfruttare.
E qui subentrano le doti individuali.
Se mancano, l’occasione sfuma e può tradursi in un rovescio.

E ,d’altro canto, l’occasione fortunata bisogna saperla preparare attirandola verso di sé.

Bersani lo ha fatto, ancora una volta, proprio con il capolavoro politico delle primarie.

Ha atteso il momento giusto.

Prima Monti ha fatto la più gran parte del lavoro sporco cucendo la camicia di forza entro cui la politica dovrà dibattersi in futuro.

Bersani ha lasciato fare ,tra il malumore crescente dei suoi.

E da un certo punto in poi ha cominciato a prendere le distanze, in modo sempre più accentuato da tutto ciò che Grillo ha felicemente bollato come il Rigor Montis rimettendosi così in sintonia con il popolo delle primarie.
E non solo quello, a giudicare dai sondaggi.

Renzi ha dato una mano assicurando a Bersani quel profumo di sinistra invocato da Vendola, il quale pure ha aiutato facendo mostra di voler condizionare il futuro governo di centrosinistra e puntando più prosaicamente ad assicurarsi una piccola rendita. Garantita in partenza da Bersani con la clausola, tuttavia, delle decisioni prese a maggioranza quando si dovrà aprire a Casini and company.

In realtà non è difficile scorgere ben altre forze in grado di pressare seriamente il vincitore delle primarie e delle imminenti secondarie.

A partire dal Direttore di Repubblica che s’affretta a chiarire : Sbaglia (Bersani) se pensa di aver sconfitto la voglia di cambiare,confinandola al 40%. Quella domanda deborda e contagia , attende risposte.”
In sostanza l’invito pare essere quello a portare a compimento il progetto originario del PD e in questo Renzi ha assunto la funzione di “apriscatole”.

E’ chiaro ormai “che quel partito è forte solo se è aperto e scalabile”.

Ebbene adesso, grazie anche alle primarie, la partita è aperta.
Chi scalerà il PD?
M ala domanda migliore è : da chi si lascerà scalare?

L’interrogativo non sembra preoccupare troppo Bersani.

Una prima risposta è già venuta nel discorso della vittoria.
Rassicurante per l’establishment europeo.

“Guardiamo al lavoro”!
Ottimo proposito.

“Ma ,non si può vincere dicendo favole”.

Tradotto dal bersanese, ciò non può significare altro che non s’aprono brecce nella politica austeritaria.

Quel che è fatto è fatto.
Si tiene duro.
Realismo.

Tutt’al più si potranno attenuare, gli aspetti più aspri della devastante politica economica e sociale imposta dal patto fiscale.
A partire, e a finire, dagli esodati.
Si lavora a rimediare ai danni collaterali della riforma Fornero.
Riforma che ci mette in sicurezza, con pensioni da fame, da qui a sempre.
Primi in Europa . Mica favole.

Non mi pare basti per un programma di governo in grado di raccogliere la domanda che si è espressa anche con le primarie.

Non basta a chi come me ritiene che col debito si deve e si può convivere in molti e diversi modi come condizione per avviare una fase di crescita, essa stessa condizione necessaria per l’abbattimento progressivo della soglia del debito pubblico.

Mentre in Italia , grazie anche allo sfascio della destra, vince il centrosinistra, c’è un circolo virtuoso da mettere in movimento. Per rompere la cortina di ferro con cui la grande Germania ha voluto circondare l’Europa intera sulla esclusiva base dei propri interessi nazionali.

Di ricette alternative, possibili, praticabili e ragionevoli, “progressive” sono ormai piene le biblioteche.

Se ne potrebbe discutere con molti in Europa, persino in Germania, senza paraculeggiare sull’ avvento miracoloso degli Stati Uniti d’Europa: ormai una sorta di Lourdes per un socialismo europeo da troppo tempo fermo sulle gambe come un pugile suonato.

Si potrebbe andare a cercar fortuna in un altrove progettuale, da tanti ormai delineato, con ricchezza di dettagli tecnici, prendendosi per intero il rischio di mettersi di traverso al modello neoliberista tutt’ora imperante.

In futuro forse la fortuna passa da qui.
Fortuna per sé… e per tutti.

Si andrà a cercarla?